giovedì 28 luglio 2011

Dizionarietto botanico - luglio

A
Puntate precedenti:

Le voci sono scelte, trascritte ed in parte rimaneggiate dal Dizionarietto dei nomi delle piante di Carlo Stucchi pubblicato a puntate su una rivista di giardinaggio di cui non ho conservato memoria. Le foto sono mie.

Anemone spp.
Anemone: Ranunculaceae. Sebbene in italiano si dica anémone, in latino e greco si pronuncia  anemòne. Tutti i testi fanno derivare il nome dal greco ànemos= vento perchè piante amanti dei colli ventosi o perchè i semi sono diffusi dal vento. In realtà non è affatto vero che tutti gli anemoni amano i colli ventosi e la diffusione dei semi ad opera del vento si fa solo nella sezione Pulsatilla; molto più convincente la derivazione dalla radice greco in àima= sangue per il colorito  rosso di Anemone hortensis che si vuol nata dal sangue di Adone. Comprese le sezioni Pulsatilla e Hepatica conta circa 150 specie diffuse specialmente nei monti delle parti fredde e temperate dell'Asia, dell'Europa e dell'America del nord con poche specie dell'Africa australe e dell'America del sud. Anemone hortensis ha dato origine a belle varietà; Anemone coronaria come pianta ornamentale primaverile o come fiore reciso invernale. Molte altre specie indigene meriterebbero molto di essere  acclimatate nei giardini come A. nemorosa, A. apennina, A. ranunculoides. 

Anigozanthus spp.
Anigozanthus: Amarillidaceae: Dal greco = fiore non aperto. 10 specie australiane con fiori tubulosi, pelosi. In realtà la famiglia di appartenenza è oggi quella delle Haemodoraceae; le specie commercialmente più diffuse, afferenti al genere, sono piante a portamento compatto chiamate comunemente " zampe di canguro" per i boccioli fiorali molto vistosi ricoperti d una fitta peluria colorata di rosso, arancio, giallo.

Anthurium. Araceae: Dal greco anthos= fiore e ourà = coda. Oltre 500 specie delle foreste umide tropicali. Ben noti i numerosi ibridi di Anthurium andreanum della Colombia e Anthurium scherzerianum della Costarica e Guatemala .

Antigonon. Poligonaceae. Da anti= contro e gonos = ginocchio, forse per il fusto flessuoso.Tre specie, Antigonon leptopus del Messico delle aree a clima caldo, con racemi di fiori rossi.

Antirrhinum. Scrophulariaceae. Da anti= e rhinos = naso per la conformazione dei fiori. 40 specie mediterranee e nordamericane. Antirrhinum majus, indigeno sui muri con numerose varietà derivate note, più semplicemente come "bocca di leone".

Aphelandra. Acanthaceae. Da apheles = solo e anér = maschio per le antere con una sola casella. 70-80 specie dell'America tropicale. Notissima  Aphelandra squarrosa e sue varietà.

Araucaria bidwilli
Araucaria. Conifere. Dal nome degli Araucani, popolazione primitiva del Cile. 8-10 specie; Araucaria araucana, comune all'aperto nelle località fresche. Araucaria excelsa delle isole Norfolk e in appartamento. A angustifolia (o brasiliana) all'aperto in luoghi temperati. Araucaria bidwilli del Queesland.

Aralia. Araliaceae. nome di incerta origine. Circa 20 specie di alberetti spinosi dell'estremo Oriente e dell'America del nord. Coltivate Aralia spinosa e Aralia chinensis. Le aralie dei giardinieri si ripartiscono in vari generi: Fatsia, Acanthopanax, Pseudopanax, Opreopanax, Dizygotheca e Polyscias.

Arauja sericofera
Arauja. Asclepiadaceae. Nome indigeno. 5 specie del Brasile; coltivata nei luoghi temperati Arauja sericofera (= Physianthus albidus) o pianta della seta per i filamenti che reggono i semi all'interno dei grossi frutti prodotti da questo rampicante

Aristolochia. Aristolochiaceae. Dal greco àristos = ottimo e locheia = parto, per le presunte facoltà di facilitare il parto. 300 specie sparse in tutto il mondo. Coltivata all'aperto la specie rampicante Aristolochia durior (= A. macrophylla) dell'Africa del Nord.


Asclepias curassavica
 Asclepias. Asclepiadaceae. Da Asclepio forma romana del Dio della medicina Esculapio. 150 specie dell'America del Nord e dell'Africa centrale e meridionale. Asclepias syriaca , americana, comune e naturalizzata. Altre specie coltivate Asclepias curassavica e Asclepias tuberosa.
Asclepias syriaca







Azalea. Ericaceae. Dal greco azleiios = secco, asciutto. Ma il genere non esiste più. L'Azalea, piccolo arbustino delle Alpi è Loiseleuri procumbens. Le Azalee commerciali sono varietà e ibridi del Rhododendron simsii, asiatico e Azalea pontica dei vecchi giardini è Rhododendron flavum.

domenica 24 luglio 2011

Partenze estive: bollettino di guerra vegetale

E’ tempo di partenze e di telefonate in serie: ciao, domani parto; vado a..; ci vediamo tra..; ci risentiamo al mio ritorno. Un rito che, tra amici e parenti, continua a perpetuarsi ogni estate alla vigilia di una, seppure breve, assenza da casa. Un rito scaramantico per dire: saluto tutti, sto partendo, ma guardate che torno, sono sicura che torno. Alla vigilia di una vacanza una certa apprensione di lasciare il certo per l’ignoto io ce l’ho ancora; sarà retaggio di giovinezza quando in alcune tragiche estati, ai saluti festosi delle partenze di amici era seguito l’incredulo annuncio di un mancato ritorno. Enzo, un ragazzo simpatico,  giocatore di pallavolo e animatore di feste: vacanza a Lampedusa, immersione subacquea, embolia;  Maurizio che studiava all’Isef di Torino; aveva la zia suora e una barca di fratelli: viaggio in vespa verso il mare di Siracusa sulla famigerata statale che da Catania portava in vacanza; agganciato da un camion distratto. Chissà se tra gli incolpevoli morti in Norvegia c’è n’era qualcuno partito in vacanza: “Ciao, domani parto, vada a Oslo, ci vediamo tra….
****
Passiflora incarnata, de cuius estate 05

Passando ad un registro ben più lieve, ma con livelli numerici drammatici, la " moria delle vacche" alla Totò,  si registra in estate anche tra le mie piante in balcone. Ogni anno è una lotteria per sapere chi tra i miei vasi sopravivrà al caldo dei mesi estivi e al microclima sahariano che i motori dei climatizzatori sparano in balcone nei giorni in cui si vive barricati in casa. Se fosse solo il caldo, mezza pena, si potrebbe rimediare con specie che il caldo lo sopportano bene come ad esempio:  lantana, euphorbia, ibisco, plumeria, cycas e tutta la congerie delle piante succulente. Ma gli insetti? Le perdite subite ad opera degli insetti, consentono di stilare un bollettino di guerra giornaliero: petunie, violacciocche, bocche di leone, zinnie, pentas,  lavandula, timo e salvia diventano facile preda di cocciniglie fioccose e ragnetti rossi che nel caldo umido prolificano a meraviglia. Si vedono le foglie prima luccicare, poi divenire appiccicose e dunque deperire, disseccando in breve: gazania, lantana, peperoncino, bignonia, thevetia, oleandro sono anch'esse specie che non sfuggono alla morìa. Per non parlare del perfido ragnetto rosso, un fitofago difficile da contrastare, che ogni anno colpisce i miei solanum, sia il violetto (Solanum randonnetii) che il bianco (Solanum jasminoides) e insieme a loro passiflora e thunbergia. Dopo anni di inutile belligeranza, mi sono oramai rassegnata a non contrastare più chimicamente questi accidenti vegetali; in balcone è una lotta impari. L’ olio minerale additivato con prodotti sistemici andrebbe spruzzato sulle cocciniglie ogni venti giorni; bisognerebbe altresì, contrastare con mezzi chimici anche le formiche che con le cocciniglie stabiliscono un sodalizio nefasto. Le formiche si alimentano della melata zuccherina escreta dagli insetti e per ringraziamento trasportano in giro le forme giovanili dell’insetto (neanidi) diffondendo le infestazioni. 
Retinatura grigia da ragnetto rosso su foglie di oleandro

Contro il ragnetto rosso, poi, che succhia la linfa e stende sotto le foglie una sottile ragnatela, i trattamenti con esteri fosforici andrebbero reiterati ogni due settimane. Ma ne vale la pena? Io ho un cane che gira in balcone e non me la sento di appestarlo chimicamente. E se non bastassero le avversità biotiche ci si mettono pure  amici e parenti incaricati di dare acqua al balcone durante la breve assenza vacanziera. Un anno un’amica temendo disseccamenti che mi avrebbero addolorata trasformò i vasi in paludi pontine con conseguente morte per marciume radicale dei miei adorati gelsomini: Jasminum sambac, Jasminum nitidum e, Jasminum auriculatum. Che fare? Di fronte ad altre, irrimediabili perdite, le piante in balcone son poca cosa. Ci vuole pazienza e rassegnazione botanica. Arriverà ottobre e potrò scatenarmi in nuovi, stimolanti acquisti vegetali; ed una nuova stagione dei fiori potrà, finalmente, ricominciare. 

Solanum jasminoides
 

Solanum rantonnetii

Thunbergia grandiflora, defunta nell' estate del 2006
                                                            

giovedì 21 luglio 2011

Quiz botanico "luglio 011"

Cinque indizi per una specie


1
Mi hanno scoperto alle pendici del vulcano Orotawa;
2
Il puro suono degli "Stradivari” era merito del mio sangue;

3
Anche se appaio millenario il mio legno non rivelerà mai la mia età;

4
 Secondo la leggenda, il primo esemplare della mia specie crebbe nel luogo in cui fu sepolto il mostro marino Pau Tangalu

5
Sono ritratto nel trittico"Il Giardino delle delizie" di Hieronymus Bosch, conservato al Museo del Prado

domenica 17 luglio 2011

Pelargonium graveolens: odore ‘e malvarosa

Andare per vivai
Malvarosa: La casa dei gerani

La colonna sonora della mia vita sono le canzoni e le romanze che sin da piccola ho sentito cantare e ricantare dai miei genitori appassionati di lirica e di operetta; roba da orecchianti, da semplici persone intonate a cui piaceva scandire le attività quotidiane canticchiando “Un bel di vedremo” o “Il paese dei campanelli”. Niente a che vedere con l’esibizionismo molesto dei moderni karaoke; era un canticchiare privato ed intimo quasi inconsapevole che a me bambina faceva stare bene: mamma canta, rifacendo i letti  “ Core ‘ngrate”: è di buon umore e non ha mal di schiena; papà alla guida della scassata “seicento” si cimenta in “Ella mi creda libero e lontano” ed io penso: “ va tutto bene e la vita mi sorride.
Di alcune canzoni mi piacevano le parole: Ah! Che bell'aria fresca... Che odore 'e malvarosa.... . Malvarosa un nome appropriato per una bambola che così ho chiamato. Sono molto affezionata al ricordo di Malvarosa e quando ho incontrato, in una delle tante manifestazioni di florovivaismo, Filippo Figuera e sua moglie Lia, proprietari in Sicilia, del Vivaio Malvarosa, ho pensato: è il vivaio che fa per me che ho un naso sempre alla ricerca di una fragranza da annusare. Malvarosa è, infatti, il modo dialettale in uso al sud per indicare un geranio a foglia profumata. Ho detto geranio per farmi intendere ma è bene chiamare la specie col nome che le spetta; i gerani, come piante ornamentali non esistono, sono infatti piante annuali erbacee presenti nella flora spontanea europea.
Foto tratta dal catalogo online del vivaio
Esistono invece i pelargoni e tra essi malvarosa è Pelargonium graveolens, una pianta profumata presente, nel meridione, in ogni antico giardino di campagna o balcone di paese, usata anche come aromatizzante in alcuni piatti della cucina tradizionale. Le foglie di questo pelargonium, frastagliate e simili a quelle della margherita, profumano di rosa ed i fiori sono di colore malva, di dimensione medio-piccola. Da qui il nome: malvarosa. Filippo e Lia, con competenza e passione, hanno creato sulle pendici dell’Etna, a Carruba di Giarre, piccola frazione affacciata sulla costa ionica, un vivaio specializzato nella produzione di pelargoni a cui hanno abbinato negli ultimi anni i gelsomini; due tra le specie profumate più tradizionali dei giardini del sud che, tuttavia, propongono in così grande assortimento di ibridi e specie da ritrovare nel loro catalogo proposte sempre nuove ed interessanti: pelargonium botanici e ibridi primari, pelargonium a foglia profumata (menta, limone, arancia, rosa, cedro ed ancora tantissimi aromi), Pelargonium macrantha o imperiali , pelargonium zonali stellati, pelargonium finger, pelargonium mini e nani.


Jasminum sambac "Belle of India"
I gelsomini sono gli ultimi arrivati ma anche qui, il vivaio ed il catalogo offrono proposte imperdibili: Jasminum grandiflorum, J. polyanthum, J. multipartitum, J. multiflorum, J. molle, J. fluminense e tanti altri ancora in varietà. Il vivaio attraverso il sito vende per corrispondenza ma è chiaro che una visita in primavera è uno spettacolo di colori e profumi. Per chi venisse da fuori, l’azienda è in grado di ospitare, con sistemazione presso la foresteria della casa padronale. Per fare conoscere le proprie produzioni da un pubblico sempre più vasto e competente Filippo partecipa a numerose manifestazioni in Italia e all’estero e in aprile, ha ospitato presso il suo vivaio la manifestazione florovivaistica itinerante “Ciuri ciuri” che ha riunito a Carruba di Giarre alcuni tra i più interessanti vivai specializzati in produzioni di ambiente mediterraneo di qualità.

Epilogo
Mentre sfaccendo tra i miei vasi fioriti, canticchio tra me e me un motivetto a caso; mio figlio, dalla sua stanza mi urla scortese: mamma, smettila di cantare,… mi dai fastidio! Che tempi.

Vivaio Malvarosa



giovedì 14 luglio 2011

Cruciverba botanico "Abronia"

luglio 011

Orizzontale: 2: barbaforte, cren; 6: abbreviazione standard di ibridi di orchidea Catasetum × Clowesia; 8: iniziali del nome comune inglese di Carex kobomugi; 9: Tuber uncinatum; 12: piccola bulbosa a foglie caduche originaria dell'Africa; produce una infiorescenza a pannocchia, costituita da piccoli fiori a stella dal rosa al giallo, dal bianco al lilla; 13: sinonimo di Iris haynei Baker; 15:apparato vegetale privo di organi avvolgenti; 16:Società Italiana di Arboricoltura; 17: Topinambur senza…”tuber”; 18: Società di Ortoflorofrutticoltura Italiana; 19: Iniziale della specie nota in tedesco come palmettopalme; 20:nome inglese di contenitori o in legno o in materiale plastico rigido, di dimensioni variabili adibiti alla conservazione, alla stoccaggio e al trasporto di frutta; 21: Iniziali di botanico svedese studente di Linneo che partecipò nel 1768 insieme a Banks alla prima spedizione di Cook attraverso il Pacifico a bordo dell’ Endeavour; 22: Il … centro della dracaena; Verticali: 1: di organi vegetali che presentano forma raggiata; 2: dal latino, di specie bagnata di rugiada come di  specie fungina del genere Pilobolus; 3: Iniziali di  botanico, paleontologo e specialista in fisiologia vegetale, austriaco, professore di botanica presso l'Università di Graz e nel 185o; 4: ne muoiono gli apparati radicali in terreni zuppi d’acqua; 5: Iniziali nome botanico della specie nota a francesi come Olivier odorant; 7: Specie di Cyperus dello Zimbabwe noto con il sinonimo di Cyperus diffusus ; 10: Cultivar di Phaeolus vulgaris  a legumi di colore rosso che prende il nome da una cittadina del Nuovo Messico; 11: Genere della famiglia delle Chenopodiaceae, del Nord America conosciuto anche con il sinonimo di Atriplex; 14: Genere a cui appartiene la specie arborea nota come Pompom Tree ; 20: Iniziali di sinonimo botanico di Jacaranda sagreana;

Soluzione

Cruciverba botanico "Abronia" in PDF

martedì 12 luglio 2011

Mandevilla: un profumo nuovo per le notti d’estate

Non sono molte le specie rampicanti da fiore capaci, con il loro profumo, di dare al giardino mediterraneo una specifica, definita e ben riconoscibile impronta olfattiva. Meno male che ci sono i gelsomini, veri o falsi che siano il cui odore tutti riconoscono ad una prima annusata anche di naso poco avvezzo: Jasminum grandiflorum dal profumo inconfondibile insieme ad altri Jasminum affini; Trachelospermum jasminoides o falso gelsomino, dal profumo più intenso, dolciastro ed invadente; Stephanotis floribunda o gelsomino del Madagascar dai fiori rigidi, cerati e dal profumo lieve e delicato. Basta distribuirne poche piante in posizione strategica, qualche zampillo d’acqua come colonna sonora e anche i piccoli cortili accaldati delle case di campagne, i giardinetti padronali, le terrazze di casette affacciate sul mare si vedranno trasfigurati, nelle notti d’estate, in giardini di delizia in stile racconti da “mille e una notte”.
Jasminum multipartitum

Trachelospermum jasminoides

Stephanotis floribunda
Se, tuttavia, desiderate annusare una fragranza nuova senza, peraltro, discostarvi troppo dalla tradizione dei gelsomini in giardino, è il momento di provare Mandevilla suaveolens, una specie rampicante appartenente alla famiglia delle Apocynaceae dal profumo soave, delicato e persistente che viene dal Sud America dove è nota, guarda caso, con il nome di "gelsomino del Messico" o "dell’Argentina".
La specie, lo dice il nome latino, è “suaveolens” cioè dolcemente profumata ed infatti i suoi grandi fiori, bianchi, tubiformi, simili per forma e grandezza a quelli dell’oleandro, spandono un profumo dolce e persistente, veramente inebriante; ne spuntano, in genere,  in gruppi di 3-5 all’ascella delle foglie aprendosi uno alla volta, un giorno per l’altro. La specie, rampicante, ha portamento lianoso con tralci eleganti che si arrampicano su sostegni leggeri o, più spesso, si appoggiano su ogni pianta che abbia la ventura di stare loro vicino.
Non è questa un’abitudine da deprecare perché la mandevilla ha tendenza a spogliarsi delle foglie nella parte basale del tralcio; messa vicino a Jasminum grandiflorum, ad esempio, la vegetazione di entrambe se ne gioverà e anche il profumo, mescolandosi si esalterà con effetto sinergico. Intendiamoci, la scelta della specie non è per tutti; mandevilla è delicata, non ama il freddo né il troppo caldo; non l’ho mai vista a mare, in Sicilia, ma solo in collina; e neanche il vento caldo le si confà, che le brucia in un battibaleno fiori e vegetazione. Tuttavia la pianta è pronta a ricacciare dal piede con nuovi tralci predisposti ad abbondanti fioriture per un tempo lungo dell’estate e cronache botaniche la descrivono a proprio agio sia coltivata in vaso che in piena terra, in aree del centro Italia.
Mandevilla può essere la nuova, giusta fragranza per le  notti d'estate in giardino. Se non ora, quando?

Bibliografia: G. Betto, Le piante rampicanti, L'Ornitorinco, Rizzoli, 1986, Milano


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Il profumo dei fiori

sabato 9 luglio 2011

Etna: tanto tuonò che piovve.. cenere

e alle piante che effetto farà?

Bignonia e cenere dell'Etna
Siamo alle solite: è giorni che l’ Etna brontola e sbuffa alte colonne di vapore bianco ma per noi abitanti delle contrade etnee è una situazione di normalità; l'Etna prepara una nuova fase parossistica e il dubbio è: quale versante verrà colpito? Sarà la volta degli impianti di risalita di Piano Provenzana ad essere interessati da una nuova colata o questa volta toccherà a Nicolosi le cui strutture alto montane sono state ricostruite da poco, o ancora tutto si riverserà in Valle del Bove senza fare danno? Con fatalismo meridionale non ci rimane che attendere eventi che oggi, intorno alle 17,00 si sono presentati. Tanto tuonò che piovve…. cenere,  in abbondanza su Catania, direzione aeroporto e poi via, spinta dal vento verso Siracusa.
Prima una nuvola scura avvolge la parte sommitale del vulcano, poi, dopo mezz’ora comincia a piovere cenere nera che rapida picchietta al suolo, ricoprendo con una coltre impalpabile: capigliature fresche di parrucchiere; macchine appena uscite dall’autolavaggio, cortili condominiali che nessuno si deciderà a pulire per chissà quanto tempo; caditoie comunali, da oggi irrimediabilmente intasate, che le casse vuote della municipalità catanese non potranno ripulire se non tra qualche anno. Inoltre, per l’asfalto divenuto sdrucciolo,  si potranno registrare forti incrementi di scivoloni e cadute sia di pedoni che di motocicli e l’aeroporto, di certo, sarà chiuso ed addio partenze o arrivi per agognate mete vacanziere.
Jasminum officinale" Fiona Sunrise" a fine fioritura

E le piante? Le piante sul mio balcone sono coperte da piccoli granelli di cenere nera. E’ materiale incoerente che scosso, cade via; operazioni facile per piante in vaso da effettuare con un pennello o scrollando la pianta, ma nei giardini o negli spazi a verde pubblico la cenere potrebbe essere un problema se non dovesse piovere a breve (a luglio?, a Catania?. Le ceneri vulcaniche sono inerti sabbiosi che giungono fredde al contatto con il suolo e non hanno reazioni chimiche; sono perciò da escludere bruciature ai tessuti vegetali; si tratta di una copertura indesiderata di polveri grossolane che in concomitanza con il grande caldo di questi giorni potrebbe determinare un difetto di traspirazione e quindi accentuare i fenomeni di stress idrico. Sarà il caso di bagnare bene i nostri vasi o giardini e, dove si potrà, lavare con spruzzi d’acqua la vegetazione impolverata.
Euphorbia pulcherrima con la nuova vegetazione e.. la cenere
L'effetto estetico è deprimente, tutto appare stazzonato, polveroso, bisognoso di una rinfrescata. La cenere, raccolta scopando il balcone, è stata coscienziosamente distribuita nei vasi e anche se non avrà effetti nutritivi mi sembra un peccato buttarla via. Diceva mia nonna : "Ogni impedimento è giovamento". Sarà così anche per la cenere dell'Etna?

mercoledì 6 luglio 2011

Il carrubo: pane di San Giovanni

Lungo le coste calde ed assolate di molti paesi che si affacciano sul Mediterraneo vegeta una pianta che gli inglesi chiamano St John's bread, "pane di San Giovanni". E' il carrubo che già nella tradizione evangelica era conosciuto come pianta del deserto, produttrice di frutti dolci, buoni come il pane. Il carrubo è un grande albero che insieme all'olivastro, al terebinto e al lentisco, già in epoca fenicia ricopriva con fitte foreste sempreverdi le zone costiere e collinari dei paesi mediterranei. Di queste grandi foreste allo stato attuale è rimasto ben poco, ma il carrubo, in areali circoscritti è riuscito ad ambientarsi anche dove per la grande siccità e le forti temperature estive altre specie della macchia mediterranea sono andate scomparendo. Botanicamente la specie appartiene alla famiglia delle Fabaceae e al genere Ceratonia che comprende la sola specie Ceratonia siliqua.    E' un albero sempreverde di lento accrescimento, molto longevo che riesce a raggiungere in alcuni esemplari dimensioni maestose; le foglie sono composte e paripennate, formate da due a sei coppie di foglioline simmetriche e coriacee. La specie è originaria del Mediterraneo orientale e fu introdotta in Sicilia dai greci; furono gli arabi, però, che ne intensificarono la coltivazione diffondendola poi in Spagna e Marocco. Gli arabi chiamavano i semi del carrubo “carati” e ne avevano individuato la particolare caratteristica di avere sempre un peso costante utilizzandoli come unità di misura delle pietre preziose.

Semi di carrubo: "carati"



E' una pianta che vive facilmente allo stato selvatico ma la sua utilizzazione come pianta da frutto ne ha favorito la diffusione. In estate, infatti, sulle grandi piante maturano le carrube, legumi lunghi ed arcuati che assumono a maturità una colorazione marrone scuro. Sono frutti dal sapore dolce ed aromatico caratterizzati da un contenuto in zuccheri che in alcune varietà può superare il 50%. In Italia, il 70% della superficie coltivata a carrubo si trova in Sicilia, ed in coltura è presente anche in Sardegna, nelle Puglie e in alcune zone della Campania. L'utilizzazione industriale delle carrube era sino a quarant'anni fa assai varia; l'Italia nel 1956 ne produceva 700.000 quintali e parte della produzione era addirittura esportata in paesi come l'Inghilterra e l'Austria. La principale utilizzazione era la produzione di alcool dalla distillazione della polpa di carrube e a questo scopo già nel 1855 la società Florio aveva realizzato a Catania un impianto di distillazione. La restante parte di prodotto trovava impiego per l'alimentazione del bestiame e per la preparazione di un surrogato del cacao. Dagli embrioni dei semi inoltre si produce una farina gialla che per l'alto potere addensante trova ancora oggi impiego nell'industria alimentare e dolciaria. Col declinare dell'importanza economica della coltivazione molti agricoltori hanno nel tempo sostituito il carrubo con altre colture più remunerative come il mandorlo e la vite e la specie vegeta oramai in forma pressoché selvatica.
 L’albero, tuttavia, in Sicilia, dalla morte dei giudici Falcone e Borsellino ha assunto una forte valenza simbolica ed è sempre più utilizzato nei parchi cittadini come pianta "testimone" del ricordo dei morti di mafia.

Fiori maschili riuniti in racemi

Fiori femminili

La fioritura del carrubo è dioica cioè i fiori hanno sessi separati; se nella forma selvatica i fiori maschili e femminili, riuniti in infiorescenze a racemo, si riscontrano talvolta su uno stesso individuo, nelle piante innestate si producono soltanto fiori femminili riuniti in infiorescenze a recemo che sbocciano direttamente dai rami adulti; ogni singolo fiore ha la particolarità di avere la forma di una piccola carruba. Se, dunque,  vogliamo che la pianta fruttifichi è necessario mettere a dimora piante dei due sessi. La fioritura inizia a fine estate e si protrae in inverno; il frutto che si sviluppa dalla fecondazione inizierà a crescere solamente in primavera e raggiungerà la piena maturazione solo a fine agosto. Le varietà più note sono le siciliane come: Latinissima a frutto grosso, Saccarata o femminedda a frutto altamente zuccherino o pugliesi come: Piccia luce, Amele o Sciovinesca, tutte ad elevata produzione ma con una spiccata tendenza a produrre ad anni alterni. Se viviamo in un clima caldo e siccitoso dove la temperatura non scende mai sotto lo zero e se abbiamo in giardino uno spiazzo pietroso, calcareo ed inospitale che desideriamo riparare dalla forte calura estiva, proviamo a coltivare quest'albero rustico e generoso. Per un poco di pazienza e per poche attenzioni saremo ricompensati da tanta dolcezza. 
http://www.viable-herbal.com/singles/herbs/s892.htm

domenica 3 luglio 2011

Osserva il particolare e riconosci la specie: luglio 011

Riconosci la specie dal particolare fotografico e inseriscine il nome nelle apposite caselle




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