mercoledì 30 novembre 2011

Quiz botanico novembre 011

Cinque indizi per una specie

Genere
Specie

1
Dai retta a Plinio che era un intenditore, dei miei frutti mangiane uno solo;

2
I merli, che non leggono Plinio, ne sono molto ghiotti contribuendo non poco a diffondere la specie;

3
Vengo definita specie mediterranea ma a Killarney, in Irlanda, ce ne sono esemplari alti dieci metri;

4
Del fuoco me ne faccio un baffo tanto ricaccio alla prima pioggia; dal mio legno, poi si ottiene un  ottimo carbone vegetale;

5

Sono una pianta patriottica, infatti, nel periodo Risorgimentale mi scelsero come simbolo dell’unità nazionale;

Soluzione

sabato 26 novembre 2011

Quando fiorisce il nespolo?

Quando ero studentessa della Facoltà di Agraria eravamo in pochi a frequentare; c’erano quelli che si erano iscritti in agraria perché avevano proprietà di famiglia da gestire e c’erano quelli, come me, innamorati romanticamente dell’idea del lavoro di campagna e che non avevano mai toccato con mano la realtà delle cose agricole. Per noi studenti sprovveduti di questo secondo gruppo era facile essere presi in castagna su cose banali per uno studente nato e pasciuto in campagna. All’esame di patologia vegetale al momento di parlare dei trattamenti anticrittogamici da effettuare sui diversi fruttiferi prima della comparsa dei fiori, ecco che scattava la trappola. Parlando del nespolo (Eriobotrya japonica) il professore con aria sorniona chiedeva allo studente cittadino che aveva esposto, sicuro, i trattamenti da fare prima dell'antesi: si, va bene, hai studiato ma, dimmi, dimmi ….quando fiorisce il nespolo? Perbacco, che domanda stupida! Ma in primavera come tutti i fruttiferi. Eh no! Qui casca l’asino, poco avvezzo alle cose di campagna. Il nespolo fiorisce in novembre ed è in autunno che si fanno i trattamenti!  Ora che di campagna ne so qualcosa anch'io ed insegno agricoltura, con perfidia posso chiedere ai miei alunni: tu, vivi in campagna? No? Allora dimmi, ... quando fiorisce il nespolo?

Leggi anche il post: Eriobotrya japonica, un pensiero per il Giappone

lunedì 21 novembre 2011

Essenza di bergamotto ed altri profumi

Ci sono persone con cui lavori per anni, stessa scuola, stesse classi, stesso modo pratico di affrontare le cose; pensi di conoscerle bene, di saperne descrivere personalità, umore, progetti, esperienze passate e desideri futuri ma basta un momento che ti ci fermi a parlare senza la fretta che ti porta a scappare per correre appresso alle tue cose di casa che scopri passioni, pensieri esperienze che non pensavi. E’ stato così con Marcello un compagno di lavoro dal carattere mite e disponibile che ho scoperto essere un pozzo senza fine di progetti attuati ed iniziative future tutte all’insegna di un’unica passione: distillare, spremere, estrarre o fare infusioni di fiori, frutti o altri tessuti vegetali per estrarne l’essenza da utilizzare tal quale o preparare con essa distillati, vini aromatizzati, amari, decotti, infusi.
Tra le tante esperienze avute nel settore, Marcello, grazie alle sue conoscenze tecniche in agricoltura ha messo su, da oltre vent’anni, con il fratello che abita in Calabria, un laboratorio che a Brancaleone estrae l’essenza dal bergamotto.
Citrus bergamia è, infatti, un agrume di antica tradizione la cui coltivazione, viene svolta in Calabria sin dal rinascimento, periodo storico in cui si affermò l’industria dei profumi in Europa. L’acqua d’arancio e di bergamotto divennero popolari per la toilette delle dame dell’epoca insieme con l’acqua al gelsomino e alla rosa. L’origine dell’acqua di Colonia risale, invece, alla fine del 600 quando si preparava un’acqua all’essenza di bergamotto molto in voga nella borghesia europea chiamata “acqua di neroli”. Nel 1690 Paolo Feminis, emigrato dalla Calabria in Germania, presso la città di Colonia, diede inizio alla produzione di una preziosa acqua, commercializzata nel negozio di Giovanni Maria Farina con il nome di “aqua admirabilis”.
Acqua di Colonia
Era la famosa acqua di Colonia alla cui preparazione prendono parte oli essenziali di scorza di bergamotto, fiori d’arancio e di lavanda e altre sostanze aromatiche gelosamente tenute segrete. Per estrarre dalle bucce del bergamotto un litro di olio essenziale, ottenuto per raspatura delle bucce in corrente d’acqua, occorrono duecento chili di frutti, raccolti in ottobre-novembre quando cominciano a colorare. La miscela di olio essenziale ed acqua così ottenuta viene poi centrifugata per separarne l’essenza. Tutta l’essenza prodotta in Calabria, raccolta da pochi grossisti viene poi commercializzata in Francia, a Grasse, capitale europea dei profumi. Marcello da appassionato speziale mi dice che ci sono moltissime fragranze che aspettano solo di essere estratte e che ad ogni fragranza si applicano procedimenti di estrazione specifici.
La coltivazione del gelsomino (Jasminum grandiflorum) ad esempio, veniva praticata un tempo come una vera e propria produzione agricola sia in Calabria che in Sicilia, lunga la costa messinese; per estrarre il profumo dai fiori si utilizzava come sostanza assorbente una sostanza grassa come strutto o anche olio che si spalmava su delle tavole di legno cospargendovi sopra un determinato quantitativo di fiori che si lasciavano scaricare profumo per un paio di giorni; si facevano anche 30-40 passaggi con fiori sempre freschi finché il grasso completamente carico di essenza poteva essere utilizzato tal quale, come pomata profumata, o trattato in alcol per una conservazione più duratura.

distillatore: schema
Per sperimentare sempre nuove estrazioni Marcello si è comprato un distillatore casalingo (costo di un paio di centinaia di euro) con il quale preparare acque profumate, alcolati o infusioni. L’essenza di agrumi, ad esempio, può essere ottenuta immergendo fiori di arancio (è meglio di arancio amaro) in acqua per 4-5.giorni; si ottiene un’acqua aromatica di breve durata che si presta ad un uso immediato. Estraendone l’essenza con una centrifuga può essere utilizzata per preparare sciroppi o liquori. Se vogliamo una durata maggiore dell’essenza dobbiamo utilizzare l’alcol mettendo a macerare fiori d’arancio in acqua e alcol al 50% per due giorni, procedendo poi alla distillazione. Questo alcolato è meno soave della corrispondente acqua aromatica ma si conserva più a lungo. Io adoro il profumo di Cestrum nocturnum o di Murraja exotica; che forse, grazie a Marcello, riuscirò ad estrarne qualche goccia di essenza da annusare nei momenti di scoramento quotidiano? Magari!!!
Bibliografia
M. Castroreale, L'alcol, la distillazione ed i liquori, Etna Territorio n.18, 1993.

Sugli agrumi leggi anche:
Agrumi ornamentali
Cedro
Limone

domenica 13 novembre 2011

Ginkgo: soluzione quiz botanico "ottobre 011"




Ginkgo biloba
1
Ginkgo biloba è specie arborea appartenente al gruppo delle Gimnospermae considerata un albero antichissimo la cui origine si fa risalire al Giurassico, oltre 250 milioni anni fa. E’ l’unica specie ancora presente della famiglia delle Ginkgoaceae e anche dell’intero ordine Ginkgoales e della divisione Ginkgophyta. L’Unione internazionale per la conservazione della natura ha inserito la specie nella lista rossa delle specie in pericolo (endangered).

(http://it.wikipedia.org/wiki/Ginkgo_biloba#Curiosit.C3.A0). http://www.ginkgofarm.it/storia.html


2
La parte interna dei semi,  legnosa, viene utilizzata come cibo prelibato in Asia e fa parte della tradizione culinaria cinese dove viene commercializzata con il nome di “White Nuts”; le foglie di Ginkgo contengono sostanze (terpeni, polifenoli, flavonoidi) che hanno effetti positivi sulle funzioni cerebrovascolari e sui disturbi della memoria.
3
Nel  secolo XI la specie viene introdotta dall’Asia Minore in Giappone, Corea e Cina del Nord divenendone pianta simbolo. La foglia stilizzata è,oggi,  il logo della Municipalità di Tokio e dell’Università di Osaka.

4
Sembra che in Europa il primo esemplare di Ginkgo sia stato piantato  a Utrecht, in Olanda nel 1730. Alla crescente popolarità della Ginkgo biloba contribuì Goethe, letterato e, per un periodo, anche direttore dell'Istituto Botanico di Jena (1794). Egli ne fece piantare diversi esemplari nel giardino di casa sua a Weimar e in suo nome dedicò una poesia alla giovane Marianne Willemer, di cui era innamorato.

5
La Ginkgo edizioni è una casa editrice che ha sede a San Pietro Capofiume in provincia di Bologna ed opera dal 2006 pubblicando essenzialmente libri di letteratura; tra essi in catalogo : Sud. La storia dell’ultima spedizione di Shacketon 1914-1917 di Sir Ernest Shackleton “Un libro di culto dell’esplorazione, una delle più grandi storie di sopravvivenza e di eroismo di tutti i tempi, scritta superbamente da un leggendario avventuriero che fu una delle figure principali del periodo pionieristico delle esplorazioni antartiche”.

giovedì 10 novembre 2011

Senecio angulatus: giallo d'autunno

L'autunno siciliano è un periodo speciale  per i colori di alcune piante.  Tra le specie  da fiore più rustiche dei giardini di campagna è già in fioritura Senecio angulatus  (prima chiamavo la specie Senecio scandens ma tale denominazione non è riconosciuta dalla nomenclatura GRIN),  che più che un rampicante da mettere a dimora (non ne ho mai visto esemplari in commercio)  è  un'infestante molto decorativa che in novembre effettua la sua prima ed unica fioritura di un giallo così intenso e mieloso che è un piacere ronzarle intorno. Di senecio ce n'è una enorme quantità di specie ma quella di cui parlo è una  sarmentosa sempreverde, (la famiglia è quella delle Asteraceae), che cresce quasi spontanea,  riproducendosi  facilmente per parti di pianta (foglia, rametto verde, radici).
E' molto utilizzata, nei giardini di campagna, per ricoprire recinzioni, angoli da nascondere, muretti divisori, pietraie. Le foglie, lobate, ricordano l'edera ma sono meno rigide, di un verde chiaro, lucido e grassottelle come fossero di una succulenta; all'arrivo del primo freddo (siciliano e dunque, relativo) si ricopre di grappoli di margheritine gialle che odorano di miele. A fine fioritura l'aria si riempie di pappi che trasportano i semi  e la pianta dopo l'esplosione di colore torna nell'anonimato. E' avara di cure e non molto decorativa, se coltivata in vaso o se utilizzata su piccole superfici, perchè si innalza senza allargarsi ed è spesso, anche,  preda di cocciniglie; ciò nonostante quando è in fioritura tutto le si perdona: i suoi fiori sono  pura allegria.
P.S
Esiste anche una specie a fiori arancione (Senecio confusus oggi classificata come Pseudogynoxys chenopodioides ) che fiorisce a fine ottobre ma non a profusione come l'angulatus e una specie a fogliolina triangolare (Senecio macroglossus) con apici vegetativi volubili che si attorcigliano intorno a supporti.

Ficus magnolioides: i giganti “strangolatori”


Ogni piazza di città mediterranea ne ha qualche esemplare; un enorme alberone con una bella chioma a foglie coriacee, verdi sopra e tomentose e color ruggine sotto e possenti radici colonnari che scendono giù dai rami, riunendosi in fasci aerei sempre più grossi per diventare, giunti al suolo, sostegno alla chioma o per correre nervosi, come radici tabulari, sopra il selciato, aggrovigliandosi ad ogni asperità del terreno. Un luogo per foto turistiche a ricordo della città, palestra d’ardimento per bambini arrampicatori o luogo su cui giovani scriteriati scrivono con i pennarelli indelebili insulse frasi d’amore. Un gigante arboreo che fa dire ai non addetti ai lavori “Chissà quanti anni avrà quest’albero così gigantesco”.
In realtà le dimensioni non dipendono dall’età , infatti, la maggior parte degli esemplari presenti nei parchi italiani non supera, in genere, il secolo di vita;  ma, a Palermo,  è possibile vedere i primi esemplari di Ficus magnolioides introdotti in Italia nella prima metà dell’ottocento dal direttore dell’Orto Botanico dell’epoca, Vincenzo Tineo. La specie era allora nota botanicamente con il nome di Ficus nervosa ed alcune piantine, prelevate da un vivaio francese, furono introdotte a Palermo, per provarne la coltivazione in alcuni giardini privati come Villa d’Orleans ed, in seguito, all’Orto Botanico. Qualche anno dopo, al momento di dovere realizzare la sistemazione di Piazza Marina (1862-1863), l’architetto Basile su consiglio di Tineo inserì alcuni giovani esemplari di questa nuova specie al centro della costruenda piazza con l’idea di contornare visivamente, con una quinta sempreverde, la chiesa della Catena e il Palazzo dello Steri ivi presenti. Vai a sapere che nel clima mite della città siciliana i Ficus cresceranno a dismisura mandando a monte lo studio prospettico del famoso architetto.
Uno dei tre ficus oggi presenti, in 150 anni è diventato l’esemplare esotico più grande d’Italia con i suoi 25 metri d’altezza, 21 metri di circonferenza ed i 50 metri della chioma e gli fa buona compagnia per dimensioni l’esemplare dell’Orto botanico la cui chioma occupa una superficie di 1200 mq.


La specie, identificata inizialmente come Ficus nervosa, crescendo a dismisura comincia ad evidenziare caratteri botanici peculiari tanto che agli inizi del novecento Antonio Borzì, nuovo direttore dell’Orto botanico di Palermo, chiama la specie Ficus magnolioides per la somiglianza delle foglie a quelle della Magnolia grandiflora con la quale il ficus viene spesso confuso. I ficus, in genere nei luoghi di origine (per il Ficus magnolioides  è l’Australia) sono considerate specie epifite cioè piante che crescono sopra un’ altra pianta senza tuttavia esserne parassite. I semi trasportati dagli uccelli, che ne sono ghiotti, vengono rilasciati nelle parti alte delle chiome di altri alberi dove germinano; con la crescita la giovane pianta produrrà radici aeree che nella corsa verso il basso si attorcigliano intorno al tronco della pianta ospite che in breve verrà completamente fagocitata. Ecco perché i Ficus magnolioides insieme a poche altre specie come ad esempio Ficus aurea sono noti come ficus strangolatori (necat-plantas).
C'è inoltre da rilevare che la specie, nota a metà ottocento come Ficus nervosa, ribattezzata agli inizi del novecento Ficus magnoliodes Borzì è divenuta, agli inizi del duemila,  Ficus macrophylla subsp, columnaris; per il futuro si vedrà!

http://www.ars-grin.gov/cgi-bin/npgs/html/tax_search.pl

mercoledì 9 novembre 2011

Sapindus mukorossi: l'albero del sapone

Ho fotografato un cartello esplicativo e trascritto fedelmente la descrizione della specie Sapindus mukorossi o albero del sapone presente all’Orto Botanico di Palermo. Per quelli che non possono venire in Sicilia mi presto io a fare da messaggero divulgatore (..ma, se potete, andate a vedere di persona).
Descrizione Sapindus mukorossi, presso l'Orto Botanico di  Palermo
 Sapindus mukorossi var. carinata Borzì
Descrizione E’ un albero a chioma semipersistente che raggiungendo e talora superando i 20 metri di altezza, forma una chioma di grande effetto ornamentale. Le foglie, lunghe circa 40 cm, imparipennate e alterne sono composte da foglioline di circa 15 cm, glabre e di forma ovale o lanceolata. I fiori, estivi, sono riuniti in grandi infiorescenze di colore bianco.
Origine ed esigenze colturali. La specie proviene dalla Regione Himalayana e dall’Asia orientale. E’ un albero relativamente rustico, che si adatta a diverse condizioni di suolo ma piuttosto esigente in fatto di temperatura. Si moltiplica da seme.
Particolarmente interessanti sono le infruttescenze, lunghe fino a 25 cm costituite da drupe disposte singolarmente o a coppia formanti un grosso grappolo. Ogni drupa racchiude un seme di colore nero lucido.


Note e curiosità. Il seme si presenta come una perla nera ed è molto apprezzato per la fabbricazione di collane, bracciali e vari oggetti. Il mesocarpo è, invece, costituito da una polpa ricca di saponine utilizzata ancora oggi per fare il bucato in modo naturale. E’ sufficiente strofinare tra le mani una drupa per ottenere un immediato e notevole effetto detergente. I frutti di un’altra specie dello stesso genere Sapindus saponaria, originaria del nuovo mondo, erano usati come saponi dagli indiani d’America.
P.S.
I frutti, raccolti in novembre, hanno una polpa rinsecchita e appiccicosa che in realtà, più che detergere, macchia. Forse il periodo di raccolta non è adatto!

sabato 5 novembre 2011

Hibiscus mutabilis, piacevoli certezze


In un periodo di non richieste, sgradite, sorprese, desidero qualcosa di stabile, sicuro, ricorrente ed immutabile, che non mi stressi di imprevedibilità; meno male che ci sono le piante, per questo; com'è  rinfrancante sapere, ad esempio, che nonostante le turbolenze finanziarie dei mercati europei, lo stress da referendum e le elezioni americane è da qualche giorno che sono in fiore gli Hibiscus mutabilis. Tutti insieme questi piccoli alberelli, provenienti dal lontano Oriente, presenti sporadicamente in città in aree condominiali o in piccoli giardini privati, fioriscono  all’unisono  tra fine ottobre ed i primi giorni di novembre. E che fioritura!
Grandi fiori, semplici o più spesso doppi o semi doppi, portati a gruppi in cima a rami flessuosi, si schiuderanno bianchi alle prime luci del giorno per assumere poi screziature rosate sempre più estese con il passare delle ore; nel pomeriggio predominerà il carminio per morire a sera, una volta chiusi, di un intenso colore rosso sangue. 
  

Questa specie di ibisco è, d’altronde “mutabilis”, ed è il calore del giorno a determinare il cambiamento. Guglielmo Betto nel suo libro “Le piante insolite” edito nel 1991 da Mondadori, consigliava, per stupire gli ospiti a cena, di raccoglierne i fiori al mattino e conservarli in frigo sino a sera; messi in una ciotola a centro tavola, cambieranno languidamente colore nel volgere della serata. Queste sì, sono le sorprese che mi piacciono.
P.S.
Hibiscus mutabilis appartiene alla famiglia delle Malvaceae; è specie adattabile che può ben ambientarsi anche in climi temperato-freschi. In genere ha portamento semiarboreo con foglie palmato dentate, sempreverdi nei climi caldi o caduche dove si registrano minime termiche basse. Si riproduce sia per seme che per talea. I fiori come in tutti gli ibischi durano solo un giorno ma la pianta ne produce in abbondanza portando contemporaneamente fiori di tutte le gradazioni di colore. Il periodo di fioritura è di breve durata ma l’aspetto della pianta è gradevole tutto l’anno.
Post rivisto ed aggiornato in data 22 ottobre 2016

martedì 1 novembre 2011

Chrysanthemum indicum: re per un giorno

Vorrei spezzare una lancia in favore di una specie da fiore reciso la cui utilizzazione è tradizionalmente legata, nell’immaginario collettivo meridionale, alla Ricorrenza della Commemorazione dei Defunti. Il crisantemo, infatti, per caso o ventura è specie brevi-diurna la cui induzione fiorale, se la coltivazione avviene in pien’aria, comincia in agosto per concludersi con l’apertura dei fiori proprio alla fine del mese di ottobre. L’assortimento varietale della specie e le tipologie di fiore che è possibile trovare sul mercato sono, però così numerose che è un vero peccato sprecare tante potenzialità solo per un giorno. Per dare il giusto peso ad un fiore di pregio ne descriverò, in breve, il ciclo colturale e alcune delle varietà più coltivate.
Il crisantemo (Chrysanthemum indicum) è specie appartenente alla famiglia delle Asteraceae, che presenta quale elemento caratteristico un'infiorescenza a capolino costituita da tanti piccoli fiori inseriti sul ricettacolo fiorale. E' specie erbacea, vivace, rizomatosa, originaria dell'Asia orientale. La coltivazione del crisantemo può essere divisa sostanzialmente in due stadi, uno stadio vegetativo di crescita ed uno riproduttivo di fioritura. La specie è a giorno corto con fotoperiodo critico di circa 13,5 ore; ciò vuol dire che le piante di crisantemo non iniziano a differenziare boccioli, svolgendo esclusivamente attività vegetativa, fin tanto che la durata del giorno si mantiene superiore alla soglia critica; la fase riproduttiva ha inizio, viceversa, quando la durata del giorno scende al di sotto di tale soglia. Nella coltivazione in pieno campo l'induzione a fiore inizia, di norma, dopo il primo agosto ma in serra tramite il condizionamento di alcuni parametri termo-fotoperiodici (temperatura e lunghezza del giorno con alternanza di periodi di oscuramento e di illuminazione artificiale) si può giungere ad ampliare il calendario di produzione sino ad ottenere 3-4 cicli colturali annui. La propagazione della specie si effettua per talee erbacee, di norma prodotte e commercializzate da aziende specializzate, vere multinazionali che detengono a livello mondiale il controllo delle novità commerciali.
Le varietà coltivate sono essenzialmente di due tipi: standard  cioè a fiori singoli, a palla o del tipo spider; oppure crisantemi spray a fiore semplice o doppio. I crisantemi spray presentano una vasta gamma di colori che va dal bianco al rosso intenso; sono più semplici da coltivare perché per essi, ad esempio, non si prevede l’eliminazione dei boccioli laterali.
Crisantemo standard " Bianco Palisade"
Crisantemo standard spider " Schamrock"

Crisantemo spray "Dark Flamenco"
Tra le varietà standard più coltivate abbiamo: "Palisade" a fiore a palla bianco e centro verde; "Yellow Palisade" a fiore giallo; "Snowdon" a fiore a palla nei colori bianco uniforme e giallo; "Shamrock" dal fiore verde a crescita irregolare, tipo spider; "Inga" a fiore grande bianco e centro giallo; "Ping Pong" a fiore piccolo tipo pon-pon, bianco a forma sferica; "Tom Pearce" a fiore grande a palla piatta, rosso arancione; "Dilana" a fiore tipo spider giallo bronzo; "Bianco Roma" varietà a fiore grande di colore bianco.
Crisantemo standard Tom Pearce
Per il crisantemo spray, invece, alcune varietà sono: "Flamenco dark" a fiore semplice di forma piena, colore rosso porpora; "Target Royal" a fiore d’anemone (doppio) colore porpora scuro; "Cassa White" a fiore semplice bianco, "Eleonora"  a fiore semplice rosa.; "Inga" a fiore d'anemone. bianco e centro giallo.
Crisantemo spray Eleonora

Crisantemo spray "Inga"
Ma, allora! Con questa varietà di forme e di colori vogliamo limitarci a comprare crisantemi solo per un giorno? 
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