domenica 30 settembre 2012

In settembre maturano i datteri

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E’ tutto il giorno che mi asciugo il sudore per un ritorno di caldo improvviso; di fuori, in balcone, un vento africano è intento a stecchire le mie povere piante scampate all’estate, mentre veloce si asciuga il bucato nel breve tempo di un’altra lavatrice. Sudando in poltrona non ho coraggio di ammettere che avere riposto ventilatori e ciabatte da mare, vestendo scarpe chiuse e tenuta autunnale, è stata una scusa per potere archiviare il tempo d’estate, che non si addice a chi, come me, ha ripreso da poco a lavorare. Domani i giornali titoleranno banali “Un caldo così in settembre non si vedeva da anni “ e tra colleghi sarà un gran parlare del tempo pazzo, del surriscaldamento globale 
"La Sicilia" del 25 settembre 2012
Ma basterebbe fermarsi un attimo ed ascoltare le sagge parole di mio padre che di stagioni calde ne ha molte da raccontare avendo vissuto in Africa, al mare, che non c’è niente di strano in questo vento infuocato, non è una novità del tempo impazzito perché, si sa: “… in settembre maturano i datteri”.
Phoenix dactylifera o palma da datteri
Palmeto di Villa Bonanno Giulia a Palermo, 1993
La palma da datteri è una delle specie vegetali di più antica coltivazione; nota agli egizi e poi ancora a tutte le civiltà che hanno abitato le aree desertiche dell’Africa settentrionale, dal Mediterraneo sino all’Arabia e a tutto il Medio Oriente, Phoenix dactylifera è l’unica specie di palma di area mediterranea coltivata per i suoi frutti, i datteri, bacche zuccherine utilizzate come alimento sia dagli uomini che  per il  bestiame, sia come  frutta fresca che essiccata, la cui coltivazione ed il consumo hanno accompagnato e scandito da secoli i ritmi di vita del mondo arabo e la cultura delle popolazioni nomadi delle regioni desertiche africane. Ci vogliono temperature intorno ai 40 gradi perché i datteri giungano a maturazione ed è in settembre, che si determina questo rialzo termico nelle regioni desertiche di produzione quando aree di bassa pressione che si formano sul Mediterraneo richiamano verso la costa del nord africa un vento caldo ed asciutto che attraversa il Sahara e che gli arabi chiamano “Ghibli ettamer”, il “Ghibli dei datteri”.

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I datteri, sono frutti straordinariamente energetici dalla polpa dolcissima e più o meno tenera che contiene oltre il 70% di zuccheri, il cui nome significa dita (dal latino dactylus); essi compaiono dopo la fioritura e sono portati su piante femminili in grappoli (racemi) che possono portare dai 100 ai 200 frutti per racemo con un peso medio di 12 kg; ogni albero produce in media 100 kg di datteri all’anno su piante regolarmente irrigate. Nei paesi dove si pratica da secoli la fenicicoltura a scopo commerciale, il frutto è distinto in base alla consistenza della polpa in dattero tenero con polpa molle, molto zuccherina e traslucida a maturità e in datteri duri a polpa secca, meno zuccherina e di consistenza farinosa.
***
 
Sulle coste europee del Mediterraneo Phoenix dactylifera vegeta regolarmente ed è una palma molto utilizzata come pianta ornamentale per l’eleganza del portamento e della chioma formata da una corona di lunghe foglie pennate; a temperature non ottimali, tuttavia, i datteri non giungono a maturazione, non solo per il mancato raggiungimento di adeguati livelli termici ma anche per la rara presenza di esemplari maschili di phoenix in grado di produrre adeguate quantità di polline.

A Catania, tuttavia, come in altre città del meridione, non è difficile vedere maturare datteri su piante di phoenix poste a decoro di piazze ed aiuole cittadine; le città, in genere, tra palazzi ed asfalto, sono molto più calde delle aree agricole coltivate; le aiuole sono irrigate, il vento africano che da noi si chiama scirocco,  soffia torrido e costante e, se in giro ci sono maschi di phoenix, la produzione è assicurata.  Visto il caldo di settembre , anche quest'anno, dalla phoenix che troneggia davanti la scuola,  potrò raccogliere la mia piccola produzione personale di dolci ed aromatici “datteri di città".

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mercoledì 26 settembre 2012

Ortaggi cinesi al mercato di città


Ideogramma di Momordica charantia
Quando la domenica non bolle niente in pentola, nel senso che non si va da nessuna parte in gite fuoriporta, c’è in alternativa, rimanendo in città, di andare a curiosare al “mercato delle pulci” che a Catania occupa un grande spazio alle spalle del centro. Come in ogni luogo commerciale meridionale che si rispetti ai venditori regolarmente autorizzati che espongono anticaglie, libri e modernariato, in posti assegnati di varia metratura, si affianca, ai margini del mercato, i cui confini si fanno di domenica in domenica sempre più ampi, una moltitudine di venditori abusivi la cui mercanzia, esposta per terra, su teli e cartoni, mi lascia sempre interdetta.

Ma chi mai potrà avere voglia di comprare bambole rotte, scarpe scompagnate, lampadine bruciate, attrezzi agricoli arrugginiti al costo di pochi centesimi di euro? Fare la fatica di raccogliere ed esporre per poi riassettare tutto questo ciarpame a me non sembra particolarmente remunerativo. Ma tant’è, io ho il mio solito giro da fare:  passo a vedere il mio fornitore ufficiale di penne finto antico; vado a trovare l’anziano tunisino da cui compro ogni volta ciotoline per il cus-cus; passo dal mio amico Signor Lucio da Acireale, venditore di grasse e succulente, da cui compro sempre peperomie o, ancora, cerco a pochi euro vecchi cataloghi di piante da giardino.
Signor Lucio venditore di cactaceae e succulente a Catania
Girando, girando proprio ai margini della fiera, mi imbatto in un gruppo di commercianti cinesi che espone la propria mercanzia. Non la solita paccottiglia a cui siamo abituati (lenti di ingrandimento, cannocchiali, torce e altre diavolerie elettroniche) ma ortaggi, verdura e frutta mai viste e dalla forma assai strana. Sono ortaggi freschi, destinati a mitigare la nostalgia di casa della comunità cinese presente in città. In cassette alla buona poggiate per terra stanno stranezze botaniche che acquirenti cinesi scartano e scelgono con attenzione.
Lunghe e strette melanzane di un colore violetto chiaro, piccoli meloni giallo pallido grossi come mele, zucche dal colore glauco, coperte di cera e dalla forma quadrangolare, lunghi fagioli che sembrano asparagi, specie di bietole dal gambo ingrossato. Ad ogni mia richiesta di un banale: "Come si chiama?" il venditore risponde monocorde : “non capile, non capile”.
Ortaggi e frutta orientale al mercato di Catania
Mi sento un’intrusa un poco invadente in un mondo che mi dice: "Che vuoi?" Solo con un giovane, istruito in Italia, riesco a scambiare due parole di più: i semi di questi ortaggi vengono dalla Cina e sono coltivati in Sicilia su terreni in affitto nella vicina Lentini; mi mostra l’ortaggio del giorno che compro a due euro al chilo; in Cina si chiama ku gua ed è un tipo di “zucchina amala” e si mangia cotta con la carne di maiale; la compro, a casa l’assaggio e penso: gli italiani emigrati in America per nostalgia si facevano la pizza; i magrebini al lavoro in Europa hanno portato il cus-cus; i cinesi lontani da casa non avevano niente di più buono da coltivare?
Momordica charantia


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sabato 22 settembre 2012

Zelkova sicula, il piacere della scoperta

"Tipi da Orto"
 
Zelkova sicula all'Orto Botanico di Catania
E’ opinione comune che il tempo delle grandi scoperte botaniche sia oramai giunto al termine; la grande epopea dei cercatori di piante raccontata in libri appassionanti come “Cacciatori di piante” dei Gribbin o “La Confraternita dei giardinieri “ di Andrea Wulf con l’avvento del XXI secolo si può ritenere conclusa ed ai moderni esploratori non rimane che cercare, tra le tante specie spontanee presenti nei cinque continenti, quelle più adatte ad essere domesticate nei nostri giardini.
Ma ogni regola ha le sue eccezioni ed è di una di queste che voglio parlare; di una nuova specie trovata cercando non nei recessi più remoti di foreste pluviali né sulle cime inesplorate di altipiani disabitati ma in Sicilia dove nel 1991 due ricercatori della Facoltà di Botanica di Catania mentre erano in prospezione sui monti Iblei, nelle campagne di Buccheri, paese del siracusano, ritrovarono, probabilmente su indicazione di qualche avamposto forestale, un gruppo sparuto di piante cespugliose di sconosciuta identità.
Zelkova sicula in natura
Prelevati campioni della specie, grazie al contributo del prof. Quezel , dell’Università di Marsiglia, presso il cui istituto uno dei due ricercatori svolgeva un dottorato di ricerca, si giunse alla conclusione che la specie trovata in Sicilia era una scoperta di grande rilevanza scientifica. Si trattava infatti di una Zelkova, genere di specie spoglianti appartenente alla famiglia delle Ulmaceae, di frammentaria distribuzione nella regione euroasiatica, la cui presenza in Sicilia era del tutto sconosciuta. La specie mostrava caratteri peculiari che ne consentirono la descrizione come nuova specie con la denominazione scientifica di Zelkova sicula.

All’Orto Botanico di Catania ve ne sono due giovani esemplari e di essi ne trascrivo la descrizione a cura del dott. P. Minissale:


 "Zelkova sicula è una specie endemica della Sicilia sud-orientale. Essa rappresenta una delle più straordinarie scoperte botaniche degli ultimi anni. Questa pianta, infatti, pur essendo un grosso arbusto non era mai stata raccolta o vista fino al 1991 perché presente solo in pochi esemplari in un’area boscata presso Buccheri (Siracusa). In questa località fu osservata la pianta e ne fu raccolto un campione da due botanici siciliani Garfì e Di Pasquale. Essi studiando i campioni insieme a Quezel dell’Università di Marsiglia capirono che si trattava di una Zelkova diversa da quelle già note per altri territori e così la descrissero come nuova specie nel 1992. In Italia non vi sono altre specie di questo genere che ha una distribuzione euroasiatica molto frammentaria. Esemplari di Zelkova erano noti solo allo stato fossile con i campioni più recenti raccolti nel Lazio risalenti a 31.000 anni fa. Questo genere risale all’era terziaria quando il clima era più umido dell’attuale. I cambiamenti climatici iniziati nel Pliocene (circa 3 milioni di anni fa) che portarono all’avvento del clima mediterraneo caratterizzato da siccità estiva determinarono l’estinzione del genere Zelkova in quasi tutto il Bacino del Mediterraneo e nei territori limitrofi. Fino alla scoperta della Zelkova sicula erano conosciute per quest’area due sole specie: Zelkova abelicea endemica delle montagne di Creta e Zelkova carpinifolia del Caucaso e coste meridionali del Mar Caspio. Zelkova sicula è specie relitta che discende dalle popolazioni un tempo più diffuse in Sicilia che attualmente seppur protetta è in serio pericolo di estinzione per l’estrema esiguità della popolazione nota e per le sue difficoltà riproduttive (fioritura e fruttificazione episodica, sterilità) studiate da Garfì. Essa è stata recentemente inserita dal Ministro per Beni culturali nella lista degli alberi monumentali d’Italia non per le dimensioni ma per il carattere di specie relitta di antichissima origine. Alcuni anni fa alcuni botanici catanesi al fine di propagare la specie senza causare danni alle piante selvatiche e tenuto conto della difficoltà di radicazione per talea provarono a propagare la specie per innesto su olmo e ottennero ottimi risultati. Gli esemplari furono esposti ad Euroflora 2001. La propagazione per innesto rappresenta ovviamente un primo passo di facile esecuzione propedeutico per tecniche più avanzate di propagazione. I programmi di conservazione per questa specie sono mirati alla sua salvaguardia in natura (conservazione in situ) e alla reintroduzione nei siti idonei dell’ara iblea (conservazione ex situ) ma in futuro quando saranno affinate le tecniche di riproduzione vegetativa non si può escludere anche un interesse di tipo florovivaistico".

Data la rarità della specie, inserita nella lista rossa della IUCN come specie gravemente minacciata di estinzione e selezionata tra le “top 50 mediterranean island plants” sull’orlo dell’estinzione, è stata avviato un progetto di protezione finanziato dall’Unione Europea e dalla Regione Siciliana volto all’applicazione di azioni urgenti per salvare la Zelkova sicula.
 
Zelkova sicula a Melilli
L’inverno scorso ho avuto la possibilità di vedere un secondo gruppo di Zelkova sicula ritrovato nello stesso comprensorio degli Iblei ma in un’area collinare, tra querce sparse ed olivi, che ricade nel comune di Melilli. Non è un’area boscata come a Buccheri ma un’area a pascolo dove, lungo un impluvio è stato ritrovato uno sparuto gruppo di cespugli di Zelkova. Un’escursione emozionante ma... questa è un'altra storia! 

martedì 18 settembre 2012

Vitex agnus-castus: il pepe dei monaci

 
Spighe fiorite di agnocasto
L’agnocasto ( Vitex agnus-castus) è un arbusto o, talvolta, un piccolo albero appartenente alla famiglia delle Verbenaceae della quale rappresenta l’unica specie legnosa; attualmente, tuttavia, in base alla moderna classificazione GRIN,  la specie è inserita tra le Lamiaceae.
E’ un arbusto comune nel Mediterraneo, sulle rive sassose dei ruscelli insieme a salice, mirto, oleandri e tamerici soprattutto dove il terreno è profondo e fresco; è una specie di aspetto molto gradevole, particolarmente quando ad inizio estate effettua una abbondante  fioritura con fiori campanulati riuniti in lunghe spighe di colore viola, rosa o più raramente bianco; ciò nonostante l'agnocasto o lagano è utilizzato sporadicamente come pianta ornamentale ed è un peccato perché  ha doti di rusticità ed adattabilità e come il tamerice resiste al vento di mare e alla salsedine; è  quasi impossibile trovare questo arbusto in commercio ad eccezione di qualche vivaio per amatori o presso alcuni vivai forestali. 


Agnocasto a fiori bianchi

















La specie ha rami colore grigio chiaro a forma quadrangolare che ricacciano in abbondanza dal piede e che, ricoperti da una corta peluria, conferiscono all’intera pianta un aspetto polveroso.  
Agnocasto utilizzato come specie ornamentale
I rami giovani, ancora verdi hanno doti di grande leggerezza e flessibilità, carattere rimarcato nel nome del genere: Vitex da “viere”, “intrecciare”; con essi si realizzavano, infatti, le basi e le maniglie di grandi ceste che in Sicilia erano dette “cofani” , “panari” e “cofini”, rinomati per la loro robustezza che consentiva il trasporto di oggetti molto pesanti. 
 Ceste dette "panari" per il trasporto delle arance
Le foglie, tomentose sulla pagina inferiore, sono composte da 5-7 lamine lanceolate che si riuniscono nel picciolo e che vengono perse in autunno perché la specie è decidua.
 
Foglie di Vitex agnus-castus
I frutti sono piccole drupe simili a grani di pepe che contengono semi neri . Tutte le parti della pianta:  legno, foglie e frutti compresi,  emanano un odore gradevole, acre e pepato che si conserva a lungo anche nelle parti essiccate. 
bacche essiccate di agnocasto
Le proprietà aromatiche dei frutti erano apprezzate sin dall’antichità tanto da essere conosciuti come “piper agreste” ed erano utilizzati come succedanei del pepe.
Particolarmente rinomate erano poi, le proprietà medicinali alle quali fa riferimento il nome botanico specifico: agnus-castus in quanto specie simbolo di castità e purezza; gli essiccati e gli sciroppi ottenuti con le foglie o con i frutti venivano infatti ritenuti potenti anafrodisiaci, capaci di sedare i “bollenti spiriti” della passione amorosa. Lo usavano a tal scopo le sacerdotesse greche che si ornavano con fiori di agnocasto e dormivano su strati di rami della pianta per avere garanzia di verginità e purezza; nel medioevo ne facevano uso i monaci preparandone, con i frutti, distillati e sciroppi di castità. 
 
La presenza di numerosi alcaloidi con funzione di fitoestrogeni fa ancora oggi dell’agnocasto una specie molto utilizzata in erboristeria per curare gli squilibri ormonali della donna regolandone il ciclo mestruale e riducendo i disturbi della menopausa.


 

venerdì 14 settembre 2012

Cruciverba dell' "Orto"

Parole crociate a schema verticale
Trova le sedici definizioni verticali e ricaverai, in orizzontale, la definizione di un utile strumento che, in orticoltura, indica il momento più opportuno per effettuare le semine
Cruciverba dell'Orto: Schema libero verticale

 Verticale
 1: buon terriccio ottenuto dagli scarti organici dell’orto;
2 : piante che per effetto di fenomeni degenerativi presentano i germogli i come se fossero stati sottoposti a “cottura”;
3: nemiche … striscianti dell’orto;
4: dragoncello;
5: Parte superiore dell’innesto;
6: genere della carota;
7: piante spontanee alimentari talvolta coltivate nell’orto;
8: Eruta sativa;
9: dare luogo ad individui ottenuti da incrocio tra specie diverse;
10: Allium cepa degli inglesi;
11: piccola superficie di terreno, che si utilizza per la semina, sul fondo della quale viene depositato uno strato di letame fresco che si ricopre con altro terriccio;
12: pianta che al contatto induce bruciore;
13: piccoli organismi animali, spesso di dimensioni sub microscopiche, che vivono nel terreno e possono essere causa di danni agli apparati radicali delle ortive;
14: le raccolgono gli inglesi se coltivano … melanzane;
15; tecnica coltura che consiste nel coltivare specie diverse in successione predefinita;
16: Allium schoenoprasum;



Soluzione

domenica 9 settembre 2012

Banane siciliane a colazione

In Sicilia, lungo la costa ionica che da Catania corre verso Messina ed in particolare nel tratto a monte e a valle di Taormina è assai frequente ritrovare in orti familiari, spazi condominiali, angoli di verde agricolo, accanto a piante d’ordinanza come il limone, la bouganville, il gelsomino e gli ibischi, grandi cespi di Musa x paradisiaca di una varietà  detta “Comune di Sicilia” che alla fine dell’ estate matura caschi di piccole banane dolci e profumate.
banana siciliana consumata l'8 settembre 2012
Non è una produzione che arriva ad avere valore commerciale anche se alcune esperienze recenti in Sicilia sembrerebbero potere essere redditizie; si tratta in genere di  una curiosità, di uno sfizio da gustare in famiglia o con gli amici che vengono dal nord. La specie è inoltre molto decorativa trovandosi a proprio agio nei giardini dove il terreno è permeabile, profondo e ricco di sostanza organica ed elementi minerali; vuole buona disponibilità d’acqua ma non più degli agrumi e non è particolarmente soggetta a malattie fungine e a insetti. In questo contesto, tra l’Etna ed il mare, non è infrequente incontrare veri e propri bananeti ad uso familiare.
Bananeto siciliano
Il banano (Musa x paradisiaca subsp. sapientum) è specie asiatica che ha fatto la sua comparsa sul Mediterraneo in epoche antiche; furono gli arabi che la introdussero in Africa e da qui i Portoghesi la portarono nelle Americhe. Oggi il più grande paese esportatore di banane è l’Ecuador insieme a Costa Rica e Colombia. La specie pur raggiungendo notevoli dimensioni (4-5 metri d’altezza) è da considerarsi un’ erbacea perenne il cui tronco è in realtà uno stipite cilindrico formato dalla base persistente delle foglie tra di loro strettamente guainate; le radici sono rizomatose, striscianti e da esse si originano diversi polloni che rendono sempre più fitto il bananeto e che, all'occorrenza, sono utilizzati per moltiplicare la specie.
Bananeto condominiale
Le foglie sono ampie e molto decorative, lineari, intere anche se a causa del vento tendono a sfrangiarsi longitudinalmente. Dalla sommità dello stipite emerge l’infiorescenza a racemo costituita da un robusto gambo piegato verso il basso (casco) portante alla base grosse brattee violacee e fiori gialli che danno origine a piccole banane prive di semi con una polpa profumata e dolce a maturità.

Brattee violacee di Musa
I singoli frutti, detti dita (banan in arabo) sono riuniti, tramite un peduncolo ingrossato, in gruppi detti mani: l’insieme dei frutti facenti capo allo stesso rachide costituisce il casco formato, in genere da una decina di mani.
Casco di banane siciliane
I frutti rimangono verdi a lungo ma alla fine dell’estate, quando la prima banana diventa gialla, è giunto il momento di procedere al taglio del casco; le banane verdi matureranno dopo qualche giorno ma con un inconveniente: lo faranno tutte assieme, contemporaneamente. Sarà allora opportuno cominciare una dieta tanto in voga qualche anno fa chiamata: “banane a colazione”; alla fine dell’estate, sfido chiunque a non averne bisogno.
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P.S Sulle banane coltivate in Sicilia un bell'articolo di Mario Pintagro

mercoledì 5 settembre 2012

La mia ricetta del "Buon Ricordo" d'estate

Capelli di cappero su masso con fondo di mare blu e palmette
 
E’ dura riprendere a lavorare. L’estate passa in un soffio e mi sento già stanca come non mi fossi fermata un attimo a riposare. Ma ci sono le foto a ricordare il breve attimo passato a guardare questo strano masso dai capelli di cappero con lo sfondo del mare e le palmette.
Guardo la foto e sento l'odore d’asciutto, di terra riarsa dal sole bruciante di un giorno d'agosto, trascorso a sudare alla Riserva naturale di Monte Cofano, in Sicilia, ad un tiro di schioppo dalla rinomata spiaggia di San Vito Lo Capo.  Alla prima giornata di pioggia la torno a guardare, al primo Collegio Docenti la faccio stampare, al primo giorno di scuola la farò incorniciare. La mia ricetta personale per riassaporare il “Buon Ricordo” dell’estate.

domenica 2 settembre 2012

Specie arbustive da fiore a ridotte esigenze idriche

L’estate appena trascorsa è stata definita dagli organi di stampa una delle stagioni estive più siccitose del secolo e si è molto discusso, anche su blog di primo livello che si occupano di giardinaggio, se sia ancora opportuno continuare ad utilizzare in giardino specie la cui sopravvivenza è legata a consumi idrici particolarmente elevati e dunque, in condizioni di forte siccità, non più sostenibili, né etici.
Riproporre nel contesto mediterraneo, il cui clima sembra subire una progressiva tropicalizzazione, le grandi superfici a prato o i cottage all’inglese o i bordi misti alla francese, utilizzando nei nostri giardini specie ornamentali di paesi dove in estate piove in abbondanza (avete visto le Olimpiadi in una Londra assai bagnata?) appare scelta velleitaria, inutile e complessivamente dannosa per l’intera collettività nazionale, sempre più assetata. Anche per i giardini non strettamente meridionali là dove, tuttavia, le temperature minime invernali non siano anch’esse fattore limitante per la sopravvivenza delle specie, si potrà in futuro cominciare a considerare l’impiego di specie ornamentali di contesti geografici extra europei come Australia, Sud Africa o Sud America abituati a consumi d’acqua più contenuti, meglio confacenti con la nuova realtà climatica di casa nostra. Senza andare a guardare troppo lontano, la scelta di specie ornamentali a bassa consumo idrico non è poi così difficile se si guarda ad esempi di verde già da tempo sperimentati nei giardini del sud Italia; in Sicilia ad esempio, dove la carenza d’acqua in estate è una realtà che colpisce ampie zone del territorio isolano, sono molte le specie ornamentali  che è possibile utilizzare abbinando gradevolezza estetica e risparmio energetico.
Senecio mandraliscae, Crassula, Agave, Opuntia, Portulacaria afra, Myrsine africana
Ecco allora qualche esempio di specie arbustiva da fiore per ambienti siccitosi
Carissa grandiflora
Arbusto a crescita compatta che arriva dal Sud Africa, dal bel fogliame scuro, lucido, di consistenza coriacea; in Sicilia trova frequente utilizzazione anche in aree di verde pubblico risaputamente poco avvezze alle cure colturali. Per tutta l’estate produce fragranti fiori bianchi, appiattiti come quelli della Plumeria, specie appartenente anch'essa alla famiglia delle Apocynaceae.
Carissa grandiflora sin. Carissa macrocarpa
 In autunno seguono bacche rosse tondeggianti o ovali simili a piccole, acidule, susine.  
Carissa grandiflora collage
I rami della Carissa portano forti spine a forcella e dunque la specie non è indicata per angoli di passaggio.  E’ un arbusto eccellente per le aree marine perché tollera il terreno sabbioso, il sale ed i forti venti.
Strelitzia reginae
Strelitzia reginae
Ancora dal Sud Africa arriva una specie, definita impropriamente arbustiva in quanto non ha organi legnosi, molto resistente al vento e al caldo; Strelitzia reginae è infatti specie che, in giardino, ama il pieno sole. E’ pianta acaule, dotata di robusti rizomi, che può raggiungere un’altezza di 1,50 formando grandi cespi di foglie di colore grigio verde, coriacee, allungate e di forma ovoidale, molto resistenti al vento.
Strelitzia reginae :infiorescenza
I grandi fiori portati al di sopra delle foglie hanno una forma assai particolare; infatti quelli che di solito sono indicati come fiori sono in realtà delle infiorescenze portate da una brattea a forma di navicella di colore verde, spesso colorata di rosso, viola o blu. I singoli fiori composti da tre petali esterni, molto appuntiti e lanceolati, sono di colore arancione mentre gli altri due petali interni di ciascun fiore sono così vicini che sembrano formare un solo organo di colore blu celeste che si sporge dall’infiorescenza come una freccia; al suo interno  sono portati i cinque stami e lo stilo da cui si formeranno i frutti, capsule a grani multipli. Fiorisce tutto l’anno ma particolarmente in inverno e primavera.
Euphorbia milii
Euphorbia milii in giardino
Arbusto originario del Madagascar che presenta una vegetazione molto densa e molto spinosa e che può espandersi in piena terra a formare un cespuglio di buona altezza; i rami sono debolmente angolati, leggermente curvi e torti a serpentina; le foglie alterne sono disposte a spirale sul fusto, di forma obovale con la parte più ampia vicino alla punta; i fiori rossi sono brattee, il vero fiore è al centro, piccolo e giallo. E’ specie molto frequente nelle regioni tropicali come arbusto isolato o siepe, molto apprezzato per le scarse esigenze idriche e la facilità di manutenzione. Da noi è più conosciuta come pianta da vaso ma anche in giardino viene bene; fiorisce tutto l’anno ma particolarmente nella stagione asciutta.
Euphorbia milii in vaso
Negli ultimi anni sono state selezionate varietà di Euphorbia milii thailandesi molto compatte, con foglie grandi e brattee aventi una vasta gamma di colori dal rosa al crema, al giallo chiaro, al rosso ciliegia.
Nuove varietà di Euphorbia a Euroflora 2011
 
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