venerdì 19 luglio 2013

Gardenia, un fiore dal profumo ineffabile

Ci avete fatto mai caso? Molti tra i profumi più intensi, freschi ed inebrianti prodotti dal mondo vegetale emanano da fiori di colore bianco; sarà forse perché i fiori bianchi non essendo molto vistosi dal punto di vista cromatico hanno avuto la necessità di adottare altri accorgimenti per farsi notare dai pronubi: gelsomino, philadelphus, zagara, tuberosa, mandevilla, murraja, carissa e gardenia sono tutte specie dotate di fiori di un colore virginale il cui profumo è in grado di sprigionare note olfattive multisensoriali capaci di richiamare, inebriandoli, pronubi e non.
Tra le specie arbustive a fioritura estiva, presenti nei giardini dove non esiste il rischio di gelate, la gardenia è specie dal profumo caldo ed avvolgente che si fa riconoscere anche a distanza spandendo intorno un’aura di benessere olfattivo; è una fragranza che non è esagerato definire ineffabile in quanto l’estrazione dell’essenza dai fiori di gardenia è un processo così complesso e costoso da essere ritenuto non economico. Il profumo che si definisce commercialmente “alla gardenia” è, dunque, solo una evocazione dell’aroma originario ottenuto in laboratorio miscelando insieme fragranze diverse, secondo il gusto e la sensibilità delle più celebri case profumiere.
 
Per godere l’odore dei suoi fiori l’unica alternativa alla spesa per profumi dal costo proibitivo è, dunque, in estate, l’acquisto di una pianta di gardenia fiorita, da tenere in vaso o in giardino anche se non è una specie di facile coltivazione.
Gardenia jasminoides che, tra le molte specie di gardenia appartenenti al genere, è quella maggiormente coltivata in vaso perché meno vigorosa, è specie di origine asiatica presente allo stato selvatico dal Vietnam all’ India da dove è poi giunta in Europa tramite gli inglesi alla metà del settecento. E’ un bell’arbusto anche senza fiori perché ha portamento compatto e vegetazione sempreverde di lucide foglie leggermente cerose, dalle nervature prominenti; in piena terra l’arbusto si sviluppa sia in altezza che in larghezza assumendo un forma tondeggiate. In estate sbocciano grandi fiori carnosi, semplici o doppi in base alle numerose varietà selezionate, che hanno una durata di circa tre giorni prima di ingiallire e sfiorire. La difficoltà di coltivazione della gardenia è dovuta alle esigenze pedologiche della specie che pretende un terreno acido con un pH intorno al 5; situazione difficile da mantenere in casa se si utilizza per innaffiare acqua di rubinetto, generalmente calcarea (bisognerebbe dare acqua demineralizzata).
La specie è infatti calcifuga e di star male lo dimostra chiaramente dopo qualche tempo con inspessimento delle nervature che rimangono verdi ed ingiallimento della lamina fogliare; le foglie in breve si staccano e cadono spogliando i rami. Non c’è altro modo per salvare la pianta che acidificare il substrato utilizzando aceto o succo di limone e, per i più sofisticati, chelati di ferro.
Nonostante possa sembrare strano, in Sicilia in alcune aree collinari della fascia jonica che da Giarre si estende sino a Messina la coltivazione della gardenia appartiene alla tradizionale floricoltura locale utilizzando per la coltivazione in vaso substrati fortemente acidi tipici di alcuni ambienti collinari dei monti Peloritani. Ho avuto modo di seguire anni fa la produzione di vasi fioriti di gardenia in due aziende specializzate che a quei i tempi avevano sede a Giarre. Il segreto per la produzione di vasi fioriti di gardenia stava sia nella preparazione del terriccio di coltivazione, una miscela di torba bionda e pomice con aggiunta di calce per compensare il pH della torba (3-4) che era troppo basso rispetto al valore ottimale (4-5), sia nella tecnica di irrigazione; per ridurre i sintomi da clorosi ferrica che si evidenziavano nella gardenia con valori di pH del terreno superiori a 6, si aggiungeva acido nitrico nell’acqua di irrigazione con concentrazioni che variavano dai 200 ai 400 cc ogni metro cubo d’acqua.
La prepazione delle talee avveniva d'estate e le piantine così ottenute venivano vendute in gennaio a grossisti che le commercializzavano l’estate successiva. Entrare nelle serre di produzione era un’esperienza unica in particolare per me che amo moltissimo il profumo della gardenia e quando è giugno ne compro sempre qualche vaso da tenere in balcone sino a che dura; è il mio toccasana, il mio segreto del buon umore perché me ne basta una sniffatina e le difficoltà della giornata passano via lievi. 
Quando, ad esempio, nonostante  mille cautele ed attenti controlli, un fazzoletto di carta ridotto a pallina rimane nascosto in fondo alla tasca di un jeans di mio figlio insieme al bucato del nero; a lavaggio finito osservando incazzata l’effetto di mille coriandoli bianchi su felpe e magliette pulite, vorrei sprofondare pensando ai commenti di figlio e marito sulle mie già non molto apprezzate qualità di massaia. E’ un attacco di bile frequente, un mordere amaro cui pone immediato rimedio, se è tempo d’estate, una intensa annusata di una bianca gardenia coltivata in balcone.  Che dolce profumo, che aroma sublime, che aria di fresco, di verde, di fiori; mi sento già meglio; che importa se avrò da passare il mio tempo a levare milioni di pezzi di fibra bianchiccia da felpe e magliette ex nere, col rullo di carta adesiva; fa caldo e non ho in programma di uscire.

3 commenti:

  1. Bellissimo post, ho imparato molte cose che non sapevo. Io ho una gardenia da tre anni, ogni tanto ne parlo. Coltivarla è una lotta, ma quando apre i fiori in estate mi ripaga di tante battaglie. Ho provato a farne talee, inizialmente con successo, poi sono morte, ma insisterò. Ciao Marcella, buon fine settimana!

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    1. Ciao Marta, grazie; anche io seguo il tuo blog e vorrei diventarne lettrice fissa se trovassi il posto dove cliccare. Se hai una gardenia da tre anni sei una molto esperta, da te si può solo imparare.

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    2. Provo a vedere se posso risolvere o semplificare il tuo problema. Io sono una frana con l'informatica... meglio coltivare le gardenie.

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