martedì 29 luglio 2014

Soluzione Rose botaniche: incrocio di parole

Orizzontale: 1Multiflora: rosa arbustiva con rami arcuati e foglie con stipole notevolmente sfrangiate; fiori semplici colore bianco crema, profumati, portati in densi grappoli; originaria di Giappone, Corea è stata scoperta nel 1784 dal botanico Thunberg ed importata in Francia nel 1860. 2: Canina: rosa di siepe o di macchia; gli antichi credevano che la sua radice servisse per curare la rabbia dei cani e le persone ferite dai loro morsi. 3: Chinensis:  la sua introduzione in Europa attraverso l’India ha introdotto attributi unici come il colore che si intensifica con l’invecchiamento del fiore e la capacità di rifiorire senza interruzione. 4Villosa:  rosa a cespuglio di media grandezza dal fogliame verde-grigio e  dai fiori semplici, rosa chiaro e profumati; i frutti sono grandi, di colore arancio e sembrano piccole mele. 5: Gigantea: rosa rampicante, originaria della regione del Sikkim; ha grandi fiori giallo pallido, setosi, dal meraviglioso profumo di tè; è la rosa più vigorosa che si conosce con robuste spine uncinate. 6:Glauca:  rosa dai rami color rubino e foglie che sembrano azzurre; fiori piccoli, rosa a centro bianco, con cinorrodi colore prugna; non adatta al forte caldo  7Gallica:  rosa a cespuglio basso, dai fiori profumati  che hanno colore che va dal rosa al cremisi, al violetto; da essa si è originata la “Rosa degli speziali” specie che per le alte virtù terapeutiche non poteva mancare nei "Giardini dei semplici".  8: Foetida: il suo arrivo dall’Asia Minore fu, per le rose europee una grande novità in fatto di colore; il suo odore non è tanto male chissà perché dicono che puzza. 9: Rugosa:  proviene dall’Estremo Oriente ed ha una buon resistenza al freddo; le sue foglie hanno una tessitura particolare che caratterizza la specie;  tra i suoi ibridi più popolari, Blanc Double de Coubert. 10Alba:  la "Bianca Rosa di York", a cespuglio.
Verticale: 1Moschata: da essa si sono originati molti ibridi popolari noti come "Rose del Curato"; i fiori di questa rosa sono bianchi ed hanno un particolare profumo di muschio che si ritrova anche nei suoi ibridi; 2 Laevigata:   rosa di origine cinese ed aspetto sarmentoso, sempreverde e dalle foglie coriacee; in America è conosciuta come Cherokee rose; produce fiori bianchi, semplici, profumati. 

martedì 22 luglio 2014

Le piante vicine si fanno compagnia

Coltivare in balcone avendo letto Ippolito Pizzetti
Ho per giardino un lungo balcone e avendo ben chiari i miei limiti in fatto di pazienza e predisposizione alla sua coltivazione, ben sapendo come può essere precaria la vita delle piante in vaso sempre in bilico tra la condizione di deserto sahariano che si viene a creare se tralasci due giorni di innaffiare o la situazione da palude pontina che si determina se decidi che un poco d’acqua in più non può fare male, mi sono rassegnata ad un frequente ricambio vegetazionale in modo da non stare troppo a rimuginare su marciumi, deperimenti e morti subitanee. Un luogo verde “effimero” fatto di piante a perdere che trascorreranno da me un’ esistenza più o meno fuggevole sino alla loro ineludibile dipartita.
Halleria
 
Ruellia

Jaborosa
Siccome lo spazio che ho a disposizione è poco per godere di tutte le piante che vorrei provare, ammonticchio vasi su vasi formando piramidi azteche; il vaso di Lisianthus appena comprato l’ho messo poggiato su un vaso più grande che ospita un profumato gelsomino che a sua volta quasi scompare sotto i vasetti di menta e rosmarino messi li vicino.
Tutto è nato dalla banale constatazione che le radici delle piante amano esplorare le profondità del suolo, muovendosi verso il basso per linee verticali; quando le radici raggiungono i fori di sgrondo posti sul fondo del contenitore se c’è un sottovaso che ne impedisce il cammino cominciano a girare tondo, tondo come leoni in gabbia. Perché farle soffrire? Usando la tecnica del vaso su vaso le radici migrano oltre confine passando alla terra del piano di sotto, senza dover procedere ad inutili travasi.
 
La zucca che ho seminato quest’anno, ad esempio, dispone al momento di un vaso a doppio strato ma non è da escludere che dovrò presto aggiungerne un altro sotto per potere soddisfare adeguatamente le sue ambizioni esplorative.

La mia idea di sfruttare lo spazio in verticale con contenitori a varia altezza sovrapposti, non è originale; l'ho  scoperto leggendo il libro di Ippolito Pizzetti,  ed in particolare la sua prefazione,  “Piante e fiori del terrazzo” del 1977.

Descrivendo una realizzazione eseguita in una grande terrazza per ovviare alla scarsa profondità delle fioriere, Pizzetti cosi scrive “… alla scarsa profondità della fioriera ho ovviato facendo mettere la terra in modo che dal davanti al retro salisse leggermente e piantando le piante più grandi (per esempio i carrubi) in cilindri, infilati parzialmente nel terreno e per buona parte sporgenti: ho potuto guadagnare così venti centimetri…”. Non ho lo spazio per i grandi contenitori descritti da Ippolito (100, 200, 500 litri) ma nel mio piccolo  il ragionamento è uguale.
Un altro punto che sento mio, nella filosofia del libro, è il concetto di sperimentazione colturale; la monocoltura ornamentale che tanto piace a mia madre non fa per me ed anche Ippolito  nel libro scrive : “ …una cassetta fiorita non fa terrazzo; e neppure una fila. Non lo fanno neppure più file se si tratta di cassette piene di gerani (o di tutto quello che volete d’altro) messe lì: una nota di colore, riempire un vuoto, ornare una facciata. Su un terrazzo come questo non è neppure il caso di stare a ragionare…”.

Amo il disordine organizzato; sono infatti sicura che in balcone piante diverse messe vicine si facciano reciproca compagnia; per fare stare in alto, a prendere il sole ,i grandi capolini colorati di Rudbekia, ho messo il vaso appoggiato sul bordo del contenitore con il Capsicum nato da seme e il vaso della Pandorea jasminoides, ancora in grande splendore perché di recente arrivo; l’acqua in eccesso sgronda di sotto a beneficio delle piante vicine dandosi reciproco appoggio e sostegno. 


Brachychiton discolor nato da seme, fa ombra a pentas e petunia e sul suo tronco si attorciglia anredera arrivata in regalo da un balcone vicino. Le aromatiche che tengono lontane le zanzare non possono mancare: basilico, lippia, menta, rosmarino, prezzemolo mandato a seme, melissa, coriandolo, Salvia officinalis sono spesso mischiate con le salvie da fiore così rustiche e facili da propagare che basta un rametto per farle attecchire.
Zanthoxylum beecheyanum
E non occorre tanto pulire che qualche foglia a terra ci può stare; fa da riparo a qualche geco di passaggio e crea un umidore che alle piante piace. Anche un poco di secco tendo a lasciare cercando di creare un ambiente naturale; qualche insetto utile se ne potrà giovare per trovare riparo e ricambiare il favore andando a caccia di afidi.
Ospite più o meno gradito
E per finire devo purtroppo, a malincuore, convenire che, su un altro punto, Ippolito ha ragione: chi ha un balcone o una terrazza cui dedica tempo e passione è solo perché  è assillato dalla frustrazione di non avere o di non riuscire a mantenere un vero giardino. 

lunedì 14 luglio 2014

Plumeria, il primo fiore affascina il secondo strega

Non conosco nessuna altra specie a fioritura estiva che, come e più della plumeria, sia stata capace di rubare il cuore a tanti, tantissimi appassionati che per questa elegante, profumata, conturbante e spesso capricciosa specie tropicale hanno “perso il sonno e la fantasia”” come è facilmente rilevabile da una rapida lettura dei Forum di giardinaggio o dei Gruppi FB tematici sparsi nei luoghi dove la plumeria può essere climaticamente coltivata.
Un fascino strano che si origina da una pianta tropicale dall’aspetto molto originale come ebbe a scrivere Onorato Traverso nel suo libro Botanica Orticola del 1926: La plumeria è una curiosa pianta che per i suoi fusti assomiglia ad alcuni Cereus; le foglie invece ricordano molto quelle di qualche Ficus e i fiori l’oleandro”.

 
Detto così sembrerebbe un connubio poco affascinante ma se gli appassionati sono veramente tanti è perché di Plumeria rubra forma acutifolia, un piccolo arbusto a fioritura estiva che può diventare albero nelle regioni tropicali dove è molto diffuso (Hawaii, India, Ceylon, Taiwan) ma che si trova a suo agio, con qualche riguardo, anche nelle isole mediterranee, ne esistono oramai più di 500 varietà registrate, tutte meravigliosamente colorate con grandi fiori carnosi portati in dense infiorescenze i cui colori partendo dal bianco candido assumono tonalità avorio, rosa, giallo, rosso, arancio sino al nero mattone con forme tricolori e variegature e fiammature che solo un arcobaleno può contenere.
Ed al colore di queste corolle dalla perfetta simmetria e forma a elica, a imbuto, con petali sovrapposti o arrotolati, si accompagna un particolare sentore che rievoca gli aromi ammalianti di luoghi lontani e che nelle diverse varietà può essere fruttato, mielato, speziato, di ambra solare, ma anche di mango e pesca, di gardenia ed agrumi o di fungo e mandorla amara; odore che può essere sfumato o intenso, variando da ramo a ramo.
Gina Red
E’ facile invaghirsi di tanta perfezione ma non è altrettanto certo ricevere giusta soddisfazione dalla sua coltivazione, soprattutto in vaso. A dispetto della dicitura: coltura facile, riportata da Ippolito Pizzetti nel sua Garzantina, sono molte le lamentazioni di chi da neofita si è accostato alla cura della specie: ” La mia plumeria è 10 anni che non fiorisce; pensate che quest’anno fiorirà?”;La mia plumeria fiorisce ad anni alterni è corretto?”; “La mia plumeria è rifiorita ma il ramo non si è ramificato, perché?””; “Aspetto tutto un inverno che i rami spogli a candela della mia plumeria si rivestano di foglie e di fiori ma poi, quando arriva l’estate e già ne pregusto colore ed aroma mi devo accontentare solo di grandi e belle foglie”.
Un amore, dunque, spesso non adeguatamente corrisposto; ed allora visto che anche io ho subito qualche smacco nella coltivazione di questa specie, riassumo i consigli di chi è riuscito a realizzare collezioni “grandi numeri” ed in Sicilia sono in tanti; qui, in verità, il clima, aiuta e inoltre, nell’isola, sono presenti i più importanti vivai specializzati nella coltivazione di plumeria in ambito Mediterraneo.
Plumeria: istruzioni per l’uso
Ci vuole certamente un clima mite perché la coltivazione della plumeria possa avvenire all’aperto in piena terra ma la specie si adatta perfettamente anche alla coltivazione in vaso; lungo la costa siciliana può bastare una terrazza, un sotto tetto o anche solo un balcone a patto che sia esposto ad est, prenda sole e sia riparato dal vento; è comunque l’inverno la stagione più difficile da superare perché la plumeria, che è specie spogliante, si comporta come una succulenta andando in riposo vegetativo e non tollera perciò abbassamenti termici prossimi allo zero; ci si può regolare o ricoverando i vasi all’interno o proteggendo gli apici dei nudi rami a bastone come si faceva un tempo incappucciandoli con gusci d’uovo o con tecnologia più moderna utilizzando tessuto, non tessuto. Quando la pianta è appena comprata come talea radicata, può rimanere nel suo vaso piccolo anche per tre anni, ma dopo occorre effettuare il travaso che in Sicilia si fa d’estate operando senza rompere il pane di terra. Ogni coltivatore ha il suo miscuglio segreto ma molti ritengono di avere ottenuto buoni risultati con il terriccio sciolto utilizzato per le cactaceae; nei vivai utilizzano fibra di cocco o terra nera, molto porosa ma, per un privato, è difficile da procurare. Oltre al freddo infatti, il maggior pericolo per la salute della plumeria è il ristagno idrico, foriero di letali marciumi radicali. In inverno tutti gli esperti consigliano di non bagnare o di bagnare poco e dunque in caso di piogge frequenti la pianta andrà riparata. Quando poi in tarda primavera comincerà a partire la vegetazione si potrà innaffiare bagnando bene il terriccio del vaso che dovrà tuttavia asciugare tra un’adacquata e l’altra. La plumeria è capricciosa; se è nata da seme non se ne parlerà di fiorire per molti anni; se ottenuta da talea molto dipenderà dalla corretta concimazione. Gli esperti raccomandano di regolarsi utilizzando concimi a basso titolo di azoto ed elevato contenuto in fosforo e potassio somministrati dalla primavera, in piccole dosi frequenti. Se si volesse cominciare una piccola collezione prima di lanciarsi sulle magnifiche ma delicate varietà thailandesi o americane guarderei in casa nostra rivolgendo un sguardo grato ed affettuoso alle plumerie coltivate in Sicilia sin dagli inizi dell’800.
La classica cultivar Palermitana nelle varianti " a fiore tondo", " a fiore grande e petali a punta”,” a fiore piccolo, bianco e cuore giallo” a “ fiore medio, bianco, con cuore giallo e striature rosse sul bordo”.

Se poi si preferisce un fiore con più colore, sempre nel solco della tradizione, c’è la “Palermitana rosa" rustica e resistente.
Per una ventata di novità si potrebbero provare, infine, le nuove cultivar a fiore rosso selezionate da collezionisti e vivaisti isolani ed in particolare:
da plumeriashop
Palermo Fahrenheit selezionata da una collezionista di Palermo. Il colore del fiore lilla intenso con sfumature arancio e rosse può anche diventare rosso carminio in piena stagione estiva e con temperature molto alte. Caratteristica la presenza di venature bianche e rosse su tutto il petalo. Il suo profumo è intenso e fruttato;
Palermo Princess: ottima varietà che fiorisce sino ad autunno inoltrato con fiori di media grandezza, lievemente rosati, e petali arrotondati e accavallati. Profumo molto speziato di vaniglia e gelsomino con note di cannella e noce moscata.
da plumeriashop
Palermo Red kiss: plumeria vigorosa dalla fioritura davvero spettacolare. Dagli scapi fiorali doppi o tripli si sviluppano boccioli affusolati con petali che vanno dal rosso carminio vellutato ad una tonalità di rosso cremisi molto luminoso e brillante.  Profumo intenso e persistente con  note fruttate e speziate con sentore di vaniglia.
da plumeriashop
Palermo Red Rainbow: pianta vigorosa dal profumo persistente e fruttato con intense note agrumetate e di pesca; produce boccioli di colore rosso cupo che  sviluppano fiori di media grandezza e lunga durata con prevalenza del rosso, spesso variegate di arancio, rosa, giallo e bianco crema in funzione delle condizioni ambientali.

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Di plumeria ho parlato anche qui, ancora qui ed poi li
 

martedì 8 luglio 2014

Rose botaniche: incrocio di parole

 
Dai risposta alle definizioni per trovare il nome di alcune tra le più importanti specie botaniche di rosa
Orizzontale: 1:rosa arbustiva con rami arcuati e foglie con stipole notevolmente sfrangiate; fiori semplici colore bianco crema, profumati, portati in densi grappoli; originaria di Giappone, Corea è stata scoperta nel 1784 dal botanico Thunberg ed importata in Francia nel 1860. 2: rosa di siepe o di macchia; gli antichi credevano che la sua radice servisse per curare la rabbia dei cani e le persone ferite dai loro morsi. 3: la sua introduzione in Europa attraverso l’India ha introdotto attributi unici come il colore che si intensifica con l’invecchiamento del fiore e la capacità di rifiorire senza interruzione. 4:  rosa a cespuglio di media grandezza dal fogliame verde-grigio e  dai fiori semplici, rosa chiaro e profumati; i frutti sono grandi, di colore arancio e sembrano piccole mele. 5: rosa rampicante, originaria della regione del Sikkim; ha grandi fiori giallo pallido, setosi, dal meraviglioso profumo di tè; è la rosa più vigorosa che si conosce con robuste spine uncinate. 6: rosa dai rami color rubino e foglie che sembrano azzurre; fiori piccoli, rosa a centro bianco, con cinorrodi colore prugna; non adatta al forte caldo  7:  rosa a cespuglio basso, dai fiori profumati  che hanno colore che va dal rosa al cremisi, al violetto; da essa si è originata la “Rosa degli speziali” specie che per le alte virtù terapeutiche non poteva mancare nei "Giardini dei semplici".  8: il suo arrivo dall’Asia Minore fu, per le rose europee una grande novità in fatto di colore; il suo odore non è tanto male chissà perché dicono che puzza. 9: proviene dall’Estremo Oriente ed ha una buon resistenza al freddo; le sue foglie hanno una tessitura particolare che caratterizza la specie;  tra i suoi ibridi più popolari, Blanc Double de Coubert. 10:  la "Bianca Rosa di York", a cespuglio.
Verticale: 1: da essa si sono originati molti ibridi popolari noti come "Rose del Curato"; i fiori di questa rosa sono bianchi ed hanno un particolare profumo di muschio che si ritrova anche nei suoi ibridi; 2  rosa di origine cinese ed aspetto sarmentoso, sempreverde e dalle foglie coriacee; in America è conosciuta come Cherokee rose; produce fiori bianchi, semplici, profumati. 

Bibliografia: M. Pallavicini, Le rose,  Antonio Vallardi Editore 2012;  Vivaio Anna Peyron, Roses du Temps passè,; H. Johnson, La cura del giardino, Istituto Geografico de Agostini, 1982
Web: rosedipiedimonte; Wikipedia
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venerdì 4 luglio 2014

Gelsi a colazione

La zona è una delle più trafficate della città:  una rotonda, uno snodo in cui le macchine la fanno da padrone. Se non fosse perché al centro della rotonda c’è una grande cupola verde di Ficus retusa che fa da ombra ad un’area attrezzata per bambini, il posto sarebbe infernale. Una specie di ultimo assalto degli indiani a cavallo (le macchine) che girano forsennatamente attorno ai coloni asserragliati al centro , al riparo di pochi alberi e panchine.
In questa frenetico andare, da molti anni ad ogni inizio estate, al solito posto sull’angolo della strada, fa la sua comparsa il venditore di gelsi.
Fino a qualche tempo fa veniva il padre, un anziano agricoltore con la schiena curva, la coppola calcata sulla fronte e la nuca bruciata dal sole; ora che c’è stato un ricambio generazionale, viene il figlio che veste sportivo e porta in testa un cappellino a visiera in omaggio ai tempi moderni.
Il lavoro però è rimasto antico. Il gelso è, infatti, un frutto assolutamente desueto per il consumatore moderno ed anche in campagna non se ne piantano più perché, a dispetto della bella e fitta chioma che distribuisce ombra salvifica, i frutti che produce, i gelsi appunto, soprattutto se neri, sono tra i più sporchevoli, macchianti, indelebilmente insozzanti del mondo vegetale. Il succo rosso, sanguigno, ricco di antociani che sprizza dai frutti succosi anche solo  sfiorati, non va più via; le mani che li raccolgono si possono lavare, pur rimanendo macchiate; i vestiti macchiati si devono buttare.
 
Ma il  venditore di strada che ha ancora alberi in campagna è rimasto attaccato alla tradizione familiare che interpreta come una missione;  se ne infischia delle macchie e quando è stagione raccoglie ogni mattina i gelsi maturi ( prima sono verdi, poi sono rossi ma solo quando sono neri sono pronti per essere raccolti) e dentro piccole  ceste intrecciate  a mano porta il  suo prezioso carico dal paese di Paternò a Catania dove  già di buon mattino  è alla sua postazione di  vendita.
Nonostante l’orario mattutino, sono  già in tanti i clienti  che lo aspettano in fila  perché, secondo tradizione ed è questa la sua missione, i gelsi mangiati a colazione, meglio al naturale o anche a granita, inducono, in forma naturale, un benefico, salutare,  effetto lassativo.
 
Granita di gelsi
(Ricetta di Letizia)
Si puliscono circa 400 g di gelsi togliendo il peduncolo di ciascuno frutto con una forchetta. In una pentola si fa riscaldare 1 litro d'acqua e quando  l'acqua bolle si aggiunge il succo di un limone e 200 g di zucchero. Si spegne il fuoco e si mescola; quando lo sciroppo è freddo si aggiungono i gelsi mescolando il tutto. Il composto viene versato in una teglia di alluminio o inox che deve avere la forma larga e bassa e che andrà  messa in congelatore. Dopo circa 2 ore non appena inizia a solidificare si esce dal congelatore e se ne gratta la superficie con una forchetta, rimescolando il tutto. Dopo un poco si ripete l'operazione di gramolatura. A questo punto la granita è pronta perché non congelerà più mantenendosi granulare e potrà essere conservata, coperta con una stagnola, fino al momento del consumo.

 
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