venerdì 31 ottobre 2014

Nespole d'inverno

Quannu viditi nespuli chjanciti ca' su l'urtimi frutti di l'estati
Detto siciliano

 
Il nespolo d’inverno (Mespilus germanica) è un arbusto o piccolo alberello spontaneo delle foreste d’Europa, di tale rusticità da non avere preferenze per quanto riguarda esposizione o tipo di terreno. Poco conosciuto negli orti moderni è un frutto antico. La sua origine è incerta provenendo forse dal Caucaso o dalla Persia; specie nota a Greci e Romani si dice che fosse da questi portata nel Mediterraneo dalla Germania da cui l’attributo specifico. E’ un arbusto di limitato sviluppo con rami contorti, talvolta spinosi; il suo tronco ed i suoi rami si sviluppano quasi sempre in modo selvatico e difficilmente domabile con la potatura; il suo legno, molto duro, è poco adatto all’utilizzo per lavori di ebanisteria. 
I frutti globosi, di colore marrone rugginoso, sono immangiabili subito dopo la raccolta. Hanno infatti polpa dura ed aspra, ricca di tannino e come tale dalle potenti proprietà astringenti; prima di mangiare le nespole d’inverno bisogna farle ammezzire, lasciandole maturare lentamente al caldo (in passato sotto la paglia); solo allora acquistano un gradevole sapore dolce acidulo diventando polpose e zuccherine anche se le varietà spontanee e comuni hanno frutti che contengono 4-5 semi abbastanza ingombranti in bocca, mentre alcune varietà orticole sono apirene. 
Come dice il detto popolare, con la maturazione delle nespole arriva il segnale inequivocabile che l’estate ha compiuto il suo corso e che l’autunno è incominciato. Nella tradizione siciliana le nespole d'inverno erano tra i frutti che venivano scelti per essere disposti insieme ad altra frutta secca nei tradizionali canestrini preparati per i bambini come regalo della festa dei morti.
Cose d’altri tempi sia le nespole che la festa
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domenica 26 ottobre 2014

Avocado, il burro dei marinai

Soluzione Quiz botanico ottobre 014
 
Generalità sulla specie
L’avocado, il cui nome botanico è Persea americana,   è una specie arborea appartenente alla famiglia delle Lauraceae originaria di una vasta area compresa tra Messico, Guatemala e le isole delle Antille anche se già in epoca precolombiana si era diffusa in coltivazione in altri paesi dell’America tropicale.
E’ una specie di rapido accrescimento che può raggiungere l’altezza di 8-15 metri; ha tronco eretto e chioma espansa e globosa con robuste ramificazioni aperte e spesso tortuose; le foglie sono alterne, oblunghe, coriacee e glauche al rovescio; sebbene considerata specie sempreverde alcune varietà perdono le foglie al momento della fioritura ma vengono sostituite rapidamente dalle nuove.
I fiori ermafroditi, piccoli e verdastri sono riuniti in dense pannocchie terminali e presentano una complessa biologia fiorale. Il frutto, portato da un lungo peduncolo, è una drupa a forma di pera di colore verde, viola o quasi nero, a secondo della varietà. L’epicarpo può essere sottile e liscio o più consistente e rugoso; la polpa, di aspetto burroso è di colore verdastro a contatto con l’epidermide mentre mantiene un colore giallo-biancastro al centro e contiene un unico seme di diversa grossezza, di forma sferica o ovoidale.
La polpa è molto ricca di proteine, grassi, sali minerali e vitamine.
La coltivazione dell’avocado si è diffusa nel tempo in tutte le aree a clima tropicale e temperato dove la coltivazione della specie può avvenire con successo nella fascia di coltivazione degli agrumi e più specificatamente del limone. L’avocado richiede infatti autunno ed inverno miti perché temperature di 3-4 gradi sotto lo zero arrecano danni irreversibili alla pianta. Tutte le varietà anche quelle più resistenti alla siccità non possono essere coltivate senza adeguata irrigazione. In Italia la coltivazione di avocado può essere effettuata lungo la Riviera di Ponente, in Sicilia, Calabria, lungo la Penisola Sorrentina ed in Sardegna.
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Gli antichi aztechi mi diedero un nome evocativo della mia forma; sarà per questo che nel 1915 fu ritenuto  assai poco appropriato per designare una rispettabile associazione di coltivatori americani
Le popolazioni native dell'America centro-meridionale coltivavano avocado da 8000 anni prima di Cristo e scelsero per indicarne il frutto un nome che ne evocasse la forma, lo chiamarono infatti: ahuacatl parola, poi semplificata in aguacate, che in lingua Nahuatl significa “testicolo” considerandolo un frutto propiziatorio di fertilità.  Quando il 15 maggio 1915 fu fondata l”’Associazione dei Coltivatori di Avocado della California” gli associati si diedero il nome di California Ahuacate Association in omaggio alle antiche origini azteche del frutto; ma ben presto ci si rese conto del significato del termine originario e dopo un accesso dibattito, il 23 ottobre del 1915, l’associazione cambiò nome scegliendo quello, ritenuto più appropriato, di California Avocado Association 
                                                                         
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Per dimagrire non ti fare ingannare da chi ti consiglia di mangiare i miei frutti a sazietà, per contenuto in grassi gioco alla pari con l’olio di oliva.
Il frutto maturo di avocado ha una polpa cremosa caratterizzata dal possedere un alto contenuto in grassi: 100 grammi di un avocado maturo contengono mediamente 8 grammi di carboidrati e 10-20 grammi di lipidi, ma la percentuale di essi, principalmente monoinsaturi, può arrivare anche al 30 per cento in alcune varietà. Il valore energetico di un chilo di frutti è di 2650 calorie, quattro volte il valore di un chilo di arance tanto da essere considerato, secondo il Guinness dei primati, il più alto nel mondo vegetale più ancora del valore energetico delle olive. Per questo motivo nel ‘700 veniva utilizzato su molte navi come sostituto del burro, spalmato sulle gallette e chiamato per questo “ burro del marinaio”.

L’avocado non incontra particolarmente il gusto del consumatore italiano forse perché la sua polpa non va intesa come quella di un frutto da consumare a fine pasto ma come accompagnamento di pietanze salate. L’avocado è infatti ideale per preparare antipasti o salse agro-dolci da spalmare sul pane. La famosa salsa messicana guacamole è, ad esempio, un antichissimo condimento a base di avocado, ormai diffuso in tutto il mondo. La ricetta originale era costituita dalla sola purea di avocado miscelata con succo di lime e sale, ma con l’andare del tempo è stata arricchita fino ad arrivare ai giorni nostri in una versione molto più elaborata che comprende anche pomodori, chili, cipolla, aglio, pepe da servire con tacos, grissini, verdure crude o pesce lessato.

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Se dopo una vacanza al mare gli effetti della tintarella vuoi prolungare non c’è niente di meglio da fare che massaggiarti la pelle con il mio olio
Dalla spremitura a freddo di polpa di avocado si ottiene un olio dalla notevoli virtù antiossidanti adatto per idratare la pelle e rimarginare piccole ferite. Si ritiene infatti che l’olio di avocado penetra la pelle umana più facilmente rispetto ad altri oli come quello di mandorle, mais e olio d'oliva ed è per questo molto usato in cosmetica. Si ritiene che per mantenere a lungo l’abbronzatura estiva basti massaggiare ogni sera la pelle con una miscela di olio di avocado di jojoba. E 'importante notare comunque che alcune persone manifestano reazioni allergiche di varia gravità dopo aver mangiato polpa di avocado.

Mi vuoi del gruppo A o preferisci il B: per non sbagliare prendimi entrambi
I fiori dell’avocado sono ermafroditi ma non c’è sincronismo tra la ricettività degli stimmi e la liberazione del polline. Ogni giorno si verifica una doppia antesi, di mattina e nel pomeriggio; in alcune varietà il gineceo è recettivo di mattina mentre il polline fuoriesce in serata (cultivar del gruppo A) in altre avviene il contrario con ricettività femminile pomeridiana ed il polline disponibile di mattina (cultivar del gruppo B). Perché in un impianto di avocado possa avvenire la fecondazione e la conseguente fruttificazione è necessario siano contemporaneamente presenti cultivar a biologia fiorale complementare con presenza intercalare di individui del gruppo A e del gruppo B. Tuttavia, mentre il fenomeno della doppia fioritura è particolarmente accentuato nei climi caldi, man mano che ci si sposta verso ambienti più freschi il fiore si comporta in modo disordinato con momenti della giornata in cui c’è contemporaneità di fioritura. Tra le cultivar di maggiore diffusione Hass è del gruppo A e Fuerte e Bacon del Gruppo B.

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Sono stata allevata da un postino di Los Angeles e sebbene grinzosa e di pelle scura ho avuto successo in tutto il mondo. 
Sito foto
Sino agli inizi del 900, la varietà di avocado più diffusa in tutto il mondo era la Fuerte di origine messicana caratterizzata da buona produttività e resistenza al freddo con frutti di colore verde punteggiato che maturano durante l’inverno. Nel 1926 Rudolph Hass, un postino di Los Angeles, ritirò alcune piantine dal Guatemala  per reinnestare vecchie piante di Fuerte presenti in una sua proprietà. 
Sito foto
Una di queste piante giunta a maturazione cominciò a produrre frutti molti diversi da quelli attesi; il colore dell’epicarpo era nero con andamento grinzoso ma con una polpa di qualità eccellente e con una maturazione molto tardiva che si spingeva sino a primavera inoltrata. Nel 1935 il signor Hass brevettò la varietà con il proprio cognome e da allora è una delle cultivar più diffuse in tutto il mondo.
 

 

martedì 21 ottobre 2014

Quiz botanico ottobre 014

Cinque indizi per una specie
Genere
Specie
 
nome comune
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Gli antichi aztechi mi diedero un nome evocativo della mia forma; sarà per questo che nel 1915 fu ritenuto  assai poco appropriato per designare una rispettabile associazione di coltivatori americani
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 Per dimagrire non ti fare ingannare da chi ti consiglia di mangiare i miei frutti a sazietà, per contenuto in grassi gioco alla pari con l’olio di oliva

 3
Se dopo una vacanza al mare gli effetti della tintarella vuoi prolungare non c’è niente di meglio da fare che massaggiarti la pelle con il mio olio

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Mi vuoi del gruppo A o preferisci il B: per non sbagliare prendimi entrambi

 5
Sono stata allevata da un postino di Los Angeles e sebbene grinzosa e di pelle scura ho avuto successo in tutto il mondo.


SOLUZIONE
 

venerdì 17 ottobre 2014

Hortus simplicium ad Orticolario

Un “Orto dei semplici” aperto al mondo
 su progetto di Giancarlo Torre e Keylor Vasquez Paniagua

Tra le iniziative promosse quest’anno da Orticolario, l’ evento florovivaistico “per un giardino evoluto” che ha avuto luogo ai primi di ottobre a Cernobbio, sul lago di Como,  è stato indetto un concorso internazionale per la progettazione e realizzazione di giardini creativi sul tema: Oltre i confini: visioni olfattive, un modo per rendere omaggio al filo conduttore sensoriale di questa edizione, l’olfatto, appunto, considerato tra i cinque sensi quello più misterioso e conturbante e strettamente correlato al mondo vegetale dove il profumo di un fiore o l’aroma di una foglia imprimono il ricordo di un giardino in modo molto evocativo.
Il concorso, giunto alla seconda edizione, rivolto ad architetti, progettisti di giardini, designer, artisti e vivaisti, ha visto la partecipazione di 53 progetti provenienti da tutta Italia e dall’Europa tesi a realizzare giardini capaci di interpretare in attinenza con il tema della mostra il senso di eleganza e di atmosfera che caratterizza il Parco di Villa Erba. La giuria chiamata a valutare i progetti ha scelto 15 giardini le cui installazione nel parco hanno esercitato un grande richiamo per le oltre 28.000 persone che quest’anno hanno visto la manifestazione.
Mi sono fatta raccontare come è andata da Giancarlo Torre che insieme al fratello Keylor ha allestito Hortus simplicium, uno dei giardini presenti nel Parco.

I progettisti
Giancarlo Torre e Keylor Vasquez Paniagua sono vivaisti  siciliani venuti a proporre, sul lago di Como, la loro idea di un “Orto dei semplici aperto al mondo”.
Giancarlo e Keylor sono entrambi figli d’arte avendo respirato sin da piccoli nella loro casa-vivaio- giardino di Milazzo, l’arte di collezionare e coltivare le piante che provengono da paesi lontani. Il padre, Natale Torre, è infatti, considerato a livello europeo un grande esperto in frutticoltura esotica e tropicale (annona, papaya, litchi, mango, macadamia, guajava vengono coltivati e fruttificano regolarmente in vivaio) ed è un appassionato collezionista e produttore di specie tropicali da fiore e di piante “utili”, climaticamente in grado di adattarsi alle condizioni di coltivazione dell’ambiente mediterraneo. Giancarlo è laureato in Scienze e Tecnologie Agrarie e in questi mesi è in trasferta a Tenerife per approfondire gli studi in Biologia ed Ecologia Vegetale.

Keylor è originario del Costa Rica ma si è trasferito giovanissimo con la madre  a Milazzo;  è laureato in Architettura e paesaggistica a Reggio Calabria e lavora come progettista del vivaio.
Il progetto
Giancarlo come vi è venuta l’idea di realizzare Hortus simplicium?
Il giardino che abbiamo presentato si configura come una collezione botanica di piante utili dove trovano spazio specie esotiche rare la cui possibilità di acclimatazione e coltivazione nel nostro paese è frutto di molti anni di ricerca, intercalate a essenze autoctone divenute anch’esse rare in coltivazione perché per lungo tempo dimenticate. L’orto dei Semplici della tradizione medievale dove i Semplici erano tutte le piante utili, officinali e medicamentose, si è così adattato alla società globale con specie provenienti da tutto il mondo.
Quali sono le specie prescelte e che origine hanno?
Abbiamo selezionato in totale 83 specie comprendenti specie autoctone, di varietà antiche, molte esotiche, quasi tutte subtropicali ma anche alcune di clima temperato.
Il numero poteva essere molto più alto ma ci siamo fermati a queste innanzitutto perché l’idea è quella di un giardino ben proporzionato in cui rispettare le distanze di impianto tra le essenze arboree ed erbacee e poi perché volevamo mantenere un rapporto relativo all’abbondanza delle specie utili, più vicino possibile a quello realmente presente nel mondo, per questo abbondano le asiatiche e le neotropicali mentre sono scarse invece le restanti (anche se ben rappresentate).
Chi si è occupato della progettazione dello spazio giardino?
La progettazione vera e propria è stata un lavoro di mio fratello Keylor, laureato in architettura del paesaggio che ha pensato di semplificare al massimo la struttura del giardino allargando gli spazi che, disposti a croce nell’orto tradizionale, si articolano e si espandono nel nostro progetto formando un disegno dove i percorsi ricalcano la forma della brattea di Heliconia.
Una seduta in tufo circondata da essenze con fiori o foglie profumate diventa il centro di riflessione di un giardino ormai non più “conclusus” ma aperto al mondo.
Come è stato accolto il vostro giardino dal pubblico? 
L’idea nella sua semplicità è piaciuta. Abbiamo creato un giardino didattico: tutte le essenze erano infatti accompagnate da un cartellino in stile orto botanico in cui tre righe erano dedicate alla descrizione dettagliata ma discorsiva sugli usi della pianta.  
E’ piaciuta anche l’idea del sentiero in lapillo vulcanico ed attirava ed incuriosiva la bomba di pietra lavica messa al centro del giardino; pietra dell’Etna che oltre alla funzione di seduta meditativa ricordava ai visitatori che un giardino del genere è possibile e la Sicilia è uno dei pochi luoghi in cui si possono far convivere insieme tante specie.
Siete soddisfatti della vostra partecipazione?
Siamo soddisfatti del successo ottenuto, la giuria non ci ha premiati forse ritenendo il giardino troppo semplice e poco “creativo” ma i visitatori ci hanno riempito di domande e di complimenti. E questo è più di quel che speravamo di ottenere ossia mostrare un giardino che può essere un classico frutteto, un orto, una dispensa di aromi ma che è al contempo moderno, globale ed artistico.

E’ bello constatare che a fianco dell’inarrivabile competenza del padre, i giovani professionisti della famiglia Torre si stanno ritagliando, a piccoli passi , un loro autonomo spazio professionale.


Dei Vivai Torre ne ho parlato qui
 

mercoledì 8 ottobre 2014

Le salvie di Elisa

Sito immagine
E’ stato piacevole  ed interessante parlare di salvie con Elisa Benvenuti del vivaio Le essenze di Lea, intervenuta come ospite della II edizione della Festa dei gelsomini che si è tenuta l’ultimo fine settimana di settembre, presso il vivaio Malvarosa, a Carruba di Giarre, in Sicilia.
In occasione della Festa,  Elisa ha voluto presentare al pubblico siciliano parte delle salvie che fanno bello e conosciuto il suo vivaio ma anche il suo libro: “Mille salvie”, scritto per la collana edita dall’ Associazione Culturale Maestri di Giardino, già alla sua seconda edizione.
In realtà a parlare del libro non è stata Elisa che, per carattere, in queste occasioni preferisce defilarsi ma è toccato a suo marito Marco, ex professore di lettere, il compito di intrattenere piacevolmente i presenti raccontando del perché il libro sia stato scritto e delle storie di salvie che Elisa vi descrive.
Marco Licheri ed Elisa Benvenuti formano d’altra parte un sodalizio molto affiatato; entrambi in pensione, gestiscono a Spianate, in provincia di Lucca, il vivaio Le essenze di Lea specializzato in salvie ed in altri generi della famiglia delle Lamiaceae (Phlomis, Rosmarinus, Hissopus, Origanum ed altri ancora); Elisa, metodica e precisa cura la collezione del vivaio pensando alle semine, al benessere delle sue piante e  ad intrattenere rapporti di scambio con altri collezionisti; Marco invece, pensa alla logistica, si occupa di commercializzazione e cura i rapporti con la clientela.
Insieme, in camper, girano da oltre dieci anni le più importanti mostre mercato presenti in Italia e nei paesi di confine come Francia e Svizzera andando spesso in visita presso vivai di amici, con l’intento di fare conoscere ad un pubblico sempre più vasto la versatilità e le molteplici possibilità di utilizzo in giardino del genere Salvia.
Elisa come è nata la tua passione per le salvie?
La passione per le piante in genere è nata e cresciuta nell’ambito del gruppo ADIPA (Associazione per la Diffusione di Piante fra Amatori) costituitosi nel 1987 presso l’Orto botanico di Lucca con l’intento di scambiare semi ed informazioni tra appassionati di piante insolite. Con due amiche, Lauretta ed Anna, conosciute nell’ambito del gruppo, nel 1995 ci siamo lanciate nell’impresa di impiegare il nostro tempo libero per realizzare un piccolo vivaio che abbiamo chiamato “Le essenze di L.E.A. dalle iniziali dei nostri nomi. Alla ricerca di specie originali ma rustiche e al contempo decorative da coltivare e commercializzare mi sono ricordata di un grande cespuglio di Salvia guaranitica che all’Orto Botanico di Lucca faceva bella mostra di se anche in inverno producendo grandi spighe di fiori blu e belle foglie dal profumo fruttato.
Sito immagine
Ho cominciato così a cercare di procurarmi semi di specie di salvie ornamentali intrecciando attività di scambio con altri collezionisti. Dal 2001 sono rimasta sola a gestire il vivaio con l’aiuto di mio marito Marco utilizzando una superficie all’aperto, dietro casa, di circa 5000 mq.
 
Cosa ti ha interessato particolarmente nel genere Salvia tanto da scriverne un libro?
Anche se il grande pubblico conosce sostanzialmente solo due salvie: Salvia officinalis utilizzata prevalentemente a scopo alimentare e Salvia splendens per decorare di rosso acceso le balconiere in tempo d’estate, in realtà di salvie ce ne sono più di 900 specie che diventano oltre duemila se si considerano anche gli ibridi ed i tipi.
Salvia blepharophylla Diablo


Noi in vivaio abbiamo oltre 400 entità botaniche di salvia che costituiscono una collezione che la Società Botanica Italiana ha certificato essere di rilevanza nazionale; ma non mi stanco mai di cercare e sono in continuo contatto con altri appassionati per provare nel nostro vivaio salvie sempre nuove. Con la facilità di ibridazione che caratterizza il genere è sorprendente la varietà di forme e di colori di fiori e foglie che le salvie possono avere, fiorendo per lunghi periodi dell’anno, spesso anche in inverno ed inoltre in diverse specie il fogliame è molto ornamentale e molto profumato (Salvia elegans ad esempio ha le foglie al profumo di ananas).
Salvia elegans
Quali esigenze occorre soddisfare per riuscire a coltivare con successo le salvie ornamentali?
Pur con forme assai diverse, erbacee o leggermente lignificate (suffrutice); annuali o perenni; aromatiche o da fiore, cespugliose o con aspetto a rosetta l’elemento che accomuna tutte le salvie è quello di prediligere i terreni calcarei; si ritrovano salvie sulle Montagne Rocciose, sulle Ande, sulla catena himalayana, in Anatolia, in Namibia e anche sulle coste del Mediterraneo dove, ad esempio, in Croazia si è differenziata la vera Salvia officinalis o ancora in Trentino, terra della Salvia sclarea.

Quest’anno ho provato a riprodurre specie provenienti dall’Anatolia ma l’estate disastrosamente piovosa ne ha decretato la morte. Se c’è una cosa, infatti, che le salvie pur rustiche ed adattabili proprio non sopportano è il ristagno d’acqua al piede, amando invece la siccità.

Si può fare un giardino di sole salvie?
Certamente  perché data la varietà di aspetto e di forme e con un periodo di fioritura lungo e scalare si possono realizzare angoli di salvie in fiore per tutto il periodo che va dalla primavera all’inizio dell’autunno e anche in inverno. 

Un esempio ne è Villa La Petraia nella zona collinare di Castello vicino Firenze dove vengono messe a dimora ogni anno centinaia di piante di Salvia leucantha all'interno delle aiuole geometriche a bosso che per lunghi mesi all'anno sono un'esplosione di colore arrivando a naturalizzarsi  e a disseminarsi da sole. Un nostro cliente ad esempio ama particolarmente Salvia taraxacifolia, una specie proveniente dai rilievi atlantici del Marocco dall’aspetto a cuscino e dal fogliame grigio verde profumatissimo; nel tempo le sue salvie si sono acclimatate ad inverni a -14 gradi e quelle venute da seme si sono dimostrate sempre più resistenti al freddo; ma più di metà del territorio italiano è adatto alla coltivazione della salvia; alcune specie sopportano il sole diretto altre prediligono la mezz’ombra ma tutte vogliono terreno ben drenato, sciolto e tendenzialmente calcareo.

Quali sono le tue salvie preferite?
Data la facilità  di ibridazione della salvia sono molto legata agli ibridi che si sono formati nel nostro vivaio come ad esempio Salvia greggii 'Lea' selezionata in vivaio nel 2001, dai fiori rosso fuoco e foglie molto profumate e sagomate o gli ibridi di Salvia splendens che abbiamo denominati con termini derivati dalla storia medievale di Altopascio e che riguardano località attraversate dalla antica via Francigena che da Santiago di Compostela giungeva sino a Roma: abbiamo così chiamato alcuni ibridi 'Martinus Borg' dai fiori viola scuro, 'Arne Blanca' dai fiori rosa tenue, 'Redecoc 'dalle corolle rosa screziate, ' Calderon d’Altopascio' dal portamento basso ed i fiori rosso acceso.
Salvia splendens 'Campmaiore' oggi Camaiore
E le specie di salvia da utilizzare in cucina?
Non c’è solo Salvia officinalis tra le specie a foglia commestibile; c’è ad esempio Salvia sclarea chiamata anche Erba moscatella, utilizzata per aromatizzare il vino, rustica e con una fioritura spettacolare; Salvia elegans dalle foglie profumate di ananas e fiori rossi; Salvia grahamii sin S. microphylla detta anche salvia menta dal portamento arbustivo e piccole foglie rugose e fragranti.


Con le salvie dunque  aroma e colore sono assicurati in cucina  e in giardino; non resta che leggere il libro "Mille salvie"di Elisa per saperne di più su un genere di piante facili da coltivare, belle da guardare e  appassionanti da collezionare.




domenica 5 ottobre 2014

Sotto il vulcano si parlerà di rose

Questo fine settimana ha chiuso i battenti Orticolario, mostra del verde che si svolge a Cernobbio sulle rive del Lago di Como e che rappresenta forse la più blasonata ed intellettuale kermesse dedicata al giardinaggio di qualità in Italia; la settimana prossima, dal 10 al 12 ottobre,  sarà la volta della mostra alla Landriana, nel Lazio e così potrà dirsi concluso il lungo periodo dell’anno dedicato alle grandi mostre del verde ornamentale.
  
Calendario mostre di giardinaggio 2014
Dopo la sbornia di acquisti per il giardino o il verde di casa è giunto, dunque, il tempo di affinare la propria tecnica giardiniera apprendendo nozioni adeguate per accudire con successo i nuovi acquisti di stagione. Per noi siciliani, che da isolani viviamo un poco ai margini delle grandi manifestazioni nazionali e delle opportunità di studio e di approfondimento che ad esse, di norma, sono collegate, si prospetta dal 7 al 9 novembre una interessante opportunità sotto forma di un Campus nazionale dal titolo “Rose sotto il vulcano, Creazione e cura di un roseto, fra cespugli, erbe e sciare niure” che si svolgerà presso i  Vivai Valverde (Ct) di Ester Cappadonna e Francesco Borgese in collaborazione con l' Associazione Maestri di Giardino.
L’Associazione Maestri di Giardino, nata nel 2011 su iniziativa di 23 soci fondatori, opera a livello nazionale mettendo a disposizione l’esperienza e la competenza acquisita dai propri aderenti (giardinieri, vivaisti, paesaggisti, architetti, ) al servizio del pubblico di appassionati. l’ Associazione ha, ad esempio,  una propria attività editoriale che pubblica racconti di autori, Maestri di Giardino, che descrivono in modo semplice e colloquiale sia argomenti di interesse botanico e paesaggistico che racconti di esperienze personali legate al proprio lavoro di “giardiniere". Accanto all’attività editoriale vengono, poi, organizzati presso vivai dei soci aderenti, laboratori di formazione, seminari intensivi, campus aperti a tutti coloro che intendono arricchire le proprie conoscenze in campo botanico o nell’arte di fare giardino.
 
Il 7° Campus nazionale organizzato in Sicilia avrà luogo presso i Vivai Valverde  che hanno sede alle pendici dell’Etna in un territorio, la cosiddetta “Vallis viridis”, che è tra i più suggestivi e naturalmente verdi del territorio etneo; si parlerà di rose, una specie,  in Sicilia, non presente in modo abituale nei giardini di tradizione.

Il programma del Campus è articolato dal venerdì alla domenica con visite a giardini privati e conferenze tenute dai seguenti Maestri di Giardino: Maurizio Usai, Rose: varietà, suggestioni, supporti; Ester Cappadonna, Le vecchie rose di Sicilia; Francesco Borgese : La Sicilia nera e la Sicilia bianca, l’impostazione ornamentale del roseto; Maurizio Feletig, Alla scoperta di una pianta:fusti, bacche e foglie (e fiori); Didier Berruyer, Ogni rosa ha il suo posto, ogni posto ha la sua rosa. Nella giornata di domenica si svolgeranno poi, laboratori di realizzazione e di manutenzione di un roseto.
Tutto il programma sembra molto interessante e fa venire voglia di estendere la partecipazione anche all’extra campus che prolunga il divertimento anche nei giorni di giovedì 6 e lunedì 10 per visitare grandi giardini presenti nel territorio catanese.

Una splendida iniziativa ad un costo tutto sommato abbordabile andando da un massimo di 390 euro del programma lungo (6-10 novembre, comprensiva di pranzi, cene e coffee break più passeggiata botanica), al pacchetto ridotto di 320 euro (7-9 novembre con due pranzi e cene e coffee break). Sconti vengono praticati agli aderenti l’Associazione.
Se c’è un appunto da fare è il periodo scelto  per l'iniziativa che prevede lo svolgimento del Campus in novembre in giornate  normalmente destinate allo svolgimento di attività lavorative.  Mi sarebbe piaciuto potere scegliere anche un programma minimo svolto esclusivamente nei pomeriggi e nella intera giornata di domenica. Per chi fosse interessato, e sono sicura che molti lo saranno, c’è tempo sino al 15 ottobre per sottoscrivere l’iscrizione.

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