mercoledì 22 maggio 2019

I nuovi giardini del Radicepura Garden Festival 2019

Seconda puntata
Dopo avere descritto, nella precedente puntata, le installazioni: Arcobaleno di spighe Designers: “ Colori nel Verde Garden Design”, A. Romagnano, G. Tagliabue e Carmine Catcher di A. Rhodes, C. Flatley proseguiamo la descrizione dei nuovi giardini del Radicepura Garden Festival con il progetto:
Come back to Itaca, NaCl Team  
E’ questo un giardino realizzato da uno studio di architetti siciliani che opera ad Acireale e che, come prevedibile, parlando di ritorno ad Itaca, racconta di un viaggio verso casa. Come raccordare il tema del viaggio con quello del Festival? “Il giardino produttivo” è stato interpretato sia come crescita vegetativa di ortive, di ornamentali insieme a qualche pianta di vite, che soprattutto come produzione sensoriale ed emozionale legata al viaggio, facilitata dalla presenza di numerose specie aromatiche che sono state disposte all’interno del giardino.
La fonte di ispirazione del Team è stato soprattutto un passo dell’Odissea in cui Ulisse visita il giardino di Alcinoo e rimane incantato dalle bellezze delle piante che vi crescevano ma anche la poesia Itaca di Konstantinos Kavafis ha aiutato a raccontare il  viaggio come metafora della vita dove il punto focale non è tanto la destinazione quanto l'atto del viaggiare.  
Il percorso del viaggio nell’installazione è delineato da una sequenza di tondini di ferro disposti in file doppie e a semicerchio sui quali si arrampicano passiflore ed in particolare Passiflora edulis nel primo semicerchio e specie diverse di Passiflora (io ho identificato la Passiflora quadrangularis) nel semicerchio più interno.
Il percorso porta ad una pozza d’acqua circondata da gelsomini;  acqua intesa come fonte primaria di sussistenza per assicurare la crescita vegetativa delle piante ma anche come mare che Ulisse deve attraversare per raggiungere casa (dal che le barchette di carta sospese, realizzate con fogli stampati della poesia Itaca).
In uscita un ambiente arido di cactus e euphorbie ricorda gli ostacoli che si possano incontrare lungo il viaggio alleviati però dalla presenza di una saia, una condotta che porta acqua ad un limone. Il viaggio, infatti, ci farà vedere con occhi diversi anche le difficoltà della vita  per le tante opportunità avute di nuove conoscenze e di nuovi saperi. 
Il giardino della signora; Progettista: Guillame Servel
E’ questo un giardino realizzato da un paesaggista francese che ha voluto rendere omaggio all’Etna, che da gran “Signora” domina il paesaggio di questa parte di Sicilia. Il giardino è circondato da piante di agrumi e di olivo per mettere in contrapposizione l’ambiente coltivato con l’ambiente naturale dove l’Etna, pur con fenomeni di indubbia violenza e spettacolarità, si è comportata sempre con signorilità,  arrecando alle popolazioni il minor disturbo possibile ed anzi rendendo fertili i coltivi con l’apporto di abbondante cenere vulcanica.
Per rendere l’idea, applicando la tecnica inglese detta landscape reflection, è stata costruita una collinetta che tende a riprodurre come in uno specchio l’ambiente circostante ed infatti nel progetto iniziale erano stati introdotti molti endemismi presenti sull’Etna come Betulla aetnensis, Berberis aetnensis, crespino, astragalus, rumex insieme ad altre specie pulviniformi tipiche del deserto vulcanico.
Idea progettuale suggestiva ma difficile da realizzare per diversi motivi: condizioni ambientali a Radicepura molto diverse da quelle tipiche dell’alta quota montana; enormi difficoltà di reperimento del materiale vivaistico di queste specie spontanee. Per quanto si è potuto, si è dato fondo alla collezione di specie in vaso di ambiente mediterraneo presenti presso i Vivai Faro per un progetto di ricerca e formazione finanziato dal Fondo Europeo di Sviluppo, mettendo a dimora tra l’altro tanaceto, artemisia, berberis sp., Euphorbia dendroides, Senecio aetnensis, Centranthus ruber , ferula. C'è da dire però che il giardino, nel suo complesso, è ancora un poco spoglio perché la maggior parte delle specie sono a lenta crescita  e non sono ancora in grado di camuffare antiestetici tubi di irrigazione rimasti a vista. 
C’è poi un punto dolente: la presenza incongrua di un gran numero di piante di Cycas revoluta con funzione, a mio parere tappabuchi. So per certo che le cycas, nel progetto iniziale sottoposto alla giuria, non erano state inserite ma quando il progettista è sceso in Sicilia per realizzare il giardino ha voluto rendere omaggio in questo modo ai Vivai Faro che della cycas sono grandi produttori.  

Una piccola idea da copiare, infine: tutte le specie sono identificate utilizzando etichette di ardesia che hanno un aspetto molto gradevole e per le quali si assicura una lunga durata.
The Babylonian Cradle di E. Gazzi e P. Grant
Una italiana ed un francese entrambi paesaggisti  che vivono e lavorano insieme a Barcellona hanno realizzato per il Radicepura Garden Festival una installazione che si rifà ai giardini babilonesi (Culla babilonese) a cui si fa risalire il passaggio tra il giardino con funzione essenzialmente produttiva e perciò incentrato sulla coltivazione di frutta e verdura per la sola sussistenza, al giardino per diletto basato sull’aspetto estetico, filosofico, ricreativo della composizione vegetale.
Le palme tipiche di questi giardini sono state realizzate con alte pile di vasi i cui colori sono tipici del Medio Oriente e che portano in cime un’agave per ricordare, stilizzata, la chioma di una palma.
Alla base, a delimitare il giardino, sono state scelte specie vegetali con un alto potenziale produttivo come il limone, arrivato sulle rive del Mediterraneo dall’Oriente; il papiro coltivato per la produzione della carta, la menta per aromatizzare il the. I cuscini richiamano il concetto di Culla babilonese del titolo, invitando a rilassarsi all’interno del giardino.
Qualche curiosità da raccontare a proposito di questa installazione:  è stato merito dell' ingegnere alla Sicurezza del Parco avere reso stabili queste alte palme stilizzate facendo impilare i vasi su di un’anima di ferro saldamente ancorata al terreno. I vasi inoltre, sono stati colorati dagli studenti dell’Istituto Tecnico Agrario di Giarre durante le attività di alternanza scuola lavoro.

mercoledì 15 maggio 2019

I Giardini di Radicepura Garden Festival 2019

 Prima puntata 
Ha preso avvio da poche settimane la seconda edizione del Radicepura Garden Festival, Biennale del Giardino Mediterraneo organizzata a Giarre, in Sicilia, dai Vivai Faro nella prestigiosa sede della Fondazione Radicepura, un Parco botanico tra l’Etna ed il mare dove paesaggisti, garden designer, artisti internazionali hanno realizzato, per questa edizione che si protrarrà sino ad 27 ottobre, dieci installazioni ispirate al tema del Giardino Produttivo sono state scelte tra oltre 150 progetti under 35 passati al vaglio di una giuria internazionale guidata da Sara Eberle.
Il parco botanico di Radicepura
Così come nella precedente edizione, alle dieci installazioni di progettisti giovani, ognuna delle quali copre una superficie di circa 60 mq, si sono aggiunti due grandi giardini su progetto di Senior Designer di grido come Antonio Perazzi e Andy Sturgeon a cui fanno da contorno installazioni più piccole insieme a contributi di artisti come Renato Leotta e Adrian Paci.
Evidentemente per fare spazio ai giardini di questa nuova edizione del Festival è stato necessario rimuovere le installazioni precedenti ma le più importanti, quelle realizzate da progettisti di fama internazionale come Tour d’y voir di Michael Péna, Anamorphose di Francois Abélanet, e Alpheus and Aretusa di James Basson sono state mantenute e mentre l’installazione Anamorphose è stata ripristinata con essenze aromatiche, in omaggio al filo conduttore del Festival sul Giardino produttivo, le altre, a distanza di due anni dalla loro prima collocazione, hanno finalmente raggiunto una composizione vegetale più matura, compiuta. 
Anamorphose
Tour d’y voir non è più solo una costruzione di tubi Innocenti sulla quale salire tramite una doppia scala interna per spaziare lo sguardo su questo grande giardino che è la natura di questa parte di Sicilia; sono, infatti, un poco cresciute le piante di Trachelospermum jasminoides a suo tempo piantumate per cercare di camuffare i tubi e all’interno della torre ha trovato collocazione, come da progetto, un’alta kentia
Il giardino di Besson è un angolo di flora mediterranea spontanea. Al momento della sua installazione mi era sembrato un guazzabuglio disordinato di piante messe alla rinfusa, ma oggi, dopo avere partecipato ad un workshop con l’autore, che ho apprezzato molto per la sua competenza botanica e la sua passione verso la flora mediterranea, mi sono ricreduta tanto da considerare Alpheus and Aretusa il giardino che oggi più preferisco.
A raccordare i diversi giardini, in questa edizione si è provveduto a realizzare piazze, slarghi attrezzati dove rinfrescarsi e riposare.
Per quanto riguarda i nuovi giardini cercherò di descriverli tutti ma a puntate per non stancare con troppe informazioni.
Arcobaleno di spighe 
Designers: “ Colori nel Verde Garden Design”, A. Romagnano, G. Tagliabue
Più che un vero e proprio giardino, è questa un’installazione, essendo realizzata fuori terra su cassoni in legno che nella precedente stagione ospitavano Il Giardino della Dieta Mediterranea. I suoi autori hanno voluto esprimere un inno alla prosperità scegliendo di seminare sette diverse antiche varietà siciliane di frumento (Margherito, Timilia, Pavone, Scorsonera, Bufala nera corta, Bufala bianca, Irmana, seminate personalmente dagli stessi autori in febbraio) disposte a semicerchio e le cui diverse tonalità di colore delle spighe dovrebbero assicurare l’effetto arcobaleno.
Per non lasciare il ruolo da protagoniste alle sole graminacee che in clima siciliano hanno, si sa, durata limitata, soprattutto in estate, il concetto di spiga è stato declinato utilizzando anche piante aromatiche ed ornamentali come Lavandula dentata, Salvia leucantha, Phlomis fruticosa con riferimenti anche alla biodiversità ed al rapporto con i pronubi.
Sullo sfondo alcune essenze arboree come Schinus molle, specie fortemente aromatica, corbezzolo, bergamotto, melograno. La cenere nera dell’Etna a ricoprire il terreno con funzione pacciamante è un omaggio al luogo che ci ospita; sedute in balle di paglia completano l’installazione.
Carmine Catcher,
Designers:  A. Rhodes, C. Flatley.

Il progetto, il cui titolo in italiano significa: Raccoglitore di rosso carminio, è stato realizzato da una paesaggista inglese che vive in Scozia. Fra tutti i giardini realizzati quest’anno questo mi pare quello in cui sia più leggibile il riferimento al tema conduttore del Festival che è il Giardino produttivo, infatti ,  in esso si fa riferimento all’antica tradizione azteca, carpita poi dagli spagnoli dopo la conquista dell’America, di produrre il colore rosso carminio, molto utilizzato per la tintura delle stoffe, per la pittura ma anche come colorante alimentare o in cosmesi, partendo dall’allevamento di un insetto, una cocciniglia in particolare (Dactylopius coccus), che vive in modo specifico su piante di Opuntia ficus indica.
Secondo un'antica tecnica tradizionale la cocciniglia veniva allevata sulle piante di fico d’india, raschiata con attrezzi idonei e quindi essiccata e polverizzata. Oggi il rosso carminio è utilizzato come colorante naturale e con la sigla E147 viene aggiunto a molti alimenti tra cui ad esempio l’Aperitivo Campari.
Nell’installazione, file ordinate di Opunzia ficus indica ricordano la tecnica di coltivazioni, teli rosso carminio ne indicano il colore tipo; una serie di piatti in ceramica dell’artista C. Flatley ricordano l’importanza di raccogliere l’acqua in ambienti aridi come quelli di coltivazione del fico d’india e presentano sfumature diverse di colore per definire le possibili tonalità di rosso carminio che si ottenevano da questa produzione.
 
PS. Si ringrazia Erika Longo dello staff del Radicepura Garden Festival per le interessanti notazioni avute durante la visita guidata ai giardini

 continua……...
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