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giovedì 15 settembre 2016

Firmiana simplex, un albero poco usuale

Che pianta è questa?

Domanda:
Ho acquistato cinque anni fa, presso un vivaio della mia zona, una pianta di Brachychiton discolor  per il mio giardino di Noto, in Sicilia; mi piace molto questo albero australiano resistente al nostro clima e molto ornamentale per la bella fioritura rosata, ma quest’estate che la pianta è fiorita, dopo un'attesa di oltre cinque anni, si è reso da subito evidente che non si tratta affatto di Brachychiton discolor ma di un albero a me sconosciuto che, dopo una fioritura insignificante, ha prodotto dei curiosi frutticini  verdi, rotondeggianti, attaccati a foglie coriacee a forma di cucchiaio, riunite in gruppi pendenti. Saprebbe dirmi di che pianta si tratta?
Risposta:
L’albero che ha la fortuna di avere nel suo giardino è Firmiana simplex una specie molto simile per fogliame, portamento e colore del legno alla specie che avrebbe voluto comprare, Brachichyton  discolor, appartenendo entrambe alla stessa famiglia delle Sterculiaceae poi, declassata, secondo le imperscrutabili regole della nomenclatura botanica moderna, a sub famiglia delle Sterculioideae afferente alle Malvaceae.
A sinistra Brachychiton discolor a destra Firmiana simplex

Nonostante l’origine botanica comune ci sono notevoli differenze tra le due specie a cominciare dall’origine; Il genere Brachychiton è, ad esempio, di origine australiana mentre Firmiana simplex proviene dal Sud-Est asiatico (Cina, Taiwan, Isole Ryukyu) dove è conosciuta con il nome di “albero parasole”; si tratta di un robusto albero a foglia caduca e portamento eretto che può raggiungere nel nostro ambiente i 15 metri d’altezza;  le foglie palmate,  dotate di un lungo picciolo rossastro, sono poste alternate in modo regolare a formare una chioma ad ombrello molto ornamentale che ne fa, nelle regioni tropicali, una pianta molto ricercata per alberature stradali o grandi parchi e giardini. 
La fioritura della specie, a differenza di quella rosata del Brachychiton discolor , non è di particolare interesse; in maggio, giugno si formano, infatti, grappoli di piccoli fiori unisessuali, bianco verdastri cui seguono, in estate particolari frutti membranosi formati da brattee larghe e ricurve con 4-6 semi rotondi, un poco grinzosi, che maturano tra settembre e dicembre.
I frutti coriacei rimangono a lungo sulla pianta conferendole un aspetto esotico, particolare. La specie è molto rustica ed adattabile in fatto di suolo e di clima; tollera il calcare e preferisce terreni ben drenati dove potere facilmente affondare il robusto apparato radicale; è specie resistete alla siccità ma se questa è troppo prolungata le foglie perdono turgore afflosciandosi e da un punto di vista climatico, a differenza della specie australiana, si spinge al nord: esemplari di Firmiana si trovano coltivati a Roma e più in su, fino alla Francia.
 
 
La specie si riproduce facilmente da seme e si adatta bene alla coltivazione in vaso.
Tratto dal libro "Le piante insolite" di Guglielmo Betto, Mondadori
 
Ora che sappiamo che il suo esemplare non è un Brachychiton, per evitare rametti disseccati e defogliati, un poco d'acqua in estate non dovrà mancare. 
Dove trovarla? Vivai Torre

sabato 2 luglio 2016

Kaki nero

Diospyros nigra, un frutto esotico color cioccolata
Arriva l’estate e con i primi giorni di vacanza mi sento sulla pelle una gran voglia di esoticare.
Sogno di nuotare in mari tropicali,  di stare a crogiolarmi al sole su spiagge di sabbia impalpabile annusando il profumo di fiori al “Laim dei caraibi”, sorseggiando drinks dal sapore tropicale dentro gusci svuotati di noci di cocco. E’ un desiderio che dura poco perché sono pigra ed è molto più comodo sognare sprofondata nella mia poltrona e con il mio amato computer sulle gambe che partire per luoghi ingrati; i mari tropicali, lo sanno tutti, sono infestati da squali;  sdraiata sulle sabbie impalpabili verrei colpita da un eritema super; gli zanzaroni giganti dei tropici non mi darebbero scampo.
In fin dei conti non vale la pena fare tutto sto viaggio solo per il piacere di mangiare frutta esotica dal sapore omologato,  se la stessa frutta la posso gustare più comodamente in Sicilia dove diversi vivai e produttori la coltivano da anni con successo: mango, papaya, litchi, annona, guava, avocado, carambola, melarosa, syzygium sono, infatti, solo alcuni dei frutti che ho avuto modo di assaggiare a due passi da casa, direttamente raccolti dalla pianta con alterne preferenze di gusto.
Non posso proprio dire, ad esempio, che valga la pena fare un lungo viaggio per assaggiare un frutto chiamato Black sapote prodotto dalla specie Diospyros nigra delle famiglia delle Ebenaceae, la stessa per intenderci del naturalizzato kaki (Diospyros kaki) o dell’esoticissimo ebano, il legno nero prodotto dalla specie Diospyros ebanum.
Il black sapote è un frutto che matura all’inizio dell’estate, un frutto a polpa nera che è tra i più inquietanti a gustarsi. La specie Diospyrus nigra che lo produce è originaria della regione dei Caraibi ma è oggi coltivata come specie da frutto e come albero ornamentale per parchi e giardini in tutte le regioni a clima tropicale e sub tropicale del mondo. E’ specie rustica e resistente che si adatta a vivere anche in regioni a clima temperato a condizione che vi sia disponibilità idrica e che le temperature non scendano troppo sotto lo zero.

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Il kaki nero è un bell’albero dal fogliame sempreverde con foglie alternate, coriacee, ellittiche ed oblunghe con apici appuntiti e bordi marcati, di colore verde intenso e brillante; la fioritura primaverile ha fiori di colore bianco, alcuni perfetti con stami e pistillo e altri portanti solo piccoli stami; sono solitari o riuniti in piccolissimi gruppi ed emanano una piacevole fragranza. 
Il frutto, di forma sferica, appiattita alle due estremità come un pomodoro, ha inizialmente colorazione esterna verde chiaro, poi verde oliva per raggiungere a fine ciclo un verde marcatamente muschiato.
La polpa invece, in fase di maturazione passa dal marrone, al marrone scuro quasi nero (da cui il nome black sapote attribuito al frutto) per arrivare ad una colorazione tanto vicina al cioccolato da farle assumere anche il nome popolare di “chocolate pudding fruit”. La polpa, ricca di vitamina C e lievemente astringente, ha consistenza budiniforme e sapore definito in letteratura, dolce. All’interno cinque sei o più semi anch’essi marrone ma non mancano esemplari completamente apireni.
Devo confessare che sebbene ben disposta ad assaggiare il gusto tropicale l’aspetto di questo frutto maturo mi ha lasciata perplessa; a dispetto del nome che gli hanno affibbiato di “frutto nutella”, infatti, il colore marroncino e la consistenza cremosa fanno pensare a ben altra cosa, un poco meno appetitosa.
Io l’ho gustato spalmato sul pane e tutto sommato non era male ma certo non tanto da giustificare un viaggio ai tropici.
Dove trovarlo
 

venerdì 23 ottobre 2015

Olea leucocarpa, la stranezza dei frutti albini

Stranezze ce n’è tante a questo mondo per chi ha sempre voglia di cambiare, ma io, invece, che non amo le sorprese vorrei che tutto rimanesse sempre uguale; stesso modo di vestire, scarpe basse e pantalone; stesso taglio di capelli senza uso di tinture; stessi amici di una vita con cui andare per giardini; stessa foto sul profilo che non voglio più aggiornare. Nella vita ho bisogno di certezze, come quelle che, per farvi capire, in campo alimentare sono per me le olive.
Ne conosco molti che non le possono sopportare, ma a me piacciono e non mi ci vuole molto a stabilire quale di esse devo consumare: o le prendo nere più o meno condite o raggrinzite come quelle infornate da usare per la pizza o le compro verdi, fatte in salamoia intere o denocciolate, connubio ideale per tutte le insalate. 
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Amo le olive perché su di esse non c’è niente di nuovo da scoprire; è un alimento antico, un punto fermo in un mondo volubile in continuo divenire. Questo pensavo fino a pochi giorni fa quando ho scoperto che anche tra le olive si nasconde una insospettata, imprevedibile novità.
 
Esiste, infatti,una varietà di olive i cui frutti a maturazione ultimata sono bianchi perché come avviene negli organismi albini,  le sue drupe sono prive di pigmento. Olea europaea var. leucocarpa costituisce una popolazione di antiche varietà di olivo presenti sporadicamente  in coltivazioni in alcune regioni come Toscana e soprattutto Calabria,  provenienti in origine dalla Grecia. La particolarità dei suoi frutti è quella di essere privi di pigmenti antocianici che sono quelli a cui si deve, in fase di maturazione, l’inscurimento della polpa delle olive. I frutti delicati, di forma ovale e polpa carnosa, sono inizialmente verdi diventando a maturità uniformemente bianchi, con una resa in olio del tutto simile a quella riscontabile in altre varietà.
L’olio che se ne ottiene è molto chiaro e per tradizione veniva mescolato con balsamo e estratti di particolari radici per ottenere l' olio del Crisma, utilizzato per le cerimonie sacre e per alimentare le lampade nei luoghi di culto in quanto bruciando produce poco fumo; ecco perché, in Calabria, soprattutto nelle aree di origine bizantina, piante di olivo leucocarpa o leucolea, com’è in uso chiamarlo localmente, venivano piantate nei pressi dei monasteri basiliani.
Io le olive leucocarpe le ho comprate in occasione di una fiera da un produttore che per il semplice piacere della novità ne ha piantate una manciata di esemplari tra le tante di un nuovo oliveto.

Dopo cinque anni dall’impianto gli olivi sono entrati in produzione e a fronte di un olio dal gusto un poco insapore hanno dimostrato di possedere, invece, una notevole piacevolezza estetica al momento dei frutti  giunti a maturazione. Ed è questo, ritengo, l'utilizzo più appropriato di questa particolare varietà di olivo, un modo per dare un tocco di originalità ad un  angolo di giardino mediterraneo; viceversa, per uso alimentare, dopo la fatica di averle schiacciate, tenute in acqua ricambiata per cinque giorni ed infine messe sott’olio, le olive bianche mi hanno dato una forte delusione per il loro gusto sciapo e lo scarso sapore.
E poi dite che non ho ragione quando penso che è meglio non cambiare perché a rincorrere le novità si finisce, quasi sempre, per sbagliare.

Dove trovarlo: il produttore ha comprato le piante di Olea leucocarpa presso  Vivai Russo, contrada Statella snc, 95036 Randazzo (Ct)

martedì 18 agosto 2015

Stenocarpus sinuatus e le sue ruote di fuoco

Sono australiane alcune delle specie arboree (Casuarina, Araucaria bidwillii, Lagunaria patersonii, Grevillea robusta, Brachychiton nelle tre specie discolor, populneus ed acerifolius) più diffusamente utilizzate nelle regioni meridionali a clima mite per realizzare alberature stradali o come esemplari in parchi pubblici, in aree condominiali o nel verde privato perché specie climaticamente adattabili e dotate di una notevole resistenza al secco e perché hanno una particolare, discreta, esoticità che ne caratterizza il portamento e la fioritura.
Ma se il mercato australiano delle piante arbustive introduce con continuità novità commerciali sul mercato europeo, per le piante arboree sembrerebbe essere giunti ad un punto morto come se il multiforme continente australiano non disponesse di altre tipologie di alberi da offrire al mercato del verde ornamentale mediterraneo, fatta eccezione per i generi Acacia ed Eucaliptus che, per certi versi,  sono ancora in parte da  scoprire.
Ed invece qualche giorno fa, visitando i Vivai Torre, a Milazzo, mi sono imbattuta in un albero di origine australiana che non avevo mai visto prima e che faceva bella mostra di se in un angolo del giardino; si tratta di Stenocarpus sinuatus, un grande albero delle foreste pluviali della costa  orientale dell’Australia, dalla vegetazione sempreverde molto decorativa e dalla fioritura esplosiva come solo le Proteaceae sanno fare.
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Avrei inserito la specie nella casella mentale di una bella, potenziale, novità per i giardini mediterranei se non avessi avuto modo di vederne, nello stesso giorno, un secondo esemplare in tutt’altro luogo, vicino Taormina, in una recente sistemazione a verde eseguita dal vivaio PianteFaro.  Ora, se, come diceva Agatha Christie : “un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova” il terzo indizio,  che è  la prova che la specie non è nuova al clima mediterraneo, me l’ha fornito Giancarlo Torre mandandomi la foto di un grande esemplare di Stenocarpus sinuatus scattata a Milazzo nel giardino di una villa abbandonata. 

Ritengo, allora, che valga la pena conoscere meglio questo albero dalla fioritura assai particolare,  perché sono certa che presto lo ritroveremo come ospite abituale dei nostri giardini.

Caratteri della specie
Il genere Stenocarpus appartiene alla famiglia delle Proteaceae e comprende circa 30 specie di alberi ed arbusti distribuiti in Nuova Guinea, Nuova Caledonia e Australia; l’etimologia del nome generico deriva dal greco stenos e karpos, cioè dai frutti stretti, appiattiti, mentre l’attribuzione specifica di  'sinuatus'
riguarda le foglie che hanno il margine sinuoso, ondulato.
Stenocarpus sinuatus è un albero di media grandezza che nella terra d’origine raggiunge i quindici metri d’altezza ma con una crescita molto lenta; è specie sempreverde con foglie lucide, coriacee, di colore verde chiaro, rossastre sulla pagina inferiore, variabili nella forma: le giovani sono spesso profondamente lobate, lanceolate o oblunghe con margini interi ma ondulati; negli alberi adulti invece le foglie sono più piccole e meno lobate. L’aspetto più caratteristico della specie è la particolarissima fioritura che ha meritato all’albero l’appellativo anglosassone di Firewheel, 'ruota di fuoco'. 
Gli strani e brillanti fiori, privi di odore, riuniti in gruppi, sono in realtà infiorescenze a ombrella nelle quali i singoli fiori ermafroditi hanno i sepali saldati in forma irregolare  con  un tubo corallino aperto nella parte basale mentre all'apice assume forma globulare e ricurva,  di colore giallo verdino;  i fiori sono saldati in cima a peduncoli tubolari di colore rosso brillante che nascono tutti dallo stesso punto centrale e che, per il loro colore, dapprima aranciato e poi rosso scarlatto e per la disposizione circolare, sembrano i raggi di una ruota infuocata. I fiori esercitano, nelle regioni d'origine, un grande richiamo per gli uccelli. 
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I frutti sono follicoli deiscenti a barchetta, lunghi e molto sottili,  simili a quelli del Brachychiton e contengono numerosi semi piatti. 
Disegno di Margaret Preston
La specie è popolare in Australia tanto da essere ritratta in composizioni artistiche e, trattandosi di "ruote" è stata adottata come pianta mascotte del Rotary Club nel mondo. Nel clima Mediterraneo può trovare collocazione in giardino in pieno sole o in leggera ombra in aree non soggette a gelate, anche se la specie è in grado di tollerare situazioni occasionali di freddo (-2 °C) . Le basta un angolo abbandonato del giardino per crescere bene ma come  tutte le proteacee anche lo stenocarpus è molto sensibile al fosforo dimostrandolo con foglie gialle e clorotiche; sopporta bene le potature e cresce agevolmente anche in vaso .
 

mercoledì 13 maggio 2015

Celtis australis, un albero spaccasassi

Celtis australis è un grande albero che vive spontaneo nel nostro ambiente climatico ed è frequentemente utilizzato a scopo ornamentale nelle alberature stradali o nei grandi parchi cittadini; a dispetto del nome scientifico che sembrerebbe attribuirgli un'origine australiana è specie proveniente dalla vicina Asia minore da dove si è ampiamente diffuso in tutto i paesi del bacino del Mediterraneo.
La denominazione botanica si deve a Linneo che per il genere utilizzò un vocabolo della tarda latinità quando con la parola celtis si indicava una pianta arborea dai frutti eduli indicando, poi, per l’attribuzione specifica, una generica provenienza dall’ Europa meridionale o australe. Molti i nomi comuni o dialettali: bagolaro, spaccasassi, caccamo, menicucco. La caratteristica per cui è comunemente conosciuto è la notevole robustezza dell’apparato radicale che corre in profondità anche su terreni pietrosi meritandosi il nome di “albero spaccasassi”.
E’ un albero dalla imponente impalcatura dei rami che supporta una chioma globosa a maturità; le foglie sono caduche, semplici, alterne, con il margine seghettato e lungamente appuntite, scabre nella pagina superiore, pubescenti in quella inferiore. I fiori sono piccoli, insignificanti, possono essere ermafroditi o unisessuali con fioritura che avviene in aprile, maggio. Il frutto è una drupa ovale e tondeggiante, grande quanto un pisello e nerastra a maturità, con poca polpa commestibile. La dispersione dei semi è assicurata dagli uccelli e dai piccoli animali che mangiandone i frutti ne disseminano i semi.

E’ un albero longevo del quale ne esistono esemplari più che centenari in varie parti d’Italia; sull’Etna  vegeta la specie Celtis tournefortii ssp. aetnensis che è endemica del versante sud occidentale del vulcano; è una pianta non più alta di cinque metri con la lamina fogliare cuoriforme alla base e frutti prima rossi, poi giallastri a maturità.
Dovevi essere un bravo ed accorto mugnaio se avevi scelto il mio legno per realizzare gli ingranaggi sommersi del tuo mulino
Il legno del Celtis australis è di colore bianco-grigio o verdognolo, molto tenace, duro ed elastico , non si screpola ed è molto resistente ai tarli. Dalle ceppaie del bagolaro si facevano sia i bastoni da passeggio che quelli con il manico ricurvo, tipici dei pastori (bagoline), forche da fieno, fruste, collari da bestiame ma anche stecche da bigliardo, utensili da falegname, intarsi e strumenti a corda.
Come con il legno dell’olmo, che è specie che appartiene alla stessa famiglia botanica del celtis, anche con il legno del bagolaro si realizzavano gli ingranaggi sommersi dei mulini ad acqua.

Se credi agli oroscopi, tra i ventuno sono quello senza vie di mezzo, velleitario, orgoglioso e con manie di grandezza
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Le antiche popolazioni celtiche avevano un oroscopo diverso dal nostro, caratterizzato da 21 segni associati ad alberi e piante ed in particolare: abete, acero, betulla, carpino, castagno, bagolaro, cipresso, faggio, fico, frassino, melo, nocciolo, noce, olmo, pino, pioppo, quercia, salice, sorbolo, tiglio, olivo; il segno del bagolaro che nel nostro calendario avrebbe caratterizzato i nati dal 14 al 23 di agosto e dal 9 al 18 di febbraio determinava un carattere risoluto e dominante: così si legge sui siti dedicati: “ Il Bagolaro è davvero una persona molto prorompente a volte troppo utopistica nei suoi progetti e questa sua smania di grandiosità può davvero metterlo in cattiva luce. Ha una personalità molto accentuata ed è spesso troppo orgoglioso al punto che può davvero attirare l'antipatia di molti e questo sul lavoro non va certo bene. Se viene contraddetto può avere cali e sbalzi nell'umore e sentirsi poco apprezzato. Meglio per lui lavori dove c'è bisogno di creare, inventare.”

Che colpi usavi da piccolo per giocare a cannucce?
I frutti del bagolaro sono comunemente chiamati bagole; sono piccole bacche inizialmente verdi che diventano prima gialle e poi nerastre a maturazione; dall'etimo greco melas-cocos (bacca nera) deriva il nome dialettale siciliano di menicucco e francese di micocoulier . Tra i giochi del passato, in estate, i frutti del bagolaro venivano utilizzati dai ragazzi come proiettili delle cerbottane.

Di Frigerio ne conosco una, di frigé tanti
Dana Frigerio è una garden designer molto apprezzata in Italia ed all’estero, un nome a cui sono riconosciute creatività e fiuto nel percepire le ultime tendenze moda in fatto di garden-style. Scrive per molte riviste di settore, ha pubblicato due e-books, cura eventi legati alle fiere di giardinaggio e gestisce un blog; da due anni è direttore unico di una innovativa rivista interamente dedicata al verde (Blossom zine), disponibile gratuitamente online, che raccoglie in quattro numeri stagionali il lavoro di ben 120 collaboratori ed è pubblicata in italiano ed inglese.  Dana abita in un piccolo paesino sulle sponde del lago di Como, cambia  sovente il colore dei capelli, si fotografa spesso i piedi e fa lunghi viaggi a Bali.

Il cognome Frigerio è abbastanza diffuso al nord Italia con particolare riguardo per la Lombardia e le province di Como e Lecco. L’origine del cognome deriva dalla parola dialettale “frigé” usata per indicare il Celtis australis o bagolaro.
 
Mi chiamo Libitea e a tavola non mi piace variare visto che ho le mie foglie preferite da mangiare
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Lybythea celtis è una farfalla di dimensione medio-piccole diffusamente presente nell’Europa meridionale, riconoscibile per la forma particolare della bocca e delle ali che la fanno assomigliare, in condizioni di riposo, ad una foglia.
Svolge una sola generazione annuale e le sue larve si alimentano esclusivamente di foglie di bagolaro.

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