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sabato 13 maggio 2017

Wigandia caracasana: grandi foglie e fiori blu

Ci sono piante la cui presenza è legata, per me, al ricordo di un luogo, un giardino, una villa pubblica dove per la prima volta ho avuto modo di  incontrarle, dapprima come specie sconosciute poi, una volta identificate, come piante amiche  che periodicamente ho piacere di andare a rivedere. Se sono a Palermo, ad esempio, passo a salutare la Sophora secundiflora che per la prima volta ho visto a Piazza Marina; a Paternò, in giugno, mi ripasso la grande Tipuana della villa comunale; a Marina di Ragusa, quando posso, mi accerto dello stato di salute di un esemplare più unico che raro in Sicilia, di Delonix regia coltivata nel giardino di una villetta a mare e se vado a Castelbuono tengo memoria di un grande ficus in vaso che fotografo ogni volta che passo di la. 
Se, perciò, mi capita di andare a Taormina in questa stagione, è per me tappa obbligata passare dalla Villa comunale che è il primo posto dove ho avuto modo di conoscere ed apprezzare le grandi foglie ed i fiori blu di Wigandia caracasana, un arbusto poco usuale che è riuscito a colonizzare in questo luogo magico, affacciato sul mare, diversi angoli del giardino.

Wigandia caracasana è un arbusto ornamentale sempreverde che proviene dall’America tropicale, particolarmente nell'area tra il  Messico e il Venezuela, dove viene chiamato con lo strano nome di "Tabaquero de Caracas" probabilmente per le grandi foglie ruvide, un poco appiccicose, che ricordano quelle del tabacco.
Il suo punto di forza da un punto di vista estetico, oltre le grandi foglie,  sono i fiori di un blu violetto tipico di altre Boraginaceae come myosotis, borago ma anche echium.
Scoperta e descritta da Kunth  nel 1819 il genere Wigandia è stato dedicato al riformatore e vescovo tedesco J. Wigand (1523-1587) mentre l’attribuzione specifica fa riferimento alla sua origine venezuelana. La specie è indicata anche con il sinonimo di Wigandia urens che significa bruciante a causa dei numerosi peli urticanti presenti sulle foglie. La pianta ha portamento eretto con ramificazioni che partono dalla base del tronco e tendono a ricadere; ha grandi foglie coriacee che presentano due tonalità di verde: più intenso sulla pagina superiore, sbiadito sul rovescio, con nervature chiare.
Le foglie sono alterne ed hanno forma ovale, leggermente cuoriformi alla base, margine ondulato ed un lungo picciolo; sono ruvide al tatto e ricoperte da peli appiccicosi che, se strofinati, pizzicano tanto da far pensare  che potrebbero causare problemi dermatologici a qualcuno che ne fosse intollerante.
In primavera e fino all’autunno compaiono, esclusivamente sui rami dell’anno, i fiori che sono portati in dense pannocchie terminali; ogni fiore ha corolla campanulata con tubo bianco e lembo a cinque lobi di varie sfumature di viola-blu. I frutti sono capsule deiscenti contenenti numerosi semi di colore bruno giallo di facile germinazione non solo in natura ma anche nei giardini; a Taormina nuove piantine sono cresciute tutte attorno alla pianta madre tra le pietre dei muretti di contenimento delle terrazze che si sporgono sul mare ed altre ancora crescono spontanee nel dirupo sottostante.
Nel complesso la pianta ha un portamento leggero ed aggraziato e per meglio metterne in mostra l'eleganza è bene posizionarla in giardino davanti un fondo scuro, come a Taormina dove i cipressi formano un fondale perfetto per la wigandia. La specie è molto rustica dove le temperature minime non costituiscono un problema; preferisce una posizione di mezz’ombra ma non disdegna il sole. 
 
Wigandia caracasana è specie in disuso nei giardini siciliani ed è perciò difficile da reperire nei vivai ma si potrebbe anche girarla  dicendo che è  difficile trovarla perché nessuno la produce più. Tra i benemeriti che l’hanno in catalogo Fabio Maio a Barcellona Pozzo di Gotto (Me).
 

domenica 24 luglio 2016

Plumeria pudica

La delicata eleganza di una plumeria diversa dalle altre
Tempo d’estate, tempo di plumerie; un poco assuefatta, però, ai profumi incantatori ed ai chiassosi colori tropicali delle tantissime varietà americane o thailandesi di Plumeria rubra presenti sul mercato online o prodotte anche in Sicilia in diversi vivai specializzati, desidero fare un bagno di semplicità, sobrietà e moderazione descrivendo una specie di plumeria che  spicca tra le altre per la sua diversità: Plumeria pudica, e lo dice già il nome, è infatti l’antitesi dei valori ornamentali della consorella specie.
Guardiamone ad esempio il colore: declinato in mille toni e sfumature il colore rappresenta un punto di forza di grande valore ornamentale per le varietà di Plumeria rubra ammiccanti in mille foto sui gruppi social specializzati.
Bun yen; Brittney; Inca gold; Delightful; Magnus opus; Gina red; Lady Godiva; Chiang Ray Red; BrugeJJ
I fiori di Plumeria pudica, invece, sono bianchi, di un bianco puro, virginale, chiamati per questo nei luoghi d’origine “fiore di latte”; solo il cuore della corolla è lievemente sfumato di giallo a ricordare il retaggio di parentele lontane.
Il profumo: quello delle plumerie è il profumo esotico per eccellenza che si presta ad essere descritto con difficoltà per le tante note olfattive che si percepiscono non solo tra varietà diverse ma anche tra singoli individui di una stessa entità botanica.
Elenco delle fragranze di plumeria tratto da L Ross, L. Rose, J. Stowar, Frangipani, A practical guide to growing frangipani hat home; tradotto da Daniela Romano 
I fiori di Plumeria pudica, invece, sono completamente privi di odore come se, per una forma estrema di riservatezza, la specie non volesse lasciare trapelare nulla di se.
Il portamento: le piante di Plumeria rubra in inverno, non sono particolarmente decorative; completamente prive di foglie mostrano rami simili a candelotti  paffuti, buffamente rigonfi in cima.
Plumeria pudica invece nei luoghi caldi d’origine o, anche altrove ma al riparo dalle basse temperature invernali, si mantiene sempreverde con rami a portamento verticale ricoperti di foglie dalla forma inusuale; sono foglie praticamente sessili, prive di picciolo fogliare, che partendo strette alla base si allargano all’apice tanto da essere chiamate foglie “a cucchiaio” o più poeticamente “a violino".
Sito immagine
Di Plumeria pudica ne esistono varietà a fiore rosato, altre a foglia variegata e  numerosi sono gli incroci con Plumeria stenopetala e Plumeria rubra, questi, con una loro lieve fragranza. La specie vuole il pieno sole e molta luce affinché si producano i grandi mazzi apicali di fiori circondati da numerose foglie;  la fioritura è prolungata.
Plumeria pudica Pink


Plumeria pudica Khao

 
Plumeria pudica White Opal


Plumeria pudica variegata Harrow
Non ho mai visto piante di Plumeria pudica coltivate nei nostri giardini in piena terra ma ne ho visto bellissimi esemplari coltivati in vaso ed in serra fredda nel vivaio che in Sicilia le ha in assortimento. Innegabile dire che la specie nel nostro clima è molto delicata potendo andare incontro ad un insuccesso nella sua coltivazione soprattutto se trattata alla stessa stregua delle varietà di Plumeria rubra a cui si sospendono in inverno le irrigazioni; con buona probabilità per Plumeria pudica, essendo questa specie sempreverde, annaffiature parsimoniose  anche in inverno non  dovrebbero mancare,  ma per chi ama e coltiva le plumerie queste difficoltà  sono messe nel conto.
Ed allora, per una volta evitiamo gli eccessi chiassosi dell’estate scegliendo la delicata eleganza di Plumeria pudica, un modo come un altro per andare, con semplicità, contro corrente. 

 

domenica 26 ottobre 2014

Avocado, il burro dei marinai

Soluzione Quiz botanico ottobre 014
 
Generalità sulla specie
L’avocado, il cui nome botanico è Persea americana,   è una specie arborea appartenente alla famiglia delle Lauraceae originaria di una vasta area compresa tra Messico, Guatemala e le isole delle Antille anche se già in epoca precolombiana si era diffusa in coltivazione in altri paesi dell’America tropicale.
E’ una specie di rapido accrescimento che può raggiungere l’altezza di 8-15 metri; ha tronco eretto e chioma espansa e globosa con robuste ramificazioni aperte e spesso tortuose; le foglie sono alterne, oblunghe, coriacee e glauche al rovescio; sebbene considerata specie sempreverde alcune varietà perdono le foglie al momento della fioritura ma vengono sostituite rapidamente dalle nuove.
I fiori ermafroditi, piccoli e verdastri sono riuniti in dense pannocchie terminali e presentano una complessa biologia fiorale. Il frutto, portato da un lungo peduncolo, è una drupa a forma di pera di colore verde, viola o quasi nero, a secondo della varietà. L’epicarpo può essere sottile e liscio o più consistente e rugoso; la polpa, di aspetto burroso è di colore verdastro a contatto con l’epidermide mentre mantiene un colore giallo-biancastro al centro e contiene un unico seme di diversa grossezza, di forma sferica o ovoidale.
La polpa è molto ricca di proteine, grassi, sali minerali e vitamine.
La coltivazione dell’avocado si è diffusa nel tempo in tutte le aree a clima tropicale e temperato dove la coltivazione della specie può avvenire con successo nella fascia di coltivazione degli agrumi e più specificatamente del limone. L’avocado richiede infatti autunno ed inverno miti perché temperature di 3-4 gradi sotto lo zero arrecano danni irreversibili alla pianta. Tutte le varietà anche quelle più resistenti alla siccità non possono essere coltivate senza adeguata irrigazione. In Italia la coltivazione di avocado può essere effettuata lungo la Riviera di Ponente, in Sicilia, Calabria, lungo la Penisola Sorrentina ed in Sardegna.
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Gli antichi aztechi mi diedero un nome evocativo della mia forma; sarà per questo che nel 1915 fu ritenuto  assai poco appropriato per designare una rispettabile associazione di coltivatori americani
Le popolazioni native dell'America centro-meridionale coltivavano avocado da 8000 anni prima di Cristo e scelsero per indicarne il frutto un nome che ne evocasse la forma, lo chiamarono infatti: ahuacatl parola, poi semplificata in aguacate, che in lingua Nahuatl significa “testicolo” considerandolo un frutto propiziatorio di fertilità.  Quando il 15 maggio 1915 fu fondata l”’Associazione dei Coltivatori di Avocado della California” gli associati si diedero il nome di California Ahuacate Association in omaggio alle antiche origini azteche del frutto; ma ben presto ci si rese conto del significato del termine originario e dopo un accesso dibattito, il 23 ottobre del 1915, l’associazione cambiò nome scegliendo quello, ritenuto più appropriato, di California Avocado Association 
                                                                         
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Per dimagrire non ti fare ingannare da chi ti consiglia di mangiare i miei frutti a sazietà, per contenuto in grassi gioco alla pari con l’olio di oliva.
Il frutto maturo di avocado ha una polpa cremosa caratterizzata dal possedere un alto contenuto in grassi: 100 grammi di un avocado maturo contengono mediamente 8 grammi di carboidrati e 10-20 grammi di lipidi, ma la percentuale di essi, principalmente monoinsaturi, può arrivare anche al 30 per cento in alcune varietà. Il valore energetico di un chilo di frutti è di 2650 calorie, quattro volte il valore di un chilo di arance tanto da essere considerato, secondo il Guinness dei primati, il più alto nel mondo vegetale più ancora del valore energetico delle olive. Per questo motivo nel ‘700 veniva utilizzato su molte navi come sostituto del burro, spalmato sulle gallette e chiamato per questo “ burro del marinaio”.

L’avocado non incontra particolarmente il gusto del consumatore italiano forse perché la sua polpa non va intesa come quella di un frutto da consumare a fine pasto ma come accompagnamento di pietanze salate. L’avocado è infatti ideale per preparare antipasti o salse agro-dolci da spalmare sul pane. La famosa salsa messicana guacamole è, ad esempio, un antichissimo condimento a base di avocado, ormai diffuso in tutto il mondo. La ricetta originale era costituita dalla sola purea di avocado miscelata con succo di lime e sale, ma con l’andare del tempo è stata arricchita fino ad arrivare ai giorni nostri in una versione molto più elaborata che comprende anche pomodori, chili, cipolla, aglio, pepe da servire con tacos, grissini, verdure crude o pesce lessato.

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Se dopo una vacanza al mare gli effetti della tintarella vuoi prolungare non c’è niente di meglio da fare che massaggiarti la pelle con il mio olio
Dalla spremitura a freddo di polpa di avocado si ottiene un olio dalla notevoli virtù antiossidanti adatto per idratare la pelle e rimarginare piccole ferite. Si ritiene infatti che l’olio di avocado penetra la pelle umana più facilmente rispetto ad altri oli come quello di mandorle, mais e olio d'oliva ed è per questo molto usato in cosmetica. Si ritiene che per mantenere a lungo l’abbronzatura estiva basti massaggiare ogni sera la pelle con una miscela di olio di avocado di jojoba. E 'importante notare comunque che alcune persone manifestano reazioni allergiche di varia gravità dopo aver mangiato polpa di avocado.

Mi vuoi del gruppo A o preferisci il B: per non sbagliare prendimi entrambi
I fiori dell’avocado sono ermafroditi ma non c’è sincronismo tra la ricettività degli stimmi e la liberazione del polline. Ogni giorno si verifica una doppia antesi, di mattina e nel pomeriggio; in alcune varietà il gineceo è recettivo di mattina mentre il polline fuoriesce in serata (cultivar del gruppo A) in altre avviene il contrario con ricettività femminile pomeridiana ed il polline disponibile di mattina (cultivar del gruppo B). Perché in un impianto di avocado possa avvenire la fecondazione e la conseguente fruttificazione è necessario siano contemporaneamente presenti cultivar a biologia fiorale complementare con presenza intercalare di individui del gruppo A e del gruppo B. Tuttavia, mentre il fenomeno della doppia fioritura è particolarmente accentuato nei climi caldi, man mano che ci si sposta verso ambienti più freschi il fiore si comporta in modo disordinato con momenti della giornata in cui c’è contemporaneità di fioritura. Tra le cultivar di maggiore diffusione Hass è del gruppo A e Fuerte e Bacon del Gruppo B.

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Sono stata allevata da un postino di Los Angeles e sebbene grinzosa e di pelle scura ho avuto successo in tutto il mondo. 
Sito foto
Sino agli inizi del 900, la varietà di avocado più diffusa in tutto il mondo era la Fuerte di origine messicana caratterizzata da buona produttività e resistenza al freddo con frutti di colore verde punteggiato che maturano durante l’inverno. Nel 1926 Rudolph Hass, un postino di Los Angeles, ritirò alcune piantine dal Guatemala  per reinnestare vecchie piante di Fuerte presenti in una sua proprietà. 
Sito foto
Una di queste piante giunta a maturazione cominciò a produrre frutti molti diversi da quelli attesi; il colore dell’epicarpo era nero con andamento grinzoso ma con una polpa di qualità eccellente e con una maturazione molto tardiva che si spingeva sino a primavera inoltrata. Nel 1935 il signor Hass brevettò la varietà con il proprio cognome e da allora è una delle cultivar più diffuse in tutto il mondo.
 

 

lunedì 14 luglio 2014

Plumeria, il primo fiore affascina il secondo strega

Non conosco nessuna altra specie a fioritura estiva che, come e più della plumeria, sia stata capace di rubare il cuore a tanti, tantissimi appassionati che per questa elegante, profumata, conturbante e spesso capricciosa specie tropicale hanno “perso il sonno e la fantasia”” come è facilmente rilevabile da una rapida lettura dei Forum di giardinaggio o dei Gruppi FB tematici sparsi nei luoghi dove la plumeria può essere climaticamente coltivata.
Un fascino strano che si origina da una pianta tropicale dall’aspetto molto originale come ebbe a scrivere Onorato Traverso nel suo libro Botanica Orticola del 1926: La plumeria è una curiosa pianta che per i suoi fusti assomiglia ad alcuni Cereus; le foglie invece ricordano molto quelle di qualche Ficus e i fiori l’oleandro”.

 
Detto così sembrerebbe un connubio poco affascinante ma se gli appassionati sono veramente tanti è perché di Plumeria rubra forma acutifolia, un piccolo arbusto a fioritura estiva che può diventare albero nelle regioni tropicali dove è molto diffuso (Hawaii, India, Ceylon, Taiwan) ma che si trova a suo agio, con qualche riguardo, anche nelle isole mediterranee, ne esistono oramai più di 500 varietà registrate, tutte meravigliosamente colorate con grandi fiori carnosi portati in dense infiorescenze i cui colori partendo dal bianco candido assumono tonalità avorio, rosa, giallo, rosso, arancio sino al nero mattone con forme tricolori e variegature e fiammature che solo un arcobaleno può contenere.
Ed al colore di queste corolle dalla perfetta simmetria e forma a elica, a imbuto, con petali sovrapposti o arrotolati, si accompagna un particolare sentore che rievoca gli aromi ammalianti di luoghi lontani e che nelle diverse varietà può essere fruttato, mielato, speziato, di ambra solare, ma anche di mango e pesca, di gardenia ed agrumi o di fungo e mandorla amara; odore che può essere sfumato o intenso, variando da ramo a ramo.
Gina Red
E’ facile invaghirsi di tanta perfezione ma non è altrettanto certo ricevere giusta soddisfazione dalla sua coltivazione, soprattutto in vaso. A dispetto della dicitura: coltura facile, riportata da Ippolito Pizzetti nel sua Garzantina, sono molte le lamentazioni di chi da neofita si è accostato alla cura della specie: ” La mia plumeria è 10 anni che non fiorisce; pensate che quest’anno fiorirà?”;La mia plumeria fiorisce ad anni alterni è corretto?”; “La mia plumeria è rifiorita ma il ramo non si è ramificato, perché?””; “Aspetto tutto un inverno che i rami spogli a candela della mia plumeria si rivestano di foglie e di fiori ma poi, quando arriva l’estate e già ne pregusto colore ed aroma mi devo accontentare solo di grandi e belle foglie”.
Un amore, dunque, spesso non adeguatamente corrisposto; ed allora visto che anche io ho subito qualche smacco nella coltivazione di questa specie, riassumo i consigli di chi è riuscito a realizzare collezioni “grandi numeri” ed in Sicilia sono in tanti; qui, in verità, il clima, aiuta e inoltre, nell’isola, sono presenti i più importanti vivai specializzati nella coltivazione di plumeria in ambito Mediterraneo.
Plumeria: istruzioni per l’uso
Ci vuole certamente un clima mite perché la coltivazione della plumeria possa avvenire all’aperto in piena terra ma la specie si adatta perfettamente anche alla coltivazione in vaso; lungo la costa siciliana può bastare una terrazza, un sotto tetto o anche solo un balcone a patto che sia esposto ad est, prenda sole e sia riparato dal vento; è comunque l’inverno la stagione più difficile da superare perché la plumeria, che è specie spogliante, si comporta come una succulenta andando in riposo vegetativo e non tollera perciò abbassamenti termici prossimi allo zero; ci si può regolare o ricoverando i vasi all’interno o proteggendo gli apici dei nudi rami a bastone come si faceva un tempo incappucciandoli con gusci d’uovo o con tecnologia più moderna utilizzando tessuto, non tessuto. Quando la pianta è appena comprata come talea radicata, può rimanere nel suo vaso piccolo anche per tre anni, ma dopo occorre effettuare il travaso che in Sicilia si fa d’estate operando senza rompere il pane di terra. Ogni coltivatore ha il suo miscuglio segreto ma molti ritengono di avere ottenuto buoni risultati con il terriccio sciolto utilizzato per le cactaceae; nei vivai utilizzano fibra di cocco o terra nera, molto porosa ma, per un privato, è difficile da procurare. Oltre al freddo infatti, il maggior pericolo per la salute della plumeria è il ristagno idrico, foriero di letali marciumi radicali. In inverno tutti gli esperti consigliano di non bagnare o di bagnare poco e dunque in caso di piogge frequenti la pianta andrà riparata. Quando poi in tarda primavera comincerà a partire la vegetazione si potrà innaffiare bagnando bene il terriccio del vaso che dovrà tuttavia asciugare tra un’adacquata e l’altra. La plumeria è capricciosa; se è nata da seme non se ne parlerà di fiorire per molti anni; se ottenuta da talea molto dipenderà dalla corretta concimazione. Gli esperti raccomandano di regolarsi utilizzando concimi a basso titolo di azoto ed elevato contenuto in fosforo e potassio somministrati dalla primavera, in piccole dosi frequenti. Se si volesse cominciare una piccola collezione prima di lanciarsi sulle magnifiche ma delicate varietà thailandesi o americane guarderei in casa nostra rivolgendo un sguardo grato ed affettuoso alle plumerie coltivate in Sicilia sin dagli inizi dell’800.
La classica cultivar Palermitana nelle varianti " a fiore tondo", " a fiore grande e petali a punta”,” a fiore piccolo, bianco e cuore giallo” a “ fiore medio, bianco, con cuore giallo e striature rosse sul bordo”.

Se poi si preferisce un fiore con più colore, sempre nel solco della tradizione, c’è la “Palermitana rosa" rustica e resistente.
Per una ventata di novità si potrebbero provare, infine, le nuove cultivar a fiore rosso selezionate da collezionisti e vivaisti isolani ed in particolare:
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Palermo Fahrenheit selezionata da una collezionista di Palermo. Il colore del fiore lilla intenso con sfumature arancio e rosse può anche diventare rosso carminio in piena stagione estiva e con temperature molto alte. Caratteristica la presenza di venature bianche e rosse su tutto il petalo. Il suo profumo è intenso e fruttato;
Palermo Princess: ottima varietà che fiorisce sino ad autunno inoltrato con fiori di media grandezza, lievemente rosati, e petali arrotondati e accavallati. Profumo molto speziato di vaniglia e gelsomino con note di cannella e noce moscata.
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Palermo Red kiss: plumeria vigorosa dalla fioritura davvero spettacolare. Dagli scapi fiorali doppi o tripli si sviluppano boccioli affusolati con petali che vanno dal rosso carminio vellutato ad una tonalità di rosso cremisi molto luminoso e brillante.  Profumo intenso e persistente con  note fruttate e speziate con sentore di vaniglia.
da plumeriashop
Palermo Red Rainbow: pianta vigorosa dal profumo persistente e fruttato con intense note agrumetate e di pesca; produce boccioli di colore rosso cupo che  sviluppano fiori di media grandezza e lunga durata con prevalenza del rosso, spesso variegate di arancio, rosa, giallo e bianco crema in funzione delle condizioni ambientali.

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Di plumeria ho parlato anche qui, ancora qui ed poi li
 

venerdì 11 ottobre 2013

Antigonon leptopus, romantico rosa

Il rosa è un colore che mi piace ma non tutto ciò che è rosa è di mio gradimento; non mi piace, ad esempio, il rosa confetto con il quale mamme affettate vestono da testa a piede bambine smorfiose perché ogni particolare dell’abbigliamento proclami al mondo l’appartenenza al genere femminile.
Questo rosa d’ordinanza fatto a posta per sbandierare una femminilità ad oltranza non fa per me: non uso smalti rosati né fuseaux attillati; odio indossare i collant ed il mio abbigliamento è all’insegna della comodità: pantaloni d’inverno perché ho freddo, gonne d’estate perché ho caldo. Non vestendomi in modo aggraziato credo di poter dire che la mia adesione al sentire femminile si esprima nella mia propensione ad accudire: familiari, in primo luogo, poi gli alunni a scuola ed animali a seguire; sono però un tipo romantico e spesso mi faccio prendere dal sentimento; mi basta risentire pezzi d’opera (“Coro a bocca chiusa” della Madama Butterfly, “Addio del passato” della Traviata, “Tu che m’ai preso il cor", da  Il paese del sorriso) che mi prende un immediato groppo al cuore e piango lacrime che non riesco a trattenere.  

Sono, dunque, un tipo sentimentale e già da ragazzina il rosa che preferivo era quello di una collana di libri d’appendice dalla copertina “rosa” con titoli come: Foglie al vento, La casa delle lodole, La primula rossa, Lo sceicco, e poi a seguire Via col vento, Cime tempestose, Orgoglio e pregiudizio.
Questa visione “sentimentale” della vita trova applicazione anche in campo vegetale; c’è, ad esempio, una specie rampicante come Antigonon leptopus che trovo molto romantica; è una polygonacea di origine messicana ancora in fiore in questo tiepido autunno, che arrampicandosi su ringhiere e graticci grazie a tralci lianosi e robusti viticci, forma ghirlande intrecciate di fiori di un rosa così delicato da essere chiamato nei paesi d’origine “catena d’amore”. 
Antigonon leptopus è specie che ha foglie alterne, grandi, con il bordo ondulato e a forma di cuore; i fiori sono raccolti in grappoli posti all’ascella delle foglie e sono privi di petali presentando sepali membranosi, cordati, di un rosa antico molto delicato.
Non è specie diffusa, neanche al sud dove si trova bene in aree a clima mite e temperato e dove fiorisce abbondantemente e ininterrottamente. I frutti sono acheni e le radici tuberose in Messico sono considerate commestibili. La propagazione si può fare per seme in primavera, per talea di stelo in estate o per divisione dei tubercoli radicali; gradisce una buona potatura invernale perché fiorisce sui rami dell’anno nuovo.
 
Se mi chiedete cosa canticchio in macchina lungo il tragitto per andare a scuola vi dirò che all'andata, propendo per la malinconica  “La vie en rose” ma al ritorno, con senso di vera liberazione, galoppo al ritmo dei valzer del “Cavaliere della rosa”.



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