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martedì 18 agosto 2015

Stenocarpus sinuatus e le sue ruote di fuoco

Sono australiane alcune delle specie arboree (Casuarina, Araucaria bidwillii, Lagunaria patersonii, Grevillea robusta, Brachychiton nelle tre specie discolor, populneus ed acerifolius) più diffusamente utilizzate nelle regioni meridionali a clima mite per realizzare alberature stradali o come esemplari in parchi pubblici, in aree condominiali o nel verde privato perché specie climaticamente adattabili e dotate di una notevole resistenza al secco e perché hanno una particolare, discreta, esoticità che ne caratterizza il portamento e la fioritura.
Ma se il mercato australiano delle piante arbustive introduce con continuità novità commerciali sul mercato europeo, per le piante arboree sembrerebbe essere giunti ad un punto morto come se il multiforme continente australiano non disponesse di altre tipologie di alberi da offrire al mercato del verde ornamentale mediterraneo, fatta eccezione per i generi Acacia ed Eucaliptus che, per certi versi,  sono ancora in parte da  scoprire.
Ed invece qualche giorno fa, visitando i Vivai Torre, a Milazzo, mi sono imbattuta in un albero di origine australiana che non avevo mai visto prima e che faceva bella mostra di se in un angolo del giardino; si tratta di Stenocarpus sinuatus, un grande albero delle foreste pluviali della costa  orientale dell’Australia, dalla vegetazione sempreverde molto decorativa e dalla fioritura esplosiva come solo le Proteaceae sanno fare.
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Avrei inserito la specie nella casella mentale di una bella, potenziale, novità per i giardini mediterranei se non avessi avuto modo di vederne, nello stesso giorno, un secondo esemplare in tutt’altro luogo, vicino Taormina, in una recente sistemazione a verde eseguita dal vivaio PianteFaro.  Ora, se, come diceva Agatha Christie : “un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova” il terzo indizio,  che è  la prova che la specie non è nuova al clima mediterraneo, me l’ha fornito Giancarlo Torre mandandomi la foto di un grande esemplare di Stenocarpus sinuatus scattata a Milazzo nel giardino di una villa abbandonata. 

Ritengo, allora, che valga la pena conoscere meglio questo albero dalla fioritura assai particolare,  perché sono certa che presto lo ritroveremo come ospite abituale dei nostri giardini.

Caratteri della specie
Il genere Stenocarpus appartiene alla famiglia delle Proteaceae e comprende circa 30 specie di alberi ed arbusti distribuiti in Nuova Guinea, Nuova Caledonia e Australia; l’etimologia del nome generico deriva dal greco stenos e karpos, cioè dai frutti stretti, appiattiti, mentre l’attribuzione specifica di  'sinuatus'
riguarda le foglie che hanno il margine sinuoso, ondulato.
Stenocarpus sinuatus è un albero di media grandezza che nella terra d’origine raggiunge i quindici metri d’altezza ma con una crescita molto lenta; è specie sempreverde con foglie lucide, coriacee, di colore verde chiaro, rossastre sulla pagina inferiore, variabili nella forma: le giovani sono spesso profondamente lobate, lanceolate o oblunghe con margini interi ma ondulati; negli alberi adulti invece le foglie sono più piccole e meno lobate. L’aspetto più caratteristico della specie è la particolarissima fioritura che ha meritato all’albero l’appellativo anglosassone di Firewheel, 'ruota di fuoco'. 
Gli strani e brillanti fiori, privi di odore, riuniti in gruppi, sono in realtà infiorescenze a ombrella nelle quali i singoli fiori ermafroditi hanno i sepali saldati in forma irregolare  con  un tubo corallino aperto nella parte basale mentre all'apice assume forma globulare e ricurva,  di colore giallo verdino;  i fiori sono saldati in cima a peduncoli tubolari di colore rosso brillante che nascono tutti dallo stesso punto centrale e che, per il loro colore, dapprima aranciato e poi rosso scarlatto e per la disposizione circolare, sembrano i raggi di una ruota infuocata. I fiori esercitano, nelle regioni d'origine, un grande richiamo per gli uccelli. 
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I frutti sono follicoli deiscenti a barchetta, lunghi e molto sottili,  simili a quelli del Brachychiton e contengono numerosi semi piatti. 
Disegno di Margaret Preston
La specie è popolare in Australia tanto da essere ritratta in composizioni artistiche e, trattandosi di "ruote" è stata adottata come pianta mascotte del Rotary Club nel mondo. Nel clima Mediterraneo può trovare collocazione in giardino in pieno sole o in leggera ombra in aree non soggette a gelate, anche se la specie è in grado di tollerare situazioni occasionali di freddo (-2 °C) . Le basta un angolo abbandonato del giardino per crescere bene ma come  tutte le proteacee anche lo stenocarpus è molto sensibile al fosforo dimostrandolo con foglie gialle e clorotiche; sopporta bene le potature e cresce agevolmente anche in vaso .
 

domenica 18 maggio 2014

Proteaceae, un caleidoscopio di colori

Una famiglia botanica di origine australe coltivata e commercializzata con successo in Toscana
Tra le piante arbustive da fiore più strane che è possibile coltivare nei giardini a clima mediterraneo un posto di primo piano occupano le Proteaceae le cui diverse specie appartenenti a Generi come ProteaBanksia, Leucadendron, Telopea, Grevillea, Isopogon, Dryandra, Hakea hanno tutte infiorescenze vistose dai colori sbandierati, esotici, sgargianti come c’è da aspettarsi da generi appartenenti ad una delle famiglie più caratteristiche ed importanti dell’emisfero australe. Si tratta di entità botaniche antiche le cui origini si fanno risalire ad oltre 140 milioni di anni fa prima della deriva dei continenti; quando le terre emerse cominciarono a separarsi alcune specie rimasero confinate in Africa meridionale dando origine alla sottofamiglia delle proteoideae, mentre altre, oggi inserite nella sottofamiglia delle grevilleoideae, sono presenti soprattutto in Australia con circa 800 specie riunite in 45 generi di cui alcuni esclusivi di questo continente come i generi Banksia, Grevillea, Dryandra, Hakea.
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La variabilità che caratterizza l’intera famiglia riguarda sia l’aspetto delle piante che le strutture fiorali di una singola pianta nel corso della stessa fioritura; non a caso la famiglia delle Proteaceae deve il suo nome al genere Protea, studiato e classificato da Linneo nel 1735; esaminando i campioni di alcuni esemplari che gli erano stati inviati dal Sud Africa e notandone il carattere di notevole variabilità, Linneo diede loro il nome del dio greco Proteo che secondo la leggenda era in grado di cambiare continuamente aspetto per sfuggire a Menelao che ne voleva trarre auspici. Il termine protee è stato poi esteso alle tantissime specie appartenenti alla Famiglia, anche di generi diversi da Protea, accomunati dal possedere infiorescenze dalle strutture molto strane ed inconfondibili. 
 
Il fiore di una protea classica, ad esempio, ha l’aspetto iniziale di un carciofo (non per niente la denominazione botanica è di Protea cynaroides), un grande ricettacolo circondato da sepali e petali saldati insieme a formare brattee molto colorate con funzione vessillare. Un’infiorescenza può contare anche 160 fiori disposti a spirale e quando le brattee si aprono i fiori sbocciano partendo dall’esterno e procedendo verso l’interno.
La stranezza delle forme, la singolare bellezza dei fiori e la notevole possibilità di ibridazione ha consentito di selezionare, a partire dagli anni 60, cultivar di pregio di Protea cynaroides e di altre specie (Protea magnifica, Protea eximia, Protea nerifolia, Protea repens con i relativi ibridi) da coltivare in pieno campo e commercializzare come fronda e fiore reciso, un prodotto molto ricercato dai fioristi per bellezza e durata (oltre due settimane).
I principali centri di produzione a livello mondiale sono, oggi, la California, seguita dalle regioni d’origine come Australia e Sud Africa, da Israele, Isole Canarie e in Europa, particolarmente in Toscana, una regione a vocazione florovivaistica dove le protee vengono coltivate essenzialmente come piante fiorite da vaso.
Per saperne di più sui motivi che hanno determinato la nascita in Italia di un polo di produzione di specie così selvatiche ed esotiche, abbiamo chiesto a Gabriele Simoncini del vivaio omonimo di raccontarci la storia di come la sua famiglia abbia intrapreso la coltivazione di queste particolarissime piante.
"I Vivai Simoncini è un'azienda florovivaistica avviata a Pescia, in provincia di Pistoia, nel 1950 dai miei nonni che producevano garofano per farne fiore reciso; alla costituzione della Cooperativa Floratoscana ne siamo subito diventati soci, affiancando al garofano la produzioni di calle , iris, bocche di leone, Gypsophila e crisantemi. Circa 10 anni fa a causa di una forte crisi del fiore reciso, insieme ad altri soci della cooperativa abbiamo deciso di diversificare la produzione entrando nel mercato delle piante in vaso con un prodotto unico e particolare. La nostra attenzione si è rivolta alle protee e per capire e apprenderne le tecniche di produzione siamo stati in Australia a visitare aziende e a stipulare accordi commerciali per l’approvvigionamento del materiale di propagazione certificato.  Nell’ambito di Floratoscana abbiamo quindi formato un gruppo di una decina di aziende che si è specializzato nella coltivazione di generi di protee, diversi per azienda, curandone anche la moltiplicazione per talea delle varietà da noi scelte e coltivate che vengono prodotte in Italia da un’azienda del gruppo. Attualmente la produzione del Vivai Simoncini, svolta a conduzione familiare, si sviluppa in 3 serre di circa 2000 mq ciascuna  avendo in coltivazione i generi Protea, Telopea, Leucospermum e Grevillea.
La Grevillea è il genere di Proteaceae più comune in Italia, coltivata già da diversi anni in Puglia e anche Sicilia, stiamo però ampliando il catalogo mettendo in produzione altre specie di Grevillea tra cui la Grevillea juniperina, Grevillea banksia e Grevillea longifolia.
Tra le protee la varietà più conosciuta e commercializzata è la Protea Little Prince, una Protea cynaroides che cresce, rispetto ai suo fratelli maggiori White king e Pink king, in modo più contenuto rimanendo una pianta più compatta e proporzionata.
Dall'arrivo della talea alla vendita passa circa un anno e mezzo durante il quale le piante subiscono rinvasi e potature a seconda delle necessità della varietà. Una volta ottenuto, il prodotto finale viene commercializzato all'ingrosso da Floratoscana principalmente in Portogallo e in tutta Europa attraverso i mercati olandesi. Purtroppo una piccolissima percentuale è destinata all'Italia, perché nel nostro paese le protee sono ancora troppo poco conosciute e richieste".
"Quali tra i diversi generi presenti in coltivazione nella vostra azienda avrebbero possibilità di essere introdotti con successo nei giardini mediterranei ?"
"Una tra le specie che effettivamente è già presente nella maggior parte dei giardini è la grevillea, un tipo di pianta resistente al freddo, che una volta stabilita garantisce la fioritura durante quasi tutto l’anno, incominciando dai mesi invernali. Assieme ai cespugli di grevillea, potrebbe trovarsi benissimo anche la telopea, pianta molto resistente al freddo, sempreverde con sviluppo a cespuglio e talvolta piccolo alberello, che produce una lunga e robusta fioritura per tutta la primavera ed oltre.
La protea è ideale per posizioni soleggiate purché ben arieggiate, basta disporre le piante  in modo che siano riparate a nord e libere verso sud; l’unica cosa necessaria alla crescita e alla salute di queste piante è, infatti,  il sole che deve essere diretto. Durante l’inverno, in zone fredde,  è preferibile mettere le piante al riparo con la stessa tecnica che si usa per coprire le piante di limone."
A sentire il parere di Gabriele la coltivazione delle protee è, dunque,  alla portata climatica di molti giardini mediterranei e procurarci esemplari di questi fiori "alieni" è facile grazie al  catalogo online dei Vivai Simoncini  che effettua la vendita per corrispondenza di tutta la produzione.  Ed allora, lasciamoci tentare dai colori pirotecnici delle protee che nate e cresciute in Italia non avranno di certo nostalgia delle loro origini lontane.

Bibliografia: F. Sammiceli, Possibilità di utilizzazione delle Proteaceae nel florovivaismo siciliano (le foto del primo collage sono tratte dalla tesi),  Università degli Studi di Catania Facoltà di Agraria. Proteas passion for collection Flora Toscana

lunedì 27 maggio 2013

Grevillea robusta, un albero di strada

 E' arrivato il suo momento e la specie è tutta in fiore
 
Gli spazi a verde delle calde città meridionali indossano oramai da qualche giorno la livrea giallo dorata delle infiorescenze di Grevillea robusta, una proteacea arborea proveniente dalle regioni costiere australiane del Queensland e del New South Wales, scoperta ed identificata nella prima metà dell’ottocento da Allan Cunningham.
La grevillea è un albero di bell’aspetto, dal tronco diritto, poco ramificato, che si riveste di una chioma sempreverde o parzialmente decidua, fatta di fronde simili a foglie di felce, composte da foglioline leggere, finemente lobate; il colore del fogliame è verde intenso superiormente e colore argento sulla pagina inferiore che è ricoperta da una peluria setosa. 
 
La fioritura della grevillea è squillante, strombazzata e di certo non passa inosservata per la grande quantità di densi racemi di infiorescenze giallo aranciate che si producono all’inizio dell’estate su corti rametti. I singoli fiori, tipici delle proteaceae, presentano strutture fiorali saldate a formare dei tubuli ricurvi contenenti, variamente modificati, organi femminili (stilo e stigma) e maschili (stami ed antere); il meccanismo di crescita dei diversi componenti del fiore e la successiva impollinazione risulta nelle Proteaceae altamente specializzato sfruttando per la fecondazione l’azione di insetti impollinatori attirati dall’abbondante quantità di nettare prodotto da apposite ghiandole che rendono l’infiorescenza appiccicosa.
Ai fiori seguono corti baccelli deiscenti, maturi a fine inverno e contenenti semi alati. La specie a partire dal secolo scorso è stata introdotta, con successo, in tutte le regioni a clima tropicale, subtropicale e temperato del globo per la sua notevole adattabilità a condizioni diverse di clima e di suolo. La specie, al pari dell’eucalipto, è stata molto utilizzata in Asia ed in Africa come essenza forestale; da essa si produce, infatti, un legno rosa pallido o marrone molto simili al legno di rovere (che giustifica il nomignolo inglese di Silk-oak), ritenuto di pregio per le doti di resistenza, colore e lavorabilità e particolarmente adatto per lavori di ebanisteria, parquet ed infissi; nello Sri Lanka si segnala l’utilizzazione della specie come ombreggiante per le piantagioni di tè. Nelle regioni a clima temperato, invece, l’uso della specie, è prettamente ornamentale sia come pianta da fogliame per interno, nei paesi a clima nordico che, in piena aria, nelle città mediterranee poste sul mare, dove singoli esemplari o gruppi di piante vengono frequentemente coltivati dove ci sia spazio sufficiente ad ospitare una specie che nelle migliori condizioni può raggiungere e superare i 20 metri d’altezza.
Da noi, in Sicilia, Grevillea robusta è un albero di strada; siccome è frugale ed adattabile, tutti gli slarghi stradali spartitraffico sono suoi: meriterebbe di più ma la specie non è molto amata da chi ha giardini: le foglie che rinnovandosi coprono il prato, le antere appiccicose che, cadendo sulle macchine, formano macchie vischiose e nerastre, le api che arrivano a frotte attirate dal nettare sono tutte peccati veniali che però nel complesso, ahimè,  fanno preferire altre specie. 

venerdì 15 marzo 2013

Anigozanthos, ma come sono strane queste australiane!

C’è una regione dell’Australia ed in particolare la parte sud occidentale della regione nota come Western Australia, dove si riscontrano, similmente a quanto avviene in altri regioni del mondo come il Cile, Sud Africa e California, condizioni climatiche molto simili a quelle che si ritrovano nel bacino del Mediterraneo dove il clima è caratterizzato da un’alternanza tra estati calde ed asciutte ed inverni umidi miti o freddi. 
In questa remota regione del mondo circa l’80% delle specie vegetali indigene è esclusiva del luogo e non si ritrova in nessun altra parte del globo come ad esempio molti generi delle famiglie delle Myrtaceae e Proteaceae (Chamelaucium, Eucalyptus, Banksia, Grevillea) o ancora i generi Boronia, Chorizema, Hakea, Kennedia, Melaleuca. Le australiane sono specie rustiche, abituate ad un periodo di forte siccità e capaci di vivere su terreni sabbiosi e molto poveri di elementi nutritivi; nella maggior parte dei casi, presentano adattamenti biologici del tutto particolari per attuare la fecondazione dei fiori che, in un ambiente così primordiale, è affidata agli uccelli piuttosto che agli insetti ed è governata dal fuoco degli incendi. Colori sgargianti e variabilissimi che vanno dal verdastro al giallo arancio, al rosso o al marrone con strutture fiorali a ciuffo o a pigna tra i più originali del mondo vegetale.
 
Questa regione australiana rappresenta, perciò, un vero “El Dorado” per l’acquisizione di novità botaniche da commercializzare sul mercato europeo, sia come specie da giardino che, più frequentemente, come specie da vaso, anche in virtù del periodo di fioritura che, essendo invernale si realizza quando la maggior parte delle specie mediterranee sono in riposo vegetativo.
Ed è per questo che qualche giorno fa, a caccia di colore, ho comprato una piantina in vaso di Anigozanthos, un genere della famiglia delle Haemodoraceae, chiamato comunemente “zampe di canguro, kangaroo paws” per la forma insolita delle corolle dei fiori, disposte come piccole, molteplici dita aliene dagli sgargianti colori rosso, arancione, giallo o talvolta bicolori, all’estremità di steli fiorali nudi di foglie.
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Questi fiori hanno un aspetto singolare essendo ricoperti da una fitta peluria colorata simile ad un manicotto che ricopre la corolla tubolare, aperta su un lato per fare uscire gli stami sporgenti e talvolta ricurvi; il colore d’insieme è acceso e vellutato.
La pianta si sviluppa da brevi rizomi sotterranei capaci di rigenerare la parte vegetativa morta in seguito a forte siccità o incendio; la parte aerea è costituita da una rosetta di lunghe e strette foglie di colore grigio verde dal cui centro si dipartono steli nudi; in cima portano un racemo di fiori colorati capaci di attirare uccelli, incaricati dell’impollinazione, ai quali i fiori fanno da trespolo. Alcune specie di taglia più grande (Anigozanthos manglesii) sono comunemente utilizzate nei giardini australiani per realizzare bordure o angoli scenografici; per il mercato europeo invece sono stati selezionati degli ibridi di Anigozanthos flavidus, Anigozanthos rufus, Anigozanthos pulcherrimus, a taglia bassa e compatta, adatti alla coltivazione in vaso e la cui propagazione avviene per via meristematica riuscendo in tal modo ad ottenere una produzione standardizzata. La mia pianta di Anigozanthos, così simile ad una manina grattaschiena, appena comprata aveva i fiori di un vivido, allegro, colore rosso aranciato che, tuttavia, in casa in una decina di giorni si è un poco sbiadito; delusa la sbatto in balcone, in un angolo luminoso e riparato dal vento e con mia grande soddisfazione i colori sono ritornati vividi. Seguo le indicazioni trovate sul web di mantenere umido il terriccio e per il resto cerco di non affezionarmi troppo. Tutti dicono che la specie, in vaso, ha vita breve perché con l’arrivo della stagione calda la parte aerea tenderà a seccare per produrre, forse, una nuova vegetazione in autunno; ma ritengo che chiedere una seconda fioritura ad una pianta  coltivata in vaso e perdipiù così distante dai "suoi canguri", sia decisamente troppo anche per una rustica specie australiana.
 

sabato 16 giugno 2012

Brachychiton, alberi australiani per i giardini del Sud

Brachychiton discolor
Al genere Brachychiton appartengono una trentina di alberi ed arbusti provenienti dall’Australia sia dalle aree costiere più umide che dalle regioni interne siccitose.  Le specie arboree nei luoghi d’origine raggiungono ragguardevoli dimensioni e sono utilizzate a scopo ornamentale per le splendide fioriture che, in alcune specie provenienti dalle aree a clima caldo umido, hanno la particolarità di avvenire all’inizio della stagione secca su piante che hanno perso le foglie. L’intera chioma si riempie di grandi grappoli di fiori cerosi campanulati che nelle diverse specie possono essere di colore rosso, rosa o crema. I Brachychiton sono alberi dal tronco ben piantato, imponente rispetto alla chioma perché capace di accumulare al suo interno linfa con funzione di riserva idrica (Brachychiton rupestris); la corteccia è liscia e grigia, detta a pelle d’elefante e le foglie sono grandi, più o meno lobate nelle diverse specie e anche sulla medesima pianta, simili all’acero in Brachychiton acerifolius e al pioppo in Brachychiton populneus.
Brachychiton acerifolius
I frutti delle diverse specie appartenenti al genere sono molto caratteristici: grossi baccelli deiscenti, detti follicoli, di consistenza legnosa, coriacea, a forma di barchetta  una volta aperti; all’interno del frutto i semi sono disposti dentro una struttura di aspetto alveolare e sono avvolti da una tunica pelosa rivestita da setole; queste, toccate, si attaccano facilmente alle dita provocando in alcune specie un forte prurito.
Brachychiton: follicoli
A questo rivestimento si deve l’attribuzione del nome del genere da Brachy=corte e chitone=tunica. Un tempo il genere si chiama Sterculia in onore di Sterculio (!!!) una divinità tardo romana, in verità non molto nota, nume tutelare del “letame” inteso come fattore di fertilità ed abbondanza. Il motivo che ne ha ispirato l’attribuzione è l’odore (indovinate di che..) emanato dai fiori di alcune specie come, ad esempio di Sterculia foetida. Tutte le specie sono monoiche, portano cioè fiori di entrambi i sessi sulla stessa pianta. Dai paesi d’origine i Brachychiton si sono diffusi come alberi d’ornamento nelle regioni siccitose ad estate calda ed asciutta, come il Mediterraneo, il Sud Africa e la costa occidentale degli Stati Uniti. Ecco allora la descrizione di alcune specie che è possibile trovare nei giardini delle città mediterranee che si affacciano sul mare : 
Brachychiton acerifolius o albero fiamma
Albero di medio sviluppo con foglie di un bel verde lucente, alterne e molto simili alle foglie dell’acero; all'inizio dell'estate, su piante ancora prive di foglie, si producono masse brillanti di numerosi piccoli fiori campanulati di colore rosso fuoco, raggruppati in pannocchie terminali.  La fioritura è spettacolare e veramente "di fuoco"; lo stesso colore di fiamma si crea alla base della pianta per i fiori che cadono al suolo. Se la stagione primaverile non è molto piovosa la fioritura è più intensa e  di colore più acceso.
Tappeto di fiori di Brachychiton acerifolius
I frutti sono grandi baccelli deiscenti a maturità che rimangono a lungo pendenti a grappoli sulla pianta. E’ una specie sufficientemente resistente al freddo (non intenso) delle regioni mediterranee marine. 
Brachychiton discolor 

E' un albero molto simile alla specie precedente ma di portamento più sviluppato. L’aspetto distintivo di questa specie sono i fiori, relativamente grandi, rossi  fuori e rosati internamente. La pagina superiore della foglia, i fiori e i follicoli sono ricoperti da una peluria lanuginosa. Prima della fioritura la pianta tende a spogliarsi delle foglie anche se non completamente. E’ un bell’albero con tronco ben piantato frequente in parchi, giardini o alberature stradali; meno sensibile al freddo rispetto a B. acerifolius.
Brachychiton populneus

E' specie che proviene dalle regioni interne, aride, dell’Australia ed è dunque molto resistente alla siccità e al caldo. Si tratta di alberi di medio sviluppo che a differenza delle specie precedenti non perdono le foglie. In Australia è specie molto apprezzata per fornire ombra e riparo in zone siccitose. I fiori campanulati, color crema con l'interno rosato variegato, compaiono all’inizio dell’estate e sono molto ricercati dalle api che ne producono un ottimo miele.
Da fiori si formano, in breve, frutti legnosi più tozzi delle precedenti specie da cui è possibile estrarre semi gialli di facile germinabilità, avvolti in setole ad effetto pruriginoso che gli aborigeni consumano abbrustoliti.
Le foglie, molto simili al pioppo, nelle regioni d’origine sono appetite dal bestiame ed utilizzate come foraggio in momenti di grande siccità.
Qualunque specie di Brachychiton si scelga di utilizzare per i giardini del Sud si tratta sempre di alberi di assoluto pregio estetico, adattabilità al clima e rusticità.

giovedì 1 marzo 2012

Eugenia myrtifolia: una rustica specie da siepe


Sito di reperimento dell'immagine
Rubrica Verde Insieme “L’esperto risponde”


Ho ricevuto questa richiesta alla quale con piacere rispondo

 Quesito
La casa dove abito è posta al piano terreno di una palazzina condominiale e dispone di un piccolo spazio pavimentato esterno dove giocano i bambini; tale spazio si affaccia sulla pubblica via dalla quale è separato da un basso muretto e da una ringhiera a vista per un’altezza complessiva di circa un metro e mezzo da terra. Vorrei avere un poco di privacy mettendo dei vasi con arbusti sempreverdi capaci di schermare la vista a chi passa per strada o transita dal portone di ingresso della palazzina. Abito in una città di mare del Meridione e la casa, esposta a mezzogiorno,  è molto soleggiata anche se è parzialmente ombreggia dai palazzi di fronte. Che specie mi consiglia di mettere?

Risposta
La sistemazione a verde di spazi adibiti a luoghi di soggiorno all’aperto, da effettuare collocando specie arbustive o rampicanti in vaso, sebbene apparentemente semplice, nasconde, in realtà qualche, insidia. Nella sua lettera, ad esempio, non mi specifica se all’esterno è presente un rubinetto o una vasca d’acqua, alla quale poter collegare un impianto di irrigazione. Distribuire acqua ai vasi con regolarità predisponendo un impianto di irrigazione a goccia, è condizione indispensabile,  al sud, per poter pensare di realizzare una barriera sempreverde folta e coprente in ogni stagione dell’anno. Per creare, poi, una fitta coltrina vegetale, piuttosto che l’utilizzo di vasi sarebbe più opportuno realizzare dei vasconi perimetrali adeguatamente impermeabilizzati alti circa quaranta centimetri da terra ai quali assicurare un adeguato sgrondo dell’acqua in eccesso. Sarà possibile in tal modo mettere le piante più vicine tra loro predisponendo una lunga ala gocciolante con gocciolatoi posti al piede di ogni pianta.

Tra le specie vegetale sempreverdi che in zona temperata calda hanno dato buoni risultati per la realizzazione di schermi divisori, mi sentirei di consigliare una rustica specie sempreverde australiana: Eugenia myrtifolia o meglio, secondo la moderna denominazione tassonomica GRIN, Eugenia uniflora o Syzygium australe.
Eugenia uniflora
La specie, di grande adattabilità, presenta un portamento cespuglioso ed una vegetazione molto folta; le foglie sono piccole, ovali ed appuntite e, come dice l’appellativo specifico, ricordano quelle del mirto, appartenendo, tra l'altro, alla stessa famiglia botanica; da giovani i germogli hanno in genere una colorazione rossa ruginosa molto decorativa ed i fiori riuniti in pannocchie all’apice dei rami, sono piccoli ma molto attraenti per l’intenso colore viola dei boccioli e per i numerosi stami bianchi. I frutti sono piccoli e violacei, hanno polpa acidula ed un solo seme al centro. In Australia è comunemente utilizzata come specie da siepe in quanto sopporta molto bene le potature, resiste alla siccità e al vento ed è perciò adatta alle località marine. La varietà più diffusamente coltivata in vaso è la "Newport" particolarmente resistente ai patogeni. Acquistando esemplari in vaso già dell’altezza di circa un metro e mezzo o più e mettendoli a dimora a distanza di poco superiore a quella del pane di terra, la privacy della sua casa sarà adeguatamente preservata.

Per le ultime novità in fatto di Eugenia guarda il mio post: Eugenia Etna Fire
Perdita di colore di Eugenia Etna Fire
P.S.
Come in tutte le riviste di giardinaggio che si rispettano anche sul mio blog, da tempo, avrei voluto aprire un rubrica dal titolo: “L’esperto risponde” ed in effetti, dopo averci pensato per un poco, ho realizzato una pagina dal titolo “Filo diretto con il lettore”. In attesa di richieste, ho deciso di passare all’azione e di fare come in uno storico programma televisivo nel quale venivano presentati casi di controversie legali, più o meno plausibili, da risolvere con una transazione amichevole di fronte ad un giudice di pace. Agli inizi seguivo il programma con entusiasmo e non ne perdevo una puntata, il giudice era simpatico ed i casi divertenti; ho scoperto, poi, che le situazioni dibattute erano inventate di sana pianta e tutte le parti erano recitate da figuranti prezzolati. In attesa di richieste, applicherò lo stesso cinico principio inventandomi quesiti dei quali, è chiaro, ho già pronte le risposte.



martedì 31 gennaio 2012

Casuarina equisetifolia




Il genere Casuarina comprende 45 specie di alberi ed arbusti originari dell’Africa orientale, dell’Asia sud-orientale, Australia, Malesia e Madagascar. Linneo attribuì al genere il nome di Casuarina in riferimento al “casuario”, uno struzzo australiano il cui piumaggio ha una certa rassomiglianza con i rami senza foglie, tipici del genere.
Casuario
Casuarina equisetifolia è un bell’albero a portamento eretto, sempreverde, originario dell’Australia dove può raggiungere i 20 metri d’altezza. E’ una specie diffusa lungo le coste del Mediterraneo essendo molto resistente all’aridità e alla salsedine. Ha una chioma espansa, piumosa, formata da rami fitti e sottili a vegetazione pendente di color verde grigiastro che ricordano l’equiseto, una pianta palustre il cui nome latino vuol dire “crine di cavallo”.

A distanza la specie sembra una conifera potendo i rami apparire come robusti aghi di pino ma, avvicinandosi, è facile osservare che i rametti sono articolati e scanalati longitudinalmente presentando ai nodi delle piccolissime foglie squamiformi. I rami della casuarina botanicamente sono fillocladi cioè rami che svolgono funzione clorofilliana mentre le vere foglie sono ridotte a minutissime brattee. 
Fiori unisessuali
I fiori sono unisessuali  e di aspetto insignificante; ad essi  seguono frutti a forma di piccole pigne che spiegano il nome comune, attribuito alla specie, di pino australiano.

La casuarina è molto diffusa in Australia tanto che anche il più grande carcere per detenuti di sesso maschile a lungo termine si chiama “Casuarina Prison”.
Le radici di questi alberi possono instaurare rapporti simbionti con batteri azoto fissatori, come avviene per le leguminose, mettendo a disposizione sostanza organica su cui fare sviluppare le colonie batteriche e ricavando da esse azoto in forma minerale, utile per la nutrizione vegetale. 
A Miami Beach, Casa Casuarina o Versace house è un albergo a cinque stelle, categoria lusso dove, prenotare una camera costa, a notte, dai 3995 dollari in su.
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