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martedì 6 settembre 2016

Plumeria, che passione!

Chiacchierata con Ianì Guarrera sui suoi ibridi di plumeria
Credo che non esista specie da fiore più volubile e capricciosa ma al contempo  più amata e coccolata da chi, nel nostro ambiente, ha la passione di coltivarla, della Plumeria rubra, specie a fioritura estiva diffusa in un’ ampia fascia climatica tropicale che va dall’America centro meridionale al Sud Est asiatico e che anche in alcune zone costiere della Sicilia e del Meridione d’Italia può essere coltivata con successo in vaso, ma anche in piena terra, approfittando del tiepido inverno mediterraneo.
 
Non discuto della capacità di adattamento e delle scarse esigenze colturali delle varietà di plumeria riconducibili al cosiddetto tipo “palermitano” dal fiore bianco e centro giallo e dal profumo fruttato, importata negli anni della Belle époque in Sicilia (se prima a Palermo o a Risposto è ancora oggetto di continue discussioni) e in questi territori perfettamente adattatasi, tanto da divenire pianta di tradizione da tenere in balcone o in giardino come nume tutelare da cui prelevare talee da regalare alle figlie che vanno spose.
Mi riferisco invece alla miriade di varietà ibride dai colori vellutati e cangianti, dai profumi conturbanti (e dai prezzi spesso esorbitanti) che negli ultimi dieci anni sono state prodotte a ritmi forsennati da Thailandia e Hawaii che della plumeria sono luoghi vocati e che di questo fiore ne hanno fatto un business i cui tentacoli hanno raggiunto pure noi. In Sicilia, infatti, diversi vivai si sono specializzati nella radicazione e commercializzazione delle talee di queste nuove varietà multicolor che vendono sul posto o spediscono online consentendo un facile reperimento di novità varietali a chi, avendone la possibilità climatica, vorrebbe possederle tutte, facendone collezione.
Tuttavia i capricci e i dispetti di queste varietà esotiche sono tali che farebbero spazientire anche un santo. Se mettiamo caso, acquisti una talea di 'Shooting star' in fiore, ammaliato dal suo colore, non è detto che la rivedrai fiorire l’anno dopo e probabilmente neanche nei prossimi due o tre anni a venire nonostante le cure invernali, le misture speciali che somministri come concimazione, lo studio delle ore di esposizione ed ogni altra precauzione; solo il caso, il capriccio o una particolare congiuntura astrale faranno si che un’estate all’improvviso la vedrai rifiorire ripagandoti per bellezza e profumo di tanta pazienza.
Per sapere se ho ragione a pensare che per coltivare plumerie ibride ci vuole proprio una grande passione, ho incontrato Ianì Guarrera che le plumerie le adora e coltiva insieme a tante altre specie (tillandsie, begonie, orchidee) e ne possiede una buona raccolta di piante in vaso a Mascali, un paese che si affaccia sullo Jonio a pochi chilometri da Riposto dove la plumeria isolana è diffusamente coltivata.

Nello stretto cortile davanti la casa dove vivono i suoi genitori, in estate si affastellano i vasi delle nuove e delle vecchie acquisizioni di Ianì che ci racconta come è nata la sua passione: “ Ho al momento un centinaio di nuove varietà ibride ma le prime plumerie in famiglia sono arrivate con mia madre che portò con se in questa casa da Riposto, all’età di 14 anni, due piante in vaso di plumeria tradizionale, la classica palermitana a cui si è aggiunta, anni dopo, una sua variante la “Palermo Princess" avuta in regalo da un'amica; sono oggi piante dal fusto oramai lignificato e contorto che vivono in pien’aria da oltre cinquant’anni e non si sono mai perse una stagione di fioritura. Cresciuta tra le plumerie, quando nei vivai ho visto arrivare le prime varietà ibride, mi sono innamorata dei colori e profumi dei loro fiori che in alcune varietà si protraggono per tutta l’estate".
Shooting star
Hai mai registrato problemi di mancata o ridotta fioritura delle tue plumerie?  
"La plumeria tradizionale è una specie adattabile nel nostro ambiente climatico ma queste varietà esotiche soprattutto se, per ragione di costo si comprano talee giovani, poco ramificate, hanno fioriture discontinue e difficilmente prevedibili. Ad esempio, tra le prime rosse che ho comprato c’è la varietà Gina, molto profumata e a crescita compatta che dopo la prima fioritura e fino ad ora, non mi è mai più rifiorita. Quest’anno, probabilmente a causa di un’estate non particolarmente calda  mi è fiorito solo il 30% delle piante della mia raccolta. Secondo me, influisce molto sulla fioritura l’andamento delle temperature estive che devono essere elevate anche di notte; quando, infatti, il tempo è molto caldo ed il sole è velato dall’umidità, le plumerie si sentono ai tropici e fioriscono in abbondanza soprattutto le varietà di origine asiatica. Le piante per fiorire devono, poi, essere in perfetta salute avendo a disposizione un buon terriccio di coltivazione (io uso un mix di perlite, terriccio specifico per piante da fiore e terra da giardino) ed una concimazione spostata sul fosforo e sul potassio piuttosto che sull’azoto che spinge la crescita vegetativa della pianta. Ma tutto si determina su base empirica, non ci sono studi scientifici in merito e non resta che provare e riprovare".
Come le accudisci?
"In genere ritiriamo i vasi in un luogo riparato a fine novembre, ma alcune piante vengono lasciate fuori proteggendo gli apici vegetativi con gusci d'uovo o con coppetti di carta o di tnt ; a tutte le piante non diamo più acqua fino al risveglio vegetativo che avviene, generalmente, in aprile (si vede dagli apici che cominciano a  diventare di colore verde-rossastro);  è questo il momento in cui porto i vasi fuori,  temperature permettendo, e comincio a dare acqua gradualmente, considerando che con le plumerie è meglio niente che tanta; quando le foglie nuove sono cresciute un paio di cm allora si incrementa la razione di acqua fino ad arrivare alla quasi quotidianità. Il concime lo distribuisco quando ci sono almeno due foglie grandi e ben aperte, poi proseguo con somministrazioni ogni 20 giorni. Nonostante le mie cure quest’anno non sono fiorite 'Aztec gold', 'Aussie pink' che è stata meravigliosa per due anni ma quest’estate non ha fatto neanche un fiore, forse perché in inverno non le ho riparato gli apici vegetativi e neanche la 'Pozzallo pink'; ma io anche in assenza di fiori mi consolo con il fogliame che ad esempio è bellissimo in alcune varietà come 'Abigail', 'Kao mongkon' ,' Dwarf siam yellow' dalla foglia arricciata  o la 'Gold marble' a foglia o variegata". 
"Le difficoltà non mi scoraggiano e quando posso incremento la mia raccolta scegliendo “a pelle” o per il colore (rosso, rosa, fucsia sono i colori che prediligo ma ho anche il giallo e le tricolor) o per il profumo (ho una talea di una tricolor molto rosata dai fiori bellissimi che è stata denominata “pesca” dal vivaista che me l’ha venduta che ne esprime perfettamente l’odore) o ancora per il portamento o per la forma delle foglie, la loro lucentezza o la particolare tomentosità dei fusti".

Come ti procuri le varietà che ti interessano?
"Ci sono in Sicilia molti vivaisti che si sono specializzati in plumerie ma il mercato è diventato così caotico che può succedere che una stessa varietà venga commercializzata in posti o in cataloghi diversi con nomi diversi, ad esempio la varietà venduta in vivaio come 'Red pendulat' viene chiamata anche ' Francesca 'o 'Pozzallo pink' o, ancora, la 'Shooting star'  è nota anche come 'Som raya'.
Red pendulat
Mi è successo poi che acquistando talee non ancora fiorite per cercare di risparmiare, al momento della prima fioritura ho avuto la sorpresa di ritrovarmi con varietà diverse da quella che pensavo di avere acquistato, per esempio ho molto desiderato una 'Som chanigka 'ma al momento della fioritura il tarocco che mi è stato rifilato non le assomigliava per niente e ancora, acquistando online una plumeria 'Lutea' mi è stata spedita una 'Jamesonii'; insomma una grande confusione".
Queste difficoltà, dimmi la verità, hanno messo un poco in crisi la tua passione per le plumerie?
"No, affatto,  perché a fronte di alcune oggettive difficoltà di fioritura ci sono state anche tante soddisfazioni, ho una pianta di Plumeria stenopetala che è la mia macchina da guerra che produce scapi fiorali  in continuazione. 
Ed ho avuto belle fioriture di 'Som garasin',  'Abigail', 'Moonlight', 'Shooting star', 'Wako', 'Sexy pink', 'Cerise', 'Etna', 'Red pendulant' , 'J105', 'Gold marble'. Mi posso perciò ritenere soddisfatta. Un cosa è certa, non sono disposta a spendere cifre da capogiro per possedere esemplari adulti, molto ramificati che hanno maggiore propensione a fiorire e non ho la frenesia del collezionista perché la mia passione per le plumerie non voglio che diventi una malattia".

"Ianì, non sarai ancora affetta da grave malattia ma, a giudicare da come racconti e descrivi le tue piante, i sintomi premonitori della sindrome che prende l’appassionato coltivatore, perso dietro le fioriture delle sue bizzose plumerie, mi sembrano già chiari ed evidenti".

Vivai specializzati: Sun Island nurcery; Chersoneso piantePlumeria Previti; Plumeria shop
Altri vivai: Torre Vivai; Piante tropicali di Massimo Sallemi.; Piante tropicali Fabio Maio;  Vivai Lo Porto
 

martedì 12 luglio 2016

Il giardino di Vera

Tra le tante definizioni di giardino che mi è capitato di leggere ed annotare ce n’è una che mi pare descriva bene il giardino che vi voglio raccontare; si tratta dall’incipit del libro di Umberto Pasti “Giardini e no”: “Un giardino è un luogo dove l’uomo coltiva alberi, cespugli, fiori ed ortaggi per suo uso e diletto. Il giardino somiglia a colui che lo ha ideato”. Ed infatti visitando il giardino di Vera che è anche un poco orto, un poco roseto ma pure frutteto e vigneto, si colgono molti aspetti del carattere di chi lo ha realizzato: razionalità, tecnica, ordine, da un canto ma, al contempo, un’impronta romantica e sognatrice dall'altro, in una miscela di competenze ed emozioni che derivano dall’essere, Vera, un agronomo che conosce ed applica le più innovative tecniche di coltivazione, sperimentate nei campi della Facoltà di Agraria presso cui lavora e che trasferisce alle produzioni agricole che realizza sul suo piccolo fazzoletto di terra;  ma anche collezionista competente di ortensie e di rose, giardiniera curiosa di provare e sperimentare arbusti da fiore comprati in giro per vivai o di ripescare vecchie specie ornamentali un tempo diffuse nei giardini siciliani padronali.
Nel giardino convivono perciò, in un felice connubio, il pragmatismo della tecnica agricola ed il sentire romantico di chi ha sognato i paesaggi inglesi sui libri della Austen; ha letto tutto della Sackville-West e immagina di poter trasformare il suo buen retiro siciliano in un cottage garden all’inglese. Con grande difficoltà e perseveranza, aggiungo io, perché il giardino di Vera è assai lontano dalle brume inglesi  trovandosi in Sicilia nel comune di Linguaglossa, paese pedemontano alle falde dell’Etna, famoso sia per le fitte pinete un tempo sfruttate economicamente per l’estrazione della resina, che per il vino Etna DOC ottenuto da vigneti autoctoni (Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio) impiantati sui terreni vulcanici. E’ un luogo di dolce campagna alla periferia del paese dove le macchie spontanee di roverella e ginestra fanno da confine agli sparsi coltivi, con l’Etna, sullo sfondo che modula una inquietante colonna sonora  fatta di ininterrotti boati e borbottii.
Vera come è cominciata la storia del tuo giardino?
“Dopo avere ricevuto in regalo dai miei genitori questo vigneto, impiantato da mio nonno, io e mio marito abbiamo dovuto lavorare sodo per recuperare le piante in abbandono e i danni provocati da incendi che avevano colpito la proprietà partendo dalla boscaglia intorno. Fedele al motto che “la campagna deve dare frutto” ho cominciato a piantare tutto quello che dalle nostre parti è uso coltivare per il consumo familiare, avendo come limite la superficie che è poco più di un ettaro e la scarsa disponibilità idrica che ci fa penare in estate nonostante la presenza di un pozzo ed una condotta idrica di servizio; abbiamo impiantato olivi, un piccolo vigneto, fichi d’india, noccioli, alberi da frutto ed un piccolo orto.
Il fondo non è servito da corrente elettrica per cui, pur avendo riattato una casetta per tenere gli attrezzi da lavoro e per riposare, godendoci i tramonti sull’Etna, appena fa buio ce ne torniamo a casa che dista solo dieci minuti di strada in macchina”. 
"Mio marito, che è in pensione viene tutti i giorni e si dedica all’orto ed al frutteto mentre io, che ogni giorno faccio la spola Linguaglossa - Catania per il mio lavoro all’Università, trascorro qui, tutto il mio tempo libero nel fine settimana".
Adotti tecniche di coltivazione particolari?“La mia prima regola di coltivazione è cercare di ridurre gli input esterni, facendo interventi mirati; i primi anni non volevo neanche sfalciare l’erba ma con le graminacee il rischio di incendio è troppo alto; non lavoriamo il terreno ma passiamo una sola volta  la falciatrice dopo che le specie spontanee sono andate a fiore lasciando però i residui al suolo con un effetto pacciamante. Al posto del prato abbiamo fatto crescere il trifoglio ed in primavera è tutto un ronzare di api che fanno incessantemente la spola”. Ed in effetti camminare tra le balze dei muretti a secco che degradano vero il boschetto di roverelle è, da Vera, un’esperienza sensoriale per il profumo che si sprigiona ad ogni passo calpestando piante spontanee di nepetella e di menta selvatica.
Mi racconti del tuo interesse per le ortensie e le rose? 
"La mia passione per le ortensie precede quella per le rose che è sopraggiunta in un secondo momento; ho cominciato a coltivare le ortensie in vaso comprando le varietà che più mi piacevano da vivai specializzati come Borgioli o Anna Peyron; d’inverno le tenevo al sole nel cortile di casa per spostarle all’ombra in estate; poi cinque anni fa, quando abbiamo cominciato a sistemare la campagna, le ho messe in piena terra cercando per loro un posto che fosse ombreggiato, ma non troppo, lungo il confine a ridosso del bosco".
"Amo le ortensie è ne ho tante varietà sia di Hydrangea macrophylla (Hanabi, Otaksa’, Izu no hana; Ayesha , Green Shadow, Etoile Violette, Jogasaki) che di Hydrangea paniculata (Annabelle) e di Hydrangea quercifolia (Snowflake). Il problema colturale delle ortensie è che vogliono molta acqua; ho previsto per loro un impianto di irrigazione a goccia ma a dirla tutta cerco di abituarle alla parsimonia".
"In inverno tolgo tutti i fiori e le accorcio un bel po’ e siccome mi dispiace buttare via i rametti, ne faccio talee che distribuisco in vari angoli della campagna".


Come sei arrivata a coltivare rose?
"Appassionata di ortensie, alle rose non avevo mai pensato anche perché io coltivavo in vaso e le rose non sono adatte a questo tipo di coltivazione. Quando cinque anni fa ho potuto disporre della campagna ho cominciato a fare i primi esperimenti partendo con due ibridi di Rosa wichuraiana, 'Albertine' ed 'Aloha' e ho continuato sino ad oggi a provare scegliendo soprattutto tra le rose botaniche ed antiche che hanno una sola fioritura primaverile ed i fiori profumati o anche tra le rose moderne, rifiorenti, ma con i fiori dal carattere antico".




"Ho distribuito rose lungo le recinzioni e sul muro della casa, vicino al pozzo, nell’aiuola ad archi , nella pianura sotto il ciliegio o nel giardino dei susini, in testa al vigneto o ai lati dell’ingresso principale provando più di una dozzina di specie (R. weichuraiana, R. bracteata, R. Noisette, R. alba, R. gallica, R moschata, Rose Bourbons, R. Portland, R. damascena, R. banksiaea, R. cinese, R. sericea pteracantha, R. rugosa, R. roxburghii ‘plena’ e molti ibridi di rose moderne per un totale di oltre ottanta varietà".

Hai qualche vivaio di riferimento?
"Ho fatto tante prove perché nel nostro clima non tutte le specie e le diverse varietà che sono dichiarate potenzialmente adatte hanno avuto una buona riuscita. Ho comprato rose da Mondorose ('Albertine', 'Aloha', 'Belle Vichyssoise', 'Costance Spry', 'Canary bird') da Rosebacche ('Aimée Vibert', 'Duchesse d’Angoulême') da Novaspina, ('Compassion', 'Irene Frain Masirfa', 'Parc de Maupassant', 'Vertigo' ) da Nino Sanremo ('Great Maiden’s Blush 'o Cuisse de Nimphe; R. banksiae 'Purezza'), dal vivaio La Campanella e tra i vivai stranieri ho acquistato da Meilland e dal catalogo di David Austin". 
Quali sono le tue rose preferite?
"Scelgo sempre rose che abbiano tonalità del bianco, del rosato o per contro, del rosso accesso mentre non ho neanche una rosa gialla. Le rose antiche sono le mie preferite perché anche se effettuano una sola fioritura questa è sempre molto abbondante e per profumo e forma del fiore trovo queste rose insuperabili.
Tra le rose che mi hanno dato maggiore soddisfazione: 'Costance spry', una rosa moderna di David Austen che non è rifiorente ma fa una fioritura eccezionale per abbondanza di fiori dal profumo non molto intenso; forma un grande arbusto, con un vigore terribile; è una rosa bella che ricaccia sempre dal basso e che sto guidando a ricoprire un archetto essendo una rosa climber i cui rami si possono piegare; è una rosa sicuramente adatta al nostro clima.

'Albéric Barbier' è un ibrido di Rosa wichuraiana che ho messo a ricoprire un muro a secco lungo il confine ad est; ha un bel fogliame lucido che si stende sul pietrame in modo lussureggiante. I fiori, che si aprono in boccioli appuntiti di colore giallo chiaro, sono doppi, un poco quartati e ricordano le gardenie, con un profumo dolce ma lieve.
'Purezza', un ibrido di Rosa banksiae che sto facendo arrampicare sul pergolato davanti al pozzo; ha mazzi di fiori stradoppi di un bianco puro, senza spine come è caratteristica delle rose banksiae; la bellezza dei fiori si fa perdonare l’assenza di profumo. 'Mme Isaac Pereire' del gruppo delle Rose Bourbons, è tra le rose più profumate che esistono ed è anche coltivata per ottenerne l'essenza; l ‘ho sistemata nella pianura vicino ad un albero di fico che le fa mezz’ombra; ha grandi fiori, pesanti di un colore che va dal cremisi chiaro brillante, al rosso lampone".
"Pierre de Ronsard',  una moderna che ha il fiore dalla forma antica di un delicato color rosa tenue".
"Di altre, invece, da cui mi aspettavo mirabilie ho avuto al momento solo delusioni come 'Mme Alfred Carriére' che è tre anni che l’ho messa a dimora ma non è cresciuta gran che o 'Mayor of Casterbridge' di Austin che viene descritta come rosa profumatissima che sviluppa in pochi mesi rami fino a tre metri di lunghezza ma che da me ha fatto una crescita ed una fioritura meschina".
Come immagini il tuo giardino tra qualche anno?
"Non vedo l’ora di vedere crescere tutte le piante che in questi anni ho messo a dimora; comincerò così a fare ordine selezionando solo le specie e le varietà che si sono meglio ambientate nel nostro clima dove l’estate tutto si ferma. Ma ho ancora tanti progetti e tanti acquisti da fare per la prossima stagione  perché ho molte ortensie e rose da provare ma anche arbusti da fiore, fruttiferi, ortive.."
 
Non mi resta che aspettare la primavera  per vedere le novità programmate da Vera  ma questo luogo, un poco campagna ed un poco giardino è così gradevole in ogni stagione che, trascorsa  l'estate, non mi farò   mancare di certo  l'occasione per un nuovo ritorno.


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martedì 1 settembre 2015

Plumerie di Sicilia

Conversazione con Antonio Butera, cultore di pomelie in Palermo
Puntuale come ogni anno, appena si parla di ritornare a scuola per le prime riunioni di settembre, ho bisogno di esorcizzare la ripresa lavorativa  ripensando ai momenti più belli  dell'estate e in campo vegetale Plumeria rubra forma acutifolia, che noi siciliani chiamiamo familiarmente  pomelia,  è, senza dubbio,  il fiore più capace di evocare  con le infinite sfumature di colore dei suoi petali carnosi e  le diverse e molteplici tonalità dei suoi accenti profumati, il sole, il mare ed i forti colori delle mete vacanziere più esotiche.
 
E non c'è neanche bisogno di andare ai tropici per stordirsi con il profumo delle plumerie perché  in Sicilia la specie è di casa, coltivata sia in vaso che in piena terra con esemplari arborei che impreziosiscono balconi o angoli di giardino soprattutto nei dintorni di Palermo e in un tratto di costa ionica a ridosso del comune di Riposto.
Varietà Powder Pink 
Le condizioni climatiche necessarie a coltivare la plumeria e a farla fiorire sono, in realtà, molto particolari e assai limitative se non si vive nelle regioni tropicali di origine come le isole Hawaii o la Thailandia da cui la plumeria proviene. Sono essenzialmente gli sbalzi termici con il raggiungimento di temperature minime poco sotto lo zero che limitano la possibilità di coltivazione della specie in ambito mediterraneo, determinandone la bruciatura degli apici vegetativi e la conseguente mancata produzione di fiori. 
Ma la coltivazione di questa pianta bella, delicata e vorrei dire anche un poco capricciosa non è un ostacolo insormontabile nel nostro clima visto che in Sicilia si contano associazioni di amatori, vivai specializzati e fior di collezionisti che non solo vantano raccolte importanti per numero di esemplari delle più belle varietà coltivate nel mondo ma che a loro volta hanno selezionato da seme nuove cultivar che dopo lunga trafila sono state registrate dal massimo organo internazionale che ne governa la certificazione. 
Antonio Butera è uno di questi, collezionista e grande conoscitori di plumerie di Sicilia; è a lui che fanno riferimento molti neofiti nelle discussioni sui social network per consigli, riconoscimenti, incoraggiamenti. Conoscitore della specie e delle sue molteplici varietà, ne apprezza di ognuna ogni più tenue sfumatura di colore e di profumo; ha girato i tropici cercando plumerie ma è particolarmente affezionato a quelle tradizionalmente coltivate da oltre un secolo nella sua Palermo i cui esemplari sparsi nel verde delle ville in città o al mare, conosce uno per uno.
Antonio come è nata la tua passione per questo fiore esotico?
Ho cominciato a conoscere ed appassionarmi alle pomelie all’ età di 10 anni quando mia nonna Ofelia Mac Donald, come tutti gli inglesi, grande amante del verde, mi portava all’ Orto Botanico a Palermo che allora era stupendo perché oltre alla bellissima serra con le orchidee e alla vasca con le ninfee tropicali c’ erano le pomelie ed il giardiniere ce ne regalava i fiori bianchi, rosa e tricolor e ancora mi ricordo il profumo di pesca che emanavano. Dai 20 anni in poi ho cominciato a girare il mondo come giovane modello richiesto dai più grandi fotografi ed ho iniziato a vedere le plumerie nei luoghi d’origine, alberi magnifici ai tropici ed ero anche contento perche facevo allora quello che tutti sognavano di fare. Nel frattempo un carissimo amico giardiniere che lavorava all’ Orto mi innestava sulla tradizionale, resistente, varietà bianca palermitana, le varietà tricolor, rosa, gialla, rossa presenti nella collezione dell’Orto e quindi con pochi vasi avevo tutte le varietà che potevo desiderare. A 27 anni sono entrato in banca a Milano e le piante le curavano i miei genitori. Sono stato a Milano 10 anni poi, dopo il trasferimento a Palermo, ho fatto dei viaggi tropicali stupendi e ho iniziato a portare le talee di tantissime varietà non ancora registrate come la Aztec Gold che allora non aveva nome.

Plumeria rubra 'Aztec Gold'
La tua collezione poteva dirsi importante?
Io amo le plumerie quando sono coltivate in piena terra e meno quando sono in vaso perché la specie è arborea ed il giardino è il posto giusto dove esprime il meglio di se; più che un collezionista sono perciò un cultore delle varietà siciliane che conosco e tengo d’occhio nei giardini palermitani.
Quali sono le varietà siciliane che maggiormente ti stanno a cuore?
Le varietà siciliane che certamente non sono mai state registrate e che in alcuni casi sono mutazioni fuoriuscite dall’Orto Botanico di Palermo sono diverse, molte sono andate perdute, altre sono oramai presenti solo in pochi esemplari;  tra esse: 

  •  Plumeria rubra 'pink 'con fiori rosa di media grandezza al profumo di mandorle e  foglie alate, molto fiorifera; ne sono rimasti pochi alberi a Palermo città e dintorni;
  • la varietà di plumeria che qualcuno chiama con il brutto nome di ‘Palermitana tonda’, straordinaria, diversa, bellissima, che nel mondo ci invidiano; ha foglie verde chiaro molto acuminate e strette, fiore grande morbido, bianco puro  con un centro giallo uovo,  largo; profumo di limone e vaniglia inconfondibile; pianta molto fiorifera tende a reclinare i rami;
  • la bianca, senza un nome specifico e conosciuta in genere come 'Palermitana', con centro giallo e fiore molto resistente, profumatissima  che si usava per i mazzi da vendere nei bar ed ancora oggi i suoi fiori sono usati per i matrimoni;
  • un'antica varietà di plumeria,  poco diffusa dalle foglie verde scuro e fiore enorme bianco a centro giallo chiaro, largo; è molto fiorifera, io la chiamo 'Addaura' dalla contrada di Palermo dove l’ho scoperta; pochi alberi in giro, profumo stupendo di ninfea;
 
  • la varietà rossa purpurea, presente all’ Orto Botanico, poco diffusa, dal profumo straordinario e fiori rossi, antenata delle rosse moderne e poi la magnifica ed inconfondibile 'Lutea' dal fiore rigido grande, che emana un profumo forte, selvatico, tropicale;  foglia verde scuro con punta ricurva; il fiore non scolora e presenta l'esterno leggermente venato di rosso; inconfondibile  e quasi estinta;
  • e poi ancora, la varietà 'Jamesonii' a fiore grande giallo chiaro, molto fiorifera, piuttosto diffusa, profumo di zagara, bellissima; è un'antica varietà da non confondere con la plumeria 'Lutea' che è simile ma differente allo stesso tempo.
 
Tu che sei stato in passato l’unico membro italiano del Plumeria Society of America, hai avuto la soddisfazione di registrare nuove varietà: ce le descrivi?
Per primo in Sicilia ho portato centinaia di semi di plumeria, molto dubbioso sul loro possibile attecchimento ma, invece, i semi spuntarono tutti e siccome non potevo tenere tanti vasi ne regalai ad amici e vivaisti e devo dire che in alcuni casi non fu una buona idea, ma le altre varietà rimaste con me, alcune bellissime, sono in via di registrazione dopo tanti anni perché per lungo periodo ho dovuto prendermi cura dei miei anziani genitori affidando le mie plumerie alle attenzioni di Giampietro Petiet che, oltre ad essere un amico, è un vivaista-collezionista tra i più esperti e conosciuti. La prima varietà registrata a mio nome si chiama 'Antonio Butera n. 425'
'Antonio Butera n 425'
la seconda non è ancora in produzione e si chiama 'Butera cocktail 'perché in Polinesia i fiori dell’ albero da cui ho preso i semi, fiori grandissimi un po' più chiari della mia, li mettevano nei cocktail con un bastoncino fuori dal bicchiere;  ha foglie enormi e i fiori sono gialli e rossi e profumano di olio solare.
'Butera cocktail'
Hai notato una crescita in questi anni per qualità delle collezioni e per competenze acquisite dai diversi collezionisti?
Per tanto tempo i pochissimi ultra appassionati siciliani dovevano rivolgersi alla signora Barabino del vivaio Tropicamente di Torino che importava le piante, per avere qualche novità; altri, pochissimi come me, portavano le varietà colorate dai viaggi ai tropici ed allora non c’era internet e si avevano sempre tante difficoltà alla dogana. Dall’ arrivo delle varietà di plumeria thailandesi ed americane, con la diffusione del commercio online, con la nascita di alcuni vivai specializzati, i siciliani vanno riscoprendo una pianta che le loro nonne mettevano in balcone accanto alla pianta del basilico; ci sono appassionati estremi, appassionati normali e nuovi che scoprono la bellezza di potere avere in Sicilia (paese collocato più a nord dell’areale della pomelia, in cui vive e vegeta all’ esterno) una pianta bellissima, che vive benissimo e che si riproduce ed hanno anche scoperto i tanti colori e varietà provenienti da lontano anche se disconoscono quelle siciliane.  Il grande mercato siciliano delle pomelie rimane quello di Palermo ed è un poco triste che i vivaisti della Sicilia Orientale a parte le due mostre annuali all'Orto Botanico di Palermo non hanno ancora aperto nessun punto vendita in questa grande città, patria della pomelia in Sicilia.
Qual è la tua “Plumeria del cuore”?
Ho una pomelia del cuore per ogni colore: per il giallo è la'Lutea', la rossa lilla è la 'Palermo Fahrenheit', la rosa è la 'Charlotte Ebert' e la 'Rosa Palermitana' che sa di mandorle, la rossa preferita la 'Purpurea'. Ma la vera “Plumeria del cuore” e' la bellissima 'Antonio Butera' che porta il mio nome seguita dalla fantastica 'Butera Cocktail'; comunque tra le più belle del mondo c'e' la famosa 'Aztec Gold', una vera meraviglia della natura. 
Con Antonio non si finirebbe mai di parlare delle sue plumerie, i cui colori ed il profumo sa evocare con tanta passione da farti desiderare di cominciarne subito una collezione partendo, è ovvio, dalle varietà siciliane sia antiche che di nuova selezione che per profumo, caratteri del fiore e rusticità non hanno niente a che invidiare alle plumerie “tutto colore” dei tropici.
PS: Grazie ad Antonio anche per le belle foto

martedì 7 aprile 2015

Acis Hortus Regius

L'erbario picto di Giuseppe Riggio
Ci si imbatte talvolta in belle storie che riguardano fatti del passato che raccontano di passioni senza tempo come quelle per il mondo vegetale.
Son passati duecento anni dai fatti che voglio raccontare ed è bello constatare che la passione che riesce a suscitare la coltivazione delle piante è sempre uguale anche se nel tempo sono cambiati i modi per poterla illustrare.
Noi moderni che abbiamo un bel giardino o una qualche collezione o anche solo un vaso in balcone con la foto digitale siamo rapidi ad immortalare e di seguito archiviare ogni specie posseduta che sarà fotografata in ogni situazione, dal più tenero germoglio alla pianta in fiore sia per propria soddisfazione che per farne condivisione.
Chi è vissuto nel passato, pur animato dalla stessa intenzione di riguardare, confrontare e mostrare ad altri appassionati le immagini della propria collezione non aveva altro modo di operare che affidarsi alle abilità di un bravo pittore avendo la pazienza di aspettare  nove anni per vederne finita l'esecuzione.
 
Giuseppe Riggio è stato uno stimato farmacista vissuto ad Acireale, cittadina in prossimità di Catania, tra il 1758 ed il 1830.  La formazione scientifica e professionale di Riggio avviene a Messina sotto la guida del botanico Francesco Arrosto e dei suoi figli, in un ambiente culturale in costante contatto con le istituzioni scientifiche europee, allora in gran fermento per quanto pubblicato da Linneo  nel 1735 nel suo Systema naturae che introduceva una nuova forma di nomenclatura binomiale e ipotizzava rapporti di interconnessione tra i diversi organismi. Completati gli studi di botanica Giuseppe Riggio ritorna ad Acireale per seguire la farmacia del padre; la passione per la botanica e gli studi scientifici improntati alla classificazione linneana ( Linneo muore nel 1779 quando il Riggio aveva 23 anni) è tale da fargli apporre sulla facciata neoclassica del palazzo di famiglia il ritratto di Linneo affiancato da quello di Luigi Valentino Brugnatelli, professore di Chimica e autore della Farmacopea generale ad uso degli speziali e di due religiosi, padri dell’Oratorio dei Filippini. 
Acireale per quanto fosse una piccola cittadina era considerata un luogo di cultura per le numerose scuole e collegi ecclesiastici che vi avevano sede e per le Accademie, la più antica ed importante delle quali era l’Accademia degli Zelanti istituita nel 1671 dal Vicario del clero acese con l’intento di “ far progresso nelle scienze” .
E’ in questo contesto che Giuseppe Riggio, in un podere che possedeva nella frazione di Santa Caterina, in prossimità della chiesetta della Madonna delle Grazie, in un terreno a balze affacciato sul mare e protetto alle spalle dal costone roccioso della Timpa, comincia a coltivare piante siciliane ed esotiche per suo puro diletto e per le esigenze farmacologiche connesse all’ attività di farmacista.
Non ha intenti divulgativi, non pubblica trattati scientifici ma per puro piacere personale mette insieme una collezione di piante che si compiace di definire Acis Hortus Regius dedicando l’ orto alla sua città: Aci-regia 
La collezione metteva insieme specie erbacee di interesse farmaceutico, spontanee mediterranee insieme ad endemismi siciliani (Pancratium maritimum, Asphodelus luteus, Saponaria officinalis, Nerium oleander, Spartium junceum ), molte specie rampicanti (Phaseolus caracalla, Quisqualis , Ipomoea acuminata, Cobea scandens) ed esotiche (Ixora americana, Plumeria alba, Cassia tomentosa, Hibiscus abelmoschus, Strelitzia reginae, numerose specie del Genere Aloe) per il reperimento delle quali Riggio doveva avere avuto non poche difficoltà a causa del blocco dei trasporti navali conseguenti la fuga del re Borbone in Sicilia.
Come ogni buon collezionista che si rispetti anche lui volle avere immagine e raffigurazione delle sue piante e per questo, agli inizi del 1800, diede incarico al pittore acese Emanuele Grasso di riprodurre gli esemplari del suo orto da raccogliere in un "erbario picto". Grasso completò l’opera nel 1811 realizzando 753 tavole su carta filigranata, disegnate a tempera ed acquerello, numerate a penna e raccolte in quattro volumi.
Le raffigurazioni non contenevano indicazione botaniche o commenti e la disposizione dei tralci o dei fiori seguiva un’ispirazione artistica che ne metteva in risalto la bellezza dando movimento alla composizione e ponendo tasselli neri in corrispondenza di fiori bianchi per metterne in risalto i caratteri. 
A completamento del  lavoro, la raccolta fu dedicata dal Riggio alla sua città e custodita gelosamente in famiglia mentre la vasta biblioteca scientifica veniva donata, alla sua morte, all’Accademia degli Zelanti.

All’inizio dell’anno 2008, l’editore Franco Maria Ricci sfogliando un catalogo di una libreria antiquaria di Torino trova traccia di un antico erbario dal titolo Acis Hortus Regius datato 1811. I quattro tomi dell’opera erano stati messi in vendita dall’ultimo degli eredi con la clausola che la vendita dovesse avvenire solo a chi si impegnasse a mantenere l’integrità dell’opera. Il costo dei volumi era molto elevato ma Ricci versando un anticipo porta con se la raccolta, determinato a trovare il modo di come finanziarne per intero l’acquisto con l’intento di riportare l'erbario ad Acireale per donarlo all’Accademia degli Zelanti che gli sembrava la sede più idonea per la custodia dell’opera.
Ne stampò perciò un libro dal titolo Fiori di Sicilia i cui proventi insieme ad un finanziamento ottenuto dalla Regione siciliana e al contributo di alcune istituzioni bancarie consentirono l'acquisto della raccolta  che  si trova ora custodita presso la biblioteca dell’Accademia Zelantea.
 Alcune immagini sono foto scattate al libro Fiori di Sicilia, Editore Franco Maria Ricci
Bibliografia: G. La Malfa, Note sull'Acis Hortus Regius di Giuseppe Riggio (Acireale 1811)
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