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domenica 2 aprile 2017

Echium candicans, una viperina dai grandi fiori blu


Domanda
Ciao Marcella, mi serve il parere di un’esperta. Oggi nelle aiuole di un centro culturale della mia città sono rimasta colpita da un cespuglio che non avevo mai visto in giro e che presenta grandi fiori a pennacchio di colore blu-celeste veramente spettacolari; si tratta di una salvia ornamentale? un lupino? O cosa?
Risposta
Sono in grado di risponderti perché ho avuto modo di conoscere ed apprezzare questa splendida africana che risponde al nome di Echium candicans o Echium fastuosum, come è anche nominata;  non sbagli ad esserne rimasta colpita perché l’echium in fiore è pianta estremamente ornamentale che, con l’arrivo della bella stagione, da noi in Sicilia già in marzo-aprile, esprime vigore, energia, esplosione di colore in una gamma di tonalità di blu veramente speciale.

 
Echium candicans è una erbacea perenne sempreverde appartenente alla famiglia delle Boraginaceae, originaria delle isole Canarie, chiamata per questo dagli anglosassoni Pride of Madeira” (orgoglio di Madeira), da tempo naturalizzata in tutto il mondo. Da un punto di vista sistematico il genere Echium, così denominato da Linneo, riprende l’antica denominazione greca di "ekion" che significata vipera, probabilmente per la forma triangolare dei semi che ricordano la testa del rettile e per gli stami che escono fuori dalla corolla come lingue di serpente.
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Esistono trenta specie spontanee di Echium in Europa, Asia, Africa chiamate volgarmente “viperine”; Echium fastuosum tanto viperina non è perché si tratta di una pianta erbacea semi legnosa con un caule ramificato e ricoperto di peli duri e spessi; ha foglie lanceolate, acuminate, ruvide e di colore verde grigiastro, disposte in rosette intorno ai rami, che formano cespi un poco disordinati, che possono raggiungere anche il metro e ottanta di altezza.
Le infiorescenze  che compaiono dal secondo anno di vita della pianta,  sono grandi spighe molto ornamentali, erette e dense di fiori di un colore blu mare, attorno alle quali ronzano api e volano farfalle.
I fiori contengono una sostanza che può creare una piccola reazione locale ed anche i peli che ne ricoprono lo stelo possono essere irritanti se sfregati con la pelle: quindi è meglio trattarla con i guanti. La specie è resistente al vento, alla secchezza e si accontenta di suoli poveri ma ben drenati; non tollera il gelo prediligendo posizioni soleggiate, calde.
Dice Pizzetti nella sua Garzantina : “.. le piante ottenute da seme non sempre conservano questo intenso azzurro che è la loro migliore prerogativa, per la moltiplicazione quindi è meglio ricorrere a talee di piante che abbiamo fiori di un colore particolarmente bello”. La sua ambientazione migliore è in ampi spazi del giardino come gruppo singolo o in bordure miste di terreni in declivio; apprezzo, tuttavia,  la sua utilizzazione, soprattutto, in terreni marginali a bassa manutenzione come, ad esempio, le sassose scarpate stradali, dove l'ho vista impiegata, con grande effetto scenico, come rustica specie copri suolo. Può essere coltivata anche in vaso ma il contenitore deve essere di grandi dimensioni e molto ben drenato.
 
A fine fioritura, a meno di qualche spiga lasciata andare a seme, è bene tagliare le infiorescenze alla base tanto ricacceranno facilmente.  Numerosi ibridi interspecifici rendono veramente speciali alcuni angoli di giardini famosi

martedì 7 febbraio 2017

Limone vaniglia


Il mio fruttivendolo, che è persona garbata e che ama fare bene il suo lavoro, mi ha mostrato qualche giorno fa dei frutti di limone, coltivati da un suo conoscente in una campagna del siracusano, che presentano una particolarità: esteticamente sono del tutto simili a dei normali limoni: hanno buccia gialla, sottile e assai aromatica; polpa, giallo chiaro molto succosa e con pochi semi, albedo persistente e tenace e spicchi che si separano con una certa difficoltà; è al momento dell’assaggio, tuttavia, che si rimane un poco sorpresi: i frutti infatti hanno un sapore molto simile a quello di un’arancia vaniglia essendo il succo assolutamente privo di acidità.
 “Saprebbe dirmi di che limone si tratta?”, mi chiede il signor Scardaci a nome e per conto del suo amico Vincenzo. Io confesso di non conoscere la risposta e mi faccio dare quante più informazioni possibili per cercare di identificare il nome alla specie.
La pianta  ha sviluppo simile ad un normale limone ed i rami sono spinescenti; i frutti che hanno una scorza molto “limonosa”, vengono utilizzati in famiglia per produrre limoncello o per aromatizzare dolci e torte o vengono venduti come agrumi vaniglia;  per riprodurre nuove piante, le marze prelevate dalla pianta madre vengono innestate esclusivamente su un portainnesto di arancio amaro.
Per dare un nome a questo particolare limone e soddisfare la mia e l’altrui curiosità mi sono rivolta agli esperti dell’Istituto di Arboricoltura Generale e Coltivazioni Arboree della Facoltà di Agraria di Catania cui ho fatto avere un campione dei frutti per il relativo riconoscimento varietale. Nel giro di due giorni il responso è arrivato: i campioni di limone esaminati sono quelli di una “Limetta dolce della Palestina” botanicamente denominata Citrus limettioides.

 Descrizione della specie
Esistono alcune specie di agrumi che presentano molte similitudini con i limoni ma  che differiscono da questi per determinate caratteristiche ben definite. Il lime (Citrus aurantifolia), ad esempio, è un agrume di origine asiatica diffuso in molte regioni a clima tropicale dove sostituisce il meno resistente limone (Citrus limon), poco adatto alle condizioni di clima caldo umido. I frutti di lime o limetta, come viene chiamato da noi, sono più piccoli del limone, hanno forma tondeggiante o ovale, buccia sottile e ed un succo molto agre perché molto ricco di acido citrico; si raccolgono di norma ancora verdi perché così sono molto più succosi.
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Nel gruppo delle limette si sono differenziate nel tempo alcune tipologie a frutto dolce riconducibili a specie come Citrus limetta chiamata “Limetta di Roma" o "Limetta Patriarca" e Citrus limettioides denominata “Limetta di Palestina”; entrambe le specie, pur essendo di origine asiatica, sono conosciute e coltivate da epoche remote nell’area del Mediterraneo e nell’Africa del nord. L’unica sostanziale differenza che questi frutti presentano rispetto ad un limone è la presenza di acidità del succo molto bassa (inferiore allo 0,1%) che conferisce al frutto un gusto insipido o leggermente dolce. 

La Limetta di Roma o Limetta Patriarca (Citrus limetta) ha piante di piccola taglia, cespugliose, a chioma irregolare e con rami spinescenti; le foglie simili a quelle del limone hanno un picciolo leggermente alato; i fiori bianchi e molto profumati presentano il carattere della rifiorenza; i frutti sono sferici o a forma ellittica, schiacciati ad entrambe le estremità, con umbone e pochi semi all’interno.
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La Limetta di Palestina (Citrus limettioides) ha piante di medio sviluppo con vegetazione rivolta verso l’alto che presenta delle spine;  i frutti sono di forma ovoidale o quasi rotonda; i fiori sono bianchi e la specie è rifiorente. In Israele è frequentemente utilizzata come portainnesto del pompelmo o di arancio dolce ed è tra i limoni quella considerata più resistente al freddo.
 
Il gusto del frutto della  "Limetta della Palestina" a me pare particolarmente insulso ma  molti siti di cucina ne decantano l'uso per la preparazione di dissetanti bevande.

giovedì 15 settembre 2016

Firmiana simplex, un albero poco usuale

Che pianta è questa?

Domanda:
Ho acquistato cinque anni fa, presso un vivaio della mia zona, una pianta di Brachychiton discolor  per il mio giardino di Noto, in Sicilia; mi piace molto questo albero australiano resistente al nostro clima e molto ornamentale per la bella fioritura rosata, ma quest’estate che la pianta è fiorita, dopo un'attesa di oltre cinque anni, si è reso da subito evidente che non si tratta affatto di Brachychiton discolor ma di un albero a me sconosciuto che, dopo una fioritura insignificante, ha prodotto dei curiosi frutticini  verdi, rotondeggianti, attaccati a foglie coriacee a forma di cucchiaio, riunite in gruppi pendenti. Saprebbe dirmi di che pianta si tratta?
Risposta:
L’albero che ha la fortuna di avere nel suo giardino è Firmiana simplex una specie molto simile per fogliame, portamento e colore del legno alla specie che avrebbe voluto comprare, Brachichyton  discolor, appartenendo entrambe alla stessa famiglia delle Sterculiaceae poi, declassata, secondo le imperscrutabili regole della nomenclatura botanica moderna, a sub famiglia delle Sterculioideae afferente alle Malvaceae.
A sinistra Brachychiton discolor a destra Firmiana simplex

Nonostante l’origine botanica comune ci sono notevoli differenze tra le due specie a cominciare dall’origine; Il genere Brachychiton è, ad esempio, di origine australiana mentre Firmiana simplex proviene dal Sud-Est asiatico (Cina, Taiwan, Isole Ryukyu) dove è conosciuta con il nome di “albero parasole”; si tratta di un robusto albero a foglia caduca e portamento eretto che può raggiungere nel nostro ambiente i 15 metri d’altezza;  le foglie palmate,  dotate di un lungo picciolo rossastro, sono poste alternate in modo regolare a formare una chioma ad ombrello molto ornamentale che ne fa, nelle regioni tropicali, una pianta molto ricercata per alberature stradali o grandi parchi e giardini. 
La fioritura della specie, a differenza di quella rosata del Brachychiton discolor , non è di particolare interesse; in maggio, giugno si formano, infatti, grappoli di piccoli fiori unisessuali, bianco verdastri cui seguono, in estate particolari frutti membranosi formati da brattee larghe e ricurve con 4-6 semi rotondi, un poco grinzosi, che maturano tra settembre e dicembre.
I frutti coriacei rimangono a lungo sulla pianta conferendole un aspetto esotico, particolare. La specie è molto rustica ed adattabile in fatto di suolo e di clima; tollera il calcare e preferisce terreni ben drenati dove potere facilmente affondare il robusto apparato radicale; è specie resistete alla siccità ma se questa è troppo prolungata le foglie perdono turgore afflosciandosi e da un punto di vista climatico, a differenza della specie australiana, si spinge al nord: esemplari di Firmiana si trovano coltivati a Roma e più in su, fino alla Francia.
 
 
La specie si riproduce facilmente da seme e si adatta bene alla coltivazione in vaso.
Tratto dal libro "Le piante insolite" di Guglielmo Betto, Mondadori
 
Ora che sappiamo che il suo esemplare non è un Brachychiton, per evitare rametti disseccati e defogliati, un poco d'acqua in estate non dovrà mancare. 
Dove trovarla? Vivai Torre

sabato 23 maggio 2015

Rhaphiolepis umbellata, a dir le sue virtù......

La conosci questa? 
Domanda
Mi sono imbattuto in questa gradevole pianta dalla profumata e bella fioritura parcheggiando la macchina in un centro commerciale che si trova proprio al centro della Sicilia. Si tratta di una pianta sempreverde con fiori bianchi a mazzetti e bacche violacee. Mi sapresti dire di cosa si tratta? Potresti dedicare un post a questa pianta? 
Non solo posso ma anche voglio perché la specie che mi viene segnalata è meritevole di grande attenzione in quanto molto decorativa ed estremamente adattabile e resistente come solo le  orientali sanno essere. Si tratta infatti di Rhaphiolepis umbellata una piccola rosacea sempreverde proveniente dalle regioni temperate dell’Asia e particolarmente dal Giappone (la specie è anche classificata come Rhaphiolepis japonica) che forma un arbusto cespuglioso che in natura può raggiungere i tre metri ma che, in realtà, avendo crescita estremamente lenta non supera nel nostro ambiente di coltivazione l’altezza di un metro e mezzo; tende invece progressivamente ad allargarsi formando una chioma rotondeggiante copri suolo. 
Le foglie, portate alle estremità dei rami, sono di consistenza coriacea e hanno forma ovale e arrotondata con il margine leggermente ricurvo e dentellato; in fase di germogliamento il colore delle foglie presenta una tonalità rossa per diventare poi di colore verde scuro nelle foglie adulte che presentano una reticolatura della pagina inferiore.
La fioritura è primaverile e si svolge in pannocchiette terminali con fiori bratteati di colore bianco, a calice rossastro, leggermente profumati. Alla presenza di brattee decidue, lunghe ed appuntite si deve il nome del Genere che deriva dal greco: rhaphis (ago) e lepis (tartaruga). Gli stami sono numerosi, raccolti in mazzetti.
Foto di Sebastiano Di Martino
In presenza di miti temperature autunnali,  raphiolepis effettua una seconda fioritura prolungando la presenza dei fiori fino ai primi veri freddi invernali. Sono molto ornamentali anche i frutti, bacche carnose blu nerastre, coperte di pruina e contenenti uno, due semi, che compaiono in autunno, nascosti tra il fogliame; sono molto ricercati dagli uccelli che arrivano in buon numero a becchettare e germinano facilmente consentendo una facile riproduzione della specie.
Foto di Sebastiano Di Martino
Nei giardini viene spesso usata una varietà dal portamento ancora più compatto e cespugliato che si chiama Rhaphiolepis umbellata minor e ne esistono varietà dalla fioritura rosata, come Raphiolepis X delacourii, cioè un ibrido di R. indica e R. umbellata.
Rhaphiolepis è un arbusto che, per la prima volta, ho visto utilizzare, trent’anni fa,  dal paesaggista  siciliano Ettore Paternò che ne distribuì grandi macchie nel parco che circondava gli scavi della villa romana del Casale di Piazza Armerina; la considerava specie ideale per un giardino a bassa manutenzione perché decorativa e molto frugale, resistente al caldo ma anche a minime termiche non esageratamente sotto lo zero  e capace di realizzare una buona copertura del suolo in zone soleggiate del giardino. Tra i tanti vantaggio è anche specie che sopporta molto bene le brezze marine cariche di salsedine e può, perciò, essere utilizzata nella coltivazione in vaso di assolate terrazze fronte mare.
Cosa si può chiedere di più ad un arbusto così pieno di virtù.
Dove trovarla:

sabato 25 aprile 2015

I semi soporiferi della Casimiroa edulis

L'esperto risponde
Domanda:
"Marcella sai a quale frutto appartengono questi semi molto leggeri, di circa 3-4 cm? Sono stati regalati a mio figlio qualche tempo fa e ne aveva anche assaggiato il frutto proveniente dall'Orto Botanico di Palermo ma, oggi, non ne ricorda più il nome!

Per rispondere al quesito in questione, ho consultato un vero esperto di frutti esotici e tropicali coltivati in Sicilia: Giancarlo Torre titolare, a Milazzo insieme al fratello Keylor,  del vivaio Torre dove entrambi proseguono il lavoro svolto dal padre Natale Torre che da oltre quarant'anni  è il pioniere in Italia nell’ acclimatazione e coltivazione di molteplici specie esotiche da frutto come mango, papaya, annona, litchi, casimiroa, frutto della passione, tamarillo, feijoa, averrhoa e tante altre ancora coltivate in azienda sia all’aperto che in serra fredda.
Risposta:
I semi riprodotti in foto sono sicuramente di Casimiroa edulis, il cui frutto è un bell’esempio di evoluzione! La Casimiroa è, infatti una Rutacea, come gli agrumi, e si può considerare un antenato di questi ; il frutto di casimiroa è particolarmente strano: botanicamente è una drupa (come le mandorle o il mango) ma caratterizzato da polispermia; di solito il frutto contiene 5 semi disposti attorno al centro, avvolti da un endocarpo legnoso (come il guscio della mandorla). Il guscio del seme si è evoluto fino a formare quello che negli agrumi è lo spicchio e che, successivamente si è riempito di vescicolette succose (la pellicina attorno agli spicchi di mandarino non è altro che un residuo di questo "guscio"). La sua polpa dolce si è invece ridotta fino a diventare il "bianco" del limone”.
 
Risolto il quesito a me non resta che aggiungere qualche notazione curiosa sulla specie i cui semi  presentano caratteristiche davvero interessanti.
Sito web immagine
Casimiroa edulis è un piccolo albero sempreverde originario dei pianori d’alta quota del Messico e del Guatemala dove è conosciuto con il nome di “melo del Messico” o “sapote blanco”. La specie appartiene alla famiglia delle Rutaceae ed al genere Casimiroa che deve il nome al cardinale Casimiro Gomez de Ortega (1740-1818), botanico spagnolo e direttore dell'Orto Botanico di Madrid.
La pianta è un bell’albero dal tronco diritto, di media altezza (8-10metri), con una chioma frondosa, caratterizzato da un accrescimento abbastanza rapido anche nel nostro clima. Casimiroa, infatti, non è specie nuova in Italia essendo stata introdotta in Italia a Sanremo agli inizi del secolo scorso; un grande esemplare,  piantato nel dicembre 1867,  è ancora presente nel giardino della Villa Hanbury a Ventimiglia.
La specie da adulta resiste a temperature anche di pochi gradi sotto lo zero, le stesse temperature,  tuttavia, che la pianta non è in grado di tollerare in età giovanile. Le foglie composte sono persistenti, con le singole foglioline lungamente picciolate, di forma ovale ed appuntite alle due estremità. 
I fiori sono piccoli, riuniti in racemi ascellari di colore verdastro e compaiono in primavera; i frutti riuniti in gruppo hanno forma tondeggiante ed irregolare della grandezza di una mela o una piccola arancia e sono di colore verde giallino; la polpa bianca è tenera e di consistenza burrosa con un sapore dolce ed aromatico e retrogusto amarognolo.
Immagine Wikipedia
Le foglie, la corteccia ed i semi della casimiroa contengono il glucoside "casimiroidina" che abbassa la pressione sanguigna ed induce sonnolenza. Proprio per queste proprietà psicoattive le pratiche in uso nell’antica medicina latino-americana attribuivano alla casimiroa proprietà sedative utilizzandone foglie, corteccia e particolarmente i semi per indurre un accentuato effetto ipnotico-soporifero. Le proprietà di foglie, corteccia e semi di casimiroa  sono state confermate da una recente indagine della Facoltà di Cagliari che  ha messo in evidenza le potenzialità farmacologiche di questa specie.

mercoledì 10 settembre 2014

Una bordura mediterranea

La scelta di chi se ne intende

Domanda
Ciao Marcella, mi puoi suggerire piante perenni da inserire in un'aiuola di tipo mediterraneo? Ho recuperato una striscia di terreno e adesso vorrei mettere a dimora delle piante; considerando che è in zona non ricca di acqua, preferirei piante autoctone della macchia mediterranea ed essenze aromatiche. Tuttavia temo di fare pasticci nella disposizione e nella scelta, l'idea era di creare non una bordura uniforme, ma alternare alto e basso, lasciando la sensazione di flora spontanea. Il terreno è in zona costiera in un appezzamento con terrazzamenti in collina, nel palermitano. Grazie anticipatamente
Risposta
L’utilizzo in giardino di specie della flora mediterranea è un argomento che ritengo di grande attualità visto il numero di convegni, libri, vivai specializzati che di flora mediterranea a scopo ornamentale si occupano. La ricerca di specie rustiche, poco esigenti in fatto di fabbisogno idrico, capaci di auto propagarsi e che richiedano poca manutenzione costituisce, infatti, un’esigenza sempre più sentita dai moderni giardinieri.
Ho pensato, per la risposta, di sottoporre il quesito ad un gruppo di amici a vario titolo esperto di flora mediterranea ornamentale chiedendo loro di indicare le specie autoctone e le aromatiche che a loro giudizio sarebbero le più appropriate per dare un aspetto spontaneo ad un angolo di un giardino posto nel cuore del Mediterraneo.

Elisabetta Pasanisi
Chi è : “…La vita mi ha portato ad abitare in provincia di Taranto in un lembo di terra adiacente alle Gravine, dove ho creato e curo un giardino di macchia mediterranea spontanea, nato fra reperti archeologici e piccole cave di tufo del XIV sec, (www.zoccate.it)”
 
 
Per la striscia del giardino bisognerebbe sapere se è piana, scoscesa o a terrazzamenti già definiti, quanto è larga e quanto lunga, se completamente brulla, ombreggiata o soleggiata. Senza queste informazione è difficile dare consigli adeguati. Comunque di essenze mediterranee ce ne è tantissime, aromatiche, fiorifere, graminacee, arbustive (da me sono tutte spontanee, scelgono loro il punto dove nascere e quando sono un po' cresciute si armonizzano a meraviglia, io devo solo averne cura. I lentischi sono i miei preferiti, accostati alle salvie, al timo e ai rosmarini regalano una gamma sorprendente di verdi. In mezzo alle loro chiome, alte e basse, spuntano, nelle varie stagioni, cespuglietti di lino azzurro, trifoglio bituminoso, scabiosa, stipa tenue, nigella, dianthus, crupina. Le piante verdi si trovano facilmente nei vivai; delle fiorifere che ho nominato ne raccolgo i semi e li risemino vicino alle piante madri per infoltire.


Lidia Zitara
Chi è: calabrese, illustratrice, autrice di libri molto amati tra i cultori del verde, anima di un blog di successo (Giardinaggio irregolare) così da lei stessa descritto: "Questo blog è nato sotto la spinta del desiderio di ribellione al comune sentire in materia di giardini e giardinaggio. Se vi va, buona lettura".
  “La prima pianta mediterranea che mi viene in mente, e con la quale si potrebbero fare non uno ma mille giardini tutti diversi, è l'euforbia dalla più piccola alla più grande, è la pianta "master" attorno alla quale le altre devono lavorare. O può essere la "filler" che lavora attorno alle altre. È impensabile fare un giardino asciutto senza le euforbie.  
Tutti amano il lentisco. Io non ci vado esattamente pazza, ma bisogna ammettere che come siepe sempreverde e compatta, a bassissima richiesta idrica, capace di dare volumi anche insoliti con potature originali (originali, non le classiche topiarie), è insostituibile. Anche il terebinto non è male. Per me ci metto anche l'Urginea maritima e il Lupinus angustifolius, che non sono aromatiche ma sono molto belle. Il lupino non è perenne, ovviamente, ma si autodissemina, e io non lo scarterei in quanto annuale. Tra le aromatiche tutte le Mentha vanno bene, ma alcune hanno più bisogno d'acqua delle altre. Non mi piacciono le salvie, quasi nessuna. Devo essere una anomalia tra i giardinieri. Ma se dovessi salvarne una dal mucchio, salverei la Salvia leucantha, almeno fiorisce in inverno e non  rompe le palle d'estate con l'acqua, perché va in riposo. Tra le altre aromatiche classiche ho un debole per la lavanda, di qualsiasi tipo sia. È un debole così forte che non ho bisogno di  sottolinearlo. La Ferula communis e molti tipi di cardi spontanei che hanno nomi che  non ricordo. Il Centranthus ruber, le margherite (Chrysanthemum maximum o C. fruticosum), le rose, sì, delle belle rose, perchè no? In una bordura mediterranea sceglierei rose erette e molto rifiorenti. Ma se non si possono usare ibridi orticoli allora niente, perché la rosa canina non sta bene nella mediterraneis, vuole un po' di wilderness.

Da web
 
Da web
Tra le graminacee le Stipa (pennata, calamagrostis, capillata, barbata, fanno tutte un effetto prateria molto bello), tutti gli asfodeli  autoctoni, Ballota, tanaceto, Helychrysum, le piante a foglia grigia originarie, come la Stachys cretica, Vitex, i cisti vanno bene se si è un po' in altura, anche se a me non piacciono da morire. Scarto anche le ginestre perché non mi sono mai piaciute se non allo stato naturale. L'oleandro va bene, ma se tenuto a cespuglio basso (cultivar nane) o cresciuto ad alberetto con chioma rada.  Le coronille ad esempio sono poco conosciute ma sono molto belle. Ci sarà poi qualche Antirrhinum perenne, e qualche Linaria perenne, no?”
 
Daniela Romano
Chi è? Docente di Gestione del verde, parchi e giardini Università di Catania, Dipartimento di Scienze delle Produzioni Agrarie e Alimentari); coautrice del Manuale ISPRA: Specie erbacee spontanee mediterranee per la riqualificazione degli ambienti antropici; autrice del libro Il giardino siciliano.
 
Quando si parla di “specie mediterranea” si può fare riferimento ad almeno quattro diverse accezioni di verde:

  • specie endemiche cioè tipiche ed esclusive di un areale molto ristretto nell’ambito del Bacino del Mediterraneo; si tratta in genere di un gruppo di piante piuttosto esiguo che non trova, in genere,  un ruolo dal punto di vista ornamentale;
  • specie originarie del bacino del Mediterraneo  (autoctone) e quindi rappresentative della omonima zona di vegetazione
  •  specie originarie di altri ambienti ma naturalizzate
  •  specie di origine esotica ma adattabili alle condizioni dell’ambiente mediterraneo

Negli ultimi anni, nell’ambito di una più attenta conoscenza ed utilizzazione a scopo ornamentale della grande biodiversità presente nel bacino del Mediterraneo, si è posto l’accento sull’utilizzo della flora autoctona mediterranea, soprattutto arbustiva, caratterizzata dal possedere particolare validità estetico funzionale; tra le oltre 200 specie arbustive individuate in Sicilia di potenziale interesse ornamentale si possono particolarmente annoverare (tra parentesi i mesi di fioritura):  
I cisti, presenti in diverse specie  (Cistus creticus (V-VI); Cistus salviifolius (IV-V); Cistus crispus (IV-V); Cistus monspeliensis (IV-V); l' euphorbia (Euphorbia dendroides (XI-IV; Euphorbia rigida (II-IV); Euphorbia ceratocarpa (IV-VII); Euphorbia characias; l' agnocasto (Vitex agnus-castus (V-VIII); Nerium oleander (V-VII; Retama raetam (III-IV); Teucrium fruticans (IV-V); Salsola verticillata nella quale l’effetto ornamentale è affidato alle ali ialine che circondano il frutto, successive quindi al momento della fioritura.

Francesco Borgese
Chi è? agronomo paesaggista presso lo studio di architettura del paesaggio SciaraNiura landscape e titolare insieme alla moglie del vivaio Valverde specializzato in piante mediterranee del passato.

Dover giustificare le scelte che provano a preferire alcune piante ad alter non è sempre facile, spesso infatti i motivi sono, come dire, inconsci o forse puramente estetici. E allora…..allora non so da dove cominciare e quindi darò una breve motivazione per ciascuna specie, un poco analitica se vogliamo ma l’unica che mi viene in mente.

Arbutus unedo: l’unica pianta di cui ho assaggiato i frutti prima di conoscerli. Non si dovrebbe mai fare, ma giovane ventenne mi sono trovato all’improvviso in Sardegna, immerso in un bosco di alberi con piccoli fiori bianco crema e frutti di ogni colore, dal verde al giallo al rosso. Non erano male, scoprii in seguito che si chiamavano corbezzoli e che ve ne erano dei boschi anche in Sicilia. Euphorbia dendroides: una pianta che perde le foglie d’estate, pazzesco. Bellissima sempre nelle sfumature del verde come del rosso, e da spoglia magnifica. Myrtus communis: anche di questo scoprirne intere zone a Brucoli è stata una sorpresa. Con foglie verde chiaro, lucide e profumate. Quante siepi potremmo fare e cespugli piantare al posto di qualche australiana ……….mirtifolia. Phillirea angustifolia: il colore dell’ulivo in un cespuglio che posso gestire come mi pare. L’ho vista usata in un giardino che non dimenticherò mai. Pistacia terebinthus: il verde intenso sfumato di rosso e le bacche rosse, la Sicilia è piena di una pianta così generosa e resistente da farne siepi nell’isola di Mozia. Se resiste alla calura ed alla siccità di quel posto cosa aggiungere di più. Rhus coriaria: a foglia caduca e con dei colori autunnali bellissimi non teme neanche le sciare dell’Etna. Rosmarinus officinalis: verde intense, fiori azzurrini ed un profumo incredibile di fresco. Libero o in forma è il verde che dovrebbe essere maggiormente presente nei nostri giardini. Spartium junceum: colonizzatore delle zone più degradate dalle pietre alle discariche. Regala un profumo talmente intenso da sentirsi inebriati ed un colore giallo luminoso alla fine dell’inverno da annunciare la primavera. Vitex agnus-castus: non facile da trovare cresce rigogliosa vicino ai rigagnoli d’acqua ed bellissima oltre che insolita la fioritura. Secondo me piace alle farfalle. 


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