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sabato 27 maggio 2017

La villa comunale di Taormina, ovvero..

Il giardino delle Victorian Follies di Lady Florence Trevelyan
Tra i tanti soldi che sono stati spesi per cercare di ridare un certo decoro a Taormina, in questi giorni vetrina internazionale per i lavori del G7, considero sacrosanti ancorché tardivi quelli spesi per effettuare lavori di ripristino, manutenzione straordinaria ed anche ordinaria della Villa comunale, il giardino pubblico di Taormina denominato ufficialmente Parco G. Colonna Duca di Cesarò ma in realtà da tutti conosciuto come il giardino di Florence Trevelyan, nobile inglese, che scelse, come tanti altri stranieri alla fine dell’Ottocento, di stabilirsi a Taormina ammaliata dal clima, dalla vegetazione mediterranea e dal paesaggio circostante che dall’alto del Monte Tauro incornicia in un unico sguardo l’Etna e la baia di Giardini Naxos.
Il giardino esteso due ettari e mezzo ha una forma irregolare ed è localizzato in una importate area centrale della città antica chiamata Piano Bagnoli- Croci, in continuità con il teatro greco romano.
E’ un parco a diversi livelli, affacciato sul mare con piazzette e terrazze raccordate da rampe inclinate e scalinate ornate da enormi giare di terracotta che ha il fascino romantico dei giardini siciliani di acclimatazione, dove in aiuole a varia configurazione, circondate da sentieri acciottolati, crescono specie provenienti da luoghi lontani come palme, araucarie, melaleuca, parkinsonia, wigandia, brugmansia, calliandra  e dracene che si mescolano in modo armonioso alla vegetazione mediterranea fatta di pini, carrubi, olivi, cipressi e allori.
 
 
Il giardino è stato realizzato tra il 1890 ed il 1899 dalla nobildonna inglese Lady Florence Trevelyan, imparentata con la regina Vittoria, che nel 1889, all’età di 37 anni, giunse a Taormina dopo essere stata allontanata dalla corte inglese per motivi sentimentali ed avere viaggiato per due anni in Europa ed in Asia senza fare ritorno in patria.
A Taormina Lady Trevelyan prende alloggio con i suoi cani ed una dama di compagnia all’Hotel Timeo, unico albergo allora presente in paese, diventando punto di riferimento per la comunità degli stranieri residenti a quel tempo a Taormina come il pittore Ottone Gelleng, il fotografo Gugliemo Von Gloden ed il barone Carlo Stempel. La conoscenza fortuita con il medico Professore Salvatore Cacciola,  che sarà tra l'altro anche sindaco di Taormina, chiamato a salvare uno dei suoi cani ammalati, farà scoccare la scintilla che la porterà al matrimonio l’anno dopo. Il suo principesco palazzo  accanto al Teatro greco diventa punto di riferimento per intellettuali e nobili di passaggio a Taormina: saranno suoi ospiti: re Edoardo VII (per il quale, si disse, fosse stata allontanata dalla corte), Guglielmo II, lo zar Nicola II ed il principe Vittorio Emanuele III e tra gli intellettuali Oscar Wilde e Gabriele D’Annunzio. L’interesse per la natura la porterà ad acquistare vicino al palazzo numerosi lotti di terreno agricolo dove realizzare un giardino di ispirazione siculo inglese che verrà chiamato “Hallington Siculo”  dando lavoro a maestranze locali. 
Furono piantati alberi e cespugli secondo il gusto vittoriano dell’epoca della varietà e della rarità introducendo molte specie australiane come Araucaria excelsa bidwillii, Melaleuca armillaris e tante altre specie esotiche sino ad allora sconosciute a Taormina.

Dopo la morte  dell’unico figlio al momento del parto si dedicherà per intero all’allestimento del giardino e all’ornitologia acquistando giù a mare l’isola Bella dove coltivare piante e specie da fiore ed allevare pappagalli, tortore, piccioni da introdurre successivamente nel giardino di casa.
Ed è  proprio per osservare meglio gli uccelli che comincerà a costruire all’interno del giardino punti di osservazione realizzando eccentriche costruzioni denominate Victorian Follies o anche The beehieves (alveari) sui resti di antiche case coloniche preesistenti. 
Si tratta di costruzioni di stile eclettico ed ispirazione orientale, organizzate con un sistema di terrazze aperte e sovrapposte e decorate con archi e torrette, pavimentazione e parapetti traforati dove Lady Trevelyan amava dipingere e prendere il tè con gli ospiti. La loro costruzione fu eseguita utilizzando materiale edile riciclato, trovato sul posto, ed essendo quest’area parte integrante del nucleo più antico della città sono molti gli esempi di reperti archeologici inglobati nelle costruzioni.
In ossequio alla moda imperante dell'epoca per  il mistero e l’esoterismo, nel giardino sono presenti anche i “cromlech” manufatti in pietra formanti un cerchio mistico e i dolmen di pietra calcarea usati come monumento funebre per i suoi cani.

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Lady Trevelyan morirà nel 1907 all’età di 55 anni per una polmonite contratta dopo un bagno in acqua fredda; dopo la morte del marito, risposatosi a breve con la sua cameriera, nel 1923 il giardino viene acquisito al Demanio Comunale a seguito dell'avvenuto lascito degli eredi, con l’obbligo, però,  di preservarne nel tempo l’ eccentricità impressa al giardino dalla sua ideatrice.
E' proprio  al rispetto di questa clausola che il Comune di Taormina dovrebbe porre particolare attenzione senza dovere aspettare, come è successo,  l'arrivo dei finanziamenti del G7 per porre rimedio, ad esempio,  al grave smottamento di alcune terrazze della villa, ripristinando dopo tempo per intero la passeggiata della terrazza affacciata sul mare.

Nulla invece si è ancora fatto per il consolidamento strutturale delle Victorian Follies che dell’eccentricità della fondatrice sono l’ espressione più evidente tanto che il cedimento di alcune parti ne ha da tempo precluso l’accesso al pubblico.


Quale altro evento mediatico planetario si dovrà ora attendere per rispettare la memoria di Lady Florence Trevelyan che,  per sua volontà,  riposa sul monte Venere guardando  dall’alto Taormina ed il mare.

Leggi anche qui: Giardini di Sicilia: Messina

martedì 11 ottobre 2016

La Contessa Pisani e la Festa dei fiori a Giardinity

Un libro ed una festa  dedicati a Evelina Van Millingen Pisani 
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Ho appena finito di leggere un libro che mi è stato regalato da una persona speciale, una delle poche in Italia che unisce conoscenza, competenza e passione professionale per il mondo delle piante, delle quali scrive da anni e che oggi, sempre più, fa conoscere al grande pubblico attraverso l’organizzazione di eventi che ruotano intorno ai giardini, al verde ornamentale o alimentare con particolare riguardo per le biodiversità da salvare; iniziative anni luce lontane dallo stereotipo della fiere paesane essendo invece eventi culturali a cui sempre ed in ogni caso, per curiosità e passione, mi piacerebbe partecipare. 
Il libro è edito da Santi Quaranta e si intitola: La Contessa Pisani e pur essendo stato scritto alla fine dell’Ottocento da Margaret Symond, solo da qualche anno ne è uscita in Italia la traduzione a cura di Alessandra Poletto. 
Si tratta di un racconto sotto forma di diario di un’estate trascorsa da Margaret Symond alla Villa del Doge a Vescovana, un piccolo paese della Bassa Padovana, ospite della contessa Pisani, al secolo Teresa  Evelina Berengaria van Millingen, donna di cultura, dal carattere forte e determinato;  nata nel 1856 a Costantinopoli da padre inglese, cresciuta tra Londra e Roma, Evelina sposa all'età di 21 anni il conte Almorò Pisani, erede di una ricca famiglia veneziana le cui sostanze tuttavia erano state  fortemente ipotecate,  sul finire del 1700,  per la costruzione di una monumentale Villa a Stra, sul Brenta, i cui lavori lasciarono il casato fortemente indebitato. Alla Contessa Pisani, rimasta vedova ancora giovane e senza figli, non rimase altro da fare che trasferirsi da Venezia a Vescovana per gestire personalmente il  patrimonio agricolo lasciatole del marito, esteso oltre 1200 ettari.
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Pur facendo vita ritirata, la villa diventa un luogo molto visitato da intellettuali, soprattutto inglesi tra cui anche Margaret Symonds una giovane scrittrice che  pubblicherà a Londra un diario dei giorni trascorsi a Vescovana nel corso di una calda estate italiana. Il suo diario è uno spaccato di vita agreste nell’Italia della fine dell’Ottocento visto con gli occhi di una giovane, romantica, ragazza inglese, infatuata, come molti suoi connazionali, del nostro Paese. Il suo diario è, altresì. un omaggio al carattere risoluto e all'estro creativo della Contessa che con determinazione gestirà la proprietà di famiglia affrontando le tante difficoltà insite, per una donna, nell’amministrare ed organizzare il lavoro di una grande comunità di fattori e contadini sparsi tra le molteplici fattorie che costituivano il grande feudo di Vescovana. “Chi ha terra ha guerra” era solita affermare la Contessa che dovrà vedersela con scioperi, assalti di briganti, calamità naturali; trovandosi a scontrarsi, già allora, con le inefficienze della gestione delle cosa pubblica.
Per Margaret ogni giorno della sua estate ha un evento da raccontare: Praglia con il suo monastero; Padova per la festa del Santo, i colli Euganei, ascesi di notte per vedere da lassù l’alba. E non mancano piacevoli descrizioni del vissuto quotidiano come il lavoro dei campi, le visite alle fattorie o alle immense stalle dove venivano allevati negli agi  i grandi, amati, buoi da lavoro della Contessa.
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Ed un posto importante nel racconto ha la descrizione del giardino che circondava la proprietà per oltre cinque ettari; un giardino formale all’italiana ma con influssi inglesi, pieno di statue ed angoli ricercati secondo le suggestioni ispirate alla Contessa dall’Hortus floridus del botanico ed incisore fiammingo Crispin de Passe.
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Un tripudio di fiori spontanei (campanule e sassifraghe provenienti dalle Alpi) e di bulbose, soprattutto tulipani, fatti venire da ogni dove; un giardino roccioso ("dove niente debba crescervi, è una vera Mockery, una "presa in giro" ); il “Tempio di Baal e le ombrose pergole dove cercare  riparo dal caldo estivo.
C’erano voluti oltre quarant’anni a Evelina Pisani per riuscire a trasformare questo angolo di pianura padovana, rovente d'estate e gelido e piovoso d'inverno, in un grande giardino eclettico di ispirazione inglese, piantando fitti filari di pioppi bianchi, castagni e catalpe, magnolie e piante esotiche per creare zone d’ombra dove far crescere le amate rose, gerani scarlatti e i tanti fiori con i quali riempire i vasi della grande casa.
Il libro si conclude con la partenza di Margaret verso le Alpi "nel ricordo dei meravigliosi giorni trascorsi alla Villa del Doge";  un finale nostalgico anche per me che,  chiusa  la parentesi estiva, sono sempre più invischiata nella penitenza del lavoro scolastico.
Chiuso il libro penso che non sentirò più parlare della Contessa Pisani e del suo giardino quando ricevo per mail un lancio di agenzia che annuncia per fine mese (22 e 23 ottobre) lo svolgimento della manifestazione Giardinity, una grande festa dedicata al mondo del giardino che si svolge proprio a Villa Pisani, oggi denominata Villa Bolognesi Scalabrin. La villa è stata riportata ai fasti del passato ed anche il parco deve essere magnifico se è stato inserito tra i dieci finalisti 2016 del premio “Il parco più bello d’Italia”. La manifestazione  è organizzata da un gruppo tutto al femminile composto da “appassionate cultrici di arte, storia e di cura del giardino che insieme ad esperti botanici, vivaisti ed artigiani d’eccellenza danno vita oramai da quattro anni alla festa di fiori, piante e colori di autunno nel magico giardino di Villa Pisani a Vescovana”.  Io ho messo in conto di visitare la Villa del Doge ed il suo Giardino al mio prossimo viaggio in Veneto; chi può già  farlo non manchi di leggere il libro e di visitare la mostra ed il giardino senza dimenticare di portare un saluto a Evelina van Millingen Pisani posta nella cappella sepolcrale di famiglia in un angolo tranquillo del parco.

domenica 22 novembre 2015

Il giardino di Villa Malfitano a Palermo

Per riuscire ad immaginare lo splendore ed il fascino che Palermo doveva esercitare alla fine dell’ottocento sulla blasonata nobiltà europea che si compiaceva di frequentare le eleganti dimore della borghesia cittadina, attirata dal clima, dalla vegetazione e da quell’irresistibile mix di fascino, originalità e sfarzo che allora caratterizzava l’alta società palermitana, occorre visitare Villa Malfitano ed il suo grande, esotico, giardino.
La villa fu la residenza cittadina di Joseph Isac Spadafora Whitaker (chiamato familiarmente Pip), uno degli pronipoti di Benjamin Ingham  che nel 1812  si era trasferito a Palermo dal West Yorkshire per commerciare  vino marsala;  con l’ istituzione della florida Casa di Commercio Ingham e C. ed una società di navigazione  la famiglia divenne presto ricca ed influente  riuscendo ad intrecciare rapporti di parentela ed affari  con molte famiglie inglesi residenti in Sicilia e  di grande amicizia con la nobiltà palermitana.
Giuseppe, oltre che seguire gli affari di famiglia, amava coltivare molteplici interessi come ad esempio la caccia che lo spingeva a viaggiare e che gli consentì di  fare studi ornitologici e mettere insieme una imponente collezione  formata da oltre 10000 uccelli imbalsamati che teneva in una casina nel parco; l’archeologia che esercitava sull’ isola di Mozia, acquistata ai primi del 900 da diversi possidenti e ricca di tesori fenicio-punici da lui scoperti; la botanica con la ricerca di specie esotiche mai coltivate in Sicilia da acclimatare in ambiente mediterraneo in continua competizione e scambio con l’Orto Botanico di Palermo diretto, allora, da Vincenzo Tineo .
Yucca australis
Per edificare la sua residenza cittadina, Joseph Whitaker nel 1885 acquisterà una vasta estensione di terreno al piano di Malfitano nel quartiere dell’Olivuzza e vi farà costruire dall’ architetto Ignazio Greco, sul modello della Villa Favard di Firenze, una residenza in stile neo-rinascimentale addolcita nelle linee da verande e orangerie in stile Art Nouveau.

 
La casa che è stata abitata sino agli anni 70 dalla figlia minore Delia mantiene ancora oggi intatto tutto il suo fascino: costruita su tre elevazioni conserva gli arredi originali, dipinti di pregio, arazzi e testimonianze fotografiche delle numerose teste coronate ospiti alla villa.
Le stanze del piano di rappresentanza, arredate ognuna con uno stile diverso mantengono ancora oggi gli echi e le suggestioni dell’intensa vita mondana e culturale che ha caratterizzato la casa grazie al carisma e all’influenza della moglie di Giuseppe Whitaker, Tina Scalia, donna molto affascinante e dal carattere forte, considerata una delle persone più di tendenza nel periodo d’oro della bella époque palermitana di fine ottocento.
Tra le stanze più belle ed ammirate, la famosa Stanza d’estate che si affaccia sull’ampio giardino le cui pareti decorate da Ettore De Maria Bengler con la tecnica del trompe-l'oeil rimandano, attraverso le grandi vetrate, alla lussureggiante vegetazione tropicale del parco che circonda la casa.
 
La proprietà, in origine estesa oltre otto ettari, mescolava visuali romantiche con aspetti tipici della paesaggistica inglese ed era un vero parco botanico per varietà e rarità delle specie tropicali e sub tropicali in esso collezionate da Whitaker sotto la guida del direttore, il botanico Emilio Kunzmann di origini tedesche che aveva già curato l' organizzazione esterna e l' impianto formale di altri grandi giardini della famiglia; a Villa Malfitano, Kunzmann che era a capo di una squadra di 12 giardinieri, farà realizzare una serra per la coltivazione di oltre 150 specie di orchidee esotiche che saranno per lungo tempo il vanto del giardino.
Tra gli esemplari più spettacolari del giardino che annovera ancora oggi circa 250 specie in coltivazione vi sono gli enormi Ficus macrophylla subsp. columnaris  presenti a ridosso della villa e nel parco; spettacolare l’esemplare più vicino alla casa, piantato da Pip nel 1888  i cui lunghi rami serpeggiano paralleli al suolo; al funerale di Delia il carro funebre sostò, sotto la grande chioma del ficus di casa, come espressamente richiesto nelle sue ultime volontà.
Nel parco si trovano poi, grandi esemplari di Dracena draco, molte araucaria australiane tra cui  un raro esemplare di Araucaria rulei ed una gigantesca Yucca australis che accoglie i visitatori dall’ingresso di via Dante; è stato questo probabilmente il primo esemplare della specie introdotta in Europa in coltivazione insieme ad un secondo esemplare presente in un altro giardino dei Whitaker; si incontrano ancora esemplari monumentali di Nolina recurvata, Cycas revoluta , numerose specie di palme,  molte purtroppo morte a causa del punteruolo ed interi boschetti di Strelitzia alba.
Il parco negli angoli più discosti dalla casa ha un aspetto inselvatichito ed un poco trascurato soprattutto ai confini della proprietà ma ciò è evidentemente conseguenza dei notevoli  costi di manutenzione che un parco così vasto, al giorno d'oggi, comporta. Dal 1975 il parco e la Villa sono gestite della Fondazione Giuseppe Whitaker voluta da Delia  per onorare la memoria del padre con l’intento di promuovere iniziative volte ad incrementare le attività culturali in Sicilia soprattutto nella valorizzazione dell’inestimabile patrimonio archeologico dell’isola di Mozia e della casa museo di Villa Malfitano. Solo da un anno sia il giardino che la casa sono aperti al pubblico con un orario adeguato alle esigenze dei visitatori.

 Orari di visita:
 
Bibliografia
G.Pirrone, M. Buffa, E: Mauro. E. Sessa, Palermo, detto paradiso di Sicilia, Centro studi di storia e arte dei giardini, 1989
F.M. Raimondo, Il giardino di Villa Malfitano, Fondazione Giuseppe Whitaker, 1995
S. Requirez, Le ville di Palermo, Flaccovio Editore, 1996
G. Pirrone, Architettura dei giardini di Sicilia, Electa, 1994 

sabato 19 settembre 2015

A Bergamo, Maestri del Paesaggio e altro ancora...

Un mese di grandi eventi all’insegna del paesaggio,  tra arte e natura
Nel mese di settembre, e quest'anno si tratta della quinta edizione,  la città di Bergamo ha ospitato tra le sue antiche mura la manifestazione internazionale Maestri del Paesaggio- International Meeting of the Landscape and Garden organizzata dall’Associazione Arketipos,  che rappresenta un evento di assoluta eccellenza, a livello internazionale, tra le manifestazioni che pongono attenzione al paesaggio ma anche alla natura, alla cultura, al cibo, con un fitto programma che dal 5 al 20 settembre ha visto susseguirsi seminari, incontri, allestimenti e percorsi di land-art in suggestivi vicoli, corti, chiostri e giardini del piccolo borgo, a cominciare dagli esclusivi allestimenti delle Piazze storiche di Bergamo come Piazza Vecchia e Piazza Mascheroni centrati quest’anno sul tema “Feeding Landscape. Le colture agrarie fanno paesaggio”.
Un calendario pensato per favorire incontri, riflessioni e conoscenze a diversi livelli di fruizione: per gli addetti ai lavori, architetti e agronomi del paesaggio, Meeting e Workshop e tanti eventi collaterali a tu per tu con le più famose archistar del paesaggio presenti alla manifestazione; per il grande pubblico un nutrito calendario di eventi che ha visto l’apertura di ville, dimore storiche e case private, di solito chiuse al pubblico, visitabili gratuitamente nei giorni della manifestazione ma anche concerti, balletti, passeggiate, mostre fotografiche, installazioni nel verde e green food con gli Chef del Paesaggio ospiti presso i diversi ristoranti e trattorie di Bergamo Alta e con una serie di iniziative  dedicate ai bambini (Arte in Erba, Atelier-Laboratorio per bambini).
Gli ultimi giorni della manifestazione sono  stati quelli riservati agli appuntamenti più importanti ed  infatti nei giorni 17 e 18 settembre si è svolto il Seminario Internazionale Valfredda, uno degli eventi più attesi in calendario per approfondire le conoscenze sulle erbacee perenni con il più noto esperto del settore, Piet Oudolf,  con la designer Annie Guilfoyle e con Stefano Mancuso, scrittore green (Uomini che amano le piante) e autorità mondiali nel campo della neurobiologia vegetale, coordinati da Mauro Crescini per la Valfredda, azienda organizzatrice del seminario, leader per la coltivazione delle piante perenni. 
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Questo week end (18,19, e 20 settembre), infine, la manifestazione ha il suo momento più importante con lo svolgimento dei Workshop (Sophie Agata Ambroise, architetto-paesaggista; Workshop di acquarello con Cinzia Ester Invernizzi e Workshop di fotografia con Matteo Carassale) e con l’International Meeting che ha luogo al Teatro Sociale cui partecipano le firme internazionali più attese per questa edizione della manifestazione per raccontare le proprie esperienze  maturate in straordinari interventi di paesaggio nel mondo.
A fare di Bergamo la capitale del paesaggio ma anche del designer, dell'arte e dell'architettura quest'anno ha contribuito anche la manifestazione DimoreDesign Bergamo 2015 Tradizioni e Contaminazioni  che si è svolta in contemporanea con la Mostra del Paesaggio  e che ha   visto organizzare una serie di appuntamenti  all’interno di cinque dimore storiche (Casa Trussardi,  Palazzo Moroni, Palazzo Agliardi, Palazzo Terzi, Villa Grismondi  Finardi) che hanno ospitato allestimenti  interpretati da cinque grandi designer italiani (Formafantasma: Frammenti;  Luigi Serafini: Ritorno in via Porta Dipinta 12, 28 anni dopo"   Luigi Baroli:, Florilegium", Franco Raggi: Paesaggi ibridi” Marco Ferreri: Sposa Garibaldi).

 Che la partecipazione agli eventi di Bergamo sia stata corale lo  ha dimostrato la molteplicità di iniziative che si sono susseguite e sovrapposte nelle diverse date; tra le altre, ad esempio, la Fondazione Museo di Palazzo Moroni ha presentato all’interno del giardino storico del Palazzo due installazioni verdi, collocate presso la fontana del Nettuno e lungo la terrazza superiore del giardino, realizzate da Sergio Cumitini (freelance horticultural consultant) e dall’ Arch. Pietro Gellona di LandAlab  dal titolo "Sopra e sotto Nettuno ";  un intervento apparentemente semplice, in realtà rigoroso ed elegante che, come tante altre realizzazioni,  ha contribuito a rendere Bergamo,  per tutto il mese di settembre, il luogo ideale da visitare per scoprire la cultura del paesaggio e del design italiano.
Sopra e sotto Nettuno

Foto di Sergio Cumitini
 
PS: Le foto  a corredo del testo  sono state "catturate" dal programma dell'evento e dal sito ufficiale della manifestazione.

sabato 16 maggio 2015

Chelsea Fringe Festival Italia: che la festa cominci!

Dal 19 al 23 maggio prende avvio a Londra il Chelsea flower show, la più famosa, mondana ed ammirata mostra di fiori al mondo, organizzata da oltre cento anni dalla Royal Horticultural Society nel parco del Royal Hospital a Chelsea.  
La manifestazione, patrocinata dalla Regina d’Inghilterra è rinomata per il garden show, concorso di giardini dimostrativi realizzati da progettisti internazionali sponsorizzati da case prestigiose, chiamati al Chelsea esclusivamente su invito della RHS. Una mostra i cui biglietti sono introvabili già molti mesi prima della data di inizio e che è stata visitata l’anno corso da oltre 150.000 visitatori.
A fare da contrappunto a questo festival così blasonato e "comme il faut", da quattro anni a questa parte, su idea di Tim Richardson, scrittore inglese e giornalista irriverente di giardini sul Daily Telegraphe, si svolge a Londra il Chelsea Fringe , un festival del giardinaggio alternativo all’insegna del volontariato, della libertà di espressione, della voglia di discutere insieme di verde senza controlli dall’alto e a costo zero per i visitatori.
Una manifestazione anticonformista cui aderiscono artisti, professioni del verde e anche semplici appassionati che iscrivendosi al festival possono partecipare a condizione che il proprio contributo abbia a che fare con fiori, piante, orto e giardino. Il Fringe show nel giro di pochi anni è uscito dai confini londinesi per interessare altre città inglesi  diffondendosi anche in altre nazioni. Quest'anno infatti, dal 16 maggio al 7 giugno, un fitto programma di convegni, passeggiate, istallazioni verdi, mostre fotografiche, corsi e conferenze avrà luogo,  in contemporanea con l'Inghilterra, anche in Italia, Slovenia, Giappone ed Australia.

Sergio Cumitini, referente e coordinatore del Chelsea Fringe Italia ci illustra alcuni degli eventi italiani in programma.
L’Italia, che l’anno scorso ha partecipato al Fringe con un solo evento, la visita al giardino della paesaggista Rosanna Castrini a Torino, quest’anno ha organizzato un programma molto articolato che si svolgerà in Lombardia, Toscana e Sicilia.
Cominciando dal nord, a Milano, Bergamo e Brescia verranno realizzate alcune installazioni artistiche ospitate in modo itinerante nei tre Orti Botanici cittadini appartenenti alla Rete degli Orti Botanici della Lombardia; le tre istallazioni sono: 'Matrioska' di Fadalti, Sirtori, Romano; 'Orto Storto' di Patrizia Bezzi, Sergio Cumitini , Matteo Boccardo e 'Flora italica' di LandAlab e Flora Conservation.


A Bergamo sono previste inoltre: una passeggiata lungo il Parco del Serio, un workshop tenuto dalla paesaggista Rosanna Castrini, dedicato alla creazione di una bordura mista di erbacee nella prestigiosa sede di Palazzo Moroni e una Conferenza di Daniela Romano, nell’ambito del progetto Matrioska, per illustrare la vita di tre importanti figure femminili, botaniche e paesaggiste italiane del secolo scorso (Mameli Eva Calvino madre di Italo, Maria Teresa Parpagliolo Shephard e Agata Giovanna Piccolo). A Brescia sono in allestimento diverse iniziative di educazione ambientale e di giardinaggio per bambini e la mostra In Horto di Denis Argentario; a Milano il programma è molto articolato comprendendo una mostra fotografica dei giardini di Piet Oudolf’s insieme ad una mostra di acqueforti di Federica Galli, passeggiate nel Bosco di Riazzolo, pedalate nei parchi milanesi, visita agli erbari del Museo Civico di Storia Naturale, diversi convegni e attività di progettazione dedicata agli studenti. 
Spostandoci a Firenze  sarà possibile visitare i giardini di Garzoni, Boboli e  il giardino dell’Iris; in programma una  mostra di acquerelli botanici, le aromatiche e un pic-nic. 

In Sicilia due eventi: a Radicepura, una chiacchierata sui giardini mediterranei con degustazione di granita in compagnia del progettista Ermanno Casasco e a Caltagirone l’AIAP Sicilia prevede  di realizzare un’istallazione denominata 'Micropaesaggi’.

Il programma del Chelsea Fringe Italia quest'anno promette bene; non resta che aspettare che la festa cominci per partecipare e condividere.
 

 
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