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martedì 11 ottobre 2016

La Contessa Pisani e la Festa dei fiori a Giardinity

Un libro ed una festa  dedicati a Evelina Van Millingen Pisani 
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Ho appena finito di leggere un libro che mi è stato regalato da una persona speciale, una delle poche in Italia che unisce conoscenza, competenza e passione professionale per il mondo delle piante, delle quali scrive da anni e che oggi, sempre più, fa conoscere al grande pubblico attraverso l’organizzazione di eventi che ruotano intorno ai giardini, al verde ornamentale o alimentare con particolare riguardo per le biodiversità da salvare; iniziative anni luce lontane dallo stereotipo della fiere paesane essendo invece eventi culturali a cui sempre ed in ogni caso, per curiosità e passione, mi piacerebbe partecipare. 
Il libro è edito da Santi Quaranta e si intitola: La Contessa Pisani e pur essendo stato scritto alla fine dell’Ottocento da Margaret Symond, solo da qualche anno ne è uscita in Italia la traduzione a cura di Alessandra Poletto. 
Si tratta di un racconto sotto forma di diario di un’estate trascorsa da Margaret Symond alla Villa del Doge a Vescovana, un piccolo paese della Bassa Padovana, ospite della contessa Pisani, al secolo Teresa  Evelina Berengaria van Millingen, donna di cultura, dal carattere forte e determinato;  nata nel 1856 a Costantinopoli da padre inglese, cresciuta tra Londra e Roma, Evelina sposa all'età di 21 anni il conte Almorò Pisani, erede di una ricca famiglia veneziana le cui sostanze tuttavia erano state  fortemente ipotecate,  sul finire del 1700,  per la costruzione di una monumentale Villa a Stra, sul Brenta, i cui lavori lasciarono il casato fortemente indebitato. Alla Contessa Pisani, rimasta vedova ancora giovane e senza figli, non rimase altro da fare che trasferirsi da Venezia a Vescovana per gestire personalmente il  patrimonio agricolo lasciatole del marito, esteso oltre 1200 ettari.
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Pur facendo vita ritirata, la villa diventa un luogo molto visitato da intellettuali, soprattutto inglesi tra cui anche Margaret Symonds una giovane scrittrice che  pubblicherà a Londra un diario dei giorni trascorsi a Vescovana nel corso di una calda estate italiana. Il suo diario è uno spaccato di vita agreste nell’Italia della fine dell’Ottocento visto con gli occhi di una giovane, romantica, ragazza inglese, infatuata, come molti suoi connazionali, del nostro Paese. Il suo diario è, altresì. un omaggio al carattere risoluto e all'estro creativo della Contessa che con determinazione gestirà la proprietà di famiglia affrontando le tante difficoltà insite, per una donna, nell’amministrare ed organizzare il lavoro di una grande comunità di fattori e contadini sparsi tra le molteplici fattorie che costituivano il grande feudo di Vescovana. “Chi ha terra ha guerra” era solita affermare la Contessa che dovrà vedersela con scioperi, assalti di briganti, calamità naturali; trovandosi a scontrarsi, già allora, con le inefficienze della gestione delle cosa pubblica.
Per Margaret ogni giorno della sua estate ha un evento da raccontare: Praglia con il suo monastero; Padova per la festa del Santo, i colli Euganei, ascesi di notte per vedere da lassù l’alba. E non mancano piacevoli descrizioni del vissuto quotidiano come il lavoro dei campi, le visite alle fattorie o alle immense stalle dove venivano allevati negli agi  i grandi, amati, buoi da lavoro della Contessa.
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Ed un posto importante nel racconto ha la descrizione del giardino che circondava la proprietà per oltre cinque ettari; un giardino formale all’italiana ma con influssi inglesi, pieno di statue ed angoli ricercati secondo le suggestioni ispirate alla Contessa dall’Hortus floridus del botanico ed incisore fiammingo Crispin de Passe.
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Un tripudio di fiori spontanei (campanule e sassifraghe provenienti dalle Alpi) e di bulbose, soprattutto tulipani, fatti venire da ogni dove; un giardino roccioso ("dove niente debba crescervi, è una vera Mockery, una "presa in giro" ); il “Tempio di Baal e le ombrose pergole dove cercare  riparo dal caldo estivo.
C’erano voluti oltre quarant’anni a Evelina Pisani per riuscire a trasformare questo angolo di pianura padovana, rovente d'estate e gelido e piovoso d'inverno, in un grande giardino eclettico di ispirazione inglese, piantando fitti filari di pioppi bianchi, castagni e catalpe, magnolie e piante esotiche per creare zone d’ombra dove far crescere le amate rose, gerani scarlatti e i tanti fiori con i quali riempire i vasi della grande casa.
Il libro si conclude con la partenza di Margaret verso le Alpi "nel ricordo dei meravigliosi giorni trascorsi alla Villa del Doge";  un finale nostalgico anche per me che,  chiusa  la parentesi estiva, sono sempre più invischiata nella penitenza del lavoro scolastico.
Chiuso il libro penso che non sentirò più parlare della Contessa Pisani e del suo giardino quando ricevo per mail un lancio di agenzia che annuncia per fine mese (22 e 23 ottobre) lo svolgimento della manifestazione Giardinity, una grande festa dedicata al mondo del giardino che si svolge proprio a Villa Pisani, oggi denominata Villa Bolognesi Scalabrin. La villa è stata riportata ai fasti del passato ed anche il parco deve essere magnifico se è stato inserito tra i dieci finalisti 2016 del premio “Il parco più bello d’Italia”. La manifestazione  è organizzata da un gruppo tutto al femminile composto da “appassionate cultrici di arte, storia e di cura del giardino che insieme ad esperti botanici, vivaisti ed artigiani d’eccellenza danno vita oramai da quattro anni alla festa di fiori, piante e colori di autunno nel magico giardino di Villa Pisani a Vescovana”.  Io ho messo in conto di visitare la Villa del Doge ed il suo Giardino al mio prossimo viaggio in Veneto; chi può già  farlo non manchi di leggere il libro e di visitare la mostra ed il giardino senza dimenticare di portare un saluto a Evelina van Millingen Pisani posta nella cappella sepolcrale di famiglia in un angolo tranquillo del parco.

domenica 22 novembre 2015

Il giardino di Villa Malfitano a Palermo

Per riuscire ad immaginare lo splendore ed il fascino che Palermo doveva esercitare alla fine dell’ottocento sulla blasonata nobiltà europea che si compiaceva di frequentare le eleganti dimore della borghesia cittadina, attirata dal clima, dalla vegetazione e da quell’irresistibile mix di fascino, originalità e sfarzo che allora caratterizzava l’alta società palermitana, occorre visitare Villa Malfitano ed il suo grande, esotico, giardino.
La villa fu la residenza cittadina di Joseph Isac Spadafora Whitaker (chiamato familiarmente Pip), uno degli pronipoti di Benjamin Ingham  che nel 1812  si era trasferito a Palermo dal West Yorkshire per commerciare  vino marsala;  con l’ istituzione della florida Casa di Commercio Ingham e C. ed una società di navigazione  la famiglia divenne presto ricca ed influente  riuscendo ad intrecciare rapporti di parentela ed affari  con molte famiglie inglesi residenti in Sicilia e  di grande amicizia con la nobiltà palermitana.
Giuseppe, oltre che seguire gli affari di famiglia, amava coltivare molteplici interessi come ad esempio la caccia che lo spingeva a viaggiare e che gli consentì di  fare studi ornitologici e mettere insieme una imponente collezione  formata da oltre 10000 uccelli imbalsamati che teneva in una casina nel parco; l’archeologia che esercitava sull’ isola di Mozia, acquistata ai primi del 900 da diversi possidenti e ricca di tesori fenicio-punici da lui scoperti; la botanica con la ricerca di specie esotiche mai coltivate in Sicilia da acclimatare in ambiente mediterraneo in continua competizione e scambio con l’Orto Botanico di Palermo diretto, allora, da Vincenzo Tineo .
Yucca australis
Per edificare la sua residenza cittadina, Joseph Whitaker nel 1885 acquisterà una vasta estensione di terreno al piano di Malfitano nel quartiere dell’Olivuzza e vi farà costruire dall’ architetto Ignazio Greco, sul modello della Villa Favard di Firenze, una residenza in stile neo-rinascimentale addolcita nelle linee da verande e orangerie in stile Art Nouveau.

 
La casa che è stata abitata sino agli anni 70 dalla figlia minore Delia mantiene ancora oggi intatto tutto il suo fascino: costruita su tre elevazioni conserva gli arredi originali, dipinti di pregio, arazzi e testimonianze fotografiche delle numerose teste coronate ospiti alla villa.
Le stanze del piano di rappresentanza, arredate ognuna con uno stile diverso mantengono ancora oggi gli echi e le suggestioni dell’intensa vita mondana e culturale che ha caratterizzato la casa grazie al carisma e all’influenza della moglie di Giuseppe Whitaker, Tina Scalia, donna molto affascinante e dal carattere forte, considerata una delle persone più di tendenza nel periodo d’oro della bella époque palermitana di fine ottocento.
Tra le stanze più belle ed ammirate, la famosa Stanza d’estate che si affaccia sull’ampio giardino le cui pareti decorate da Ettore De Maria Bengler con la tecnica del trompe-l'oeil rimandano, attraverso le grandi vetrate, alla lussureggiante vegetazione tropicale del parco che circonda la casa.
 
La proprietà, in origine estesa oltre otto ettari, mescolava visuali romantiche con aspetti tipici della paesaggistica inglese ed era un vero parco botanico per varietà e rarità delle specie tropicali e sub tropicali in esso collezionate da Whitaker sotto la guida del direttore, il botanico Emilio Kunzmann di origini tedesche che aveva già curato l' organizzazione esterna e l' impianto formale di altri grandi giardini della famiglia; a Villa Malfitano, Kunzmann che era a capo di una squadra di 12 giardinieri, farà realizzare una serra per la coltivazione di oltre 150 specie di orchidee esotiche che saranno per lungo tempo il vanto del giardino.
Tra gli esemplari più spettacolari del giardino che annovera ancora oggi circa 250 specie in coltivazione vi sono gli enormi Ficus macrophylla subsp. columnaris  presenti a ridosso della villa e nel parco; spettacolare l’esemplare più vicino alla casa, piantato da Pip nel 1888  i cui lunghi rami serpeggiano paralleli al suolo; al funerale di Delia il carro funebre sostò, sotto la grande chioma del ficus di casa, come espressamente richiesto nelle sue ultime volontà.
Nel parco si trovano poi, grandi esemplari di Dracena draco, molte araucaria australiane tra cui  un raro esemplare di Araucaria rulei ed una gigantesca Yucca australis che accoglie i visitatori dall’ingresso di via Dante; è stato questo probabilmente il primo esemplare della specie introdotta in Europa in coltivazione insieme ad un secondo esemplare presente in un altro giardino dei Whitaker; si incontrano ancora esemplari monumentali di Nolina recurvata, Cycas revoluta , numerose specie di palme,  molte purtroppo morte a causa del punteruolo ed interi boschetti di Strelitzia alba.
Il parco negli angoli più discosti dalla casa ha un aspetto inselvatichito ed un poco trascurato soprattutto ai confini della proprietà ma ciò è evidentemente conseguenza dei notevoli  costi di manutenzione che un parco così vasto, al giorno d'oggi, comporta. Dal 1975 il parco e la Villa sono gestite della Fondazione Giuseppe Whitaker voluta da Delia  per onorare la memoria del padre con l’intento di promuovere iniziative volte ad incrementare le attività culturali in Sicilia soprattutto nella valorizzazione dell’inestimabile patrimonio archeologico dell’isola di Mozia e della casa museo di Villa Malfitano. Solo da un anno sia il giardino che la casa sono aperti al pubblico con un orario adeguato alle esigenze dei visitatori.

 Orari di visita:
 
Bibliografia
G.Pirrone, M. Buffa, E: Mauro. E. Sessa, Palermo, detto paradiso di Sicilia, Centro studi di storia e arte dei giardini, 1989
F.M. Raimondo, Il giardino di Villa Malfitano, Fondazione Giuseppe Whitaker, 1995
S. Requirez, Le ville di Palermo, Flaccovio Editore, 1996
G. Pirrone, Architettura dei giardini di Sicilia, Electa, 1994 

sabato 19 settembre 2015

A Bergamo, Maestri del Paesaggio e altro ancora...

Un mese di grandi eventi all’insegna del paesaggio,  tra arte e natura
Nel mese di settembre, e quest'anno si tratta della quinta edizione,  la città di Bergamo ha ospitato tra le sue antiche mura la manifestazione internazionale Maestri del Paesaggio- International Meeting of the Landscape and Garden organizzata dall’Associazione Arketipos,  che rappresenta un evento di assoluta eccellenza, a livello internazionale, tra le manifestazioni che pongono attenzione al paesaggio ma anche alla natura, alla cultura, al cibo, con un fitto programma che dal 5 al 20 settembre ha visto susseguirsi seminari, incontri, allestimenti e percorsi di land-art in suggestivi vicoli, corti, chiostri e giardini del piccolo borgo, a cominciare dagli esclusivi allestimenti delle Piazze storiche di Bergamo come Piazza Vecchia e Piazza Mascheroni centrati quest’anno sul tema “Feeding Landscape. Le colture agrarie fanno paesaggio”.
Un calendario pensato per favorire incontri, riflessioni e conoscenze a diversi livelli di fruizione: per gli addetti ai lavori, architetti e agronomi del paesaggio, Meeting e Workshop e tanti eventi collaterali a tu per tu con le più famose archistar del paesaggio presenti alla manifestazione; per il grande pubblico un nutrito calendario di eventi che ha visto l’apertura di ville, dimore storiche e case private, di solito chiuse al pubblico, visitabili gratuitamente nei giorni della manifestazione ma anche concerti, balletti, passeggiate, mostre fotografiche, installazioni nel verde e green food con gli Chef del Paesaggio ospiti presso i diversi ristoranti e trattorie di Bergamo Alta e con una serie di iniziative  dedicate ai bambini (Arte in Erba, Atelier-Laboratorio per bambini).
Gli ultimi giorni della manifestazione sono  stati quelli riservati agli appuntamenti più importanti ed  infatti nei giorni 17 e 18 settembre si è svolto il Seminario Internazionale Valfredda, uno degli eventi più attesi in calendario per approfondire le conoscenze sulle erbacee perenni con il più noto esperto del settore, Piet Oudolf,  con la designer Annie Guilfoyle e con Stefano Mancuso, scrittore green (Uomini che amano le piante) e autorità mondiali nel campo della neurobiologia vegetale, coordinati da Mauro Crescini per la Valfredda, azienda organizzatrice del seminario, leader per la coltivazione delle piante perenni. 
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Questo week end (18,19, e 20 settembre), infine, la manifestazione ha il suo momento più importante con lo svolgimento dei Workshop (Sophie Agata Ambroise, architetto-paesaggista; Workshop di acquarello con Cinzia Ester Invernizzi e Workshop di fotografia con Matteo Carassale) e con l’International Meeting che ha luogo al Teatro Sociale cui partecipano le firme internazionali più attese per questa edizione della manifestazione per raccontare le proprie esperienze  maturate in straordinari interventi di paesaggio nel mondo.
A fare di Bergamo la capitale del paesaggio ma anche del designer, dell'arte e dell'architettura quest'anno ha contribuito anche la manifestazione DimoreDesign Bergamo 2015 Tradizioni e Contaminazioni  che si è svolta in contemporanea con la Mostra del Paesaggio  e che ha   visto organizzare una serie di appuntamenti  all’interno di cinque dimore storiche (Casa Trussardi,  Palazzo Moroni, Palazzo Agliardi, Palazzo Terzi, Villa Grismondi  Finardi) che hanno ospitato allestimenti  interpretati da cinque grandi designer italiani (Formafantasma: Frammenti;  Luigi Serafini: Ritorno in via Porta Dipinta 12, 28 anni dopo"   Luigi Baroli:, Florilegium", Franco Raggi: Paesaggi ibridi” Marco Ferreri: Sposa Garibaldi).

 Che la partecipazione agli eventi di Bergamo sia stata corale lo  ha dimostrato la molteplicità di iniziative che si sono susseguite e sovrapposte nelle diverse date; tra le altre, ad esempio, la Fondazione Museo di Palazzo Moroni ha presentato all’interno del giardino storico del Palazzo due installazioni verdi, collocate presso la fontana del Nettuno e lungo la terrazza superiore del giardino, realizzate da Sergio Cumitini (freelance horticultural consultant) e dall’ Arch. Pietro Gellona di LandAlab  dal titolo "Sopra e sotto Nettuno ";  un intervento apparentemente semplice, in realtà rigoroso ed elegante che, come tante altre realizzazioni,  ha contribuito a rendere Bergamo,  per tutto il mese di settembre, il luogo ideale da visitare per scoprire la cultura del paesaggio e del design italiano.
Sopra e sotto Nettuno

Foto di Sergio Cumitini
 
PS: Le foto  a corredo del testo  sono state "catturate" dal programma dell'evento e dal sito ufficiale della manifestazione.

sabato 16 maggio 2015

Chelsea Fringe Festival Italia: che la festa cominci!

Dal 19 al 23 maggio prende avvio a Londra il Chelsea flower show, la più famosa, mondana ed ammirata mostra di fiori al mondo, organizzata da oltre cento anni dalla Royal Horticultural Society nel parco del Royal Hospital a Chelsea.  
La manifestazione, patrocinata dalla Regina d’Inghilterra è rinomata per il garden show, concorso di giardini dimostrativi realizzati da progettisti internazionali sponsorizzati da case prestigiose, chiamati al Chelsea esclusivamente su invito della RHS. Una mostra i cui biglietti sono introvabili già molti mesi prima della data di inizio e che è stata visitata l’anno corso da oltre 150.000 visitatori.
A fare da contrappunto a questo festival così blasonato e "comme il faut", da quattro anni a questa parte, su idea di Tim Richardson, scrittore inglese e giornalista irriverente di giardini sul Daily Telegraphe, si svolge a Londra il Chelsea Fringe , un festival del giardinaggio alternativo all’insegna del volontariato, della libertà di espressione, della voglia di discutere insieme di verde senza controlli dall’alto e a costo zero per i visitatori.
Una manifestazione anticonformista cui aderiscono artisti, professioni del verde e anche semplici appassionati che iscrivendosi al festival possono partecipare a condizione che il proprio contributo abbia a che fare con fiori, piante, orto e giardino. Il Fringe show nel giro di pochi anni è uscito dai confini londinesi per interessare altre città inglesi  diffondendosi anche in altre nazioni. Quest'anno infatti, dal 16 maggio al 7 giugno, un fitto programma di convegni, passeggiate, istallazioni verdi, mostre fotografiche, corsi e conferenze avrà luogo,  in contemporanea con l'Inghilterra, anche in Italia, Slovenia, Giappone ed Australia.

Sergio Cumitini, referente e coordinatore del Chelsea Fringe Italia ci illustra alcuni degli eventi italiani in programma.
L’Italia, che l’anno scorso ha partecipato al Fringe con un solo evento, la visita al giardino della paesaggista Rosanna Castrini a Torino, quest’anno ha organizzato un programma molto articolato che si svolgerà in Lombardia, Toscana e Sicilia.
Cominciando dal nord, a Milano, Bergamo e Brescia verranno realizzate alcune installazioni artistiche ospitate in modo itinerante nei tre Orti Botanici cittadini appartenenti alla Rete degli Orti Botanici della Lombardia; le tre istallazioni sono: 'Matrioska' di Fadalti, Sirtori, Romano; 'Orto Storto' di Patrizia Bezzi, Sergio Cumitini , Matteo Boccardo e 'Flora italica' di LandAlab e Flora Conservation.


A Bergamo sono previste inoltre: una passeggiata lungo il Parco del Serio, un workshop tenuto dalla paesaggista Rosanna Castrini, dedicato alla creazione di una bordura mista di erbacee nella prestigiosa sede di Palazzo Moroni e una Conferenza di Daniela Romano, nell’ambito del progetto Matrioska, per illustrare la vita di tre importanti figure femminili, botaniche e paesaggiste italiane del secolo scorso (Mameli Eva Calvino madre di Italo, Maria Teresa Parpagliolo Shephard e Agata Giovanna Piccolo). A Brescia sono in allestimento diverse iniziative di educazione ambientale e di giardinaggio per bambini e la mostra In Horto di Denis Argentario; a Milano il programma è molto articolato comprendendo una mostra fotografica dei giardini di Piet Oudolf’s insieme ad una mostra di acqueforti di Federica Galli, passeggiate nel Bosco di Riazzolo, pedalate nei parchi milanesi, visita agli erbari del Museo Civico di Storia Naturale, diversi convegni e attività di progettazione dedicata agli studenti. 
Spostandoci a Firenze  sarà possibile visitare i giardini di Garzoni, Boboli e  il giardino dell’Iris; in programma una  mostra di acquerelli botanici, le aromatiche e un pic-nic. 

In Sicilia due eventi: a Radicepura, una chiacchierata sui giardini mediterranei con degustazione di granita in compagnia del progettista Ermanno Casasco e a Caltagirone l’AIAP Sicilia prevede  di realizzare un’istallazione denominata 'Micropaesaggi’.

Il programma del Chelsea Fringe Italia quest'anno promette bene; non resta che aspettare che la festa cominci per partecipare e condividere.
 

 

lunedì 29 settembre 2014

Francesco Minà Palumbo, chi era costui?

Nonostante il grande caldo di questo fine settembre considero oramai finita la stagione del mare. Domenica scorsa, pertanto, sotto un sole cocente ho ripreso a gironzolare tra le bancarelle del mercato delle pulci, altresì detta fiera del modernariato che, a Catania, nel suo perenne girovagare da una piazza all’altra per volere dell’attuale amministrazione comunale, sembrerebbe avere trovato stabile collocazione in un piazzale del porto allo stravento e con vista containers.
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Cerco libri a tema vegetale ma, in genere, assai pochi ne trovo tra tanto ciarpame librario venduto a due euro. Ieri però ho avuto fortuna: “Ha libri di piante?” chiedo ad un tizio stempiato che mi dice che si, qualche cosa ce l’ha porgendomi una vecchia carpetta ingiallita da scartabellare. Comincio a cercare e tra vecchie pubblicazioni a carattere agricolo ritrovo un opuscolo che mi può interessare: Monografia sulla coltivazione del frassino estratto dal periodico l’Agricoltura Italiana fascicoli XIX e XXV; un libercolo scolorito che descrive le varie operazioni colturali (scelta varietale, piantagione, coltivazione, tecnica di estrazione, raccolta , conto colturale, malattie e quant’altro serva sapere) del frassineto da manna, coltura tradizionalmente effettuata in Sicilia da tempi remoti in alcuni paesi del palermitano come Castelbuono e Pollina, posti a ridosso del massiccio delle Madonie.

Non è tanto l’argomento che mi intriga quanto la dedica vergata ad inchiostro, scritta di sbieco sul margine destro dell’anonimo frontespizio:

A  Giuseppe Bianca
Ricordo e rispetto
di Minà Palumbo.
Chi era Giuseppe Bianca non so, ma certamente so chi era Francesco Minà Palumbo autore di questa monografia.
Francesco Minà Palumbo è stato uno dei più importanti ed eclettici naturalisti siciliani della metà dell’ottocento; nato a Castelbuono in provincia di Palermo il 14 marzo del 1814, primogenito di una non facoltosa famiglia di artigiani, all’età di 16 anni si trasferisce a Palermo per studiare medicina, laureandosi a 21 anni ed effettuando la specializzazione a Napoli prima di ritornare ad esercitare la professione di medico condotto nel suo paese natale. Durante gli studi a Napoli diviene molto amico di Giovanni Gussone, Guglielmo Gasparrini, Oronzio e Achille Costa, valenti studiosi di ambito naturalistico; anche in Sicilia durante gli studi universitari Minà Palumbo frequenta la scuola botanica dell’Orto botanico di Palermo entrando in contatto con Pietro Calcara, Filippo Parlatore, Agostino Todaro. Gli studi naturalistici lo appassionavano a tal punto che medita di abbandonare la professione medica per entrare stabilmente all’Orto Botanico di Palermo partecipando alla selezione per un posto a concorso, che vince; ma un ricorso lo priva del posto e lo convince a ritornare a Castelbuono dove, pur esercitando la professione di medico, comincia a svolgere da amatore un lungo e prolifico lavoro di studio della flora e della fauna delle Madonie e dei Nebrodi pubblicandone molti resoconti a tema agricolo, botanico, zoologico o di folclore locale. 
Scrive soprattutto di agricoltura elaborando numerose monografie che gli fanno acquisire un ruolo di esperto in campo agronomico ed entomologico. Pubblica di tutto trasmettendo dati e reperti ai maggiori musei e alle più grandi istituzioni scientifiche del tempo e svolgendo il ruolo di corrispondente di alcune testate nazionali specializzate. Sono oltre 400 le pubblicazioni prodotte dal 1843 al 1898, alcune delle quali sono studi che hanno fatto da base per successivi approfondimenti come: Introduzione alla Storia naturale delle Madonie (1844); Storia naturale delle Madonie, Catalogo dei mammiferi delle Madonie (1858); Catalogo degli uccelli delle Madonie (1858); Notizie sui frassini di Sicilia e sulla coltivazione dell’amolleo in Castelbuono (1847),  Monografia sul pistacchio, Monografia sulla coltivazione del frassino 1875,1876. Di altre, ad un occhio moderno e smaliziato, risalta la singolarità degli argomenti trattati come ad esempio: Su di un fagiolo pietrificato rinvenuto nelle Madonie (1843); Sugli effetti dei busti che usano le donne (1864); Degli amori dei rettili (1864), Proverbi ippici (1853); Le formiche in rapporto all’agricoltura; “Influenza nociva dell’illuminazione a gas sugli alberi”. 
Minà Palumbo dalla metà dell’800 alla sua morte che avviene nel 1899 seleziona e cataloga migliaia di reperti e campioni vegetali realizzando un erbario di oltre 1500 specie della flora delle Madonie e di varie parti della Sicilia; grazie poi ad un innato talento artistico realizza oltre 200 tavole descrittive di vegetali e 191 di uccelli, rettili ed anfibi corredate da annotazioni stagionali e biologiche.
Alla sua morte le sue raccolte, il suo carteggio e l’iconografia della Storia Naturale delle Madonie confluiscono nel museo a lui dedicato che ha sede a Castelbuono.
Sito Museo
Quest’anno ricorre il bicentenario della nascita di Minà Palumbo e per l’occasione è stato predisposto un sito commemorativo assai ricco di note ed informazioni.
Ci tengo troppo a questo piccolo opuscolo e vorrei averlo senza spendere un capitale; con fare indifferente domando all’ambulante: "Quanto viene a costare questo libretto insignificante?"; il venditore mi guarda e dice: "Avendo la pubblicazione la dedica autografa di Minà Palumbo non posso venderlo a meno di venticinque euro".  Sbuffo scocciata,  l'affare è svanito,  ho trovato un venditore istruito che conosce la risposta al quesito,  Francesco Minà Palumbo: chi era costui?

Sulla manna da frassino leggi qui
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