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domenica 22 novembre 2015

Il giardino di Villa Malfitano a Palermo

Per riuscire ad immaginare lo splendore ed il fascino che Palermo doveva esercitare alla fine dell’ottocento sulla blasonata nobiltà europea che si compiaceva di frequentare le eleganti dimore della borghesia cittadina, attirata dal clima, dalla vegetazione e da quell’irresistibile mix di fascino, originalità e sfarzo che allora caratterizzava l’alta società palermitana, occorre visitare Villa Malfitano ed il suo grande, esotico, giardino.
La villa fu la residenza cittadina di Joseph Isac Spadafora Whitaker (chiamato familiarmente Pip), uno degli pronipoti di Benjamin Ingham  che nel 1812  si era trasferito a Palermo dal West Yorkshire per commerciare  vino marsala;  con l’ istituzione della florida Casa di Commercio Ingham e C. ed una società di navigazione  la famiglia divenne presto ricca ed influente  riuscendo ad intrecciare rapporti di parentela ed affari  con molte famiglie inglesi residenti in Sicilia e  di grande amicizia con la nobiltà palermitana.
Giuseppe, oltre che seguire gli affari di famiglia, amava coltivare molteplici interessi come ad esempio la caccia che lo spingeva a viaggiare e che gli consentì di  fare studi ornitologici e mettere insieme una imponente collezione  formata da oltre 10000 uccelli imbalsamati che teneva in una casina nel parco; l’archeologia che esercitava sull’ isola di Mozia, acquistata ai primi del 900 da diversi possidenti e ricca di tesori fenicio-punici da lui scoperti; la botanica con la ricerca di specie esotiche mai coltivate in Sicilia da acclimatare in ambiente mediterraneo in continua competizione e scambio con l’Orto Botanico di Palermo diretto, allora, da Vincenzo Tineo .
Yucca australis
Per edificare la sua residenza cittadina, Joseph Whitaker nel 1885 acquisterà una vasta estensione di terreno al piano di Malfitano nel quartiere dell’Olivuzza e vi farà costruire dall’ architetto Ignazio Greco, sul modello della Villa Favard di Firenze, una residenza in stile neo-rinascimentale addolcita nelle linee da verande e orangerie in stile Art Nouveau.

 
La casa che è stata abitata sino agli anni 70 dalla figlia minore Delia mantiene ancora oggi intatto tutto il suo fascino: costruita su tre elevazioni conserva gli arredi originali, dipinti di pregio, arazzi e testimonianze fotografiche delle numerose teste coronate ospiti alla villa.
Le stanze del piano di rappresentanza, arredate ognuna con uno stile diverso mantengono ancora oggi gli echi e le suggestioni dell’intensa vita mondana e culturale che ha caratterizzato la casa grazie al carisma e all’influenza della moglie di Giuseppe Whitaker, Tina Scalia, donna molto affascinante e dal carattere forte, considerata una delle persone più di tendenza nel periodo d’oro della bella époque palermitana di fine ottocento.
Tra le stanze più belle ed ammirate, la famosa Stanza d’estate che si affaccia sull’ampio giardino le cui pareti decorate da Ettore De Maria Bengler con la tecnica del trompe-l'oeil rimandano, attraverso le grandi vetrate, alla lussureggiante vegetazione tropicale del parco che circonda la casa.
 
La proprietà, in origine estesa oltre otto ettari, mescolava visuali romantiche con aspetti tipici della paesaggistica inglese ed era un vero parco botanico per varietà e rarità delle specie tropicali e sub tropicali in esso collezionate da Whitaker sotto la guida del direttore, il botanico Emilio Kunzmann di origini tedesche che aveva già curato l' organizzazione esterna e l' impianto formale di altri grandi giardini della famiglia; a Villa Malfitano, Kunzmann che era a capo di una squadra di 12 giardinieri, farà realizzare una serra per la coltivazione di oltre 150 specie di orchidee esotiche che saranno per lungo tempo il vanto del giardino.
Tra gli esemplari più spettacolari del giardino che annovera ancora oggi circa 250 specie in coltivazione vi sono gli enormi Ficus macrophylla subsp. columnaris  presenti a ridosso della villa e nel parco; spettacolare l’esemplare più vicino alla casa, piantato da Pip nel 1888  i cui lunghi rami serpeggiano paralleli al suolo; al funerale di Delia il carro funebre sostò, sotto la grande chioma del ficus di casa, come espressamente richiesto nelle sue ultime volontà.
Nel parco si trovano poi, grandi esemplari di Dracena draco, molte araucaria australiane tra cui  un raro esemplare di Araucaria rulei ed una gigantesca Yucca australis che accoglie i visitatori dall’ingresso di via Dante; è stato questo probabilmente il primo esemplare della specie introdotta in Europa in coltivazione insieme ad un secondo esemplare presente in un altro giardino dei Whitaker; si incontrano ancora esemplari monumentali di Nolina recurvata, Cycas revoluta , numerose specie di palme,  molte purtroppo morte a causa del punteruolo ed interi boschetti di Strelitzia alba.
Il parco negli angoli più discosti dalla casa ha un aspetto inselvatichito ed un poco trascurato soprattutto ai confini della proprietà ma ciò è evidentemente conseguenza dei notevoli  costi di manutenzione che un parco così vasto, al giorno d'oggi, comporta. Dal 1975 il parco e la Villa sono gestite della Fondazione Giuseppe Whitaker voluta da Delia  per onorare la memoria del padre con l’intento di promuovere iniziative volte ad incrementare le attività culturali in Sicilia soprattutto nella valorizzazione dell’inestimabile patrimonio archeologico dell’isola di Mozia e della casa museo di Villa Malfitano. Solo da un anno sia il giardino che la casa sono aperti al pubblico con un orario adeguato alle esigenze dei visitatori.

 Orari di visita:
 
Bibliografia
G.Pirrone, M. Buffa, E: Mauro. E. Sessa, Palermo, detto paradiso di Sicilia, Centro studi di storia e arte dei giardini, 1989
F.M. Raimondo, Il giardino di Villa Malfitano, Fondazione Giuseppe Whitaker, 1995
S. Requirez, Le ville di Palermo, Flaccovio Editore, 1996
G. Pirrone, Architettura dei giardini di Sicilia, Electa, 1994 

martedì 1 settembre 2015

Plumerie di Sicilia

Conversazione con Antonio Butera, cultore di pomelie in Palermo
Puntuale come ogni anno, appena si parla di ritornare a scuola per le prime riunioni di settembre, ho bisogno di esorcizzare la ripresa lavorativa  ripensando ai momenti più belli  dell'estate e in campo vegetale Plumeria rubra forma acutifolia, che noi siciliani chiamiamo familiarmente  pomelia,  è, senza dubbio,  il fiore più capace di evocare  con le infinite sfumature di colore dei suoi petali carnosi e  le diverse e molteplici tonalità dei suoi accenti profumati, il sole, il mare ed i forti colori delle mete vacanziere più esotiche.
 
E non c'è neanche bisogno di andare ai tropici per stordirsi con il profumo delle plumerie perché  in Sicilia la specie è di casa, coltivata sia in vaso che in piena terra con esemplari arborei che impreziosiscono balconi o angoli di giardino soprattutto nei dintorni di Palermo e in un tratto di costa ionica a ridosso del comune di Riposto.
Varietà Powder Pink 
Le condizioni climatiche necessarie a coltivare la plumeria e a farla fiorire sono, in realtà, molto particolari e assai limitative se non si vive nelle regioni tropicali di origine come le isole Hawaii o la Thailandia da cui la plumeria proviene. Sono essenzialmente gli sbalzi termici con il raggiungimento di temperature minime poco sotto lo zero che limitano la possibilità di coltivazione della specie in ambito mediterraneo, determinandone la bruciatura degli apici vegetativi e la conseguente mancata produzione di fiori. 
Ma la coltivazione di questa pianta bella, delicata e vorrei dire anche un poco capricciosa non è un ostacolo insormontabile nel nostro clima visto che in Sicilia si contano associazioni di amatori, vivai specializzati e fior di collezionisti che non solo vantano raccolte importanti per numero di esemplari delle più belle varietà coltivate nel mondo ma che a loro volta hanno selezionato da seme nuove cultivar che dopo lunga trafila sono state registrate dal massimo organo internazionale che ne governa la certificazione. 
Antonio Butera è uno di questi, collezionista e grande conoscitori di plumerie di Sicilia; è a lui che fanno riferimento molti neofiti nelle discussioni sui social network per consigli, riconoscimenti, incoraggiamenti. Conoscitore della specie e delle sue molteplici varietà, ne apprezza di ognuna ogni più tenue sfumatura di colore e di profumo; ha girato i tropici cercando plumerie ma è particolarmente affezionato a quelle tradizionalmente coltivate da oltre un secolo nella sua Palermo i cui esemplari sparsi nel verde delle ville in città o al mare, conosce uno per uno.
Antonio come è nata la tua passione per questo fiore esotico?
Ho cominciato a conoscere ed appassionarmi alle pomelie all’ età di 10 anni quando mia nonna Ofelia Mac Donald, come tutti gli inglesi, grande amante del verde, mi portava all’ Orto Botanico a Palermo che allora era stupendo perché oltre alla bellissima serra con le orchidee e alla vasca con le ninfee tropicali c’ erano le pomelie ed il giardiniere ce ne regalava i fiori bianchi, rosa e tricolor e ancora mi ricordo il profumo di pesca che emanavano. Dai 20 anni in poi ho cominciato a girare il mondo come giovane modello richiesto dai più grandi fotografi ed ho iniziato a vedere le plumerie nei luoghi d’origine, alberi magnifici ai tropici ed ero anche contento perche facevo allora quello che tutti sognavano di fare. Nel frattempo un carissimo amico giardiniere che lavorava all’ Orto mi innestava sulla tradizionale, resistente, varietà bianca palermitana, le varietà tricolor, rosa, gialla, rossa presenti nella collezione dell’Orto e quindi con pochi vasi avevo tutte le varietà che potevo desiderare. A 27 anni sono entrato in banca a Milano e le piante le curavano i miei genitori. Sono stato a Milano 10 anni poi, dopo il trasferimento a Palermo, ho fatto dei viaggi tropicali stupendi e ho iniziato a portare le talee di tantissime varietà non ancora registrate come la Aztec Gold che allora non aveva nome.

Plumeria rubra 'Aztec Gold'
La tua collezione poteva dirsi importante?
Io amo le plumerie quando sono coltivate in piena terra e meno quando sono in vaso perché la specie è arborea ed il giardino è il posto giusto dove esprime il meglio di se; più che un collezionista sono perciò un cultore delle varietà siciliane che conosco e tengo d’occhio nei giardini palermitani.
Quali sono le varietà siciliane che maggiormente ti stanno a cuore?
Le varietà siciliane che certamente non sono mai state registrate e che in alcuni casi sono mutazioni fuoriuscite dall’Orto Botanico di Palermo sono diverse, molte sono andate perdute, altre sono oramai presenti solo in pochi esemplari;  tra esse: 

  •  Plumeria rubra 'pink 'con fiori rosa di media grandezza al profumo di mandorle e  foglie alate, molto fiorifera; ne sono rimasti pochi alberi a Palermo città e dintorni;
  • la varietà di plumeria che qualcuno chiama con il brutto nome di ‘Palermitana tonda’, straordinaria, diversa, bellissima, che nel mondo ci invidiano; ha foglie verde chiaro molto acuminate e strette, fiore grande morbido, bianco puro  con un centro giallo uovo,  largo; profumo di limone e vaniglia inconfondibile; pianta molto fiorifera tende a reclinare i rami;
  • la bianca, senza un nome specifico e conosciuta in genere come 'Palermitana', con centro giallo e fiore molto resistente, profumatissima  che si usava per i mazzi da vendere nei bar ed ancora oggi i suoi fiori sono usati per i matrimoni;
  • un'antica varietà di plumeria,  poco diffusa dalle foglie verde scuro e fiore enorme bianco a centro giallo chiaro, largo; è molto fiorifera, io la chiamo 'Addaura' dalla contrada di Palermo dove l’ho scoperta; pochi alberi in giro, profumo stupendo di ninfea;
 
  • la varietà rossa purpurea, presente all’ Orto Botanico, poco diffusa, dal profumo straordinario e fiori rossi, antenata delle rosse moderne e poi la magnifica ed inconfondibile 'Lutea' dal fiore rigido grande, che emana un profumo forte, selvatico, tropicale;  foglia verde scuro con punta ricurva; il fiore non scolora e presenta l'esterno leggermente venato di rosso; inconfondibile  e quasi estinta;
  • e poi ancora, la varietà 'Jamesonii' a fiore grande giallo chiaro, molto fiorifera, piuttosto diffusa, profumo di zagara, bellissima; è un'antica varietà da non confondere con la plumeria 'Lutea' che è simile ma differente allo stesso tempo.
 
Tu che sei stato in passato l’unico membro italiano del Plumeria Society of America, hai avuto la soddisfazione di registrare nuove varietà: ce le descrivi?
Per primo in Sicilia ho portato centinaia di semi di plumeria, molto dubbioso sul loro possibile attecchimento ma, invece, i semi spuntarono tutti e siccome non potevo tenere tanti vasi ne regalai ad amici e vivaisti e devo dire che in alcuni casi non fu una buona idea, ma le altre varietà rimaste con me, alcune bellissime, sono in via di registrazione dopo tanti anni perché per lungo periodo ho dovuto prendermi cura dei miei anziani genitori affidando le mie plumerie alle attenzioni di Giampietro Petiet che, oltre ad essere un amico, è un vivaista-collezionista tra i più esperti e conosciuti. La prima varietà registrata a mio nome si chiama 'Antonio Butera n. 425'
'Antonio Butera n 425'
la seconda non è ancora in produzione e si chiama 'Butera cocktail 'perché in Polinesia i fiori dell’ albero da cui ho preso i semi, fiori grandissimi un po' più chiari della mia, li mettevano nei cocktail con un bastoncino fuori dal bicchiere;  ha foglie enormi e i fiori sono gialli e rossi e profumano di olio solare.
'Butera cocktail'
Hai notato una crescita in questi anni per qualità delle collezioni e per competenze acquisite dai diversi collezionisti?
Per tanto tempo i pochissimi ultra appassionati siciliani dovevano rivolgersi alla signora Barabino del vivaio Tropicamente di Torino che importava le piante, per avere qualche novità; altri, pochissimi come me, portavano le varietà colorate dai viaggi ai tropici ed allora non c’era internet e si avevano sempre tante difficoltà alla dogana. Dall’ arrivo delle varietà di plumeria thailandesi ed americane, con la diffusione del commercio online, con la nascita di alcuni vivai specializzati, i siciliani vanno riscoprendo una pianta che le loro nonne mettevano in balcone accanto alla pianta del basilico; ci sono appassionati estremi, appassionati normali e nuovi che scoprono la bellezza di potere avere in Sicilia (paese collocato più a nord dell’areale della pomelia, in cui vive e vegeta all’ esterno) una pianta bellissima, che vive benissimo e che si riproduce ed hanno anche scoperto i tanti colori e varietà provenienti da lontano anche se disconoscono quelle siciliane.  Il grande mercato siciliano delle pomelie rimane quello di Palermo ed è un poco triste che i vivaisti della Sicilia Orientale a parte le due mostre annuali all'Orto Botanico di Palermo non hanno ancora aperto nessun punto vendita in questa grande città, patria della pomelia in Sicilia.
Qual è la tua “Plumeria del cuore”?
Ho una pomelia del cuore per ogni colore: per il giallo è la'Lutea', la rossa lilla è la 'Palermo Fahrenheit', la rosa è la 'Charlotte Ebert' e la 'Rosa Palermitana' che sa di mandorle, la rossa preferita la 'Purpurea'. Ma la vera “Plumeria del cuore” e' la bellissima 'Antonio Butera' che porta il mio nome seguita dalla fantastica 'Butera Cocktail'; comunque tra le più belle del mondo c'e' la famosa 'Aztec Gold', una vera meraviglia della natura. 
Con Antonio non si finirebbe mai di parlare delle sue plumerie, i cui colori ed il profumo sa evocare con tanta passione da farti desiderare di cominciarne subito una collezione partendo, è ovvio, dalle varietà siciliane sia antiche che di nuova selezione che per profumo, caratteri del fiore e rusticità non hanno niente a che invidiare alle plumerie “tutto colore” dei tropici.
PS: Grazie ad Antonio anche per le belle foto

lunedì 12 gennaio 2015

I frutti pendenti dell'albero del kapok

Il panorama vegetale invernale, soprattutto i grandi alberi che fanno belle le città del sud, non offrono particolari spunti di interesse in questo periodo dell’anno. Niente fioriture, fogliame spento, colori smorti. Siamo d’inverno, d’altronde, e la natura deve fare il suo corso ma è indubbio che le passeggiate perdono un poco d’interesse per chi si è ritrovato, come me, a girovagare durante le vacanze di Natale per ville e parchi in cerca di curiosità botaniche.

Una sola specie si è fatta notare in questa sonnacchiosa monotonia vegetale: Ceiba insignis o come la chiamano ancora i nostalgici, Chorisia insignis insieme alla sua consorella C. speciosa; in entrambi i casi si tratta di grandi alberi dal tronco a bottiglia irto di aculei, in questa stagione dell’anno completamente privi di foglie, dai quali, in un intreccio contorto di rami, pendono in modo molto caratteristico decine di tozzi frutti, verdi e coriacei, simili a grossi salami, appesi a stagionare. 

I frutti di questi alberi di origine sud americana, molto diffusi nelle città meridionali per la bellissima fioritura tardo estiva, sono capsule pendenti lunghe e rotondeggianti, di consistenza legnosa e di forma ellittico ovoide, contenenti come tutte le specie del Genere Ceiba, una fibra vegetale, una lanugine setosa, detta kapok che ha i semi immersi al suo interno. Quando in primavera arriva il caldo i frutti deiscenti si aprono liberando la lanugine che trasportata dal vento dissemina i semi a distanza.
La particolarità del kapok è quella di essere una fibra vegetale leggera, elastica, lucida, formata da corti peli che la rendono inadatta ad essere filata ma eccellente come imbottitura di materassi e che  presenta, tra l'altro, la caratteristica del tutto particolare di essere impermeabile e molto resistente al calore. 

In un Bollettino del 1905  del Reale Orto Botanico e Giardino Coloniale di Palermo così si legge: ” .. il kapok non aumenta sensibilmente di peso se lo s’immerge per parecchi mesi nell’acqua ed è capace di fare galleggiare un peso da 30 a 35 volte più del suo. Esperienze hanno dimostrato che 200, 300 grammi di kapok bastano per sostenere alla superficie dell’acqua un uomo di corporatura media….”. Un antesignano del moderno salvagente.
Per queste sue qualità all’inizio del 900 si fecero prove di coltivazione di diverse specie del genere Ceiba presso l’Orto Botanico di Palermo, con lo scopo di provarne la fattibilità di coltivazione e favorirne la diffusione nelle colonie d’oltremare.
La specie che in natura produce kapok di migliore qualità è Ceiba pentandra diffusa in Africa, Oriente, America, in zone a clima tropicale. La sua coltivazione in ambiente Mediterraneo risultò tuttavia impossibile in quanto la specie non sopravviveva agli inverni pur miti della Sicilia. Si ripiegò allora sull’introduzione di altre specie come Ceiba insignis e Ceiba speciosa che forniscono un kapok commercialmente più scadente ma che si adattavano maggiormente al clima mediterraneo. Ben presto si tralasciarono le possibilità di sfruttamento economico delle due specie a tutto vantaggio dell’aspetto ornamentale. 
Ceiba insignis

Ceiba speciosa
Le ceiba in fuga dall’Orto Botanico di Palermo trovarono accoglienza nei giardini di acclimatazione delle ville della nobiltà palermitana partendo poi alla conquista dei giardini a mare di tutte le coste mediterranee dove ancora oggi costituiscono, anche d'inverno, un interessante punto di attrazione. 

domenica 18 agosto 2013

Plumeria: Riposto versus Palermo

In Sicilia due luoghi posti agli antipodi non solo geografici ma anche culturali dell’isola si contendono la palma di città della plumeria, una specie esotica di origine tropicale che in estate è l’orgoglio di quei giardini o terrazzi che climaticamente se la possono permettere e non sono tanti nel clima mediterraneo.    
Palermo capitale e Riposto porto dell’Etna sono due aree climaticamente felici dove la plumeria vegeta bene e soprattutto fiorisce e si moltiplica diffondendosi di talea in talea da balcone a terrazza sporgendosi in fuori da ringhiere mal messe di case modeste nei quartieri del porto ma anche da ricche balconate dove i vasi di plumeria si contano a centinaia nelle collezioni dei non pochi appassionati. 
Il perché di tanta affezione è facile dire: Plumeria rubra è specie caraibica che passa l’inverno nel nostro clima in forma quiescente: uno scheletro di rami stecchiti punta in alto verso il blu del cielo con ramificazioni apparentemente prive di vita che tali rimangono sino al primo tepore della tarda primavera quando, in cima ad ogni singola bacchetta, spunta prima timidamente poi con esuberanza tropicale, un grande ciuffo di belle, grandi foglie che portano al centro un corimbo di fiori.
Sono fiori grandi, carnosi che sembrano modellati nella cera, sono fiori come di marzapane con petali pastello che emanano un profumo lieve e serotino.
Plumeria rubra  ibrido
A Palermo la chiamano pomelia ed è una pianta ubiquitaria in città con una concentrazione mai vista in altri luoghi a clima similmente mite; è un’affezione diffusa che si tramanda di madre in figlia quando in occasione di un matrimonio ci si prepara ad apprestare una nuova casa; un fiore che nella varietà più tipica ha petali bianchi e centro giallo e che, ovviamente,  è denominata “ palermitana”, varietà di Plumeria rubra consolidata e stabilizzata per le tante moltiplicazioni effettuate in città di generazione in generazione. 
La storia  della plumeria  a Palermo vuole che la specie sia stata importata in Europa dai caraibi, alla fine del settecento, ad opera degli inglesi, per poi giungere, ai primi dell’ottocento, nel giardino botanico di acclimatazione di Boccadifalco diffondendosi in seguito nelle case e nel cuore della città.
Anche dall’altra parte dell’isola, sulla costa jonica, nel tratto che corre da Acireale verso Messina, ed in particolare  a  Riposto,  un piccolo paese  affacciato sul mare, la plumeria è di casa. Sarà la presenza del massiccio etneo che incombe alle spalle o la vicinanza del mare ma a Riposto si crea un microclima particolare  che fa piovere come da nessun'altra parte in Sicilia ed allora anche qui stesso amore, stessa passione per la pomelia che fa spuntare  vasi fioriti per ogni dove.
Sito immagine
Gli appassionati di Riposto tuttavia non si limitano ad organizzare manifestazioni che ne promuovono la conoscenza e la relativa coltivazione, ambiscono anche al primato di chi per primo tra Palermo e Riposto abbia avuto l’onore di importare la plumeria in Sicilia. In seguito a ricerche storiche  svolte dall’associazione locale denominata “La Pomelia”   il merito toccherebbe all’armatore ripostese Fiamingo che commerciando con i paesi caraibici importò nel 1810 la plumeria a Riposto  facendola poi conoscere nel decennio successivo ai palermitani. A conferma dell’evento la moglie di Flamingo, divenuto console di tutte le Russie, avrebbe offerto in dono alcune talee di plumeria alla moglie dello Zar Nicola II in visita a Palermo.
Storie di campanile? Forse si; ma che importa, a seguito del grande amore per la plumeria delle due popolazioni molti  vivaisti isolani  si sono specializzati nella coltivazione e commercializzazione della Plumeria rubra dotandosi di un assortimento varietale che grazie alle continue ibridazioni effettuate  nei paesi  d’origine  è diventato sempre più ampio per tavolozza di colore, sfumature e grandezza del fiore, con un numero di ibridi tale  da soddisfare i gusti dei sempre più competenti ed esigenti  appassionati dell’isola.

Per chi volesse approfittarne a Riposto è ancora in corso la manifestazione "La Pomelia, fiore esotico della Sicilia"  con numerose iniziative concernenti la specie e con la possibilità di acquistare le ultime novità varietali.
Vivaisti siciliani  dove trovare Plumeria rubra
 


 

mercoledì 20 giugno 2012

Acalypha hispida

Tipi da Orto

Una delle piante che vado sempre a trovare quando mi trovo a girovagare per i viali dell’Orto Botanico di Palermo è Acalypha hispida, un arbusto tropicale proveniente dall’ arcipelago malese, appartenente alla famiglia delle Euphorbiaceae, che in natura si presenta come un cespuglio lianoso alto fino a 15 metri ma che, nel nostro ambiente, essendo climaticamente esigente viene coltivato in vaso, tenuto al riparo dentro serre che in inverno vengono riscaldate in quanto la temperatura minima invernale non deve scendere, per la specie, sotto i 18 °C. La serra che ospita l’esemplare palermitano è quella cosiddetta “della Regione” dove il vaso con l’acalypha, chiamata nei luoghi d’origine “Philippine medusa” fa bella mostra di se, in estate quando l’esemplare è in fioritura, proprio all’ingresso della serra mentre bisogna cercarla in posizione più defilata durante la restante parte dell’anno. La particolarità della specie è data dalle attraenti spighe di fiori rosso arancio, di forma cilindrica, pendule e lunghe fino a 40 cm. I francesi chiamano la specie "pianta ciniglia" e l’effetto tessuto è dato dai pistilli piumati dei tantissimi piccoli fiori femminili che compongono la spiga unisessuale della pianta che è dioica. Le foglie sono alterne, cuoriformi, lungamente picciolate. Nei luoghi dove la specie è coltivata all’aperto viene usata per realizzare siepi o gruppi ornamentali fioriti tutto l’anno. In Europa possiamo coltivarla come pianta annuale d’appartamento ricordando di ricrearle un ambiente simile a quello naturale: luce non eccessiva, sole non diretto, terreno umido, acqua non per immersione, nebulizzazioni in fase di formazione dei fiori.

sabato 26 maggio 2012

Uso creativo dei tronchi tagliati di Phoenix


Dopo un attacco mortale di punteruolo rosso ne segue, in genere, un taglio a raso del tronco della palma colpita. Sono monconi antiestetici dei quali non si sa mai cosa fare. Ecco, allora, che il giardiniere artista sbriglia la fantasia e.. crea. A voi, l’ultima idea sfoggiata a Palermo al “Giardino inglese”: Phoenix cachepot per Washingtonia in erba”. Il concorso di idee è aperto; io, in giro, ho viste altre creazioni artistiche come, ad esempio,  lo stipite residuo della palma intagliato a forma di seggiolina, con tanto di schienale (un poco rigido, però).

sabato 12 maggio 2012

Erythrina viarum a Palermo

Storia di un appuntamento mancato

Illustrazione tratta dal libro Guida all'Orto Botanico di Palermo, Dharba Editrice
Palermo, Palermo, devo andare a Palermo e non voglio intoppi, disguidi, recriminazioni come è successo  l'altr'anno quando tra lamenti e discussioni di amici e parenti del tipo: "Ma che ci andiamo a fare a Palermo che dista da Catania quasi tre ore di macchina?"; "ma proprio di domenica quando i negozi sono chiusi e non c'è vita, non c'è movimento?"; ma ti sembra normale fare tutta questa strada solo per fotografare delle stupide piante"; "invece che a Palermo andiamo al mare che siamo bianchi come delle mozzarelle!!"; tergiversando, tergiversando, di domenica in domenica, mi sono persa l'appuntamento. Ma quest'anno ho giurato, non mi faccio fregare e per nessuna ragione al mondo mi perderò l'evento; in aprile andrò a Palermo con o senza famiglia al seguito... Le ultime parole famose: "Mamma questa domenica non si può perché c'è la partita Palermo-Catania e non è proprio il caso di mettersi in mezzo"; "domenica l'altra ricordati che ho la festa dal compagno di scuola"; "questa domenica non ci pensare perché hai teatro e devi accompagnare il nonno a vedere la sua amata "Lirica"". Insomma oggi no e domani neppure anche quest'anno, quando sono riuscita ad andare a Palermo senza figlio né amici ma in compagnia di quell'anima santa di mio marito, l"Evento" si era già verificato e solo a sprazzi se ne vedevano gli ultimi bagliori. Di che parlo? Ma della fioritura dei secolari alberi di Erythrina viarum del Foro Italico di Palermo, nel tratto della Marina che va da Villa Giulia a Porta Felice.


Diapositive dell'aprile 1991
Sono alberi che hanno sulle spalle quasi duecento anni d'età essendo stati piantati intorno al 1830 in quella che era la prima alberatura stradale palermitana sul Foro Umberto I. Sono grandi alberi di origine tropicale dai tronchi ingrossati e gibbosi, presenti anche altrove in Europa dove il clima è molto mite, ma qui a Palermo hanno assunto sviluppo ed autorità vegetale che li fa essere unici e speciali. Questi grandi alberi, dell'impianto originario ormai ridotti a solo quindici esemplari, perdono le foglie in inverno e fioriscono in aprile prima di avere rimesso le foglie nuove.

La fioritura è da cartolina; le piante si riempiono di grandi ammassi di fiori rosso corallo (come  indicato dal genere Erythrina che in greco vuole dire "rosso") tipici delle Fabaceae raggruppati in pannocchie apicali con i petali dello stendardo corti che lasciano fuoriuscire gli stami. In Sud Africa, paese d'origine, la specie è chiamata albero dei coralli ma non sono solo i fiori ad essere rosso arancione, anche i semi, contenuti all'interno di baccelli penduli, sono dei fagioloni rossi con una macchia nera in mezzo.


La fioritura di questi monumenti vegetali è breve e si conclude con la comparsa delle foglie che sono grandi, di colore verde chiaro, composte da tre foglie ovali a base arrotondata e punta accentuata, margine intero e portate sulle nuove ramificazioni che hanno piccole ed affilate spine simili a quelle delle rose. 
La sistematica della specie appare controversa: c'è chi individua nei grandi alberi della Marina di Palermo esemplari di Erythrina viarum Todaro, sinonimo di Erythrina caffra, specie proveniente dalle coste orientali del Sud Africa, nella regione del Cafri; c'è, invece chi descrive la specie palermitana come Erythrina corallodendrum, originaria dei paesi del Sud dell'America (Giamaica, Haiti). Guglielmo Betto nel suo testo "Piante insolite" le classificò come Erythrina corallodrendum;   le pubblicazioni dell'Orto botanico di Palermo parlano invece di Erythrina viarum.  A guardare sul web le numerose immagini delle due specie sembrerebbe trattarsi proprio di quest'ultima specie.

  Conclusione

I grandi alberi di Palermo si sono oramai rivestiti di foglie ed il ricordo della recente fioritura riecheggia nel verde con rade macchie di fiori arancione. Come mi potrò consolare di avere toppato anche quest'anno l'appuntamento con l'Evento"? Mio marito, pragmatico, sa cosa fare ordinando granite al limone e brioches all'ombra ed al fresco delle grandi eritrine, vista mare. Penso che anch'io mi consolerò così ma, giuro che, l'anno prossimo ci sarò, puntuale.
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