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martedì 6 settembre 2016

Plumeria, che passione!

Chiacchierata con Ianì Guarrera sui suoi ibridi di plumeria
Credo che non esista specie da fiore più volubile e capricciosa ma al contempo  più amata e coccolata da chi, nel nostro ambiente, ha la passione di coltivarla, della Plumeria rubra, specie a fioritura estiva diffusa in un’ ampia fascia climatica tropicale che va dall’America centro meridionale al Sud Est asiatico e che anche in alcune zone costiere della Sicilia e del Meridione d’Italia può essere coltivata con successo in vaso, ma anche in piena terra, approfittando del tiepido inverno mediterraneo.
 
Non discuto della capacità di adattamento e delle scarse esigenze colturali delle varietà di plumeria riconducibili al cosiddetto tipo “palermitano” dal fiore bianco e centro giallo e dal profumo fruttato, importata negli anni della Belle époque in Sicilia (se prima a Palermo o a Risposto è ancora oggetto di continue discussioni) e in questi territori perfettamente adattatasi, tanto da divenire pianta di tradizione da tenere in balcone o in giardino come nume tutelare da cui prelevare talee da regalare alle figlie che vanno spose.
Mi riferisco invece alla miriade di varietà ibride dai colori vellutati e cangianti, dai profumi conturbanti (e dai prezzi spesso esorbitanti) che negli ultimi dieci anni sono state prodotte a ritmi forsennati da Thailandia e Hawaii che della plumeria sono luoghi vocati e che di questo fiore ne hanno fatto un business i cui tentacoli hanno raggiunto pure noi. In Sicilia, infatti, diversi vivai si sono specializzati nella radicazione e commercializzazione delle talee di queste nuove varietà multicolor che vendono sul posto o spediscono online consentendo un facile reperimento di novità varietali a chi, avendone la possibilità climatica, vorrebbe possederle tutte, facendone collezione.
Tuttavia i capricci e i dispetti di queste varietà esotiche sono tali che farebbero spazientire anche un santo. Se mettiamo caso, acquisti una talea di 'Shooting star' in fiore, ammaliato dal suo colore, non è detto che la rivedrai fiorire l’anno dopo e probabilmente neanche nei prossimi due o tre anni a venire nonostante le cure invernali, le misture speciali che somministri come concimazione, lo studio delle ore di esposizione ed ogni altra precauzione; solo il caso, il capriccio o una particolare congiuntura astrale faranno si che un’estate all’improvviso la vedrai rifiorire ripagandoti per bellezza e profumo di tanta pazienza.
Per sapere se ho ragione a pensare che per coltivare plumerie ibride ci vuole proprio una grande passione, ho incontrato Ianì Guarrera che le plumerie le adora e coltiva insieme a tante altre specie (tillandsie, begonie, orchidee) e ne possiede una buona raccolta di piante in vaso a Mascali, un paese che si affaccia sullo Jonio a pochi chilometri da Riposto dove la plumeria isolana è diffusamente coltivata.

Nello stretto cortile davanti la casa dove vivono i suoi genitori, in estate si affastellano i vasi delle nuove e delle vecchie acquisizioni di Ianì che ci racconta come è nata la sua passione: “ Ho al momento un centinaio di nuove varietà ibride ma le prime plumerie in famiglia sono arrivate con mia madre che portò con se in questa casa da Riposto, all’età di 14 anni, due piante in vaso di plumeria tradizionale, la classica palermitana a cui si è aggiunta, anni dopo, una sua variante la “Palermo Princess" avuta in regalo da un'amica; sono oggi piante dal fusto oramai lignificato e contorto che vivono in pien’aria da oltre cinquant’anni e non si sono mai perse una stagione di fioritura. Cresciuta tra le plumerie, quando nei vivai ho visto arrivare le prime varietà ibride, mi sono innamorata dei colori e profumi dei loro fiori che in alcune varietà si protraggono per tutta l’estate".
Shooting star
Hai mai registrato problemi di mancata o ridotta fioritura delle tue plumerie?  
"La plumeria tradizionale è una specie adattabile nel nostro ambiente climatico ma queste varietà esotiche soprattutto se, per ragione di costo si comprano talee giovani, poco ramificate, hanno fioriture discontinue e difficilmente prevedibili. Ad esempio, tra le prime rosse che ho comprato c’è la varietà Gina, molto profumata e a crescita compatta che dopo la prima fioritura e fino ad ora, non mi è mai più rifiorita. Quest’anno, probabilmente a causa di un’estate non particolarmente calda  mi è fiorito solo il 30% delle piante della mia raccolta. Secondo me, influisce molto sulla fioritura l’andamento delle temperature estive che devono essere elevate anche di notte; quando, infatti, il tempo è molto caldo ed il sole è velato dall’umidità, le plumerie si sentono ai tropici e fioriscono in abbondanza soprattutto le varietà di origine asiatica. Le piante per fiorire devono, poi, essere in perfetta salute avendo a disposizione un buon terriccio di coltivazione (io uso un mix di perlite, terriccio specifico per piante da fiore e terra da giardino) ed una concimazione spostata sul fosforo e sul potassio piuttosto che sull’azoto che spinge la crescita vegetativa della pianta. Ma tutto si determina su base empirica, non ci sono studi scientifici in merito e non resta che provare e riprovare".
Come le accudisci?
"In genere ritiriamo i vasi in un luogo riparato a fine novembre, ma alcune piante vengono lasciate fuori proteggendo gli apici vegetativi con gusci d'uovo o con coppetti di carta o di tnt ; a tutte le piante non diamo più acqua fino al risveglio vegetativo che avviene, generalmente, in aprile (si vede dagli apici che cominciano a  diventare di colore verde-rossastro);  è questo il momento in cui porto i vasi fuori,  temperature permettendo, e comincio a dare acqua gradualmente, considerando che con le plumerie è meglio niente che tanta; quando le foglie nuove sono cresciute un paio di cm allora si incrementa la razione di acqua fino ad arrivare alla quasi quotidianità. Il concime lo distribuisco quando ci sono almeno due foglie grandi e ben aperte, poi proseguo con somministrazioni ogni 20 giorni. Nonostante le mie cure quest’anno non sono fiorite 'Aztec gold', 'Aussie pink' che è stata meravigliosa per due anni ma quest’estate non ha fatto neanche un fiore, forse perché in inverno non le ho riparato gli apici vegetativi e neanche la 'Pozzallo pink'; ma io anche in assenza di fiori mi consolo con il fogliame che ad esempio è bellissimo in alcune varietà come 'Abigail', 'Kao mongkon' ,' Dwarf siam yellow' dalla foglia arricciata  o la 'Gold marble' a foglia o variegata". 
"Le difficoltà non mi scoraggiano e quando posso incremento la mia raccolta scegliendo “a pelle” o per il colore (rosso, rosa, fucsia sono i colori che prediligo ma ho anche il giallo e le tricolor) o per il profumo (ho una talea di una tricolor molto rosata dai fiori bellissimi che è stata denominata “pesca” dal vivaista che me l’ha venduta che ne esprime perfettamente l’odore) o ancora per il portamento o per la forma delle foglie, la loro lucentezza o la particolare tomentosità dei fusti".

Come ti procuri le varietà che ti interessano?
"Ci sono in Sicilia molti vivaisti che si sono specializzati in plumerie ma il mercato è diventato così caotico che può succedere che una stessa varietà venga commercializzata in posti o in cataloghi diversi con nomi diversi, ad esempio la varietà venduta in vivaio come 'Red pendulat' viene chiamata anche ' Francesca 'o 'Pozzallo pink' o, ancora, la 'Shooting star'  è nota anche come 'Som raya'.
Red pendulat
Mi è successo poi che acquistando talee non ancora fiorite per cercare di risparmiare, al momento della prima fioritura ho avuto la sorpresa di ritrovarmi con varietà diverse da quella che pensavo di avere acquistato, per esempio ho molto desiderato una 'Som chanigka 'ma al momento della fioritura il tarocco che mi è stato rifilato non le assomigliava per niente e ancora, acquistando online una plumeria 'Lutea' mi è stata spedita una 'Jamesonii'; insomma una grande confusione".
Queste difficoltà, dimmi la verità, hanno messo un poco in crisi la tua passione per le plumerie?
"No, affatto,  perché a fronte di alcune oggettive difficoltà di fioritura ci sono state anche tante soddisfazioni, ho una pianta di Plumeria stenopetala che è la mia macchina da guerra che produce scapi fiorali  in continuazione. 
Ed ho avuto belle fioriture di 'Som garasin',  'Abigail', 'Moonlight', 'Shooting star', 'Wako', 'Sexy pink', 'Cerise', 'Etna', 'Red pendulant' , 'J105', 'Gold marble'. Mi posso perciò ritenere soddisfatta. Un cosa è certa, non sono disposta a spendere cifre da capogiro per possedere esemplari adulti, molto ramificati che hanno maggiore propensione a fiorire e non ho la frenesia del collezionista perché la mia passione per le plumerie non voglio che diventi una malattia".

"Ianì, non sarai ancora affetta da grave malattia ma, a giudicare da come racconti e descrivi le tue piante, i sintomi premonitori della sindrome che prende l’appassionato coltivatore, perso dietro le fioriture delle sue bizzose plumerie, mi sembrano già chiari ed evidenti".

Vivai specializzati: Sun Island nurcery; Chersoneso piantePlumeria Previti; Plumeria shop
Altri vivai: Torre Vivai; Piante tropicali di Massimo Sallemi.; Piante tropicali Fabio Maio;  Vivai Lo Porto
 

domenica 24 luglio 2016

Plumeria pudica

La delicata eleganza di una plumeria diversa dalle altre
Tempo d’estate, tempo di plumerie; un poco assuefatta, però, ai profumi incantatori ed ai chiassosi colori tropicali delle tantissime varietà americane o thailandesi di Plumeria rubra presenti sul mercato online o prodotte anche in Sicilia in diversi vivai specializzati, desidero fare un bagno di semplicità, sobrietà e moderazione descrivendo una specie di plumeria che  spicca tra le altre per la sua diversità: Plumeria pudica, e lo dice già il nome, è infatti l’antitesi dei valori ornamentali della consorella specie.
Guardiamone ad esempio il colore: declinato in mille toni e sfumature il colore rappresenta un punto di forza di grande valore ornamentale per le varietà di Plumeria rubra ammiccanti in mille foto sui gruppi social specializzati.
Bun yen; Brittney; Inca gold; Delightful; Magnus opus; Gina red; Lady Godiva; Chiang Ray Red; BrugeJJ
I fiori di Plumeria pudica, invece, sono bianchi, di un bianco puro, virginale, chiamati per questo nei luoghi d’origine “fiore di latte”; solo il cuore della corolla è lievemente sfumato di giallo a ricordare il retaggio di parentele lontane.
Il profumo: quello delle plumerie è il profumo esotico per eccellenza che si presta ad essere descritto con difficoltà per le tante note olfattive che si percepiscono non solo tra varietà diverse ma anche tra singoli individui di una stessa entità botanica.
Elenco delle fragranze di plumeria tratto da L Ross, L. Rose, J. Stowar, Frangipani, A practical guide to growing frangipani hat home; tradotto da Daniela Romano 
I fiori di Plumeria pudica, invece, sono completamente privi di odore come se, per una forma estrema di riservatezza, la specie non volesse lasciare trapelare nulla di se.
Il portamento: le piante di Plumeria rubra in inverno, non sono particolarmente decorative; completamente prive di foglie mostrano rami simili a candelotti  paffuti, buffamente rigonfi in cima.
Plumeria pudica invece nei luoghi caldi d’origine o, anche altrove ma al riparo dalle basse temperature invernali, si mantiene sempreverde con rami a portamento verticale ricoperti di foglie dalla forma inusuale; sono foglie praticamente sessili, prive di picciolo fogliare, che partendo strette alla base si allargano all’apice tanto da essere chiamate foglie “a cucchiaio” o più poeticamente “a violino".
Sito immagine
Di Plumeria pudica ne esistono varietà a fiore rosato, altre a foglia variegata e  numerosi sono gli incroci con Plumeria stenopetala e Plumeria rubra, questi, con una loro lieve fragranza. La specie vuole il pieno sole e molta luce affinché si producano i grandi mazzi apicali di fiori circondati da numerose foglie;  la fioritura è prolungata.
Plumeria pudica Pink


Plumeria pudica Khao

 
Plumeria pudica White Opal


Plumeria pudica variegata Harrow
Non ho mai visto piante di Plumeria pudica coltivate nei nostri giardini in piena terra ma ne ho visto bellissimi esemplari coltivati in vaso ed in serra fredda nel vivaio che in Sicilia le ha in assortimento. Innegabile dire che la specie nel nostro clima è molto delicata potendo andare incontro ad un insuccesso nella sua coltivazione soprattutto se trattata alla stessa stregua delle varietà di Plumeria rubra a cui si sospendono in inverno le irrigazioni; con buona probabilità per Plumeria pudica, essendo questa specie sempreverde, annaffiature parsimoniose  anche in inverno non  dovrebbero mancare,  ma per chi ama e coltiva le plumerie queste difficoltà  sono messe nel conto.
Ed allora, per una volta evitiamo gli eccessi chiassosi dell’estate scegliendo la delicata eleganza di Plumeria pudica, un modo come un altro per andare, con semplicità, contro corrente. 

 

domenica 13 settembre 2015

Può una plumeria fare odore di fungo?

Tra tutte le specie vegetali che hanno i fiori profumati Plumeria rubra è forse quella che presenta il profumo più ineffabile, mutevole e vario del mondo vegetale con sfumature di odore che spaziano dal dolce allo speziato, dal fruttato all'intensamente profumato e con sentori che ricordano, nelle oltre duemila varietà, l’aroma di mandorle amare ma anche di agrumi, di ninfee, di rosa, pesca, gelsomino, limone, lavanda, caprifoglio, lampone, pisello odoroso, gardenia e chissà quant’altro ancora.
Un profumo che un naso inesperto come il mio con estrema difficoltà riuscirebbe a comprendere e descrivere a parole. Ogni individuo ha, infatti, un olfatto unico che manifesta sensibilità e percezioni olfattive soggettive che cambiano secondo lo stato d’animo, lo stato di salute, le condizioni esterne e non da ultimo l’ambito culturale da cui proviene. Questo rende particolarmente difficile descrivere le sensazioni che il profumo provoca in chi annusa. Io per esempio sono perennemente raffreddata e la mia percezione degli odori è spesso notevolmente alterata.
Occorre avere, dunque, un modello olfattivo di riferimento. Nel campo dei profumi realizzati dall’industria profumiera fa, ad esempio, testo la descrizione pronunciata dall’associazione francese dei profumieri (Société Française des Parfumeurs) che ha sviluppato un linguaggio descrittivo uniforme e definito per categorizzare il profumo, condivisibile da maestri profumieri, operatori del settore, appassionati di profumeria e consumatori. Per i colori si può fare riferimento al Pantone il catalogo di un’azienda americana considerato come standard internazionale per la gestione dei colori nel mondo dell'industria e della chimica.
Per definire il profumo della plumeria occorre, ad esempio, rifarsi alla descrizione effettuata, per ogni varietà americana, dalla Plumeria Society of America o da importanti vivai come Plumeria by Florida colors;  se, invece,  si è fortunati come me, ci si può rivolgere ad un amico esperto come Antonio Butera che di plumerie se ne intende e riesce a descriverne il profumo in modo molto evocativo: secondo Antonio, ad esempio, le plumerie del tipo tricolor, come la Tequila Sunrise, profumano quasi sempre di pesca o albicocca; le varietà a fiore bianco a centro giallo, di zagara o vaniglia, le plumerie rosa di mandorle o pesca, le gialle oscillano tra la pesca e la gardenia, le rosse difficilmente hanno dei grandi profumi; si possono avere poi profumi particolari per singola varietà: la Miami Rose profuma di cocco, la Antonio Butera, da lui selezionata, ha un profumo che è un misto di ananas e melone tropicale, la Charlotte Ebert profuma di gardenia.

A dimostrare l’imprevedibilità della specie in questo tripudio di profumi inebrianti ci si può imbattere in varietà, soprattutto di origine thailandese, dall’odore spiazzante e al limite dell’inverosimile; se vi capiterà, come è successo a me al vivaio di Giampietro Petiet, di tuffare il naso in una varietà di plumeria  denominata con il numero di serie 4337, attirati dai grandi fiori dalle delicate sfumature di rosa, crema e giallo, vi ritroverete spiazzati nel sentire un intenso, inatteso ed  inconfondibile profumo di fungo porcino.
E non è la sola varietà ad avere un certo non so che, perché, come mi dice Antonio, la famosa Wako, ad esempio, fa odore di pizza e la California Sally addirittura di cipolla. 

Non c’è, dunque,  limite all'inverosimile anche in campo vegetale e temo che nel futuro ci dovremo aspettare come ultima  irrinunciabile novità commerciale varietà di plumeria dai colori sgargianti che spargono intorno effluvi impensabili  di aglio o caffè.


martedì 1 settembre 2015

Plumerie di Sicilia

Conversazione con Antonio Butera, cultore di pomelie in Palermo
Puntuale come ogni anno, appena si parla di ritornare a scuola per le prime riunioni di settembre, ho bisogno di esorcizzare la ripresa lavorativa  ripensando ai momenti più belli  dell'estate e in campo vegetale Plumeria rubra forma acutifolia, che noi siciliani chiamiamo familiarmente  pomelia,  è, senza dubbio,  il fiore più capace di evocare  con le infinite sfumature di colore dei suoi petali carnosi e  le diverse e molteplici tonalità dei suoi accenti profumati, il sole, il mare ed i forti colori delle mete vacanziere più esotiche.
 
E non c'è neanche bisogno di andare ai tropici per stordirsi con il profumo delle plumerie perché  in Sicilia la specie è di casa, coltivata sia in vaso che in piena terra con esemplari arborei che impreziosiscono balconi o angoli di giardino soprattutto nei dintorni di Palermo e in un tratto di costa ionica a ridosso del comune di Riposto.
Varietà Powder Pink 
Le condizioni climatiche necessarie a coltivare la plumeria e a farla fiorire sono, in realtà, molto particolari e assai limitative se non si vive nelle regioni tropicali di origine come le isole Hawaii o la Thailandia da cui la plumeria proviene. Sono essenzialmente gli sbalzi termici con il raggiungimento di temperature minime poco sotto lo zero che limitano la possibilità di coltivazione della specie in ambito mediterraneo, determinandone la bruciatura degli apici vegetativi e la conseguente mancata produzione di fiori. 
Ma la coltivazione di questa pianta bella, delicata e vorrei dire anche un poco capricciosa non è un ostacolo insormontabile nel nostro clima visto che in Sicilia si contano associazioni di amatori, vivai specializzati e fior di collezionisti che non solo vantano raccolte importanti per numero di esemplari delle più belle varietà coltivate nel mondo ma che a loro volta hanno selezionato da seme nuove cultivar che dopo lunga trafila sono state registrate dal massimo organo internazionale che ne governa la certificazione. 
Antonio Butera è uno di questi, collezionista e grande conoscitori di plumerie di Sicilia; è a lui che fanno riferimento molti neofiti nelle discussioni sui social network per consigli, riconoscimenti, incoraggiamenti. Conoscitore della specie e delle sue molteplici varietà, ne apprezza di ognuna ogni più tenue sfumatura di colore e di profumo; ha girato i tropici cercando plumerie ma è particolarmente affezionato a quelle tradizionalmente coltivate da oltre un secolo nella sua Palermo i cui esemplari sparsi nel verde delle ville in città o al mare, conosce uno per uno.
Antonio come è nata la tua passione per questo fiore esotico?
Ho cominciato a conoscere ed appassionarmi alle pomelie all’ età di 10 anni quando mia nonna Ofelia Mac Donald, come tutti gli inglesi, grande amante del verde, mi portava all’ Orto Botanico a Palermo che allora era stupendo perché oltre alla bellissima serra con le orchidee e alla vasca con le ninfee tropicali c’ erano le pomelie ed il giardiniere ce ne regalava i fiori bianchi, rosa e tricolor e ancora mi ricordo il profumo di pesca che emanavano. Dai 20 anni in poi ho cominciato a girare il mondo come giovane modello richiesto dai più grandi fotografi ed ho iniziato a vedere le plumerie nei luoghi d’origine, alberi magnifici ai tropici ed ero anche contento perche facevo allora quello che tutti sognavano di fare. Nel frattempo un carissimo amico giardiniere che lavorava all’ Orto mi innestava sulla tradizionale, resistente, varietà bianca palermitana, le varietà tricolor, rosa, gialla, rossa presenti nella collezione dell’Orto e quindi con pochi vasi avevo tutte le varietà che potevo desiderare. A 27 anni sono entrato in banca a Milano e le piante le curavano i miei genitori. Sono stato a Milano 10 anni poi, dopo il trasferimento a Palermo, ho fatto dei viaggi tropicali stupendi e ho iniziato a portare le talee di tantissime varietà non ancora registrate come la Aztec Gold che allora non aveva nome.

Plumeria rubra 'Aztec Gold'
La tua collezione poteva dirsi importante?
Io amo le plumerie quando sono coltivate in piena terra e meno quando sono in vaso perché la specie è arborea ed il giardino è il posto giusto dove esprime il meglio di se; più che un collezionista sono perciò un cultore delle varietà siciliane che conosco e tengo d’occhio nei giardini palermitani.
Quali sono le varietà siciliane che maggiormente ti stanno a cuore?
Le varietà siciliane che certamente non sono mai state registrate e che in alcuni casi sono mutazioni fuoriuscite dall’Orto Botanico di Palermo sono diverse, molte sono andate perdute, altre sono oramai presenti solo in pochi esemplari;  tra esse: 

  •  Plumeria rubra 'pink 'con fiori rosa di media grandezza al profumo di mandorle e  foglie alate, molto fiorifera; ne sono rimasti pochi alberi a Palermo città e dintorni;
  • la varietà di plumeria che qualcuno chiama con il brutto nome di ‘Palermitana tonda’, straordinaria, diversa, bellissima, che nel mondo ci invidiano; ha foglie verde chiaro molto acuminate e strette, fiore grande morbido, bianco puro  con un centro giallo uovo,  largo; profumo di limone e vaniglia inconfondibile; pianta molto fiorifera tende a reclinare i rami;
  • la bianca, senza un nome specifico e conosciuta in genere come 'Palermitana', con centro giallo e fiore molto resistente, profumatissima  che si usava per i mazzi da vendere nei bar ed ancora oggi i suoi fiori sono usati per i matrimoni;
  • un'antica varietà di plumeria,  poco diffusa dalle foglie verde scuro e fiore enorme bianco a centro giallo chiaro, largo; è molto fiorifera, io la chiamo 'Addaura' dalla contrada di Palermo dove l’ho scoperta; pochi alberi in giro, profumo stupendo di ninfea;
 
  • la varietà rossa purpurea, presente all’ Orto Botanico, poco diffusa, dal profumo straordinario e fiori rossi, antenata delle rosse moderne e poi la magnifica ed inconfondibile 'Lutea' dal fiore rigido grande, che emana un profumo forte, selvatico, tropicale;  foglia verde scuro con punta ricurva; il fiore non scolora e presenta l'esterno leggermente venato di rosso; inconfondibile  e quasi estinta;
  • e poi ancora, la varietà 'Jamesonii' a fiore grande giallo chiaro, molto fiorifera, piuttosto diffusa, profumo di zagara, bellissima; è un'antica varietà da non confondere con la plumeria 'Lutea' che è simile ma differente allo stesso tempo.
 
Tu che sei stato in passato l’unico membro italiano del Plumeria Society of America, hai avuto la soddisfazione di registrare nuove varietà: ce le descrivi?
Per primo in Sicilia ho portato centinaia di semi di plumeria, molto dubbioso sul loro possibile attecchimento ma, invece, i semi spuntarono tutti e siccome non potevo tenere tanti vasi ne regalai ad amici e vivaisti e devo dire che in alcuni casi non fu una buona idea, ma le altre varietà rimaste con me, alcune bellissime, sono in via di registrazione dopo tanti anni perché per lungo periodo ho dovuto prendermi cura dei miei anziani genitori affidando le mie plumerie alle attenzioni di Giampietro Petiet che, oltre ad essere un amico, è un vivaista-collezionista tra i più esperti e conosciuti. La prima varietà registrata a mio nome si chiama 'Antonio Butera n. 425'
'Antonio Butera n 425'
la seconda non è ancora in produzione e si chiama 'Butera cocktail 'perché in Polinesia i fiori dell’ albero da cui ho preso i semi, fiori grandissimi un po' più chiari della mia, li mettevano nei cocktail con un bastoncino fuori dal bicchiere;  ha foglie enormi e i fiori sono gialli e rossi e profumano di olio solare.
'Butera cocktail'
Hai notato una crescita in questi anni per qualità delle collezioni e per competenze acquisite dai diversi collezionisti?
Per tanto tempo i pochissimi ultra appassionati siciliani dovevano rivolgersi alla signora Barabino del vivaio Tropicamente di Torino che importava le piante, per avere qualche novità; altri, pochissimi come me, portavano le varietà colorate dai viaggi ai tropici ed allora non c’era internet e si avevano sempre tante difficoltà alla dogana. Dall’ arrivo delle varietà di plumeria thailandesi ed americane, con la diffusione del commercio online, con la nascita di alcuni vivai specializzati, i siciliani vanno riscoprendo una pianta che le loro nonne mettevano in balcone accanto alla pianta del basilico; ci sono appassionati estremi, appassionati normali e nuovi che scoprono la bellezza di potere avere in Sicilia (paese collocato più a nord dell’areale della pomelia, in cui vive e vegeta all’ esterno) una pianta bellissima, che vive benissimo e che si riproduce ed hanno anche scoperto i tanti colori e varietà provenienti da lontano anche se disconoscono quelle siciliane.  Il grande mercato siciliano delle pomelie rimane quello di Palermo ed è un poco triste che i vivaisti della Sicilia Orientale a parte le due mostre annuali all'Orto Botanico di Palermo non hanno ancora aperto nessun punto vendita in questa grande città, patria della pomelia in Sicilia.
Qual è la tua “Plumeria del cuore”?
Ho una pomelia del cuore per ogni colore: per il giallo è la'Lutea', la rossa lilla è la 'Palermo Fahrenheit', la rosa è la 'Charlotte Ebert' e la 'Rosa Palermitana' che sa di mandorle, la rossa preferita la 'Purpurea'. Ma la vera “Plumeria del cuore” e' la bellissima 'Antonio Butera' che porta il mio nome seguita dalla fantastica 'Butera Cocktail'; comunque tra le più belle del mondo c'e' la famosa 'Aztec Gold', una vera meraviglia della natura. 
Con Antonio non si finirebbe mai di parlare delle sue plumerie, i cui colori ed il profumo sa evocare con tanta passione da farti desiderare di cominciarne subito una collezione partendo, è ovvio, dalle varietà siciliane sia antiche che di nuova selezione che per profumo, caratteri del fiore e rusticità non hanno niente a che invidiare alle plumerie “tutto colore” dei tropici.
PS: Grazie ad Antonio anche per le belle foto

martedì 5 agosto 2014

Un'anziana plumeria di famiglia

Storia di una plumeria arborea coltivata da oltre 60 anni in un piccolo giardino di città
Il posto è uno dei più caotici della città; uno snodo infernale interessato di recente da lavori di riassetto viario, definiti epocali, che stanno mettendo a dura prova la pazienza dei residenti e delle poche attività commerciali presenti in zona. Un posto che si attraversa in macchina, a passo d’uomo nelle ore di punta, stando imbottigliati in un budello di strada che porta diritto verso uno stop, tra palazzi anonimi e niente da guardare se si fa eccezione per un sexy shop. 
Nonostante la voglia che ho, come tutti, di arrivare in fondo alla strada, spero sempre di dover rallentare al momento cruciale per riuscire a sbirciare attraverso il cancello di un piccolo giardino che, a dispetto del caos infernale che vi regna intorno, rende questa zona della città speciale per chi come me ama le piante. 
Il giardino è pertinenza di una casa padronale dei primi anni del novecento, l’unica rimasta delle molte ville di campagna che sino alla metà del secolo scorso cingevano di orti e agrumeti la periferia della città. Un piccolo spazio intercluso, tra le mura dell’ abitazione e dei palazzi vicini, che ospita, tra un enorme cereus ed altri arbusti d’antan (calicanto, eriobotrya, un susino selvatico ed un arbusto di acokanthera che recentemente è passato a miglior vita ), un albero di plumeria; il più grande, annoso, profumato esemplare che si possa rintracciare in tutto il versante meridionale dell’Etna.
Una pianta veramente degna di attenzione essendo alta più di otto metri con un tronco formato da tre robuste ramificazioni che partono direttamente dal suolo formando una chioma ampia di rami intrecciati che da maggio ad ottobre si ricopre prima di foglie ovali, verde lucido e poi di grandi fiori carnosi e profumati che emanano un indefinibile sentore tropicale, con note di mandorle amare; un profumo che cangia con il fare del giorno e delle stagioni e che pervade, per ogni dove, la terrazza di casa ed il giardino.
 
Questa plumeria è un esemplare singolare per diversi motivi: botanici e diciamo così, “affettivi”. Plumeria rubra forma acutifolia è, infatti, una specie di origine tropicale che viene coltivata diffusamente in tutti le aree esotiche del mondo ma che trova ospitalità anche nel Mediterraneo in alcune zone costiere dove non si registrano minime termiche invernali sotto le zero. La Sicilia è una di queste aree dove la plumeria può essere coltivata in piena terra ma solo in situazioni termiche localmente particolari come quelle che si registrano lungo la costa che fa capo a Palermo o lungo lo Ionio, nel tratto di mare che da Messina scende giù, fino a Riposto. Aree climaticamente miti dove non si verificano forti escursioni termiche che nella plumeria bruciano irrimediabilmente gli apici vegetativi della pianta portandola a morte. Esattamente la situazione climatica che si verifica, invece, a Catania dove la vicinanza del vulcano Etna ed il mare provoca sbalzi di temperatura tra il giorno e la notte molto accentuati. Ecco perché nella mia zona le plumerie hanno vita difficile e possono essere coltivate solo in vaso in modo da essere adeguatamente riparate in inverno. Il microclima creatosi in questo piccolo giardino di città, invece, si è rivelato ideale per questo esemplare di plumeria che posto al riparo tra le alte mura di casa e con la vista aperta verso il sole, si è fatto albero che è arrivato a fruttificare, crescendo assieme a quattro generazioni di una famiglia che da sessant’anni lo custodisce e cura.
La storia di questa pianta comincia agli inizi degli anni cinquanta, arrivata in casa come talea radicata da coltivare in vaso, regalo di un parente alla nonna degli attuali proprietari; è un’antica varietà di plumeria riferibile al tipo della cosiddetta “palermitana” ma dai fiori molto grandi, dai petali appuntiti bianchi a centro giallo molto ben definito ed un profumo lieve ma cangiante.
Nel 1957, dopo vari rinvasi, la pianta viene interrata in un angolo del giardino con mille attenzioni perché non abbia a subire traumi da trapianto. La pianta in piena terra comincia a crescere in modo vigoroso tanto da richiedere nel tempo interventi di consolidamento volti a sostenere i fragili rami sempre troppo carichi di foglie e di fiori; prima si opera con tutori di legno, poi, con tiranti d’acciaio, più recentemente, a cura di una ditta specializzata, con cavi in propilene specifici per consolidamenti dinamici. 
Oggi la plumeria è costantemente monitorata e seguita come una parente anziana della quale si spiano e si temono i primi segni di senescenza: qualche seccume di troppo, fragilità dei rami. Nel corso degli anni la pianta è stata riprodotta più volte mediante talea (raramente per margotta), quando si desiderava estendere a persone care l’amicizia per la plumeria di famiglia. Solo eccezionalmente sono stati recisi interi grappoli di fiori, soprattutto per evitare l 'emorragia del lattice che ne trasuda da ogni taglio o ferita; ma il primo ottobre del 1965 tuttavia, di fiori di plumeria se ne raccolsero tanti, portati al fioraio per comporne un cuscino che fosse di compagnia all’ultimo viaggio della nonna.
I ricordi legati a questa pianta d’eccezione mi sono stati raccontati con ritrosia e pudore da chi si è assunto il compito di riservare alla plumeria di famiglia attenzioni ed affetto.

Ed anche io che non le sono custode provo per questa plumeria una particolare affezione per quei momenti di gradita distrazione passati a sbirciare, da fuori, il giardino  mentre in macchina, imbottigliata nel traffico, procedo a rilento verso lo stop.
 
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