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venerdì 21 aprile 2017

Radicepura Garden Festival - Anteprima

Mancano oramai poche ore all’inaugurazione della prima edizione del Garden Festival Mediterranean essence, organizzato in Sicilia, a Giarre, dai Vivai Faro presso Radicepura, un centro polifunzionale, cuore delle attività espositive e culturali del gruppo che, su una superficie di circa due ettari, ospiterà, dal 21 aprile al 21 ottobre, una manifestazione di garden designer e architetti del paesaggio di respiro internazionale.
Quattordici giardini, quattro installazioni artistiche, esposizioni vivaistiche, verde didattico, conferenze e appuntamenti del verde distribuiti su tre stagioni, renderanno questo angolo di Sicilia per tanti mesi il centro pulsante del “Sentire mediterraneo” in fatto di paesaggio e di Land art. 
 

Ho avuto modo di visitare nei giorni scorsi il luogo della manifestazione e sono rimasta impressionata dal lavoro frenetico che una moltitudine di persone composta da artisti, giardinieri, ingegneri, impiantisti, movimentatori di terra, carpentieri ed ogni altra sorta di artigiani, svolgeva all’unisono distribuita nelle diverse aree del parco per riuscire a completare entro la data prefissata l’enorme lavoro di realizzazione dei giardini e delle installazioni partecipanti al Festival.

Quattro realizzazione sono state ideate ed eseguite da architetti del paesaggio di fama internazionale come Michel Pèna, Kamelia Bin Zaal, Stefano Passerotti e James Basson; ad esse si affiancano le realizzazioni di progettisti ospiti e quelle dei sei vincitori del concorso di idee che ha visto la partecipazione di oltre 120 lavori valutati da una giuria di esperti guidata da Sarah Eberle, garden designer di successo e prestigio a livello internazionale.

Tutti i giardini sono stati  realizzati utilizzando l’enorme assortimento varietale che caratterizza l’offerta dei Vivai Faro: oltre ottocento specie e più di 5000 varietà spaziando dalle piante spontanee tipiche dell’ambiente mediterraneo al vasto gruppo delle specie “mediterraneo simili”.
Non solo i giardini sono ospiti del Festival ma anche installazioni  di Land Art sono presenti, realizzate dagli artisti  Emilio Isgrò, Alfio Bonanno e François Abelanet con il suo Anamorphose , una grande composizione  che nella sua interezza può essere vista ed apprezzata solo se osservata da una particolare angolazione: un ponte, dall’alto del quale sarà anche possibile  vedere l'intera area espositiva sotto una diversa prospettiva.




A fare da collegamento tra i diversi giardini, centinaia di agrumi,  chamaerops,  bougainville, cycas che rappresentano il segno riconoscibile delle produzioni dei padroni di casa.

Foto di repertorio
Incontro tra piante e cumuli di terra Mario Faro che rappresenta, insieme al fratello Michele la seconda generazione di imprenditori vivaisti e che dal padre Venerando ha acquisito la capacità visionaria di pensare e soprattutto realizzare grandi progetti, e non posso fare a meno di chiedergli a chi in famiglia è venuta la folle idea di realizzare questo Festival: "Sono stato io, cinque anni fa, quando abbiamo cominciato l’avventura di Radicepura, a pensare di organizzare un festival del giardino mediterraneo e c è voluta follia, saggia follia per realizzare un progetto di respiro europeo in soli due anni di lavoro con l’intenzione di ripeterci a cadenza biennale. E' stata, però, una grande soddisfazione essere riuscito a realizzare tutto come avevo immaginato: dai tanti giardini ospiti come Le Jardin Parfumé  di Michel Péna, alle grandi istallazioni come  Anamorphose di Francois Abélanet divenuta il simbolo del Festival e poi,  essere riuscito ad avere con me artisti come Alfio Bonanno, oramai un amico ed Emilio Isgrò, scultore e pittore siciliano, trapiantato da anni a Milano, che da noi propone una scultura chiamata “Il sogno di Empedocle” che rappresenta tre semi della cultura siciliana, sputati dell’Etna come il sandalo di Empedocle,  a rappresentare   i tre letterati siciliani Pirandello, Verga e Tomasi di Lampedusa

 

Sei soddisfatto del lavoro sin qui svolto?: "Sono molto contento perché nel gruppo di lavoro e anche tra paesaggisti e gli artisti ospiti, si è creata un’atmosfera così bella; tutti hanno capito lo spirito un poco pioneristico con cui ci siamo lanciati in questa iniziativa. Ragazzi entusiasti, ingegneri convertiti all’arte, tutti hanno creduto in questa lucida follia che ci ha fatto trascorrere la Pasqua qui tutti insieme a lavorare".
Vi ripeterete? " Si oramai siamo lanciati. Il festival avrà cadenza biennale e darà slancio ad un altro grande sogno nel cassetto che è la realizzazione di un Giardino Botanico che era all’origine del progetto ma che è stato preceduto nella sua realizzazione dal centro direzionale, dalla grande serra di Radicepura ed ora anche dal Festival".
Quanto pubblico vi aspettate di accogliere? "Non ne ho idea perché è la nostra prima esperienza; se saremo bravi a convogliare i flussi turistici, il turismo scolastico e quello degli appassionati potremo arrivare in sei mesi ad ospitare 100.000 persone"

Da domani 21 aprile Il Garden Festival aprirà le porte ai visitatori ma io consiglio di dare tempo al tempo, fare assestare bene i giardini e goderli ad inizio estate nel loro momento migliore.

sabato 18 marzo 2017

Violacciocca, il fiore di San Giuseppe

La violacciocca, insieme a primule e pansé,  è tra le annuali da fiore che per prime fanno la loro comparsa sui bancali di vivai e fioristi in questi giorni di marzo quando la primavera, secondo calendario, non è ancora arrivata, ma le giornate cominciano a farsi tiepide, il sole scalda e i ragazzi mi arrivano a scuola già in maniche corte incuranti dell’artrosi che avranno da grandi.
Tra i tanti fiori che a man bassa comincio a comprare per rimpiazzare i molti vasi di piante che l’umidità invernale mi ha fatto morire, la violacciocca non deve mai mancare perché ne adoro il profumo che sul far della sera riempie il balcone di promesse di una incipiente primavera. Non sono di certo particolarmente originale ad affermare di apprezzare il profumo della violacciocca, perché la specie, di origine mediterranea, era già conosciuta al tempo di Plinio che ne sottolineava la piacevolezza del profumo che attira le api, spingendosi lontano, in un miscuglio di sentori che, come ho letto da qualche parte unisce “.. il giglio al miele”. 
Proprio per la precocità della fioritura la violacciocca è considerata in molti paesi siciliani il fiore di San Giuseppe ed è per questo chiamata “balicu” , con termine derivato dal latino “balicum” che vuol dire bastone a ricordare il bastone fiorito del Santo.
Tra le feste più suggestive a lui dedicate c’è a Scicli la “Cavalcata di San Giuseppe “ dove cavalli e violacciocca si dividono gli onori della festa. Alla vigilia, infatti, gruppi di cavalieri vestiti con eleganti costumi contadini (pantaloni e gilet di velluto nero, camicia bianca ricamata, fascia multicolore intessuta ai fianchi, fazzoletto rosso al collo) sfilano in corteo a cavallo sino alla chiesa di San Giuseppe.
I cavalli che sfilano hanno gualdrappe elegantemente decorate ma alcuni di essi scompaiono sotto vistose bardature interamente realizzate utilizzando milioni di corolle di violacciocca disposte a formare scene della Sacra famiglia e di altri simboli sacri. 


Un’incredibile perizia artistica ed artigianale che è una festa per gli occhi e per il naso.


Note colturali
Da un punto di vista sistematico con il termine violacciocca vengono indicati diversi generi botanici come Matthiola, Hesperis ed Erysimum appartenenti alla famiglia delle Brassicaceae; le violacciocche più comunemente utilizzate come piante da fiore in vaso o come fiore reciso appartengono al genere Matthiola, che comprende una cinquantina di specie erbacee annuali e perenni alcune delle quali originarie dell’ambiente mediterraneo.

Sito immagine
La violacciocca rossa detta anche violacciocca quarantina, è la specie Matthiola incana (sin.Cheiranthus incanus) che vegeta allo stato spontaneo su rupi inaccessibili ed anfratti. 
Si presenta come pianta eretta, biennale o perenne, con foglie intere, lanceolate, spesso formanti una rosetta alla base dello stelo principale con foglie disposte a spirale. Lo stelo e le foglie sono di colore grigiastro per la presenza di una densa peluria.
Al genere Erysimum invece appartiene la violacciocca gialla, ( Erysimum cheiri) che è frequente nei giardini come specie da roccaglia, con fiori il cui colore varia dal giallo chiaro al giallo-bronzo giungendo fino al bruno; la sostanza colorante estratta dai suoi fiori gialli è utilizzata per fare delle tinture. 
 
Negli ultimi secoli la coltivazione della violacciocca si è estesa dal Mediterraneo in gran parte d’Europa e da essa sono state ottenute, con un intenso lavoro di miglioramento genetico, varietà a fiori doppi che sono in genere privi di pistillo e spesso presentano stami sterili.
Le moderne selezioni di violacciocche, largamente derivate da Matthiola incana e anche dalla specie Matthiola sinuata, sono oggi disponibili in un enorme varietà di forme, da quelle nane, di circa 20 cm, ai tipi Column che raggiungono un metro di altezza. I colori dei fiori variano dal rosa pastello chiaro, al blu scuro e carminio,  con sfumature di giallo, rame e oro. 
Il singolo fiore della spiga presenta 4 sepali, 4 petali, 6 stami e un ovario supero bilobato che in seguito forma un baccello compresso o siliqua; i fiori doppi, invece, non formano né stami né ovario e presentano l’asse del fiore che tende ad essere più allungato.
Silique di violacciocca a fiore semplice
Per la semina si utilizzano delle seminiere e si cerca di coprire solo leggermente i semi; la germinazione richiede da 7 a 14 giorni. In seguito si effettua il trapianto in contenitori alveolati da 6-7 cm; è anche possibile passare direttamente dalla seminiera alla piena terra.
Questa fase colturale assume inoltre una notevole importanza per la selezione dei tipi a fiori doppi che molte cultivar producono in una percentuale variabile tra il 50 ed il 60%; tale carattere è geneticamente connesso con la produzione, a basse temperature (10°C), di foglie di colore verde chiaro, cioè le giovani piante che porteranno il fiore doppio hanno un colore marcatamente più chiaro rispetto a quelle a fiore semplice.
Con questi tipi chiamati “Hansen”, dal nome del vivaio danese che per primo li ha introdotti, è possibile selezionare il 100% di piante con fiore doppio.
Io, al momento in balcone, ho piante di violacciocca a fiore semplice, ottenute da seme prodotto l'anno scorso; piante a fiore semplici e doppio da poco acquistate in vivaio  e ancora ne comprerò perché, a dirla tutta,  del profumo di violacciocca non mi stanco mai.
 
Bibliografia: M. Paternò, La coltivazione della violacciocca in serra fredda in ambiente mediterraneo, Università degli Studi di Catania, Facoltà di Agraria, 2006/2007
 

martedì 6 settembre 2016

Plumeria, che passione!

Chiacchierata con Ianì Guarrera sui suoi ibridi di plumeria
Credo che non esista specie da fiore più volubile e capricciosa ma al contempo  più amata e coccolata da chi, nel nostro ambiente, ha la passione di coltivarla, della Plumeria rubra, specie a fioritura estiva diffusa in un’ ampia fascia climatica tropicale che va dall’America centro meridionale al Sud Est asiatico e che anche in alcune zone costiere della Sicilia e del Meridione d’Italia può essere coltivata con successo in vaso, ma anche in piena terra, approfittando del tiepido inverno mediterraneo.
 
Non discuto della capacità di adattamento e delle scarse esigenze colturali delle varietà di plumeria riconducibili al cosiddetto tipo “palermitano” dal fiore bianco e centro giallo e dal profumo fruttato, importata negli anni della Belle époque in Sicilia (se prima a Palermo o a Risposto è ancora oggetto di continue discussioni) e in questi territori perfettamente adattatasi, tanto da divenire pianta di tradizione da tenere in balcone o in giardino come nume tutelare da cui prelevare talee da regalare alle figlie che vanno spose.
Mi riferisco invece alla miriade di varietà ibride dai colori vellutati e cangianti, dai profumi conturbanti (e dai prezzi spesso esorbitanti) che negli ultimi dieci anni sono state prodotte a ritmi forsennati da Thailandia e Hawaii che della plumeria sono luoghi vocati e che di questo fiore ne hanno fatto un business i cui tentacoli hanno raggiunto pure noi. In Sicilia, infatti, diversi vivai si sono specializzati nella radicazione e commercializzazione delle talee di queste nuove varietà multicolor che vendono sul posto o spediscono online consentendo un facile reperimento di novità varietali a chi, avendone la possibilità climatica, vorrebbe possederle tutte, facendone collezione.
Tuttavia i capricci e i dispetti di queste varietà esotiche sono tali che farebbero spazientire anche un santo. Se mettiamo caso, acquisti una talea di 'Shooting star' in fiore, ammaliato dal suo colore, non è detto che la rivedrai fiorire l’anno dopo e probabilmente neanche nei prossimi due o tre anni a venire nonostante le cure invernali, le misture speciali che somministri come concimazione, lo studio delle ore di esposizione ed ogni altra precauzione; solo il caso, il capriccio o una particolare congiuntura astrale faranno si che un’estate all’improvviso la vedrai rifiorire ripagandoti per bellezza e profumo di tanta pazienza.
Per sapere se ho ragione a pensare che per coltivare plumerie ibride ci vuole proprio una grande passione, ho incontrato Ianì Guarrera che le plumerie le adora e coltiva insieme a tante altre specie (tillandsie, begonie, orchidee) e ne possiede una buona raccolta di piante in vaso a Mascali, un paese che si affaccia sullo Jonio a pochi chilometri da Riposto dove la plumeria isolana è diffusamente coltivata.

Nello stretto cortile davanti la casa dove vivono i suoi genitori, in estate si affastellano i vasi delle nuove e delle vecchie acquisizioni di Ianì che ci racconta come è nata la sua passione: “ Ho al momento un centinaio di nuove varietà ibride ma le prime plumerie in famiglia sono arrivate con mia madre che portò con se in questa casa da Riposto, all’età di 14 anni, due piante in vaso di plumeria tradizionale, la classica palermitana a cui si è aggiunta, anni dopo, una sua variante la “Palermo Princess" avuta in regalo da un'amica; sono oggi piante dal fusto oramai lignificato e contorto che vivono in pien’aria da oltre cinquant’anni e non si sono mai perse una stagione di fioritura. Cresciuta tra le plumerie, quando nei vivai ho visto arrivare le prime varietà ibride, mi sono innamorata dei colori e profumi dei loro fiori che in alcune varietà si protraggono per tutta l’estate".
Shooting star
Hai mai registrato problemi di mancata o ridotta fioritura delle tue plumerie?  
"La plumeria tradizionale è una specie adattabile nel nostro ambiente climatico ma queste varietà esotiche soprattutto se, per ragione di costo si comprano talee giovani, poco ramificate, hanno fioriture discontinue e difficilmente prevedibili. Ad esempio, tra le prime rosse che ho comprato c’è la varietà Gina, molto profumata e a crescita compatta che dopo la prima fioritura e fino ad ora, non mi è mai più rifiorita. Quest’anno, probabilmente a causa di un’estate non particolarmente calda  mi è fiorito solo il 30% delle piante della mia raccolta. Secondo me, influisce molto sulla fioritura l’andamento delle temperature estive che devono essere elevate anche di notte; quando, infatti, il tempo è molto caldo ed il sole è velato dall’umidità, le plumerie si sentono ai tropici e fioriscono in abbondanza soprattutto le varietà di origine asiatica. Le piante per fiorire devono, poi, essere in perfetta salute avendo a disposizione un buon terriccio di coltivazione (io uso un mix di perlite, terriccio specifico per piante da fiore e terra da giardino) ed una concimazione spostata sul fosforo e sul potassio piuttosto che sull’azoto che spinge la crescita vegetativa della pianta. Ma tutto si determina su base empirica, non ci sono studi scientifici in merito e non resta che provare e riprovare".
Come le accudisci?
"In genere ritiriamo i vasi in un luogo riparato a fine novembre, ma alcune piante vengono lasciate fuori proteggendo gli apici vegetativi con gusci d'uovo o con coppetti di carta o di tnt ; a tutte le piante non diamo più acqua fino al risveglio vegetativo che avviene, generalmente, in aprile (si vede dagli apici che cominciano a  diventare di colore verde-rossastro);  è questo il momento in cui porto i vasi fuori,  temperature permettendo, e comincio a dare acqua gradualmente, considerando che con le plumerie è meglio niente che tanta; quando le foglie nuove sono cresciute un paio di cm allora si incrementa la razione di acqua fino ad arrivare alla quasi quotidianità. Il concime lo distribuisco quando ci sono almeno due foglie grandi e ben aperte, poi proseguo con somministrazioni ogni 20 giorni. Nonostante le mie cure quest’anno non sono fiorite 'Aztec gold', 'Aussie pink' che è stata meravigliosa per due anni ma quest’estate non ha fatto neanche un fiore, forse perché in inverno non le ho riparato gli apici vegetativi e neanche la 'Pozzallo pink'; ma io anche in assenza di fiori mi consolo con il fogliame che ad esempio è bellissimo in alcune varietà come 'Abigail', 'Kao mongkon' ,' Dwarf siam yellow' dalla foglia arricciata  o la 'Gold marble' a foglia o variegata". 
"Le difficoltà non mi scoraggiano e quando posso incremento la mia raccolta scegliendo “a pelle” o per il colore (rosso, rosa, fucsia sono i colori che prediligo ma ho anche il giallo e le tricolor) o per il profumo (ho una talea di una tricolor molto rosata dai fiori bellissimi che è stata denominata “pesca” dal vivaista che me l’ha venduta che ne esprime perfettamente l’odore) o ancora per il portamento o per la forma delle foglie, la loro lucentezza o la particolare tomentosità dei fusti".

Come ti procuri le varietà che ti interessano?
"Ci sono in Sicilia molti vivaisti che si sono specializzati in plumerie ma il mercato è diventato così caotico che può succedere che una stessa varietà venga commercializzata in posti o in cataloghi diversi con nomi diversi, ad esempio la varietà venduta in vivaio come 'Red pendulat' viene chiamata anche ' Francesca 'o 'Pozzallo pink' o, ancora, la 'Shooting star'  è nota anche come 'Som raya'.
Red pendulat
Mi è successo poi che acquistando talee non ancora fiorite per cercare di risparmiare, al momento della prima fioritura ho avuto la sorpresa di ritrovarmi con varietà diverse da quella che pensavo di avere acquistato, per esempio ho molto desiderato una 'Som chanigka 'ma al momento della fioritura il tarocco che mi è stato rifilato non le assomigliava per niente e ancora, acquistando online una plumeria 'Lutea' mi è stata spedita una 'Jamesonii'; insomma una grande confusione".
Queste difficoltà, dimmi la verità, hanno messo un poco in crisi la tua passione per le plumerie?
"No, affatto,  perché a fronte di alcune oggettive difficoltà di fioritura ci sono state anche tante soddisfazioni, ho una pianta di Plumeria stenopetala che è la mia macchina da guerra che produce scapi fiorali  in continuazione. 
Ed ho avuto belle fioriture di 'Som garasin',  'Abigail', 'Moonlight', 'Shooting star', 'Wako', 'Sexy pink', 'Cerise', 'Etna', 'Red pendulant' , 'J105', 'Gold marble'. Mi posso perciò ritenere soddisfatta. Un cosa è certa, non sono disposta a spendere cifre da capogiro per possedere esemplari adulti, molto ramificati che hanno maggiore propensione a fiorire e non ho la frenesia del collezionista perché la mia passione per le plumerie non voglio che diventi una malattia".

"Ianì, non sarai ancora affetta da grave malattia ma, a giudicare da come racconti e descrivi le tue piante, i sintomi premonitori della sindrome che prende l’appassionato coltivatore, perso dietro le fioriture delle sue bizzose plumerie, mi sembrano già chiari ed evidenti".

Vivai specializzati: Sun Island nurcery; Chersoneso piantePlumeria Previti; Plumeria shop
Altri vivai: Torre Vivai; Piante tropicali di Massimo Sallemi.; Piante tropicali Fabio Maio;  Vivai Lo Porto
 

martedì 23 agosto 2016

L'orto DeCo ed il fagiolo a crucchittu di Floresta

 
Floresta è un piccolo paese siciliano, situato all’interno del Parco dei Nebrodi,  che vanta il primato di paese più alto dell’isola con i suoi 1300 metri, scarsi, di quota. Per questa sua particolare posizione, circondato dai boschi con vista sull’Etna, d’inverno ci fa un freddo cane e ci nevica spesso, con annate di neve passate alla storia per quantità e durata, immortalate da foto ricordo affisse nei bar che mostrano la neve ai balconi dei primi piani delle case. 
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La piccola comunità montana, composta da 453 abitanti, vive di allevamento ed agricoltura realizzando produzioni agro alimentari molto apprezzate in tutta la Sicilia nord orientale come la rinomata “provola di Casale Floresta” o le carni ed i lavorati del suino nero dei Nebrodi che richiamano buongustai dai paesi vicini ma anche da città non proprio dietro l’angolo, come Catania e Messina.
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A Floresta negli ultimi anni, grazie all’attivismo e alla voglia di fare del sindaco Nello Marzullo, che odia il mare e che passa il suo tempo libero dal lavoro di veterinario alla ASL ad ideare ed organizzare eventi, è stato messo a punto, con la collaborazione dell’intero paese, un fitto calendario di attività con lo scopo di valorizzare il territorio attraverso iniziative enogastronomiche ma anche culturali, ambientali e sportive.
Si comincia con la manifestazione “Ottobrando” che da quindici anni a questa parte, ogni domenica del mese di ottobre, presenta al grande pubblico una tipica produzione locale (Vasola a crucchittu, suino nero dei Nebrodi, funghi, castagne e mele); una manifestazione di grande successo che mobilita un intero paese per accogliere adeguatamente le oltre 50.000 presente registrate negli anni scorsi.
In gennaio, con l’arrivo del freddo, si organizza il “Parco neve” allestendo una pista in paese per slittini e sci di fondo; in aprile parte la stagione estiva con “Il mese della zootecnica” che mette in mostra e fa conoscere le razze autoctone del patrimonio zootecnico dei Nebrodi; si prosegue con “La festa di primavera” che ogni domenica di giugno elenca un fitto programma di iniziative didattico naturalistiche (Museo delle Antiche Tradizioni Contadine; Mostra delle verdure spontanee e piante officinali, passeggiate a piedi o in mountain bike) .
Ed infine, a completamento della stagione estiva, si apre al pubblico l'Orto Comunale delle produzioni DeCo.
E’ questa un’iniziativa che sta molto a cuore al sindaco Marzullo che tre anni fa con la sua Giunta ha bandito il Regolamento per la tutela e la valorizzazione delle attività agroalimentari tradizionali locali istituendo i De.Co. cioè produzioni certificate a “denominazione comunale” che attestano l’origine del prodotto realizzato in ambito comunale secondo la tradizione locale; sono prodotti DeCo,  nel settore lattiero caseario, la Provola di Floresta, la Schiacciatella di Floresta e la Ricotta “tignusa”; nell’ambito orticolo, il fagiolo (“Vasola a crucchittu”) ed i prodotti lavorati derivati da carni bovine, ovine e suine di razze autoctone. 
Lo stesso comune di Floresta è un produttore DeCo; utilizzando infatti, un terreno di proprietà comunale esteso oltre due ettari è stato allestito un orto per la coltivazione di ortaggi in coltura biologica, tipici del territorio, che vengono commercializzati a chilometro zero ogni domenica mattina  di fine estate.
Il fiore all’occhiello della produzione ortiva comunale è certamente il fagiolino mangiatutto della varietà locale denominata” Vasola a crucchittu di Floresta”, una varietà di fagiolo che cresce solo ad elevate altitudini, il cui baccello, contenente 7-8 grani, si presenta verde e appiattito nella fase iniziale, arrotondandosi con la crescita ed assumendo a maturazione un tipico colore paglierino. Viene consumato, una volta sbollentato, in insalata oppure cucinato con salsa ed erbe aromatiche o messo in conserva sott’olio ed aceto. 
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Quest’anno nell’orto DeCo, accanto alle varietà comunali che oltre al fagiolo crucchittu  annovera  anche un tipo di fagiolo borlotto da sgranare (Vasola i carrazzu), è stato impiantato un campo catalogo di 50 varietà di fagiolo tradizionalmente coltivate nel territorio dei Nebrodi il cui seme è stato fornito dalla “Banca del germoplasma vegetale dei Nebrodi” che ha sede nel vicino paese di Ucria.
Un modo per riscoprire le varietà tradizionali del territorio e partecipare fattivamente all’anno internazionale dei legumi indetto dall’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite per sensibilizzare l’opinione pubblica sui benefici nutrizionali dei legumi nel contesto di una produzione di cibo sostenibile.
Ma non è solo di fagiolini che si compone l’offerta dell’Orto Comunale Deco: fragole tardive, mais, patate, zucchine, peperoni e mele sono i prodotti in vendita e a dimostrare il successo dell’iniziativa bastano i numeri: in una sola domenica della passata stagione, famiglie venute da ogni dove hanno acquistato oltre un quintale di fagiolini e 300 chilogrammi di patate. Quest'anno si comincia da domenica 28 agosto e tutto lascia presagire che l'Orto DeCo del comune di Floresta sarà ancora un'iniziativa di successo.
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