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domenica 6 novembre 2016

Brugmansia, un arbusto a dir poco allucinante

Soluzione Quiz botanico ottobre 2016
La brugmansia è probabilmente una delle più ornamentali specie arbustive da fiore, di origine subtropicale, che può essere coltivata con successo nei giardini mediterranei dove raggiunge l’ altezza di un paio di metri, producendo per tutta l’estate, l’autunno e fino ai primi freddi, grandi fiori imbutiformi, fragranti, le cui dimensioni giustificano il suo nome popolare di “trombone degli angeli”.
 
Il colore dei fiori è generalmente bianco ma alcune specie e varietà hanno fiori di colore giallo o rosa o anche rosso aranciato, talvolta doppi con corolle a sei punte lunghe anche 35 centimetri; sono pendenti, rivolti verso il basso e crescono all’ascella delle foglie, verso l’estremità dei rami.
 
Indipendentemente dalla specie, la pianta presenta un fusto arbustivo con ramificazioni verdi poco numerose, ingrossate,  carnose, con foglie alterne quasi persistenti obovate-acute lunghe sino a 20,30 cm, pallide al rovescio.  
 
Le brugmansie prediligono luoghi semi ombreggiati dove la luce solare diretta le raggiunge durante le ore più fresche del giorno; si propagano di solito per seme ma si può fare anche per talea di ramo semi maturo, in estate, prelevandola con un pezzo di legno vecchio. In giardino è un arbusto che desidera una posizione isolata dove può accrescersi il largo e in altezza senza incontrare ostacoli.
Da un punto di vista sistematico le specie del genere Brugmansia erano originariamente comprese nel genere Datura appartenente alla famiglia delle Solanaceae; i due gruppi sono stati poi separati lasciando le specie annuali ed erbacee nel genere Datura (Datura stramonium ad esempio) e riunendo le specie arbustive ed arboree in un nuovo genere chiamato, appunto, Brugmansia.

Datura wrightii

Sarà per questo che molti continuano a fare confusione (anche negli Orti botanici) cartellinando come dature quelle che oggi sono classificate  come  brugmansie .
Anche tra le diverse specie c’è da dire che non sempre è possibile individuare le caratteristiche specifiche con facilità; nei nostri giardini è infatti possibile coltivare in pien’aria con successo diverse specie come Brugmansia arborea, B. suaveolens, B. versicolor e B. sanguigna.
A parte Brugmansia sanguigna che ha fiori molto riconoscibili perché di forma tubolare e di colore rosso arancio, per le altre specie, considerando anche i molti ibridi interspecifici prodotti, è difficile per un profano distinguere le differenze.
Ci viene in aiuto, in questo, il sito Brugmansia Growers Internationl che è l’Authority che custodisce il registro internazionale delle cultivar di Brugmansia e Datura e che indica una serie di caratteri distintivi  per specie  in grado di facilitarne il riconoscimento. 
 
Brugmansia suaveolens, ad esempio, che è originaria delle regioni piovose della foresta costiera del Brasile orientale ed è pertanto molto diversa per esigenze climatiche da tutte le altre brugmansie prevalentemente dislocate nelle Ande tropicali, è stata la prima specie ad essere introdotta con successo in Europa intorno al 1780 da dove si è poi diffusa in tutto il mondo. Le sue corolle sono a forma di imbuto con punte dei petali molto brevi e variabili di colore tra bianco, giallo, rosa che si aprono o rimangono chiusi a seconda del momento della giornata.
Brugmansia versicolor proviene da una zona relativamente piccola dell'Ecuador, sulle pendici occidentali delle Ande, fino ad un massimo di 750 metri. Questa specie ha fiori più lunghi di tutte le altre brugmansie, raggiungendo anche i 50 cm di lunghezza (escluso il peduncolo). I fiori sono bianchi, rosa o albicocca e, se colorati, si aprono di colore bianco per cambiare tonalità durante la notte (da cui l’attribuzione specifica versicolor).
Brugmansia arborea proviene dalla regione andina di Ecuador, Perù, Cile settentrionale e Bolivia; nel suo habitat naturale cresce come un cespuglio o piccolo albero (arborea = come un albero); è facile da riconoscere per le dimensioni dei suoi fiori, essi sono, infatti, i più corti di tutte le specie di brugmansia e non sono rivolti verso il basso ma inclinati a 45 gradi. Le brugmansie, come le dature e tante altre Solanaceae, sono note per la loro tossicità, contengono, infatti, atropina, sostanza dotata di poteri allucinogeni e per questo usata per la preparazione di potenti droghe, e anche iosciamina e scopolamine, note per le proprietà narcotiche e antispasmodiche
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Cinque indizi per una specie
Anche se è Halloween e ti vuoi immedesimare nella cupa atmosfera della notte delle streghe non è assolutamente il caso di studiare come preparare la temibile mistura degli zombi utilizzando le mie foglie prese in giardino
Le piante del genere Brugmansia sono note sin da tempi remoti alle popolazioni dell’America Centrale per le loro proprietà allucinogene; stregoni e sciamani se ne servivano per preparare pozioni inebrianti e narcotiche utilizzate prevalentemente a scopo magico; le foglie ed i semi di Brugmansia arborea ad esempio erano utilizzati per preparare la burundanga una “mistura zombizzante “ che bevuta induceva una fase di allucinazioni visive cui seguiva una fase di trance dovuta a forte sedazione, apatia ed amnesia retrograda. Secondo l'Istituto Superiore della Sanità la burundanga è ancora in uso in paesi come la Colombia. 

Le trombe del giudizio potrai pensare di ascoltare ammirando i miei fiori ma se angeli o demoni saranno i cantori dipenderà solo dall’uso che ne vorrai fare
Le Brugmansie per la forma dei fiori sono chiamate nelle diverse lingue “tromboni degli angeli” (angel's-tromba, bianchi angel's-tromba, duftende Engelstrompete, trombetão-branco) ma a causa dei particolari effetti indotti dall’assunzione di parti di pianta e dei suoi semi, associati ad alcolici o psicofarmaci, venivano anche chiamate dagli indigeni peruviani “trombe di morte”

Ho preso il nome da un direttore del più antico Orto Botanico dei Paesi Bassi, dalle indiscusse competenze botaniche, particolarmente apprezzato dai suoi contemporanei per i suoi trattamenti contro la cancrena
 Nel 1818 il botanico inglese Robert Sweet (1783-1835) autore di opere sulle specie coltivate in giardini e serre britanniche descrisse e rinominò nel suo testo Hortus suburbanus Londinensis due specie di datura: Datura arborea e Datura suaveolens dedicandone l’appellativo generico a Sebald Justinus Brugmans (1763-1819), che fu direttore dell' Orto Botanico di Leiden, nei Paesi Bassi, dal 1786 alla sua morte avvenuta nel 1819. Sebald Justinus Brugmans era medico e botanico; oltre che come direttore dell’Orto di Leiden fu molto apprezzato dai suoi contemporanei per i suoi studi da medico militare che sottolineavano l’importanza della pulizia e dell’igiene per la prevenzione e la diffusione di malattie contagiose. È ricordato soprattutto per le sue esperienze nel trattamento della cancrena.


La sfinge arriverà di notte scambiandomi per un volgare convolvolo e confusa dal mio inebriante afrore si comporterà da colibrì
I fiori delle brugmansie, con il sopraggiungere della sera, emanano un fragrante profumo che attira falene ed altri insetti notturni. A causa della notevole lunghezza del fiore è necessario che l’insetto abbia particolari adattamenti per potere effettuare l’impollinazione ed infatti  sul  sito dei Giardini Botanici di Villa Hanbury si segnala la presenza su brugmansia di Herse convolvoli, la sfinge del convolvolo, un lepidottero sfingide di notevoli dimensioni, con un'apertura alare di 8–12 cm e una  spirotromba lunga fino a 10 cm; nelle regioni equatoriali d'origine i colibrì  sono i principali impollinatori.

Le api non lo sanno che venendomi a trovare il loro miele si potrà usare per un inebriante toè
Il miele inebriante è un prodotto ottenuto da api che hanno visitato fiori di alcune specie vegetali il cui nettare è innocuo per le api ma non per l'uomo sul quale il consumo anche di piccole quantità di miele può determinare il manifestarsi di  proprietà tossiche o talvolta inebrianti. Esistono diverse specie vegetali i cui fiori hanno questa prerogativa come ad esempio, Rhododendron porticum da cui si otteneva un miele definito “della pazzia” come riferisce Senofonte raccontando di alcuni soldati che ne furono inebriati ed avvelenati. Anche i Maya conoscevano l’efficacia di un miele inebriante che aggiunto a birra di mais conferiva effetti psicoattivi con stati di allegria ed inebriamento. Tra le piante note per la produzione di miele psicoattivo c’è la Brugmansia sanguinea chiamata toè con il cui miele si addolciva  una bevanda allucinogena e stimolante.
 

martedì 13 ottobre 2015

Amaryllis belladonna, il giglio africano

Soluzione Quiz botanico ottobre 015
  
 
Con l’ arrivo delle prime piogge autunnali, nelle campagne delle regioni meridionali mentre ci si appresta a preparare la vendemmia, macchie di amarillidi dai grandi fiori colorano di rosa  i giardini ed i coltivi intorno.
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Amaryllis belladonna è una specie rustica e frugale originaria della regione del Capo in Sudafrica; molto resistente al caldo e alla siccità si è diffusa in tutti i climi di tipo mediterraneo dove prospera facilmente in piena terra, creando gradevoli macchie di colore sparse in modo spontaneo negli angoli più disparati del giardino. Viene chiamata giglio delle vigne ma anche, come in Sicilia, Femmina nuda o all’inglese Naked Lady perché con le prime precipitazioni di fine estate la pianta, che trascorre il periodo caldo in quiescenza come bulbo dormiente e senza vegetazione aerea, fiorisce prima di emettere nuova vegetazione. 
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Lunghi steli rossicci emergono “nudi” dal terreno portando in cima le infiorescenze a 5,6 fiori imbutiformi di un colore rosa intenso che tuttavia nei fiori esposti a pieno sole tende un poco a sbiadire. I fiori sono molto durevoli e profumati soprattutto di sera e si dispongono in modo da rivolgere le corolle verso la massima insolazione.

Non sono per niente freddolosa visto che in autunno con l’arrivo delle prime piogge mi vedi in giro praticamente nuda

Subito dopo la fioritura compaiono le foglie nastriformi , di colore verde brillante che si manterranno in vegetazione sino alla primavera successiva consentendo al bulbo di immagazzinare sostanze nutritive di riserva.
All’inizio del periodo caldo la parte aerea della pianta dissecca scomparendo sino alla fioritura successiva mentre i grossi bulbi tondeggianti che si mantengono in superficie trascorreranno l’estate in dormienza. I semi che si producono dopo la fioritura maturano velocemente; sono sferici, di colore perlaceo e di grandi dimensioni; questo fa si che in giornate di forte vento cadano al suolo vicino alle piante madri germinando rapidamente e creando gruppi affastellati di fiori, molto decorativi.
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Per lungo tempo ho dovuto sopportare di venire confusa con le “stelle del cavaliere” ma finalmente hanno dovuto riconoscere che sono l’unica del mio genere

 

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Amaryllis è un piccolo genere di bulbi della famiglia delle Amaryllidaceae. La specie è arrivata in Europa nel XVII secolo attraverso scambi commerciali con l'Italia. E’ certo, infatti, che Andrea Matteo Acquaviva, principe di Caserta (1594- 1634) ne ebbe per primo una pianta fiorita nel suo giardino che fu descritta e ritratta da Giovan Battista Ferrari con il nome di Narciso gigliato indiano Donna Bella.
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Data la facilità di propagazione e la notevole rusticità, l’amarillide si diffuse rapidamente in Italia e in altre località del Mediterraneo. Il nome Amaryllis venne usato per la prima volta da Linneo nel 1738 per descrivere, nel Sistema Naturae e nelle sue diverse revisioni,  piante stranamente molto diverse tra loro utilizzando l’attributo Bella donna per la specie proveniente dall’Italia e Amaryllis equestris per specie di origine sudamericana. Tale attribuzione creò in seguito molta confusione, fu, infatti, solo a partire dall’inizio del 1800 che William Dean Herbert, un botanico studioso della famiglia delle Amaryllidaceae, analizzando meglio le differenze tra le specie sudafricane e quelle sudamericane si rese conto che le piante classificate da Linneo come Amaryllis in realtà avevano tra loro pochi aspetti comuni; decise così di separare i generi, mantenendo unicamente la specie sudafricana Amaryllis belladonna nel genere Amaryllis ed assegnando le altre piante a generi diversi per i quali dovette inventare nomi completamente nuovi; per mantenere il nome dato da Linneo (Amaryllis equestris) chiamò il nuovo genere Hippeastrum, «stella del cavaliere» cui attribuì molte delle grandi Amaryllidaceae sudamericane. Dopo lunghe dispute tassonomiche continuate per oltre un secolo, i due generi risultano definitivamente separati dal 1954, ma ancora oggi, alcune cultivar di Hippeastrum sono comunemente chiamate amarilli.
 
Amarillide è un nome di origine greca che significa splendente, scintillante, brillante usato come nome femminile da numerosi autori dell’antichità come Teocrito e Virgilio che nella prima ecloga delle Bucoliche da il nome di Amaryllis ad una bella pastorella di cui il pastore Titiro si era invaghito.

Tityre, tu patulae recubans sub tegmine fagi
silvestrem tenui Musam meditaris avena ;
nos patriae finis et dulcia linquimus arva ;
nos patriam fugimus; tu, Tityre, lentus in umbra
formosam resonare doces Amaryllida silvas
 Sito reperimento

La Ballerina Letterata mi ha scelto come nome arcadico 
Teresa Bandettini fu poetessa e ballerina italiana alla fine del settecento; ancora bambina fu avviata dalla madre alla danza perché si distogliesse dalla innata passione per la lettura e la composizione in versi; di nascosto, tuttavia,  Teresa cominciò a studiare gli scritti di Metastasio, Goldoni, Petrarca ed Ariosto e grazie all’intercessione di un padre agostiniano ottenne protezione da una famiglia nobile che le consentì di dedicarsi liberamente alla scrittura. A sedici anni era già capace di tradurre in terzine le Metamorfosi di Ovidio e mentre girava l’Italia con spettacoli di danza cominciò ad esibirsi in pubblico nella composizione di versi. Fu per questo definita La Ballerina Letterata. Si esibì come poetessa nei principali teatri italiani dove ebbe un successo travolgente per essere capace di commuovere nel corso dei suoi spettacoli non solo il pubblico ma anche se stessa tanto da essere definita L’improvvisatrice Commossa. Entrò a far parte dell’Accademia dell’Arcadia con il nome arcadico di Amarilli Etrusca. Morì ultrasettantenne in un’epoca che non la apprezzava più e con un pubblico che, nelle rare occasioni conviviali cui partecipava, provava pietà ed imbarazzo nel sentirla declamare commossa i suoi versi  ritenuti, oramai, fuori moda.
 
Il 20 settembre se vai a Ventotene, per la festa di Santa Candida non dimenticare di fargliene un omaggio 

 

Ventotene è una piccola isola che fa parte dell’arcipelago pontino, situata al largo della costa tirrenica tra il Lazio e la Campania. Amaryllis belladonna è il fiore che tradizionalmente si porta il 20 settembre in omaggio a Santa Candida, patrona dell’isola, in occasione della sua festività.
 
Nonostante portiamo lo stesso nome non sono una droga mortale anche se non ti consiglio di mangiarmi perché potresti stare molto male

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La specie più conosciuta  denominata con  il termine specifico di “belladonna” è una solanacea ritenuta sin dall’antichità specie pericolosissima; Atropa belladonna è infatti una pianta tra le più velenose del mondo vegetale; le foglie contengono atropina e iosciamina, le radici sono ricche di scopolamina e 3-4 bacche possono essere mortali anche per un adulto.  Per quanto riguarda invece la denominazione specifica “belladonna” , il termine fa riferimento ad una pratica in uso nel Rinascimento quando le donne usavano l’atropina, estratta dalla pianta di atropa, come collirio per dilatare le pupille; si riteneva infatti che avere uno sguardo lucente e vacuo fosse un irrinunciabile canone di bellezza. 
 
Amaryllis belladonna non è specie mortale come la precedente ma è considerata tossica per la presenza dell’alcaloide licorina che causa nausea, diarrea, ipotensione, depressione e danni epatici. Tutte le parti della pianta sono tossiche ma particolarmente i bulbi. Non si conoscono per l’amarillide effetti della pianta legati alla bellezza delle donne, si ritiene che l’appellativo Donna bella facesse riferimento alla bellezza dei suoi fiori. 
 

lunedì 20 luglio 2015

Rhus coriaria, il sommacco siciliano

 
Il sommacco è un arbusto cespuglioso appartenente alla famiglia delle Anacardiaceae, diffuso allo stato spontaneo nell'Europa mediterranea e in Asia occidentale ma presente anche in altri continenti; del genere Rhus fanno parte, infatti, numerose specie come Rhus cotinus o sommacco del carso; R. glabra, R canadensis, R. typhina R. copallina che vanno sotto il nome di sommacco americano; R. pentaphylla o sommacco algerino. La specie di sommacco che ha rivestito, nel passato, maggiore importanza economica è Rhus coriaria, specie asiatica importata in Sicilia dagli arabi (summaq in lingua originale) dove è stata coltivata sino ai primi del novecento come specie di interesse agrario per l’alto contenuto in tannino delle sue foglie, utilizzato per la concia delle pelli e preferito in passato ad altre sostanze tanniche naturali come la corteccia di quercia perché non colorava le pelli e manteneva loro una migliore pieghevolezza.
Anche se da tempo sono considerato antiquato sarei ancora capace di conciarti per le feste
In Sicilia si coltivavano due popolazioni di sommacco chiamate rispettivamente: sommacco ‘Mascolino’, il tipo più ricercato con piante più vigorose e contenuto in tannino in misura del 28%-34%, coltivato particolarmente nelle province della Sicilia occidentale e il sommacco chiamato ‘Femminello’, meno pregiato per un contenuto in sostanze tanniche inferiori e diffuso soprattutto allo stato spontaneo nella parte orientale dell’isola.
Essendo la specie molto pollonifera la coltivazione veniva trattata come fosse un bosco ceduo capitozzando le piante annualmente con il taglio dei nuovi getti quando le foglie assumevano consistenza coriacea; la raccolta si svolgeva nei mesi di giugno, luglio ed era eseguita prevalentemente da manodopera femminile. I germogli riuniti a mazzi venivano lasciati essiccare al sole per 4, 5 giorni poi se ne faceva la trebbiatura per separare le foglie dai piccioli e dal legno. 
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Le foglie così sminuzzate venivano poste in grandi sacchi e commercializzate o come tali o in una polvere dalla consistenza soffice al tatto, di colore verde grigio, vellutata, di odore gradevole. Nel 1885, con oltre 28.000 ettari coltivati, il sommacco rappresentava la terza coltura agraria in Sicilia. Con la scoperta di prodotti chimici alternativi per l’industria conciaria (composti del cromo) l’importanza della coltura è andata riducendosi nel tempo sino a scomparire.

All’uso dei vecchi contadini, se ti sudano i piedi, metti qualche mia foglia dentro la scarpa, ne proverai un gran sollievo

Rhus coriaria è un arbusto che presenta un fusto contorto ed irregolare con corteccia grigia tendente al bruno su cui si innestano rami diritti poco flessibili di colore rosso vinato, leggermente tomentosi e ricoperti di lenticelle. Le foglie sono caduche, rosse in autunno, composte ed imparipennate, costituite da 5-7 coppie di foglioline sessili di consistenza coriacea e forma ovale ellittica, con margine seghettato e pagina inferiore tomentosa, soprattutto lungo le nervature. I contadini inserivano foglie di sommacco all’interno delle scarpe per assorbirne il sudore ma si sosteneva anche che ..” abusandone si poteva danneggiare il cuore…"
I fiori del sommacco sono ermafroditi e di colore verde giallino, disposti in infiorescenze che formano dense pannocchie apicali. Il frutto è una drupa semi sferica di colore bruno porporino ricoperta di densa peluria e che trasuda una sostanza resinosa appiccicosa; al suo interno vi è un seme.

Non voglio fare il finto modesto ma sono al primo posto per il mio valore di unità ORAC
I frutti di sommacco presentano un elevato potere antiossidante, carattere al quale si è attribuito, negli ultimi anni, grande importanza nell’alimentazione umana per contrastare l’azione dei radicali liberi, molecole di scarto prodotte nel corso del metabolismo, capaci di creare disturbi irreversibili alle strutture cellulari. Il valore antiossidante di un alimento si misura in unità ORAC (Oxygen Radical Absorbance Capacity) e si ritiene che per riportare in equilibrio il sistema cellulare sarebbe necessario introdurre con l’alimentazione un minimo di 3000- 5000 ORAC al giorno. Ogni antiossidante agisce solo su uno o due radicali liberi specifici, per questo è necessario che ci si nutra con una dieta varia. Sembrerà strano ma tra gli alimenti che apportano più antiossidanti non vi sono né la frutta né la verdura ma le erbe aromatiche e le spezie. Secondo le più recenti indagini di laboratorio, il primato per il contenuto di antiossidanti si attribuisce alla crusca di sommacco che apporta ben 312.400 punti ORAC. Il valore si esprime sempre per etto di prodotto, ma anche se in cucina si usano frazioni di grammo di spezie per insaporire i piatti,  questi quantitativi minimi, se presenti ad ogni pasto, contribuiscono al raggiungimento del fabbisogno giornaliero.

Tra i sette piatti del nuovo giorno il mio simboleggia l’asprezza della vita
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In molti paesi medio orientali ( Iran, Azerbaigian, Afghanistan e in vari paesi dell’Asia centrale come il Turkmenistan e il Tagikistan) il primo giorno di primavera (21 marzo ma in alcuni paesi anche il 20 dello stesso mese) ricorre la festa del Nowruz che festeggia il Capodanno, il nuovo giorno e l’inizio della “stagione della rinascita”. Una delle tradizioni più importanti collegate alla festa è l’Haft Sin (7 esse), la preparazione cioè di una tavolata imbandita con sette oggetti il cui nome iniziano con la S: sabzeh (chicchi di lenticchie, orzo o frumento fatti germogliare che simboleggiano la rinascita); samanu (impasto di orzo germogliato e tostato che simboleggia l’abbondanza), senjed (frutti secchi di oleastro, simboleggiano l’amore); sîr (l’aglio, che simboleggia la salute); sîb (le mele, scrupolosamente rosse e lucidissime, che simboleggiano la bellezza), somaq (le bacche di sommacco che col loro sapore simboleggiano l’asprezza della vita); serkeh ( l’aceto, che simboleggia la pazienza e la saggezza).

Se questa estate passi da Beirut fatti dare la ricetta dello Za'atar che fa così buone le manakish
Il sommacco è un ingrediente essenziale nella cucina araba, spesso preferito al limone per acidità e astringenza. Se ne usano le bacche essiccate e schiacciate per formare una polvere grossolana viola-rosso dal sapore leggermente aromatico, amaro, astringente e fruttato. 
La polvere di sommacco è strofinata sul kebab prima di cuocere e può essere utilizzata in questo modo con pesce o pollo, in stufati e verdure ed è spesso mischiata con le cipolle.
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La cucina libanese è famosa per i suoi antipasti frequentemente accompagnati da pane o da impasti di farine e spezie a formare pizze e focacce tradizionali. Fra le tante  la manakish b’zaatar, è una focaccia impastata con lo Zaatar, una miscela di sommacco, timo, sesamo, sale e origano che può essere preparata per colazione o degustata a qualsiasi ora del giorno. 
 
 

mercoledì 13 maggio 2015

Celtis australis, un albero spaccasassi

Celtis australis è un grande albero che vive spontaneo nel nostro ambiente climatico ed è frequentemente utilizzato a scopo ornamentale nelle alberature stradali o nei grandi parchi cittadini; a dispetto del nome scientifico che sembrerebbe attribuirgli un'origine australiana è specie proveniente dalla vicina Asia minore da dove si è ampiamente diffuso in tutto i paesi del bacino del Mediterraneo.
La denominazione botanica si deve a Linneo che per il genere utilizzò un vocabolo della tarda latinità quando con la parola celtis si indicava una pianta arborea dai frutti eduli indicando, poi, per l’attribuzione specifica, una generica provenienza dall’ Europa meridionale o australe. Molti i nomi comuni o dialettali: bagolaro, spaccasassi, caccamo, menicucco. La caratteristica per cui è comunemente conosciuto è la notevole robustezza dell’apparato radicale che corre in profondità anche su terreni pietrosi meritandosi il nome di “albero spaccasassi”.
E’ un albero dalla imponente impalcatura dei rami che supporta una chioma globosa a maturità; le foglie sono caduche, semplici, alterne, con il margine seghettato e lungamente appuntite, scabre nella pagina superiore, pubescenti in quella inferiore. I fiori sono piccoli, insignificanti, possono essere ermafroditi o unisessuali con fioritura che avviene in aprile, maggio. Il frutto è una drupa ovale e tondeggiante, grande quanto un pisello e nerastra a maturità, con poca polpa commestibile. La dispersione dei semi è assicurata dagli uccelli e dai piccoli animali che mangiandone i frutti ne disseminano i semi.

E’ un albero longevo del quale ne esistono esemplari più che centenari in varie parti d’Italia; sull’Etna  vegeta la specie Celtis tournefortii ssp. aetnensis che è endemica del versante sud occidentale del vulcano; è una pianta non più alta di cinque metri con la lamina fogliare cuoriforme alla base e frutti prima rossi, poi giallastri a maturità.
Dovevi essere un bravo ed accorto mugnaio se avevi scelto il mio legno per realizzare gli ingranaggi sommersi del tuo mulino
Il legno del Celtis australis è di colore bianco-grigio o verdognolo, molto tenace, duro ed elastico , non si screpola ed è molto resistente ai tarli. Dalle ceppaie del bagolaro si facevano sia i bastoni da passeggio che quelli con il manico ricurvo, tipici dei pastori (bagoline), forche da fieno, fruste, collari da bestiame ma anche stecche da bigliardo, utensili da falegname, intarsi e strumenti a corda.
Come con il legno dell’olmo, che è specie che appartiene alla stessa famiglia botanica del celtis, anche con il legno del bagolaro si realizzavano gli ingranaggi sommersi dei mulini ad acqua.

Se credi agli oroscopi, tra i ventuno sono quello senza vie di mezzo, velleitario, orgoglioso e con manie di grandezza
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Le antiche popolazioni celtiche avevano un oroscopo diverso dal nostro, caratterizzato da 21 segni associati ad alberi e piante ed in particolare: abete, acero, betulla, carpino, castagno, bagolaro, cipresso, faggio, fico, frassino, melo, nocciolo, noce, olmo, pino, pioppo, quercia, salice, sorbolo, tiglio, olivo; il segno del bagolaro che nel nostro calendario avrebbe caratterizzato i nati dal 14 al 23 di agosto e dal 9 al 18 di febbraio determinava un carattere risoluto e dominante: così si legge sui siti dedicati: “ Il Bagolaro è davvero una persona molto prorompente a volte troppo utopistica nei suoi progetti e questa sua smania di grandiosità può davvero metterlo in cattiva luce. Ha una personalità molto accentuata ed è spesso troppo orgoglioso al punto che può davvero attirare l'antipatia di molti e questo sul lavoro non va certo bene. Se viene contraddetto può avere cali e sbalzi nell'umore e sentirsi poco apprezzato. Meglio per lui lavori dove c'è bisogno di creare, inventare.”

Che colpi usavi da piccolo per giocare a cannucce?
I frutti del bagolaro sono comunemente chiamati bagole; sono piccole bacche inizialmente verdi che diventano prima gialle e poi nerastre a maturazione; dall'etimo greco melas-cocos (bacca nera) deriva il nome dialettale siciliano di menicucco e francese di micocoulier . Tra i giochi del passato, in estate, i frutti del bagolaro venivano utilizzati dai ragazzi come proiettili delle cerbottane.

Di Frigerio ne conosco una, di frigé tanti
Dana Frigerio è una garden designer molto apprezzata in Italia ed all’estero, un nome a cui sono riconosciute creatività e fiuto nel percepire le ultime tendenze moda in fatto di garden-style. Scrive per molte riviste di settore, ha pubblicato due e-books, cura eventi legati alle fiere di giardinaggio e gestisce un blog; da due anni è direttore unico di una innovativa rivista interamente dedicata al verde (Blossom zine), disponibile gratuitamente online, che raccoglie in quattro numeri stagionali il lavoro di ben 120 collaboratori ed è pubblicata in italiano ed inglese.  Dana abita in un piccolo paesino sulle sponde del lago di Como, cambia  sovente il colore dei capelli, si fotografa spesso i piedi e fa lunghi viaggi a Bali.

Il cognome Frigerio è abbastanza diffuso al nord Italia con particolare riguardo per la Lombardia e le province di Como e Lecco. L’origine del cognome deriva dalla parola dialettale “frigé” usata per indicare il Celtis australis o bagolaro.
 
Mi chiamo Libitea e a tavola non mi piace variare visto che ho le mie foglie preferite da mangiare
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Lybythea celtis è una farfalla di dimensione medio-piccole diffusamente presente nell’Europa meridionale, riconoscibile per la forma particolare della bocca e delle ali che la fanno assomigliare, in condizioni di riposo, ad una foglia.
Svolge una sola generazione annuale e le sue larve si alimentano esclusivamente di foglie di bagolaro.

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