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domenica 5 ottobre 2014

Sotto il vulcano si parlerà di rose

Questo fine settimana ha chiuso i battenti Orticolario, mostra del verde che si svolge a Cernobbio sulle rive del Lago di Como e che rappresenta forse la più blasonata ed intellettuale kermesse dedicata al giardinaggio di qualità in Italia; la settimana prossima, dal 10 al 12 ottobre,  sarà la volta della mostra alla Landriana, nel Lazio e così potrà dirsi concluso il lungo periodo dell’anno dedicato alle grandi mostre del verde ornamentale.
  
Calendario mostre di giardinaggio 2014
Dopo la sbornia di acquisti per il giardino o il verde di casa è giunto, dunque, il tempo di affinare la propria tecnica giardiniera apprendendo nozioni adeguate per accudire con successo i nuovi acquisti di stagione. Per noi siciliani, che da isolani viviamo un poco ai margini delle grandi manifestazioni nazionali e delle opportunità di studio e di approfondimento che ad esse, di norma, sono collegate, si prospetta dal 7 al 9 novembre una interessante opportunità sotto forma di un Campus nazionale dal titolo “Rose sotto il vulcano, Creazione e cura di un roseto, fra cespugli, erbe e sciare niure” che si svolgerà presso i  Vivai Valverde (Ct) di Ester Cappadonna e Francesco Borgese in collaborazione con l' Associazione Maestri di Giardino.
L’Associazione Maestri di Giardino, nata nel 2011 su iniziativa di 23 soci fondatori, opera a livello nazionale mettendo a disposizione l’esperienza e la competenza acquisita dai propri aderenti (giardinieri, vivaisti, paesaggisti, architetti, ) al servizio del pubblico di appassionati. l’ Associazione ha, ad esempio,  una propria attività editoriale che pubblica racconti di autori, Maestri di Giardino, che descrivono in modo semplice e colloquiale sia argomenti di interesse botanico e paesaggistico che racconti di esperienze personali legate al proprio lavoro di “giardiniere". Accanto all’attività editoriale vengono, poi, organizzati presso vivai dei soci aderenti, laboratori di formazione, seminari intensivi, campus aperti a tutti coloro che intendono arricchire le proprie conoscenze in campo botanico o nell’arte di fare giardino.
 
Il 7° Campus nazionale organizzato in Sicilia avrà luogo presso i Vivai Valverde  che hanno sede alle pendici dell’Etna in un territorio, la cosiddetta “Vallis viridis”, che è tra i più suggestivi e naturalmente verdi del territorio etneo; si parlerà di rose, una specie,  in Sicilia, non presente in modo abituale nei giardini di tradizione.

Il programma del Campus è articolato dal venerdì alla domenica con visite a giardini privati e conferenze tenute dai seguenti Maestri di Giardino: Maurizio Usai, Rose: varietà, suggestioni, supporti; Ester Cappadonna, Le vecchie rose di Sicilia; Francesco Borgese : La Sicilia nera e la Sicilia bianca, l’impostazione ornamentale del roseto; Maurizio Feletig, Alla scoperta di una pianta:fusti, bacche e foglie (e fiori); Didier Berruyer, Ogni rosa ha il suo posto, ogni posto ha la sua rosa. Nella giornata di domenica si svolgeranno poi, laboratori di realizzazione e di manutenzione di un roseto.
Tutto il programma sembra molto interessante e fa venire voglia di estendere la partecipazione anche all’extra campus che prolunga il divertimento anche nei giorni di giovedì 6 e lunedì 10 per visitare grandi giardini presenti nel territorio catanese.

Una splendida iniziativa ad un costo tutto sommato abbordabile andando da un massimo di 390 euro del programma lungo (6-10 novembre, comprensiva di pranzi, cene e coffee break più passeggiata botanica), al pacchetto ridotto di 320 euro (7-9 novembre con due pranzi e cene e coffee break). Sconti vengono praticati agli aderenti l’Associazione.
Se c’è un appunto da fare è il periodo scelto  per l'iniziativa che prevede lo svolgimento del Campus in novembre in giornate  normalmente destinate allo svolgimento di attività lavorative.  Mi sarebbe piaciuto potere scegliere anche un programma minimo svolto esclusivamente nei pomeriggi e nella intera giornata di domenica. Per chi fosse interessato, e sono sicura che molti lo saranno, c’è tempo sino al 15 ottobre per sottoscrivere l’iscrizione.

martedì 1 novembre 2011

Chrysanthemum indicum: re per un giorno

Vorrei spezzare una lancia in favore di una specie da fiore reciso la cui utilizzazione è tradizionalmente legata, nell’immaginario collettivo meridionale, alla Ricorrenza della Commemorazione dei Defunti. Il crisantemo, infatti, per caso o ventura è specie brevi-diurna la cui induzione fiorale, se la coltivazione avviene in pien’aria, comincia in agosto per concludersi con l’apertura dei fiori proprio alla fine del mese di ottobre. L’assortimento varietale della specie e le tipologie di fiore che è possibile trovare sul mercato sono, però così numerose che è un vero peccato sprecare tante potenzialità solo per un giorno. Per dare il giusto peso ad un fiore di pregio ne descriverò, in breve, il ciclo colturale e alcune delle varietà più coltivate.
Il crisantemo (Chrysanthemum indicum) è specie appartenente alla famiglia delle Asteraceae, che presenta quale elemento caratteristico un'infiorescenza a capolino costituita da tanti piccoli fiori inseriti sul ricettacolo fiorale. E' specie erbacea, vivace, rizomatosa, originaria dell'Asia orientale. La coltivazione del crisantemo può essere divisa sostanzialmente in due stadi, uno stadio vegetativo di crescita ed uno riproduttivo di fioritura. La specie è a giorno corto con fotoperiodo critico di circa 13,5 ore; ciò vuol dire che le piante di crisantemo non iniziano a differenziare boccioli, svolgendo esclusivamente attività vegetativa, fin tanto che la durata del giorno si mantiene superiore alla soglia critica; la fase riproduttiva ha inizio, viceversa, quando la durata del giorno scende al di sotto di tale soglia. Nella coltivazione in pieno campo l'induzione a fiore inizia, di norma, dopo il primo agosto ma in serra tramite il condizionamento di alcuni parametri termo-fotoperiodici (temperatura e lunghezza del giorno con alternanza di periodi di oscuramento e di illuminazione artificiale) si può giungere ad ampliare il calendario di produzione sino ad ottenere 3-4 cicli colturali annui. La propagazione della specie si effettua per talee erbacee, di norma prodotte e commercializzate da aziende specializzate, vere multinazionali che detengono a livello mondiale il controllo delle novità commerciali.
Le varietà coltivate sono essenzialmente di due tipi: standard  cioè a fiori singoli, a palla o del tipo spider; oppure crisantemi spray a fiore semplice o doppio. I crisantemi spray presentano una vasta gamma di colori che va dal bianco al rosso intenso; sono più semplici da coltivare perché per essi, ad esempio, non si prevede l’eliminazione dei boccioli laterali.
Crisantemo standard " Bianco Palisade"
Crisantemo standard spider " Schamrock"

Crisantemo spray "Dark Flamenco"
Tra le varietà standard più coltivate abbiamo: "Palisade" a fiore a palla bianco e centro verde; "Yellow Palisade" a fiore giallo; "Snowdon" a fiore a palla nei colori bianco uniforme e giallo; "Shamrock" dal fiore verde a crescita irregolare, tipo spider; "Inga" a fiore grande bianco e centro giallo; "Ping Pong" a fiore piccolo tipo pon-pon, bianco a forma sferica; "Tom Pearce" a fiore grande a palla piatta, rosso arancione; "Dilana" a fiore tipo spider giallo bronzo; "Bianco Roma" varietà a fiore grande di colore bianco.
Crisantemo standard Tom Pearce
Per il crisantemo spray, invece, alcune varietà sono: "Flamenco dark" a fiore semplice di forma piena, colore rosso porpora; "Target Royal" a fiore d’anemone (doppio) colore porpora scuro; "Cassa White" a fiore semplice bianco, "Eleonora"  a fiore semplice rosa.; "Inga" a fiore d'anemone. bianco e centro giallo.
Crisantemo spray Eleonora

Crisantemo spray "Inga"
Ma, allora! Con questa varietà di forme e di colori vogliamo limitarci a comprare crisantemi solo per un giorno? 

mercoledì 9 marzo 2011

Mimosa: "Finita la festa gabbato lo Santo"

Potete ben capire chi è, oggi, il “Santo gabbato”; da dove credete che abbiano preso tutti quei rametti di mimosa fiorita per omaggiare le donne nel giorno della loro festa? Ma, è chiaro, dai poveri alberi di mimosa in fioritura che dai giardini facilmente accessibili sono direttamente passati agli angoli delle strade, raccolti notte tempo da venditori improvvisati “fai da te”. E dire che la mimosa o meglio Acacia dealbata è specie così delicata da non sopportare di certo brutali maltrattamenti; il suo legno è tenero e le radici non approfondite; basta spesso del forte vento per staccarne di netto branche e rami.
 A parziale risarcimento per una pianta così bistrattata ecco alcune notizie agronomiche che la riguardano molto da vicino.
Il genere Acacia (famiglia delle Mimosaceae) comprende circa 450 specie distribuite nelle regioni tropicali e sub-tropicali del mondo ed in particolare in Africa ed Australia. Le circa dodici specie introdotte in Europa nel XVIII e soprattutto nel XIX secolo, si sono particolarmente adattate alle condizioni climatiche delle aree costiere del Mediterraneo dove fioriscono da dicembre a marzo, periodo corrispondente all' estate australe.

La coltivazione della mimosa come fronda fiorita da recidere, usata dai fioristi per composizioni di qualità, è in Italia tradizionalmente localizzata in Liguria. L'aspetto più interessante, che riguarda la produzione in vivaio di questa specie, è la propagazione che avviene per innesto, reso necessario dal fatto che molte delle varietà coltivate per la bellezza della fioritura non tollerano la presenza di calcare nel terreno; una minore suscettibilità nei confronti di questo fattore è stata riscontrata su alcune specie come, ad esempio, Acacia retinoides che viene, pertanto, utilizzata come portainnesto (utilizzo dell’apparato radicale) di varietà da fiore suscettibili.
Molto particolare è la tecnica di innesto che viene eseguito in estate (giugno-luglio) con il metodo per approssimazione: la tecnica consiste nell'avvicinare il portainnesto, coltivato in vaso, (del diametro di una sigaretta) ad una marza (rametto) della varietà da fiore da moltiplicare (coltivata in piena terra) scelta dello stesso diametro del portainnesto, in vegetazione e senza che abbia formato infiorescenze. Nel punto in cui si esegue l'innesto viene tagliata da ambedue i fusti una fettina di corteccia e di legno di 2-5 cm. Il taglio deve essere perfettamente liscio e piatto in modo che una volta congiunte le due parti si abbia una perfetta coincidenza degli strati cambiali; le due piante in corrispondenza del punto d'innesto vengono poi legate strettamente con un filo di rafia o di cotone, procedendo, poi, dopo dieci giorni al taglio della chioma della piantina di Acacia retinoides. L'elemento che caratterizza questo tipo d'innesto è rappresentato dal mancato distacco della marza dalla pianta madre da fiore alla quale essa rimane collegata sino al momento dell' avvenuto attecchimento che avviene in settembre-ottobre quando il germoglio ha raggiunto l'altezza di almeno un metro. In genere per agevolare le operazioni di contatto tra il portainnesto e le marze, al momento di eseguire gli innesti, la chioma delle piante madri viene abbassata sino al suolo con tiranti che ne legano i rami.
Chi l’avrebbe mai detto cosa ci sta  dietro ad un rametto di mimosa fiorito.
( A parziale risarcimento per il “Santo gabbato)”.
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