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domenica 16 febbraio 2014

Coffea arabica, dalla pianta al caffè

“Caa-ffè, caffè” gridava il ragazzo del bar all’arrivo del treno in stazione, tra stridore di freni e nuvole di vapore; “caa-ffè, caffè” lo si sentiva cantilenare mentre con il vassoio in mano fendeva la folla intenta a salutare: “ Hai fatto buon viaggio?” o: “Quando arrivi, chiama”; e bisognava sporgersi dal finestrino per farsi notare, sventolando la mano e urlare per farlo avvicinare e riuscire così a conquistare, soldi alla mano, uno dei pochi diversivi del lungo e noioso viaggio che da Catania mi portava su fino a Trieste e poi ancora, in autobus, oltre cortina, in Jugoslavia, fino al paesino istriano di Lovran dove mia nonna abitava.
Era la fine degli anni 70 ed allora i grandi spostamenti si facevano in treno; un lungo viaggio per una breve vacanza; un esercizio di infinita pazienza su di un treno a cuccette di seconda classe dove non c’era altro da fare che leggere, dormire o chiacchierare. Niente tecnologia, allora, no voli a prezzi stracciati ne web, ne ipad. 
"Caa-ffè- caffè", la voce mi cantilena in testa ogni qual volta mi trovo al cospetto di un qualche esemplare di Coffea arabica, specie presente in molti Orti Botanici dove, al riparo di accoglienti serre, la specie riesce a fruttificare anche in ambiente mediterraneo.
Il primo esemplare l’ho incontrato all’interno della Serra Carolina presso l’Orto Botanico di Palermo, poi all’Orto di Padova, a Firenze all’Istituto d’Oltremare ed ora anche nella nuova serra dell’Orto Botanico di Catania. La pianta del caffè si presenta come un piccolo alberello sempreverde a foglie grandi, di un verde brillante, sorrette da brevi piccioli. 
I fiori, bianchi e profumati producono bacche di colore rosso, a maturità, che racchiudono due semi (chicchi) con la faccia dorsale convessa e quella ventrale piana. I chicchi verdi sono inodore e solo dopo che è avvenuta la torrefazione si sprigiona da essi il caratteristico profumo. 
Il principio attivo in essi contenuto è la “caffeina” sostanza che ha reso il caffè un prodotto commerciale di notevole importanza. Le innumerevoli qualità di caffè si distinguono tra loro per colore ed aroma le cui differenze dipendono da molteplici fattori come la provenienza geografica, la ricchezza del suolo, il clima, la diversa specie o la modalità di torrefazione.
Coffea arabica è originaria dell’ Abissinia da dove si è diffusa in varie regioni africane ed in Arabia, per passare poi in vari paesi dell’America centro-meridionale (Brasile, Colombia, Messico), divenuti oggi i maggiori produttori del mondo. La pianta del caffè venne introdotta in Europa nel 1576 grazie al medico e botanico tedesco Rauwolf e ben presto divenne una delle essenze più comuni del Vecchio Mondo anche se l’uso della bevanda eccitante fu aspramente contestata inizialmente dai medici e dalla Chiesa. 
La specie predilige condizioni climatiche caldo umide senza periodi freddi e può essere  coltivata facilmente in vaso utilizzando terriccio fertile, ricco di sostanza organica, ben drenato, tendenzialmente acido; preferisce un' ombra parziale, soprattutto nella fase giovanile della crescita, tanto che nelle coltivazioni in piena terra gli arbusti del caffè vengono tenuti inizialmente sotto altre piante come le Erythrine che assicurano una adeguata protezione dal sole. 
Oggi è facile trovare presso garden center o ipermercati piantine di Coffea arabica in vaso, commercializzate come piante d’appartamento. Io ne ho due piccole in balcone in una zona dove non batte direttamente il sole; sono piante gradevoli con il fogliame di un lucido brillante ed hanno il pregio che se stanno male te lo fanno capire perché le foglie inferiori del fusto cadono subito al minimo accenno di sofferenza. Spero che crescendo arriveranno a fiorire e allora chissà se...: "Caa-fè, caffè!"


sabato 8 febbraio 2014

Pummelo, un agrume extra large

Tipi da Orto
Se il nome botanico del pummelo è Citrus maxima o anche Citrus grandis non è certo per caso; le dimensioni di questo agrume sono, infatti, oversize rispetto a quelle di tutte le altre specie appartenenti al genere Citrus.
Citrus grandis pyriformis a confronto con pompelmo ed arancia
L'albero di pummelo è, ad esempio, molto più grande di un qualunque altro agrume, potendo raggiungere, nelle regioni asiatiche d’origine anche 15 metri d’altezza con un’ampia e fitta chioma; le  foglie sono larghe, ovali o ellittiche, pelose lungo le nervature della pagina inferiore e caratterizzate dal possedere un picciolo alato, a forma di cuore rovesciato.
Sito di reperimento
I fiori sono anch’essi molto grandi, con petali bianchi o crema e con il peduncolo fiorale e anche l’ovario ricoperti da una leggera peluria.
Ma è certamente dalle dimensioni del frutto che si comprende il motivo dell’attribuzione specifica.
I frutti, infatti, di forma sferica, ovali o piriformi, leggermente schiacciati alle estremità, hanno un diametro medio di 10-20 cm, che arriva, talvolta, anche a 30 cm per singolo frutto, con un peso fino a 6 kg. Il pummelo ha una buccia del frutto molto spessa, di colore giallo o arancio pallido che ricopre grossi spicchi avvolti da una spessa pellicola non commestibile. La polpa molto succosa è gialla o rosa, aspra ed amara, con grandi semi schiacciati e a forma di cuneo.


Come molti agrumi l’origine della specie è asiatica anche se per l’individuazione dell’area di origine esistono pareri discordanti. La maggior parte degli studiosi ritiene possa provenire dall’area malese e dalla Nuova Guinea, ma anche la Polinesia viene ritenuta una possibile zona di provenienza; da queste regioni il pummelo sarebbe poi giunto per mano dell’uomo in India, Thailandia ed in Cina. I popoli anglosassoni chiamano la specie "shaddok” per ricordare il Capitano scozzese Shaddok che la introdusse alle isole Barbados alla fine del XVII secolo, a dimostrazione di quanto la specie abbia viaggiato.
In Asia il pummelo è un frutto molto apprezzato che viene mangiato dopo avere tolto la spessa membrana che avvolge gli spicchi, che è coriacea e non commestibile; come per tutti gli agrumi  con la polpa se ne preparano conserve e la  spessa buccia viene candita.
E’ tradizione in occasione del Capodanno cinese regalare pummeli sui quali vengono scritte frasi augurali.

Nel Bacino del Mediterraneo questo agrume non è molto diffuso e spesso i frutti che si trovano in commercio con il nome di pummeli sono in realtà pompelmi (Citrus x paradisi) o pomeli, un incrocio ottenuto in Israele tra il pummelo e il pompelmo (Citrus grandis x Citrus x paradisi), con frutti che hanno grandezza media tra pummelo e pompelmo.
Esiste anche una varietà di pummelo a frutto più piccolo e con un muso pronunciato denominata Citrus grandis cv pyriformis.

Nell’ambito degli agrumi il pummelo è un “Tipo da Orto”, una curiosità, una stravaganza ornamentale perché come frutto proprio non ci siamo; la polpa ha un gusto decisamente “estremo” aspra ed amara insieme, non adatta ad un palato mediterraneo.

Ne ho trovato un esemplare all’Orto Botanico di Palermo e le relative informazioni sono tratte da un cartello esplicativo esposto all’Orto in occasione della mostra: Promoagrumi Sicilia (22-28 ottobre 2012), che esponeva pannelli dedicati alle singole specie.

sabato 29 giugno 2013

Cardiospermum halicacabum

Tipi da Orto
 
Questa specie l’ho incontrata per la prima volta all' Orto Botanico di Messina tanti anni fa e mi è ritornata in mente in questi giorni leggendo di piante rampicanti ed arbustive in cui l’aspetto ornamentale non è dato dai fiori ma dalle capsule membranose che racchiudono il seme:   le cosiddette piante “lanterna” , quelle dei generi Physalis, Asclepias, Cardiospermum, Koelreuteria che fanno dei frutti membranosi i loro punti estetici di forza.  Cardiospermum halicacabum, specie appartenente alla famiglia delle Sapindaceae, è originaria delle regioni tropicali dell’America ma è diffusa in tutte le regioni del mondo ed in alcuni stati come il Texas e l’Alabama la specie è considerata invasiva e dunque nociva. Il nome del genere in greco significa letteralmente “seme a forma di cuore” denominazione con cui la pianta è conosciuta anche in lingue moderne come ad esempio il tedesco (Herzsamen). I semi, infatti , sono rotondi e neri con all’apice una cicatrice bianca arrotondata simile ad un cuore; sarà per questo motivo che la pianta veniva considerata un tempo curativa delle malattie cardiache.
Sito reperimento immagine
Oggi invece l’intera pianta è utilizzata per la preparazione di creme efficaci contro eritemi ed irritazioni della pelle per le forti capacità anti infiammatorie attribuite alla specie. Il buffo nome specifico halicacabum che sembra il nome di un programma televisivo per bambini, è l’antico nome latino di una pianta soporifera molto simile, del genere Physalis.
Cardiospermum halicacabum è pianta erbacea rampicante che nei climi caldi si comporta da specie perennante mentre nei climi ad inverno rigido ha un ciclo biologico annuale. La risalita in altezza avviene tramite viticci opposti che si originano all’altezza dell’infiorescenza e che utilizzando adeguati supporti portano la pianta in alto sino ad altezze di oltre tre metri. E’ un rampicante che non assicura grande copertura avendo un fogliame leggero di foglie alterne, composte, acuminate, profondamente seghettate, ideale per realizzare nel giro di una stagione di crescita una copertura vegetale particolarmente adatta a rivestire graticci e arcate che comunque restano a vista; in estate compaiono piccoli fiori bianchi, esteticamente insignificanti, riuniti in corimbi ascellari che sviluppano capsule membranose,  prima verdi poi di colore marrone, a forma di palloncino,  pelosette, tripartite internamente e contenenti generalmente tre semi. La specie si riproduce facilmente per seme partendo da semenzaio nella precoce primavera, poi quando le piantine raggiungeranno 10 cm di altezza, si procederà con il trapianto a dimora.

mercoledì 22 maggio 2013

Carica papaya o albero dei meloni

Tipi da Orto
Ho visto per la prima volta esemplari di papaya dentro una serra dell’Orto Botanico di Palermo; tra le maglie della recinzione grandi arbusti simili ad “alberi della cuccagna” portavano appesi in cima, grossi frutti ammassati alla base della corona di foglie; una specie esotica perfetta per essere inserita nella rubrica “Tipi da Orto”.

Descrizione dei caratteri della papaya presso l'Orto Botanico di Palermo
Tuttavia, recentemente, durante una visita al vivaio Gli Aromi di Scicli, di alberi di papaya, sotto la grande area coperta dove si accolgono gli ospiti, ce ne erano più d' uno e tutti in fruttificazione.
Varietà  di papaya Rio e Santo Domingo di appena un anno d'impianto
La specie, in Sicilia, è uscita, da tempo, dallo stretto recinto dell’Orto per esplorare nuovi orizzonti. Nell’isola molti vivaisti specializzati in piante tropicali la coltivano, riparandola, sotto serra nei mesi invernali; la specie si è così ben ambientata da portare regolarmente a maturazione i suoi grossi frutti.
Caratteri della specie


Carica papaya L,  originaria dell’America centrale dov’è conosciuta come “Melone dei Caraibi” , è specie che viene coltivata in tutte le regioni a clima tropicale;  appartiene alla famiglia delle Caricaceae e si presenta con un aspetto molto simile ad una palma, con fusto erbaceo poliennale di consistenza carnosa con cicatrici triangolari evidenti, generalmente non ramificato che in pochi anni può raggiungere anche 7,8 metri d’altezza. In cima al fusto si apre un ciuffo di grandi foglie palmate, profondamente lobate sorrette da lunghi piccioli. E’ un albero dioico con piante a sessi separati; i fiori sono riuniti in infiorescenze poste all’ascella delle foglie e sono caratterizzati da una complessa biologia: sono presenti infatti piante a fiori maschili di colore verdastro, piante femminili a fiore bianco crema e piante a fiori ermafroditi che producono frutti partenocarpici più piccoli ed allungati. Le diverse combinazioni di fioritura possono osservarsi sulla stessa pianta in tempi diversi. 
Il frutto è una grossa bacca di colore giallo-arancio a maturità, dalla polpa gialla, aromatica, succosa e dolce che forma al suo interno una cavità contenente numerosi semi neri; ogni bacca può raggiungere anche i cinque chili di peso.
La papaya è considerato uno dei frutti più pregiati tra quelli tropicali anche in virtù del contenuto in papaina, enzima proteolitico stimolante della digestione ed azione simile alla pepsina presente in tutti gli organi della pianta. Questa attività proteolitica era già conosciuta alle popolazioni precolombiane indie dell’America centrale e del Brasile che avevano notato come avvolgendo carne nelle grandi foglie della papaia questa diventava più tenera. Oggi questo lattice, estratto incidendo i frutti verdi sulla pianta, viene utilizzato nell’industria della birra, per la frollatura della carne ed in medicina per curare disturbi digestivi.
 

sabato 16 febbraio 2013

Furcraea selloa, una specie per grandi spazi

Tipi da Orto

Furcraea all'Orto Botanico di Palermo
Ho inserito la descrizione della Furcraea selloa nella rubrica dei“ Tipi da Orto” non perché la specie sia particolarmente rara o delicata o perché, essendo specie caraibica, richieda particolari cure colturali per adattarsi al clima mediterraneo; no, Furcraea selloa , specie molto simile alle agavi appartenendo alla stessa famiglia, dotata di uno stipite arboreo che può raggiungere i due metri di altezza e con foglie, carnose e spinose al margine, rigide come spade e disposte a corona intorno allo stipite, è semplicemente specie troppo grande ed ingombrante per ritrovarla nei piccoli giardini o dove si hanno dei bambini; gli spazi condominiali ed i luoghi di passaggio non le sono congeniali e neanche gli ambienti freddi le si addicono. Ecco perché gli esemplari più belli di questa specie, disposti scenograficamente in serie, li ho visti andando per orti botanici: a Palermo, ad esempio.
Tuttavia nei giorni scorsi , girando per le campagne intorno ad Adrano, sono tornata dopo tempo a rivedere il piccolo borgo di Carcaci.
E' un grumo di case nato intorno ad una sorgente d’acqua a partire dal XII sec., circoscritto, oggi, ad un minuscolo bar di campagna , a vecchi fabbricati, un tempo magazzini , una semplice chiesa con la facciata nera di pietra lavica ed un vecchio castello  in origine della famiglia dei duchi Paternò Castello ed ora della famiglia Ciancio che lo ha ristrutturato come residenza di campagna.



Il giardino del castello in assenza dei proprietari non era visitabile ma la stradetta che consente l’accesso alla casa era liberamente percorribile; ed io l’ho percorsa attirata da una composizione semplice ma sapiente di specie adatte al contesto e al clima capaci di infondere un forte senso di tranquillità: un viale di Melia, un gruppo di palme (Washingtonia robustaW. filifera) e agavi gigantesche a ridosso delle mura merlate che contornano il giardino.
Accanto ad esse una serie, magnifica ed inaspettata, di esemplari di Furcraea selloa var. marginata che come tanti "cavalli di Frisia"  proteggevano il giardino con lunghe, rigide foglie, stiracchiate al sole, puntate ad alzo zero.

Ho avuto l'impressione che, nonostante l'aspetto guerriero, siano piante da guardia mansuete.
Caratteri botanici della specie

Il genere Furcraea, appartenente alla famiglia delle Asparagaceae, è dedicato al chimico francese del XVIII secolo T. Fourcroy e comprende circa 20 specie di piante succulente originarie dell’America tropicale. Sono piante caratterizzate da una rosetta di grandi foglie basali o portate all’apice di un tronco di altezza variabile, spesso dentate, spadiformi; l’infiorescenza è a pannocchia ed è sostenuta da uno scapo fiorale alto anche vari metri. La specie più utilizzata a scopo ornamentale è Furcraea selloa il cui termine specifico fu dedicato dal botanico Koch all’amico e collaboratore Sello. La specie è caratterizzata dall’avere foglie lunghe oltre un metro munite sul margine di spine ricurve; pur essendo di origine colombiana si è naturalizzata in Madagascar dove la specie viene diffusamente coltivata per la produzione di fibra ricavata dalle lunghe foglie. A maturità la specie produce un’infiorescenza alta fino a 6 m che porta bulbilli utilizzati per la propagazione della specie. La Furcraea selloa var. marginata ha i bordi delle foglie colorati di bianco o giallo. E’ pianta ornamentale adatta per le regioni a clima asciutto e caldo.

sabato 22 settembre 2012

Zelkova sicula, il piacere della scoperta

"Tipi da Orto"
 
Zelkova sicula all'Orto Botanico di Catania
E’ opinione comune che il tempo delle grandi scoperte botaniche sia oramai giunto al termine; la grande epopea dei cercatori di piante raccontata in libri appassionanti come “Cacciatori di piante” dei Gribbin o “La Confraternita dei giardinieri “ di Andrea Wulf con l’avvento del XXI secolo si può ritenere conclusa ed ai moderni esploratori non rimane che cercare, tra le tante specie spontanee presenti nei cinque continenti, quelle più adatte ad essere domesticate nei nostri giardini.
Ma ogni regola ha le sue eccezioni ed è di una di queste che voglio parlare; di una nuova specie trovata cercando non nei recessi più remoti di foreste pluviali né sulle cime inesplorate di altipiani disabitati ma in Sicilia dove nel 1991 due ricercatori della Facoltà di Botanica di Catania mentre erano in prospezione sui monti Iblei, nelle campagne di Buccheri, paese del siracusano, ritrovarono, probabilmente su indicazione di qualche avamposto forestale, un gruppo sparuto di piante cespugliose di sconosciuta identità.
Zelkova sicula in natura
Prelevati campioni della specie, grazie al contributo del prof. Quezel , dell’Università di Marsiglia, presso il cui istituto uno dei due ricercatori svolgeva un dottorato di ricerca, si giunse alla conclusione che la specie trovata in Sicilia era una scoperta di grande rilevanza scientifica. Si trattava infatti di una Zelkova, genere di specie spoglianti appartenente alla famiglia delle Ulmaceae, di frammentaria distribuzione nella regione euroasiatica, la cui presenza in Sicilia era del tutto sconosciuta. La specie mostrava caratteri peculiari che ne consentirono la descrizione come nuova specie con la denominazione scientifica di Zelkova sicula.

All’Orto Botanico di Catania ve ne sono due giovani esemplari e di essi ne trascrivo la descrizione a cura del dott. P. Minissale:


 "Zelkova sicula è una specie endemica della Sicilia sud-orientale. Essa rappresenta una delle più straordinarie scoperte botaniche degli ultimi anni. Questa pianta, infatti, pur essendo un grosso arbusto non era mai stata raccolta o vista fino al 1991 perché presente solo in pochi esemplari in un’area boscata presso Buccheri (Siracusa). In questa località fu osservata la pianta e ne fu raccolto un campione da due botanici siciliani Garfì e Di Pasquale. Essi studiando i campioni insieme a Quezel dell’Università di Marsiglia capirono che si trattava di una Zelkova diversa da quelle già note per altri territori e così la descrissero come nuova specie nel 1992. In Italia non vi sono altre specie di questo genere che ha una distribuzione euroasiatica molto frammentaria. Esemplari di Zelkova erano noti solo allo stato fossile con i campioni più recenti raccolti nel Lazio risalenti a 31.000 anni fa. Questo genere risale all’era terziaria quando il clima era più umido dell’attuale. I cambiamenti climatici iniziati nel Pliocene (circa 3 milioni di anni fa) che portarono all’avvento del clima mediterraneo caratterizzato da siccità estiva determinarono l’estinzione del genere Zelkova in quasi tutto il Bacino del Mediterraneo e nei territori limitrofi. Fino alla scoperta della Zelkova sicula erano conosciute per quest’area due sole specie: Zelkova abelicea endemica delle montagne di Creta e Zelkova carpinifolia del Caucaso e coste meridionali del Mar Caspio. Zelkova sicula è specie relitta che discende dalle popolazioni un tempo più diffuse in Sicilia che attualmente seppur protetta è in serio pericolo di estinzione per l’estrema esiguità della popolazione nota e per le sue difficoltà riproduttive (fioritura e fruttificazione episodica, sterilità) studiate da Garfì. Essa è stata recentemente inserita dal Ministro per Beni culturali nella lista degli alberi monumentali d’Italia non per le dimensioni ma per il carattere di specie relitta di antichissima origine. Alcuni anni fa alcuni botanici catanesi al fine di propagare la specie senza causare danni alle piante selvatiche e tenuto conto della difficoltà di radicazione per talea provarono a propagare la specie per innesto su olmo e ottennero ottimi risultati. Gli esemplari furono esposti ad Euroflora 2001. La propagazione per innesto rappresenta ovviamente un primo passo di facile esecuzione propedeutico per tecniche più avanzate di propagazione. I programmi di conservazione per questa specie sono mirati alla sua salvaguardia in natura (conservazione in situ) e alla reintroduzione nei siti idonei dell’ara iblea (conservazione ex situ) ma in futuro quando saranno affinate le tecniche di riproduzione vegetativa non si può escludere anche un interesse di tipo florovivaistico".

Data la rarità della specie, inserita nella lista rossa della IUCN come specie gravemente minacciata di estinzione e selezionata tra le “top 50 mediterranean island plants” sull’orlo dell’estinzione, è stata avviato un progetto di protezione finanziato dall’Unione Europea e dalla Regione Siciliana volto all’applicazione di azioni urgenti per salvare la Zelkova sicula.
 
Zelkova sicula a Melilli
L’inverno scorso ho avuto la possibilità di vedere un secondo gruppo di Zelkova sicula ritrovato nello stesso comprensorio degli Iblei ma in un’area collinare, tra querce sparse ed olivi, che ricade nel comune di Melilli. Non è un’area boscata come a Buccheri ma un’area a pascolo dove, lungo un impluvio è stato ritrovato uno sparuto gruppo di cespugli di Zelkova. Un’escursione emozionante ma... questa è un'altra storia! 

sabato 11 agosto 2012

Cycas revoluta o palma del sagù

Tipi da "Orto"
Cycas revoluta: esemplare della Regina Carolina all'Orto Botanico di Palermo
La specie che oggi propongo per la rubrica “Tipi da Orto” è uno storico esemplare di Cycas revoluta presente all’Orto Botanico di Palermo dove, di esemplari arborei di Cycas e di altri generi appartenenti alla famiglia della Cicadaceae ce n’è in verità più di uno.
L’esemplare di maggiore pregio presente all’Orto di Palermo è stato donato dalla regina Maria Carolina di Borbone nel 1793 e fu il primo esemplare di cycas ad essere coltivato in pieno campo in Europa. Dalla sua introduzione la specie ebbe, poi, capillare diffusione in tutti i giardini storici siciliani ed, in seguito mediterranei.


Cicadee: schema esplicativo dell'Orto Botanico di Palermo
Le Cicadee sono piante che hanno caratterizzato la flora in periodi geologici che si fanno risalire a circa 170 milioni di anni quando costituivano una delle principali fonte di cibo per gli erbivori . Oggi all’ordine Cycadales appartengono un numero relativamente esiguo di piante raggruppate in 3 famiglie, 11 generi e circa 185 specie distribuite in aree relitte e disgiunte della fascia tropicale del globo. Sono specie tipicamente dioiche cioè a sessi separati e pur essendo Gimnospermae e dunque botanicamente simili alle Coniferae, il loro habitus ricorda quello delle palme e delle felci arboree alle quali sono spesso erroneamente assimilate. Oggi le Cycadeae sono piante ornamentali molto frequenti nei parchi e nei giardini tropicali e subtropicali. Le fronde, simili a quelle delle palme, le rendono infatti piante ad un tempo eleganti e strane.
Cycas revoluta: esemplare arboreo presente all'Orto Botanico di Palermo
Tra le specie più diffuse sia in vaso che in pien’aria nelle zone rivierasche del mediterraneo vi è Cycas revoluta, specie di origine Giapponese che può superare l’altezza di 5 metri. La specie nel paese d’origine è conosciuta come “palma sagù” ed è utilizzata come pianta da fecola che si estrae dal tronco.
Morfologia delle Cidaee: quadro esplicativo dell'Orto botanico di Palermo

Le cycas sono piante dotate di un tronco non ramificato anche se in presenza di traumi che hanno intaccato l’apice principale esso può diramarsi per crescita di una gemma laterale. In cima al tronco si inseriscono a ciuffo le foglie assimilatrici pennate, rigide e molto grandi; vi sono poi foglie più piccole, lanuginose che hanno la funzione di proteggere le gemme e gli abbozzi delle grandi foglie. 
 
 
Le foglie sono inserite sul fusto in spirali molto ammassate formando in cima una corona tipo palma. Le foglie vecchie muoiono gradualmente e quelle nuove che le sostituiscono sono ogni volta un poco più lunghe delle precedenti. Da un punto di vista riproduttivo le cycas sono organismi dioici; le piante di sesso maschile un tempo ritenute molto rare oggi, si incontrano con una certa frequenza in parchi e giardini; hanno i i fiori maschili inseriti a spirale in una struttura ogivale a forma di pigna detta strobilo dal quale il polline si libera abbondante e per alcuni giorni.
Cycas revoluta:esemplare maschile in fioritura
Secondo G. Betto nel suo libro “Le piante insolite” la cycas è specie che può modificare il sesso come ebbe a dimostrare il professore C.J Chamberlain che tagliando longitudinalmente il tronco di un individuo femminile di Cycas ottenne piante di sesso diverso. Le piante femminili portano una rosetta di foglie modificate dette foglie carpellari che alla base portano gli ovuli (semi) di colore arancione.
Cycas revoluta:esemplare femminile
In assenza di individui maschili capaci di impollinare e rendere fertili gli ovuli le cycas si riproducono facilmente da polloni basali che abbondanti crescono lungo il tronco; questi staccati dalla pianta madre con una lama affilata radicano facilmente su un substrato formato di terra e sabbia arricchito di abbondante concime organico.

 
Tra le alterazioni più frequenti e misteriose della cycas coltivate sia in vaso che in piena terra c’è l’ingiallimento fogliare con comparsa di macchie gialle che picchiettano la foglia e poi confluiscono in una ingiallimento diffuso che si conclude con disseccamento. I vivaisti trattano l’alterazione con un prodotto nematocida (Mopac) e con la somministrazione al terreno o alle foglie di concimi a base di microelementi (zinco). Talvolta privano totalmente il bulbo di foglie e radici e lo pongono in vaso con substrato sabbioso sterilizzato. La nuova emissione di foglie, in genere, non mostra più i sintomi della malattia.

 
Sintomi di ingiallimento fogliare da carenze minerali su Cycas revoluta
 Vedi anche questi post sulla cycas: luogo di vacanza con cycas; cycas-maschio-ed-i-suoi-polloni
cycas-baby
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