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mercoledì 18 gennaio 2017

Duranta erecta, una tropicale che non sente il freddo


 
Dopo il freddo che imperversa in questi giorni che mi ha visto in classi gelide insegnare ad alunni imbacuccati ed infreddoliti come fossimo seduti in un  igloo. 
Non contando il gran disastro che ho in balcone dove cestrum, eliotropio e gelsomini, in allegra fioritura fino al giorno di Natale, hanno preso una botta niente male dalla neve caduta  fin sul mare.
 Valutando i disagi riscontrati sulle strade, le colture disastrate, le mie estremità perennemente congelate, mi stupisce di vedere nel giardino del vicino, una pianta di duranta che, incurante del maltempo, ha il fogliame di un colore verderame  ed ha frutti giallo uovo, di grandezza come ceci già sbucciati, che occhieggiano tra i rami che la pianta porta in giù.
Se al freddo la duranta ci sa stare, lei che è pianta di origine tropicale, come mai io sto soffrendo come un cane per il rigore di questo inverno meridionale?
 
 Caratteri della specie 
Duranta erecta è una specie arbustiva da fiore, appartenente alla famiglia delle Verbenaceae, molto diffusa nei giardini del meridione sia come arbusto cespuglioso, spesso usato per realizzare delle siepi a portamento informale, che come piccolo alberello isolato.
La specie è decorativa in tutte le stagioni: in estate produce lunghi racemi di piccoli fiori  violetti tendenti al lilla e la stagione di fioritura è di lunga durata; insieme ai fiori cominciano a prodursi i frutti di un giallo dorato che se non vengono mangiati dagli uccelli perdurano sulla pianta tutto l’inverno. Per la sua grande adattabilità  la duranta può essere coltivata  anche in vaso ed è in questa veste che è conosciuta nei paesi del nord come gradevole pianta da patio. 
link immagine
La specie, originaria delle regioni tropicali del sud America, ha fatto la sua comparsa in Europa verso la fine del '500 e fu Linneo, nel 1753 a dedicarne la denominazione generica a Castore Durante, botanico e medico personale di papa Sisto V, divenuto famoso per il libro Herbario Nuovo pubblicato a Roma nel 1585 e riedito più volte nei secoli successivi. Le denominazioni  Duranta ellisia e Duranta repens, indicate talvolta come specie, sono oggi considerate sinonimo di Duranta erecta. Per gli inglesi la duranta è “Golden dewdrop” per il  frutto simile ad una "goccia di rugiada dorata"  mentre i francesi apprezzano il lieve profumo dei fiori chiamando la specie Vaniller de Cayenne.
La pianta ha un portamento arbustivo, cespuglioso, con numerose ramificazioni arcuate e pendenti, lievemente spinose; le foglie sono verdi e dal picciolo breve, persistenti o semi persistenti e sono opposte, ovato-lanceolate  e con il margine irregolarmente dentellato.
All’inizio dell’estate e sino all’autunno compaiono i fiori lievemente profumati, portati in racemi ascellari ricadenti, con i singoli fiori a cinque petali di un romantico colore blu viola con macchiolina bianca alla gola e al margine dei petali;  ne esistono numerose varietà, anche a foglia variegata.
Duranta erecta 'Geisha Girl'
Ai fiori segue la produzione di piccole drupe carnose, prima verdi, poi gialle, grandi come ceci; i frutti, manco a dirlo, sono velenosi e non devono essere lasciati alla portata dei bambini; piacciono invece molto agli uccelli che ne effettuano, nei luoghi d'origine  la disseminazione.
Sopporta un suolo povero e secco e deve essere accorciata regolarmente. La moltiplicazione avviene per talea e per seme.

sabato 23 maggio 2015

Rhaphiolepis umbellata, a dir le sue virtù......

La conosci questa? 
Domanda
Mi sono imbattuto in questa gradevole pianta dalla profumata e bella fioritura parcheggiando la macchina in un centro commerciale che si trova proprio al centro della Sicilia. Si tratta di una pianta sempreverde con fiori bianchi a mazzetti e bacche violacee. Mi sapresti dire di cosa si tratta? Potresti dedicare un post a questa pianta? 
Non solo posso ma anche voglio perché la specie che mi viene segnalata è meritevole di grande attenzione in quanto molto decorativa ed estremamente adattabile e resistente come solo le  orientali sanno essere. Si tratta infatti di Rhaphiolepis umbellata una piccola rosacea sempreverde proveniente dalle regioni temperate dell’Asia e particolarmente dal Giappone (la specie è anche classificata come Rhaphiolepis japonica) che forma un arbusto cespuglioso che in natura può raggiungere i tre metri ma che, in realtà, avendo crescita estremamente lenta non supera nel nostro ambiente di coltivazione l’altezza di un metro e mezzo; tende invece progressivamente ad allargarsi formando una chioma rotondeggiante copri suolo. 
Le foglie, portate alle estremità dei rami, sono di consistenza coriacea e hanno forma ovale e arrotondata con il margine leggermente ricurvo e dentellato; in fase di germogliamento il colore delle foglie presenta una tonalità rossa per diventare poi di colore verde scuro nelle foglie adulte che presentano una reticolatura della pagina inferiore.
La fioritura è primaverile e si svolge in pannocchiette terminali con fiori bratteati di colore bianco, a calice rossastro, leggermente profumati. Alla presenza di brattee decidue, lunghe ed appuntite si deve il nome del Genere che deriva dal greco: rhaphis (ago) e lepis (tartaruga). Gli stami sono numerosi, raccolti in mazzetti.
Foto di Sebastiano Di Martino
In presenza di miti temperature autunnali,  raphiolepis effettua una seconda fioritura prolungando la presenza dei fiori fino ai primi veri freddi invernali. Sono molto ornamentali anche i frutti, bacche carnose blu nerastre, coperte di pruina e contenenti uno, due semi, che compaiono in autunno, nascosti tra il fogliame; sono molto ricercati dagli uccelli che arrivano in buon numero a becchettare e germinano facilmente consentendo una facile riproduzione della specie.
Foto di Sebastiano Di Martino
Nei giardini viene spesso usata una varietà dal portamento ancora più compatto e cespugliato che si chiama Rhaphiolepis umbellata minor e ne esistono varietà dalla fioritura rosata, come Raphiolepis X delacourii, cioè un ibrido di R. indica e R. umbellata.
Rhaphiolepis è un arbusto che, per la prima volta, ho visto utilizzare, trent’anni fa,  dal paesaggista  siciliano Ettore Paternò che ne distribuì grandi macchie nel parco che circondava gli scavi della villa romana del Casale di Piazza Armerina; la considerava specie ideale per un giardino a bassa manutenzione perché decorativa e molto frugale, resistente al caldo ma anche a minime termiche non esageratamente sotto lo zero  e capace di realizzare una buona copertura del suolo in zone soleggiate del giardino. Tra i tanti vantaggio è anche specie che sopporta molto bene le brezze marine cariche di salsedine e può, perciò, essere utilizzata nella coltivazione in vaso di assolate terrazze fronte mare.
Cosa si può chiedere di più ad un arbusto così pieno di virtù.
Dove trovarla:

giovedì 5 febbraio 2015

Rose d'inverno

Checché se ne voglia dire, quando è inverno, anche se si vive in Sicilia, ci sono giornate che fa un freddo cane, con l’Etna ricoperta di neve ed il vento tagliente che fischiando teso corre di infilata a raggelare anche i paesi affacciati sul mare.
Se sento freddo io che ho tanti modi per potermi riscaldare pensate che cosa devono passare le povere piante dei giardini qui intorno che, attrezzate fisiologicamente a sopportare temperature critiche estive, si devono  invece barcamenare  per riuscire a superare questi inopportuni rigori invernali.  
Verde smorto, colori spenti, rami spogli, foglie al vento, è questo l’andazzo di stagione e nonostante i mandorli in fiore si dovrà aspettare ancora qualche mese per riuscire a vedere nei giardini un poco di colore.
E’ dunque con notevole stupore che in una di queste gelide mattine invernali transitando in macchina alla periferia del paese di Paternò, ho avuto la sorpresa di vedere un cespuglio rosso in fiore nel verde ornamentale che abbellisce una grande rotonda spartitraffico vicino l’Ospedale.
Di che specie sarà mai questo inusuale sfoggio di colore? La prossima volta che ci passo guardo meglio. Ed infatti qualche giorno dopo faccio una sosta ah hoc e mi trovo davanti un cespuglio di rose dal bel fogliame verde scuro e con tantissimi fiori semplici dai petali colore rosso mattone.
Rose, in questa stagione e di una varietà che non conosco? Devo saperne di più e dopo averle fotografate inizio la caccia per conoscerne il nome.
Sono giorni di intense ricerche passati a scocciare tanti amici pazienti, esperti di rose e vivaisti; infine trovo la strada giusta per l’identificazione tramite l’azienda agricola Vittorio Rech di Montebelluna (TV) che produce rose Cityflor su brevetto tedesco dei vivai Tantau. Le Cityflor sono rose cosiddette da paesaggio, bassi cespugli copri suolo utilizzati in genere nelle sistemazioni a verde pubblico perché varietà robuste, resistenti alle malattie, facili da manutenzionare perché autopulenti e sempre in fiore, come ho avuto modo di constatare. Sono rosai prodotti da talea che rispetto alle varietà caratterizzate dal possedere un portainnesto ed una marza sono più resistenti alle avversità o alle drastiche potature perché sono in grado di rinnovare in modo rapido e completo la parte aerea del cespuglio; temono solo la siccità ma, coltivate ai margini di un prato ben innaffiato nel periodo estivo, dopo il periodo più caldo, continuano a fiorire tutto l’anno.


La varietà della rotonda di Paternò sembrerebbe essere "RED HAZE", una rosa dai fiori a coppa, semplici,  dai petali colore rosso intenso e con stami dorati ben evidenti; i fiori non hanno profumo ma sono molto decorativi spiccando sul fogliame verde scuro, brillante; il cespuglio cresce in larghezza ma con vegetazione compatta e si pota generalmente ogni due anni.
La Red Haze ha vinto al Concorso di Monza, nel 1998,  la medaglia d’oro per “La rosa per l’arredo urbano” ma, mi dice Roberta dell’Azienda Vittorio Reich, che la varietà non è più in produzione sopravanzata da altre cultivar della serie Cityflor Tantau come Mirato, AspirinRose e Satina.

Ora che ne so pure il nome  e  sapendo che è una cultivar di rosa fuori produzione la guardo con maggiore simpatia ed ammirazione per come è riuscita a rivitalizzare il mio umore in questi freddi giorni d'inverno.

PS
Dopo la pubblicazione del post ho ricevuto la seguente precisazione dall'Azienda Vittorio Reich:
Carissima Sig.Marcella,
abbiamo avuto molto piacere di avere notizie, perchè ora con le foto che abbiamo visto nel suo bolg possiamo essere sicuri di che rosa  parliamo.
Ho mostrato tutte le foto da lei pubblicate e Vittorio che è il vero esperto ha riconosciuto la "sorella" di Red Haze. La rosa da lei fotografata è Purple Haze, con le stesse caratteristiche di Red Haze  come portamento e resistenza ma di colore rosso cardinale - porpora. Anche questa rosa non è più in coltivazione da diversi anni.
Siamo molto contenti di averla aiutata in questa ricerca, facciamo i nostri complimenti per il suo blog.

Grazie tante a voi

giovedì 27 novembre 2014

Euryops, giallo d'autunno

L’autunno che vedo nei luoghi a me intorno non ha i colori del rosso “foliage”. Vivo in un posto dove in questa stagione ti senti sudare al solo pensare di dovere indossare una felpa sui jeans. Gli stivali invernali appena comprati vorrebbero uscire ma i miei piedi accaldati mi fanno capire che è ancora il tempo delle ballerine e la sera, cercando di prendere sonno, mi stiracchio a cercare gli angoli freschi del letto pensando che altrove, in questa stagione, è cosa normale usare il piumone.
L’autunno che vivo in Sicilia è stagione del giallo colore, il giallo solare, selvaggio, stradale delle margherite africane,  arbusti stentati coperti di polvere che hanno trascorso sei mesi all’asciutto aspettando il momento di potersi beare sotto il primo diluvio autunnale. Reidratati i tessuti e lavate le foglie ogni secco cespuglio entra presto in azione producendo migliaia di fiori color giallo limone che a guardarli ti vien da pensare: ma che me ne importa del rosso foliage, del triste tramonto del verde che muore se il verde che ho intorno è di un giallo esplosione, un colore vitale che mi  fa elettrizzare,  che fa dell’autunno la più bella stagione. 
Euryops pectinatus è un’ asteracea di origine sud africana che forma un arbusto sempreverde dalle caratteristiche foglie fortemente pennate, da cui il nome specifico pectinasus (pettine), di un bel colore grigio argenteo per la presenza di una caratteristica tomentosità. 
In autunno e fino ai primi freddi Euryops  produce infiorescenze a capolino simili a grandi margherite a 13 petali (brattee), di colore giallo dorato, appuntite e fuse alla base.
Particolarmente adatto al clima mediterraneo è un arbusto che non ha grandi esigenze idriche, cresce velocemente, ama il sole, il mare ed il terreno roccioso com’è nella regione del Capo da cui questo arbusto proviene.
Alla fine della fioritura è richiesta solo una spuntatura dei fiori secchi perché l’arbusto mantenga la caratteristica forma a cuscino.
Proprio per la sua eccezionale rusticità è tra le specie più utilizzate per il verde di tipo stradale.
 

domenica 18 maggio 2014

Proteaceae, un caleidoscopio di colori

Una famiglia botanica di origine australe coltivata e commercializzata con successo in Toscana
Tra le piante arbustive da fiore più strane che è possibile coltivare nei giardini a clima mediterraneo un posto di primo piano occupano le Proteaceae le cui diverse specie appartenenti a Generi come ProteaBanksia, Leucadendron, Telopea, Grevillea, Isopogon, Dryandra, Hakea hanno tutte infiorescenze vistose dai colori sbandierati, esotici, sgargianti come c’è da aspettarsi da generi appartenenti ad una delle famiglie più caratteristiche ed importanti dell’emisfero australe. Si tratta di entità botaniche antiche le cui origini si fanno risalire ad oltre 140 milioni di anni fa prima della deriva dei continenti; quando le terre emerse cominciarono a separarsi alcune specie rimasero confinate in Africa meridionale dando origine alla sottofamiglia delle proteoideae, mentre altre, oggi inserite nella sottofamiglia delle grevilleoideae, sono presenti soprattutto in Australia con circa 800 specie riunite in 45 generi di cui alcuni esclusivi di questo continente come i generi Banksia, Grevillea, Dryandra, Hakea.
Pinterest

La variabilità che caratterizza l’intera famiglia riguarda sia l’aspetto delle piante che le strutture fiorali di una singola pianta nel corso della stessa fioritura; non a caso la famiglia delle Proteaceae deve il suo nome al genere Protea, studiato e classificato da Linneo nel 1735; esaminando i campioni di alcuni esemplari che gli erano stati inviati dal Sud Africa e notandone il carattere di notevole variabilità, Linneo diede loro il nome del dio greco Proteo che secondo la leggenda era in grado di cambiare continuamente aspetto per sfuggire a Menelao che ne voleva trarre auspici. Il termine protee è stato poi esteso alle tantissime specie appartenenti alla Famiglia, anche di generi diversi da Protea, accomunati dal possedere infiorescenze dalle strutture molto strane ed inconfondibili. 
 
Il fiore di una protea classica, ad esempio, ha l’aspetto iniziale di un carciofo (non per niente la denominazione botanica è di Protea cynaroides), un grande ricettacolo circondato da sepali e petali saldati insieme a formare brattee molto colorate con funzione vessillare. Un’infiorescenza può contare anche 160 fiori disposti a spirale e quando le brattee si aprono i fiori sbocciano partendo dall’esterno e procedendo verso l’interno.
La stranezza delle forme, la singolare bellezza dei fiori e la notevole possibilità di ibridazione ha consentito di selezionare, a partire dagli anni 60, cultivar di pregio di Protea cynaroides e di altre specie (Protea magnifica, Protea eximia, Protea nerifolia, Protea repens con i relativi ibridi) da coltivare in pieno campo e commercializzare come fronda e fiore reciso, un prodotto molto ricercato dai fioristi per bellezza e durata (oltre due settimane).
I principali centri di produzione a livello mondiale sono, oggi, la California, seguita dalle regioni d’origine come Australia e Sud Africa, da Israele, Isole Canarie e in Europa, particolarmente in Toscana, una regione a vocazione florovivaistica dove le protee vengono coltivate essenzialmente come piante fiorite da vaso.
Per saperne di più sui motivi che hanno determinato la nascita in Italia di un polo di produzione di specie così selvatiche ed esotiche, abbiamo chiesto a Gabriele Simoncini del vivaio omonimo di raccontarci la storia di come la sua famiglia abbia intrapreso la coltivazione di queste particolarissime piante.
"I Vivai Simoncini è un'azienda florovivaistica avviata a Pescia, in provincia di Pistoia, nel 1950 dai miei nonni che producevano garofano per farne fiore reciso; alla costituzione della Cooperativa Floratoscana ne siamo subito diventati soci, affiancando al garofano la produzioni di calle , iris, bocche di leone, Gypsophila e crisantemi. Circa 10 anni fa a causa di una forte crisi del fiore reciso, insieme ad altri soci della cooperativa abbiamo deciso di diversificare la produzione entrando nel mercato delle piante in vaso con un prodotto unico e particolare. La nostra attenzione si è rivolta alle protee e per capire e apprenderne le tecniche di produzione siamo stati in Australia a visitare aziende e a stipulare accordi commerciali per l’approvvigionamento del materiale di propagazione certificato.  Nell’ambito di Floratoscana abbiamo quindi formato un gruppo di una decina di aziende che si è specializzato nella coltivazione di generi di protee, diversi per azienda, curandone anche la moltiplicazione per talea delle varietà da noi scelte e coltivate che vengono prodotte in Italia da un’azienda del gruppo. Attualmente la produzione del Vivai Simoncini, svolta a conduzione familiare, si sviluppa in 3 serre di circa 2000 mq ciascuna  avendo in coltivazione i generi Protea, Telopea, Leucospermum e Grevillea.
La Grevillea è il genere di Proteaceae più comune in Italia, coltivata già da diversi anni in Puglia e anche Sicilia, stiamo però ampliando il catalogo mettendo in produzione altre specie di Grevillea tra cui la Grevillea juniperina, Grevillea banksia e Grevillea longifolia.
Tra le protee la varietà più conosciuta e commercializzata è la Protea Little Prince, una Protea cynaroides che cresce, rispetto ai suo fratelli maggiori White king e Pink king, in modo più contenuto rimanendo una pianta più compatta e proporzionata.
Dall'arrivo della talea alla vendita passa circa un anno e mezzo durante il quale le piante subiscono rinvasi e potature a seconda delle necessità della varietà. Una volta ottenuto, il prodotto finale viene commercializzato all'ingrosso da Floratoscana principalmente in Portogallo e in tutta Europa attraverso i mercati olandesi. Purtroppo una piccolissima percentuale è destinata all'Italia, perché nel nostro paese le protee sono ancora troppo poco conosciute e richieste".
"Quali tra i diversi generi presenti in coltivazione nella vostra azienda avrebbero possibilità di essere introdotti con successo nei giardini mediterranei ?"
"Una tra le specie che effettivamente è già presente nella maggior parte dei giardini è la grevillea, un tipo di pianta resistente al freddo, che una volta stabilita garantisce la fioritura durante quasi tutto l’anno, incominciando dai mesi invernali. Assieme ai cespugli di grevillea, potrebbe trovarsi benissimo anche la telopea, pianta molto resistente al freddo, sempreverde con sviluppo a cespuglio e talvolta piccolo alberello, che produce una lunga e robusta fioritura per tutta la primavera ed oltre.
La protea è ideale per posizioni soleggiate purché ben arieggiate, basta disporre le piante  in modo che siano riparate a nord e libere verso sud; l’unica cosa necessaria alla crescita e alla salute di queste piante è, infatti,  il sole che deve essere diretto. Durante l’inverno, in zone fredde,  è preferibile mettere le piante al riparo con la stessa tecnica che si usa per coprire le piante di limone."
A sentire il parere di Gabriele la coltivazione delle protee è, dunque,  alla portata climatica di molti giardini mediterranei e procurarci esemplari di questi fiori "alieni" è facile grazie al  catalogo online dei Vivai Simoncini  che effettua la vendita per corrispondenza di tutta la produzione.  Ed allora, lasciamoci tentare dai colori pirotecnici delle protee che nate e cresciute in Italia non avranno di certo nostalgia delle loro origini lontane.

Bibliografia: F. Sammiceli, Possibilità di utilizzazione delle Proteaceae nel florovivaismo siciliano (le foto del primo collage sono tratte dalla tesi),  Università degli Studi di Catania Facoltà di Agraria. Proteas passion for collection Flora Toscana

domenica 16 febbraio 2014

Caffè, caffè: Coffea arabica e sai cosa bevi

“Caa-ffè, caffè” gridava il ragazzo del bar all’arrivo del treno in stazione, tra stridore di freni e nuvole di vapore; “caa-ffè, caffè” lo si sentiva cantilenare mentre con il vassoio in mano fendeva la folla intenta a salutare: “ Hai fatto buon viaggio?” o: “Quando arrivi, chiama”; e bisognava sporgersi dal finestrino per farsi notare, sventolando la mano e urlare per farlo avvicinare e riuscire così a conquistare, soldi alla mano, uno dei pochi diversivi del lungo e noioso viaggio che da Catania mi portava su fino a Trieste e poi ancora, in autobus, oltre cortina, in Jugoslavia, fino al paesino istriano di Lovran dove mia nonna abitava.
Era la fine degli anni 70 ed allora i grandi spostamenti si facevano in treno; un lungo viaggio per una breve vacanza; un esercizio di infinita pazienza su di un treno a cuccette di seconda classe dove non c’era altro da fare che leggere, dormire o chiacchierare. Niente tecnologia, allora, no voli a prezzi stracciati ne web, ne ipad. 
"Caa-ffè- caffè", la voce mi cantilena in testa ogni qual volta mi trovo al cospetto di un qualche esemplare di Coffea arabica, specie presente in molti Orti Botanici dove, al riparo di accoglienti serre, la specie riesce a fruttificare anche in ambiente mediterraneo.
Il primo esemplare l’ho incontrato all’interno della Serra Carolina presso l’Orto Botanico di Palermo, poi all’Orto di Padova, a Firenze all’Istituto d’Oltremare ed ora anche nella nuova serra dell’Orto Botanico di Catania. La pianta del caffè si presenta come un piccolo alberello sempreverde a foglie grandi, di un verde brillante, sorrette da brevi piccioli. 
I fiori, bianchi e profumati producono bacche di colore rosso, a maturità, che racchiudono due semi (chicchi) con la faccia dorsale convessa e quella ventrale piana. I chicchi verdi sono inodore e solo dopo che è avvenuta la torrefazione si sprigiona da essi il caratteristico profumo. 
Il principio attivo in essi contenuto è la “caffeina” sostanza che ha reso il caffè un prodotto commerciale di notevole importanza. Le innumerevoli qualità di caffè si distinguono tra loro per colore ed aroma le cui differenze dipendono da molteplici fattori come la provenienza geografica, la ricchezza del suolo, il clima, la diversa specie o la modalità di torrefazione.
Coffea arabica è originaria dell’ Abissinia da dove si è diffusa in varie regioni africane ed in Arabia, per passare poi in vari paesi dell’America centro-meridionale (Brasile, Colombia, Messico), divenuti oggi i maggiori produttori del mondo. La pianta del caffè venne introdotta in Europa nel 1576 grazie al medico e botanico tedesco Rauwolf e ben presto divenne una delle essenze più comuni del Vecchio Mondo anche se l’uso della bevanda eccitante fu aspramente contestata inizialmente dai medici e dalla Chiesa. 
La specie predilige condizioni climatiche caldo umide senza periodi freddi e può essere  coltivata facilmentein vaso utilizzando terriccio fertile, ricco di sostanza organica, ben drenato, tendenzialmente acido; preferisce un' ombra parziale, soprattutto nella fase giovanile della crescita, tanto che nelle coltivazioni in piena terra gli arbusti del caffè vengono tenuti inizialmente sotto altre piante come le Erythrine che assicurano una adeguata protezione dal sole. 
Oggi è facile trovare presso garden center o ipermercati piantine di Coffea arabica in vaso, commercializzate come piante d’appartamento. Io ne ho due piccole in balcone in una zona dove non batte direttamente il sole; sono piante gradevoli con il fogliame di un lucido brillante ed hanno il pregio che se stanno male te lo fanno capire perché le foglie inferiori del fusto cadono subito al minimo accenno di sofferenza. Spero che crescendo arriveranno a fiorire e allora chissà se...: "Caa-fè, caffè!"


domenica 4 novembre 2012

Cassia, una specie da fiore per l'autunno a clima mite

Quando altrove maturano le castagne , gli alberi si vestono di colori autunnali ed i negozianti aspettano l’arrivo del primo vero freddo per riuscire a vendere qualche nuovo abbigliamento invernale, in Sicilia fiorisce la Cassia un arbusto ornamentale di origine sud americana che nelle regioni mediterranee si è così bene adattato al clima delle aree costiere da non rimpiangere i luoghi di origine. Che si senta a proprio agio lo si capisce dalla solare, esplosiva fioritura che ogni singolo arbusto di cassia, il cui aspetto è tutto l’anno un poco dimesso, effettua all’unisono in autunno in ogni angolo di giardino o balcone che ne ospiti un esemplare.
 
Un giallo dorato, come è tipico di altre leguminose ma che, nella cassia è luminoso, caldo, solare come solo un arbusto tropicale sa fare. La cassia da un punto di vista sistematico è una leguminosa oggi attribuita alla famiglia delle Fabaceae e rinominata con l’attributo generico di Senna. Il genere comprende oltre 700 specie di arbusti diffusi nelle regioni tropicali. I vivaisti vi diranno che le specie maggiormente presenti nei nostri giardini sono Cassia corymbosa, Cassia bicapsularis, Cassia didymobotria ma in realtà le singole entità specifiche sono di difficile identificazione e dunque per non incorrere in attribuzioni errate delle foto indicherò solo il termine generico di Cassia.
La cassia è un arbusto o piccolo alberello sempreverde a foglie composte a coppie di 6, 8 o 10 foglioline oblunghe, ovate, a margine intero, la cui fioritura avviene generalmente in autunno, essendo la specie brevidiurna, con fiori grandi circa tre centimetri di un giallo caldo e dorato, riuniti a mazzi in cima ai rami. 
Al centro di ogni corolla vi è una decorativa successione di stami di diversa forma; alcuni sono ricurvi, altri lucenti per attirare pronubi ed assicurare una efficace impollinazione. I frutti sono baccelli che si formano mentre la pianta è ancora in fioritura.
In terrazza da mio padre, oramai da diversi anni, alcune rustiche piante di cassia ottenuta da seme fioriscono in abbondanza e si riproducono regolarmente. Nei giardini la cassia predilige posizioni soleggiate e siccome l’arbusto è un poco spoglio al piede la sua collocazione andrebbe associata ad arbusti bassi sempreverdi da posizionare in primo piano come pittosporum nano, raphiolepis o carissa.
Curiosità:
La polpa dei baccelli e le foglie di alcune specie di cassia proveniente da Africa ed India sono utilizzate in erboristeria come efficace lassativo.
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