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domenica 23 agosto 2015

Nikolaj Vavilov e l'origine delle piante coltivate

Di lui e del suo libro si parlerà a Murabilia  il 4 settembre 2015
Nikolaj Vavilov  è per me il ricordo di un nome lontano che risale ai tempi dell’ Università quando, studiando in modo matto e disperatissimo, incameravo miriadi di informazioni  per il breve tempo dell’esame, mettendole,  poi, se non più usate, nel dimenticatoio.  Poi quest’estate, leggendo il bellissimo libro di Stefano Mancuso “Uomini che amano le piante” dove si racconta la vita di  botanici, genetisti, esploratori, agronomi, filosofi e letterati, da Malpighi a Darwin, da Mendel a Jean-Jacques Rousseau, da George Washington Carver a Vavilov appunto, accomunati da una vera passione per le piante che studiarono con competenza e tenacia, spesso in un mare di difficoltà, il cassetto della memoria si è aperto e mi sono improvvisamente ricordata di  lui: Nikolaj Ivanovič Vavilov,  uno dei padri nobili dell’agricoltura mondiale, un agronomo russo vissuto agli inizi del 900 che tra i primi intuì l’importanza della genetica vegetale, scienza allora agli albori, che applicò alla selezione di nuove varietà di frumento con l’intento visionario di trovare super varietà capaci di sfamare il popolo russo stremato dalla povertà e dalla fame. 
Nel libro di Mancuso il capitolo dedicato alla vita di  Vavilov è avvincente ma, allo stesso tempo, avvilente per come l'ideologia e il dogmatismo staliniano ebbero la meglio  sulla passione e l'impegno di un uomo che aveva dedicato la vita alla studio delle piante.
 
Nikolaj Ivanovič Vavilov, nasce a Mosca nel 1887 da una famiglia di mercanti; nel 1906 si iscrive all’Istituto di Agricoltura moscovita dove si distingue per impegno e grandi capacità laureandosi nel 1911. Negli anni successivi, effettua viaggi di studio all’estero dove conosce W. Bateson uno dei padri della genetica e di ritorno in patria mette a punto un dettagliato e grandioso programma di lavoro mirato ad applicare le nozioni acquisite alla selezione di nuove varietà di piante coltivate per migliorarne la produttività, avvalendosi anche delle esperienze condotte sul frumento da Nazareno Strampelli agronomo e genetista italiano. La Russia era in quegli anni un paese caratterizzato da una agricoltura molto arretrata sia da un punto di vista tecnologico che organizzativo. Le devastazioni avvenute nel corso della prima guerra mondiale rendevano urgente sopperire alle esigenze alimentari della popolazione e questo spinse il governo sovietico ad avviare un grandioso programma di trasformazione dell’agricoltura. Il compito di dirigere il lavoro fu affidato a Vavilov che fondò l’Accademia pansovietica di scienze agrarie Lenin (Vaschnil ) avviando, tra il 1920 e il 1930, un piano di esplorazione mondiale nel corso della quale, con oltre cento viaggi al suo attivo in 64 paesi, metterà insieme una enorme collezione costituita da più di 50.000 varietà di piante selvatiche e da 31.000 campioni di grano conservati in un enorme bunker costruito sotto l’Istituto, a San Pietroburgo. E’ in questi anni di frenetiche ricerche che Vavilov riesce a costituire nuove varietà di frumento che daranno alla Russia un importante contributo per l’aumento delle produzioni cerealicole, mettendo, altresì, a punto la teoria per cui è studiato sui libri di testo; nel corso dei suoi molteplici viaggi, Vavilov infatti intuisce e teorizza nel suo libro ‘ Origine delle piante coltivate’ (1927) che nel mondo le piante non erano state domesticate a caso ma ciò era avvenuto in particolari regioni diverse per ogni specie chiamate "centro di origine" dove la specie era presente con la massima variabilità genetica, individuando quello delle principali specie coltivate in piccole aree geografiche del mondo, specialmente nelle regioni montane dell'Asia e dell'Africa.
Tuttavia con la morte di Lenin, che appoggiava e finanziava il programma di Vavilov  e l’avvento di Stalin, il suo progetto di ricerca viene messo in discussione da alcuni studiosi sovietici come Lysenko che ne confutavano le teorie mendeliane mettendone in dubbio anche l’efficacia pratica. Il susseguirsi di anni di raccolti disastrosi crearono notevoli difficoltà a Vavilov che si ritrovò sempre più isolato ed inviso al regime che lo accusò di avere ritardato lo sviluppo della produzione agricola facendolo arrestare nel 1940 con l’accusa di spionaggio e cospirazione antisovietica. Vavilov morirà nel 1943 di fame e di stenti nel carcere staliniano di Saratov. Ma la sua passione aveva fatto scuola, nonostante la sua morte e il lungo assedio (dal settembre 1941 al gennaio 1944) alla città di San Pietroburgo (al tempo Leningrado), i suoi manoscritti, i documenti e soprattutto la sua grandiosa ed inestimabile raccolta di semi e di materiale vegetale rimase integra, tenuta gelosamente nascosta ai tedeschi da scienziati del suo gruppo di lavoro, in nove dei quali preferirono morire di fame piuttosto che intaccare la collezione.  Nel 1955 Vavilov fu riabilitato riconoscendo da parte governativa l’assoluta inconsistenza delle accuse a lui addebitate e successivamente gli venne dedicato l’Istituto che per tanti anni aveva diretto.
 
Ancora suggestionata dalla lettura del libro di Mancuso, mi sono sentita molto coinvolta   visitando, questa estate, il padiglione della Russia a Expo che è dedicato agli uomini che hanno contribuito allo sviluppo dell’agricoltura e alla sicurezza alimentare del paese; la prima stanza è intitolata  a Vavilov e all’istituto che ne porta il nome, che è oggi un centro mondiale per lo studio e la conservazione delle risorse vegetali composto da 323 mila varietà di semi che rappresentano più del 10% delle piante coltivate sul pianeta. Intere pareti espongo una parte dell’erbario e guardando i singoli campioni retroilluminati e le notazioni in calce ad ogni preparato io mi sono emozionata.


Infine,  leggendo il programma di incontri Piante e saperi: libri per il 2015 , curati da Mimma Pallavicini  per Murabilia mi rendo conto come Vavilov ha riempito la mia estate; venerdì 4 settembre, infatti, verrà presentata da Riccardo Franciolini della Rete semi rurali la prima traduzione italiana del libro di Vavilov:   L’Origine della piante coltivate I centri di diffusione della diversità agricola edito da Pentagora. Il libro l’ho già ordinato e non vi nascondo che mi sarebbe piaciuto molto assistere alla sua presentazione. 




martedì 19 agosto 2014

E' in fiore Blossom zine d'autunno

Blossom zine è la più innovativa ed interessante proposta editoriale dedicata agli appassionati del verde che ha fatto la sua comparsa sul web da poco più di un anno; innovativa perché è un magazine online assolutamente gratuito che, utilizzando il servizio Issuu, capace di trasformare un file PDF in un documento tridimensionale, si presenta graficamente come una rivista che può essere sfogliata e letta come un vero giornale. Non è però nel formato della rivista la vera novità ma nella varietà ed interesse degli argomenti trattati: ogni numero, che esce con cadenza trimestrale seguendo il succedersi delle stagioni, contiene una raccolta di articoli di giardinaggio e botanica, reportage di viaggi o di luoghi verdi ma anche di design, moda, cucina vegetariana, composizioni floreali, recensioni, interviste, realizzati con il contributo di oltre 90 collaboratori italiani ed esteri autori di blog, designer, fotografi, stilisti, landscape designer, agronomi, tutti scelti e coordinati da Dana Frigerio che è il direttore editoriale di questo innovativo magazine digitale.
 
Dana, con un passato da scenografa è, oggi, garden designer e autrice lei stessa di un blog molto seguito dal titolo Dana-Garden Design; persona solare, curiosa, cosmopolita piena di interessi e competenze (progetta spazi a verde, collabora con riviste del settore, viaggia seguendo le più importanti mostre internazionali ed ha scritto anche due libri (Decorare casa con le piante e Bali: parchi, piaceri e passioni), dalla sua villa sul lago di Como ha stabilito grazie ad un uso moderno e mirato dei principali social network un intreccio di conoscenze e rapporti di amicizia che le hanno consentito di imprimere un’impronta internazionale al giornale i cui singoli articoli riportano a fianco al testo in italiano anche la traduzione in inglese. Sono articoli brevi, adatti al pubblico abituato all’uso dei social network, scritti in modo chiaro e mirato, corredati da immagini che ti fanno conoscere il mondo.
Ne è un esempio l’ultimo numero della rivista Blossom zine d’autunno da ieri online che racconta, con diversi contributi, storie verdi provenienti dal Brasile (Passeggiando in un giardino segreto a Belo Horizonte di Anna Carolina Luciano; Dalla Fazenda Santo Antonio la Geleia de Hibiscus , testo e foto di Marcia Perigolo Cordeiro; A genuine cup of Grazilian coffee di Anna Crolina Luciano; Il buon vino della terra del caffè  di Nella Cerino).


Ma in questo numero si parla anche di Giordania (Plant hunters Giordania Tiziano Bianchi, Luigi Conti, Virgilio Piatti), 
e di Italia (Progetti con il sole pugliese di Enrica Farinelli; Lo zafferano del Monserrato di Marzia Barosso; Tea time con Lidia Zitara Raccontaci della flora spontanea in Calabria).

Ed ancora,  articoli di bricolage verde come Flower seed packets di Simonetta Chiarugi; Cake di semi per uccellini di Alfonsina Tartaglione o il lavoro fotografico di Patrizia Piga e Flavio Catalano autori di: Natura morta come farla rivivere, insieme a: Il foliage di Sergey Karepanov 


Tra gli altri, anche un mio piccolo contributo come recensione all’ultima pubblicazione di Lidia Zitara dal titolo “La piccola estate”.
 
Centosedici pagine da sfogliare, leggere e condividere, tutte rigorosamente free ed esclusivamente online. Da non perdere.
 
 
 
 

mercoledì 28 maggio 2014

"La piccola estate" di Lidia Zitara

Conversando con Lidia del suo nuovo libro
Non conosco Lidia di persona nel senso che fisicamente non ci siamo mai incontrate; io vivo in una grande isola con il ponte levatoio perennemente alzato, Lidia vive in Calabria, anch’esso un mondo a parte affacciato sul mare; ma siamo entrambe meridionali accomunate da una sensibilità verso le piante e gli animali che ci rende amiche. Amiche di penna come si diceva un tempo quando i lunghi viaggi e la scarsa possibilità di movimento rendevano obbligatori gli scambi epistolari per intessere conoscenze, rapporti, amicizie. In era tecnologica non è più la “penna” il tramite per molte amicizie a distanza ma il computer e i social network e la possibilità di scrivere comunicando all’intero mondo il proprio sentire. Di Lidia conosco ed apprezzo perciò quello che lei ha voluto rendere pubblico attraverso i suoi scritti: sul blog “Giardinaggio Irregolare” uno dei più seguiti ed autorevoli;
ma anche su FB  dove, sul suo diario, si innescano discussioni  a più voci, coinvolgenti e talvolta, interminabili.
Lidia è anche molto conosciuta tra i “giardinofili” per l’autorevole attività di moderatore esperto del forum “Compagnia del Giardinaggio”;
ed è autrice di pubblicazioni editoriali come il libro “Giardiniere per diletto” che tanto successo ha avuto tra gli appassionati del genere o l’introduzione su Ippolito Pizzetti nel libro che raccoglie le bandelle della collana “L’Ornitorinco”.
Quale è il tratto distintivo di Lidia che ho imparato a conoscere dopo anni trascorsi a seguirne sul web pubblicazioni, scritti e pensieri? Il suo carattere di donna spigolosa, intransigente, veemente nel portare avanti tesi e ragioni, che spesso non conosce mediazioni ma è ugualmente capace di profonda sensibilità, fragilità, romanticismo, melanconia; con un forte piacere per la scrittura che la spinge a scrivere di giardini su Wikipedia, che le fa recensire libri su Amazon;  bulimica lettrice di generi letterari vari, da Tolkien ai classici, appassionata di cinema e di grafica, fotografa di giardini e natura su Flickr; amante dei cani e gatti di casa che rappresentano una parte importante della sua famiglia, con poca o nessuna predisposizione per il mondo dell’infanzia che viene spesso menzionato ne suoi scritti per rilevarne gli aspetti più molesti. Nel suo blog che sovente chiude e poi riapre in funzione della voglia che ha di comunicare con gli altri si alternano post centrati sui giardini e sul parlare di giardini come la recente intervista a Marco Martella a post ermetici il cui significato spesso mi trova spiazzata e perplessa: “Dal panopticon alla tessera della palestra, passando per la leva militare”
Lidia ha pubblicato in questi giorni il suo secondo libro “La piccola estate” sotto forma di romanzo edito da Pendragon che sarà in libreria dalla metà del prossimo mese. Le ho chiesto di rispondere ad alcune domande per arrivare preparati all’evento.

"Un romanzo è un genere diverso da un saggio o da un manuale di buon giardinaggio; cosa ti ha spinto a parlare di un giardino raccontandone la storia sotto forma di racconto?"
"Mi è partita una vena triste, di malinconia, per qualcosa di perduto. I vecchi amici capiranno a cosa mi riferisco. Ci sono persone che hanno bisogno di scrivere tutto, dalla lista della spesa, al diario, all’esercizio di stile, al blog. Non sono tra questi, la scrittura mi rattrista, scrivere è sempre un’attività faticosa. Ma ho un forte bisogno di cristallizzare i dispiaceri, scriverne è un modo come un altro per bloccarli in una palla di vetro, posarli su uno scaffale della propria anima e dimenticarli lì. In qualche modo lo scrittore se ne disfa, li “appioppa” al lettore. Penso sia abbastanza comune per lo scrittore un tentativo di “consegnare all’umanità” il proprio dolore: in questo modo lo divide con gli altri, e –si sa- mal comune… "


"È la storia di un giardino o quello di una ragazza che non amando il genere umano ama i giardini?"

"Non è la storia di un giardino, no, per nulla. Anzi, forse sono debitrice a questo giardino immaginario di qualche attenzione in più, ma non volevo che fosse considerato tra i protagonisti della Piccola Estate. La verità è che non c’è nessun protagonista, anche la ragazza di cui seguiamo le giornate, fa la “comparsa” nella storia della sua vita. Vive come in attesa di qualcosa, qualcosa che non arriverà –o tornerà- mai. Percepisce se stessa in maniera distorta, consapevole solo in apparenza. Non riesce ad amare le persone e anche per questo preferisce i giardini, che sono frutto di una operazione di controllo e manipolazione (a cui le persone per solito sfuggono). La vera protagonista del romanzo è la desolazione della “vita comune”, del tempo che passa, dell’abitudine a pensare alla propria vita come un deserto di sentimenti senza risposta". 

 "Vuoi raccontarne in breve la trama"

"Una ragazza deve badare ad un giardino di campagna per un’estate. Tutto qui. Non mi fare dire niente, ma la trama non è essenziale, in questo romanzo". 

 "Occuparsi di un giardino nelle estati torride del meridione d’Italia viene descritto nel tuo libro come un’attività spossante, (caldo torrido, ore passate ad innaffiare) è veramente così: giardinaggio come “travaglio, sofferenza?"

"Il giardinaggio in inverno può essere molto gratificante dal punto di vista fisico, non è una fatica né un travaglio, anzi, è corroborante, ritempra. Hai il mal di schiena? A zappare e ti passa. Mal di testa? A zappare e ti passa. Ma dopo maggio diventa un tormento. Il solo pensiero di uscire a togliere le erbacce, a controllare i vasi, persino a contemplare i fiori, diventa ammorbante. Il caldo si regge fino alle otto del mattino, e la sera si respira dopo le quattro di notte, se si riesce a prender sonno nonostante le zanzare. La mia esperienza diretta di giardiniera è limitata al mio paesino, Siderno, sul litorale ionico reggino, ma in zone più fresche l’estate è la stagione tanto attesa. In fondo in Inghilterra si aspetta l’estate per la fioritura delle rose (qui da noi a maggio sono già tutte andate)! Quando ero piccola, attorno a casa mia alitavano gli ultimi sospiri della campagna di provincia: ci si infilava tra gli orti dei vicini per andare a casa dei compagni di scuola, c’era sempre un varco attraverso cui passare per entrare nei frutteti. La nostra auto era la bici, e se no a piedi. Il terreno, materialmente, lo potevamo calpestare. Ora la città, ma anche i poveri brandelli di campagna, sono luoghi di transito, non di sosta. Oggi attorno a me ci sono case ricolme di vicini chiassosi e molesti, le pareti di calcestruzzo non sono solo un cambiamento devastante a livello paesaggistico, ma anche ecologico: la quantità di calore che trattengono è inimmaginabile. Se negli anni Ottanta l’estate era il momento del fresco e del ristoro, oggi è un inferno di chiodi arroventati che piombano sulla terra. Non mettiamo il dito nella piaga “acqua”. Altro che romanzo"

"L’esperienza e la sensibilità botanica che caratterizzano la protagonista hanno tratti autobiografici?"

"Del tutto, sì. Da lettrice ho sempre biasimato i romanzi in cui il giardino, le piante, i fiori, sono uno stratagemma per attrarre l’attenzione degli appassionati, ma che in realtà parlano di tutt’altro. Un esempio? Fammi sfogare, non danneggio nessuno, l’autrice è straniera e il volume fuori catalogo: Il giardino che fioriva di notte, una miserevole storiella pseudo-romantica con abbondante farcitura di sentimentalismo da battaglia in assetto antisommossa. Proposto in tutte le liste di romanzi che parlano di giardini, must delle generazioni di giardinieri dei decenni passati, solo perché all’interno l’autrice vi ha abusivamente introdotto una cassetta di pansé. Ho voluto parlare di fiori per quel che sono, di giardini per quel che sono, non per simboli, metafore, analogie e allegorie, che mettono una enorme distanza tra noi e la nostra comprensione della Natura". 

A me la storia è piaciuta, e molto; si legge d’un fiato e rappresenta un altro piccolo tassello che va a comporre il grande e misterioso puzzle che è la complessa personalità di Lidia. Non resta che attendere l'effettiva uscita del libro, nei primi del mese prossimo, in libreria.

lunedì 2 settembre 2013

Ho letto il libro della Lucilla

Notazioni sul libro Uomini e piante di Lucilla Zanazzi


In agosto sono stata a trovare Natale Torre a Milazzo; andare da lui è sempre una festa per le meraviglie botaniche che è stato in grado di collezionare nel suo giardino vivaio in tanti anni di ricerca e coltivazione. Un mare di fiori e frutti e curiosità tropicali che è una goduria fotografare e poi a casa studiare seguendo il ricordo dei  racconti di Natale; viaggi, esperienze, motivazioni che lo hanno portato in giro per il mondo a cercare tantissime specie  da provare ad acclimatare e riprodurre nel clima della tiepida Sicilia per la gioia dei collezionisti e degli Orti Botanici di tutta Europa.  “Un vero capovolgimento di ruoli”, mi dice Natale chiacchierando mentre prepara un pranzo veloce: “dalla metà dell’800 ai primi decenni del 900 erano, infatti, gli Orti Botanici che avevano la funzione  istituzionale di introdurre ed acclimatare specie esotiche potenzialmente utili per il nostro ambiente; è stato, ad esempio,  grazie al ruolo dell’Orto Botanico di Palermo che  nelle campagne della Conca d’Oro si è diffusa la coltivazione del mandarino e nei giardini e nelle ville della città di fine 800 la collaborazione tra il Giardino Botanico di Acclimatazione e i giardinieri delle principali casate nobiliari ha consentito l’introduzioni di specie come  ficus,  yucche, eritrine  e chorisie che ancora oggi fanno bella e botanicamente interessante la città. Ma con il passare del tempo le Istituzioni Universitarie hanno perso questa importante funzione ed è stato allora necessario, per noi vivaisti appassionati dei tropici,  partire personalmente alla caccia di novità; ed è stato quello che ho fatto  e continuo a fare io dopo trent’anni di attività, a mie spese con viaggi annuali d’oltre mare sempre più mirati alla ricerca di una o più specie di interesse ornamentale o agrario che ritengo possano trovare casa nel mio vivaio come è successo in passato con avocado, annona, papaya,  litchi, guajava e moltissime  altre specie esotiche da giardino la cui coltivazione ho sperimentato ed effettuato a Milazzo con successo".
"Di questo ed altro  ancora parlo nel libro della Lucilla Zanazzi “Uomini e piante” che da pochi mesi è uscito per la DeriveApprodi di Roma:  l’hai letto?”; “ci sono anche io tra gli “uomini” del titolo ed in settembre faremo a Milazzo la presentazione del libro, poi ti farò sapere”. Io il libro l’avevo già comprato prima di andare da Natale ma non ne potevo parlare perché stava in pila sotto ad altri  sul mio sgabello di lettura. Al mio ritorno a casa sono andata subito a far riemergere il libro per vedere cosa Natale avesse raccontato di se e, a seguire, mi sono immersa nella vita di tanti altri personaggi che hanno rappresentato e rappresentano l’elite italiana del collezionismo botanico. Il libro non è di quelli che si leggono d’un fiato; ogni storia va ponderata con in mano una matita per vistare informazioni da approfondire. Il libro infatti  contiene moltissime notizie utili per  i neofiti, per quelli alle prime armi, per tutti quelli che vogliono appassionarsi alla coltivazione di una determinata specie  partendo dall’esperienza di quanto già fatto da altri, dal racconto di incontri, di viaggi, di letture che hanno contribuito a creare specifica conoscenza divenuta oggi, punto di riferimento per tutti gli appassionati. Io, ad esempio ho travato utilissima l’indicazione dei libri su cui i diversi intervistati si sono formati, i testi da cui  sono partiti per impostare le proprie collezioni, gli autori a cui essi si sono riferiti per alimentare culturalmente la propria passione. Una eccezionale base di partenza per evitare di brancolare nel buio nella fase iniziale dell’innamoramento di un Genere, un modo per non partire da zero spianando la strada a  tutti gli appassionati e collezionisti alle prime armi che dell’esperienza altrui potranno fare tesoro. Unica nota deludente del libro è il dovere constatare che le interviste sono un poco datate, sono state realizzate infatti dal 2007 al 2009 e in tanti anni alcune realtà sono cambiate: non ho trovato traccia del vivaio di Pelargoni Fra.Mar che ha cambiato nome e ora si chiama: Il fiore all'occhiello a nome della sola Marzia Milano; Rita Paoli ha fondato una nuova realtà produttiva  (Ladre di piante) per suo conto abbandonando il sodalizio descritto nel libro e due tra i più interessanti collezionisti non ci sono più. Ma di questo e di altro ancora se ne potrà discutere con l’autrice Lucilla Zanazzi domani, a Milazzo in occasione della presentazione del libro  che avrà luogo presso il Castello di Milazzo -Monastero delle Benedettine alle ore 19,30 .

 

sabato 13 aprile 2013

Ritorno a Valverde, invito alla lettura

Trovo molto gradevole la collana di libri “Scrivere Verde” diretta da Daniele Mongera per l’Associazione Culturale Maestri di Giardino che conta oramai otto titoli a firma dei maestri giardinieri aderenti all’associazione. Sono libricini di agile formato che hanno per me il pregio di potere essere discretamente portati e poi letti nel corso di quelle interminabili riunioni scolastiche dette “Collegio dei docenti” dove, mentre in pochi discettano di POR, C5 e art 9, i più si annoiano mortalmente. Io, invece, non mi annoio perché mi immergo, estraniandomi, nella lettura di questi brevi racconti dedicati alle piante, scritti in modo pragmatico eppure poetico da giardinieri-vivaisti, scrittori per caso, chiamati a raccontare la propria storia. I titoli sono allettanti per un lettore appassionato di cose verdi; “Mille salvie” di Elisa Benvenuti è il primo libro che ho letto, il racconto di un’avventura ed una passione coltivata nel piccolo vivaio Le essenze di Lea; “Cosa c’è Sotto- considerazioni sulla terra” di Diana Pace; come prendersi cura delle piante partendo dalla salute della terra dove i vegetali e tanti altri organismi convivono; “Come un giardiniere” di Paolo Tasini che contiene una selezione dei migliori post del suo blog Attraverso giardini dove si racconta il percorso spirituale, mai convenzionale, su come l’autore sia diventato giardiniere. Per altri due titoli, ”Sulle Palme” di Mirco Bagaloni e “Specimens” di Maria Laura Beretta, non posso parlare perché pur avendoli già comprati non li ho ancora letti.
Posso invece parlare e con piacere del lavoro di Ester Cappadonna, “Ritorno a Valverde” presentato in occasione della manifestazione Ciuriciuri svoltasi a Valverde in Sicilia, lo scorso fine settimana. Conosco Ester e suo marito Francesco, conosco la casa dove è ambientato il racconto, conosco la storia raccontata nel libro per averla direttamente ascoltata da Ester; leggo perciò d’un fiato il racconto pregustandone già una rilettura; il libro non è solo la storia di come sia nata la passione per le piante in una bambina catanese che trascorreva, con la famiglia, l’estate  al fresco nella casa di campagna di Valverde e degli incontri con persone e giardini che hanno segnato la sua vita; è soprattutto la storia di tutte le piante che Ester oggi possiede e vende nella sua casa -vivaio, piante ritrovate sulla scia del ricordo di un profumo, spesso recuperate in giardini abbandonati e subito amate in quanto piante rustiche, di scarse esigenze colturali, che hanno resistito all’abbandono al quale si erano oramai rassegnate; piante una volta immancabili in ogni giardino siciliano di tradizione perché resistenti alla siccità e al caldo estivo: Liriope muscari dalle spighe violette che fanno tappeto sotto due grandi pini del giardino; Freesia alba riscoperta inseguendo il ricordo di un giardino dei tempi di scuola; una specie vagabonda che ti ritrovi a cespi tra pietre ed anfratti ma che se vuoi riprodurre non intende ragione se non se ne conosce il segreto, come ha scoperto Ester anni fa: lasciare perdere i bulbilli e raccoglierne invece i minuscoli semi prima che prendano la  loro strada.
Lachenalia, Tradescantia, Chlorophytum, Freesia, Bergenia, Aspidistra

Ed ancora Amaryllis, Lachenalia, Tradescantia, RuscusBergenia e tante altre ancora; per ogni specie un ricordo, un giardino, un amico che ne ha segnato l’incontro. Mi dice Ester: "Quando Daniele mi ha chiesto di scrivere un libro sul mio giardino-vivaio non sapevo da che parte cominciare sino a che non ho capito che dovevo cominciare dal mio inizio, la casa di Valverde; il giardino della mia infanzia dove sono ritornata ragazza per costruire, insieme a mio marito Francesco, una storia di vita e di lavoro; sulla scia dei ricordi scrivere è stato facile ed in soli due giorni di questo freddo inverno ho scritto il libro". E’ venuto fuori un racconto gradevole per me che conosco luoghi e persone ma ritengo anche per chiunque altro voglia riscoprire, sulla scia dei ricordi di Ester, specie un poco fuori moda che hanno la delicatezza ed il profumo del ricordo delle nostre nonne; piante che  nei giardini moderni, caratterizzati da esigenze di manutenzione sempre più basse, avrebbero tutte la carte in regola per ritornare d’attualità.
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