Visualizzazione post con etichetta flora mediterranea. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta flora mediterranea. Mostra tutti i post

venerdì 23 ottobre 2015

Olea leucocarpa, la stranezza dei frutti albini

Stranezze ce n’è tante a questo mondo per chi ha sempre voglia di cambiare, ma io, invece, che non amo le sorprese vorrei che tutto rimanesse sempre uguale; stesso modo di vestire, scarpe basse e pantalone; stesso taglio di capelli senza uso di tinture; stessi amici di una vita con cui andare per giardini; stessa foto sul profilo che non voglio più aggiornare. Nella vita ho bisogno di certezze, come quelle che, per farvi capire, in campo alimentare sono per me le olive.
Ne conosco molti che non le possono sopportare, ma a me piacciono e non mi ci vuole molto a stabilire quale di esse devo consumare: o le prendo nere più o meno condite o raggrinzite come quelle infornate da usare per la pizza o le compro verdi, fatte in salamoia intere o denocciolate, connubio ideale per tutte le insalate. 
Sito immagine

Sito immagine
Amo le olive perché su di esse non c’è niente di nuovo da scoprire; è un alimento antico, un punto fermo in un mondo volubile in continuo divenire. Questo pensavo fino a pochi giorni fa quando ho scoperto che anche tra le olive si nasconde una insospettata, imprevedibile novità.
 
Esiste, infatti,una varietà di olive i cui frutti a maturazione ultimata sono bianchi perché come avviene negli organismi albini,  le sue drupe sono prive di pigmento. Olea europaea var. leucocarpa costituisce una popolazione di antiche varietà di olivo presenti sporadicamente  in coltivazioni in alcune regioni come Toscana e soprattutto Calabria,  provenienti in origine dalla Grecia. La particolarità dei suoi frutti è quella di essere privi di pigmenti antocianici che sono quelli a cui si deve, in fase di maturazione, l’inscurimento della polpa delle olive. I frutti delicati, di forma ovale e polpa carnosa, sono inizialmente verdi diventando a maturità uniformemente bianchi, con una resa in olio del tutto simile a quella riscontabile in altre varietà.
L’olio che se ne ottiene è molto chiaro e per tradizione veniva mescolato con balsamo e estratti di particolari radici per ottenere l' olio del Crisma, utilizzato per le cerimonie sacre e per alimentare le lampade nei luoghi di culto in quanto bruciando produce poco fumo; ecco perché, in Calabria, soprattutto nelle aree di origine bizantina, piante di olivo leucocarpa o leucolea, com’è in uso chiamarlo localmente, venivano piantate nei pressi dei monasteri basiliani.
Io le olive leucocarpe le ho comprate in occasione di una fiera da un produttore che per il semplice piacere della novità ne ha piantate una manciata di esemplari tra le tante di un nuovo oliveto.

Dopo cinque anni dall’impianto gli olivi sono entrati in produzione e a fronte di un olio dal gusto un poco insapore hanno dimostrato di possedere, invece, una notevole piacevolezza estetica al momento dei frutti  giunti a maturazione. Ed è questo, ritengo, l'utilizzo più appropriato di questa particolare varietà di olivo, un modo per dare un tocco di originalità ad un  angolo di giardino mediterraneo; viceversa, per uso alimentare, dopo la fatica di averle schiacciate, tenute in acqua ricambiata per cinque giorni ed infine messe sott’olio, le olive bianche mi hanno dato una forte delusione per il loro gusto sciapo e lo scarso sapore.
E poi dite che non ho ragione quando penso che è meglio non cambiare perché a rincorrere le novità si finisce, quasi sempre, per sbagliare.

Dove trovarlo: il produttore ha comprato le piante di Olea leucocarpa presso  Vivai Russo, contrada Statella snc, 95036 Randazzo (Ct)

lunedì 19 ottobre 2015

Ai Grandi Vivai Faro, Masterclass con Sarah Eberle

Si è svolta ieri presso lo showroom dei Grandi Vivai Faro, a Giarre, la seconda giornata dell’evento A new green scenario che, a corollario del convegno che ha avuto luogo nel fine settimana a Radicepura, ha organizzato per un numero massimo di 40 partecipanti, una Masterclass condotta da Sarah Eberle dal titolo “How to design and build a Mediterranean show case” su come realizzare esempi di show garden di ambientazione mediterranea.
 
 
Sarah Eberle è una paesaggista inglese che da quasi trent’anni ha maturato una notevole esperienza professionale sia nella progettazione di grandi opere pubbliche che nei piccoli giardini privati, dedicandosi tra l’altro con grande successo al particolare settore degli show garden, piccoli giardini sponsorizzati da grandi firme (Gucci, Loreal) che partecipano ai Garden Festival di miglior tradizione. Sarah detiene ad esempio il record di otto medaglie d’oro per spettacoli della RHS, ha vinto due volte a Hampton Court e nel 1999 al Chelsea Flower Show ha conquistato la medaglia d’oro per Michael Balston.
Sito immagine
Il programma di lavoro assegnato ai 40 partecipanti, soprattutto architetti ma anche agronomi o semplici appassionati designer, è iniziato con una introduzione condotta in inglese (ma a supporto di Sarah ha seguito i lavori anche Sergio Cumitini che forte dei suoi frequenti legami di amicizia e di lavoro con i maggiori garden design inglesi ha fatto da organizzatore- factotum– traduttore per tutto il tempo della manifestazione) su come disegnare e costruire uno show garden, cosa fare e non fare e che tecniche costruttive impiegare; poi gli allievi hanno avuto carta libera per mettere in pratica i consigli avuti realizzando un loro progetto sulla base di una superficie che fosse compresa tra i 5 e i 10 metri di lunghezza per i 5 metri di larghezza, aiutandosi nella scelta vegetale con il catalogo Piante Faro alla mano. Molti i consigli di Sarah in fase progettuale, poi il giudizio di merito. 
L’architetto Pietro Gellona fondatore dello studio di architettura e paesaggio LandAlab con sede a Cernobbio è stato uno dei partecipanti della masterclass; nessun problema con la lingua perché dopo la laurea Pietro ha studiato all’AA School of Architecture di Londra; un architetto esperto che ha lavorato in Italia ma anche in Australia e Svizzera. E’ a lui che ho fatto qualche domanda sulla riuscita in termini di accrescimento professionale della giornata trascorsa in Sicilia.
Pietro, perché hai chiesto di partecipare a questa masterclass che esplora un settore progettuale, quello dello show garden, che nel nostro paese è a dir poco marginale?
Ho deciso di partecipare perché ritengo che i garden show (soprattutto quelli inglesi) possano essere un ottimo trampolino di lancio e garantiscono una visibilità decisamente alta, conoscerne i meccanismi è quindi interessante sia da un punto di vista professionale che strategico.  Il progetto del giardino per un garden show è tuttavia una categoria di progetti a se stanti rispetto alla progettazione di un giardino tradizionale. Ritengo quindi importante la possibilità data da piante Faro di accedere a informazioni specifiche sul tema, attraverso l’esperienza di un grande professionista del settore. 
Nella fase introduttiva Sarah che consigli tecnici ha dato?
Sarah sia nella prima parte della giornata che durante i lavori ha dato informazioni decisamente interessanti per capire ed eventualmente sviluppare con maggiore preparazione questa categoria di progetti fatti per un pubblico di passaggio, di breve durata e che devono essere allestiti e smontati. Occorre puntare molto sul messaggio che si vuole trasmettere e che vi sia massima coerenza tra il messaggio e l'esecuzione del progetto; il ritorno degli sponsor rispetto all'investimento necessario per la realizzazione e lo smantellamento del giardino; i criteri di giudizio dell’RHS e l’attitudine dei giudici; l’importanza del fattore ” wow” rispetto al valore delle medaglie che si possono ottenere; l’attenzione alle ambiguità e la necessità di essere flessibili in cantiere; la gerarchia visiva delle piante e l’attenzione ai confini del progetto.

Quale è stato il progetto da te realizzato?
Il progetto che ho abbozzato, nel poco tempo a disposizione, era destinato a promuovere l’ospitalità alberghiera di un attività ricettiva del mediterraneo. Rappresentava un piccolo spazio di svago all'aperto per un bungalow.
Avevi già avuto esperienza nell’utilizzo di specie mediterranee per piccole superfici e conoscevi alcune delle piante presenti nel Vivaio Faro che conta oltre 5000 varietà? 

Non ho ancora avuto molte occasioni di usare specie mediterranee in piccoli spazi se non in un progetto in fase di realizzazione in Liguria. Alcune specie presenti nel catalogo di Piante Faro le conoscevo per esperienze passate di studio, viaggio e vita (ho vissuto e lavorato in Australia), molte altre sono state una piacevole sorpresa e durante la visita al vivaio si sono potuti ammirare esemplari incredibili, che ti fanno sperare di poter avere il prima possibile dei progetti che le possano accogliere e valorizzare!
Come si sono conclusi i lavori?
I lavori sono terminati con il rilascio di un attestato, Sarah manderà una mail ad ogni partecipante con una “critica” individuale di quanto prodotto.
Ritieni che sia stato proficuo partecipare a questa iniziativa?
Ne è valsa la pena, ho partecipato anche al convegno del giorno precedente, l’organizzazione e l’ospitalità sono state ottime.


Vista l’’intenzione annunciata nei giorni scorsi da parte della famiglia Faro di organizzare a Giarre nella primavera o nell’autunno del 2017 un Garden Show capace di competere con i più conosciuti Festival inglesi e continentali (Nagasaki, Singapore) è bene non farsi trovare impreparati all’evento; in quest’ottica la masterclass è stata solo un primo approccio al particolare settore dei show garden; un modo per stimolare l’attenzione di chi, forse, grazie ai consigli di Sarah avrà trovato la voglia e l’interesse o solo la semplice curiosità professionale di cimentarsi nella progettazione di show garden con professionalità all'inglese ma con una sensibilità che dovrà essere, com'è ovvio,  del tutto mediterranea.
 

mercoledì 24 giugno 2015

Capperi e cucunci

Quando ero ragazzina, al seguito di mio padre e dei miei zii che essendo insegnanti e, mio zio, medico della mutua, non avevano un gran che da lavorare, ogni pomeriggio nel dopo pranzo si usciva con una vecchia dauphine e i cani andando in giro per le campagne d’intorno a cercare qualcosa da raccogliere.
Che cosa, direte voi?
Ma, ogni stagione aveva la sua “cerca” che in genere cominciava in agosto con l’arrivo delle prime piogge che facevano spuntare i porcini; poi in ottobre e novembre si andava a prataioli o si raccoglievano pere d’inverno in un campo abbandonato vicino Barrafranca; in dicembre si faceva cicoria e funghi di ferla; in gennaio cercavamo narcisi; in febbraio spugnole e anche quando non c’era niente di edule da cercare si usciva lo stesso per andare a raccogliere lana di pecore sbadate che ad ogni passaggio di qua e di la dai recinti lasciavano impigliato al filo spinato metà del loro vello.
In primavera si raccoglievano asparagi e anemoni e poi di nuovo funghi. Ogni uscita era per me appassionante ma con l’avvicinarsi dell’estate il mio entusiasmo nel seguire le cerche parentali subiva un brusco affievolirsi. In luglio, infatti, nel momento più caldo dell’estate, che in Sicilia è tutto dire, alle tre del pomeriggio si partiva per Agira alla cerca di capperi e cucunci.
Il cappero spontaneo ha la pessima abitudine di crescere abbarbicato su impervie pareti di roccia dove solo capre e pastori hanno voglia e modo di andarlo a cercare e raccogliere. Sotto il picco del sole, trovata una pianta adatta alla raccolta, se ne dovevano piluccare i boccioli fiorali (sono questi i capperi) che questa strana pianta mediterranea, dal portamento cespitoso e lunghi rami flessuosi e ricadenti, produce in quantità. 
E non bastava una sola uscita per fare adeguata scorta casalinga di cappero da fare sotto sale, perciò, individuata la zona di raccolta, si doveva dopo qualche giorno ritornare per ripassare le piante precedentemente visitate e raccogliere la nuova produzione di boccioli sperando che nel frattempo i fiori non si fossero aperti.
Ogni fiore di cappero, si sa, è un cappero mancato ma è anche un cucuncio in divenire; i cucunci infatti sono i frutti del cappero che seguono la fioritura e che vanno raccolti in agosto in una coda di cerca appositamente organizzata.
Con il prezioso e sudato bottino, di ritorno a casa, capperi o cucunci si mettevano sotto sale, prima in un contenitore dove venivano fatti spurgare per giorni, poi in barattoli di vetro per la conservazione definitiva.
Nelle isole siciliane, vista la fatica di cercarlo e raccoglierlo in natura, il cappero è stato domesticato da epoche remote facendone una vera e propria produzione agricola.
Cespugli dai tronchi ingrossati e contorti, tenuti bassi da ripetute potature, vengono coltivati in piccoli poderi dove da maggio ad agosto operatori, generalmente extracomunitari, passano a più riprese per effettuare la raccolta. Bisognerebbe spiegarlo ai bambini quanto lavoro e sudore c’è dietro un piccolo cappero, eviterebbero così di  protestare: “Che schifo, mamma, perché ci  hai messo i capperi!" scartandoli uno ad uno dall’insalata di pomodori.
 
Di capperi ne ho parlato anche qui
 

domenica 10 maggio 2015

Il giardino mediterraneo.. con tanto sole e poca acqua

Ho letto il libro della Mimma
Alla fine del mese di marzo è uscito, per la casa Editrice Pentàgora, l’ultimo libro di Mimma Pallavicini dal titolo “Il Giardino mediterraneo.. con tanto sole e poca acqua”, un manuale che spiega agli apprendisti giardinieri dei territori più caldi del meridione d’Italia come progettare il proprio giardino in modo sostenibile, applicando tecniche colturali volte al risparmio di acqua nella coltivazione di orto, giardino e delle piante in vaso. 
L'autrice
Se dovessi raccontare la storia professionale di Mimma Pallavicini dovrei scrivere più di un post perché la sua attività di naturalista, fotografa e giornalista del verde è più che trentennale. Quando nel 1990 iniziai una collaborazione con la rivista Giardini della Zanfi Editore era Mimma Pallavicini che mi chiedeva notizie e foto sulle piante ornamentali presenti in Sicilia per farne speciali da pubblicare a corredo della rivista. Esigente, professionale, intransigente Mimma è stata e lo è ancora “la giornalista del verde” più influente, temuta, talvolta odiata da alcuni addetti ai lavori per un carattere non facile ma, dai più, ritenuta una persona preparata ed autorevole per la passione che mette nel lanciarsi a capofitto e con invidiabile fervore in sempre nuove e stimolanti iniziative che siano l’organizzazione di percorsi culturali nell’ambito di manifestazioni del verde o mostre pomologiche per la riscoperta di antiche varietà orto frutticole o la pubblicazione di libri di giardinaggio dal taglio divulgativo o ancora, come di recente avvenuto, l’ organizzazione, nell’ambito delle attività collaterali di una mostra svoltasi a Ferrara, di una merenda consapevole per i bambini partecipanti perché “imparino a distinguere i sapori, a capire di che cosa sono fatte le marmellate e a tornare alla buona fetta di pane e marmellata invece delle solite merendine”.
Questo e tanto altro ancora ci sarebbe da dire sul personaggio Mimma Pallavicini che da qualche anno ci fa partecipi dei suoi pensieri e progetti attraverso le pagine di un blog tra i più seguiti dal popolo verde.

Il libro
Ho cominciato a leggere il libro di Mimma sul giardinaggio mediterraneo avendo nelle orecchie le parole maliziose di un diavoletto tentatore che mi diceva: “Ma che consigli potrà mai dare e che esperienza di coltivazione in giardini a risparmio d’acqua potrà mai avere Mimma Pallavicini che è esperta di flora alpina e abita sulle colline biellesi dove la piovosità annuale supera i 2000 mm l’anno?"    Mano a mano che leggevo mi è parso evidente che il diavoletto insinuatore avesse torto: non è infatti necessario essere poeta per sapere spiegare le poesie di Leopardi o  per avviare i ragazzi ai principi dell’ecologia non bisogna per forza essere Darwin; studio, esperienza, conoscenza diretta, buon senso, capacità di semplificare concetti complessi senza banalizzarli, sono tutti ingredienti utili per fare della pragmatica ed efficace divulgazione giornalistica ed è questo l’obiettivo che si prefigge il libro “ insegnare alla gente ad essere sostenibile ovunque si trovi praticando un giardinaggio rispettoso che non dimentica l'ambiente e affronta i mutamenti climatici a ragion veduta”.
§§§
Nel libro, dopo una breve introduzione di Carlo Pagani, si analizzano i caratteri climatici caratterizzanti l’ambiente mediterraneo e la descrizione delle aree climatiche che lo individuano e si descrivono alcuni giardini mediterranei famosi: Giardino la Mortella ad Ischia, Villa Hanbury, Giardino di palazzo Parisio a Malta, Jardin Exotique et Botanique de Roscoff, Orto Botanico di Palermo, Giardini della Landriana a Tor San Lorenzo, Villa Borromeo, il vivaio di Natale Torre, il giardino-vivaio delle Moscatelle, traendo da ogni giardino spunto per consigli di progettazione. 
Nella scelta delle specie, ad esempio, in un giardino mediterraneo sostenibile occorre privilegiare l’utilizzo delle specie autoctone capaci di adattarsi all’ambiente circostante dove le estati sono torride e le piogge estive assenti, utilizzando non solo specie tipicamente mediterranee come corbezzolo, lentisco, cisto ed euforbie ma anche esotiche che vivono in climi simili a quello del Mediterraneo ma dislocati in luoghi diversi del globo come  Sud Africa,  Cile, Australia e California.

Specie mediterranee autoctone

Specie di altre regioni  del mondo a clima mediterraneo
Nel giardino mediterraneo sostenibile la coltivazione di un prato su vaste superfici è da ritenersi improponibile; esso dovrà necessariamente venire sostituito da specie tappezzanti o, come si faceva un tempo in Sicilia, da sinuosi vialetti disposti ad interrompere le aree coltivate.

Il recupero dell’acqua piovana è tecnica essenziale per fare scorta invernale da utilizzare per sopperire ai bisogni idrici estivi delle piante ed il suggerimento di creare una cisterna sotto la casa potrebbe apparire banale se non fosse che questa buona pratica del passato si è completamente perduta in tempi di noncurante consumismo moderno. 
E così, capitolo dopo capitolo parlando di balconi e terrazze senz’acqua, orti e frutteti, piante in vaso, rose per il meridione si procede speditamente per 256 pagine scritte fitte, fitte, con alcune fastidiose ripetizioni di testo e senza una foto ma con tanti consigli e piccole rubriche ricorrenti (parola di maestro giardiniere; piante generose; trucchi ed astuzie; parole che contano).  
§§§
Se il modo in cui è trattato l’argomento, su come progettare e realizzare un giardino mediterraneo all'insegna della sostenibilità, potrà sembrare scontato per gente esperta, per maestri di giardino avvezzi alle difficoltà del clima mediterraneo,  penso, invece  che  se ne potrà molto giovare chi si accosta da apprendista all'argomento, acquisendo informazioni di partenza utili a  non commettere errori nella progettazione e poi nella realizzazione di un giardino in clima mediterraneo che sia sostenibile ed in sintonia con l’ambiente naturale che gli è intorno. 

Il libro non è presente in tutte le librerie ma solo in quelle che ne hanno fatto richiesta all’editore. La casa editrice Pentagora che fa capo a Massimo Angelici applica una sua particolare politica editoriale: il guadagno che dovrebbe essere del rivenditore viene redistribuito tra tutti coloro che hanno partecipato alla sua realizzazione. Io l’ho mandato a prendere direttamente alla casa editrice e al costo di euro 14 mi è stato spedito a casa senza spese aggiuntive.
ordini@pentagora.it




giovedì 6 novembre 2014

Giardini da vivere di Luigina Giordani

Quindi progetti verdi raccolti in un libro edito da Paysage
Non sono mai stata particolarmente interessata alla lettura delle riviste di architettura, quelle che hanno lucide pagine di carta patinata zeppe di immagini tecnicamente perfette dove la luce, le ombre, i contrasti sono sempre al top e dove la visuale degli ambienti immortalati è sempre tale da dilatare gli spazi, rendendo bella, condivisibile, desiderabile ogni singola ambientazione descritta.
Luoghi distanti dalla mia portata dove tutto è lineare, ordinato, essenziale, dove non c’è polvere, disordine e niente che minimamente ricordi l’irredimibile confusione delle mie stanze.
Diverso è, invece, il discorso per le riviste che descrivono giardini dove il solo guardare quegli spazi verdi così ben pensati, disegnati e poi anche realizzati da professionisti chiamati all’inglese Garden Designer mi fa scoppiare il cuore di una rassegnata ed un poco invidiosa melanconia.
 
Quando mi sono laureata, trent’anni fa, in Scienze Agrarie pensavo di avere acquisito  competenze, abilità e conoscenze sufficienti per lanciarmi nella progettazione del verde. Studiati a memoria tutti i libri di Alessandro Chiusoli mi buttai a capofitto nella realizzazione dei primi lavoretti. Dovetti constatare, tuttavia, che la progettazione non è un’attività che mi riesce bene. E’ vero che un agronomo ha competenza sulle piante ma non è detto che sappia organizzare gli spazi, pianificare il costruito, conoscere ed utilizzare al meglio i diversi materiali o che abbia la capacità di pensare il giardino che sarà non come un assemblato di piante in salute ma come una scenografica composizione capace di replicare in modo artistico la natura.
Progettare non era nelle mie corde e vi ho, quindi, rinunciato continuando però ad ammirare ed a invidiare chi è capace di farlo, di creare, cioè, un mix speciale tra l’ambiente costruito e la componente vegetale.

Mi trovo in questi giorni a sfogliare il libro “Giardini da Vivere” di Luigina Giordani e il sentimento di invidia  che avevo rimosso ricompare.
Luigina Giordani, nome poco noto al grande pubblico ma dal prestigioso curriculum professionale, è titolare dello studio di Landescape e Garden Designer Giardini Giordani, da lei fondato a Tolentino (MC), nelle Marche, che ha al suo attivo, in oltre venti anni di attività, la realizzazione di oltre duecento progetti di giardini, orti, terrazzi, aree verdi aziendali distribuiti su tutto il territorio nazionale. Laureata in Scienze Agrarie a Perugia come “miglior laureato in Scienze Agrarie dell’anno accademico 1977/78, la Giordani prosegue gli studi a Torino perfezionandosi in Architettura del Paesaggio e nella progettazione di Parchi, Giardini e Aree Verdi e acquisendo il titolo di Paesaggista presso l’Università degli studi di Torino. Collabora negli anni con diverse case editrici per editoriali e reportage ed è docente in corsi di specializzazione inerenti la “Progettazione e gestione degli Spazi verdi”.

Per rendere giusto riconoscimento alla sua decennale attività  Paysage, editore della Rivista internazionale di architettura del paesaggio e disegno urbano, nell’ambito del progetto Giardino italiano, ha avviato la pubblicazione di una collana di monografie dedicate a garden designer pubblicando come primo titolo il libro “Giardini da Vivere” che raccoglie quindici progetti fotografati e raccontati da Luigina Giordani.


Un libro bellissimo dove i diversi lavori descritti, tutti di committenza privata ma alcuni dei quali ad uso pubblico (Hotel, B&B, ville, terrazze) hanno nomi suadenti ed evocativi come: fantasie verdi in un colorato arabesco; tra cielo e mare; verde sinfonia; ordine e incanto; il bello secondo natura; un giardino dal cuore mediterraneo e sono descritti con parole e foto che mostrano contesti perfettamente inseriti nel paesaggio mediterraneo da cui traggono spunto ed ispirazione, ricreando con la scelta dei materiali, delle associazioni vegetali, dei volumi e dei colori una speciale sensazione di ariosa ed assolata tranquillità.
Bello leggere le descrizioni a corredo delle foto da cui prendere nota delle specie più frequentemente usate, scelte prevalentemente tra gli arbusti e gli alberi della flora mediterranea come lavande, cisti, mirti, agnocasto, olivi, mescolati ad arbusti da fiore come  Gaura, buddleie, rose inglesi, Agapanthus, Echium,  Solanum jasminoides, Perovskia, Salvia jamensis, Hemerocallis che vengono talvolta accostati a poche specie esotiche come Clerodendrum, Acca sellowiana, Escallonia.
Sono tanti gli spunti progettuali che è possibile trasporre alla propria dimensione casalinga perché facili  da realizzare utilizzando materiali naturali capaci di rendere speciale un’aiuola di casa, un angolo anonimo del proprio terrazzo, un vano grigio di un alloggio ascensore.


A far capire che il libro è un po' speciale vi è, poi, la prefazione scritta da Mimma Pallavicini, penna sferzante del giornalismo verde che da oltre trent’anni organizza mostre, consiglia vivai, descrive giardini predicando sempre il rigore, la competenza botanica, la serietà professionale. Se Mimma così scrive di Luigina Giordani :”.. da professionista, toglie, aggiunge, media, interpreta e alla fine tutto deve apparire in perfetto equilibrio, senza prevaricazioni sul preesistente o esibizione di virtuosismi. Non a caso la specializzazione paesaggistica di Luigina Giordani viene dopo studi di agronomia e non di architettura. Ovvero: tra natura e cultura, prima la natura". Ed ancora: " Apprezzo che affronti la progettazione scartando a priori qualsiasi sentimentalismo come se non avesse mai visto una bordura mista inglese traboccante di colori, un angolo arredato shabby chic, un giardino ottocentesco di viole e mughetti. Lei, misurata ed elegante, distribuisce fiori con molta gioia ed altrettanta parsimonia, crea prospettive e cannocchiali visivi mai esangui…." non resta altro da fare che subito il libro andare a comprare e una volta a casa, lentamente, cominciarlo a sfogliare.


 
 

mercoledì 10 settembre 2014

Una bordura mediterranea

La scelta di chi se ne intende

Domanda
Ciao Marcella, mi puoi suggerire piante perenni da inserire in un'aiuola di tipo mediterraneo? Ho recuperato una striscia di terreno e adesso vorrei mettere a dimora delle piante; considerando che è in zona non ricca di acqua, preferirei piante autoctone della macchia mediterranea ed essenze aromatiche. Tuttavia temo di fare pasticci nella disposizione e nella scelta, l'idea era di creare non una bordura uniforme, ma alternare alto e basso, lasciando la sensazione di flora spontanea. Il terreno è in zona costiera in un appezzamento con terrazzamenti in collina, nel palermitano. Grazie anticipatamente
Risposta
L’utilizzo in giardino di specie della flora mediterranea è un argomento che ritengo di grande attualità visto il numero di convegni, libri, vivai specializzati che di flora mediterranea a scopo ornamentale si occupano. La ricerca di specie rustiche, poco esigenti in fatto di fabbisogno idrico, capaci di auto propagarsi e che richiedano poca manutenzione costituisce, infatti, un’esigenza sempre più sentita dai moderni giardinieri.
Ho pensato, per la risposta, di sottoporre il quesito ad un gruppo di amici a vario titolo esperto di flora mediterranea ornamentale chiedendo loro di indicare le specie autoctone e le aromatiche che a loro giudizio sarebbero le più appropriate per dare un aspetto spontaneo ad un angolo di un giardino posto nel cuore del Mediterraneo.

Elisabetta Pasanisi
Chi è : “…La vita mi ha portato ad abitare in provincia di Taranto in un lembo di terra adiacente alle Gravine, dove ho creato e curo un giardino di macchia mediterranea spontanea, nato fra reperti archeologici e piccole cave di tufo del XIV sec, (www.zoccate.it)”
 
 
Per la striscia del giardino bisognerebbe sapere se è piana, scoscesa o a terrazzamenti già definiti, quanto è larga e quanto lunga, se completamente brulla, ombreggiata o soleggiata. Senza queste informazione è difficile dare consigli adeguati. Comunque di essenze mediterranee ce ne è tantissime, aromatiche, fiorifere, graminacee, arbustive (da me sono tutte spontanee, scelgono loro il punto dove nascere e quando sono un po' cresciute si armonizzano a meraviglia, io devo solo averne cura. I lentischi sono i miei preferiti, accostati alle salvie, al timo e ai rosmarini regalano una gamma sorprendente di verdi. In mezzo alle loro chiome, alte e basse, spuntano, nelle varie stagioni, cespuglietti di lino azzurro, trifoglio bituminoso, scabiosa, stipa tenue, nigella, dianthus, crupina. Le piante verdi si trovano facilmente nei vivai; delle fiorifere che ho nominato ne raccolgo i semi e li risemino vicino alle piante madri per infoltire.


Lidia Zitara
Chi è: calabrese, illustratrice, autrice di libri molto amati tra i cultori del verde, anima di un blog di successo (Giardinaggio irregolare) così da lei stessa descritto: "Questo blog è nato sotto la spinta del desiderio di ribellione al comune sentire in materia di giardini e giardinaggio. Se vi va, buona lettura".
  “La prima pianta mediterranea che mi viene in mente, e con la quale si potrebbero fare non uno ma mille giardini tutti diversi, è l'euforbia dalla più piccola alla più grande, è la pianta "master" attorno alla quale le altre devono lavorare. O può essere la "filler" che lavora attorno alle altre. È impensabile fare un giardino asciutto senza le euforbie.  
Tutti amano il lentisco. Io non ci vado esattamente pazza, ma bisogna ammettere che come siepe sempreverde e compatta, a bassissima richiesta idrica, capace di dare volumi anche insoliti con potature originali (originali, non le classiche topiarie), è insostituibile. Anche il terebinto non è male. Per me ci metto anche l'Urginea maritima e il Lupinus angustifolius, che non sono aromatiche ma sono molto belle. Il lupino non è perenne, ovviamente, ma si autodissemina, e io non lo scarterei in quanto annuale. Tra le aromatiche tutte le Mentha vanno bene, ma alcune hanno più bisogno d'acqua delle altre. Non mi piacciono le salvie, quasi nessuna. Devo essere una anomalia tra i giardinieri. Ma se dovessi salvarne una dal mucchio, salverei la Salvia leucantha, almeno fiorisce in inverno e non  rompe le palle d'estate con l'acqua, perché va in riposo. Tra le altre aromatiche classiche ho un debole per la lavanda, di qualsiasi tipo sia. È un debole così forte che non ho bisogno di  sottolinearlo. La Ferula communis e molti tipi di cardi spontanei che hanno nomi che  non ricordo. Il Centranthus ruber, le margherite (Chrysanthemum maximum o C. fruticosum), le rose, sì, delle belle rose, perchè no? In una bordura mediterranea sceglierei rose erette e molto rifiorenti. Ma se non si possono usare ibridi orticoli allora niente, perché la rosa canina non sta bene nella mediterraneis, vuole un po' di wilderness.

Da web
 
Da web
Tra le graminacee le Stipa (pennata, calamagrostis, capillata, barbata, fanno tutte un effetto prateria molto bello), tutti gli asfodeli  autoctoni, Ballota, tanaceto, Helychrysum, le piante a foglia grigia originarie, come la Stachys cretica, Vitex, i cisti vanno bene se si è un po' in altura, anche se a me non piacciono da morire. Scarto anche le ginestre perché non mi sono mai piaciute se non allo stato naturale. L'oleandro va bene, ma se tenuto a cespuglio basso (cultivar nane) o cresciuto ad alberetto con chioma rada.  Le coronille ad esempio sono poco conosciute ma sono molto belle. Ci sarà poi qualche Antirrhinum perenne, e qualche Linaria perenne, no?”
 
Daniela Romano
Chi è? Docente di Gestione del verde, parchi e giardini Università di Catania, Dipartimento di Scienze delle Produzioni Agrarie e Alimentari); coautrice del Manuale ISPRA: Specie erbacee spontanee mediterranee per la riqualificazione degli ambienti antropici; autrice del libro Il giardino siciliano.
 
Quando si parla di “specie mediterranea” si può fare riferimento ad almeno quattro diverse accezioni di verde:

  • specie endemiche cioè tipiche ed esclusive di un areale molto ristretto nell’ambito del Bacino del Mediterraneo; si tratta in genere di un gruppo di piante piuttosto esiguo che non trova, in genere,  un ruolo dal punto di vista ornamentale;
  • specie originarie del bacino del Mediterraneo  (autoctone) e quindi rappresentative della omonima zona di vegetazione
  •  specie originarie di altri ambienti ma naturalizzate
  •  specie di origine esotica ma adattabili alle condizioni dell’ambiente mediterraneo

Negli ultimi anni, nell’ambito di una più attenta conoscenza ed utilizzazione a scopo ornamentale della grande biodiversità presente nel bacino del Mediterraneo, si è posto l’accento sull’utilizzo della flora autoctona mediterranea, soprattutto arbustiva, caratterizzata dal possedere particolare validità estetico funzionale; tra le oltre 200 specie arbustive individuate in Sicilia di potenziale interesse ornamentale si possono particolarmente annoverare (tra parentesi i mesi di fioritura):  
I cisti, presenti in diverse specie  (Cistus creticus (V-VI); Cistus salviifolius (IV-V); Cistus crispus (IV-V); Cistus monspeliensis (IV-V); l' euphorbia (Euphorbia dendroides (XI-IV; Euphorbia rigida (II-IV); Euphorbia ceratocarpa (IV-VII); Euphorbia characias; l' agnocasto (Vitex agnus-castus (V-VIII); Nerium oleander (V-VII; Retama raetam (III-IV); Teucrium fruticans (IV-V); Salsola verticillata nella quale l’effetto ornamentale è affidato alle ali ialine che circondano il frutto, successive quindi al momento della fioritura.

Francesco Borgese
Chi è? agronomo paesaggista presso lo studio di architettura del paesaggio SciaraNiura landscape e titolare insieme alla moglie del vivaio Valverde specializzato in piante mediterranee del passato.

Dover giustificare le scelte che provano a preferire alcune piante ad alter non è sempre facile, spesso infatti i motivi sono, come dire, inconsci o forse puramente estetici. E allora…..allora non so da dove cominciare e quindi darò una breve motivazione per ciascuna specie, un poco analitica se vogliamo ma l’unica che mi viene in mente.

Arbutus unedo: l’unica pianta di cui ho assaggiato i frutti prima di conoscerli. Non si dovrebbe mai fare, ma giovane ventenne mi sono trovato all’improvviso in Sardegna, immerso in un bosco di alberi con piccoli fiori bianco crema e frutti di ogni colore, dal verde al giallo al rosso. Non erano male, scoprii in seguito che si chiamavano corbezzoli e che ve ne erano dei boschi anche in Sicilia. Euphorbia dendroides: una pianta che perde le foglie d’estate, pazzesco. Bellissima sempre nelle sfumature del verde come del rosso, e da spoglia magnifica. Myrtus communis: anche di questo scoprirne intere zone a Brucoli è stata una sorpresa. Con foglie verde chiaro, lucide e profumate. Quante siepi potremmo fare e cespugli piantare al posto di qualche australiana ……….mirtifolia. Phillirea angustifolia: il colore dell’ulivo in un cespuglio che posso gestire come mi pare. L’ho vista usata in un giardino che non dimenticherò mai. Pistacia terebinthus: il verde intenso sfumato di rosso e le bacche rosse, la Sicilia è piena di una pianta così generosa e resistente da farne siepi nell’isola di Mozia. Se resiste alla calura ed alla siccità di quel posto cosa aggiungere di più. Rhus coriaria: a foglia caduca e con dei colori autunnali bellissimi non teme neanche le sciare dell’Etna. Rosmarinus officinalis: verde intense, fiori azzurrini ed un profumo incredibile di fresco. Libero o in forma è il verde che dovrebbe essere maggiormente presente nei nostri giardini. Spartium junceum: colonizzatore delle zone più degradate dalle pietre alle discariche. Regala un profumo talmente intenso da sentirsi inebriati ed un colore giallo luminoso alla fine dell’inverno da annunciare la primavera. Vitex agnus-castus: non facile da trovare cresce rigogliosa vicino ai rigagnoli d’acqua ed bellissima oltre che insolita la fioritura. Secondo me piace alle farfalle. 


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...