Visualizzazione post con etichetta piante alimurgiche. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta piante alimurgiche. Mostra tutti i post

lunedì 12 settembre 2016

Nella vita voglio fare come il finocchio di mare

Quando finisce l’estate e devo tornare a scuola a lavorare mi prende sempre un blocco intestinale al solo pensiero di dovere insegnare a ragazzini che spesso non mi stanno neanche a sentire e che non posso non dico sgridare ma anche solo sfiorare con uno sguardo di severa riprovazione. Stasera pensando a come sarà domani a scuola vorrei essere un finocchio di mare come quello che ho visto ieri crogiolarsi al sole di fronte all'acqua verde blu del Golfo di Aci. Spensierato, deresponsabilizzato, il finocchio di mare se ne stava adagiato sulle rocce incoerenti di lava nera, con il solo scopo di godersi il sole ed aspettare l’arrivo degli spruzzi di sale tra le foglie. E’ passata l’estate e domani me ne andrò a lavorare ma non c'è dubbio che, in un'altra vita, voglio fare come il finocchio di mare.
Il finocchio marittimo, botanicamente  Crithmum maritimum,  è una specie pioniera tipica delle coste rocciose  del bacino del Mediterraneo dove forma una vegetazione bassa, pulviniforme, localizzata nelle aree più esposte, fronte mare, soggette a condizioni estreme, sia per l’aerosol salmastro che per il suolo che è incoerente ed arroventato dal sole.

La specie è una perenne erbacea, con la sola base legnosa, facilmente riconoscibile per i fiori ad  ombrelle,  con raggi robusti  e petali poco appariscenti  di colore giallo verde. I frutti sono ovali con costole marcate colore giallo o rossiccio.
Le foglie sono carnose, lanceolate, aromatiche e sono eduli anche se il sapore non è gradito a tutti perché molto forte e dal gusto salato; si utilizzano le cime fogliari  quando sono ancora tenere, prima della fioritura, preparandole generalmente sott’aceto; alle isole Eolie  un ciuffetto di foglie di  finocchio marittimo entra  nella composizione del famoso pesto all'eoliana.

martedì 25 marzo 2014

Tropeolo o nasturzio?

 
 
 
Gli antichi chiamavano “torcinaso” un mio antico antenato
Tra tropeoli e nasturzi si fa spesso una grande confusione perché se è vero che nell’uso comune il nome nasturzio è sinonimo di entrambe le specie, in realtà Tropaeolum e Nasturzium sono Generi che  hanno storie botaniche diverse. Cominciamo con il  nasturzio che è specie spontanea  conosciuta sin dall’antichità con il nome  botanico di Nasturzium officinale, appartenente alla famiglia delle Brassicaceae.
La specie, comunemente chiamata “crescione d’acqua” è presente allo stato spontaneo in tutta le regioni italiane, lungo le ripe dei fiumi e le  zone ombreggiate.  E’ una pianta  commestibile a cui gli antichi attribuivano proprietà medicinali , infatti era usata contro lo scorbuto e come disintossicante del fegato; gli antichi  la chiamavano  “torcinaso”,  o, in latino,  “nasi tortium”,  per indicare il forte e sgradevole odore  emanato dai tessuti di tutta la pianta.  Nella Roma pagana il nasturzio si consumava crudo come alimento; nel Cinquecento gli si affidava il difficile compito di impedire la caduta dei capelli.  Solo alla fine del Seicento i tropeoli   fanno la loro comparsa in Europa con numerose varietà orticole di Tropaeolum majus, detto anche nasturzio gigante,  importate dalle Ande.
Mentre nei paesi d’origine il tropeolo si comportava da pianta perenne, nelle condizioni climatiche europee ebbe a comportarsi da annuale, con forme e colori  dei fiori  molto diversi,  dal rosso, al giallo, dall’arancione all’ ocra e con portamento nano o rampicante, a causa del susseguirsi  di  innumerevoli ibridazioni.   Ma allora cosa hanno in comune nasturzi e tropeoli tanto da farli indicare tutti con il nome di nasturzi? I tessuti del tropeolo sono commestibili  così come quelli del crescione ed hanno sapore, speziato, molto simile; infatti le due famiglie di appartenenza, Brassicaceae e Tropaeolaceae,  sono sistematicamente vicine per cui molto simili sono anche le sostanze aromatiche sintetizzate da entrambe le specie.
 
I miei boccioli sono buoni sotto aceto come quelli della pianta dei cocunci
Il frutto del tropeolo ma anche le foglie e fiori, possono essere utilizzati per insaporire i cibi, specie i primi piatti,  a cui conferiscono una nota piccante.
I germogli conservati sotto aceto vengono talvolta utilizzati come succedanei del cappero,  i cui frutti sono detti cucunci. Colorata ed aromatica è l’insalata di fiori di nasturzio e radicchio presente nella tradizionale cucina sarda. I fiori freschi sono anche indicati per misticanze, piatti di uova, pesce bianco e come decorazione commestibile per carpaccio di carne o di pesce. Il sapore si presta ad essere associato a formaggi a pasta molle e alla mozzarella.
Dove mi piove mi scivola
 
Le foglie del tropeolo sono rotonde, spesso con margine lievemente ondulato, a forma di scudo e con il picciolo inserito direttamente nella parte centrale della lamina fogliare, anziché sul margine. Il colore è variabile dal giallo chiaro al grigioverde e la superficie fogliare si presenta cerosa ed idrorepellente, l’acqua cioè non bagna le foglie ma su di esse forma grandi gocce che scivolano sul lembo fogliare cadendo al suolo. Un effetto simile si ha tipicamente su alcune piante acquatiche come il loto.
http://www.p3italy.it/?id_pagina=3&id_pagina_2=159&id_pagina_3=160&Lang=_1
Sito immagine
Se non vuoi essere scortese non mandare mai un iberico a raccogliere i miei fiori
In Spagna mandare qualcuno a "cercar nasturzi"  (enviar a alguien a buscar berros)  equivale, poco elegantemente, a mandare qualcuno al diavolo.
Sito immagine
Come un berretto di lana alla francese
In francese il tropeolo è chiamato comunemente “capucine” per la forma a punta del bocciolo fiorale e poi della corolla, che ricorda il cappuccio della tonaca dei monaci cappuccini.
 
In Francia anche un tipico berretto di lana prende questo nome.
 
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...