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lunedì 12 settembre 2016

Nella vita voglio fare come il finocchio di mare

Quando finisce l’estate e devo tornare a scuola a lavorare mi prende sempre un blocco intestinale al solo pensiero di dovere insegnare a ragazzini che spesso non mi stanno neanche a sentire e che non posso non dico sgridare ma anche solo sfiorare con uno sguardo di severa riprovazione. Stasera pensando a come sarà domani a scuola vorrei essere un finocchio di mare come quello che ho visto ieri crogiolarsi al sole di fronte all'acqua verde blu del Golfo di Aci. Spensierato, deresponsabilizzato, il finocchio di mare se ne stava adagiato sulle rocce incoerenti di lava nera, con il solo scopo di godersi il sole ed aspettare l’arrivo degli spruzzi di sale tra le foglie. E’ passata l’estate e domani me ne andrò a lavorare ma non c'è dubbio che, in un'altra vita, voglio fare come il finocchio di mare.
Il finocchio marittimo, botanicamente  Crithmum maritimum,  è una specie pioniera tipica delle coste rocciose  del bacino del Mediterraneo dove forma una vegetazione bassa, pulviniforme, localizzata nelle aree più esposte, fronte mare, soggette a condizioni estreme, sia per l’aerosol salmastro che per il suolo che è incoerente ed arroventato dal sole.

La specie è una perenne erbacea, con la sola base legnosa, facilmente riconoscibile per i fiori ad  ombrelle,  con raggi robusti  e petali poco appariscenti  di colore giallo verde. I frutti sono ovali con costole marcate colore giallo o rossiccio.
Le foglie sono carnose, lanceolate, aromatiche e sono eduli anche se il sapore non è gradito a tutti perché molto forte e dal gusto salato; si utilizzano le cime fogliari  quando sono ancora tenere, prima della fioritura, preparandole generalmente sott’aceto; alle isole Eolie  un ciuffetto di foglie di  finocchio marittimo entra  nella composizione del famoso pesto all'eoliana.

mercoledì 8 ottobre 2014

Le salvie di Elisa

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E’ stato piacevole  ed interessante parlare di salvie con Elisa Benvenuti del vivaio Le essenze di Lea, intervenuta come ospite della II edizione della Festa dei gelsomini che si è tenuta l’ultimo fine settimana di settembre, presso il vivaio Malvarosa, a Carruba di Giarre, in Sicilia.
In occasione della Festa,  Elisa ha voluto presentare al pubblico siciliano parte delle salvie che fanno bello e conosciuto il suo vivaio ma anche il suo libro: “Mille salvie”, scritto per la collana edita dall’ Associazione Culturale Maestri di Giardino, già alla sua seconda edizione.
In realtà a parlare del libro non è stata Elisa che, per carattere, in queste occasioni preferisce defilarsi ma è toccato a suo marito Marco, ex professore di lettere, il compito di intrattenere piacevolmente i presenti raccontando del perché il libro sia stato scritto e delle storie di salvie che Elisa vi descrive.
Marco Licheri ed Elisa Benvenuti formano d’altra parte un sodalizio molto affiatato; entrambi in pensione, gestiscono a Spianate, in provincia di Lucca, il vivaio Le essenze di Lea specializzato in salvie ed in altri generi della famiglia delle Lamiaceae (Phlomis, Rosmarinus, Hissopus, Origanum ed altri ancora); Elisa, metodica e precisa cura la collezione del vivaio pensando alle semine, al benessere delle sue piante e  ad intrattenere rapporti di scambio con altri collezionisti; Marco invece, pensa alla logistica, si occupa di commercializzazione e cura i rapporti con la clientela.
Insieme, in camper, girano da oltre dieci anni le più importanti mostre mercato presenti in Italia e nei paesi di confine come Francia e Svizzera andando spesso in visita presso vivai di amici, con l’intento di fare conoscere ad un pubblico sempre più vasto la versatilità e le molteplici possibilità di utilizzo in giardino del genere Salvia.
Elisa come è nata la tua passione per le salvie?
La passione per le piante in genere è nata e cresciuta nell’ambito del gruppo ADIPA (Associazione per la Diffusione di Piante fra Amatori) costituitosi nel 1987 presso l’Orto botanico di Lucca con l’intento di scambiare semi ed informazioni tra appassionati di piante insolite. Con due amiche, Lauretta ed Anna, conosciute nell’ambito del gruppo, nel 1995 ci siamo lanciate nell’impresa di impiegare il nostro tempo libero per realizzare un piccolo vivaio che abbiamo chiamato “Le essenze di L.E.A. dalle iniziali dei nostri nomi. Alla ricerca di specie originali ma rustiche e al contempo decorative da coltivare e commercializzare mi sono ricordata di un grande cespuglio di Salvia guaranitica che all’Orto Botanico di Lucca faceva bella mostra di se anche in inverno producendo grandi spighe di fiori blu e belle foglie dal profumo fruttato.
Sito immagine
Ho cominciato così a cercare di procurarmi semi di specie di salvie ornamentali intrecciando attività di scambio con altri collezionisti. Dal 2001 sono rimasta sola a gestire il vivaio con l’aiuto di mio marito Marco utilizzando una superficie all’aperto, dietro casa, di circa 5000 mq.
 
Cosa ti ha interessato particolarmente nel genere Salvia tanto da scriverne un libro?
Anche se il grande pubblico conosce sostanzialmente solo due salvie: Salvia officinalis utilizzata prevalentemente a scopo alimentare e Salvia splendens per decorare di rosso acceso le balconiere in tempo d’estate, in realtà di salvie ce ne sono più di 900 specie che diventano oltre duemila se si considerano anche gli ibridi ed i tipi.
Salvia blepharophylla Diablo


Noi in vivaio abbiamo oltre 400 entità botaniche di salvia che costituiscono una collezione che la Società Botanica Italiana ha certificato essere di rilevanza nazionale; ma non mi stanco mai di cercare e sono in continuo contatto con altri appassionati per provare nel nostro vivaio salvie sempre nuove. Con la facilità di ibridazione che caratterizza il genere è sorprendente la varietà di forme e di colori di fiori e foglie che le salvie possono avere, fiorendo per lunghi periodi dell’anno, spesso anche in inverno ed inoltre in diverse specie il fogliame è molto ornamentale e molto profumato (Salvia elegans ad esempio ha le foglie al profumo di ananas).
Salvia elegans
Quali esigenze occorre soddisfare per riuscire a coltivare con successo le salvie ornamentali?
Pur con forme assai diverse, erbacee o leggermente lignificate (suffrutice); annuali o perenni; aromatiche o da fiore, cespugliose o con aspetto a rosetta l’elemento che accomuna tutte le salvie è quello di prediligere i terreni calcarei; si ritrovano salvie sulle Montagne Rocciose, sulle Ande, sulla catena himalayana, in Anatolia, in Namibia e anche sulle coste del Mediterraneo dove, ad esempio, in Croazia si è differenziata la vera Salvia officinalis o ancora in Trentino, terra della Salvia sclarea.

Quest’anno ho provato a riprodurre specie provenienti dall’Anatolia ma l’estate disastrosamente piovosa ne ha decretato la morte. Se c’è una cosa, infatti, che le salvie pur rustiche ed adattabili proprio non sopportano è il ristagno d’acqua al piede, amando invece la siccità.

Si può fare un giardino di sole salvie?
Certamente  perché data la varietà di aspetto e di forme e con un periodo di fioritura lungo e scalare si possono realizzare angoli di salvie in fiore per tutto il periodo che va dalla primavera all’inizio dell’autunno e anche in inverno. 

Un esempio ne è Villa La Petraia nella zona collinare di Castello vicino Firenze dove vengono messe a dimora ogni anno centinaia di piante di Salvia leucantha all'interno delle aiuole geometriche a bosso che per lunghi mesi all'anno sono un'esplosione di colore arrivando a naturalizzarsi  e a disseminarsi da sole. Un nostro cliente ad esempio ama particolarmente Salvia taraxacifolia, una specie proveniente dai rilievi atlantici del Marocco dall’aspetto a cuscino e dal fogliame grigio verde profumatissimo; nel tempo le sue salvie si sono acclimatate ad inverni a -14 gradi e quelle venute da seme si sono dimostrate sempre più resistenti al freddo; ma più di metà del territorio italiano è adatto alla coltivazione della salvia; alcune specie sopportano il sole diretto altre prediligono la mezz’ombra ma tutte vogliono terreno ben drenato, sciolto e tendenzialmente calcareo.

Quali sono le tue salvie preferite?
Data la facilità  di ibridazione della salvia sono molto legata agli ibridi che si sono formati nel nostro vivaio come ad esempio Salvia greggii 'Lea' selezionata in vivaio nel 2001, dai fiori rosso fuoco e foglie molto profumate e sagomate o gli ibridi di Salvia splendens che abbiamo denominati con termini derivati dalla storia medievale di Altopascio e che riguardano località attraversate dalla antica via Francigena che da Santiago di Compostela giungeva sino a Roma: abbiamo così chiamato alcuni ibridi 'Martinus Borg' dai fiori viola scuro, 'Arne Blanca' dai fiori rosa tenue, 'Redecoc 'dalle corolle rosa screziate, ' Calderon d’Altopascio' dal portamento basso ed i fiori rosso acceso.
Salvia splendens 'Campmaiore' oggi Camaiore
E le specie di salvia da utilizzare in cucina?
Non c’è solo Salvia officinalis tra le specie a foglia commestibile; c’è ad esempio Salvia sclarea chiamata anche Erba moscatella, utilizzata per aromatizzare il vino, rustica e con una fioritura spettacolare; Salvia elegans dalle foglie profumate di ananas e fiori rossi; Salvia grahamii sin S. microphylla detta anche salvia menta dal portamento arbustivo e piccole foglie rugose e fragranti.


Con le salvie dunque  aroma e colore sono assicurati in cucina  e in giardino; non resta che leggere il libro "Mille salvie"di Elisa per saperne di più su un genere di piante facili da coltivare, belle da guardare e  appassionanti da collezionare.




mercoledì 10 settembre 2014

Una bordura mediterranea

La scelta di chi se ne intende

Domanda
Ciao Marcella, mi puoi suggerire piante perenni da inserire in un'aiuola di tipo mediterraneo? Ho recuperato una striscia di terreno e adesso vorrei mettere a dimora delle piante; considerando che è in zona non ricca di acqua, preferirei piante autoctone della macchia mediterranea ed essenze aromatiche. Tuttavia temo di fare pasticci nella disposizione e nella scelta, l'idea era di creare non una bordura uniforme, ma alternare alto e basso, lasciando la sensazione di flora spontanea. Il terreno è in zona costiera in un appezzamento con terrazzamenti in collina, nel palermitano. Grazie anticipatamente
Risposta
L’utilizzo in giardino di specie della flora mediterranea è un argomento che ritengo di grande attualità visto il numero di convegni, libri, vivai specializzati che di flora mediterranea a scopo ornamentale si occupano. La ricerca di specie rustiche, poco esigenti in fatto di fabbisogno idrico, capaci di auto propagarsi e che richiedano poca manutenzione costituisce, infatti, un’esigenza sempre più sentita dai moderni giardinieri.
Ho pensato, per la risposta, di sottoporre il quesito ad un gruppo di amici a vario titolo esperto di flora mediterranea ornamentale chiedendo loro di indicare le specie autoctone e le aromatiche che a loro giudizio sarebbero le più appropriate per dare un aspetto spontaneo ad un angolo di un giardino posto nel cuore del Mediterraneo.

Elisabetta Pasanisi
Chi è : “…La vita mi ha portato ad abitare in provincia di Taranto in un lembo di terra adiacente alle Gravine, dove ho creato e curo un giardino di macchia mediterranea spontanea, nato fra reperti archeologici e piccole cave di tufo del XIV sec, (www.zoccate.it)”
 
 
Per la striscia del giardino bisognerebbe sapere se è piana, scoscesa o a terrazzamenti già definiti, quanto è larga e quanto lunga, se completamente brulla, ombreggiata o soleggiata. Senza queste informazione è difficile dare consigli adeguati. Comunque di essenze mediterranee ce ne è tantissime, aromatiche, fiorifere, graminacee, arbustive (da me sono tutte spontanee, scelgono loro il punto dove nascere e quando sono un po' cresciute si armonizzano a meraviglia, io devo solo averne cura. I lentischi sono i miei preferiti, accostati alle salvie, al timo e ai rosmarini regalano una gamma sorprendente di verdi. In mezzo alle loro chiome, alte e basse, spuntano, nelle varie stagioni, cespuglietti di lino azzurro, trifoglio bituminoso, scabiosa, stipa tenue, nigella, dianthus, crupina. Le piante verdi si trovano facilmente nei vivai; delle fiorifere che ho nominato ne raccolgo i semi e li risemino vicino alle piante madri per infoltire.


Lidia Zitara
Chi è: calabrese, illustratrice, autrice di libri molto amati tra i cultori del verde, anima di un blog di successo (Giardinaggio irregolare) così da lei stessa descritto: "Questo blog è nato sotto la spinta del desiderio di ribellione al comune sentire in materia di giardini e giardinaggio. Se vi va, buona lettura".
  “La prima pianta mediterranea che mi viene in mente, e con la quale si potrebbero fare non uno ma mille giardini tutti diversi, è l'euforbia dalla più piccola alla più grande, è la pianta "master" attorno alla quale le altre devono lavorare. O può essere la "filler" che lavora attorno alle altre. È impensabile fare un giardino asciutto senza le euforbie.  
Tutti amano il lentisco. Io non ci vado esattamente pazza, ma bisogna ammettere che come siepe sempreverde e compatta, a bassissima richiesta idrica, capace di dare volumi anche insoliti con potature originali (originali, non le classiche topiarie), è insostituibile. Anche il terebinto non è male. Per me ci metto anche l'Urginea maritima e il Lupinus angustifolius, che non sono aromatiche ma sono molto belle. Il lupino non è perenne, ovviamente, ma si autodissemina, e io non lo scarterei in quanto annuale. Tra le aromatiche tutte le Mentha vanno bene, ma alcune hanno più bisogno d'acqua delle altre. Non mi piacciono le salvie, quasi nessuna. Devo essere una anomalia tra i giardinieri. Ma se dovessi salvarne una dal mucchio, salverei la Salvia leucantha, almeno fiorisce in inverno e non  rompe le palle d'estate con l'acqua, perché va in riposo. Tra le altre aromatiche classiche ho un debole per la lavanda, di qualsiasi tipo sia. È un debole così forte che non ho bisogno di  sottolinearlo. La Ferula communis e molti tipi di cardi spontanei che hanno nomi che  non ricordo. Il Centranthus ruber, le margherite (Chrysanthemum maximum o C. fruticosum), le rose, sì, delle belle rose, perchè no? In una bordura mediterranea sceglierei rose erette e molto rifiorenti. Ma se non si possono usare ibridi orticoli allora niente, perché la rosa canina non sta bene nella mediterraneis, vuole un po' di wilderness.

Da web
 
Da web
Tra le graminacee le Stipa (pennata, calamagrostis, capillata, barbata, fanno tutte un effetto prateria molto bello), tutti gli asfodeli  autoctoni, Ballota, tanaceto, Helychrysum, le piante a foglia grigia originarie, come la Stachys cretica, Vitex, i cisti vanno bene se si è un po' in altura, anche se a me non piacciono da morire. Scarto anche le ginestre perché non mi sono mai piaciute se non allo stato naturale. L'oleandro va bene, ma se tenuto a cespuglio basso (cultivar nane) o cresciuto ad alberetto con chioma rada.  Le coronille ad esempio sono poco conosciute ma sono molto belle. Ci sarà poi qualche Antirrhinum perenne, e qualche Linaria perenne, no?”
 
Daniela Romano
Chi è? Docente di Gestione del verde, parchi e giardini Università di Catania, Dipartimento di Scienze delle Produzioni Agrarie e Alimentari); coautrice del Manuale ISPRA: Specie erbacee spontanee mediterranee per la riqualificazione degli ambienti antropici; autrice del libro Il giardino siciliano.
 
Quando si parla di “specie mediterranea” si può fare riferimento ad almeno quattro diverse accezioni di verde:

  • specie endemiche cioè tipiche ed esclusive di un areale molto ristretto nell’ambito del Bacino del Mediterraneo; si tratta in genere di un gruppo di piante piuttosto esiguo che non trova, in genere,  un ruolo dal punto di vista ornamentale;
  • specie originarie del bacino del Mediterraneo  (autoctone) e quindi rappresentative della omonima zona di vegetazione
  •  specie originarie di altri ambienti ma naturalizzate
  •  specie di origine esotica ma adattabili alle condizioni dell’ambiente mediterraneo

Negli ultimi anni, nell’ambito di una più attenta conoscenza ed utilizzazione a scopo ornamentale della grande biodiversità presente nel bacino del Mediterraneo, si è posto l’accento sull’utilizzo della flora autoctona mediterranea, soprattutto arbustiva, caratterizzata dal possedere particolare validità estetico funzionale; tra le oltre 200 specie arbustive individuate in Sicilia di potenziale interesse ornamentale si possono particolarmente annoverare (tra parentesi i mesi di fioritura):  
I cisti, presenti in diverse specie  (Cistus creticus (V-VI); Cistus salviifolius (IV-V); Cistus crispus (IV-V); Cistus monspeliensis (IV-V); l' euphorbia (Euphorbia dendroides (XI-IV; Euphorbia rigida (II-IV); Euphorbia ceratocarpa (IV-VII); Euphorbia characias; l' agnocasto (Vitex agnus-castus (V-VIII); Nerium oleander (V-VII; Retama raetam (III-IV); Teucrium fruticans (IV-V); Salsola verticillata nella quale l’effetto ornamentale è affidato alle ali ialine che circondano il frutto, successive quindi al momento della fioritura.

Francesco Borgese
Chi è? agronomo paesaggista presso lo studio di architettura del paesaggio SciaraNiura landscape e titolare insieme alla moglie del vivaio Valverde specializzato in piante mediterranee del passato.

Dover giustificare le scelte che provano a preferire alcune piante ad alter non è sempre facile, spesso infatti i motivi sono, come dire, inconsci o forse puramente estetici. E allora…..allora non so da dove cominciare e quindi darò una breve motivazione per ciascuna specie, un poco analitica se vogliamo ma l’unica che mi viene in mente.

Arbutus unedo: l’unica pianta di cui ho assaggiato i frutti prima di conoscerli. Non si dovrebbe mai fare, ma giovane ventenne mi sono trovato all’improvviso in Sardegna, immerso in un bosco di alberi con piccoli fiori bianco crema e frutti di ogni colore, dal verde al giallo al rosso. Non erano male, scoprii in seguito che si chiamavano corbezzoli e che ve ne erano dei boschi anche in Sicilia. Euphorbia dendroides: una pianta che perde le foglie d’estate, pazzesco. Bellissima sempre nelle sfumature del verde come del rosso, e da spoglia magnifica. Myrtus communis: anche di questo scoprirne intere zone a Brucoli è stata una sorpresa. Con foglie verde chiaro, lucide e profumate. Quante siepi potremmo fare e cespugli piantare al posto di qualche australiana ……….mirtifolia. Phillirea angustifolia: il colore dell’ulivo in un cespuglio che posso gestire come mi pare. L’ho vista usata in un giardino che non dimenticherò mai. Pistacia terebinthus: il verde intenso sfumato di rosso e le bacche rosse, la Sicilia è piena di una pianta così generosa e resistente da farne siepi nell’isola di Mozia. Se resiste alla calura ed alla siccità di quel posto cosa aggiungere di più. Rhus coriaria: a foglia caduca e con dei colori autunnali bellissimi non teme neanche le sciare dell’Etna. Rosmarinus officinalis: verde intense, fiori azzurrini ed un profumo incredibile di fresco. Libero o in forma è il verde che dovrebbe essere maggiormente presente nei nostri giardini. Spartium junceum: colonizzatore delle zone più degradate dalle pietre alle discariche. Regala un profumo talmente intenso da sentirsi inebriati ed un colore giallo luminoso alla fine dell’inverno da annunciare la primavera. Vitex agnus-castus: non facile da trovare cresce rigogliosa vicino ai rigagnoli d’acqua ed bellissima oltre che insolita la fioritura. Secondo me piace alle farfalle. 



martedì 22 luglio 2014

Le piante vicine si fanno compagnia

Coltivare in balcone avendo letto Ippolito Pizzetti
Ho per giardino un lungo balcone e avendo ben chiari i miei limiti in fatto di pazienza e predisposizione alla sua coltivazione, ben sapendo come può essere precaria la vita delle piante in vaso sempre in bilico tra la condizione di deserto sahariano che si viene a creare se tralasci due giorni di innaffiare o la situazione da palude pontina che si determina se decidi che un poco d’acqua in più non può fare male, mi sono rassegnata ad un frequente ricambio vegetazionale in modo da non stare troppo a rimuginare su marciumi, deperimenti e morti subitanee. Un luogo verde “effimero” fatto di piante a perdere che trascorreranno da me un’ esistenza più o meno fuggevole sino alla loro ineludibile dipartita.
Halleria
 
Ruellia

Jaborosa
Siccome lo spazio che ho a disposizione è poco per godere di tutte le piante che vorrei provare, ammonticchio vasi su vasi formando piramidi azteche; il vaso di Lisianthus appena comprato l’ho messo poggiato su un vaso più grande che ospita un profumato gelsomino che a sua volta quasi scompare sotto i vasetti di menta e rosmarino messi li vicino.
Tutto è nato dalla banale constatazione che le radici delle piante amano esplorare le profondità del suolo, muovendosi verso il basso per linee verticali; quando le radici raggiungono i fori di sgrondo posti sul fondo del contenitore se c’è un sottovaso che ne impedisce il cammino cominciano a girare tondo, tondo come leoni in gabbia. Perché farle soffrire? Usando la tecnica del vaso su vaso le radici migrano oltre confine passando alla terra del piano di sotto, senza dover procedere ad inutili travasi.
 
La zucca che ho seminato quest’anno, ad esempio, dispone al momento di un vaso a doppio strato ma non è da escludere che dovrò presto aggiungerne un altro sotto per potere soddisfare adeguatamente le sue ambizioni esplorative.

La mia idea di sfruttare lo spazio in verticale con contenitori a varia altezza sovrapposti, non è originale; l'ho  scoperto leggendo il libro di Ippolito Pizzetti,  ed in particolare la sua prefazione,  “Piante e fiori del terrazzo” del 1977.

Descrivendo una realizzazione eseguita in una grande terrazza per ovviare alla scarsa profondità delle fioriere, Pizzetti cosi scrive “… alla scarsa profondità della fioriera ho ovviato facendo mettere la terra in modo che dal davanti al retro salisse leggermente e piantando le piante più grandi (per esempio i carrubi) in cilindri, infilati parzialmente nel terreno e per buona parte sporgenti: ho potuto guadagnare così venti centimetri…”. Non ho lo spazio per i grandi contenitori descritti da Ippolito (100, 200, 500 litri) ma nel mio piccolo  il ragionamento è uguale.
Un altro punto che sento mio, nella filosofia del libro, è il concetto di sperimentazione colturale; la monocoltura ornamentale che tanto piace a mia madre non fa per me ed anche Ippolito  nel libro scrive : “ …una cassetta fiorita non fa terrazzo; e neppure una fila. Non lo fanno neppure più file se si tratta di cassette piene di gerani (o di tutto quello che volete d’altro) messe lì: una nota di colore, riempire un vuoto, ornare una facciata. Su un terrazzo come questo non è neppure il caso di stare a ragionare…”.

Amo il disordine organizzato; sono infatti sicura che in balcone piante diverse messe vicine si facciano reciproca compagnia; per fare stare in alto, a prendere il sole ,i grandi capolini colorati di Rudbekia, ho messo il vaso appoggiato sul bordo del contenitore con il Capsicum nato da seme e il vaso della Pandorea jasminoides, ancora in grande splendore perché di recente arrivo; l’acqua in eccesso sgronda di sotto a beneficio delle piante vicine dandosi reciproco appoggio e sostegno. 


Brachychiton discolor nato da seme, fa ombra a pentas e petunia e sul suo tronco si attorciglia anredera arrivata in regalo da un balcone vicino. Le aromatiche che tengono lontane le zanzare non possono mancare: basilico, lippia, menta, rosmarino, prezzemolo mandato a seme, melissa, coriandolo, Salvia officinalis sono spesso mischiate con le salvie da fiore così rustiche e facili da propagare che basta un rametto per farle attecchire.
Zanthoxylum beecheyanum
E non occorre tanto pulire che qualche foglia a terra ci può stare; fa da riparo a qualche geco di passaggio e crea un umidore che alle piante piace. Anche un poco di secco tendo a lasciare cercando di creare un ambiente naturale; qualche insetto utile se ne potrà giovare per trovare riparo e ricambiare il favore andando a caccia di afidi.
Ospite più o meno gradito
E per finire devo purtroppo, a malincuore, convenire che, su un altro punto, Ippolito ha ragione: chi ha un balcone o una terrazza cui dedica tempo e passione è solo perché  è assillato dalla frustrazione di non avere o di non riuscire a mantenere un vero giardino. 

venerdì 13 dicembre 2013

Plectranthus amboinicus, origano cubano

L'esperto risponde

Domanda
Ho acquistato al mercato bio da un venditore di frutta esotica una pianta in vaso caratterizzata dal possedere lunghi tralci erbacei, legati ad una canna, portanti  grandi foglie carnose che strofinate sprigionano un inconfondibile e persistente aroma di origano. Il venditore da cui l’ho comprata non ne conosceva il nome avendo come unica informazione il fatto di essere arrivata dal Sud America dove è conosciuta come “pianta origano” e che, per sua esperienza, si riproduce assai facilmente per talea di cima erbacea che, una volta piantata in vaso o in giardino,  radica in modo rapido. Saprebbe dirmi di che pianta si tratta?
 
Risposta:
Plectranthus amboinicus o origano cubano
L’indicazione che mi ha messo sulla giusta traccia per l'identificazione della specie è stata la presenza di grandi foglie carnose, come una specie succulenta, ma molto aromatiche e di  facile radicazione; per le grandi foglie in un primo momento le ricerche si erano indirizzate verso Salvia sclarea ma le foglie di questa specie sono disposte a rosetta mentre quelle descritte sono portate da tralci erbacei; la provenienza poi dal Sud America e l’aroma di origano sono indizi che hanno fatto convergere verso la soluzione; Plectranthus amboinicus o origano cubano è il nome della specie; ecco di seguito alcune indicazioni.
Plectranthus amboinicus è una lamiacea come molte delle più importanti specie aromatiche coltivate in tutto il mondo, spesso indicata con la vecchia denominazione botanica di Coleus amboinicus. E’ specie africana che, per la grande facilità di propagazione si è diffusa e naturalizzata in tutte le zone a clima tropicale, in particolare in India e nelle regioni caraibiche, dove viene coltivata sia in giardino che in vaso per la forte aromaticità delle sue grandi foglie che ricordano il profumo dell’origano ma anche del timo e della salvia;  ecco perché la specie è conosciuta con il nome di “cuban-origano” ma anche di french timo; indian menta timo spagnolo; timo giamaicano. L’habitus della specie è quello di una erbacea perenne con lunghi steli erbacei fragili che strisciano sul terreno e che, nella coltivazione in vaso, vengono tenuti in alto legati a dei tutori; gli steli portano foglie carnose, tomentose su entrambi i lati, ampiamente ovate, con margine ondulato. 
I fiori, tipici delle labiate, sono di colore violaceo raggruppati in verticilli che formano spighe terminali.
Foglie e fiori emanano un persistente e forte odore di origano; le diverse parti della pianta possono essere utilizzate tritate finemente, fresche o essiccate, per aromatizzare zuppe di legumi o arrosti ma senza esagerare perché l’aroma è veramente forte e persistente. Mentre la specie si trova a proprio agio nel clima caldo e siccitoso teme il freddo e non tollera gelate a meno che non si coltivi in vaso al riparo di una veranda o in casa; la collocazione ideale in giardino è, invece,  negli angoli rocciosi o per rinsaldare muri di contenimento. Specie di scarse esigenze colturali  va periodicamente accorciata  per favorire un migliore sviluppo vegetativo utilizzando poi steli e foglie per effettuarne la propagazione.  Nelle zone dove la specie si è naturalizzata  ne sono molto apprezzate le proprietà medicinali: l'infuso in acqua calda delle parti aeree della pianta somministrato per via orale è usato in Asia per trattare asma e tosse cronica; in India le foglie hanno molte applicazioni nella preparazione di rimedi utilizzati per il trattamento di raffreddore, tosse e febbre nei bambini; studi farmacologici hanno, poi, dimostrato le proprietà antiepilettici del decotto delle sue foglie.
PS
Grazie per l'aiuto che Daniela ha dato all"Esperta"
 

mercoledì 3 luglio 2013

Coriandrum sativum, un aroma che divide

 
 
Il coriandolo (Coriandrum sativum) è specie erbacea aromatica, a ciclo annuale, originaria del Mediterraneo ed appartenente alla famiglia delle Apiaceae (famiglia botanica un tempo nota con il nome di Ombrelliferae) che comprende altre diffuse specie aromatiche mediterranee come prezzemolo, finocchio, carota e cumino, alle quali il coriandolo molto assomiglia.  E’ specie nota sin dall’antichità i cui semi sono stati ritrovati in tombe egizie e presso i romani, popolo che ne faceva un uso abbondante, si produceva con il coriandolo un condimento detto Coriandratum. 
La specie ha foglie disposte in modo alterno su un fusto erbaceo eretto che si presentano di forma diversa in base alla loro disposizione: mentre inferiormente sono provviste di gambo ed hanno margine appena inciso, quelle disposte superiormente sono prive di gambo e con il margine molto frastagliato.
I fiori, di colore bianco o rosato sono disposti ad ombrelle raggiate; da essi si originano frutti aromatici ad achenio, di forma tondeggiante, prima verdi poi, una volta secchi, di colore giallo paglierino.
 
C’è nel mondo chi mi ama considerandomi aromatica e fragrante e c’è, invece, chi non mi può sopportare trovandomi saponosa e nauseante.
Il nome del genere Coriandrum ha in greco un significato molto particolare che suona come: “simile alla cimice”; i tessuti verdi della pianta, infatti, emanano un particolare odore, molto simile a quello di insetti (Nezara viridula ed altri) detti cimici dal cui corpo si sprigiona un tanfo particolare se toccati o, peggio, pestati. Il coriandolo è per questo motivo specie nota come “pianta cimicina”, e, in spagnolo, cilantro. Non tutti però ne soffrono l’odore; il coriandolo è, infatti, pianta aromatica per la quale il giudizio non è univoco in quanto, allo stato fresco c’è chi la detesta considerando il suo odore appestante simile a quello di muffa, sapone, terra o di insetto e chi, invece, percepisce dal suo fogliame un odore fresco e fragrante tanto da essere spezia molto utilizzata, come il prezzemolo, nelle cucine di popoli orientali e sud americani; salse a base di coriandolo fresco sono presenti nella cucina tradizionale di popolazioni asiatiche ed africane, caraibiche e sud americane; in Europa, il coriandolo è specie tipica della cucina portoghese e greca dove, in particolare, è ingrediente indispensabile dell'Afelia (stufato di maiale al vino rosso). Come spiegare questa diversa percezione del gusto? Esistono studi accademici che attribuiscono questa differenza a motivazioni genetiche. Mentre le popolazioni del Caucaso e quelle dell’Asia dell’est hanno la più grande percentuale di coloro che non lo sopportano (17 per cento e 21 per cento) seguiti dagli africani con il 14 per cento; nel Medio Oriente, tra gli ispanici e nell’Asia del sud la percentuale è invece è molto più bassa (3, 4 e 7 per cento). Io, nel mio piccolo, ho fatto un piccolo sondaggio scolastico: nella mia classe era maggioranza chi disdegnava schifato di annusarne le foglie stropicciate; a me, invece, non fa nessun effetto. L’odore è comunque molto attenuato nel frutto essiccato che, macinato, ha un sentore di agrume e che per questo è la parte più utilizzata per aromatizzare gli alimenti.
 
Sono il cuore di palline d’argento poste a decoro di torte d’antan

Sin dal Rinascimento era usanza rivestire i frutti di coriandolo di zucchero colorato ricavandone piccoli confetti usati per decorare torte e dolciumi. Questa usanza si è mantenuta sino agli anni 60 quando le torte dei miei primi compleanni erano decorate da queste piccole palline d’argento dal gusto indecifrabile. Le cronache riportano a proposito che è da questa usanza culinaria che derivano i coriandoli di carta usati per festeggiare il Carnevale.
 
Se prendi medicine mi dovresti ringraziare perché ti rendo meno sgradevole la pillola
  

Tenetemi vicino e terrò a distanza le tigri dal vostro giardino
I semi di coriandolo sono utilizzati dalle industrie farmaceutiche come eccipienti per pillole e lassativi per coprirne il sapore sgradevole ed è stato dimostrato che l’olio essenziale estratto da spremitura e distillazione dei frutti di coriandolo risulta molto efficace contro le larve di zanzara tigre che si sviluppano nell’acqua e se distribuito sulla pelle ha efficace azione repellente contro gli adulti; ritengo, tuttavia, che gli effetti collaterali relativi all’odore di cimice non debbano essere sottovalutati.

Con zeolite e clorella facciamo un bel gruppo capace di togliere di mezzo chi è troppo pesante


Studi recenti attribuiscono ad intossicazione da alluminio molti sintomi aspecifici presenti nell’uomo quali irritabilità, scarsa memoria, stitichezza, spasmi muscolari agli arti inferiori, perdita dell’appetito, nausea. L’alluminio viene introdotto nell’organismo con diverse modalità prima fra tutte l’acqua potabile in quanto il solfato di alluminio è un sale utilizzato nel processo di purificazione e tramite altri prodotti farmaceutici e di uso comune (prodotti per l’igiene, sottaceti, lattine e pellicole trasparenti) Si attribuisce al coriandolo l’importante capacità di mobilitare l’alluminio ed altri metalli pesanti depositati nelle cellule del sistema nervoso con azione definita molto più efficace di quella evidenziata da altri prodotti come clorella (un’alga) e zeolite (minerale presente in natura); si ritiene tuttavia che l’efficacia depurativa sia massima se i tre prodotti vengono somministrati in associazione e in successione.

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