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domenica 29 giugno 2014

Jasminum grandiflorum, gelsomino di Sicilia

Se qualcuno mi dovesse chiedere: “Quale è la specie vegetale che per te meglio rappresenta l’estate nei giardini, nei cortili o nelle terrazze assolate di Sicilia?” Dopo mille dubbi e tanti ripensamenti direi convinta: "Che si, per me la specie simbolo dell’estate siciliana è il gelsomino il cui profumo intenso, che aleggia nell’aria calda della sera, insieme al frusciare dell’acqua distribuita al giardino, è rimedio infallibile contro lo stress delle giornate di scirocco".
Ma non mi riferisco al profumo di “un generico gelsomino”, visto che sono più di trenta le specie appartenenti al genere Jasminum, sia arbustive che rampicanti, reperibili presso vivai specializzati, così come ho visto recentemente al vivaio Malvarosa, dove è stato realizzato un “Giardino dei gelsomini” utilizzando tutte le specie di Jasminum che compongono l’assortito catalogo del vivaio. Ogni Jasminum in quanto tale profuma di gelsomino ma con una serie infinita di variazioni sul tema che un naso allenato può riuscire a percepire; è, ad esempio, facile riconoscere il profumo intenso, molto simile alla gardenia, che caratterizza il gruppo dei Jasminum sambac (Granduca di Toscana, Maid of Orleans e Belle of India) o il profumo delicato e persistente di Jasminum polyanthum la cui fioritura è di breve durata ed emana da fiori che sbocciano nella precoce primavera o, ancora, l’aroma dolce ma poco fluttuante che caratterizza i fiori bianchi del gelsomino africano, Jaminum fluminense, che ha avuto il gran merito di essersi adattato magnificamente al mio balcone assolato.
Un angolo di Taormina
No, il gelsomino a cui mi riferisco, che ritengo sia emblema di “sicilianità” nei giardini d’estate, è Jasminum grandiflorum dai fiori grandi, bianchi, esternamente rosati, prodotti in abbondanza e profumatissimi. Questo gelsomino originario della regione himalayana era già conosciuto ed apprezzato dalle civiltà persiane, cinesi, arabe, indiane; gli arabi lo hanno introdotto in Sicilia ed in ogni regione da essi conquistata; ecco perché è variamente noto con il nome di gelsomino siciliano, catalogno o gelsomino d’Arabia.  
Viene spesso confuso con Jasminum officinale perché entrambe le specie hanno la foglia composta de sette foglioline ma i fiori dell’officinale sono più piccoli e con i petali arrotondati ed il portamento delle due specie è differente: Jasminum grandiflorum è specie sempreverde e tende a formare una massa cespugliosa leggera con lunghi getti che si appoggiano su un muro ma non vanno molto oltre; è specie climaticamente delicata che sopravvive solo nel profondo sud ed al riparo da abbassamenti termici di fine gennaio; Jasminum officinale è , invece, spogliante e si comporta da rampicante che tende a salire in alto con movimento avvolgente; specie più rustica, la sua coltivazione può spingersi anche al nord.
Il gelsomino siciliano fiorisce d’estate e la fioritura prosegue a lungo fino a Natale; il suo profumo è veramente intenso e persistente e bastano pochi fiori per profumare terrazzi e giardini. L’olio essenziale che si ricava dai suoi petali è molto utilizzato in profumeria ed erboristeria tanto che fino agli inizi del secolo scorso in Sicilia e Calabria se ne effettuava la coltivazione; la raccolta dei fiori era soprattutto un lavoro femminile con le donne che al tramonto e alle prime luci dell’alba passavano tra cespugli di gelsomino per raccoglierne i boccioli fiorali da cui estrarre l’essenza.
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Che il gelsomino siciliano sia un fiore tradizionalmente presente nei giardini dell’isola lo dimostra ad esempio l’abitudine di utilizzarne i fiori per aromatizzare la granita, o per produrre un’acqua profumata al gelsomino utilizzata per il “gelo di melone”; con i boccioli , per gioco i bambini preparavano la “sponsa” una composizione di fiori di gelsomino che veniva costruita raccogliendo sul fare della sera i boccioli che stavano per aprirsi avendo cura di raccoglierli con il tubo corallino intero. Poi li si inseriva con pazienza uno ad uno nell’infiorescenza secca della carota selvatica a cui con una forbicina si era eliminato in ogni peduncolo l’ovario in cima. Nel giro di poche ore i fiori così infilati si aprivano e si aveva un rustico, piccolo, bouquet profumato con il gambo rigido da tenere in mano.

"Sponsa" di Jasminum grandiflorum

Io ne ho preparato anche una "variante" utilizzando l’infiorescenza secca della ferula.

Stasera mentre siedo in poltrona,  il profumo prodotto dai fiori della sponsa, oramai tutti aperti, mi è stato di grande aiuto per ripensare con maggiore indulgenza  e definitivamente archiviare le numerose scocciature accumulate durante la giornata.

sabato 1 marzo 2014

Jasminum mesnyi

Un gelsomino al di fuori dei soliti clichés
Tra le tante specie di gelsomino presenti nei giardini delle terre del sole è questo il momento dell’anno in cui è in fioritura Jasminum mesnyi , una specie a fiore giallo che, rispetto ai caratteri degli altri gelsomini, fa di testa sua andando controcorrente; nella fioritura, ad esempio, che avviene nei giorni di mezzo tra la fine del tiepido inverno mediterraneo e l’inizio della fresca primavera quando tutti gli altri gelsomini, tranne Jasminum nudiflorum che è il più precoce, riposano in pace; nel colore del fiore che è di un giallo molto luminoso anziché bianco anche se, per questa particolarità, è in buona compagnia visto che il gruppo dei gelsomini gialli conta in natura 12 specie; nel produrre fiori belli, si, ma senza odore, carattere che sembra un controsenso nell’ambito del genere Jasminum che rappresenta nel mondo vegetale l’archetipo del “fiore profumato”; ed ancora nel portamento che è sarmentoso alla stregua di un grande arbusto e non come la maggior parte degli altri gelsomini che sono specie rampicanti capaci di attorcigliarsi a supporti per salire su in alto.
Jasminum mesnyi e Ipomaea








































































Ma se per un momento ci dimentichiamo delle sue origini, del suo genere, di quello che questo arbusto, in quanto gelsomino, dovrebbe avere in tema di colore, odore e portamento e non ha e lo guardiamo per quello che è, senza preconcetti, cominceremo a renderci conto dei suoi tanti pregi.
Jasminum mesnyi è un arbusto di origine cinese che forma un grande cespuglio sempreverde espanso, capace di lanciare i lunghi rami penduli e sarmentosi oltre ostacoli come muretti o staccionate
Le foglie sono opposte e costituite da tre foglioline lanceolate, la centrale più grande. I fiori solitari non hanno odore e sono di colore giallo zolfo, semidoppi per la presenza di altri petali irregolari nella parte centrale della corolla che talvolta è più scura.
La specie, nota anche come Jasminum primulinum, è una pianta semirustica che sopporta il freddo poco intenso ed ama invece il caldo del sud, prediligendo in giardino una esposizione soleggiata e terreno fresco in estate. Di facile coltivazione, è specie non conosciuta allo stato selvatico quindi, probabilmente, è il risultato di antica selezione orticola, come il fiore semidoppio dimostrerebbe, in quanto inesistente nelle specie spontanee. Ad avvalorare la teoria, la specie è sterile e non produce frutti e semi e pertanto la propagazione può essere effettuata solo per propaggine o talea semi legnosa in estate. E’ un arbusto molto generoso che comincia presto a fiorire e continua per lungo tempo sino all’inizio dell’estate effettuando talvolta una seconda fioritura in ottobre.
Ogni tanto in giardino lasciamoci tentare da chi sta al di fuori degli schemi, da un arbusto esuberante, come Jasminum mesnyi,  stufo di essere preso per una specie rampicante.

venerdì 11 ottobre 2013

Antigonon leptopus, romantico rosa

Il rosa è un colore che mi piace ma non tutto ciò che è rosa è di mio gradimento; non mi piace, ad esempio, il rosa confetto con il quale mamme affettate vestono da testa a piede bambine smorfiose perché ogni particolare dell’abbigliamento proclami al mondo l’appartenenza al genere femminile.
Questo rosa d’ordinanza fatto a posta per sbandierare una femminilità ad oltranza non fa per me: non uso smalti rosati né fuseaux attillati; odio indossare i collant ed il mio abbigliamento è all’insegna della comodità: pantaloni d’inverno perché ho freddo, gonne d’estate perché ho caldo. Non vestendomi in modo aggraziato credo di poter dire che la mia adesione al sentire femminile si esprima nella mia propensione ad accudire: familiari, in primo luogo, poi gli alunni a scuola ed animali a seguire; sono però un tipo romantico e spesso mi faccio prendere dal sentimento; mi basta risentire pezzi d’opera (“Coro a bocca chiusa” della Madama Butterfly, “Addio del passato” della Traviata, “Tu che m’ai preso il cor", da  Il paese del sorriso) che mi prende un immediato groppo al cuore e piango lacrime che non riesco a trattenere.  

Sono, dunque, un tipo sentimentale e già da ragazzina il rosa che preferivo era quello di una collana di libri d’appendice dalla copertina “rosa” con titoli come: Foglie al vento, La casa delle lodole, La primula rossa, Lo sceicco, e poi a seguire Via col vento, Cime tempestose, Orgoglio e pregiudizio.
Questa visione “sentimentale” della vita trova applicazione anche in campo vegetale; c’è, ad esempio, una specie rampicante come Antigonon leptopus che trovo molto romantica; è una polygonacea di origine messicana ancora in fiore in questo tiepido autunno, che arrampicandosi su ringhiere e graticci grazie a tralci lianosi e robusti viticci, forma ghirlande intrecciate di fiori di un rosa così delicato da essere chiamato nei paesi d’origine “catena d’amore”. 
Antigonon leptopus è specie che ha foglie alterne, grandi, con il bordo ondulato e a forma di cuore; i fiori sono raccolti in grappoli posti all’ascella delle foglie e sono privi di petali presentando sepali membranosi, cordati, di un rosa antico molto delicato.
Non è specie diffusa, neanche al sud dove si trova bene in aree a clima mite e temperato e dove fiorisce abbondantemente e ininterrottamente. I frutti sono acheni e le radici tuberose in Messico sono considerate commestibili. La propagazione si può fare per seme in primavera, per talea di stelo in estate o per divisione dei tubercoli radicali; gradisce una buona potatura invernale perché fiorisce sui rami dell’anno nuovo.
 
Se mi chiedete cosa canticchio in macchina lungo il tragitto per andare a scuola vi dirò che all'andata, propendo per la malinconica  “La vie en rose” ma al ritorno, con senso di vera liberazione, galoppo al ritmo dei valzer del “Cavaliere della rosa”.



mercoledì 2 ottobre 2013

Si fa presto a dire gelsomini!

Ci voleva la “Festa dei Gelsomini” che ha avuto luogo il fine settimana scorso presso il Vivaio Malvarosa a Carruba di Giarre, in Sicilia, per chiarirmi un poco le idee su questo vasto ed eterogeneo gruppo di specie che va sotto il generico nome di gelsomino. E si, perché di gelsomini ce ne sono di tantissimi tipi: i veri gelsomini appartenenti al genere Jasminum della famiglia delle Oleaceae che sono oltre 200 specie provenienti soprattutto dal Medio Oriente, ed i falsi gelsomini o specie affini come Trachelospermum, Stephanotis, Plumbago, Lonicera, Carissa, Solanum, Cestrum equiparati ai gelsomini, solo e non sempre, perché specie profumate.  
Al vivaio Malvarosa di Filippo Figuera, specializzato da un decennio nella produzione di gelsomini, che si sono affiancati negli anni alla principale produzione di pelargoni, ci sono, è ovvio, i veri gelsomini a cui è sono stati dedicati due giorni di una kermesse all’insegna del profumo, del gioco, della cucina, della musica e della fotografia. Ed il richiamo sugli appassionati è stato molto forte se Filippo ieri, tirando le somme della manifestazione, ha potuto.. dare i numeri: "Circa MILLE visitatori; SETTECENTONOVANTA gelsomini grandiflorum regalati; TRENTATRE chili di granita al gelsomino consumati; CENTOCINQUANTA spettatori al concerto; QUATTRO visite al giardino con oltre CENTO attenti visitatori; DUEMILA fiori di gelsomino raccolti per fare la granita..”.
Grandi numeri davvero se si considera lo svolgimento in contemporanea, in Sicilia, di altre importanti manifestazioni del verde.
Io ho partecipato alla visita guidata tenuta da Filippo al “Giardino dei gelsomini” uno spazio verde ricavato accanto alla casa padronale e alle grandi serre recuperando un antico ovile costituito da una serie di spazi chiusi da muretti a secco che ospitavano un tempo gli armenti.

In un percorso che si snoda in stanze profumate sono raccolte per tipologia tutte le specie del genere Jasminum coltivate in azienda che possono essere osservate nel loro portamento naturale, ambientate in un giardino, conoscendone la storia, l’origine, la diffusione ed alcune curiosità dalla lettura di chiare schede descrittive. Si comincia con un pergolato ottagonale che raccoglie i più tradizionali tra i gelsomini, le specie a portamento rampicante e foglie opposte e pennate formate dalle caratteristiche sette foglioline; ne fanno parte specie come Jasminum officinale, Jasminum officinale clotted cream, Jasminum officinale fiona sunrise, Jasminum aureum, Jasminum polyanthum e Jaminum grandiflorum , specie quest’ultima molto diffusa in Italia meridionale soprattutto in Calabria e Sicilia dove un tempo era coltivata e usata per la produzione di profumi.
E’ il classico   gelsomino siciliano o “Gelsomino di Spagna”, originario della penisola araba e probabilmente introdotto nella penisola iberica dagli arabi e solo successivamente arrivato in Italia. Pianta sempreverde di grande sviluppo, portamento leggero e arioso, fogliame verde glauco. I fiori sono grandi, bianchi, esternamente rosati, prodotti in abbondanza e profumatissimi. La fioritura è tardiva rispetto a tanti altri gelsomini (inizia a luglio) ma continua ininterrottamente fino a dicembre-gennaio.
Nel giardino altre zone sono dedicate rispettivamente ai gelsomini trifogliati (Jasminum azoricum,  Jasminum fluminense dai fiori molto profumati; ai gelsomini della sez. alternifolia con fiori gialli (Jasminum odoratissimumJasminum humile, Jasminum floridum,  tutti molto profumati; a quelli a foglia intera e portamento rampicante (Jasminum molle).

La parte per me più interessante è stata quella dei gelsomini della sezione unifolia, specie arbustive con grandi foglie intere e fiori stellati grandi e molto profumati a cui appartiene il gruppo dei gelsomini sambac.
Jasminum sambac

Questa sezione raccoglie i gelsomini conosciuti come gelsomini d’Arabia anche se, in realtà la regione d’origine è l’India, caratterizzati dal possedere fiori bianchi, grandi carnosi anche doppi e stradoppi. Tra essi il capostipite è Jasminum sambac, un cespuglio sarmentoso dal portamento disordinato e dalle grandi foglie intere di colore verde brillante; ha fiori bianchi, grandi, dai petali lunghi e carnosi, famosi per il profumo inebriante.


Del gruppo dei sambac fa parte la famosa cultivar Granduca di Toscana, cespuglio disordinato, con foglie larghe verde scuro e intere, a crescita molto lenta; ha bellissimi fiori doppi i cui petali esterni possono assumere una colorazione rosata, fiorisce da maggio a novembre emanando un profumo intenso; il nome è un omaggio al Granduca di Toscana Cosimo III che nel segreto dei suoi giardini coltivava piante rare ed esotiche. A questo gelsomino fa compagni la cultivar di sambac Maid of Orleans molto diffusa nel meridione alla fine dall’ottocento e dedicata alla moglie francese di Cosimo III, Margherita Luisa d’Orleans; è un cespuglio dalla crescita contenuta che si può legare a un supporto o ad un graticcio e fare crescere come rampicante oppure lasciare che prenda liberamente la sua sagoma di cespuglio sarmentoso. Ha fiori semplici, tondeggianti, di medie dimensioni; è considerato il più profumato tra i gelsomini regalando una fioritura abbondante da giugno a ottobre. Ed infine “ Belle of India” un sambac dalla corolla stradoppia, letteralmente un fiore dentro l’altro, profumatissimo; molto diffuso nei paesi orientali dove viene usato per comporre ghirlande e collane di fiori.
Ho ancora molto da imparare sui gelsomini ma grazie a Filippo ed al suo vivaio il cammino di conoscenza intrapreso, da oggi,  mi appare meno nebuloso.

martedì 30 luglio 2013

Merremia dissecta, un rampicante poco usuale

Merremia dissecta è una specie rampicante a fusto volubile proveniente dai paesi dell’America del sud, appartenente alla famiglia delle Convolvulceae, che vive assai bene in clima mediterraneo soprattutto lungo le coste e dove l’inverno è blandamente rigido;  a prima vista è molto simile, nei caratteri distintivi, ad una Ipomoea  alla quale assomiglia molto per la forma del fiore anche se da un punto di vista sistematico differisce per alcuni caratteri del polline. E’ una specie che si comporta da vero rampicante attorcigliandosi con i suoi fusti lianosi intorno ad ogni appiglio ed appoggio che incontra sul suo percorso, spingendosi su fino ai  tre metri d’altezza. 
I fusti, le foglie ed i peduncoli fiorali  sono molto pelosi ed hanno la particolarità che se schiacciati emettono un liquido lattiginoso all’aroma di  mandorla amara. Ha foglie di colore verde scuro, alterne, semplici, portate da un lungo peduncolo, con una forma particolare  perché,  palmate e profondamente lobate, incise sino alla base della foglia. Il fogliame assicura una copertura leggera, di aspetto merlettato, ma con elevata capacità  coprente.
I fiori a forma di imbuto ma con la corolla svasata sono solitari con petali di colore bianco e gola viola. Il frutto è una capsula globosa avvolta totalmente dai sepali che a maturità si apre con forma stellata mettendo in evidenza quattro semi di forma tondeggiante, come grani di pepe, di facile germinazione.

La specie può comunque essere riprodotta per divisione del cespo o staccando tralci da porre a radicare. Pur essendo specie gradevole, per la discreta fioritura che si prolunga tutta l’estate e soprattutto per la grande capacità che ha la pianta di coprire reti, recinzioni ed altri manufatti che spesso in giardino è bene nascondere, non è molto diffusa nei nostri giardini anzi, a ben pensare l’unico esemplare che conosco vegeta, saranno oramai circa vent’anni, nel giardino della mia amica Daniela ad Acicastello. C’è arrivata sull’ onda dell’ entusiasmo che, negli anni compresi tra il 1992 e l’inverno del 1994, suscitò l’iniziativa ideata e portata avanti da Guglielmo Betto di creare in Italia una Società di Acclimatazione Sperimentale che aveva lo scopo di ..”favorire gli studi e gli esperimenti amatoriali concernenti l’acclimatazione delle specie vegetali sia ornamentali che d’uso alimentare e industriale fuori dalla loro area d’origine; la coltivazione sperimentale di specie poco note o sconosciute in Italia...”. Tutti i soci erano invitati ad inviare all’Associazione semi di specie rare o esotiche di cui disponessero ed i semi andavano a costituire un Index Seminum cui attingere l’anno successivo. Ai nuovi soci venivano regalate al momento dell’adesione 10 bustine di semi di specie presenti in elenco. L’anno in cui sia io che Daniela fummo accolte da Betto (immeritatamente per parte mia) nell’ambito del competente consesso di soci, non avendo molta pazienza nelle semine passai la scelta a Daniela.
Da lì l'arrivo in Sicilia della Merremia dissecta che da allora occupa militarmente un angolo del suo giardino. 

sabato 29 giugno 2013

Cardiospermum halicacabum

Tipi da Orto
 
Questa specie l’ho incontrata per la prima volta all' Orto Botanico di Messina tanti anni fa e mi è ritornata in mente in questi giorni leggendo di piante rampicanti ed arbustive in cui l’aspetto ornamentale non è dato dai fiori ma dalle capsule membranose che racchiudono il seme:   le cosiddette piante “lanterna” , quelle dei generi Physalis, Asclepias, Cardiospermum, Koelreuteria che fanno dei frutti membranosi i loro punti estetici di forza.  Cardiospermum halicacabum, specie appartenente alla famiglia delle Sapindaceae, è originaria delle regioni tropicali dell’America ma è diffusa in tutte le regioni del mondo ed in alcuni stati come il Texas e l’Alabama la specie è considerata invasiva e dunque nociva. Il nome del genere in greco significa letteralmente “seme a forma di cuore” denominazione con cui la pianta è conosciuta anche in lingue moderne come ad esempio il tedesco (Herzsamen). I semi, infatti , sono rotondi e neri con all’apice una cicatrice bianca arrotondata simile ad un cuore; sarà per questo motivo che la pianta veniva considerata un tempo curativa delle malattie cardiache.
Sito reperimento immagine
Oggi invece l’intera pianta è utilizzata per la preparazione di creme efficaci contro eritemi ed irritazioni della pelle per le forti capacità anti infiammatorie attribuite alla specie. Il buffo nome specifico halicacabum che sembra il nome di un programma televisivo per bambini, è l’antico nome latino di una pianta soporifera molto simile, del genere Physalis.
Cardiospermum halicacabum è pianta erbacea rampicante che nei climi caldi si comporta da specie perennante mentre nei climi ad inverno rigido ha un ciclo biologico annuale. La risalita in altezza avviene tramite viticci opposti che si originano all’altezza dell’infiorescenza e che utilizzando adeguati supporti portano la pianta in alto sino ad altezze di oltre tre metri. E’ un rampicante che non assicura grande copertura avendo un fogliame leggero di foglie alterne, composte, acuminate, profondamente seghettate, ideale per realizzare nel giro di una stagione di crescita una copertura vegetale particolarmente adatta a rivestire graticci e arcate che comunque restano a vista; in estate compaiono piccoli fiori bianchi, esteticamente insignificanti, riuniti in corimbi ascellari che sviluppano capsule membranose,  prima verdi poi di colore marrone, a forma di palloncino,  pelosette, tripartite internamente e contenenti generalmente tre semi. La specie si riproduce facilmente per seme partendo da semenzaio nella precoce primavera, poi quando le piantine raggiungeranno 10 cm di altezza, si procederà con il trapianto a dimora.

venerdì 7 giugno 2013

Passiflora vitifolia, fiore rosso sorprendente

Era metà gennaio quando mi sono accorta, per la prima volta, di lei
 
Anche se l’inverno catanese non è certo rigido, le piante che ci vivono, così come i catanesi doc, ritengono che il nostro inverno sia molto freddo e si comportano di conseguenza; gli umani vestendo i bambini come eschimesi e mettendo il cappotto ai cagnolini, le piante godendosi un breve periodo di meritato riposo; niente fioriture, niente crescita vegetativa, niente effetti pirotecnici, insomma un periodo in standby in attesa del duro lavoro primaverile seguito da una pausa estiva e ripresa lavorativa autunnale.
Quale stupore, allora, vedere in un freddo giorno di gennaio, passando velocemente in macchina di ritorno da scuola, baluginare, con la coda dell’occhio, su di una recinzione condominiale, una profusione tropicale di fiori rossi. Fiori in gennaio??!! Solo dopo molteplici, veloci passaggi ed un’opportuna sosta, sono riuscita a capire che, per quanto mi potesse apparire strano, lungo un muro di cinta di un condominio qualunque, tra una serie ordinata di bougainville ed edera, una fitta cortina di grandi foglie e viticci faceva intravedere innumerevoli fiori di passiflora.
La passiflora è un fiore assai facile da identificare perché in esso sono bene evidenti i segni che la tradizionale iconografia botanica attribuisce ai diversi simboli della “Passione di Cristo”: i viticci a ricordare la frusta, i tre stili a rappresentare i chiodi; gli stami a raffigurare il martello e la corona dei filamenti, disposta a raggiera (particolarità del Genere), a simulare la corona di spine.
Ma, identificato il fiore, riuscire ad individuare la specie in un genere che ne conta “mille e tre” è tutta un’altra cosa che richiedeva inevitabilmente l’aiuto di un esperto. Mi sono rivolta perciò a Maurizio Vecchia, massima autorità sul web di passiflora in Italia, consultabile via  e-mail tramite il suo sito, corredando richiesta di aiuto con opportuna foto. Il gentilissimo Maurizio a breve giro di posta mi risponde pronunciando l’atteso responso: trattasi di Passiflora vitifolia, una specie sempreverde originaria delle terre calde del Nicaragua e Venezuela con grandi foglie scabre e tomentose simili a quelle di vite e come questa dotata di viticci robusti che consentono alla specie un’azione rampicante assai efficace. I fiori sono solitari ed abbondanti, distribuiti su tutta la lunghezza del tralcio.
Il colore dei fiori è rosso scarlatto sia nei sepali che nei petali con un triplice ordine di filamenti costituenti la corona, rosso brillante i più esterni e gli interni bianchi; secondo i sacri testi botanici produce frutti ovoidali di colore verde, striati irregolarmente di bianco che, tuttavia, non ho mai visto sulla pianta, neanche ora che è inizio estate. La specie, mi scrive Maurizio, è molto sensibile alle basse temperature (mai sotto i 10 gradi) perciò la sua fioritura in gennaio, ancorché in Sicilia, è da considerarsi un fatto raro. 
Sarà allora questione di microclima:  il calore proveniente dal nero asfalto della strada, l'esposizione a mezzogiorno, nessuna schermatura che protegge la recinzione dal sole;  se il clima  di gennaio era da tropici immaginate come questa passiflora sarà contenta e climaticamente  a proprio agio  tra pochi giorni quando noi saremo boccheggianti, stramazzati al suolo, dall'arrivo della prima  botta di vero caldo estivo.
 
 

sabato 18 maggio 2013

Thunbergia grandiflora, un rampicante dai fiori blu

L'esperto risponde
Thunbergia grandiflora
Domanda
Abito in una palazzina di recente costruzione e con gli altri condomini desideriamo ricoprire la recinzione che delimita il cortile condominiale con una specie rampicante che sia decorativa, di rapida crescita e molto adattabile in modo da non richiedere frequenti interventi del giardiniere. Abito in Sicilia in prossimità del mare e le temperature in estate sono molto elevate. Che specie ci consiglia?
Risposta
Tra le tante soluzioni che potrebbero fare al caso vostro scelgo Thunbergia grandiflora, una specie che mi sta particolarmente a cuore in quanto robusta, elegante, versatile. Questo rampicante di origine asiatica (India orientale), della famiglia delle Acanthaceae, è una specie a fusto volubile capace di attorcigliarsi intorno ad un sostegno arrivando in natura ad altezze superiori ai venti metri.
La specie è dotata di un robusto apparato radicale tuberoso con radice fittonante che penetra in profondità nel terreno ma che si adatta anche alla coltivazione in vaso. La vegetazione è costituita da foglie opposte di forma variabile da triangolare ad ovale, a margini generalmente dentato e superficie ruvida. La tendenza della specie è di crescere sino in cima ad un supporto per poi ricadere, formando su di esso una coltre verde; la specie è dunque ideale per ricoprire cancellate, reti, pergolati, pali antiestetici o ancora muretti a sbalzo. La vegetazione sempreverde assicura una copertura perenne che si estende con rapidità grazie a lunghi polloni radicali. In alcuni paesi tropicali (Australia, America) per questa sua esuberanza è considerata specie invasiva conoscendo come unico ostacolo alla sua diffusione il freddo a cui la specie non resiste. Nelle nostre regioni a clima mite la specie si trova bene e dalla primavera, prima timidamente, poi con entusiasmo comincia a fiorire producendo infiorescenze ascellari o terminali formate da grandi fiori ad imbuto di colore bianco con corolla esterna composta da cinque grandi petali di un bellissimo blu lavanda uno dei quali, più grande, presenta striature e gola gialla. La fioritura prosegue tutta l’estate sino al primo fresco autunnale.

In natura si riproduce facilmente per seme tramite frutti a capsula deiescenti che a maturità si aprono di scatto lanciando il contenuto a grande distanza dalla pianta; in coltivazione la specie si può riprodurre, oltre che per seme, anche per talea e per parti di radice radicata. Come norme di coltivazione occorre darle adeguato nutrimento distribuendo in inverno concime organico e complesso e somministrando generose innaffiature estive. 
Se proprio dovessi trovare un difetto alla thunbergia direi che i suoi grandi fiori, pur  così eleganti, hanno una bellezza un poco algida, alla Grace Kelly; sarà perchè mancano di  profumo o più probabilmente perchè, sono proprio incontentabile.
 

mercoledì 10 ottobre 2012

Anredera cordifolia: un rampicante in fuga

Il gruppo delle piante definite “rampicanti” comprende specie assai diverse tra loro per caratteristiche botaniche, provenienza geografica, valenza estetica ma che hanno in comune la capacità di sapersi arrampicare, avvalendosi generalmente di un sostegno, alla ricerca di spazio, luce, umidità.
Sono specie molto competitive, soprattutto quelle di origine tropicale, che manifestano, nei luoghi d’origine uno sviluppo aggressivo e rigoglioso che è poi il motivo della loro utilizzazione in giardino; sono infatti per lo più specie adattabili, competitive, di rapida crescita, utilizzate per ricoprire superfici verticali, pali, recinzioni , schermi visivi, con un effetto estetico basato sulla bellezza delle fioriture e talvolta del fogliame che presenta spesso effetti cromatici autunnali particolarmente apprezzati nei giardini. La domesticazione di queste specie, con il passare del tempo, ha determinato la perdita di alcune caratteristiche originariamente presenti in natura; l’ibridazione e la selezione operata dall’uomo ha reso, infatti, in alcuni casi, assai cambiate le piante oggi coltivate rispetto ai loro capostipiti.  È il caso di specie come il glicine (Wisteria sinensis) il cui progenitore era molto diverso dalla specie oggi coltivata o  Passiflora edulis che non ha più il corrispettivo selvatico *. Ogni regola, tuttavia ha delle eccezioni, ci sono infatti specie che nel tempo hanno manifestato una forte avversione verso le costrizioni imposte dall’uomo comportandosi in giardino con la stesso approccio aggressivo evidenziato nei luoghi d’origine; ciò ne ha fatto vegetali sempre in fuga dagli spazi angusti e confinati loro assegnati, alla ricerca di nuove libertà. Sono specie rinselvatichite, invadenti, invasive e per questo considerate potenzialmente pericolose.

Cerca nella nomenclatura GRIN: Anredera cordifolia
E’ questo il caso di Anredera cordifolia una liana sempreverde di origine brasiliana naturalizzata in tutto il mondo e comunemente nota, in Europa, come "Madeira vine". Diffusa in ambienti caldi del Mediterraneo si spinge anche al nord dove d’inverno tende a scomparire per rigettare dalle radici tuberose nuovamente in primavera. La specie ha una grande capacità di propagazione partendo da tubercoli radicali che si formano lungo i fusti aerei e che si staccano spontaneamente dalla pianta madre per effetto del loro stesso peso o di urti provocati dal vento. 
Tubercoli radicali di Anredera cordifolia
Questi tubercoli, giunti al suolo, anche solo appoggiati su di un poco di terra, emettono subito radici cominciando ad produrre tralci volubili di colore tendente al rosso che salgono in alto in cerca di appigli; trovato un sostegno si spingono sino ad altezze di oltre 10 metri ricoprendo interamente ogni ostacolo che possa essere utilizzato come supporto; sui fili della luce, ad esempio, l’anredera forma festoni verdi che si ammatassano ogni anno di più. 



Anredera cordifolia su Strelitzia alba
La specie, raramente menzionata nei manuali di giardinaggio, è sempreverde e porta foglie intere, cuoriformi, lievemente carnose, di colore verde tenero.  In ottobre l’intera pianta si ricopre di morbide pannocchie di fiori crema, stellati, che emanano a sera un lieve sentore di anice. La fioritura è di breve durata ma intensa al termine della quale i fiori appassiti diventano neri portando frutticini indeiscenti, che spinti dal vento cominciano a svolazzare di qua e di la. In questa fase è obbligo dirlo, la pianta non ha un aspetto particolarmente gradevole.

Fasi della fioritura di Anredera cordifolia

Anredera cordifolia, un tempo classificata come Boussingaultia baselloides è, a conti fatti, da consigliare come rampicante di campagna che può essere utile, in un contesto rurale, in quelle situazioni disperate dove non conta la bellezza della specie ma la sua utilità: brutture da nascondere, scarpate da ricoprire, angoli da schermare. In vaso l’ho provata anni fa quando disperata non trovavo nessun rampicante in grado di ricoprire dei graticci messi in balcone. Dopo un primo momento di grande entusiasmo per la frugalità e resistenza della specie che riusciva a crescere anche in posizioni di pieno sole mi sono, col tempo, dovuta ricredere. L’anredera è pianta che cresce in altezza e si ramifica poco; dal vaso si alzavano esili liane che salivano, salivano travalicando il frontalino del mio balcone per salire ancora più in alto continuando sulla ringhiera del vicino, al piano di sopra. Ottime pianta scalatrice, dunque, ma in vaso, la pianta non ha molto da dire.  Negli Stati Uniti, in Canada, in Australia, Nuova Zelanda e in Sud Africa la specie è considerata “erbaccia nociva”, bollata come invasore delle campagne. Da noi non siamo ancora a questi livelli ma, nei giardini di campagna, è meglio controllare che non si prenda troppe libertà.
* F. Consolino, E.Banfi, Piante rampicanti, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1993, pag.40

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