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mercoledì 15 febbraio 2017

Momordica charantia: stop ai pregiudizi

I frutti di momordica li ho comprati, qualche anno fa per la prima e unica volta in vita mia, al mercato di città sulle bancarelle degli ortaggi cinesi; volevo capire cosa ci trovassero di buono in questi frutti, simili a cetrioli bitorzoluti come la pelle di un iguana adiposo, i tanti avventori asiatici che li sceglievano tastandoli uno ad uno.
A casa, alla prova d’assaggio di qualche frutto ancora verde, decisi che il loro gusto amarissimo (non per niente la momordica è chiamata “ bitter melon” o melone amaro), non faceva al caso mio, io che non gradisco neanche la cicoria;  ed anche i frutti maturi non avevano per me un loro perché con quella polpa di colore rosso fuoco dalla consistenza di un gelo di melone ma dal sapore insulso, oltretutto inzeppato da molti semi.
Giunsi a conclusione che i cinesi avrebbero potuto portare da casa qualcosa di più buono della momordica per onorare degnamente il ricordo della madre patria.
I semi tuttavia, li avevo conservati ed in seguito, documentandomi sulla specie, ho letto che è alla forma dei semi che è dovuta l’attribuzione generica effettuata da Linneo nel suo Species Plantarum del 1753: il termine Momordica deriva, infatti, dal latino e significa mordere, addentare e fa riferimento ai semi che, appiattiti, presentano una superficie rigata e sbocconcellata ai margini come se qualcosa o qualcuno avessero provato a rosicchiarne la superficie.
Sono passati oltre quattro anni da quell’acquisto incauto ma questo Natale, rivoltando dentro la scatola che funge da mia banca personale del germoplasma, ho ritrovato la busta con i semi di momordica; senza stare troppo a pensare, trovato un vaso di buona profondità, ne ho affidato i semi alla terra non nutrendo particolari aspettative su ciò che sarebbe potuto spuntare.
Il vaso è stato sistemato in casa dietro i vetri di un balcone molto luminoso e dopo tre settimane sono spuntati esili steli volubili che brancolando nello spazio intorno, in esplorazione con lunghi viticci, si sono messi alla ricerca di un appiglio che hanno trovato in una canna che ho messo apposta dentro al vaso. 
Momordica charantia è, infatti, una cucurbitacea a portamento lianoso e rampicante di origine tropicale e subtropicale tipica delle regioni calde ed asciutte di Asia ed Africa dove viene coltivata in piena terra come annuale, raggiungendo l’altezza di un paio di metri e riuscendo a ricoprire ampie superfici con una vegetazione di grandi foglie palmate e profondamente lobate, portate su tralci esili e snelli.
A differenza di altre cucurbitacee che si coltivano a terra, nei paesi che la producono, la momordica viene fatta arrampicare su trespoli che rendono più agevole la raccolta dei frutti.
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La crescita della pianta nel mio vaso è stata fino ad oggi velocissima: in due settimane la canna è avvolta da un buon numero di grandi foglie semplici ed alterne; lo sviluppo è tanto veloce che a me pare di vederli lentamente volteggiare, i lunghi viticci,  la sera,  quando in poltrona me li trovo vicini.
 
E di fronte a tanto vigore ho posizionato il vaso sopra un altro vaso più grande per dare maggiore profondità alle radici. 
Da circa una settimana sono poi comparsi i primi fiori ed è stata una vera sorpresa. Momodica charantia è specie monoica cioè porta fiori maschili e femminili sulla stessa pianta. I fiori solitari portati da lunghi peduncoli hanno cinque petali colore giallo canarino e si riconoscono tra loro perché il fiore femminile ha un ingrossamento alla base simile al frutto bitorzoluto che in seguito si svilupperà.
Hanno breve durata ma la vera sorpresa è il profumo che nelle ore più calde del giorno si sprigiona dai fiori; niente a che fare con l’amarezza del frutto, il profumo è dolce e suadente e ad ondate, trasportato dalle correnti di casa, raggiunge il mio posto di lettura dove lo aspetto arrivare per godermi un momento di vero benessere.
Ora sono in trepidante attesa della formazione dei primi frutti che accoglierò con minori pregiudizi rispetto a quelli avuti per i frutti comprati. Ho letto infatti che i popoli che consumano abitualmente la momordica lo sanno bene che la zucca amara è troppo amara per essere consumata cruda; va dunque sbollentata o cotta a vapore e cucinata a contorno di uno stufato di carne di maiale.
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E’ proprio vero che per vincere i pregiudizi verso gli stranieri il miglior sistema è quello di accoglierli e farli crescere in casa propria.
 

domenica 29 giugno 2014

Jasminum grandiflorum, gelsomino di Sicilia

Se qualcuno mi dovesse chiedere: “Quale è la specie vegetale che per te meglio rappresenta l’estate nei giardini, nei cortili o nelle terrazze assolate di Sicilia?” Dopo mille dubbi e tanti ripensamenti direi convinta: "Che si, per me la specie simbolo dell’estate siciliana è il gelsomino il cui profumo intenso, che aleggia nell’aria calda della sera, insieme al frusciare dell’acqua distribuita al giardino, è rimedio infallibile contro lo stress delle giornate di scirocco".
Ma non mi riferisco al profumo di “un generico gelsomino”, visto che sono più di trenta le specie appartenenti al genere Jasminum, sia arbustive che rampicanti, reperibili presso vivai specializzati, così come ho visto recentemente al vivaio Malvarosa, dove è stato realizzato un “Giardino dei gelsomini” utilizzando tutte le specie di Jasminum che compongono l’assortito catalogo del vivaio. Ogni Jasminum in quanto tale profuma di gelsomino ma con una serie infinita di variazioni sul tema che un naso allenato può riuscire a percepire; è, ad esempio, facile riconoscere il profumo intenso, molto simile alla gardenia, che caratterizza il gruppo dei Jasminum sambac (Granduca di Toscana, Maid of Orleans e Belle of India) o il profumo delicato e persistente di Jasminum polyanthum la cui fioritura è di breve durata ed emana da fiori che sbocciano nella precoce primavera o, ancora, l’aroma dolce ma poco fluttuante che caratterizza i fiori bianchi del gelsomino africano, Jaminum fluminense, che ha avuto il gran merito di essersi adattato magnificamente al mio balcone assolato.
Un angolo di Taormina
No, il gelsomino a cui mi riferisco, che ritengo sia emblema di “sicilianità” nei giardini d’estate, è Jasminum grandiflorum dai fiori grandi, bianchi, esternamente rosati, prodotti in abbondanza e profumatissimi. Questo gelsomino originario della regione himalayana era già conosciuto ed apprezzato dalle civiltà persiane, cinesi, arabe, indiane; gli arabi lo hanno introdotto in Sicilia ed in ogni regione da essi conquistata; ecco perché è variamente noto con il nome di gelsomino siciliano, catalogno o gelsomino d’Arabia.  
Viene spesso confuso con Jasminum officinale perché entrambe le specie hanno la foglia composta de sette foglioline ma i fiori dell’officinale sono più piccoli e con i petali arrotondati ed il portamento delle due specie è differente: Jasminum grandiflorum è specie sempreverde e tende a formare una massa cespugliosa leggera con lunghi getti che si appoggiano su un muro ma non vanno molto oltre; è specie climaticamente delicata che sopravvive solo nel profondo sud ed al riparo da abbassamenti termici di fine gennaio; Jasminum officinale è , invece, spogliante e si comporta da rampicante che tende a salire in alto con movimento avvolgente; specie più rustica, la sua coltivazione può spingersi anche al nord.
Il gelsomino siciliano fiorisce d’estate e la fioritura prosegue a lungo fino a Natale; il suo profumo è veramente intenso e persistente e bastano pochi fiori per profumare terrazzi e giardini. L’olio essenziale che si ricava dai suoi petali è molto utilizzato in profumeria ed erboristeria tanto che fino agli inizi del secolo scorso in Sicilia e Calabria se ne effettuava la coltivazione; la raccolta dei fiori era soprattutto un lavoro femminile con le donne che al tramonto e alle prime luci dell’alba passavano tra cespugli di gelsomino per raccoglierne i boccioli fiorali da cui estrarre l’essenza.
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Che il gelsomino siciliano sia un fiore tradizionalmente presente nei giardini dell’isola lo dimostra ad esempio l’abitudine di utilizzarne i fiori per aromatizzare la granita, o per produrre un’acqua profumata al gelsomino utilizzata per il “gelo di melone”; con i boccioli , per gioco i bambini preparavano la “sponsa” una composizione di fiori di gelsomino che veniva costruita raccogliendo sul fare della sera i boccioli che stavano per aprirsi avendo cura di raccoglierli con il tubo corallino intero. Poi li si inseriva con pazienza uno ad uno nell’infiorescenza secca della carota selvatica a cui con una forbicina si era eliminato in ogni peduncolo l’ovario in cima. Nel giro di poche ore i fiori così infilati si aprivano e si aveva un rustico, piccolo, bouquet profumato con il gambo rigido da tenere in mano.

"Sponsa" di Jasminum grandiflorum

Io ne ho preparato anche una "variante" utilizzando l’infiorescenza secca della ferula.

Stasera mentre siedo in poltrona,  il profumo prodotto dai fiori della sponsa, oramai tutti aperti, mi è stato di grande aiuto per ripensare con maggiore indulgenza  e definitivamente archiviare le numerose scocciature accumulate durante la giornata.

sabato 1 marzo 2014

Jasminum mesnyi

Un gelsomino al di fuori dei soliti clichés
Tra le tante specie di gelsomino presenti nei giardini delle terre del sole è questo il momento dell’anno in cui è in fioritura Jasminum mesnyi , una specie a fiore giallo che, rispetto ai caratteri degli altri gelsomini, fa di testa sua andando controcorrente; nella fioritura, ad esempio, che avviene nei giorni di mezzo tra la fine del tiepido inverno mediterraneo e l’inizio della fresca primavera quando tutti gli altri gelsomini, tranne Jasminum nudiflorum che è il più precoce, riposano in pace; nel colore del fiore che è di un giallo molto luminoso anziché bianco anche se, per questa particolarità, è in buona compagnia visto che il gruppo dei gelsomini gialli conta in natura 12 specie; nel produrre fiori belli, si, ma senza odore, carattere che sembra un controsenso nell’ambito del genere Jasminum che rappresenta nel mondo vegetale l’archetipo del “fiore profumato”; ed ancora nel portamento che è sarmentoso alla stregua di un grande arbusto e non come la maggior parte degli altri gelsomini che sono specie rampicanti capaci di attorcigliarsi a supporti per salire su in alto.
Jasminum mesnyi e Ipomaea








































































Ma se per un momento ci dimentichiamo delle sue origini, del suo genere, di quello che questo arbusto, in quanto gelsomino, dovrebbe avere in tema di colore, odore e portamento e non ha e lo guardiamo per quello che è, senza preconcetti, cominceremo a renderci conto dei suoi tanti pregi.
Jasminum mesnyi è un arbusto di origine cinese che forma un grande cespuglio sempreverde espanso, capace di lanciare i lunghi rami penduli e sarmentosi oltre ostacoli come muretti o staccionate
Le foglie sono opposte e costituite da tre foglioline lanceolate, la centrale più grande. I fiori solitari non hanno odore e sono di colore giallo zolfo, semidoppi per la presenza di altri petali irregolari nella parte centrale della corolla che talvolta è più scura.
La specie, nota anche come Jasminum primulinum, è una pianta semirustica che sopporta il freddo poco intenso ed ama invece il caldo del sud, prediligendo in giardino una esposizione soleggiata e terreno fresco in estate. Di facile coltivazione, è specie non conosciuta allo stato selvatico quindi, probabilmente, è il risultato di antica selezione orticola, come il fiore semidoppio dimostrerebbe, in quanto inesistente nelle specie spontanee. Ad avvalorare la teoria, la specie è sterile e non produce frutti e semi e pertanto la propagazione può essere effettuata solo per propaggine o talea semi legnosa in estate. E’ un arbusto molto generoso che comincia presto a fiorire e continua per lungo tempo sino all’inizio dell’estate effettuando talvolta una seconda fioritura in ottobre.
Ogni tanto in giardino lasciamoci tentare da chi sta al di fuori degli schemi, da un arbusto esuberante, come Jasminum mesnyi,  stufo di essere preso per una specie rampicante.

venerdì 11 ottobre 2013

Antigonon leptopus, romantico rosa

Il rosa è un colore che mi piace ma non tutto ciò che è rosa è di mio gradimento; non mi piace, ad esempio, il rosa confetto con il quale mamme affettate vestono da testa a piede bambine smorfiose perché ogni particolare dell’abbigliamento proclami al mondo l’appartenenza al genere femminile.
Questo rosa d’ordinanza fatto a posta per sbandierare una femminilità ad oltranza non fa per me: non uso smalti rosati né fuseaux attillati; odio indossare i collant ed il mio abbigliamento è all’insegna della comodità: pantaloni d’inverno perché ho freddo, gonne d’estate perché ho caldo. Non vestendomi in modo aggraziato credo di poter dire che la mia adesione al sentire femminile si esprima nella mia propensione ad accudire: familiari, in primo luogo, poi gli alunni a scuola ed animali a seguire; sono però un tipo romantico e spesso mi faccio prendere dal sentimento; mi basta risentire pezzi d’opera (“Coro a bocca chiusa” della Madama Butterfly, “Addio del passato” della Traviata, “Tu che m’ai preso il cor", da  Il paese del sorriso) che mi prende un immediato groppo al cuore e piango lacrime che non riesco a trattenere.  

Sono, dunque, un tipo sentimentale e già da ragazzina il rosa che preferivo era quello di una collana di libri d’appendice dalla copertina “rosa” con titoli come: Foglie al vento, La casa delle lodole, La primula rossa, Lo sceicco, e poi a seguire Via col vento, Cime tempestose, Orgoglio e pregiudizio.
Questa visione “sentimentale” della vita trova applicazione anche in campo vegetale; c’è, ad esempio, una specie rampicante come Antigonon leptopus che trovo molto romantica; è una polygonacea di origine messicana ancora in fiore in questo tiepido autunno, che arrampicandosi su ringhiere e graticci grazie a tralci lianosi e robusti viticci, forma ghirlande intrecciate di fiori di un rosa così delicato da essere chiamato nei paesi d’origine “catena d’amore”. 
Antigonon leptopus è specie che ha foglie alterne, grandi, con il bordo ondulato e a forma di cuore; i fiori sono raccolti in grappoli posti all’ascella delle foglie e sono privi di petali presentando sepali membranosi, cordati, di un rosa antico molto delicato.
Non è specie diffusa, neanche al sud dove si trova bene in aree a clima mite e temperato e dove fiorisce abbondantemente e ininterrottamente. I frutti sono acheni e le radici tuberose in Messico sono considerate commestibili. La propagazione si può fare per seme in primavera, per talea di stelo in estate o per divisione dei tubercoli radicali; gradisce una buona potatura invernale perché fiorisce sui rami dell’anno nuovo.
 
Se mi chiedete cosa canticchio in macchina lungo il tragitto per andare a scuola vi dirò che all'andata, propendo per la malinconica  “La vie en rose” ma al ritorno, con senso di vera liberazione, galoppo al ritmo dei valzer del “Cavaliere della rosa”.



mercoledì 2 ottobre 2013

Si fa presto a dire gelsomini!

Ci voleva la “Festa dei Gelsomini” che ha avuto luogo il fine settimana scorso presso il Vivaio Malvarosa a Carruba di Giarre, in Sicilia, per chiarirmi un poco le idee su questo vasto ed eterogeneo gruppo di specie che va sotto il generico nome di gelsomino. E si, perché di gelsomini ce ne sono di tantissimi tipi: i veri gelsomini appartenenti al genere Jasminum della famiglia delle Oleaceae che sono oltre 200 specie provenienti soprattutto dal Medio Oriente, ed i falsi gelsomini o specie affini come Trachelospermum, Stephanotis, Plumbago, Lonicera, Carissa, Solanum, Cestrum equiparati ai gelsomini, solo e non sempre, perché specie profumate.  
Al vivaio Malvarosa di Filippo Figuera, specializzato da un decennio nella produzione di gelsomini, che si sono affiancati negli anni alla principale produzione di pelargoni, ci sono, è ovvio, i veri gelsomini a cui è sono stati dedicati due giorni di una kermesse all’insegna del profumo, del gioco, della cucina, della musica e della fotografia. Ed il richiamo sugli appassionati è stato molto forte se Filippo ieri, tirando le somme della manifestazione, ha potuto.. dare i numeri: "Circa MILLE visitatori; SETTECENTONOVANTA gelsomini grandiflorum regalati; TRENTATRE chili di granita al gelsomino consumati; CENTOCINQUANTA spettatori al concerto; QUATTRO visite al giardino con oltre CENTO attenti visitatori; DUEMILA fiori di gelsomino raccolti per fare la granita..”.
Grandi numeri davvero se si considera lo svolgimento in contemporanea, in Sicilia, di altre importanti manifestazioni del verde.
Io ho partecipato alla visita guidata tenuta da Filippo al “Giardino dei gelsomini” uno spazio verde ricavato accanto alla casa padronale e alle grandi serre recuperando un antico ovile costituito da una serie di spazi chiusi da muretti a secco che ospitavano un tempo gli armenti.

In un percorso che si snoda in stanze profumate sono raccolte per tipologia tutte le specie del genere Jasminum coltivate in azienda che possono essere osservate nel loro portamento naturale, ambientate in un giardino, conoscendone la storia, l’origine, la diffusione ed alcune curiosità dalla lettura di chiare schede descrittive. Si comincia con un pergolato ottagonale che raccoglie i più tradizionali tra i gelsomini, le specie a portamento rampicante e foglie opposte e pennate formate dalle caratteristiche sette foglioline; ne fanno parte specie come Jasminum officinale, Jasminum officinale clotted cream, Jasminum officinale fiona sunrise, Jasminum aureum, Jasminum polyanthum e Jaminum grandiflorum , specie quest’ultima molto diffusa in Italia meridionale soprattutto in Calabria e Sicilia dove un tempo era coltivata e usata per la produzione di profumi.
E’ il classico   gelsomino siciliano o “Gelsomino di Spagna”, originario della penisola araba e probabilmente introdotto nella penisola iberica dagli arabi e solo successivamente arrivato in Italia. Pianta sempreverde di grande sviluppo, portamento leggero e arioso, fogliame verde glauco. I fiori sono grandi, bianchi, esternamente rosati, prodotti in abbondanza e profumatissimi. La fioritura è tardiva rispetto a tanti altri gelsomini (inizia a luglio) ma continua ininterrottamente fino a dicembre-gennaio.
Nel giardino altre zone sono dedicate rispettivamente ai gelsomini trifogliati (Jasminum azoricum,  Jasminum fluminense dai fiori molto profumati; ai gelsomini della sez. alternifolia con fiori gialli (Jasminum odoratissimumJasminum humile, Jasminum floridum,  tutti molto profumati; a quelli a foglia intera e portamento rampicante (Jasminum molle).

La parte per me più interessante è stata quella dei gelsomini della sezione unifolia, specie arbustive con grandi foglie intere e fiori stellati grandi e molto profumati a cui appartiene il gruppo dei gelsomini sambac.
Jasminum sambac

Questa sezione raccoglie i gelsomini conosciuti come gelsomini d’Arabia anche se, in realtà la regione d’origine è l’India, caratterizzati dal possedere fiori bianchi, grandi carnosi anche doppi e stradoppi. Tra essi il capostipite è Jasminum sambac, un cespuglio sarmentoso dal portamento disordinato e dalle grandi foglie intere di colore verde brillante; ha fiori bianchi, grandi, dai petali lunghi e carnosi, famosi per il profumo inebriante.


Del gruppo dei sambac fa parte la famosa cultivar Granduca di Toscana, cespuglio disordinato, con foglie larghe verde scuro e intere, a crescita molto lenta; ha bellissimi fiori doppi i cui petali esterni possono assumere una colorazione rosata, fiorisce da maggio a novembre emanando un profumo intenso; il nome è un omaggio al Granduca di Toscana Cosimo III che nel segreto dei suoi giardini coltivava piante rare ed esotiche. A questo gelsomino fa compagni la cultivar di sambac Maid of Orleans molto diffusa nel meridione alla fine dall’ottocento e dedicata alla moglie francese di Cosimo III, Margherita Luisa d’Orleans; è un cespuglio dalla crescita contenuta che si può legare a un supporto o ad un graticcio e fare crescere come rampicante oppure lasciare che prenda liberamente la sua sagoma di cespuglio sarmentoso. Ha fiori semplici, tondeggianti, di medie dimensioni; è considerato il più profumato tra i gelsomini regalando una fioritura abbondante da giugno a ottobre. Ed infine “ Belle of India” un sambac dalla corolla stradoppia, letteralmente un fiore dentro l’altro, profumatissimo; molto diffuso nei paesi orientali dove viene usato per comporre ghirlande e collane di fiori.
Ho ancora molto da imparare sui gelsomini ma grazie a Filippo ed al suo vivaio il cammino di conoscenza intrapreso, da oggi,  mi appare meno nebuloso.

martedì 30 luglio 2013

Merremia dissecta, un rampicante poco usuale

Merremia dissecta è una specie rampicante a fusto volubile proveniente dai paesi dell’America del sud, appartenente alla famiglia delle Convolvulceae, che vive assai bene in clima mediterraneo soprattutto lungo le coste e dove l’inverno è blandamente rigido;  a prima vista è molto simile, nei caratteri distintivi, ad una Ipomoea  alla quale assomiglia molto per la forma del fiore anche se da un punto di vista sistematico differisce per alcuni caratteri del polline. E’ una specie che si comporta da vero rampicante attorcigliandosi con i suoi fusti lianosi intorno ad ogni appiglio ed appoggio che incontra sul suo percorso, spingendosi su fino ai  tre metri d’altezza. 
I fusti, le foglie ed i peduncoli fiorali  sono molto pelosi ed hanno la particolarità che se schiacciati emettono un liquido lattiginoso all’aroma di  mandorla amara. Ha foglie di colore verde scuro, alterne, semplici, portate da un lungo peduncolo, con una forma particolare  perché,  palmate e profondamente lobate, incise sino alla base della foglia. Il fogliame assicura una copertura leggera, di aspetto merlettato, ma con elevata capacità  coprente.
I fiori a forma di imbuto ma con la corolla svasata sono solitari con petali di colore bianco e gola viola. Il frutto è una capsula globosa avvolta totalmente dai sepali che a maturità si apre con forma stellata mettendo in evidenza quattro semi di forma tondeggiante, come grani di pepe, di facile germinazione.

La specie può comunque essere riprodotta per divisione del cespo o staccando tralci da porre a radicare. Pur essendo specie gradevole, per la discreta fioritura che si prolunga tutta l’estate e soprattutto per la grande capacità che ha la pianta di coprire reti, recinzioni ed altri manufatti che spesso in giardino è bene nascondere, non è molto diffusa nei nostri giardini anzi, a ben pensare l’unico esemplare che conosco vegeta, saranno oramai circa vent’anni, nel giardino della mia amica Daniela ad Acicastello. C’è arrivata sull’ onda dell’ entusiasmo che, negli anni compresi tra il 1992 e l’inverno del 1994, suscitò l’iniziativa ideata e portata avanti da Guglielmo Betto di creare in Italia una Società di Acclimatazione Sperimentale che aveva lo scopo di ..”favorire gli studi e gli esperimenti amatoriali concernenti l’acclimatazione delle specie vegetali sia ornamentali che d’uso alimentare e industriale fuori dalla loro area d’origine; la coltivazione sperimentale di specie poco note o sconosciute in Italia...”. Tutti i soci erano invitati ad inviare all’Associazione semi di specie rare o esotiche di cui disponessero ed i semi andavano a costituire un Index Seminum cui attingere l’anno successivo. Ai nuovi soci venivano regalate al momento dell’adesione 10 bustine di semi di specie presenti in elenco. L’anno in cui sia io che Daniela fummo accolte da Betto (immeritatamente per parte mia) nell’ambito del competente consesso di soci, non avendo molta pazienza nelle semine passai la scelta a Daniela.
Da lì l'arrivo in Sicilia della Merremia dissecta che da allora occupa militarmente un angolo del suo giardino. 

sabato 29 giugno 2013

Cardiospermum halicacabum

Tipi da Orto
 
Questa specie l’ho incontrata per la prima volta all' Orto Botanico di Messina tanti anni fa e mi è ritornata in mente in questi giorni leggendo di piante rampicanti ed arbustive in cui l’aspetto ornamentale non è dato dai fiori ma dalle capsule membranose che racchiudono il seme:   le cosiddette piante “lanterna” , quelle dei generi Physalis, Asclepias, Cardiospermum, Koelreuteria che fanno dei frutti membranosi i loro punti estetici di forza.  Cardiospermum halicacabum, specie appartenente alla famiglia delle Sapindaceae, è originaria delle regioni tropicali dell’America ma è diffusa in tutte le regioni del mondo ed in alcuni stati come il Texas e l’Alabama la specie è considerata invasiva e dunque nociva. Il nome del genere in greco significa letteralmente “seme a forma di cuore” denominazione con cui la pianta è conosciuta anche in lingue moderne come ad esempio il tedesco (Herzsamen). I semi, infatti , sono rotondi e neri con all’apice una cicatrice bianca arrotondata simile ad un cuore; sarà per questo motivo che la pianta veniva considerata un tempo curativa delle malattie cardiache.
Sito reperimento immagine
Oggi invece l’intera pianta è utilizzata per la preparazione di creme efficaci contro eritemi ed irritazioni della pelle per le forti capacità anti infiammatorie attribuite alla specie. Il buffo nome specifico halicacabum che sembra il nome di un programma televisivo per bambini, è l’antico nome latino di una pianta soporifera molto simile, del genere Physalis.
Cardiospermum halicacabum è pianta erbacea rampicante che nei climi caldi si comporta da specie perennante mentre nei climi ad inverno rigido ha un ciclo biologico annuale. La risalita in altezza avviene tramite viticci opposti che si originano all’altezza dell’infiorescenza e che utilizzando adeguati supporti portano la pianta in alto sino ad altezze di oltre tre metri. E’ un rampicante che non assicura grande copertura avendo un fogliame leggero di foglie alterne, composte, acuminate, profondamente seghettate, ideale per realizzare nel giro di una stagione di crescita una copertura vegetale particolarmente adatta a rivestire graticci e arcate che comunque restano a vista; in estate compaiono piccoli fiori bianchi, esteticamente insignificanti, riuniti in corimbi ascellari che sviluppano capsule membranose,  prima verdi poi di colore marrone, a forma di palloncino,  pelosette, tripartite internamente e contenenti generalmente tre semi. La specie si riproduce facilmente per seme partendo da semenzaio nella precoce primavera, poi quando le piantine raggiungeranno 10 cm di altezza, si procederà con il trapianto a dimora.
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