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domenica 20 novembre 2016

Rosa rugosa

 
In un giorno piovoso d'autunno
ho comprato al mercato una Rosa rugosa
in un piccolo vaso di terra, riempito a metà,
sperando che, messa in balcone
al tepore del pallido sole di questa stagione,
ravvivi con un po' di colore
il fitto grigiore dei giorni restanti al Natale.

 Leggendo di rose mi par di capire
che Rosa rugosa è assai resistente
ai tanti accidenti dovuti al secco ma anche al freddo,

 alla pioggia e all’umidità;
se poi è anche in grado di sopportare 
le cure maldestre di chi, come me, di rose non ne capisce
e pure  rifiorisce, è il fiore che in questa stagione
 può farmi passare il magone
per il buio incombente dell’ora solare e le piogge continue
che inzuppano d’acqua e fanno marcire 
 le piante nei vasi. 

Un fiore è sbocciato stamane in balcone
 e a parte il colore che mi pare del rosa più bello che c’è,
   tuffando il naso tra gli stami stropicci del fiore
  ho sentito un languore dovuto al profumo di rosa che fa;
guardandone poi attentamente le spine che fitte ricoprono i rami
  ed i frutti panciuti d’un rosso mattone
  ho capito con grande emozione di avere trovato 
la pianta da fiore che, in questa stagione,
mi può consolare del tempo che fa
 
Rosa rugosa è una rosa botanica che ha il suo habitat naturale nelle zone più fredde dell’Asia orientale, in luoghi sabbiosi vicino le coste del Giappone, della Cina occidentale sino al limite della Siberia. Descritta da Thunberg nella sua Flora japonica nel 1784 è stata presa in considerazione per lavori di ibridazione soltanto a partire dalla fine dell’Ottocento quando il Direttore dell’Orto botanico di San Pietroburgo, E. Regel, cercò di utilizzarla per le sue doti di resistenza al freddo e alle malattie; solo a partire dal 1890 tuttavia, ibridatori francesi ed inglesi cominciano a provarla nella produzione orticola apprezzandone particolarmente la notevole robustezza e la piacevole fragranza.
Rosa rugosa è specie robusta che sembra non soffrire il freddo, l'umido ma neanche  l’asciutto, crescendo in terre povere dove si accresce in forma arbustiva, raggiungendo un'altezza ed una larghezza non superiore al metro e mezzo.
Ha un bel fogliame verde scuro con foglie corrugate a cui si deve l’attribuzione specifica; per questo aspetto particolare delle foglie i tedeschi la chiamano rosa patata ( Kartoffel-Rose).

I petali sono morbidi come carta velina e la superficie  è leggermente increspata; i fiori emanano un gradevole profumo tipicamente di rosa ed hanno colore che varia dal rosa al rosso porpora, raramente sono bianchi. Dall’incrocio con altre specie sono state costituite numerose varietà
Dopo la fioritura si producono grosse bacche dalla forma molto decorativa, globosa- compressa, che virano, in fase di maturazione, dal verde all’arancio, al rosso scuro con sepali persistenti; la polpa, succosa, è di buon sapore e viene utilizzata per produrre ottime marmellate;  anche i petali vengono utilizzati, ad esempio, in Finlandia, per produrre un particolare confettura di rose o più in generale per aromatizzare il tè o per preparare profumati pots-pourris.
La propagazione per seme è molto facile tanto che in alcuni paesi del Nord Europa la specie si è spontaneizzata lungo le aree dunali divenendo specie potenzialmente invasiva.
Usata negli spartitraffico dei paesi continentali è una rosa di quelle che piacciono a me: di crescita non troppo grande tanto da essere facilmente coltivata in vaso; longeva e resistente alla siccità e alla salsedine; buona fioritura anche se con il caldo estivo del nostro clima mediterraneo fiorisce soprattutto nelle mezze stagioni; di facile manutenzione, profuma come le vecchie, buone rose del passato, attirando api ed altri pronubi ed ha frutti decorativi e commestibili. Cosa si può chiedere di più ad una rosa?

martedì 12 luglio 2016

Il giardino di Vera

Tra le tante definizioni di giardino che mi è capitato di leggere ed annotare ce n’è una che mi pare descriva bene il giardino che vi voglio raccontare; si tratta dall’incipit del libro di Umberto Pasti “Giardini e no”: “Un giardino è un luogo dove l’uomo coltiva alberi, cespugli, fiori ed ortaggi per suo uso e diletto. Il giardino somiglia a colui che lo ha ideato”. Ed infatti visitando il giardino di Vera che è anche un poco orto, un poco roseto ma pure frutteto e vigneto, si colgono molti aspetti del carattere di chi lo ha realizzato: razionalità, tecnica, ordine, da un canto ma, al contempo, un’impronta romantica e sognatrice dall'altro, in una miscela di competenze ed emozioni che derivano dall’essere, Vera, un agronomo che conosce ed applica le più innovative tecniche di coltivazione, sperimentate nei campi della Facoltà di Agraria presso cui lavora e che trasferisce alle produzioni agricole che realizza sul suo piccolo fazzoletto di terra;  ma anche collezionista competente di ortensie e di rose, giardiniera curiosa di provare e sperimentare arbusti da fiore comprati in giro per vivai o di ripescare vecchie specie ornamentali un tempo diffuse nei giardini siciliani padronali.
Nel giardino convivono perciò, in un felice connubio, il pragmatismo della tecnica agricola ed il sentire romantico di chi ha sognato i paesaggi inglesi sui libri della Austen; ha letto tutto della Sackville-West e immagina di poter trasformare il suo buen retiro siciliano in un cottage garden all’inglese. Con grande difficoltà e perseveranza, aggiungo io, perché il giardino di Vera è assai lontano dalle brume inglesi  trovandosi in Sicilia nel comune di Linguaglossa, paese pedemontano alle falde dell’Etna, famoso sia per le fitte pinete un tempo sfruttate economicamente per l’estrazione della resina, che per il vino Etna DOC ottenuto da vigneti autoctoni (Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio) impiantati sui terreni vulcanici. E’ un luogo di dolce campagna alla periferia del paese dove le macchie spontanee di roverella e ginestra fanno da confine agli sparsi coltivi, con l’Etna, sullo sfondo che modula una inquietante colonna sonora  fatta di ininterrotti boati e borbottii.
Vera come è cominciata la storia del tuo giardino?
“Dopo avere ricevuto in regalo dai miei genitori questo vigneto, impiantato da mio nonno, io e mio marito abbiamo dovuto lavorare sodo per recuperare le piante in abbandono e i danni provocati da incendi che avevano colpito la proprietà partendo dalla boscaglia intorno. Fedele al motto che “la campagna deve dare frutto” ho cominciato a piantare tutto quello che dalle nostre parti è uso coltivare per il consumo familiare, avendo come limite la superficie che è poco più di un ettaro e la scarsa disponibilità idrica che ci fa penare in estate nonostante la presenza di un pozzo ed una condotta idrica di servizio; abbiamo impiantato olivi, un piccolo vigneto, fichi d’india, noccioli, alberi da frutto ed un piccolo orto.
Il fondo non è servito da corrente elettrica per cui, pur avendo riattato una casetta per tenere gli attrezzi da lavoro e per riposare, godendoci i tramonti sull’Etna, appena fa buio ce ne torniamo a casa che dista solo dieci minuti di strada in macchina”. 
"Mio marito, che è in pensione viene tutti i giorni e si dedica all’orto ed al frutteto mentre io, che ogni giorno faccio la spola Linguaglossa - Catania per il mio lavoro all’Università, trascorro qui, tutto il mio tempo libero nel fine settimana".
Adotti tecniche di coltivazione particolari?“La mia prima regola di coltivazione è cercare di ridurre gli input esterni, facendo interventi mirati; i primi anni non volevo neanche sfalciare l’erba ma con le graminacee il rischio di incendio è troppo alto; non lavoriamo il terreno ma passiamo una sola volta  la falciatrice dopo che le specie spontanee sono andate a fiore lasciando però i residui al suolo con un effetto pacciamante. Al posto del prato abbiamo fatto crescere il trifoglio ed in primavera è tutto un ronzare di api che fanno incessantemente la spola”. Ed in effetti camminare tra le balze dei muretti a secco che degradano vero il boschetto di roverelle è, da Vera, un’esperienza sensoriale per il profumo che si sprigiona ad ogni passo calpestando piante spontanee di nepetella e di menta selvatica.
Mi racconti del tuo interesse per le ortensie e le rose? 
"La mia passione per le ortensie precede quella per le rose che è sopraggiunta in un secondo momento; ho cominciato a coltivare le ortensie in vaso comprando le varietà che più mi piacevano da vivai specializzati come Borgioli o Anna Peyron; d’inverno le tenevo al sole nel cortile di casa per spostarle all’ombra in estate; poi cinque anni fa, quando abbiamo cominciato a sistemare la campagna, le ho messe in piena terra cercando per loro un posto che fosse ombreggiato, ma non troppo, lungo il confine a ridosso del bosco".
"Amo le ortensie è ne ho tante varietà sia di Hydrangea macrophylla (Hanabi, Otaksa’, Izu no hana; Ayesha , Green Shadow, Etoile Violette, Jogasaki) che di Hydrangea paniculata (Annabelle) e di Hydrangea quercifolia (Snowflake). Il problema colturale delle ortensie è che vogliono molta acqua; ho previsto per loro un impianto di irrigazione a goccia ma a dirla tutta cerco di abituarle alla parsimonia".
"In inverno tolgo tutti i fiori e le accorcio un bel po’ e siccome mi dispiace buttare via i rametti, ne faccio talee che distribuisco in vari angoli della campagna".


Come sei arrivata a coltivare rose?
"Appassionata di ortensie, alle rose non avevo mai pensato anche perché io coltivavo in vaso e le rose non sono adatte a questo tipo di coltivazione. Quando cinque anni fa ho potuto disporre della campagna ho cominciato a fare i primi esperimenti partendo con due ibridi di Rosa wichuraiana, 'Albertine' ed 'Aloha' e ho continuato sino ad oggi a provare scegliendo soprattutto tra le rose botaniche ed antiche che hanno una sola fioritura primaverile ed i fiori profumati o anche tra le rose moderne, rifiorenti, ma con i fiori dal carattere antico".




"Ho distribuito rose lungo le recinzioni e sul muro della casa, vicino al pozzo, nell’aiuola ad archi , nella pianura sotto il ciliegio o nel giardino dei susini, in testa al vigneto o ai lati dell’ingresso principale provando più di una dozzina di specie (R. weichuraiana, R. bracteata, R. Noisette, R. alba, R. gallica, R moschata, Rose Bourbons, R. Portland, R. damascena, R. banksiaea, R. cinese, R. sericea pteracantha, R. rugosa, R. roxburghii ‘plena’ e molti ibridi di rose moderne per un totale di oltre ottanta varietà".

Hai qualche vivaio di riferimento?
"Ho fatto tante prove perché nel nostro clima non tutte le specie e le diverse varietà che sono dichiarate potenzialmente adatte hanno avuto una buona riuscita. Ho comprato rose da Mondorose ('Albertine', 'Aloha', 'Belle Vichyssoise', 'Costance Spry', 'Canary bird') da Rosebacche ('Aimée Vibert', 'Duchesse d’Angoulême') da Novaspina, ('Compassion', 'Irene Frain Masirfa', 'Parc de Maupassant', 'Vertigo' ) da Nino Sanremo ('Great Maiden’s Blush 'o Cuisse de Nimphe; R. banksiae 'Purezza'), dal vivaio La Campanella e tra i vivai stranieri ho acquistato da Meilland e dal catalogo di David Austin". 
Quali sono le tue rose preferite?
"Scelgo sempre rose che abbiano tonalità del bianco, del rosato o per contro, del rosso accesso mentre non ho neanche una rosa gialla. Le rose antiche sono le mie preferite perché anche se effettuano una sola fioritura questa è sempre molto abbondante e per profumo e forma del fiore trovo queste rose insuperabili.
Tra le rose che mi hanno dato maggiore soddisfazione: 'Costance spry', una rosa moderna di David Austen che non è rifiorente ma fa una fioritura eccezionale per abbondanza di fiori dal profumo non molto intenso; forma un grande arbusto, con un vigore terribile; è una rosa bella che ricaccia sempre dal basso e che sto guidando a ricoprire un archetto essendo una rosa climber i cui rami si possono piegare; è una rosa sicuramente adatta al nostro clima.

'Albéric Barbier' è un ibrido di Rosa wichuraiana che ho messo a ricoprire un muro a secco lungo il confine ad est; ha un bel fogliame lucido che si stende sul pietrame in modo lussureggiante. I fiori, che si aprono in boccioli appuntiti di colore giallo chiaro, sono doppi, un poco quartati e ricordano le gardenie, con un profumo dolce ma lieve.
'Purezza', un ibrido di Rosa banksiae che sto facendo arrampicare sul pergolato davanti al pozzo; ha mazzi di fiori stradoppi di un bianco puro, senza spine come è caratteristica delle rose banksiae; la bellezza dei fiori si fa perdonare l’assenza di profumo. 'Mme Isaac Pereire' del gruppo delle Rose Bourbons, è tra le rose più profumate che esistono ed è anche coltivata per ottenerne l'essenza; l ‘ho sistemata nella pianura vicino ad un albero di fico che le fa mezz’ombra; ha grandi fiori, pesanti di un colore che va dal cremisi chiaro brillante, al rosso lampone".
"Pierre de Ronsard',  una moderna che ha il fiore dalla forma antica di un delicato color rosa tenue".
"Di altre, invece, da cui mi aspettavo mirabilie ho avuto al momento solo delusioni come 'Mme Alfred Carriére' che è tre anni che l’ho messa a dimora ma non è cresciuta gran che o 'Mayor of Casterbridge' di Austin che viene descritta come rosa profumatissima che sviluppa in pochi mesi rami fino a tre metri di lunghezza ma che da me ha fatto una crescita ed una fioritura meschina".
Come immagini il tuo giardino tra qualche anno?
"Non vedo l’ora di vedere crescere tutte le piante che in questi anni ho messo a dimora; comincerò così a fare ordine selezionando solo le specie e le varietà che si sono meglio ambientate nel nostro clima dove l’estate tutto si ferma. Ma ho ancora tanti progetti e tanti acquisti da fare per la prossima stagione  perché ho molte ortensie e rose da provare ma anche arbusti da fiore, fruttiferi, ortive.."
 
Non mi resta che aspettare la primavera  per vedere le novità programmate da Vera  ma questo luogo, un poco campagna ed un poco giardino è così gradevole in ogni stagione che, trascorsa  l'estate, non mi farò   mancare di certo  l'occasione per un nuovo ritorno.


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sabato 26 marzo 2016

“Rose perdute e ritrovate"

C’è un luogo in casa dove niente e nessuno mi può disturbare; quando chiudo la porta del bagno tutte le incombenze devono aspettare: sia che si tratti di scuola dove c’è sempre un argomento da preparare o di lavoro domestico perché ho troppe cose trascurate da ripulire o il cane da uscire o anche solo dovere pagare via web la bolletta che sta per scadere.
In questo luogo privato dove espletare un evento ineluttabile che non si può rimandare, mi ritaglio solo pochi minuti di relax personale che di solito dedico alla lettura di un qualche libro speciale il cui formato deve essere opportuno per non pesare, il carattere grande per non stancare ed il contenuto concepito in modo da poter essere letto in pillole, ogni mattina una pagina di senso compiuto, un testo da centellinare per tanti giorni a venire.
Il libro che in questo periodo mi fa compagnia nel mio luogo appartato è "Rose perdute e ritrovate” di Mimma Pallavicini e Carlo Pagani della Pendragon di Bologna. Il libro è un dono di Natale che è rimasto in bagno ad aspettare che arrivasse il suo turno di lettura perché avevo prima da finire un piacevole vocabolario ragionato delle parole in dialetto siciliano.
Ora  è da qualche giorno che leggo di rose nei cinque minuti che mi posso estraniare ed ho trovato la lettura così interessante che ho rischiato più volte, seriamente, di non essere presente alla campana di ingresso della scuola che mi vede insegnante.
Rosa indica major
La rosa è per me una pianta inarrivabile e sfuggente che non ho mai avuto il coraggio di coltivare non avendo un giardino a disposizione ma solo un assolato balcone dove qualche rosa regalata è passata presto a miglior vita. Ma vado matta per la sua storia avventurosa fatta di viaggi e di migrazioni, di incroci e di ritrovamenti e per l’aurea romantica e poetica che la circonda, per quel deliquio che mi prende a sfogliare un catalogo di rose antiche. 
Sito immagine
Ed è proprio di rose antiche che parla il libro, di specie, varietà ed ibridi di rosa creati dal Rinascimento alla metà dell’Ottocento; rose profumate, dal fiore sontuoso, resistenti alle malattie e facili da coltivare sia in giardino che in vaso; nomi romantici, per lo più francesi come Fantin Latour, Cardinal de Richelieu, Felicité Parmentier, Alberic Barbier, rose quasi estinte che alcuni vivaisti hanno cercato in antichi giardini ed in parte ritrovato riproponendole al grande pubblico a partire dagli anni 80. Ogni varietà è descritta da una scheda tecnica che ne racconta la storia e per ogni rosa elencata c’è, a corredo della descrizione, un pensiero, un aneddoto, un racconto di fatti accaduti, eventi felici o mesti legati ad una rosa ricevuta, regalata o letta in poesia; notazioni più tecniche quelle di Carlo Pagani, inaspettatamente intime e personali quelle scritte da Mimma Pallavicini. 
Cornelia, Alberic Barbier, Rosa bracteata Mermaid
Gli autori che, nel raccontare di rose sanno, con il lettore, essere amici confidenziali, capaci di distillare, dalla rosa, poesia e nostalgia, sono due icone del giornalismo botanico in Italia: Carlo Pagani è l’ indiscusso “Maestro Giardiniere” che sul Web o in video o in editoria conduce rubriche di successo su come coltivare in vaso, in giardino o nell’orto. Mimma Pallavicini è giornalista del verde che scrive su Gardenia, pubblica libri e  gira l’Italia a caccia di aziende ed esperti meritevoli di essere inseriti nei programmi delle selezionate mostre di giardinaggio che organizza e cura.
Iceberg, Rosa bancksiae lutea, Felicia, Old blush
Il libro non è recente nel senso che la prima edizione risale al 1991 per Maggioli; è stato poi ripubblicato dopo nove anni dall’ Edagricole in versione corredata da foto ed oggi con lo stesso titolo, a distanza di venticinque anni, riappare edito da Pendragon. Un testo che tanti anni fa per primo fece conoscere le rose botaniche in Italia e che oggi riproponendole fa da sprone a vivaisti ed amatori perché le tante rose ottenute anche in un recente passato (in Italia, ad esempio da Aicardi, Bonfiglioli, Mansuino ) non siano dimenticate.
A chiusura del libro alcune note di coltivazione e un contributo di architetti paesaggisti italiani (Auletta, Boriani, Furlani Pedoja, Mariotti, Meucci, Vremec, Zauli,) che ripropongono l’uso delle antiche varietà di rosa nelle loro realizzazioni progettuali.
“Rose perdute e ritrovate” si è rivelato un libro di lettura piacevole, tanto che credo rimarrà a lungo in cima alla pila dei miei libri, compagni di bagno.

 

giovedì 5 febbraio 2015

Rose d'inverno

Checché se ne voglia dire, quando è inverno, anche se si vive in Sicilia, ci sono giornate che fa un freddo cane, con l’Etna ricoperta di neve ed il vento tagliente che fischiando teso corre di infilata a raggelare anche i paesi affacciati sul mare.
Se sento freddo io che ho tanti modi per potermi riscaldare pensate che cosa devono passare le povere piante dei giardini qui intorno che, attrezzate fisiologicamente a sopportare temperature critiche estive, si devono  invece barcamenare  per riuscire a superare questi inopportuni rigori invernali.  
Verde smorto, colori spenti, rami spogli, foglie al vento, è questo l’andazzo di stagione e nonostante i mandorli in fiore si dovrà aspettare ancora qualche mese per riuscire a vedere nei giardini un poco di colore.
E’ dunque con notevole stupore che in una di queste gelide mattine invernali transitando in macchina alla periferia del paese di Paternò, ho avuto la sorpresa di vedere un cespuglio rosso in fiore nel verde ornamentale che abbellisce una grande rotonda spartitraffico vicino l’Ospedale.
Di che specie sarà mai questo inusuale sfoggio di colore? La prossima volta che ci passo guardo meglio. Ed infatti qualche giorno dopo faccio una sosta ah hoc e mi trovo davanti un cespuglio di rose dal bel fogliame verde scuro e con tantissimi fiori semplici dai petali colore rosso mattone.
Rose, in questa stagione e di una varietà che non conosco? Devo saperne di più e dopo averle fotografate inizio la caccia per conoscerne il nome.
Sono giorni di intense ricerche passati a scocciare tanti amici pazienti, esperti di rose e vivaisti; infine trovo la strada giusta per l’identificazione tramite l’azienda agricola Vittorio Rech di Montebelluna (TV) che produce rose Cityflor su brevetto tedesco dei vivai Tantau. Le Cityflor sono rose cosiddette da paesaggio, bassi cespugli copri suolo utilizzati in genere nelle sistemazioni a verde pubblico perché varietà robuste, resistenti alle malattie, facili da manutenzionare perché autopulenti e sempre in fiore, come ho avuto modo di constatare. Sono rosai prodotti da talea che rispetto alle varietà caratterizzate dal possedere un portainnesto ed una marza sono più resistenti alle avversità o alle drastiche potature perché sono in grado di rinnovare in modo rapido e completo la parte aerea del cespuglio; temono solo la siccità ma, coltivate ai margini di un prato ben innaffiato nel periodo estivo, dopo il periodo più caldo, continuano a fiorire tutto l’anno.


La varietà della rotonda di Paternò sembrerebbe essere "RED HAZE", una rosa dai fiori a coppa, semplici,  dai petali colore rosso intenso e con stami dorati ben evidenti; i fiori non hanno profumo ma sono molto decorativi spiccando sul fogliame verde scuro, brillante; il cespuglio cresce in larghezza ma con vegetazione compatta e si pota generalmente ogni due anni.
La Red Haze ha vinto al Concorso di Monza, nel 1998,  la medaglia d’oro per “La rosa per l’arredo urbano” ma, mi dice Roberta dell’Azienda Vittorio Reich, che la varietà non è più in produzione sopravanzata da altre cultivar della serie Cityflor Tantau come Mirato, AspirinRose e Satina.

Ora che ne so pure il nome  e  sapendo che è una cultivar di rosa fuori produzione la guardo con maggiore simpatia ed ammirazione per come è riuscita a rivitalizzare il mio umore in questi freddi giorni d'inverno.

PS
Dopo la pubblicazione del post ho ricevuto la seguente precisazione dall'Azienda Vittorio Reich:
Carissima Sig.Marcella,
abbiamo avuto molto piacere di avere notizie, perchè ora con le foto che abbiamo visto nel suo bolg possiamo essere sicuri di che rosa  parliamo.
Ho mostrato tutte le foto da lei pubblicate e Vittorio che è il vero esperto ha riconosciuto la "sorella" di Red Haze. La rosa da lei fotografata è Purple Haze, con le stesse caratteristiche di Red Haze  come portamento e resistenza ma di colore rosso cardinale - porpora. Anche questa rosa non è più in coltivazione da diversi anni.
Siamo molto contenti di averla aiutata in questa ricerca, facciamo i nostri complimenti per il suo blog.

Grazie tante a voi

domenica 5 ottobre 2014

Sotto il vulcano si parlerà di rose

Questo fine settimana ha chiuso i battenti Orticolario, mostra del verde che si svolge a Cernobbio sulle rive del Lago di Como e che rappresenta forse la più blasonata ed intellettuale kermesse dedicata al giardinaggio di qualità in Italia; la settimana prossima, dal 10 al 12 ottobre,  sarà la volta della mostra alla Landriana, nel Lazio e così potrà dirsi concluso il lungo periodo dell’anno dedicato alle grandi mostre del verde ornamentale.
  
Calendario mostre di giardinaggio 2014
Dopo la sbornia di acquisti per il giardino o il verde di casa è giunto, dunque, il tempo di affinare la propria tecnica giardiniera apprendendo nozioni adeguate per accudire con successo i nuovi acquisti di stagione. Per noi siciliani, che da isolani viviamo un poco ai margini delle grandi manifestazioni nazionali e delle opportunità di studio e di approfondimento che ad esse, di norma, sono collegate, si prospetta dal 7 al 9 novembre una interessante opportunità sotto forma di un Campus nazionale dal titolo “Rose sotto il vulcano, Creazione e cura di un roseto, fra cespugli, erbe e sciare niure” che si svolgerà presso i  Vivai Valverde (Ct) di Ester Cappadonna e Francesco Borgese in collaborazione con l' Associazione Maestri di Giardino.
L’Associazione Maestri di Giardino, nata nel 2011 su iniziativa di 23 soci fondatori, opera a livello nazionale mettendo a disposizione l’esperienza e la competenza acquisita dai propri aderenti (giardinieri, vivaisti, paesaggisti, architetti, ) al servizio del pubblico di appassionati. l’ Associazione ha, ad esempio,  una propria attività editoriale che pubblica racconti di autori, Maestri di Giardino, che descrivono in modo semplice e colloquiale sia argomenti di interesse botanico e paesaggistico che racconti di esperienze personali legate al proprio lavoro di “giardiniere". Accanto all’attività editoriale vengono, poi, organizzati presso vivai dei soci aderenti, laboratori di formazione, seminari intensivi, campus aperti a tutti coloro che intendono arricchire le proprie conoscenze in campo botanico o nell’arte di fare giardino.
 
Il 7° Campus nazionale organizzato in Sicilia avrà luogo presso i Vivai Valverde  che hanno sede alle pendici dell’Etna in un territorio, la cosiddetta “Vallis viridis”, che è tra i più suggestivi e naturalmente verdi del territorio etneo; si parlerà di rose, una specie,  in Sicilia, non presente in modo abituale nei giardini di tradizione.

Il programma del Campus è articolato dal venerdì alla domenica con visite a giardini privati e conferenze tenute dai seguenti Maestri di Giardino: Maurizio Usai, Rose: varietà, suggestioni, supporti; Ester Cappadonna, Le vecchie rose di Sicilia; Francesco Borgese : La Sicilia nera e la Sicilia bianca, l’impostazione ornamentale del roseto; Maurizio Feletig, Alla scoperta di una pianta:fusti, bacche e foglie (e fiori); Didier Berruyer, Ogni rosa ha il suo posto, ogni posto ha la sua rosa. Nella giornata di domenica si svolgeranno poi, laboratori di realizzazione e di manutenzione di un roseto.
Tutto il programma sembra molto interessante e fa venire voglia di estendere la partecipazione anche all’extra campus che prolunga il divertimento anche nei giorni di giovedì 6 e lunedì 10 per visitare grandi giardini presenti nel territorio catanese.

Una splendida iniziativa ad un costo tutto sommato abbordabile andando da un massimo di 390 euro del programma lungo (6-10 novembre, comprensiva di pranzi, cene e coffee break più passeggiata botanica), al pacchetto ridotto di 320 euro (7-9 novembre con due pranzi e cene e coffee break). Sconti vengono praticati agli aderenti l’Associazione.
Se c’è un appunto da fare è il periodo scelto  per l'iniziativa che prevede lo svolgimento del Campus in novembre in giornate  normalmente destinate allo svolgimento di attività lavorative.  Mi sarebbe piaciuto potere scegliere anche un programma minimo svolto esclusivamente nei pomeriggi e nella intera giornata di domenica. Per chi fosse interessato, e sono sicura che molti lo saranno, c’è tempo sino al 15 ottobre per sottoscrivere l’iscrizione.

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