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venerdì 20 marzo 2015

Roldana petasitis, un arbusto che fa bello l'inverno

... e anche l'inizio della primavera
Mi avessero chiamata Roldana invece che Marcella avrei avuto qualcosa da ridire. Il nome è importante nella vita, ti rappresenta e ti deve piacere. Battezzare un figlio, un cane, una nuova specie vegetale è una grande responsabilità e bisognerebbe sempre ricordarsene per non esagerare.
Roldana petasitis a dispetto del nome è un elegante cespuglio di origine messicana dalle grandi e belle foglie e dalla luminosa fioritura invernale. Fin dal 1838 la specie era classificata come Senecio petasitis della famiglia delle Asteraceae ma nel 1974 fu estrapolata dal genere Senecio per essere inserita nel più piccolo genere Roldana, così chiamato per onorare Eugenio Montaña y Roldan Otumbensi, eroe messicano. Per sopramercato, poi, la specie che appartiene alla tribù Senecioneae è conosciuta come “senecione messicano” un nome che certo non rende giustizia a questo gradevole arbusto dall’aspetto esotico.
Roldana petasitis è specie originaria dell’America centrale e del Messico ma viene indicata come naturalizzata in numerosi paesi a clima tropicale come Sud Africa, Nuova Zelanda, Australia e California dove è considerata pianta infestante, capace di diffondersi soppiantando specie autoctone. Si presenta come un arbusto perenne che può raggiungere e superare, nelle regioni d’origine, il metro ed ottanta d’altezza ma che, nel nostro ambiente, si mantiene più bassa, formando cespugli di forma tondeggiante che tendono ad allargare.
Elemento caratteristico della specie sono le grandi foglie alterne e ravvicinate poste all’apice dei rami; esse hanno forma arrotondata e lobata con il bordo sinuoso, cuoriforme alla base, di colore verde antico, pubescenti e con nervature sporgenti, morbide al tatto; le foglie sono persistenti dove non ci sono gelate, caduche altrove. Il picciolo ha una colorazione rossastra e, come le foglie, è ricoperto da morbidi peli che conferiscono al fogliame un aspetto vellutato (la specie è chiamata in inglese velvet groundsel).
I fiori, tipici delle Asteraceae, sono di colore giallo cromo, con disco centrale giallo bruno e sono riuniti in molteplici piccoli capolini allungati, portati in cime ramose; profumano di miele ed attirano a frotte api ed insetti. La fioritura, abbondante, va dal tardo autunno a tutto l’inverno protraendosi sino a marzo.  I frutti sono ad achenio, dotati di pappi setosi che ne favoriscono la dispersione ad opera del vento.
Roldana petasitis è un arbusto che preferisce posizioni luminose ma non eccessivamente soleggiate perché in pieno sole il colore delle foglie sbiadisce; può essere coltivato anche nei giardini a mare perché resistente alla salsedine avendo cura, tuttavia, di non fare mancare acqua senza la quale le foglie si afflosciano. Io l’ho vista in coltivazione all’Orto Botanico di Catania e a Piazza Marina a Palermo all’ombra delle chiome di grandi alberi ma le cronache web riportano la sua presenza anche nei giardini del sud dell’Inghilterra o in Francia e vi assicuro che è un arbusto fiorito dall’aspetto gradevolissimo, nonostante il nome.

martedì 10 marzo 2015

Dodonaea viscosa, rosso di fine inverno


E’ andata a finire che per potere osservare portamento, sviluppo e caratteristiche estetiche di specie da giardino non usuali non si devono più perlustrare parchi e giardini comunali ma occorre andare per saldi nei parcheggi dei grandi centri commerciali. Le amministrazioni pubbliche nelle sistemazioni a verde si limitano, infatti, all’impiego di poche specie capaci di fare tutto da se: crescere senza sporcare, nessuna necessità di potare, parsimoniose nel bere, resistenti ai gas di scarico delle macchine. Va da se che la scelta è per forza limitata: lantana, oleandro, pittosporo che sono specie rustiche che non si fanno pregare e fioriscono in abbondanza senza neppure fiatare. Nei centri commerciali invece, la parte ornamentale fa ancora da richiamo commerciale e le grandi rotonde o le aiuole che delimitano i parcheggi sono considerate un buon biglietto da visita per accogliere e ben disporre il cliente all’acquisto.

Ed è così che nell’ultimo, in ordine di apertura, dei sette parchi commerciali presenti sul territorio catanese ho rivisto, utilizzata con grande dispiego di mezzi, Dodonae viscosa una specie arbustiva australiana e neozelandese molto diffusa nei climi tropicali ma capace di stare bene anche lungo le coste siciliane. La varietà di maggiore impatto estetico, per questo utilizzata oltremodo, è Dodonaea viscosa rubra  o purpurea che al freddo dell’inverno colora di rosso acceso il suo fogliame.
Dodonea è una specie appartenente alla famiglia delle Sapindaceae, che deve il suo nome al medico- botanico fiammingo Rembert Dodoens (1517-1585). Si presenta come un arbusto molto ramificato dalla base anche se tende a defogliarsi un poco con l’avanzare dell’età.
Ha foglie strette ed oblunghe, a margine ondulato, persistenti, coriacee, brillanti e leggermente appiccicaticce nella fase giovanile da cui l’appellativo specifico di “viscosa”; il colore nella varietà rubra è in estate verde bronzo con tonalità rossastre per divenire di colore rosso purpureo in inverno.

I fiori sono unisessuali, portati su individui diversi essendo la specie dioica, e riuniti in grappoli terminali assai poco appariscenti. Da quelli femminili si sviluppano in estate grappoli di piccole capsule alate di un bel colore rosa antico che vira al viola e al marrone e che contengono piccoli semi sferici neri.

La germinazione dei semi è rapida ma se si vogliono riprodurre solo gli esemplari femminili che sono più decorativi, per via dei frutti estivi, si preferisce propagare la specie  per talea di ramoscelli maturi, in estate.
Dodonea è specie assai adatta alla siccità, al vento salmastro, al caldo e potrebbe trovare utile e gradevole collocazione nei piccoli giardini a mare come soggetti isolati o all’interno di siepi frangivento di composizione libera.  La specie si adatta anche alla coltivazione in vaso.  Per la presenza di numerosi alcaloidi la dodonea era molto utilizzata nella farmacopea tradizionale africana con proprietà anti infiammatorie, anti ipertensive, depurative, diuretiche; tra le notazioni curiose trovate sul web gli inglesi chiamano la dodonea 
Purple Hopbush perché i primi coloni inglesi utilizzavano in Australia  i suoi frutti per  aromatizzare la birra in sostituzione del luppolo.

mercoledì 14 agosto 2013

Acokanthera, un arbusto profumato ma assai velenoso

Acokanthera è un arbusto, o più spesso un piccolo alberello, di origine africana presente nei giardini di tradizione in Sicilia e i cui fiori profumati hanno contribuito a definire insieme all’aroma di specie come jasminum, citrus, brugmansia, pittosporum, mandevilla, murraja ed altre specie ancora, l’atmosfera di quei vecchi giardini siciliani di campagna posti a diletto di antiche case padronali circondate da agrumeti o vigneti.  
Erano giardini che i proprietari abitavano in estate e solo dopo il tramonto quando, di ritorno dal lavoro, si andava a prendere il fresco in giardino riposando su panche in pietra che il sole non aveva arroventato perché poste al riparo di arbusti che sapevano convivere con il caldo ed il cui profumo asciutto e pungente aleggiava nell’aria calda della sera mentre l’acqua dalla cisterna scendeva rapida lungo le saie.
Sono i giardini dei tempi in cui il caldo dell’estate siciliana si superava vivendo in case dai muri spessi con le finestre tenute in penombra: persiane accostate, aperture schermate e tende bagnate a rinfrescare le folate d’aria che dal giardino entravano in casa; l’acqua da bere veniva tenuta al fresco nel “bummulu”, orcio di terracotta perennemente avvolto in un panno sempre bagnato e per chi poteva permetterselo, nelle case nobiliari, si passava le giornate torride di luglio in una stanza ad hoc detta “ stanza dello scirocco”; un posto, chiuso, al riparo dal sole, rinfrescato da torri a vento o da intercapedini d’acqua da cui uscire solo con l’arrivo della brezza spazza caldo.
Acokanthera così come altre specie “antiche” ha fatto il suo tempo e nonostante il profumo speciale che si sprigiona dai suoi mazzetti di fiori all’inizio dell’estate, è praticamente scomparsa dai giardini moderni che nessuno ama più frequentare di sera: ci sono le zanzare, i vicini fanno rumore e si sta così freschi in casa se si accende il “clima” e si guarda la TV. Per quei pochi come me, nostalgici, che adorano prendere il fresco in giardino con le gambe spruzzate di Autan, odiano l’aria condizionata e finanche i ventilatori, ma adorano il profumo delle tante specie presenti nei giardini di campagna, riassumo poche notizie utili su Acokanthera spectabilis ( A. oblongifolia nella nuova denominazione GRIN) un bell’arbusto dall’aspetto elegante e delicato ma nelle cui vene scorre un lattice tra i più velenosi del mondo vegetale. 
Acokanthera spectabilis è un arbusto legnoso sempreverde, originario dell’Africa meridionale appartenente alla famiglia delle Apocynaceae; come molte altre specie appartenenti alla stessa famiglia (plumeria, oleandro, allamanda, trachelospermo, strofanto, thevetia) acokanthera ha tessuti vegetali altamente velenosi tanto che la linfa lattiginosa che ne impregna i tessuti veniva utilizzata dalle popolazioni del sud dell’Africa per avvelenare le frecce utilizzate per la caccia all’elefante. Se uno non sa di questa sua intrinseca pericolosità ne apprezza invece particolarmente l’aspetto ornamentale molto attraente per la chioma tondeggiante di un fitto fogliame di colore verde scuro fatto di foglie ovali ed appuntite, coriacee, che in inverno assumono una insolita tonalità violacea.
Nella tarda primavera la parte terminale dei rami, all’ascella delle foglie, si ricopre di grappoli di fiori bianco rosati un poco appiccicosi che emanano un profumo delicato simile al gelsomino. La fioritura si protrae per tre settimane poi ai fiori seguono frutti della dimensione di una grossa oliva di colore cangiante con il progredire della maturazione: prima verdi, poi rosati ed infine nero violacei.
Sembrerebbe che l’unica parte della pianta non tossica sia il frutto maturo ma, nonostante le rassicurazioni di alcuni siti web, mi guarderei dal mangiarne. Sarà per questa sua pericolosità che la specie è divenuta rara nel panorama vegetale ornamentale; vista la velenosità dei suoi frutti molti responsabili di aree pubbliche ne evitano la coltivazione a protezione e tutela dei bambini. La specie abituata al clima africano è naturalmente resistente al caldo, al secco e alla salsedine e si giova di essere coltivata in gruppo.

Oltre alla specie Acokanthera spectabilis ho visto e fotografato all' Orto Botanico di Catania Acokanthera venenata dal fogliame di aspetto più morbido ed aggraziato.
P.S.
La foto senza logo è stata reperita sul web
 
 

martedì 18 settembre 2012

Vitex agnus-castus: il pepe dei monaci

 
Spighe fiorite di agnocasto
L’agnocasto ( Vitex agnus-castus) è un arbusto o, talvolta, un piccolo albero appartenente alla famiglia delle Verbenaceae della quale rappresenta l’unica specie legnosa; attualmente, tuttavia, in base alla moderna classificazione GRIN,  la specie è inserita tra le Lamiaceae.
E’ un arbusto comune nel Mediterraneo, sulle rive sassose dei ruscelli insieme a salice, mirto, oleandri e tamerici soprattutto dove il terreno è profondo e fresco; è una specie di aspetto molto gradevole, particolarmente quando ad inizio estate effettua una abbondante  fioritura con fiori campanulati riuniti in lunghe spighe di colore viola, rosa o più raramente bianco; ciò nonostante l'agnocasto o lagano è utilizzato sporadicamente come pianta ornamentale ed è un peccato perché  ha doti di rusticità ed adattabilità e come il tamerice resiste al vento di mare e alla salsedine; è  quasi impossibile trovare questo arbusto in commercio ad eccezione di qualche vivaio per amatori o presso alcuni vivai forestali. 


Agnocasto a fiori bianchi

















La specie ha rami colore grigio chiaro a forma quadrangolare che ricacciano in abbondanza dal piede e che, ricoperti da una corta peluria, conferiscono all’intera pianta un aspetto polveroso.  
Agnocasto utilizzato come specie ornamentale
I rami giovani, ancora verdi hanno doti di grande leggerezza e flessibilità, carattere rimarcato nel nome del genere: Vitex da “viere”, “intrecciare”; con essi si realizzavano, infatti, le basi e le maniglie di grandi ceste che in Sicilia erano dette “cofani” , “panari” e “cofini”, rinomati per la loro robustezza che consentiva il trasporto di oggetti molto pesanti. 
 Ceste dette "panari" per il trasporto delle arance
Le foglie, tomentose sulla pagina inferiore, sono composte da 5-7 lamine lanceolate che si riuniscono nel picciolo e che vengono perse in autunno perché la specie è decidua.
 
Foglie di Vitex agnus-castus
I frutti sono piccole drupe simili a grani di pepe che contengono semi neri . Tutte le parti della pianta:  legno, foglie e frutti compresi,  emanano un odore gradevole, acre e pepato che si conserva a lungo anche nelle parti essiccate. 
bacche essiccate di agnocasto
Le proprietà aromatiche dei frutti erano apprezzate sin dall’antichità tanto da essere conosciuti come “piper agreste” ed erano utilizzati come succedanei del pepe.
Particolarmente rinomate erano poi, le proprietà medicinali alle quali fa riferimento il nome botanico specifico: agnus-castus in quanto specie simbolo di castità e purezza; gli essiccati e gli sciroppi ottenuti con le foglie o con i frutti venivano infatti ritenuti potenti anafrodisiaci, capaci di sedare i “bollenti spiriti” della passione amorosa. Lo usavano a tal scopo le sacerdotesse greche che si ornavano con fiori di agnocasto e dormivano su strati di rami della pianta per avere garanzia di verginità e purezza; nel medioevo ne facevano uso i monaci preparandone, con i frutti, distillati e sciroppi di castità. 
 
La presenza di numerosi alcaloidi con funzione di fitoestrogeni fa ancora oggi dell’agnocasto una specie molto utilizzata in erboristeria per curare gli squilibri ormonali della donna regolandone il ciclo mestruale e riducendo i disturbi della menopausa.


 

mercoledì 5 settembre 2012

La mia ricetta del "Buon Ricordo" d'estate

Capelli di cappero su masso con fondo di mare blu e palmette
 
E’ dura riprendere a lavorare. L’estate passa in un soffio e mi sento già stanca come non mi fossi fermata un attimo a riposare. Ma ci sono le foto a ricordare il breve attimo passato a guardare questo strano masso dai capelli di cappero con lo sfondo del mare e le palmette.
Guardo la foto e sento l'odore d’asciutto, di terra riarsa dal sole bruciante di un giorno d'agosto, trascorso a sudare alla Riserva naturale di Monte Cofano, in Sicilia, ad un tiro di schioppo dalla rinomata spiaggia di San Vito Lo Capo.  Alla prima giornata di pioggia la torno a guardare, al primo Collegio Docenti la faccio stampare, al primo giorno di scuola la farò incorniciare. La mia ricetta personale per riassaporare il “Buon Ricordo” dell’estate.

domenica 2 settembre 2012

Specie arbustive da fiore a ridotte esigenze idriche

L’estate appena trascorsa è stata definita dagli organi di stampa una delle stagioni estive più siccitose del secolo e si è molto discusso, anche su blog di primo livello che si occupano di giardinaggio, se sia ancora opportuno continuare ad utilizzare in giardino specie la cui sopravvivenza è legata a consumi idrici particolarmente elevati e dunque, in condizioni di forte siccità, non più sostenibili, né etici.
Riproporre nel contesto mediterraneo, il cui clima sembra subire una progressiva tropicalizzazione, le grandi superfici a prato o i cottage all’inglese o i bordi misti alla francese, utilizzando nei nostri giardini specie ornamentali di paesi dove in estate piove in abbondanza (avete visto le Olimpiadi in una Londra assai bagnata?) appare scelta velleitaria, inutile e complessivamente dannosa per l’intera collettività nazionale, sempre più assetata. Anche per i giardini non strettamente meridionali là dove, tuttavia, le temperature minime invernali non siano anch’esse fattore limitante per la sopravvivenza delle specie, si potrà in futuro cominciare a considerare l’impiego di specie ornamentali di contesti geografici extra europei come Australia, Sud Africa o Sud America abituati a consumi d’acqua più contenuti, meglio confacenti con la nuova realtà climatica di casa nostra. Senza andare a guardare troppo lontano, la scelta di specie ornamentali a bassa consumo idrico non è poi così difficile se si guarda ad esempi di verde già da tempo sperimentati nei giardini del sud Italia; in Sicilia ad esempio, dove la carenza d’acqua in estate è una realtà che colpisce ampie zone del territorio isolano, sono molte le specie ornamentali  che è possibile utilizzare abbinando gradevolezza estetica e risparmio energetico.
Senecio mandraliscae, Crassula, Agave, Opuntia, Portulacaria afra, Myrsine africana
Ecco allora qualche esempio di specie arbustiva da fiore per ambienti siccitosi
Carissa grandiflora
Arbusto a crescita compatta che arriva dal Sud Africa, dal bel fogliame scuro, lucido, di consistenza coriacea; in Sicilia trova frequente utilizzazione anche in aree di verde pubblico risaputamente poco avvezze alle cure colturali. Per tutta l’estate produce fragranti fiori bianchi, appiattiti come quelli della Plumeria, specie appartenente anch'essa alla famiglia delle Apocynaceae.
Carissa grandiflora sin. Carissa macrocarpa
 In autunno seguono bacche rosse tondeggianti o ovali simili a piccole, acidule, susine.  
Carissa grandiflora collage
I rami della Carissa portano forti spine a forcella e dunque la specie non è indicata per angoli di passaggio.  E’ un arbusto eccellente per le aree marine perché tollera il terreno sabbioso, il sale ed i forti venti.
Strelitzia reginae
Strelitzia reginae
Ancora dal Sud Africa arriva una specie, definita impropriamente arbustiva in quanto non ha organi legnosi, molto resistente al vento e al caldo; Strelitzia reginae è infatti specie che, in giardino, ama il pieno sole. E’ pianta acaule, dotata di robusti rizomi, che può raggiungere un’altezza di 1,50 formando grandi cespi di foglie di colore grigio verde, coriacee, allungate e di forma ovoidale, molto resistenti al vento.
Strelitzia reginae :infiorescenza
I grandi fiori portati al di sopra delle foglie hanno una forma assai particolare; infatti quelli che di solito sono indicati come fiori sono in realtà delle infiorescenze portate da una brattea a forma di navicella di colore verde, spesso colorata di rosso, viola o blu. I singoli fiori composti da tre petali esterni, molto appuntiti e lanceolati, sono di colore arancione mentre gli altri due petali interni di ciascun fiore sono così vicini che sembrano formare un solo organo di colore blu celeste che si sporge dall’infiorescenza come una freccia; al suo interno  sono portati i cinque stami e lo stilo da cui si formeranno i frutti, capsule a grani multipli. Fiorisce tutto l’anno ma particolarmente in inverno e primavera.
Euphorbia milii
Euphorbia milii in giardino
Arbusto originario del Madagascar che presenta una vegetazione molto densa e molto spinosa e che può espandersi in piena terra a formare un cespuglio di buona altezza; i rami sono debolmente angolati, leggermente curvi e torti a serpentina; le foglie alterne sono disposte a spirale sul fusto, di forma obovale con la parte più ampia vicino alla punta; i fiori rossi sono brattee, il vero fiore è al centro, piccolo e giallo. E’ specie molto frequente nelle regioni tropicali come arbusto isolato o siepe, molto apprezzato per le scarse esigenze idriche e la facilità di manutenzione. Da noi è più conosciuta come pianta da vaso ma anche in giardino viene bene; fiorisce tutto l’anno ma particolarmente nella stagione asciutta.
Euphorbia milii in vaso
Negli ultimi anni sono state selezionate varietà di Euphorbia milii thailandesi molto compatte, con foglie grandi e brattee aventi una vasta gamma di colori dal rosa al crema, al giallo chiaro, al rosso ciliegia.
Nuove varietà di Euphorbia a Euroflora 2011
 

mercoledì 4 luglio 2012

Chamaerops humilis, una palma spontanea del Mediterraneo

Tratto da: L' Orto Botanico di Palermo, Dharba Editrice, Palermo


Chamaerops humilis, detta anche “Palma di San Pietro” o “palma nana” è l’unica palma che cresce spontanea lungo le coste della zona centrale ed occidentale del Mediterraneo sia sul versante africano che su quello europeo. Allo stato spontaneo lo sviluppo della specie è sempre in forma di cespuglio, con una crescita molto lenta ed un'altezza dello stipite  che al massimo raggiunge i due metri, negli esemplari più imponenti. Il nome del genere Chamaerops, proprio per questo, in greco vuole dire “ basso cespuglio o ancora palma “gettata per terra”.
Chamaerops humilis alla Riserva dello Zingaro  (Tp)
La specie ha un fusto normalmente eretto talvolta contorto, senza ramificazioni e quando le ramificazioni sono presenti partono sempre dalla base. Le foglie riunite in ciuffo nella parte terminale degli stipiti sono palmate, persistenti e portate da un picciolo lungo circa 70 cm, legnoso ed armato di spine ad uncino sui lati esterni. La lamina (larga fino a 45 cm.) è divisa in segmenti lineari che le conferiscono l’aspetto di un ventaglio. Le foglie sono state utilizzate tradizionalmente dalle popolazioni contadine mediterranee per realizzare semplici manufatti ma particolarmente per produrre il “crine vegetale”, prodotto largamente utilizzato come materiale da imbottitura, il famoso doum delle popolazioni arabe. in Sicilia, sino agli inizi del 1900 la lavorazione delle foglie di palma alimentava una tradizionale economia contadina; con le foglie della palmetta si realizzavano, infatti, borse, funi, cappelli, ventagli, canestri e soprattutto scope: ogni scopa era formata da più fascetti le cui basi formavano la superficie spazzante. La scopa era completa dopo avere subito la cardatura ed il pareggiamento delle foglie. Le scope ancora oggi sono tradizionalmente prodotte in diverse dimensioni ottenendo così scope vere e proprie che utilizzano più di 800 lacinie (strisce), ci sono poi gli scopini formati da un solo fascetto utilizzati in Sicilia da pittori ed imbianchini come pennellesse e quelli di medie dimensioni (scupazzi) utilizzati dai fornai per pulire i forni dalla farina bruciata.
Sito di reperimento
Le fibre delle Chamaerops sono resistenti al fuoco e ciò garantisce in natura il ricaccio, alle base delle palmette, in aree interessate da incendi.
Chamaerops humilis a Vendicari (Sr)
I fiori a pannocchia sono protetti da spate coriacee colore giallo oro, prodotte alla base delle foglie, e possono essere unisessuali o ermafroditi su piante diverse e sulla stessa pianta. Chamaerops humilis è, infatti, una specie che può subire delle metamorfosi sessuali durante la sua vita; accade infatti, che un esemplare nato come dioico cioè con fiori o solo maschili o solo femminili acquisisca nel corso degli anni i fiori dell’altro sesso. Questo fenomeno impressionò moltissimo Goethe che nel corso del suo Viaggio in Italia nel 1786 ebbe modo di vedere all’Orto botanico di Padova un esemplare di Chamaerops humilis piantato nel 1585 e ne rimase tanto impressionato da formulare, al suo ritorno in patria, la sua intuizione evolutiva nel saggio: La metamorfosi delle piante (1790).
I frutti sono drupe globose eduli e di colore giallo rossastro ma non sono l’unica parte edule della palma. Come scriveva anche Cicerone, un tempo in Sicilia, prima dell'introduzione del frumento, i suoi germogli, il cosiddetto cuore, costituito dall’apice vegetativo posto alla sommità della palma da dove poi si diramano le foglie, veniva mangiato cotto o crudo in insalata (questa usanza persiste ancora in Algeria) e le parti sotterranee venivano mangiate come tali o ridotte in farina.

Come raffigurazione pittorica la palma nana si trova rappresentata nei vasi greci, in bassorilievi di epoca romana e in molti quadri di soggetti religiosi; più recentemente lo stemma araldico del comune di Menfi in provincia di Agrigento è raffigurato da un’aquila romana ad ali aperte ripartita in quattro riquadri in uno dei quali campeggia, su sfondo dorato, una pianta di palma nana.
 

Note colturali
Chamaerops humilis, oltre a ritrovarsi in forma spontanea in alcune aree costiere delle regioni più meridionali, è utilizzata sia diffusamente come specie da giardino adatta a nascondere muri, ornare pendii, formare siepi suggestive o anche, sempre più spesso, come pianta sempreverde in vaso, per il mercato del nord Europa. Oltre che per seme la specie si può riprodurre utilizzando i germogli prodotti alla base della pianta con almeno due o tre foglie.  E’ specie che presenta grande variabilità genetica e dunque sono molte le varietà classificate. Da qualche anno in Sicilia è stata selezionata, da un esemplare spontaneo, la varietà Vulcano, di portamento molto compatto, con steli fogliari corti e foglie  più piccole e glauche. La varietà sembra avere maggiore resistenza al freddo e nel complesso ha i requisiti commerciali per essere apprezzata come pianta in vaso negli ambienti climatici non strettamente mediterranei.
Vivai Faro (Ct)

venerdì 29 giugno 2012

Gaggìa, profumo di giovinezza

E’ da poco iniziata la stagione del mare; papà, che odia l’inverno e anche il blando freddo catanese gli sembra Siberia, ne aspetta impaziente l’arrivo; a partire, dai primi giorni di giugno con tono di supplica e un po’ di comando, come solo un padre che ha superato i novant’anni sa fare, la richiesta pressante è sempre la stessa: quando ti finisce la scuola?, quando si va al mare? Mio padre che è stato insegnante dovrebbe sapere che la scuola ha scadenze precise: ci sono gli scrutini, le ultime scartoffie burocratiche da consegnare e l’ultimo Collegio Docenti da presenziare ma alla sua età si è preso il lusso di non più ricordare le incombenze noiose della vita per rammentare solo la cose belle della sua infanzia che per lui è Africa, Bengasi, il mare, il sole, la sabbia della lunga spiaggia della Giuliana. Noi non siamo lontani dall’ Africa, abitiamo in Sicilia e anche a Catania c’è una splendida spiaggia di sabbia dorata dove negli ultimi anni, per lunghe stagioni di mare, andiamo ogni giorno d’estate a rinverdire il ricordo di spiagge africane.
Quando finisce la scuola? Quando si va al mare? E quando, infine, è possibile andare, papà che d’inverno è spesso scontroso, chiuso in remoti pensieri inespressi, sotto l’ombrellone a due metri dal mare diviene loquace ed è un conto e racconto di eventi lontani, mille volte sentiti ma sempre graditi, di cui conosco ritmo e fermate. Ed il flash dei ricordi gli scatta immediato al solo annusare, portato dal vento di mare, un vago profumo che sale da un fitto intrigo di spine e di fiori di un giallo solare.

Un grande groviglio di acacie spinose, cresciute spontanee ai bordi sassosi del lido, gli apre il ricordo di spiagge lontane, di giochi, di balli, di estati africane. Lo senti anche tu questo dolce profumo? E' fior di gaggia, un arbusto spinoso che cresce spontaneo su terre di pietre e di sale; fiorisce in estate ed emana profumo di miele; lo senti anche tu questo dolce profumo? Annusalo bene e tienilo a mente, è questo il profumo della mia giovinezza.

Informazioni botaniche sulla gaggia sul sito: giardinaggioirregolare.com


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