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mercoledì 15 febbraio 2017

Momordica charantia: stop ai pregiudizi

I frutti di momordica li ho comprati, qualche anno fa per la prima e unica volta in vita mia, al mercato di città sulle bancarelle degli ortaggi cinesi; volevo capire cosa ci trovassero di buono in questi frutti, simili a cetrioli bitorzoluti come la pelle di un iguana adiposo, i tanti avventori asiatici che li sceglievano tastandoli uno ad uno.
A casa, alla prova d’assaggio di qualche frutto ancora verde, decisi che il loro gusto amarissimo (non per niente la momordica è chiamata “ bitter melon” o melone amaro), non faceva al caso mio, io che non gradisco neanche la cicoria;  ed anche i frutti maturi non avevano per me un loro perché con quella polpa di colore rosso fuoco dalla consistenza di un gelo di melone ma dal sapore insulso, oltretutto inzeppato da molti semi.
Giunsi a conclusione che i cinesi avrebbero potuto portare da casa qualcosa di più buono della momordica per onorare degnamente il ricordo della madre patria.
I semi tuttavia, li avevo conservati ed in seguito, documentandomi sulla specie, ho letto che è alla forma dei semi che è dovuta l’attribuzione generica effettuata da Linneo nel suo Species Plantarum del 1753: il termine Momordica deriva, infatti, dal latino e significa mordere, addentare e fa riferimento ai semi che, appiattiti, presentano una superficie rigata e sbocconcellata ai margini come se qualcosa o qualcuno avessero provato a rosicchiarne la superficie.
Sono passati oltre quattro anni da quell’acquisto incauto ma questo Natale, rivoltando dentro la scatola che funge da mia banca personale del germoplasma, ho ritrovato la busta con i semi di momordica; senza stare troppo a pensare, trovato un vaso di buona profondità, ne ho affidato i semi alla terra non nutrendo particolari aspettative su ciò che sarebbe potuto spuntare.
Il vaso è stato sistemato in casa dietro i vetri di un balcone molto luminoso e dopo tre settimane sono spuntati esili steli volubili che brancolando nello spazio intorno, in esplorazione con lunghi viticci, si sono messi alla ricerca di un appiglio che hanno trovato in una canna che ho messo apposta dentro al vaso. 
Momordica charantia è, infatti, una cucurbitacea a portamento lianoso e rampicante di origine tropicale e subtropicale tipica delle regioni calde ed asciutte di Asia ed Africa dove viene coltivata in piena terra come annuale, raggiungendo l’altezza di un paio di metri e riuscendo a ricoprire ampie superfici con una vegetazione di grandi foglie palmate e profondamente lobate, portate su tralci esili e snelli.
A differenza di altre cucurbitacee che si coltivano a terra, nei paesi che la producono, la momordica viene fatta arrampicare su trespoli che rendono più agevole la raccolta dei frutti.
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La crescita della pianta nel mio vaso è stata fino ad oggi velocissima: in due settimane la canna è avvolta da un buon numero di grandi foglie semplici ed alterne; lo sviluppo è tanto veloce che a me pare di vederli lentamente volteggiare, i lunghi viticci,  la sera,  quando in poltrona me li trovo vicini.
 
E di fronte a tanto vigore ho posizionato il vaso sopra un altro vaso più grande per dare maggiore profondità alle radici. 
Da circa una settimana sono poi comparsi i primi fiori ed è stata una vera sorpresa. Momodica charantia è specie monoica cioè porta fiori maschili e femminili sulla stessa pianta. I fiori solitari portati da lunghi peduncoli hanno cinque petali colore giallo canarino e si riconoscono tra loro perché il fiore femminile ha un ingrossamento alla base simile al frutto bitorzoluto che in seguito si svilupperà.
Fiore maschile
Hanno breve durata ma la vera sorpresa è il profumo che nelle ore più calde del giorno si sprigiona dai fiori; niente a che fare con l’amarezza del frutto, il profumo è dolce e suadente e ad ondate, trasportato dalle correnti di casa, raggiunge il mio posto di lettura dove lo aspetto arrivare per godermi un momento di vero benessere.
Ora sono in trepidante attesa della formazione dei primi frutti che accoglierò con minori pregiudizi rispetto a quelli avuti per i frutti comprati. Ho letto infatti che i popoli che consumano abitualmente la momordica lo sanno bene che la zucca amara è troppo amara per essere consumata cruda; va dunque sbollentata o cotta a vapore e cucinata a contorno di uno stufato di carne di maiale.
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E’ proprio vero che per vincere i pregiudizi verso gli stranieri il miglior sistema è quello di accoglierli e farli crescere in casa propria.
 

domenica 24 luglio 2016

Plumeria pudica

La delicata eleganza di una plumeria diversa dalle altre
Tempo d’estate, tempo di plumerie; un poco assuefatta, però, ai profumi incantatori ed ai chiassosi colori tropicali delle tantissime varietà americane o thailandesi di Plumeria rubra presenti sul mercato online o prodotte anche in Sicilia in diversi vivai specializzati, desidero fare un bagno di semplicità, sobrietà e moderazione descrivendo una specie di plumeria che  spicca tra le altre per la sua diversità: Plumeria pudica, e lo dice già il nome, è infatti l’antitesi dei valori ornamentali della consorella specie.
Guardiamone ad esempio il colore: declinato in mille toni e sfumature il colore rappresenta un punto di forza di grande valore ornamentale per le varietà di Plumeria rubra ammiccanti in mille foto sui gruppi social specializzati.
Bun yen; Brittney; Inca gold; Delightful; Magnus opus; Gina red; Lady Godiva; Chiang Ray Red; BrugeJJ
I fiori di Plumeria pudica, invece, sono bianchi, di un bianco puro, virginale, chiamati per questo nei luoghi d’origine “fiore di latte”; solo il cuore della corolla è lievemente sfumato di giallo a ricordare il retaggio di parentele lontane.
Il profumo: quello delle plumerie è il profumo esotico per eccellenza che si presta ad essere descritto con difficoltà per le tante note olfattive che si percepiscono non solo tra varietà diverse ma anche tra singoli individui di una stessa entità botanica.
Elenco delle fragranze di plumeria tratto da L Ross, L. Rose, J. Stowar, Frangipani, A practical guide to growing frangipani hat home; tradotto da Daniela Romano 
I fiori di Plumeria pudica, invece, sono completamente privi di odore come se, per una forma estrema di riservatezza, la specie non volesse lasciare trapelare nulla di se.
Il portamento: le piante di Plumeria rubra in inverno, non sono particolarmente decorative; completamente prive di foglie mostrano rami simili a candelotti  paffuti, buffamente rigonfi in cima.
Plumeria pudica invece nei luoghi caldi d’origine o, anche altrove ma al riparo dalle basse temperature invernali, si mantiene sempreverde con rami a portamento verticale ricoperti di foglie dalla forma inusuale; sono foglie praticamente sessili, prive di picciolo fogliare, che partendo strette alla base si allargano all’apice tanto da essere chiamate foglie “a cucchiaio” o più poeticamente “a violino".
Sito immagine
Di Plumeria pudica ne esistono varietà a fiore rosato, altre a foglia variegata e  numerosi sono gli incroci con Plumeria stenopetala e Plumeria rubra, questi, con una loro lieve fragranza. La specie vuole il pieno sole e molta luce affinché si producano i grandi mazzi apicali di fiori circondati da numerose foglie;  la fioritura è prolungata.
Plumeria pudica Pink


Plumeria pudica Khao

 
Plumeria pudica White Opal


Plumeria pudica variegata Harrow
Non ho mai visto piante di Plumeria pudica coltivate nei nostri giardini in piena terra ma ne ho visto bellissimi esemplari coltivati in vaso ed in serra fredda nel vivaio che in Sicilia le ha in assortimento. Innegabile dire che la specie nel nostro clima è molto delicata potendo andare incontro ad un insuccesso nella sua coltivazione soprattutto se trattata alla stessa stregua delle varietà di Plumeria rubra a cui si sospendono in inverno le irrigazioni; con buona probabilità per Plumeria pudica, essendo questa specie sempreverde, annaffiature parsimoniose  anche in inverno non  dovrebbero mancare,  ma per chi ama e coltiva le plumerie queste difficoltà  sono messe nel conto.
Ed allora, per una volta evitiamo gli eccessi chiassosi dell’estate scegliendo la delicata eleganza di Plumeria pudica, un modo come un altro per andare, con semplicità, contro corrente. 

 

lunedì 8 febbraio 2016

La clivia in giardino

La clivia è una specie rizomatosa sempreverde, di origine sud africana, conosciuta ed apprezzata come pianta da interno per le bellissime infiorescenze di fiori campanulati di un colore rosso aranciato  che spuntano al centro di foglie nastriformi, di colore verde scuro,  carnose, disposte  a ventaglio in modo simmetrico le une opposte alle altre. 
Le infiorescenze  ad ombrella sono portate da steli rigidi e sono composte da una decina di fiori di forma tubolare o ad imbuto che cominciano a spuntare all’inizio della primavera, dopo il riposo invernale. 

La clivia è specie abitualmente coltivata nei climi temperati come piante in vaso per luoghi poco luminosi; il suo apparato radicale, formato da moltissime radici carnose, intrecciate a formare dei cordoni, preferisce avere un vaso molto stretto rispetto alle dimensioni della parte vegetativa della pianta; la moltiplicazione avviene  per divisione dei cespi in inverno. Dopo la fioritura si producono delle bacche rosse, carnose che contengono semi di forma tondeggiante  che germinano in primavera se posti in ambiente caldo. Se la specie dovesse fare capricci e non  fiorire, come capita talvolta, vuol dire che non si è rispettato il bisogno di riposo autunnale che consente alla pianta di ben prepararsi alla successiva fioritura; bisogna infatti ritirarla a fine estate in luogo riparato e dare pochissima acqua sino ad inizio d'anno. Tutti i tessuti vegetali di questo genere di piante sono fortemente tossici per la presenza di numerosi alcaloidi capaci di indurre per contatto dermatiti allergiche e per ingestione gravi forme di intossicazione intestinale.

Detto questo, non tutti sanno che, la clivia è una pianta che nei giardini meridionali è coltivata  spesso in piena terra: in Sicilia ad esempio,  era frequente nei giardini di un tempo soprattutto per le zone di mezz’ombra dove formava grandi cespi tra le pietre di contenimento delle aiuole, al riparo della chioma rada di qualche mandarino o limone.


 
 
La specie coltivata nei nostri giardini è Clivia nobilis che ha un fiore più stretto, tubulare e ricadente rispetto a Clivia miniata, che è invece, la specie più utilizzata come popolare pianta da appartamento, per i  fiori più grandi, rivolti verso l'alto e per le innumerevole varietà orticole selezionate.   Clivia nobilis, presente sin dalla fine dell'ottocento nei giardini dell'isola, a cominciare dall'Orto Botanico di Palermo,  con i suoi grandi cespi compatti di foglie verde lucido e i fiori aranciati, prodotti per di più in un periodo dell'anno povero di fioriture, insieme ad agrumi, gelsomino, palme, cycas, chlorophytum,  murraya, plumeria e cestrum costituisce la cifra distintiva dei tipici giardini siciliani posti a ridosso delle case padronali dove trascorrere momenti conviviali. 

 
In  giardino la fioritura della  clivia comincia a fine inverno, e quest'anno, ad esempio,  è già cominciata,  continuando sino all’arrivo della primo caldo. Dal tardo autunno sino all’inizio dell’anno nuovo le piante devono osservare un periodo in stasi vegetativa con apporti idrici ridotti al minimo; in primavera invece le annaffiature devono essere abbondanti senza però esagerare per evitare ristagni idrici forieri di marciumi radicali.
 
Curiosità
 
Leggendo l’interessante sito della Clivia Society  sudafricana si apprende che fu il botanico inglese John Lindley  a descrivere,  nel 1828 presso i Kew gardens, i primi esemplari di clivia giunti in Europa dalla Regione del Capo; egli attribuì la specie alla famiglia delle Amaryllidaceae e descrivendone i caratteri  la denominò Clivia nobilis  in onore di Lady Charlotte Florentine Clive, duchessa di Northumberland che per prima ne aveva visto fiorire alcuni esemplari nel suo giardino d’inverno a Syon House. La specie Clivia miniata, più frequentemente coltivata in vaso per le  vistose infiorescenze a tromba, fu scoperta invece,  sempre in Sudafrica, nel 1850 diventando una delle specie da interno più popolari in Inghilterra durante l’epoca vittoriana. 

martedì 1 settembre 2015

Plumerie di Sicilia

Conversazione con Antonio Butera, cultore di pomelie in Palermo
Puntuale come ogni anno, appena si parla di ritornare a scuola per le prime riunioni di settembre, ho bisogno di esorcizzare la ripresa lavorativa  ripensando ai momenti più belli  dell'estate e in campo vegetale Plumeria rubra forma acutifolia, che noi siciliani chiamiamo familiarmente  pomelia,  è, senza dubbio,  il fiore più capace di evocare  con le infinite sfumature di colore dei suoi petali carnosi e  le diverse e molteplici tonalità dei suoi accenti profumati, il sole, il mare ed i forti colori delle mete vacanziere più esotiche.
 
E non c'è neanche bisogno di andare ai tropici per stordirsi con il profumo delle plumerie perché  in Sicilia la specie è di casa, coltivata sia in vaso che in piena terra con esemplari arborei che impreziosiscono balconi o angoli di giardino soprattutto nei dintorni di Palermo e in un tratto di costa ionica a ridosso del comune di Riposto.
Varietà Powder Pink 
Le condizioni climatiche necessarie a coltivare la plumeria e a farla fiorire sono, in realtà, molto particolari e assai limitative se non si vive nelle regioni tropicali di origine come le isole Hawaii o la Thailandia da cui la plumeria proviene. Sono essenzialmente gli sbalzi termici con il raggiungimento di temperature minime poco sotto lo zero che limitano la possibilità di coltivazione della specie in ambito mediterraneo, determinandone la bruciatura degli apici vegetativi e la conseguente mancata produzione di fiori. 
Ma la coltivazione di questa pianta bella, delicata e vorrei dire anche un poco capricciosa non è un ostacolo insormontabile nel nostro clima visto che in Sicilia si contano associazioni di amatori, vivai specializzati e fior di collezionisti che non solo vantano raccolte importanti per numero di esemplari delle più belle varietà coltivate nel mondo ma che a loro volta hanno selezionato da seme nuove cultivar che dopo lunga trafila sono state registrate dal massimo organo internazionale che ne governa la certificazione. 
Antonio Butera è uno di questi, collezionista e grande conoscitori di plumerie di Sicilia; è a lui che fanno riferimento molti neofiti nelle discussioni sui social network per consigli, riconoscimenti, incoraggiamenti. Conoscitore della specie e delle sue molteplici varietà, ne apprezza di ognuna ogni più tenue sfumatura di colore e di profumo; ha girato i tropici cercando plumerie ma è particolarmente affezionato a quelle tradizionalmente coltivate da oltre un secolo nella sua Palermo i cui esemplari sparsi nel verde delle ville in città o al mare, conosce uno per uno.
Antonio come è nata la tua passione per questo fiore esotico?
Ho cominciato a conoscere ed appassionarmi alle pomelie all’ età di 10 anni quando mia nonna Ofelia Mac Donald, come tutti gli inglesi, grande amante del verde, mi portava all’ Orto Botanico a Palermo che allora era stupendo perché oltre alla bellissima serra con le orchidee e alla vasca con le ninfee tropicali c’ erano le pomelie ed il giardiniere ce ne regalava i fiori bianchi, rosa e tricolor e ancora mi ricordo il profumo di pesca che emanavano. Dai 20 anni in poi ho cominciato a girare il mondo come giovane modello richiesto dai più grandi fotografi ed ho iniziato a vedere le plumerie nei luoghi d’origine, alberi magnifici ai tropici ed ero anche contento perche facevo allora quello che tutti sognavano di fare. Nel frattempo un carissimo amico giardiniere che lavorava all’ Orto mi innestava sulla tradizionale, resistente, varietà bianca palermitana, le varietà tricolor, rosa, gialla, rossa presenti nella collezione dell’Orto e quindi con pochi vasi avevo tutte le varietà che potevo desiderare. A 27 anni sono entrato in banca a Milano e le piante le curavano i miei genitori. Sono stato a Milano 10 anni poi, dopo il trasferimento a Palermo, ho fatto dei viaggi tropicali stupendi e ho iniziato a portare le talee di tantissime varietà non ancora registrate come la Aztec Gold che allora non aveva nome.

Plumeria rubra 'Aztec Gold'
La tua collezione poteva dirsi importante?
Io amo le plumerie quando sono coltivate in piena terra e meno quando sono in vaso perché la specie è arborea ed il giardino è il posto giusto dove esprime il meglio di se; più che un collezionista sono perciò un cultore delle varietà siciliane che conosco e tengo d’occhio nei giardini palermitani.
Quali sono le varietà siciliane che maggiormente ti stanno a cuore?
Le varietà siciliane che certamente non sono mai state registrate e che in alcuni casi sono mutazioni fuoriuscite dall’Orto Botanico di Palermo sono diverse, molte sono andate perdute, altre sono oramai presenti solo in pochi esemplari;  tra esse: 

  •  Plumeria rubra 'pink 'con fiori rosa di media grandezza al profumo di mandorle e  foglie alate, molto fiorifera; ne sono rimasti pochi alberi a Palermo città e dintorni;
  • la varietà di plumeria che qualcuno chiama con il brutto nome di ‘Palermitana tonda’, straordinaria, diversa, bellissima, che nel mondo ci invidiano; ha foglie verde chiaro molto acuminate e strette, fiore grande morbido, bianco puro  con un centro giallo uovo,  largo; profumo di limone e vaniglia inconfondibile; pianta molto fiorifera tende a reclinare i rami;
  • la bianca, senza un nome specifico e conosciuta in genere come 'Palermitana', con centro giallo e fiore molto resistente, profumatissima  che si usava per i mazzi da vendere nei bar ed ancora oggi i suoi fiori sono usati per i matrimoni;
  • un'antica varietà di plumeria,  poco diffusa dalle foglie verde scuro e fiore enorme bianco a centro giallo chiaro, largo; è molto fiorifera, io la chiamo 'Addaura' dalla contrada di Palermo dove l’ho scoperta; pochi alberi in giro, profumo stupendo di ninfea;
 
  • la varietà rossa purpurea, presente all’ Orto Botanico, poco diffusa, dal profumo straordinario e fiori rossi, antenata delle rosse moderne e poi la magnifica ed inconfondibile 'Lutea' dal fiore rigido grande, che emana un profumo forte, selvatico, tropicale;  foglia verde scuro con punta ricurva; il fiore non scolora e presenta l'esterno leggermente venato di rosso; inconfondibile  e quasi estinta;
  • e poi ancora, la varietà 'Jamesonii' a fiore grande giallo chiaro, molto fiorifera, piuttosto diffusa, profumo di zagara, bellissima; è un'antica varietà da non confondere con la plumeria 'Lutea' che è simile ma differente allo stesso tempo.
 
Tu che sei stato in passato l’unico membro italiano del Plumeria Society of America, hai avuto la soddisfazione di registrare nuove varietà: ce le descrivi?
Per primo in Sicilia ho portato centinaia di semi di plumeria, molto dubbioso sul loro possibile attecchimento ma, invece, i semi spuntarono tutti e siccome non potevo tenere tanti vasi ne regalai ad amici e vivaisti e devo dire che in alcuni casi non fu una buona idea, ma le altre varietà rimaste con me, alcune bellissime, sono in via di registrazione dopo tanti anni perché per lungo periodo ho dovuto prendermi cura dei miei anziani genitori affidando le mie plumerie alle attenzioni di Giampietro Petiet che, oltre ad essere un amico, è un vivaista-collezionista tra i più esperti e conosciuti. La prima varietà registrata a mio nome si chiama 'Antonio Butera n. 425'
'Antonio Butera n 425'
la seconda non è ancora in produzione e si chiama 'Butera cocktail 'perché in Polinesia i fiori dell’ albero da cui ho preso i semi, fiori grandissimi un po' più chiari della mia, li mettevano nei cocktail con un bastoncino fuori dal bicchiere;  ha foglie enormi e i fiori sono gialli e rossi e profumano di olio solare.
'Butera cocktail'
Hai notato una crescita in questi anni per qualità delle collezioni e per competenze acquisite dai diversi collezionisti?
Per tanto tempo i pochissimi ultra appassionati siciliani dovevano rivolgersi alla signora Barabino del vivaio Tropicamente di Torino che importava le piante, per avere qualche novità; altri, pochissimi come me, portavano le varietà colorate dai viaggi ai tropici ed allora non c’era internet e si avevano sempre tante difficoltà alla dogana. Dall’ arrivo delle varietà di plumeria thailandesi ed americane, con la diffusione del commercio online, con la nascita di alcuni vivai specializzati, i siciliani vanno riscoprendo una pianta che le loro nonne mettevano in balcone accanto alla pianta del basilico; ci sono appassionati estremi, appassionati normali e nuovi che scoprono la bellezza di potere avere in Sicilia (paese collocato più a nord dell’areale della pomelia, in cui vive e vegeta all’ esterno) una pianta bellissima, che vive benissimo e che si riproduce ed hanno anche scoperto i tanti colori e varietà provenienti da lontano anche se disconoscono quelle siciliane.  Il grande mercato siciliano delle pomelie rimane quello di Palermo ed è un poco triste che i vivaisti della Sicilia Orientale a parte le due mostre annuali all'Orto Botanico di Palermo non hanno ancora aperto nessun punto vendita in questa grande città, patria della pomelia in Sicilia.
Qual è la tua “Plumeria del cuore”?
Ho una pomelia del cuore per ogni colore: per il giallo è la'Lutea', la rossa lilla è la 'Palermo Fahrenheit', la rosa è la 'Charlotte Ebert' e la 'Rosa Palermitana' che sa di mandorle, la rossa preferita la 'Purpurea'. Ma la vera “Plumeria del cuore” e' la bellissima 'Antonio Butera' che porta il mio nome seguita dalla fantastica 'Butera Cocktail'; comunque tra le più belle del mondo c'e' la famosa 'Aztec Gold', una vera meraviglia della natura. 
Con Antonio non si finirebbe mai di parlare delle sue plumerie, i cui colori ed il profumo sa evocare con tanta passione da farti desiderare di cominciarne subito una collezione partendo, è ovvio, dalle varietà siciliane sia antiche che di nuova selezione che per profumo, caratteri del fiore e rusticità non hanno niente a che invidiare alle plumerie “tutto colore” dei tropici.
PS: Grazie ad Antonio anche per le belle foto
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