Quando la domenica, in estate, si partiva alla volta del mare era ineluttabile passare dal famigerato “Ponte Primosole”; ancora prima di iniziare il viaggio papà cominciava a paventare, forse solo per esorcizzare, una lunga, duplice, fila di auto arroventate (il climatizzatore non era stato ancora concepito) che, a passo d’uomo, aspettavano di arrivare all’irraggiungibile semaforo collocato al di là del ponte, passato il quale, come d’incanto, la via del mare correva veloce. Che fare per ingannare il tempo? Dai vapori d’asfalto bollente, tra le file di macchine fantozziane, come un miraggio, compariva dal nulla un omino vociante che offriva, in piccole buste di plastica, lupini salati. Con il caldo, direte voi, chissà che arsura: ed invece no i lupini erano buoni e ci accompagnavano gustosi, come passatempo alimentare, al di la del semaforo. Con l’avvento delle rotonde e la scomparsa dei semafori il mestiere di venditore di lupini è andato progressivamente scomparendo ma in Sicilia, a Reitana una piccola frazione di paese, vicino la verghiana Aci Trezza, è ancora in funzione un piccolo stabilimento che produce lupino salato da asporto.
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| Lupinus luteus |
L’ammollo dura dai cinque ai venti giorni durante i quali l’amaro dei semi progressivamente diminuisce; i lupini ammollati vengono, poi, posti all’interno di grandi caldaie dove si procede alla cottura a cui segue un nuovo periodo in immersione.
Al momento della vendita vengono mescolati con sale per renderli più gustosi. Di domenica, è tradizione per i paesi vicini a Reitana, andare dal signor Chiarenza a comprare lupini da consumare come passatempo davanti la tv del pomeriggio.
I popoli nordici, al contrario dei meridionali, hanno preferito sfruttare le prerogative estetiche del fiore di lupino creando splendidi ibridi partendo da specie nord americane come Lupinus polyphyllus, Lupinus perennis e Lupinus hartwegii.
A ciascuno il suo.






