lunedì 15 luglio 2019

Kigelia africana, l'albero delle salsicce

A questa specie caldo e siccità mediterranei le fanno un baffo
Giorni torridi d’estate; vento di scirocco che asciuga e riarde la pelle. Se mi sento bruciare dopo dieci minuti passati in balcone figuriamoci come si devono sentire le mie piante sferzare da un vento africano che soffia a temperature che hanno superato, in questi giorni, i quaranta gradi; per limitare i danni ho dato acqua due volte al giorno e ombreggiato ma, ciò nonostante, alcune piante che mi incaponisco a comprare per rendere fiorita l’estate come impatiens, lobelia e begonie tuberose mi hanno dato ugualmente forfait. La devo smettere di fare acquisti in modo compulsivo tenendo, invece, bene a mente che è sempre più necessario optare per un giardinaggio che usi le risorse in maniera sostenibile, facendo acquisti in modo oculato in funzione della resistenza termica e soprattutto idrica delle piante acquistate. Se questa è la futura linea guida per la coltivazione dei miei vasi dove il turnover di specie defunte è oramai continuo ed inarrestabile, a maggior ragione se ne dovrebbe avere grande considerazione nei giardini dove le piante prescelte soprattutto le pluriennali devono essere in grado di sopravvivere al caldo dell’estate meridionale in modo autonomo, autosufficiente. 
Facile a dirsi ma difficile da mettere in pratica perché con la tropicalizzazione delle coste siciliane anche l’utilizzo delle specie per noi più abituali come ibischi ed agrumi, che dell’acqua hanno bisogno, diventa sempre meno sostenibile.
E allora che fare? Guardare all’Africa ed ai luoghi dove le piante da sempre fanno i conti con le scarse precipitazioni e con la disomogenea distribuzione idrica stagionale. Ed è per questo che. per un angolo di giardino originale ed indifferente ai disagi dell’estate, tra le specie arboree, mi sento di consigliare Kigelia africana il cui attributo specifico la dice lunga sulle  esigenze climatiche della specie.
Kigelia africana appartiene alla famiglia delle Bignoniaceae ed è originaria dell’Africa tropicale,  dal Senegal al Camerun, al Congo e all’Angola ma è coltivata a scopo ornamentale in molti paesi a clima rovente, dal Madagascar all’Australia, dall’India alla Cina, ai paesi dell’America del Sud.


Sito immagine

E’ un albero semi  deciduo, con un grosso tronco che ramifica sin dalla base non raggiungendo mai altezze superiori ai dieci , dodici metri, con una crescita molto lenta al di fuori delle zone di origine. 
 
I rami hanno portamento allargato e pendente con la vegetazione concentrata alle estremità; le foglie sono composte, formate da foglioline oblunghe, intere, lisce sulla pagina superiore, leggermente pubescenti sulla inferiore, riunite a formare una chioma rotondeggiante. Il portamento delle piante è comunque molto variabile con radici molto invasive che perlustrano il terreno in lungo e largo alla ricerca di acqua e nutrienti (è ovvio evitare la piantumazione dell'albero vicino ad un fabbricato).
A circa sei anni dalla nascita, partendo generalmente da seme, alla fine della stagione asciutta comincia la fioritura  della kigelia che avviene su infiorescenze a grappolo dal rachide molto lungo che porta fiori tubulari vistosi, gialli alla base e rossastri o violacei nei lobi espansi e plissettati; i fiori si aprono di sera e durano una sola notte emanando un afrore non particolarmente gradevole.
 
Mi direte voi: "a parte la resistenza al caldo ed alla siccità, quale è la particolarità di questa pianta se l’albero non ha un aspetto svettante ed i fiori sono puzzolenti?" La particolarità della kigelia sono i frutti legnosi, pendenti, simili a grosse salsicce tedesche, di colore grigio brunasto e di forma cilindrica che rimangono appesi sulla pianta per diversi mesi potendo raggiungere dimensioni ragguardevoli,  con un peso anche di diversi chili.
 
Con la marcescenza del frutto si possono estrarre i semi, immersi in una polpa fibrosa, che mantengono la germinabilità a lungo. Dato il peso dei frutti che a maturità cadono al suolo è opportuno non posizionare l'albero in prossimità di luoghi di relax o di sosta per le auto.
In Africa dove tutto viene visto in chiave funzionale diverse parti della pianta sono impiegate per preparare impacchi ed infusi capaci di risolvere una vasta gamma di problemi della pelle.
Io ho visto Kigelia africana in due vivai siciliani che la producono: dai
Vivai Torre a Milazzo dove l’albero è coltivato in serra fredda e presso i Vivai Cuba a Siracusa dove, invece, la pianta è coltivata in pien’aria. 
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