lunedì 11 settembre 2017

Leonardo Giammanco, curatore di Aizoaceae

 
Leonardo lo potete incontrare insieme alle sue piante in alcune delle più importanti manifestazioni del verde che si svolgono in Italia: Milis, Murabilia, Roma, Salerno e soprattutto in quelle che hanno luogo all’interno degli Orti botanici come Palermo, Napoli, Catania perché a Leo piace lavorare nei posti belli che il suo  lavoro gli  offre di frequentare.
Si sobbarca viaggi lunghissimi per spostarsi in tutta Italia dalla contea siciliana di Modica dove ha casa ed azienda facendo, con il suo furgone, il doppio di strada di un qualunque altro suo collega nordico ma lo fa di buon grado perché a lui non dispiace trascorrere i fine settimana in fiera, nell’intorno del suo banchetto ordinato di piccoli vasi di Aizoaceae ma anche di Cactaceae ed altre succulente, disposti in plateau di piante accuratamente cartellinate dai nomi spesso assonanti: Frithia, Fenestraria, Lapidaria, Monilaria ma anche Lithops, Gibbaeum e Conophytum dando consigli e scambiando informazioni con i molti appassionati che lo aspettano avendo avuta notizia del suo arrivo dal passaparola sui social. 
La sua specialità sono le Aizoaeceae una famiglia di succulente, un tempo classificate come Mesembriantemaceae, che provengono prevalentemente dal Sud dell’Africa e dal Madagascar.
Braunsia, Lithops, Conophytum, Frithia, Fenestraria, Tricodiadema Gibbaeum
Leo le ha scelte, tanti  anni fa, tra le  diverse specie succulente che da appassionato coltivava, per la loro capacità di adattarsi a condizioni climatiche estreme come terreni poveri, scarsità d’acqua, sole cocente, resistenza a predatori e così per imparare a coltivarle è andato a conoscerle nei luoghi d’origine viaggiando dal mare agli altipiani del  Sud Africa ed in Namibia per capirne ecologia e comportamento.
Sito immagine
A casa, nella serra di produzione del suo vivaio, ascoltando musica e circondandosi di cose belle e familiari, Leo si prende cura delle sue piante, molte delle quali nate da semine di venticinque, trent’anni fa (e che assolutamente no, non sono in vendita!) preoccupandosi per il troppo freddo di questo inverno o dell’implacabile sole di quest’estate, cercando di trovare la giusta alchimia nell’assemblare substrati di coltivazione poveri, quanto più simili a quelli delle zone di provenienza.
Aloinopsis peersii

Tricodiadema bulbosum

No vendita tutte!
Le sue cure hanno effetto perché dalle semine nascono in tante fiorendo a profusione in un periodo dell’anno, come l’inverno, povero di fioriture. .
Ci facciamo raccontare da Leo come è nato il suo interesse per questa particolare famiglia di succulente africane:
Leonardo, come è iniziata la tua storia di curatore di Aizoaceae
"Ho deciso trent’anni fa di fare coincidere la mia passione per le succulente con la mia professione a seguito di un momento di crisi del mio vecchio lavoro e mia personale. Mi chiedevo: che senso ha vivere una vita che non è quella a cui aspiri solo per le piccole sicurezze di una vita borghese? Nel 1985 quindi il grande passo, rinuncio a un lavoro statale e mi costruisco la prima serra di neanche 100 mq. Semine, taleaggi e grandi entusiasmi. Faccio pratica e coltivo di tutto. Nei primissimi anni '90 esplode il grande amore per le Aizoacee, famiglia nella quale mi sono specializzato, uno dei pochi in Italia. La mia è una azienda piccolissima, minima la definisco, attualmente poco più di mille mq di serra fredda dove l'unico operatore sono io. Io riproduco, io coltivo, io vendo. Azienda minima ma specializzazione massima nella coltivazione delle Aizoaceae.
Come tutti i grandi amori anche il mio verso le piante che coltivo ha una grande componente emotiva, insondabile, forse di arcaica e primitiva comunione, ma molto razionalmente di esse ammiro la capacità di vivere in ambienti quasi impossibili pur non disponendo di sistemi di difesa come spine e veleni, comuni in altre piante succulente. La loro bellezza di forme e colori, la capacità di fioriture straordinarie, la fantasiosa strategia nel sapersi sottrarre ai cocenti raggi solari estivi e ai predatori animali, la camaleontica possibilità mimetica, le rendono esempi insuperabili nel regno vegetale".

In che periodo e con che modalità queste piante svolgono il loro ciclo vitale?
La gran parte delle Aizoaceae vive in assolate pietraie, tra le rocce sferzate dalla sabbia spinta dal vento, luoghi desertici di una bellezza che solo l'Africa sa offrire; in condizioni climatiche così difficili nel periodo asciutto,  le piante si difendono sospendendo l’attività vegetativa; vanno in riposo ma sopravvivono per la presenza delle cosiddette forme di irrigazione indiretta: nebbia, rugiada e condensa: alcune specie, ad esempio, come i Conophytum vivono nelle spaccature delle rocce dove per brevi momenti della giornata si condensa acqua capace di dare in minimo apporto alle radici. Il loro ciclo di vita è pertanto prettamente invernale con una variabilità tra specie che dipende dalla regione geografica di provenienza; alcune riprendono a vegetare presto, da fine agosto, ma diciamo che da ottobre in poi con il massimo in gennaio la fioritura è al top con un ciclo vitale molto lungo che si protrae sino alla primavera; inoltre, a differenza di altre succulente che hanno fioriture assai brevi, tra le Aizoaceae ci sono specie che fioriscono  per oltre venti giorni di seguito in quanto il fiore rimane aperto solo poche ore al giorno in contemporanea con l’orario di visita dei pronubi, con un bel risparmio di energia e di efficienza riproduttiva.

Lo stesso meccanismo si ha per i semi, chiusi all’interno di capsule ermeticamente chiuse se asciutte; solo quando l’umidità è adeguata per durata e consistenza  le capsule si apriranno  distribuendo i semi tutto intorno alla pianta.

E come le ricrei queste condizioni naturali così estreme nella coltivazione in vaso?
"Cerco di usare dei substrati molto poveri, drenanti, molto arieggiati come pomice e quando riesco a trovarlo uso materiale pietroso facendo un mix di quarzo, granito, silice; raccomando sempre di non usare i terricci commerciali perché non rispettano le esigenze così diverse di specie assai eterogenee".

 Che consiglio si può dare a chi per la prima volta si vuole approcciare a queste piante.
"Io dico sempre che ci vogliono quattro cose per avere successo nella loro coltivazione: 1) cultura: sapere ogni essere vivente dove vive, come vive in che condizioni climatiche; 2) esperienza: devi avere osservato per anni come si sono comportate, che esigenze hanno; 3) sensibilità: devi sentire quello che ogni pianta chiede ed i messaggi che ti vengono lanciati; 4) per ultima un pizzico di intelligenza, che non guasta mai. Le Aizoaceae sono piante molto resistenti che non bisogna assillare con troppe attenzioni; io non mi stanco mai di ricordare ai miei clienti il rispetto del riposo estivo intervenendo con rade spruzzature e nulla più; non sono abituate a troppe cure e finirebbero per morirne".

 
Ma queste piante sono adatte esclusivamente alla coltivazione in vaso o possono essere coltivate anche in un giardino. 
 "Le Aizoaceae sono una famiglia formata da migliaia di specie, la maggior parte si prestano esclusivamente alla coltivazione in vaso come le Lithops ma ho un amico, giù in Sicilia che coltiva in un giardino in collina Chenidopsis bellissimi; altre specie come i Conophytum sono più delicate e dunque devi lavorarci molto per poterle inserire in un contesto giardino ma l’impresa non è impossibile".

Come proteggi le tue piante da cocciniglie ed altri agenti patogeni?
 
"Io sono stato in giro per migliaia di chilometri in Sud Africa su e giù, dal mare agli altipiani ad oltre 1600 metri di quota ed ho sempre incontrato in habitat cocciniglie su Aizoaceae tra loro in perfetto equilibrio ed io dunque,  non ho intenzione di intervenire avvelenando sia l'insetto che la pianta che, tra l’altro, se aiutata, riduce la sua capacità di autoregolarsi, quindi,  non solo non uso prodotti chimici ma non faccio neanche lotta biologia; io le cocciniglie non le combatto per niente, ci pensano gli uccellini, ci pensano gli antagonisti, ci pensa la stessa pianta. Chi compra da me corre il rischio di comprarsi pure dei parassiti però compra una pianta sana e capace di combattere".

Nonostante la particolare sensibilità che ti lega alle tue piante hai mai avuto insuccessi?
"Non si può iniziare un mestiere come il mio senza passione e il rispetto per la natura. Fondamentale lo studio,  la sensibilità, la dedizione e la capacità di non guardare solo al successo economico. Io non mi definisco un collezionista non avendone le smanie di possesso e le avidità del volere tutto ad ogni costo. D'altronde come è possibile collezionare e allo stesso tempo amare esseri viventi? Sono solo un amatore e come tale non miro ad avere le piante più grandi ed appariscenti ma che siano quanto più è possibile vicine alle loro condizioni in habitat. La mia carriera vivaistica è costellata di successi tecnici e commerciali ma non sono mancati e non mancano anche adesso piccoli e grandi fallimenti: debbo confessare che alcune specie, come ad esempio Muiria hortense e alcuni Conophytum continuano ad essere irraggiungibili anche per me".
 
Non c'è allora da disperare, se anche Leo, che le conosce bene ha dovuto registrare negli anni qualche insuccesso di coltivazione, anche chi si dovesse accostare per la prima volta a questa famiglia di succulente africane dovrà mettere in conto qualche difficoltà iniziale almeno sino a quando non imparerà, come ci ha insegnato  Leo, a conoscerle, rispettarle ed apprezzarle.

 
 
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