mercoledì 27 marzo 2019

Cytisus aeolicus ed i suoi guardiani custodi

 Un raro endemismo circoscritto alle isole Eolie
 
Ci vuole carattere per vivere d’inverno in pochi chilometri quadrati circondati dal mare come fa chi abita piccole isole disperse al largo dell’isola madre. 
Le isole Eolie, che brulicano d’estate di una folla vociante, sono in inverno isole di un silenzio assordante, dove c’è poca gente che non ha molto da fare se  non passare il tempo ad aggiustare  le tante cose che in casa è necessario manutenzionare.
Io, lo confesso, in luoghi così spazialmente limitati, per lungo tempo e d’inverno non ci potrei stare ma conosco ed ammiro qualcuno che invece lo fa.
Giovanni, ad esempio, ha scelto Vulcano come luogo ideale dove spesso svernare, fuggendo l’inverno emiliano. Le sue foto ritraggono il mare, le barche, i panorami, la luce del sole, la sua panda trentennale, il traghetto deserto pronto a partire per portarlo a trovare amici, anche loro affetti dal virus dell’isolamento, che abitano isole ancor più piccole e lontane della sua.
Li va spesso a trovare non solo per mitigare una solitudine abissale ma anche per contribuire alla diffusione di una specie di citiso tipico delle isole Eolie, che sta per scomparire; un endemismo assai circoscritto presente in natura in popolazioni sparute a Vulcano, Stromboli ed Alicudi ed in forma addomesticata in antichi vigneti ancora presenti a Vulcano.
Giovanni di questa pianta sull’orlo dell’estinzione, usata in passato come foraggio da dare al bestiame e per fare legname se ne è innamorato anni fa; ha studiato, si è documentato, si è disperato pensandone la fine, la sparizione ed allora ha deciso di intervenire distribuendone semi e talee da fare attecchire ad amici sparsi per le isole minori, nominati sul campo giardinieri custodi.  Riuscire a salvare il citiso gigante dell'arcipelago delle Eolie   è diventato per Giovanni un punto d'onore, un gesto d'affetto e di ringraziamento verso queste isole vissute d’inverno come luoghi del cuore.
Cytisus aeolicus
Il Citiso fa parte di un gruppo di arbusti perenni appartenenti alla famiglia delle Fabaceae, caratteristici per le foglie composte trifoliate. L’attribuzione botanica di Cytisus aeolicus fu fatta per la prima volta dal naturalista Giovanni Gussone nel 1828 quando, nel corso di un viaggio alle isole Eolie, individuò nelle isole di Stromboli e Vulcano alcuni esemplari di una pianta ancora non denominata chiamata in dialetto “sgurbio” . Cytisus aeolicus si distingue per le grandi dimensioni che può raggiungere rispetto agli altri citisi, assumendo la forma di un piccolo alberello alto anche 4 metri o di arbusti molto ramificati, con rami cilindrici. La colorazione del fogliame è glauca per una fitta tomentosità che ricopre le foglie con ogni segmento fogliare leggermente appuntito e di consistenza coriacea.
I fiori sono molto numerosi e leggermente fragranti, riuniti a formare un’infiorescenza posta in cima ai rami; hanno corolla gialla con vessillo molto sviluppato.
La fioritura comincia agli inizi di marzo e si protrae per qualche tempo, al termine si formano dei legumi schiacciati contenenti semi ovali, rigonfi, di colore marrone chiaro a maturità, di difficile germinabilità.  I frutti maturano nel corso dell’estate e si aprono tardi, spesso cadendo al suolo ancora chiusi. Un tempo questo citiso era diffuso nei coltivi abbandonati o cresceva abbarbicato alle rupi vulcaniche, oggi è quasi scomparso tanto da essere considerato specie vulnerabile. 
P.S.
Forse non tutto è perduto per il citiso in questione visto che, da questa primavera, al gruppo dei guardiani custodi  amici di Giovanni, si sono uniti anche gli alunni di una prima classe della scuola media di Vulcano, guidati da Alessandra  La Camera che è la loro insegnante di scienze; i ragazzi hanno preso molto a cuore le sorti del citiso isolano iniziando un percorso didattico di conoscenza cominciato chiedendo ai nonni e agli anziani dell’isola notizie dello sgurbio e del perché la specie sia diventata nel tempo così vulnerabile.
I ragazzi documentandosi hanno saputo che fino ad una ventina di anni fa erano presenti a Vulcano oltre un centinaio di esemplari di Cytisus aeolicus, la maggior parte dei quali distribuiti nelle località Cardo e Piano all’interno della proprietà del signor Casamento che con grande passione e dedizione si prendeva cura delle piante, ne scarificava i semi favorendone  la germinazione e coltivava poi le piante in vaso distribuendole nei giardini e nei terreni di amici e conoscenti.  Alla morte del signor Casamento, tuttavia, il suo podere si è ricoperto dai rovi e gli sgurbi presenti sono andati progressivamente sparendo.  Ma oggi mi sembra ci siano tutte le condizioni per essere più ottimisti sulle sorti del Cytisus aeolicus, perché, anche se tecnicamente appare assai difficile recuperare la specie,  l'impegno di Giovanni e l'entusiasmo dei ragazzi di Vulcano, nominati sul campo anche loro guardiani custodi, fanno ben sperare perché il citiso abbia un futuro migliore.
 
Le foto riportate nel testo sono di Giovanni Bassi e di Alessandra La Camera

 
 
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