lunedì 16 luglio 2018

Radicepura Garden Festival: un anno dopo

Quando l’estate non ha grandi eventi che ti fanno sentire impegnata e partecipe è sempre un’estate un poco moscia, un’estate di “scarica” come si direbbe in agricoltura per indicare, in alcune coltivazioni, l’anno triste delle mancate produzioni. Niente mondiali per gli appassionati di calcio nazionale, quest’anno, e nessun evento legato al verde ed ai giardini per gli appassionati di gardenig. E si che, invece, l’estate scorsa, in questo periodo era in pieno svolgimento qui in Sicilia, all’ombra dell’Etna, il Radicepura Garden Festival, il primo evento internazionale dedicato al Garden design e all’Architettura del paesaggio mediterraneo che in 180 giorni di apertura è stato visitato da oltre 30.000 persone avendo come punto di attrazione dieci giardini d’autore, immersi nel verde del Parco di Radicepura, insieme ad installazioni artistiche anch’esse di forte impatto visivo ed emotivo realizzate da artisti internazionali e da due artisti siciliani molto noti nel mondo dell’arte come Alfio Bonanno ed Emilio Isgrò.
Opere di Alfio Bonanno
Nel corso dell'estate si erano, poi,  succeduti numerosi eventi come le “Chiacchiere in giardino” con esperti vivaisti; i workshop tematici, la rassegna di cinema d’autore, food and wine, sfilate di moda, concerti e mostre. Un’abbuffata di immagini verdi e suggestioni che solo a distanza di un anno, in questa estate priva di eventi, sto cominciando a metabolizzare aiutandomi nel ricordo con le foto fatte ai giardini e con la lettura del catalogo del Festival, pubblicato nel corso dell’anno dalla Fondazione Radicepura, dal titolo “Essenza Mediterranea”, per la casa editrice Rubbettino.
All’inizio di questo mese di luglio ho avuto modo di rivisitare il Parco di Radicepura e quanto resta del Festival, chiuso al pubblico da un anno e che ora è in fase di riallestimento per ospitare una nuova edizione estiva di “Drop Aperitivo in musica”  e di Garden in movies.
Che impressione ho avuto dei giardini d’autore a distanza di un anno dalla loro installazione?
Considerando che per la realizzazione dei giardini sono state utilizzate piante in vaso prodotte in Sicilia, scelte dall’enorme assortimento dei Vivai Faro che, su una superficie aziendale di 600 ettari, producono oltre 800 specie e più di 5000 varietà di piante mediterranee ed esotiche, le diverse specie vivaistiche utilizzate, in molti casi tipiche della flora spontanea dell’isola, non hanno subito particolari crisi di adattamento e quindi non solo si sono mantenute ma si sono notevolmente accresciute coprendo gli spazi vuoti presenti nella tessitura dei diversi giardini.
In alcune installazioni come in Anamorphose di Abélanet, ad esempio, la crescita delle piante disposte all’interno di aiuole sospese è stata cosi esuberante da farle debordare all'esterno,  facendo perdere di vista i nitidi contorni del poligono stellare creato dall’autore che, come tutte le creazioni anamorfiche era possibile osservare, nella configurazione progettata, da un unico punto di osservazione. Oggi da qualunque punto lo si guardi, sembra un unico, enorme, contenitore di piante in fiore.
Anamorphose da giugno 2017 a luglio 2018
Al contrario, invece la crescita delle piante di Rhyncospermum jasminoides poste alla base dell’installazione Tour d’y voir non è stata tale da riuscire a coprire le poco estetiche impalcature tubolari utilizzate per realizzare l’opera del paesaggista Michael Péna. Confermo la mia prima impressione di un lavoro più da carpentiere che da garden designer di grido anche se la torre, con all’interno una scala a doppia elica e che avrebbe dovuto contenere una fontana mai realizzata ed una palma, consente una vista molto panoramica sull’intero parco, l’Etna ed il mare.
 
Che l’installazione Alpheus and Aretusa di James Basson fosse eccessivamente affollata di specie vegetali rispetto alla piccola superficie assegnata al giardino, è stata da subito una mia impressione, ma ora che, tramite il catalogo, ho potuto consultare l’elenco floristico dell’ installazione, ne ho avuto conferma avendo contato ben 206 entità botaniche scelte prevalentemente tra le spontanee mediterranee, con un carrubo ed olivi al centro ed una piccola vasca di acqua corrente a ricordare il Mito del progetto. In tanta folla di specie mediterranee da Achillea maritima a Vitex agnus-castus,  quella che più si nota però è la Tillandsia usneoides disposta a drappo sulla vasca, che per essere precisi,  proviene da paesi dell'America del sud.
A proposito di questo giardino, solo ora che leggo il catalogo, apprendo che Basson per la piantumazione si è ispirato al sonetto petrarchiano utilizzato per la prima volta da Giacomo da Lentini e poi da tanti poeti a venire, progettando una sequenza di quattordici strisce ripetute, come le strofe di un sonetto, all’interno delle quali sono state disposte specie di diversa altezze e fogliame per riproporre, in verde, il ritmo delle rime poetiche. Dal che l'utilità di  avere acquistato il catalogo. 
Tra tutti i giardini ne ho scelti due che mi sembra abbiano meglio rappresentato l'Essenza Mediterranea e che hanno mantenuto questo giudizio positivo anche a distanza di tempo; mi riferisco a: Re-Live di Carmen Guerrero Mostazo e Andrea Graña , vincitore del premio Gardenia, ed Identità mediterranea realizzato dal Gruppo di Progetto Università di Bologna, Corso di laurea in Verde Ornamentale e Tutela del Paesaggio. Nel primo caso, proprio come dopo un terremoto, le specie prescelte  hanno colonizzato come vere pioniere massi di pietra incoerenti, nell’immaginario assai simili a ruderi e macerie crollati a seguito di scosse sismiche.

In Identità mediterranea, in un piccolo spazio, è racchiusa l’essenza del giardino mediterraneo forse perché, per la presenza di abbondante thulbalghia, vi aleggia un intenso  aroma di aglio.   
Infine, ho potuto vedere completata l’installazione artistica di Emilio Isgrò che è stata inaugurata in ottobre, il giorno di chiusura della mostra.  Il titolo dell’Opera: Il sogno di Empedocle è rappresentato da un grande piatto di pietra che guarda l’Etna sul quale, come sputato dal vulcano, sta un sandalo di Empedocle insieme a tre giganteschi semi di limone in pietra lavica, uno sputato dallo stesso filosofo siciliano, insieme a quelli sputati da altri due illustri uomini di cultura siciliani: Giovanni Verga e Luigi Pirandello; sul piatto è incisa la seguente frase: "Lu Semi di Limuni fui sputato in questo dish da Empedocle  d'Agrigento"; la spiegazione che leggo sul catalogo del Festival è la seguente: "E’ questo il segno di Empedocle e di tutti noi: che il sapere ci aiuti finalmente a vedere”.  A voi il giudizio sulla riuscita di questa produzione artistica.
La complessa macchina organizzativa avviata dalla Fondazione Radicepura è già ripartita per organizzare la seconda edizione del Radicepura Garden Festival che avrà luogo a partire dalla prossima primavera con il tema “Giardini produttivi”. Per chi fosse interessato, il bando di partecipazione è riportato qui.  
 
Del Radicepura Garden Festival ne ho già parlato in doversi post:
 
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