lunedì 10 giugno 2019

I giardini del Radicepura Garden Festival, proseguo

Può un giardino produrre acqua?
 Polifilo incontra Candido
E'' arrivato all’improvviso, in questi primi giorni di giugno, il caldo dell’estate siciliana, una vampa che toglie la voglia di fare e rallenta ogni attività, figurarsi mettersi in macchina per andare a visitare giardini. Ecco perché una gita al Radicepura Garden Festival, che è un appuntamento che merita e che si svolge praticamente d’estate, sarà da programmare di prima mattina o nel tardo pomeriggio per riuscire ad apprezzare le diverse installazioni come conviene. Avendo già parlato di alcuni dei giardini (prima puntata, seconda puntata) che quest’anno rendono interessante questa edizione della Biennale del Giardino Mediterraneo, proseguiamo il nostro giro con la descrizione di altre due installazioni realizzate sulla base dei progetti vincitori di questa edizione del Festival.
Può un giardino produrre acqua? 
 Progettisti; Decembrini L., Tabarani I.,
Questa installazione, realizzata dagli architetti paesaggisti Lorenzo Decembrini ed Ilaria Tabarani, lui calabrese trapiantato in Sicilia, lei romana, offre spunti di riflessione sulla necessità, in un ambiente caldo arido, non solo di non sprecare acqua nella coltivazione di verde produttivo o ornamentale ma addirittura di arrivare a produrla,  l'acqua, seguendo tecniche antiche e moderne messe in atto nei luoghi dove questo elemento è un bene prezioso. Ecco perciò stilizzati nel progetto tre micro giardini: il giardino pantesco; il turat pugliese e il Warka Water africano.
 
Il giardino pantesco è qui rappresentato da uno spesso muro di pietra che racchiude, avvolge e protegge dai venti poche piante come si fa con gli agrumi a Pantelleria; sull'isola queste costruzioni vengono posizionate in direzione dei venti umidi che arrivano dal mare  in modo che le pietre del muro a secco possano captare l’umidità dell’aria che viene intrappolata all’interno del muro, percolando fino al terreno; all’interno  della costruzione, poi, la traspirazione delle piante contribuisce a mantenere l’ ambiente umido. Il turat pugliese agisce praticamente secondo lo stesso principio anche se ha forma diversa, a mezza luna avvolgente ed è utilizzato soprattutto per la protezione e cura delle ortive.
L’ultimo esempio di giardino produttore d’acqua è di ispirazione contemporanea e rende omaggio all’idea di un ingegnere italiano, Arturo Vittori che, per cercare di migliorare le condizioni di vita di comunità rurali in Etiopia, dove l’assenza di acqua è un fattore che limita le prospettive di vita e sviluppo, ha progettato “Warka Water", una torre a forma di bottiglia capace di produrre acqua condensandola dall’umidità atmosferica notturna.
La reinterpretazione della torre, fatta nell’installazione, destruttura la forma originaria utilizzando delle reti su cui vengono fatte arrampicare delle piante. Per la vegetazione da inserire nei tre micro giardini gli autori hanno posto l’accento sul fenomeno della migrazione vegetale utilizzando tutte specie provenienti da luoghi lontani che, tuttavia, nel Mediterraneo si sono assai bene e da tempo stabilite: si è perciò ricreato all’interno del muro pantesco un giardino orientale (glicine, limone, susino, kumquat, alocasia); un giardino mediterraneo (olivo, mirto, alloro, iris) è protetto dal turat  e nel Warka africano sono state introdotte ortive americane (pomodori, melanzane ed altre Solanaceae)
 
 
Tre figure di suonatori realizzate a specchio (un fauno nel giardino mediterraneo, un inca che suona il tamburo nel giardino delle Americhe e una geisha che suona uno shamisen per l'Oriente), stanno a indicare che sviluppo colturale e sviluppo delle culture devono per forza andare di pari passo, specchiandosi uno con l'altro.


Polifilo incontra Candido di Marco Vomiero
Questo giardino, opera di Marco Vomiero, paesaggista padovano che vive e lavora a Parigi, ha sviluppato il tema del Festival di quest’anno (Il giardino produttivo) in senso letterario; il filo conduttore del giardino è, infatti, l’incontro immaginario tra Polifilo, eroe di un libro edito nel 1500 che vive l’esperienza di un giardino formale ed estetico, contrapposto a Candido, personaggio che nasce dalla penna di Voltaire nel 1759, che intraprende un viaggio insieme al suo mentore incontrando tanti stravaganti personaggi alla ricerca del migliore dei mondi possibili. Dopo una serie infinita di disavventure, Candide conclude il viaggio dicendo che nella propria vita, per stare bene, basta coltivare il proprio giardino ed il proprio orto.
Nell’installazione di Vomiero l’esperienza estetica di Polifilo è rappresentata da un muretto in mattoni rossi che delinea e delimita una grande circonferenza su cui sono posti a distanza regolare dei vasi di agrumi; la circonferenza è infatti, la forma perfetta, che non ha inizio né fine, la forma più adatta a rappresentare la spiritualità di Polifilo.
 
L’orto, caro a Candido, invece, è riprodotto al centro del giardino in quattro quadrati di forma ben precisa, secondo le misure previste dalla tecnica americana del piede quadrato, (square foot,  cioè un’area racchiusa da un quadrato avente i lati lunghi un piede); infatti i quadrati hanno misura di 1,40mx1,40m ed ospitano all’interno sedici caselle la cui misura è di 33cmx33cm 
Ogni riquadro ospita uno o più piante di ortaggi in base alle dimensioni che avranno le stesse piante a fine sviluppo. Questo giardino vuole perciò rappresentare il giusto connubio tra l’esperienza formale ed estetica vissuta da Polifilo con l’esperienza più etica vissuta da Candido che è data dalla coltivazione dell’orto. 
A raccordare la circonferenza con le sedute a perimetro quadrato ci sono piante aromatiche ornamentali per ricreare un luogo piacevole, ma, ahimè, assolato, dove sostare e conversare.
Un’ultima considerazione: Vomiero, poteva dirlo subito di volere rendere omaggio, da buon padovano, all’Orto Botanico della sua città, che tra l’altro è il più antico del mondo; il logo che lo raffigura pare preciso il disegno del suo giardino di  Polifilo e Candido.

 Precedenti puntate: Presentazione; Arcobaleno di spighe; Carmine catcher; Il giardino della signora; Come Back Itaca; The Babylonian cradle;  Layers


 


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