Quella che sto per raccontare potrebbe sembrare una storia parafrasata dalla canzone di Paoli ..”Eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo” ma, a parte per il numero che è uguale (anche gli amici della mia storia sono quattro: Francesco, Giuseppe, Giulio e Carlo, a cui va aggiunto, però, un quinto componente definito: “aggregato”), il luogo del racconto non è un bar dove discutere di cosa fare della propria vita, ma il cortile di una chiesa di un quartiere periferico della città di Siracusa, dove i miei protagonisti, amici di rastrello di vecchia data, hanno cominciato ad incontrarsi, nei ritagli di tempo, per parlare di piante con l’intento dichiarato, ab origine, di provare a rivoluzionare il modo di fare verde pubblico e privato in città, contrapponendo all'idea del giardino omologato, fatto di thuje, chamaecyparis e i cedri del libano che, negli anni dei loro primi incontri, imperversava, l’intuizione dettata dalla passione per l’esotico che il verde da noi potesse essere espressione dei colori e dei profumi dei Tropici.
Il gruppo, composto oggi da amici di età compresa tra i 75 e gli 80 anni cominciò ad incontrarsi trent'anni fa, nel tempo libero dal lavoro, nel vivaio di uno di loro, una delle poche aziende di piante ornamentali presenti a Siracusa in quegli anni. Qualche tempo dopo, però, Giuseppe, frequentando la parrocchia del suo quartiere, si rese conto di come fosse poco attrezzata ed accogliente per i fedeli. “ Non c’erano neanche delle panche all’esterno dove le signore potessero sedersi a riposare. Allora per rimediare, con l’aiuto di un amico ferramenta, cominciai a realizzare delle sedute e per rendere gradevole l’ingresso della chiesa creai due grandi aiuole dedicate alle piante succulente (Echinocatus grusonii e cereus,) e a piante verdi come yucca, dracena, cycas, strelitzia, dasylirion, chamaerops.
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venerdì 26 agosto 2022
Un giardino inusuale in un cortile parrocchiale
Eravamo molto coinvolti in questo progetto e presi dall’entusiasmo realizzammo anche una piccola serra per il ricovero delle specie più delicate. Ma il quartiere è difficile e molte delle piante che mettevamo sparivano. Pensai allora di spostare la nostra attività nel cortile interno della chiesa, più riparato, dove con gli amici del gruppo e con l’appoggio del Parroco che finanziò l’acquisto delle prime piante, cominciò a prendere forma un giardino".
Ogni componente del gruppo ha contribuito alla sua realizzazione fornendo piante, competenza e forza lavoro. Carlo, il vivaista, ad esempio, ebbe all’inizio un ruolo importante per il reperimento delle prime piante succulente e di alcune palme; Francesco, poi, un super esperto di plumerie, con all’attivo oltre venti nuove varietà ottenute da seme e con un’abilità tecnica che gli consente di ottenere un riuscita pressoché totale degli innesti e della radicazione delle talee di questa difficile specie, ha portato in dote esemplari di plumeria mettendoli a dimora in piena terra.
Una, la più spettacolare, è proprio all’ingresso del giardino ed è un esemplare di Plumeria obtusa di dieci anni d’ età, dalla chioma rotondeggiante ed una fioritura eccellente per abbondanza, dimensione e profumo dei fiori. Questa pianta è figlia del primo esemplare di Plumeria obtusa arrivato a Siracusa negli anni trenta del secolo scorso tramite due fratelli di ritorno da un viaggio in Etiopia. Da quel primo esemplare molte furono le talee radicate vendute al mercato e oggi ne rimangono ancora poche piante all’interno di alcuni giardini privati.
Accanto alla plumeria, in un duetto di profumo stordente, c'è un grande esemplare di Murraja exotica i cui fiori, all’aroma di zagara, emanano scie di profumo che raggiungono gli angoli più remoti del giardino.
Sotto la plumeria, in ombra, un arbusto dal colore delicato, pennellato di rosa: è una breynia (Breynia disticha), specie proveniente dall’Oceania, a foglie dapprima rosate che invecchiando diventano verde chiaro e bianche.
Oltrepassata la soglia del giardino grandi aiuole centrali e periferiche accolgono l’esotico (Tecoma stans, carissa, plumerie, euphorbie, raphiolepis; tra le palme cocos e caryota; tra le piccole da fiore: ruellia in forma nana) ed il mediterraneo (melograni, aromatiche, asparagus, Phyla nodifera come tappezzante) che convivono in buona armonia.
Il lavoro per mantenere il giardino in efficienza è tanto e l’età si fa sentire; Giuseppe, che è il più assiduo ed anche il più anziano (gli hanno anche regalato un cartello con la dedica) si lamenta talvolta con il parroco per la stanchezza, chiedendo aiuto ai ragazzi della comunità che gravita intorno alla parrocchia per innaffiare o ripulire; ma puntualmente, al momento in cui l’aiuto è trovato viene a malincuore rifiutato perché : “Un appassionato non può delegare”. A chi lasciare in futuro la cura del giardino? Nonostante il grande via vai di giovani che frequentano la parrocchia non si trovano ragazzi interessati a passare il tempo coltivando piante. Ed allora non resta che continuare, cesoie in mano, a progettare, realizzare, discutere con gli amici di nuove piante e di angoli da abbellire senza pensare a quello che succederà domani, un pò come nella canzone....
Eravamo quattro amici al bar
Che volevano cambiare il mondo....
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domenica 30 agosto 2020
Plumeria obtusa, reginetta dell'estate
Il profumo dei fiori è un ingrediente essenziale per comporre quell’alchimia speciale che fa di terrazze e giardini i luoghi privilegiati dove trascorrere al fresco le sere d’estate: gelsomini, cestrum, carissa, mandevilla, tabernaemontana, gardenia, murraja, tuberosa, plumerie sono tutte specie profumate, che è possibile coltivare in vaso o in piena terra nei giardini mediterranei, la cui presenza reputo indispensabile perché gli spazi verdi in estate diventino il luogo di relax a loro demandato.
Le plumerie in questo senso hanno un ruolo speciale perché la qualità del profumo che i fiori di ogni singola pianta sprigionano è un mix particolare di aromi esotici e fruttati che arrivando al naso rilassano la mente rendendo il caldo più tollerabile.
E’ questa una specie dai fiori bianchi che sino ad oggi ho colpevolmente snobbato impegnata a rincorrere le sfumature di colore ed il profumo delle varietà super colorate di Plumeria rubra che in questi anni hanno monopolizzato il mercato. Le plumerie in questo senso hanno un ruolo speciale perché la qualità del profumo che i fiori di ogni singola pianta sprigionano è un mix particolare di aromi esotici e fruttati che arrivando al naso rilassano la mente rendendo il caldo più tollerabile.
Tra tutte le plumerie che questa estate ho annusato girando per collezioni di appassionati e di vivai mi è rimasto indelebile il ricordo dell’impronta olfattiva del profumo dei fiori di Plumeria obtusa.
Ma osservandone con attenzione il portamento aggraziato, le foglie carnose, i fiori di un bianco virginale e di una fragranza celestiale, ho preso l’insindacabile decisione di eleggere, per quest’anno, Plumeria obtusa reginetta dell’estate.
Per tributare il doveroso omaggio a questa specie che ho deciso di sponsorizzare, di seguito vi propongo una serie di informazioni per convincervi ad aggiungerla, se già non l’avete fatto, nella vostra personale collezione di fragranze estive floreali per i vostri spazi a verde .
Plumeria obtusa è una delle nove specie che, secondo la classificazione di The Plant List, appartengono al Genere Plumeria attribuito alla importante famiglia delle Apocynaceae; la specie, che viene spesso indicata con il nome comune di Albero pagoda o Frangipane bianco, è originaria, come altre plumerie, delle isole dei Caraibi e di molti paesi dell’ America Centrale ed è ampiamente coltivata in regioni a clima tropicale sia in Africa orientale che in Asia, resistendo in pien'aria all’inverno delle zone climatiche USDA 10-12; per le aree poco al di sotto della zona 10, che in Italia si individuano lungo le aree costiere delle Isole e delle regioni più meridionali, la specie deve essere coltivata in vaso in modo da ritirarla al chiuso in inverno; in aree climaticamente più fredde può essere coltivata in serra.
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| Sito Web |
Nei paesi di origine la specie si presenta come un grande arbusto o un piccolo albero dalla chioma sempreverde di forma irregolare o arrotondata, mentre dove le temperature invernali sono fredde, la specie perde le foglie e lo sviluppo è molto più contenuto.
I rami della pianta sono molto numerosi e succulenti e talvolta, nelle piante adulte, presentano protuberanze a forma di pomello.
Le foglie picciolate sono scure e coriacee, disposte in modo alternato e raggruppate all’estremità dei rami; hanno la punta arrotondata e numerose nervature secondarie parallele che corrono dalla mezzeria ai margini della foglia. Rispetto alle foglie di Plumeria rubra quelle della obtusa sono più piccole e larghe ed hanno apice smussato ed arrotondato (da cui l’epiteto specifico) ed il margine leggermente ondulato.
foglie di Plumeria rubra
Frequente, anche se in modo variabile, la presenza di una peluria leggera localizzata sul peduncolo e lungo la nervatura principale; sia le foglie che i rami se incise anche leggermente emettono, come in tutte le Apocynaceae, una sostanza lattiginosa irritante.
I fiori hanno una corolla a cinque petali bianchi, obovati, cerosi, con centro giallo che si fondono alla base formando un breve tubo a forma di imbuto e sono portati in pannocchie ad ombrello che spuntano all’ascella delle foglie, su un picciolo lungo e spesso. Nei paesi tropicali la fioritura si verifica tutto l’anno, nel nostro ambiente è limitata ai mesi più caldi dell’estate. I fiori sono di breve durata ed emanano un profumo forte e intenso, particolarmente di notte, a richiamare le falene che dovrebbero impollinarli.
I frutti sono follicoli che rimangono verdi a lungo sulla pianta; quando finalmente diventano marroni si aprono spontaneamente liberando semi alati.Plumeria obtusa nei paesi tropicali è molto apprezzata per la forma attraente e per la magnifica fioritura ed è spesso utilizzata in prossimità di luoghi di culto o di cimiteri in quanto secondo i malesi e gli indiani la caratteristica di fare cadere i suoi fiori bianchi al mattino rappresenterebbe un’offerta per i morti, tanto da essere chiamata Singapore graveyard flower tree o Fiore del cimitero; perciò, così come da noi per i crisantemi, pur apprezzandola non molti in quei luoghi sono propensi a tenerla nel giardino di casa.
Non sono molte le cultivar di Plumeria obtusa coltivate: quella comunemente chiamata Singapore è la specie tipo; della stessa c’è una variante rosa denominata “Singapore pink” . L'anno scorso tra le tante plumerie della collezione Bufalino ho fotografato una cultivar di obtusa dai fiori rosa pesca di estrema bellezza.
Ne esiste poi una variante riconosciuta da The Plant List che è Plumeria obtusa var. sericifolia che evidentemente, dato l'attributo specifico, è più pelosa. Sono riuscita a convincervi? Spero di si ma non importa, la decisione è presa: Plumeria obtusa è quest'anno la reginetta della mia estate.
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domenica 2 agosto 2020
Le plumerie del prete
Giuseppe Garozzo, classe 1957, è il parroco di Piano d’Api, una piccola frazione della Diocesi di Acireale che conta poco più di 2000 abitanti. Come e perché l’ho conosciuto non ha niente a che vedere con la sua vocazione religiosa, piuttosto lo è, invece, con la sua particolare passione botanica; Giuseppe, infatti, è un collezionista seriale di plumerie che coltiva in gran numero nella sua casa poderale dove vive insieme al fratello Salvatore, pure lui prete.
Il tramite che mi ha consentito di fare la sua conoscenza è Daniela, mia amica e sodale di divertimenti botanici, che è stata di Giuseppe compagna di classe ai tempi del Liceo Classico Gulli e Pennisi ad Acireale, un’istituzione scolastica blasonata che ha formato l’elite culturale ed economica dell’Acese. Francamente conoscendo sia Daniela che ora Giuseppe non credo che la loro classe, una delle ultime sezioni, avesse alcunché di elitario ma ciò non ha impedito ad entrambi di acquisire una solida formazione culturale, sviluppando, inoltre, una invidiabile solidarietà tra compagni che, a distanza di anni, li fa ancora tenere in contatto tramite un Gruppo WhatsApp continuamente aggiornato di notizie; un diario a più voci che riecheggia di foto, di poesie, di ricette e notizie provenienti anche da luoghi lontani dove alcuni di loro si sono spinti nel corso degli anni.
In questa chat, con l’arrivo dell’estate, uno degli interlocutori più presenti è proprio Giuseppe che santifica ogni singola giornata postando foto delle sue plumerie in fiore da fare veramente invidia non solo ai compagni ma anche a me che le ricevo da Daniela che me le gira con il solo intento di farmi dannare, visto che quest’anno in balcone non ho avuto il piacere di avere neanche una delle mie plumerie in fiore.
Potevo non chiedere a Daniela di farmi da tramite per vedere e fotografare la collezione del suo amico prete?
Potevo non chiedere a Daniela di farmi da tramite per vedere e fotografare la collezione del suo amico prete?
E così, in un caldo pomeriggio d’estate, siamo state a trovare Giuseppe che vive in una casa che, se all’interno è espressione di una essenziale quotidianità, con le foto dei genitori scomparsi ed il cuscino dove sonnecchia l’amato gatto, all’esterno è, invece, l’emblema di una irrefrenabile voglia di tropici.
Plumerie a grappoli dai fiori multicolori e dai sentori di pesca, miele, limone, gelsomino o, per nasi poco avvezzi, di frutti tropicali tout court, ci accolgono in contenitori disposti ai lati delle brevi scale, lungo il muro del caseggiato, con piante dai rami contorti affacciate alla ringhiera della terrazza e nelle aiuole sottostanti.
Una moltitudine di vasi il cui numero è sconosciuto perché Giuseppe, pur ripromettendosi di farne prima o poi un censimento, non ne ha mai avuto il tempo, impegnato com’è dai tanti appuntamenti della parrocchia e della Diocesi.
Giuseppe come e quando hai cominciato ad interessarti di plumerie?
"Circa 14 anni fa, quando ero parroco a Pozzillo, una signora mia parrocchiana aveva ricevuto in dono dall’Australia una talea di una plumeria dai fiori bellissimi, di un colore rosso vellutato; una volta radicata, visto che la pianta mi piaceva molto, la signora volle a tutti i costi regalarmela (cosa che io non avrei mai fatto!)".
Giuseppe come e quando hai cominciato ad interessarti di plumerie?
"Circa 14 anni fa, quando ero parroco a Pozzillo, una signora mia parrocchiana aveva ricevuto in dono dall’Australia una talea di una plumeria dai fiori bellissimi, di un colore rosso vellutato; una volta radicata, visto che la pianta mi piaceva molto, la signora volle a tutti i costi regalarmela (cosa che io non avrei mai fatto!)".
"Da quel momento in poi ho cominciato ad acquistare esemplari di plumeria in vaso nei diversi vivai specializzati dislocati lungo la costa ionica siciliana;ne ho dai colori bellissimi: dalla tradizionale palermitana alle esotiche thailandesi dai fiori arcobaleno; dal giallo, al rosso porpora, al rosa".
"Per me la plumeria è il fiore più bello che esiste, che riassume in se la perfezione; mi piace guardalo, contemplarlo, perché è un fiore che per colori, forma, semplicità e consistenza dei petali trovo ineguagliabile tanto da essere certo che i fiori del Paradiso non potranno che essere di plumeria"."Assolutamente no! Mio fratello non mi segue in questa coltivazione, lui ama le piante facili, i coleus ad esempio, ne rompe un ramo lo mette a radicare nell’acqua ed ha una nuova pianta; le plumerie sono difficili, capricciose ed hanno bisogno di molte attenzioni; in autunno ad esempio faccio il lavoraccio di ritirare tutti i vasi, tranne quelli delle piante più grosse, in un garage dove passano l’inverno in quiescenza sino alla primavera successiva. Poi curo molto la concimazione utilizzando inizialmente concimi azotati per favorire l’emissione delle foglie e poi nel corso dell’estate, effettuo una concimazione ogni 10 giorni mirata a favorire la fioritura"; (ecco perché i suoi fiori sono così grandi e colorati!).
"Proteggo le piante dal ragnetto rosso, le travaso periodicamente, le curo e coccolo tutto l’anno per godermi un’estate di bellezza".
E che le sue piante stiano in piena salute è reso evidente dal fatto che fruttificano; molte di esse portano, infatti, attaccati ai rami i duri baccelli che maturano tanto lentamente da stare anche due anni prima di aprirsi.
E che le sue piante stiano in piena salute è reso evidente dal fatto che fruttificano; molte di esse portano, infatti, attaccati ai rami i duri baccelli che maturano tanto lentamente da stare anche due anni prima di aprirsi.
Hai mai provato a produrre da seme le tue plumerie?
"Si, ho provato ma ci vuole troppo tempo, non mi piace dovere aspettare anni con la sorpresa di vedere dopo un così lungo periodo un fiore dal colore o dalla forma magari non entusiasmanti. Preferisco comprare piante già grandi ed in fioritura in modo da godermi da subito il risultato finale".
Da dove ti viene questa amore per le plumerie e per i tropici in genere visto che coltivi anche mango e mi dici di essere ghiotto di papaya e di altra frutta tropicale?
Io sono nato a Inglewood in Australia e vi ho abitato fino all’età dei nove anni. Mio padre da giovane era emigrato in Australia a lavorare in una farm per la coltivazione della canna da zucchero; un lavoro durissimo con distese e distese di canna che venivano tagliate manualmente dopo avere bruciato la coltivazione per eliminare il pericolo dei serpenti; era poi rientrato in Italia ed una volta sposato era ritornato per altri dieci anni in Australia lavorando il tabacco. Poi il ritorno in paese con tutta la famiglia e così ho dovuto anche io dire addio all'Australia anche se i profumi della mia terra d’origine mi sono rimasti dentro; penso ad esempio, all’odore del pane australiano che nel mio ricordo ha un aroma ed un profumo speciale. Sono ritornato in Australia due volte che ero già prete e la sensazione che ogni volta ho provato è stata sempre quella di ritornare a casa, tra persone di famiglia.
"Si, ho provato ma ci vuole troppo tempo, non mi piace dovere aspettare anni con la sorpresa di vedere dopo un così lungo periodo un fiore dal colore o dalla forma magari non entusiasmanti. Preferisco comprare piante già grandi ed in fioritura in modo da godermi da subito il risultato finale".
Da dove ti viene questa amore per le plumerie e per i tropici in genere visto che coltivi anche mango e mi dici di essere ghiotto di papaya e di altra frutta tropicale?
Io sono nato a Inglewood in Australia e vi ho abitato fino all’età dei nove anni. Mio padre da giovane era emigrato in Australia a lavorare in una farm per la coltivazione della canna da zucchero; un lavoro durissimo con distese e distese di canna che venivano tagliate manualmente dopo avere bruciato la coltivazione per eliminare il pericolo dei serpenti; era poi rientrato in Italia ed una volta sposato era ritornato per altri dieci anni in Australia lavorando il tabacco. Poi il ritorno in paese con tutta la famiglia e così ho dovuto anche io dire addio all'Australia anche se i profumi della mia terra d’origine mi sono rimasti dentro; penso ad esempio, all’odore del pane australiano che nel mio ricordo ha un aroma ed un profumo speciale. Sono ritornato in Australia due volte che ero già prete e la sensazione che ogni volta ho provato è stata sempre quella di ritornare a casa, tra persone di famiglia.
Nella nostalgia del ricordo di un luogo amato dell'infanzia sta dunque la passione di Giuseppe per le plumerie ed i sapori tropicali ed il suo pubblicarle in Gloria nel gruppo degli amici di gioventù non è certo un modo per suscitare invidia e stupore (come sarebbe lecito fare visto l’incanto della sua collezione) ma per condividere in modo affettuoso la bellezza di un fiore che per lui non ha niente di meno della Perfezione.
Foto di oggi di Padre Giuseppe
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martedì 3 settembre 2019
Plumerie, moringhe ed altre preziosità vegetali
Visita alla collezione botanica di Francesco Bufalino da Siracusa
Non sono tanti in Sicilia colori i quali possono vantare di possedere una importante collezione di plumerie; specie botanica, questa, bella, anzi bellissima, per i petali vellutati, il colore e profumo dei suoi fiori ma capricciosa ed incostante nella fioritura, nonostante trovi lungo le coste dell’isola buone condizioni di adattabilità climatica.
Se molti di noi possiedono vasi della “Palermitana”, la tradizionale varietà di Plumeria rubra che dagli inizi dell’Ottocento è coltivata nei terrazzi o nei balconi dell’isola, chi si è fatto ammaliare dall’esotico fascino delle innumerevoli varietà policrome thailandesi ed americane, acquistate nei vivai specializzati che da qualche anno operano in Sicilia, ha spesso dovuto subire cocenti delusioni. 

Ogni singola pianta di plumeria è, infatti, un mondo a se che manifesta comportamenti peculiari: c’è l’esemplare che ogni anno regala grandi e numerosi scapi fiorali meritando la lode per abbondanza e persistenza dei fiori, ma allo stesso modo ci sono piante che, pur vigorose, di bella vegetazione ed in salute fioriscono saltuariamente ed in modo imprevedibile e che, nei casi estremi, purtroppo non infrequenti, non arrivano a fiorire mai.
Quando perciò, attraverso i social o nel corso di quelle piacevoli conversazioni tra appassionati che si tengono al margine di mostre di collezionismo o visitando vivai specializzati, si sente parlare di qualcuno veramente esperiente nella coltivazione delle plumerie e che in anni di collezionismo è riuscito ad affinare una tecnica colturale personale molto efficace, non rimane che andare, da subito, a trovarlo.
Questa estate, perciò, in una calda giornata d’agosto, mi sono recata a Siracusa per incontrare Francesco Bufalino ritenuto da molti, in questo tratto meridionale di costa isolana, collezionista competente non solo nel campo delle plumerie ma di tutto ciò che abbia il connotato di particolarità botanica. Promotore di nuove coltivazioni come la Moringa oleifera, suggerita anni fa ai vivai Cuba che ora di questa specie ne hanno fatto il loro fiore all’occhiello; riproduttore di chorisie (oggi ceibe) distribuite in tutte le villette del vicinato; propagatore infallibile di plumerie (seicento talee della varietà 'Pozzallo pink' radicate anni fa per conto di un vivaio della zona).
Francesco, da anni in pensione nonostante l’età giovanile, vive immerso, compenetrato, nel suo giardino che per circa 2000 mq di terreno circonda ed assedia la casa. Di un vero assedio vegetale si tratta, infatti, per la moltitudine di esemplari in terra e di vasi che ordinatamente ed in più file, con piante disposte con altezze a digradare, disegnano percorsi che sembrano moltiplicare gli spazi e le visuali.
Quanti siano i vasi neanche lui lo sa, ma ce ne sono tantissimi e di tutte le misure che ospitano plumerie in varie fasi di crescita e tante altre preziosità vegetali.
Si viene accolti dal giallo della Plumeria rubra 'Aztec gold' per passare al rosso rosato della 'Pozzallo pink 'riprodotta in tanti, tantissimi esemplari; si rimane stupiti dall’abbondanza dei fiori di molti vasi innominati e che a Francesco non importa nominare sia perché molte piante sono nate da seme sia perché per lui non è il nome che può dare importanza ad un esemplare ma lo è il ricordo di un amico che l’ ha portato o il lavoro e lo studio che su di esso è stato svolto; tra il verde tuttavia è facile scoprire, anche a me che sono profana, il fogliame ed il portamento inconfondibile di piante di Plumeria obtusa e Plumeria pudica che pur considerate specie delicate, fanno capolino all’aperto tra il verde ed il rosa degli ibischi selvatici.
Dopo due lunghe ore passate ad annusare, fotografare e scoprire tante specie mai neanche sentite nominare è il momento di chiedere a Francesco come è iniziata la sua storia di collezionista di piante.
"Mio padre era un coltivatore diretto ed io sino ad 8 anni ho abitato in campagna, poi mi hanno sradicato e portato in città ma da allora ho sempre avuto una particolare attenzione ed affetto per il mondo vegetale anche se ho fatto studi da perito chimico ed ho lavorato al petrolchimico. Come collezionista ho iniziato interessandomi di piante grasse e di aloe delle quali sono arrivato a possederne 60 entità diverse scegliendo le specie dopo attente ricerche, dopo averne studiato esigenze e caratteristiche e dopo lunghe ma appassionanti ricerche che mi hanno messo in contatto con istituzioni scientifiche o altri collezionisti per ottenere i desiderati semi. Poi con l’avvento di internet tutto è diventato troppo facile e questo mi ha fatto perdere interesse. A me piace studiare, approfondire, mettere a punto e così ho cominciato a coltivare plumerie partendo da alcune delle prime talee di Plumeria rubra 'Aztec gold' arrivate in Sicilia circa vent’anni fa".
Che tecnica di coltivazione utilizzi per ottenere piante così belle ed in salute?
Dopo molte sperimentazioni sono giunto alla conclusione che la radicazione delle talee avviene con altissime percentuali di riuscita utilizzando il substrato più semplice, l’agriperlite senza nessuna aggiunta.
"Ho provato la coltivazione anche su un substrato pesante e le talee vanno avanti ma poi si fermano per eccesso di sali minerali che si accumulano nel terreno a causa dell’acqua di irrigazione molto calcarea che sono costretto ad utilizzare. Proprio per evitare l’eccesso di sali limito al minimo anche le concimazioni (uso talvolta i fosfati per acidificare e ridurre l’effetto del calcio ma la differenza con le piante non trattate non è poi così evidente) e lascio le piante a svernare all’aperto per fare dilavare dalla pioggia l’eccessiva carica di sali. Non ho un periodo particolare di propagazione perché le talee da me radicano tutto l’anno".
"Faccio molte semine utilizzando una serretta che ho in giardino (attualmente ho circa sessanta piantine da seme di Plumeria obtusa) e poi utilizzo molto la tecnica dell’innesto: se ho piante grandi, ramificate che dopo anni ancora non hanno fatto un fiore su ogni ramo innesto varietà diverse in modo da accorciare i tempi di fioritura ed avere la certezza del tipo varietale.
Per le marze ed i portainnesti più grossi ho anche sperimentato l’utilizzo di una grossa vite che blocca le marze al portainnesto".
"Mi diverto a fare tante prove: sono arrivato a fare sedici diversi innesti su una stessa pianta oppure ho innestato una plumeria a foglia variegata su un portainnesto a più rami ed ho notato, ed esempio, che la variegatura della foglia è diventata più bianca probabilmente perché essendo ben nutrita dal portainnesto la foglia ha meno bisogno della clorofilla: ecco, la passione che ho per le piante mi porta a sperimentare, a studiarci sopra".
Come combatti il famigerato ragnetto rosso?
"Io non uso più insetticidi di sintesi ma uso nel giardino essenzialmente 'olio di neem' che è estratto dalla pianta Azadirachta indica ed è quindi un principio naturale; lo distribuisco con una pompa in tutto il giardino e pur non essendo ad effetto rapidissimo le foglie nuove sono in genere pulite. Purtroppo l'olio autorizzato in agricoltura biologica è molto costoso perchè le multinazionali hanno interesse a tenere alto il prezzo ma in rete è in vendita l'olio puro solubile in acqua e costa meno di un quarto del costo attuale sul mercato.
Faccio molto compostaggio e non buttando insetticidi il giardino è pieno di insetti di terra che vengono mangiati da merli che scavano attorno ai vasi ed il giardino diventa salubre anche per loro".
"Io non uso più insetticidi di sintesi ma uso nel giardino essenzialmente 'olio di neem' che è estratto dalla pianta Azadirachta indica ed è quindi un principio naturale; lo distribuisco con una pompa in tutto il giardino e pur non essendo ad effetto rapidissimo le foglie nuove sono in genere pulite. Purtroppo l'olio autorizzato in agricoltura biologica è molto costoso perchè le multinazionali hanno interesse a tenere alto il prezzo ma in rete è in vendita l'olio puro solubile in acqua e costa meno di un quarto del costo attuale sul mercato.
Faccio molto compostaggio e non buttando insetticidi il giardino è pieno di insetti di terra che vengono mangiati da merli che scavano attorno ai vasi ed il giardino diventa salubre anche per loro".
Oltre alle plumerie hai qualche altra specie a cui sei affezionato?
"In giardino ho un albero di Brachychiton rupestris che ha più di vent’anni ed ha raggiunto nel punto più panciuto una circonferenza di 3,30 m. L’ho ottenuto da semi provenienti dagli Stati Uniti e da pochi anni è arrivato a fiorire. Deve essere una variante del tipo perché sia le foglie che i fiori, piccolissimi, sono diversi dalla specie di riferimento".
Camminando ci imbattiamo in un alberetto dal bel fogliame lucido " E' Hymenospermum flavum, dice Francesco, un piccolo albero che gli australiani chiamano frangipane ed i cui fiori portati a grappoli gialli, come quelli della plumeria, fanno un profumo, in primavera, che si sente fino a fuori dal giardino".
Non posso, poi, non parlare della Moringa oleifera che son stato tra i primi a coltivare in Sicilia, oltre dodici anni fa, partendo da semi ottenuti tramite la FAO. La prima pianta, messa in piena terra è oggi un grande albero svettante sul giardino che fiorisce e fruttifica con regolarità. Ma le varietà commestibili selezionate dalle organizzazione umanitarie sono molteplici perché di questa pianta si utilizza tutto; i thailandesi ad esempio cuociono i germogli teneri come fossero asparagi ed i frutti raschiati sono utilizzati per fare il minestrone.; molto richiesta è poi la polvere di moringa la cui produzione è promossa in Africa da specifici interventi di aiuto alle popolazioni locali. Oltre che la specie Moringa oleifera sto provando in coltivazione i semi sia di Moringa peregrina o Moringa del Sinai, una pianta nominata anche nella Bibbia, che di Moringa stenopetala e Moringa ovatifolia, tutte specie difficili da noi perché soffrono il freddo".
Francesco, camminando mi racconta il suo interesse per le piante medicinali e me ne indica una a cui è particolarmente legato; si tratta di Artemisia annua "una pianta che ho cominciato a studiare 15 anni fa attraverso un sito di Medici senza Frontiere; la malaria in Africa è ancora un flagello ma una bustina di semi di artemisia somministrata ai malati ha l’effetto quasi miracoloso di fare abbassare la febbre. Per la messa a punto di un sistema di estrazione del principio attivo a basse temperature la farmacista cinese Tu YouYou è stata vincitrice del premio Nobel per la medicina nel 2015. La specie nel mio giardino viene benissimo ed il fogliame leggero se strofinato emana un ottimo aroma".Il giro potrebbe non finire mai perché ogni pianta ha un che di originale ed una storia da raccontare; man mano che ci avviciniamo al cancello di ingresso per salutarci mi rendo conto come curiosità, voglia di sperimentare, divertimento nella ricerca fanno di Francesco un vero esploratore anche se lui non è mai partito per visitare i luoghi lontani da cui provengono i semi di molti dei suoi esemplari. Peccato che in famiglia nessuno abbia la sua stessa passione per le piante, si spera nella generazione più giovane, in Francesca, sua nipote, alla quale il nonno ha dedicato ribattezzandola la plumeria dai fiori color fucsia che tutti chiamano 'Pozzallo pink'. Di questo giardino, siatene sicuri, si tornerà a parlare.
Per visitare il giardino potete mettervi in contatto con Francesco Bufalino sul suo profilo FB cliccando qui
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