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lunedì 5 novembre 2018

Torvum o Chrysotrichum questo è il problema

Post di correzione di quanto scritto in: Solanum-torvum-dallorto-al-giardino-
Sono passati quattro anni dalla stesura di un mio post dal titolo: "Solanum torvum dall’orto al giardino" e dopo numerose richieste di approfondimento, commenti e ricerca di nuovo materiale è successo che nel tempo, come con le tessere di un puzzle, si è venuto a delineare un quadro più chiaro in merito alla corretta identificazione della specie. La strada del dubbio ha preso avvio lo scorso anno quando un lettore mi ha chiesto di procurargli notizie su Solanum chrysotrichum, un altro portainnesto per ortive, soprattutto melanzane ma anche pomodori e melone pepino, che è molto ricercato tra gli hobbisti con il pallino degli innesti.
Nel tentativo di trovare per lui un esperto che gli potesse procurare semi o piante mi sono imbattuta sul web in Marcello Randazzo, un coltivatore-vivaista, siciliano come me, ma di Palermo, che per passione e lavoro ha cominciato dal 2000 a coltivare diverse specie di solanum da portainnesto (Solanum chrysotrichum, Solanum torvum, Solanum mauritianum) con cui produrre  piante  ad alberello innestate, a ciclo pluriennale, da vendere agli hobbisti;  la germinabilità dei semi di queste specie di solanum è, infatti, generalmente molto bassa, se i frutti non arrivano a completa maturazione e dunque è preferibile vendere direttamente le piantine pronte per l'innesto o già innestate piuttosto che i semi.

semina a spaglio
Marcello ha cominciato la sua attività partendo da alcune piante di Solanum torvum avute in regalo ma osservando e poi studiando le caratteristiche di queste piante man mano che crescevano (habitus, foglie, resistenza al freddo) si è reso conto che la specie, chiamata da quasi tutti gli hobbisti Solanum torvum, era in realtà una specie diversa: si trattava infatti di Solanum chrysotrichum una solanacea messicana dallo sviluppo vigoroso con foglie molto settate ed il tronco spinoso.
Sito immagine
Che anche io avessi toppato l'attribuzione botanica nel post di qualche anno fa, ne ho avuto però certezza il mese scorso al vivaio Malvarosa, dove si è svolta la tradizionale Festa dei Gelsomini;  alla manifestazione era ospite, infatti,  come espositore, Massimo Sallemi un vivaista di Vittoria che tra le tante specie tropicali portate in esposizione aveva una pianta di Solanum torvum le cui foglie, a margine ondulato ma non fittamente inciso come il chrysotrichum, avevano, con tutta evidenza un aspetto diverso da quelle della specie che ritenevo essere Solanum torvum
Ho allora ripreso i contatti con Marcello Randazzo ed è a lui che ho chiesto, da coltivatore esperto, come aiutarci a riconosce le due specie:
"Per uno che non le ha mai coltivate, nella fase iniziale di crescita non è facile riconoscere le differenze tra Solanum torvum e Solanum chrysotrychum perché le specie sono molto simili; in seguito tuttavia, si può osservare una differenza nella crescita, nel colore e nella forma delle foglie: Solanum chrysotrichum ha un colore delle foglie verde intenso e presenta numerose spine persistenti lungo il fusto mentre Solanum torvum ha un colore  più chiaro che ricorda quello delle melanzane ed il fusto è di un verde grigiastro con un numero di spine molto basso; le foglie del Solanum chrysotrichum sono poi fortemente settate mentre quelle del Solanum torvum hanno margine ondulato intero e solo parzialmente settato anche se ci può essere una certa varietà di forme sulla stessa pianta".
Delle diverse specie che coltivi quale è più adatta come portainnesto per ortive?
"Tutte e due le specie danno ottimi risultati; il Solanum torvum è meglio  innestarlo quando è di piccola taglia mentre Solanum chrysotrichum  si può innestare sia con piante piccole, che raggiungono però in breve un buono sviluppo, che su alberelli. Ma in ogni caso dipende da cosa si desidera ottenere: se si punta all'aspetto ornamentale io uso Solanum macranthum; se si vuole ottenere una buona e prolungata produzione di melanzane non ho dubbi e scelgo Solanum chrysotrichum.
Per ritornare al titolo del mio vecchio post ...dall'orto al giardino, tra le Solanaceae che coltivi come portainnesto ce n'è qualcuna particolarmente ornamentale?
"Penso che Solanum macranthum sia una specie molto indicata anche a scopo ornamentale; assomiglia molto a Solanum chrysotrichum ma ha una fioritura spettacolare: i fiori quando sbocciano hanno un colore blu intenso che sbiadisce poi nel corso della giornata diventando prima celeste e poi bianco."
Per una descrizione dettagliata delle due specie, è possibile consultare, come consiglia Marcello, un sito australiano, autorevole in materia:
Solanum torvum è un arbusto eretto o un piccolo albero che può raggiungere i due metri d’altezza ma che in genere nel nostro ambiente ha uno sviluppo in piena terra più contenuto; i suoi steli più giovani sono verdi o violacei e densamente coperti di peli stellati. Quando invecchiano diventano di colore marroni o bruno-verdastri e si presentano senza peli. Il carattere distintivo sta nelle foglie che sono relativamente grandi con i margini interi e lobi poco accentuati tuttavia, le foglie su piante più giovani possono essere più profondamente lobate. Le foglie delle piante adulte non hanno in genere spine. I fiori bianchi a forma di stella sono disposti in gruppi ramificati molto numerosi; i frutti arrotondati hanno colore che può variare dal verde al giallo o al verde giallastro quando maturano.
 
Solanum chrysotrichum: si presenta come un arbusto eretto o piccolo albero con fusti e foglie pungenti. i suoi steli e le foglie più giovani sono densamente ricoperti di peli a forma di stella. che sono spesso rossastri su nuova crescita. I fusti più vecchi sono di colore grigiastro e ricoperti di spine più grandi.  Le foglie molto grandi sono disposte alternativamente lungo gli steli portate da picciolo molto lunghi ed hanno lembo profondamene lobato. Le spine sono assenti dalle superfici superiori delle foglie adulte, ma possono essere presenti sulle foglie delle piante più giovani. I fiori bianchi sono portati in grandi gruppi ramificati ed il frutto globulare diventa giallo mentre matura.
C'’è voluto del tempo ma alla fine, grazie a Marcello, mi sono chiarita le idee sulla giusta attribuzione delle due specie e ho deciso che non cancellerò il vecchio post con la sbagliata attribuzione in modo che con i dovuti corretti riferimenti, rimarrà memoria di quanto man mano imparato.
Alcune foto sono di Marcello Randazzo
PS: Vorrei aggiungere questo riferimento per chi cercasse semi: seminasemi

domenica 26 agosto 2018

Orti, mare ed integrazione

Mi affaccio in balcone e guardo il porto lontano. Tra un traghetto che parte per Malta in orario ed una nave da crociera che attracca in banchina portando turisti invasati di selfie, c’è gente che, invece, non potrà sbarcare, come sarebbe naturale fare dopo un salvataggio in mare, arrivando in un porto italiano su di una nave, per di più militare, della stessa nazionalità.
Solo in ventisette, nei giorni successivi all'attracco, sono stati autorizzati a scendere* essendo tutti minori non accompagnati ed una volta sbarcati sono stati affidati a diverse organizzazioni umanitarie che da anni operano sul territorio prendendosi cura di ogni ragazzo arrivato da solo via mare, seguendone l’inserimento sino alla maggiore età.
Una di queste organizzazioni, l’Associazione Don Bosco 2000, che ha partecipato alle operazioni di sbarco è,  per altri versi,  molto familiare, a Catania, agli amanti del mare perché gestisce da qualche anno uno dei lidi più grandi del litorale catanese: il Lido Don Bosco di proprietà dei Salesiani che per tutta l’estate svolge il ruolo di Colonia marina accogliendo grest, gruppi giovanili, boyscout ma anche tante famiglie attratte non solo dal grande e spazioso arenile ma pure dall’atmosfera cordiale e multietnica che vi si respira.
Litorale deserto a seguito di una giornata di pioggia
L’Associazione  Don Bosco 2000 che opera a Catania ma ha sede anche in altre località della Sicilia centrale, ospita all’interno delle strutture ricettive della colonia, un gruppo di 26 migranti minori provenienti da diversi paesi africani ma anche da Egitto e Pakistan.
Il programma di recupero ed integrazione per ognuno di essi ne prevede la scolarizzazione, la formazione al lavoro e lo sport, praticato dai componenti di una loro squadra di calcio. D’estate i ragazzi ospiti svolgono all’interno del Lido tutte le attività e mansioni richieste da un’attività turistica: biglietteria all’ingresso, parcheggio, manutenzione degli spazi verdi e delle aree comuni; pulizia della spiaggia; gestione di un piccolo bazar etnico e del bar: visi cordiali, sorrisi distesi, giovialità.
Foto tratta da: link
Tra le recenti iniziative messe in campo dagli animatori dell’Associazione vi è la realizzazione di Orti Sociali gestiti dai ragazzi ospiti dell' Organizzazione. Molto interessata all’iniziativa ne ho chiesto informazioni a Daniele Gulinello che con la moglie lavora e vive stabilmente tutto l’anno all’interno della struttura.
"Lo scopo della nostra iniziativa," mi dice Daniele,  "è sempre finalizzata all’integrazione dei nostri ospiti. Per molti di loro che provengono da paesi africani la pratica dell’orto familiare è un’attività che conoscono e hanno da sempre praticato. Abbiamo pensato perciò di destinare una grande superficie irrigua che abbiamo all’interno della Colonia alla realizzazione di Orti familiari da destinare a chiunque fosse interessato alla nostra iniziativa. Ogni orto ha una superficie di circa 60 metri quadrati già predisposta con dieci ali piovane per l’irrigazione localizzata. La quota annua di iscrizione è pari a 350 euro e il titolare del lotto ha diritto di acquisire i prodotti ottenuti nel suo orto che sarà accudito in tutte le operazioni colturali dai ragazzi incaricati."  
Ma chi aderisce all’iniziativa è solo un finanziatore o può partecipare attivamente alla gestione dello spazio a lui assegnato.
La scelta delle diverse specie da coltivare, tutte ottenute in modo biologico, è affidata ad un agronomo che ci segue e ci prepara un calendario di coltivazione. Questa estate abbiamo prodotto ottimi zucchini, melanzane pomodori, peperoni ma seguiamo anche le richieste degli utenti.
Molti ci hanno chiesto per esempio di coltivare asparagi e fragole ed allora, invece di coltivare queste specie all’interno di ogni lotto assegnato ne abbiamo predisposto uno spazio comune in modo che ogni richiedente ne potrà disporre di un filare. Quando poi ci sono delle attività colturali conviviali come la messa a dimora di nuove piantine o la preparazione delle canne per i fagiolini o quando sono pronti gli ortaggi da raccogliere invitiamo gli assegnatari a partecipare proprio perché è attraverso la reciproca partecipazione che si raggiunge il fine dell’integrazione.
In questo primo anno di attività quante persone hanno aderito all'iniziativa?
I ragazzi hanno coltivato 15 orti familiari e ne abbiamo altri cinque ancora disponibili ma per questa nuova annata che prende avvio a settembre pensiamo di aumentare il numero degli orti da assegnare.
Avete in programma altre iniziative legate agli Orti?
Si, da quest’anno vogliamo coinvolgere le scuole catanesi  nella realizzazione di orti didattici e per gli alunni più piccoli pensiamo di allestire una piccola fattoria curata dai nostri ragazzi ospiti.   
Jerome, Joseph e Iqbal
Il successo delle iniziative messe in campo dell’Associazione Don Bosco 2000 dimostrano come l’integrazione tra mondi  lontani può avvenire attraverso  l'organizzazione e la buona volontà, mettendo in evidenza come sia facile e naturale, all’interno di un Lido al mare o tramite un Orto Sociale integrarsi ed integrare. 
 
Per informazioni sugli Orti familiari potete chiamare il seguente numero dell'Associazione: 3498232275
 
* Dopo lo sbarco dei ragazzi minori, nei giorni a seguire è stato consentito di scendere anche a donne e malati; oggi che scrivo è stato concesso lo sbarco a tutti i rifugiati imbarcati sulla nave Diciotti.

martedì 23 agosto 2016

L'orto DeCo ed il fagiolo a crucchittu di Floresta

 
Floresta è un piccolo paese siciliano, situato all’interno del Parco dei Nebrodi,  che vanta il primato di paese più alto dell’isola con i suoi 1300 metri, scarsi, di quota. Per questa sua particolare posizione, circondato dai boschi con vista sull’Etna, d’inverno ci fa un freddo cane e ci nevica spesso, con annate di neve passate alla storia per quantità e durata, immortalate da foto ricordo affisse nei bar che mostrano la neve ai balconi dei primi piani delle case. 
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La piccola comunità montana, composta da 453 abitanti, vive di allevamento ed agricoltura realizzando produzioni agro alimentari molto apprezzate in tutta la Sicilia nord orientale come la rinomata “provola di Casale Floresta” o le carni ed i lavorati del suino nero dei Nebrodi che richiamano buongustai dai paesi vicini ma anche da città non proprio dietro l’angolo, come Catania e Messina.
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A Floresta negli ultimi anni, grazie all’attivismo e alla voglia di fare del sindaco Nello Marzullo, che odia il mare e che passa il suo tempo libero dal lavoro di veterinario alla ASL ad ideare ed organizzare eventi, è stato messo a punto, con la collaborazione dell’intero paese, un fitto calendario di attività con lo scopo di valorizzare il territorio attraverso iniziative enogastronomiche ma anche culturali, ambientali e sportive.
Si comincia con la manifestazione “Ottobrando” che da quindici anni a questa parte, ogni domenica del mese di ottobre, presenta al grande pubblico una tipica produzione locale (Vasola a crucchittu, suino nero dei Nebrodi, funghi, castagne e mele); una manifestazione di grande successo che mobilita un intero paese per accogliere adeguatamente le oltre 50.000 presente registrate negli anni scorsi.
In gennaio, con l’arrivo del freddo, si organizza il “Parco neve” allestendo una pista in paese per slittini e sci di fondo; in aprile parte la stagione estiva con “Il mese della zootecnica” che mette in mostra e fa conoscere le razze autoctone del patrimonio zootecnico dei Nebrodi; si prosegue con “La festa di primavera” che ogni domenica di giugno elenca un fitto programma di iniziative didattico naturalistiche (Museo delle Antiche Tradizioni Contadine; Mostra delle verdure spontanee e piante officinali, passeggiate a piedi o in mountain bike) .
Ed infine, a completamento della stagione estiva, si apre al pubblico l'Orto Comunale delle produzioni DeCo.
E’ questa un’iniziativa che sta molto a cuore al sindaco Marzullo che tre anni fa con la sua Giunta ha bandito il Regolamento per la tutela e la valorizzazione delle attività agroalimentari tradizionali locali istituendo i De.Co. cioè produzioni certificate a “denominazione comunale” che attestano l’origine del prodotto realizzato in ambito comunale secondo la tradizione locale; sono prodotti DeCo,  nel settore lattiero caseario, la Provola di Floresta, la Schiacciatella di Floresta e la Ricotta “tignusa”; nell’ambito orticolo, il fagiolo (“Vasola a crucchittu”) ed i prodotti lavorati derivati da carni bovine, ovine e suine di razze autoctone. 
Lo stesso comune di Floresta è un produttore DeCo; utilizzando infatti, un terreno di proprietà comunale esteso oltre due ettari è stato allestito un orto per la coltivazione di ortaggi in coltura biologica, tipici del territorio, che vengono commercializzati a chilometro zero ogni domenica mattina  di fine estate.
Il fiore all’occhiello della produzione ortiva comunale è certamente il fagiolino mangiatutto della varietà locale denominata” Vasola a crucchittu di Floresta”, una varietà di fagiolo che cresce solo ad elevate altitudini, il cui baccello, contenente 7-8 grani, si presenta verde e appiattito nella fase iniziale, arrotondandosi con la crescita ed assumendo a maturazione un tipico colore paglierino. Viene consumato, una volta sbollentato, in insalata oppure cucinato con salsa ed erbe aromatiche o messo in conserva sott’olio ed aceto. 
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Quest’anno nell’orto DeCo, accanto alle varietà comunali che oltre al fagiolo crucchittu  annovera  anche un tipo di fagiolo borlotto da sgranare (Vasola i carrazzu), è stato impiantato un campo catalogo di 50 varietà di fagiolo tradizionalmente coltivate nel territorio dei Nebrodi il cui seme è stato fornito dalla “Banca del germoplasma vegetale dei Nebrodi” che ha sede nel vicino paese di Ucria.
Un modo per riscoprire le varietà tradizionali del territorio e partecipare fattivamente all’anno internazionale dei legumi indetto dall’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite per sensibilizzare l’opinione pubblica sui benefici nutrizionali dei legumi nel contesto di una produzione di cibo sostenibile.
Ma non è solo di fagiolini che si compone l’offerta dell’Orto Comunale Deco: fragole tardive, mais, patate, zucchine, peperoni e mele sono i prodotti in vendita e a dimostrare il successo dell’iniziativa bastano i numeri: in una sola domenica della passata stagione, famiglie venute da ogni dove hanno acquistato oltre un quintale di fagiolini e 300 chilogrammi di patate. Quest'anno si comincia da domenica 28 agosto e tutto lascia presagire che l'Orto DeCo del comune di Floresta sarà ancora un'iniziativa di successo.

sabato 25 gennaio 2014

Cavolfiore violetto, ortaggio benessere

Guardo le previsioni del tempo e mi viene il magone pensando al tempo che farà, su al nord; l’inverno non è ancora al suo massimo ma poco ci manca e neve, pioggia e basse temperature rendono le campagne assopite ed i giardini quiescenti, su al nord. Si perché da noi, in Sicilia, è tutto un altro andare, la brutta giornata con uno sprazzo di pioggia ci può stare ma se, come oggi, ti accade di andare in campagna a girare per orti, nel tiepido sole di un mattino invernale ti trovi a sudare mentre cerchi di stare al passo di Biagio che corre contento mostrando orgoglioso a me e ai suoi compagni l’orto di famiglia ed i suoi cavolfiori.
Non sono i soliti cavolfiori che si coltivano al nord; il cavolfiore siciliano che si produce alle pendici dell’ Etna è una popolazione di brassica che traendo forte spunto dai terreni vulcani dove viene coltivato ha il corimbo di colore viola.
Cavolfiori enormi, dal peso di vari chili che quando li raccogli e li devi trasportare li puoi solo abbracciare portandone il peso con entrambe le braccia e che se li acquisti al mercato neanche in una settimana di consumo reiterato riesci a finire quanto comprato ed infatti l’acquisto di questi giganti dell’orto è spesso condiviso in gruppi di consumo formati da vicini e parenti.

Brassica oleacea var botrytis denominata "Sicilia" o "violetto" è una produzione locale destinata al consumo diretto caratterizzata da un sapore marcato ed un colore viola del fiore che si mantiene intenso anche dopo la cottura. Come tutte le varietà di Brassica che oggi conosciamo essa deriva da un progenitore spontaneo diffuso sulle scogliere calcaree che si affacciano sul mare del Mediterraneo. Il cavolo selvatico presenta grande variabilità nell’ambito della popolazione naturale con varianti che riguardano la ramificazione del fusto, la presenza di infiorescenze laterali, i caratteri delle foglie.
E’ stato l’uomo che effettuando la selezione ha scelto di volta in volta piante ritenute le più idonee per esigenze colturali e di gusto. In Sicilia, dove gli alimenti devono essere sempre molto colorati per essere graditi, le arance sono rosse come alcune varietà di fico d’india e anche il cavolfiore non deve essere bianco ma violetto.
Oltre ad essere ritenuto più gustoso rispetto al cavolfiore comune, ricerche scientifiche hanno dimostrato che accanto alle già note proprietà salutari del genere Brassica, nel cavolfiore violetto la presenza di carotenoidi e antociani oltre che alla glocorofanina determinano proprietà ritenute benefiche nella prevenzione del cancro particolarmente se la cottura del prodotto viene fatta a vapore e non per immersione nell’acqua bollente.

Sarà per questo motivo che girando per l’orto di Biagio sono stata di ottimo umore; c’era il sole, un piacevole tepore e tutto attorno il cupo colore ed il caratteristico odore di questi giganti dell’orto; ma non vi nascondo che la maggior soddisfazione è stata vedere ragazzi di ultima generazione che nonostante l’ iphone, i social network e la passione per il motore sanno ancora provare entusiasmo e stupore per le dimensioni di un grande cavolfiore.
 
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