lunedì 27 maggio 2024

Incrocio di parole botaniche

 

           Individua sullo schema i nomi, sotto elencati,  di 16 Generi di piante appartenenti alla famiglia delle Rosaceae;  le lettere libere individueranno una frase chiave di 20 lettere dedicata ad un importante gruppo di "rodologi"
     Eriobotrya   Fragaria     Mespilus   Prunus   Rosa    Sorbus      Spirea 
Malus     Acaena    Alchemilla   Geum    Kerria  Dryas  Aria

Parola chiave  (20 lettere):.....................................................................................


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martedì 7 maggio 2024

Feijoa sellowiana: che bei fior carnosi...

 

E’ questo il momento dell’anno in cui è in fioritura Feijoa sellowiana che, in realtà, fino a poco tempo fa avrei dovuto chiamare Acca sellowiana , avendone inopinatamente cambiato il nome in una recente revisione sistematica per tornare però, oggi, in questo tourbillon di nomenclatura botanica in continuo divenire, alla tradizionale denominazione adottata nel 1859; ed è di feijoa quindi che oggi parlerò in questo post.

I fiori della feijoa sono nel mio immaginario quelli dell’incipit della canzone ”Creola”, un tango del 1926 di Luigi Miaglia, ripresa da Nilla Pizzi ed altri negli anni 50-60 e che mio padre cantava nelle lunghe traversate in macchina che da piccola ci sobbarcavamo per andare a trovare i nonni i fine settimana.
Che bei fior carnosi
Son le donne dell'Havana
Hanno il sangue torrido
Come l'Ecuador
Fiori voluttuosi
Come coca boliviana
Chi di voi s'inebria
Ci ripete ognor
Creola
Dalla bruna aureola
Per pietà sorridimi
Che l'amor m'assal
Straziami ma di baci saziami
Mi tormenta l'anima
Uno strano mal
Quali tra i fiori tropicali sono infatti così elegantemente carnosi, magnificamente colorati e per di più edibili come i fiori della feijoa? La domanda è retorica per dire che si, per me non ce ne sono di più belli e non sono solo i fiori ad essere commestibili perché la feijoa è comunemente coltivata per i frutti che in alcune aree vocate hanno anche importanza commerciale. Vediamo un poco più nel dettaglio le caratteristiche della specie.
Il primo a studiare questa pianta è stato nell’anno 1819 il naturalista tedesco Friedrich Sellow, che la scoprì nel corso di una spedizione in Brasile nella regione del Rio Grande do Sul e dunque la specie al momento della sua denominazione ufficiale avvenuta nel 1859 da Ernest Von Berg fu a lui attribuita.
Feijoa sellowiana è un arbusto o un piccolo albero, sempreverde a crescita lenta della famiglia delle Myrtaceae, originario delle aree sub-tropicali dell’America del Sud da cui si è diffusa poi anche in altre aree a clima sub-tropicale e temperato come Florida, California, Nuova Zelanda e in tutti i paesi del Bacino del Mediterraneo. In Italia è presente in molte regioni che si affacciano sul mare in quanto la specie è climaticamente meno esigente degli agrumi, tollera lunghi periodi di siccità e può resistere a temperature sotto lo zero. In Sicilia come pianta ornamentale la si ritrova con annosi esemplari in molti giardini storici risalenti alla fine dell’80o,  coltivata, sia per la fioritura particolarmente bella, sia per i frutti fortemente aromatici e profumati, simili a quelli della guava ( Psidium guajava L.) che è specie affine. 
La fioritura avviene in primavera e si protrae per circa due mesi con fiori, riuniti talvolta  in gruppi di 4-5 , formati da quattro petali grassocci  ripiegati su se stessi con la parte a vista di colore bianco rosata e l'interno rosso carminio; gli stami rossi sono numerosi e culminano in antere giallo-dorate ed attirano numerosi insetti impollinatori.
I petali dei fiori della feijoa sono commestibili,  con consistenza croccante e sapore leggermente dolce con sentori di cannella ed il cui uso più comune è a crudo in aggiunta alle insalate o per preparare tisane. I frutti, autunnali, sono bacche ovali grandi come delle prugne ma leggermente allungati, con la buccia verdognola, rugosetta e coriacea con sfumature vagamente violacee, la polpa del frutto, biancastra ha semi minuti al suo interno ed è profumatissima, granulare, cremosa con un aroma che ricorda fragole ed ananas.
I frutti si mangiano a cucchiaio dopo averli tagliati trasversalmente; hanno virtù antiossidanti essendo una buona fonte di vitamina C, di minerali e fibre e vengono mangiati tal quale o utilizzati per preparare frullati, vino, yogurt, bevande, marmellate e gelati. La piena maturazione  si verifica nei mesi di settembre ed ottobre e solitamente  i frutti si raccolgono quando ormai iniziano a cadere spontaneamente dall’albero continuando a maturare anche dopo essere stati raccolti; possono essere conservati in frigo. La specie è auto sterile perciò perché avvenga una buona produzione è necessario che siano messe vicine due piante di varietà differenti  perché l’impollinazione è incrociata.
Le foglie sono piccole e coriacee di colore verde lucido sulla pagina superiore mentre sono argentate sulla pagina inferiore. Con le foglie essiccate si prepara un infuso dolce e profumato dalle proprietà antibiotiche ed immunostimolanti.
La pianta ha radice a fittone e molte radici laterali che corrono superficiali rispetto la superficie del terreno. Per ben posizionare una pianta di feijoa in giardino occorrerà, pertanto, privilegiare le posizioni di mezz’ombra piuttosto che il sole diretto. Non tollera ristagni idrici perciò il terreno più indicato sarà un terreno sciolto.
A Catania, in autunno i frutti vengono venduti ai mercatini bio ma più per curiosità che vero e proprio consumo. Avendoli gustati non mi viene proprio voglia di cantare, parafrasando  Creola : "Straziami ma di feijoa saziami!" Molto meglio utilizzare a  mio parere Feijoa sellowiana come esemplare o  come siepe fiorita per un giardino  mediterraneo, tropicale al  punto giusto.
Dove trovare i fruttihttps://www.ilcontadinobio.it/

giovedì 2 maggio 2024

Il Giardino di Villa Tasca a Palermo

"Quod quaeris intus adest"
 dentro c'è tutto ciò che tu desideri
Chi va a Palermo e non passa da Monreale
parte sceccu e torna maiale
Un tipico nonsense palermitano per dire, a ragione, che è indispensabile andare a visitare Monreale ed il suo Duomo dopo avere esplorato Palermo; in realtà io, ieri, sono stata a Palermo e non sono andata a Monreale ma sono tornata a casa  non del tutto maiale perché mi sono fermata a Mezzo Monreale, oggi Corso Calatafimi, nel luogo dove ha sede il Parco di Villa Tasca, uno dei giardini storici più belli tra i tanti presenti a Palermo.
L’intera proprietà della famiglia Mastrogiovanni Tasca-Lanza estesa, oggi, otto ettari degli ottanta che caratterizzavano il possedimento in origine, pur essendo attualmente sovrastata e circondata da alti condomini rimane un importante polmone verde per questa zona della città che ne è priva e la cui fruizione può avvenire a diversi livelli: uno di interesse storico, culturale e scientifico che riguarda il giardino che attornia la dimora della Famiglia Tasca, un giardino che ha subito variazioni dalle sue origini seicentesche ad oggi ma  nel quale si è riusciti a mantenere  inalterati i canoni stilistici del giardino romantico realizzato dal Conte Lucio Tasca e da sua moglie Beatrice Lanza a partire dal 1855, con l’introduzione di specie esotiche tropicali e sub tropicali rare.
L’altro interesse è di tipo ludico, legato al relax ed al gioco all’aria aperta per le famiglie  palermitane che, a modico prezzo (ingresso giornaliero euro 4,50 ad adulto, con possibilità di abbonamento annuale a 15 euro; bambini gratis), possono usufruire di una grande area verde esterna al giardino storico, ubicata nella zona un tempo adibita a parco agricolo ed in seguito a vivaio, che oggi presenta ampi spazi a prato, giochi per i bambini, suppellettili di vario tipo a disposizione (tavoli, sedie, amache, sdraio , ombrelloni), servizio ristorazione e bar, il tutto tra la frescura di piante ornamentali (ceibe, melie, palme, lecci, platani, frassini) e piante di utilità come mandarini, gelsi bianchi, nespole del Giappone.
In un prossimo futuro, inoltre, secondo i progetti dell’attuale proprietario, Giuseppe Lanza e di sua moglie Luisa Mainardi, il Parco Villa Tasca si arricchirà di un labirinto, esteso 5000mq, di piante eduli molte delle quali proprie della tradizione culinaria siciliana.
Il giardino storico
Il Parco di Villa Tasca ha storicamente un notevole interesse perché presente nelle cronache e nei resoconti d’epoca sin dal 1580, anno della sua acquisizione da parte del Barone di Montefranco; il Parco ha mantenuto nei secoli il caratteri di luogo ameno essendo inizialmente una tenuta di caccia con annessa casina per divenire poi, alla fine del 700, una volta giunta in dote al Principe di Trabia e Duca di Camastra, un luogo agreste di svago e divertimento dove festeggiare, ad esempio, le corse di cavalli che avevano luogo lungo lo stradone di Mezzomonreale. 
La fisionomia che la villa ed il giardino avevano alla fine del 700 ci è stata tramandata da una pittura ad olio custodita all’interno della villa che ritrae la casina, il viale alberato di accesso ed un parterre all’italiana diviso in sei riquadri, con fontane a zampilli.
Di questa versione del giardino però non ne è rimasta traccia per i rimaneggiamenti effettuati a partire dalla prima metà dell’Ottocento da Giuseppe Lanza Branciforte principe di Trabia  che cambia destinazione alla proprietà riconvertendo il bosco in modo produttivo, inserendo piante di interesse agrario quali agrumeti, frutteti, vite con la produzione di ottimo vino e vivai di vite americana per contrastare il flagello della fillossera, sommacco, allevamento dei bachi da seta, api ed altre specie di utilità.
Anche il giardino cambia aspetto quando nel 1855 la villa passa in dote alla figlia Donna Beatrice che sposa Lucio Mastrogiovanni Tasca e Nicolosi che acquisirà alle nozze  dalla moglie, il titolo di conte D’Almerita. 
Si interviene eliminando il giardino formale all’italiana per fare spazio ad un giardino di acclimatazione di specie esotiche essendo Lucio Tasca il primo vice presidente della Società di Acclimatazione e Agricoltura del Consorzio Agrario delle Province Siciliane: araucarie, palme, yucche, dracene, cycas, bambù, strelitzie, euforbie, ed altre succulente vengono disposte, nello spazio antistante la villa, in aiuole ad andamento sinuoso che contornano un piccolo laghetto dando vita ad un giardino irregolare dove l’ interesse è dato dalla rarità delle singole specie acquisite come in un gioco al rialzo in continua competizione con l’Orto Botanico di Palermo. 
Completano il giardino elementi architettonici come collinette artificiali, sedili, vasche, statue e per gli esemplari da acclimatare più delicati viene costruita una serra in legno e vetro.
Nel 1870 il giardino si amplia con l’acquisizione di un terreno attiguo dove viene realizzato, secondo il gusto dell’epoca, un impianto di ispirazione romantica che comprende essenzialmente tre nuove zone: il lago dei cigni contornato da una vegetazione fitta e incombente di bambù nigra (Phyllostachys nigra) e per sottobosco monstera e chamaedoree.
Su una piccola isola vi era una colonna in marmo con una croce in cima circondata da cipressi ed un tempietto,  oggi al loro posto, sulla riva del lago campeggia un grande esemplare di Ficus macrophilla subsp. columnaris le cui radici aeree, riflettendosi sull’acqua, accentuano la drammaticità del luogo.

Francesco Lojacono, Giardino di Villa Tasca 1895-1905, olio su tela
Nel laghetto, dai bordi frastagliati e coperti di acanto,  nuotano ancora oggi dei cigni chiamati Tristano ed Isotta i cui nomi si tramandano di coppia in coppia a ricordare il soggiorno di Wagner in Villa nel periodo della sua permanenza a Palermo (1881-1882). 
Di fronte al lago si estendeva una zona pianeggiante fittamente coltivata alla cui estremità era disposto un tempietto ad ospitare il busto del fondatore del parco, Conte Lucio ed infine fu realizzata la cosiddetta collinetta esotica con in cima un gazebo in ghisa, giochi d’acqua e grottaglie usate nei giorni di grande caldo come stanze dello scirocco.
Oggi il giardino e la villa sono estremamente curati con gruppi scultorei di palme ed araucarie di grande effetto scenografico. Le araucarie in particolare sono esemplari secolari (Araucaria heterophilla; Araucaria columnaris), probabilmente tra i primi esemplari ad essere introdotti in Europa dal nord e dal sud America appena pochi anni dopo che in Inghilterra.
Imponenti i gruppi di Cycas revoluta femmina che si trovano nel giardino informale a cui fa da contraltare un esemplare di cycas maschio, posto solitario al centro di un’aiuola
Molto scenografici gli esemplari di Dracaena draco, Yucca, Euphorbia candelabrum sparsi nel parco. 
Rispetto ai ricordi di una mia visita al giardino di oltre trent’anni fa, quando lo spazio esterno alla Villa era occupato da un vivaio, oggi in ossequio al turismo cosmopolita,  visto che la villa viene affittata a danarosi committenti (soprattutto americani dopo la visione della seconda serie della dark comedy The White Lotus, girata in villa ), parte del laghetto presente nel giardino informale è stato trasformato in una scenografica piscina.
L’interno della villa, che è visitabile e presenta arredi originari della fine del Settecento con pitture agresti e pavimenti  maiolicati praticamente intatti, non ha l’aspetto di una villa- museo ma di una casa vissuta, con gradevoli composizioni di fiori e foglie su ogni tavolo delle diverse stanze e molte foto che raccontano il soggiorno in villa di tante personalità del passato.
La casa ha un aspetto vissuto, familiare perché gli attuali proprietari vi abitano ancora, essendosi riservati ad uso esclusivo l’ultimo piano, un tempo abitato dalla servitù.
Parco di Villa Tasca
Di come sia nata l’idea di realizzare un parco urbano nella vasta area che attornia il giardino storico lo raccontano direttamente le parole dell’attuale proprietario Giuseppe Tasca che è agronomo ed ha un progetto di fruizione del Parco che condivide pienamente  con la moglie Luisa.
 “ Mi sono laureato in Agraria pensando di dedicarmi alla produzione del vino nelle tenute vitivinicole di famiglia ma nel 2019 mio padre decide di dividere il patrimonio tra noi figli lasciando la cantina a mio fratello ed attribuendo a me la villa di famiglia. Ho cominciato a pensare insieme a mia moglie Luisa, quale poteva essere il senso attuale di villa Tasca, come farla rimanere antica e fascinosa senza trasformarla in una cosa vecchia, senza nessun legame con il presente; ci venne l’idea di farne un parco urbano utilizzando la parte esterna al giardino storico, con mio padre che ci diceva: "ma voi siete pazzi, qua ci assaliranno, ci sarà immondizia, ci saranno furti ed il costo di un abbonamento a 10 euro l’anno è ancora più da pazzi, noi non abbiamo mai venduto niente per così poco". 
Secondo noi, invece, non era più il momento di essere esclusivi rimanendo chiusi nel nostro mondo, dovevamo aprire il parco alla città mettendo semplici regole di fruizione per dare a tutte le persone che ci sarebbero venute a trovare un ambiente verde, curato, come tanti posti visti in giro per l' Europa ma che mancava a Palermo. Così, nell’estate del 2020, in pieno lockdown è partito il Progetto “Parco Villa Tasca” cercando di proporre un modello di comportamento  uomo -natura che fosse rispettoso dell’ambiente,  bilanciando la presenza umana con un aumento della biodiversità; dall’ultimo censimento faunistico abbiamo rilevato la presenza di 42 specie di uccelli stanziali ed addirittura 5 specie diverse di pipistrelli che indicano uno buono stato di salute dell’ambiente circostante. Abbiamo poi deciso di aprire anche la casa alle visite guidate ed affittare gli ambienti del piano nobile per soggiorni in villa. Non neghiamo di avere propositi ambiziosi: vogliamo diventare il giardino più visitato nel Sud Italia dopo la Reggia di Caserta anche se l’obiettivo appare al momento un poco ambizioso ma, a Palermo, per numero di visitatori  siamo già in competizione con l’Orto Botanico che per il  verde è un'Istituzione. Questo è un anno molto difficile, abbiamo molteplici spese e lavori in progress all’interno del parco legati all’esecuzione di un nostro progetto vincitore presentato al bando del Ministero della Cultura che consentirà di recuperare manufatti e sculture presenti nel parco, ripristinare la serra e creare il labirinto della biodiversità. Siamo di corsa e non possiamo fermarci perché abbiamo ancora molto da fare."
Visitando il parco e la villa non si potrà non condividere quanto scritto  dal Duca Branciforte sulle pietre del portale di ingresso:  Quod quaeris intus adest», dentro c'è tutto ciò che tu desideri, come dargli torto.

Visita guidata del parco e della Villa effettuata in data 27 aprile 2024
Bibliografia
  • Convegno internazionale Palermo 14-17 aprile 1984, Il Giardino come labirinto della storia
  • Luisa Mainardi, Un Angolo di Paradiso, Villa Tasca a Palermo, Il Giardino Fiorito n. 3 , 1991
  • L'Isola del sole, Architettura dei giardini in Sicilia, Electa,1994
  • Salvatore Requirez, Le Ville di Palermo Flaccovio editore,1996

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