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domenica 2 agosto 2020

Le plumerie del prete

 
Giuseppe Garozzo, classe 1957, è il parroco di Piano d’Api, una piccola frazione della Diocesi di Acireale che conta poco più di 2000 abitanti. Come e perché l’ho conosciuto non ha niente a che vedere con la sua vocazione religiosa, piuttosto lo è, invece, con la sua particolare passione botanica;  Giuseppe, infatti, è un collezionista seriale di plumerie che coltiva in gran numero nella sua casa poderale dove vive insieme al fratello Salvatore, pure lui prete.
Il tramite che mi ha consentito di fare la sua conoscenza è Daniela, mia amica e sodale di divertimenti botanici, che è stata di Giuseppe compagna di classe ai tempi del Liceo Classico Gulli e Pennisi  ad Acireale, un’istituzione scolastica blasonata che ha formato l’elite culturale ed economica dell’Acese. Francamente conoscendo sia Daniela che ora Giuseppe non credo che la loro classe, una delle ultime sezioni, avesse alcunché di elitario ma ciò non ha impedito ad entrambi di acquisire una solida formazione culturale, sviluppando, inoltre, una invidiabile solidarietà tra compagni che, a distanza di anni, li fa ancora tenere in contatto tramite un Gruppo WhatsApp continuamente aggiornato di notizie; un diario a più voci che riecheggia di foto, di poesie, di ricette e notizie provenienti anche da luoghi lontani dove alcuni di loro si sono spinti nel corso degli anni.
In questa chat, con l’arrivo dell’estate, uno degli interlocutori più presenti  è proprio Giuseppe che santifica ogni singola giornata postando foto delle sue plumerie in fiore da fare veramente invidia non solo ai compagni ma anche a me che le ricevo da Daniela che me le gira con il solo intento di farmi dannare, visto che quest’anno in balcone non ho avuto il piacere di avere neanche una delle mie plumerie in fiore.
Potevo non chiedere a Daniela di farmi da tramite per vedere e fotografare la collezione del suo amico prete?

E così, in un caldo pomeriggio d’estate, siamo state a trovare Giuseppe che vive in una casa che, se all’interno è espressione di una essenziale quotidianità, con le foto dei genitori scomparsi ed il cuscino dove sonnecchia l’amato gatto, all’esterno è, invece, l’emblema di una irrefrenabile voglia di tropici.


Plumerie a grappoli dai fiori multicolori e dai sentori di pesca, miele, limone, gelsomino o, per nasi poco avvezzi, di frutti tropicali tout court, ci accolgono in contenitori disposti ai lati delle brevi scale, lungo il muro del caseggiato, con piante dai rami contorti affacciate alla ringhiera della terrazza e nelle aiuole sottostanti. 
Una moltitudine di vasi il cui numero è sconosciuto perché Giuseppe, pur ripromettendosi di farne prima o poi un censimento, non ne ha mai  avuto  il tempo, impegnato com’è dai tanti appuntamenti della parrocchia e della Diocesi. 
Giuseppe come e quando hai cominciato ad interessarti di plumerie?
"Circa 14 anni fa, quando ero parroco a Pozzillo, una signora mia parrocchiana aveva ricevuto in dono dall’Australia una talea di una plumeria dai fiori bellissimi, di un colore rosso vellutato; una volta radicata, visto che la pianta mi piaceva molto, la signora volle a tutti i costi regalarmela (cosa che io non avrei mai fatto!)".


"Da quel momento in poi ho cominciato ad acquistare esemplari di plumeria  in vaso nei diversi vivai specializzati dislocati lungo la costa ionica siciliana;ne ho dai colori bellissimi: dalla tradizionale palermitana alle esotiche thailandesi dai fiori arcobaleno; dal giallo, al rosso porpora, al rosa".
"Per me la plumeria è il fiore più bello che esiste, che riassume in se la perfezione; mi piace guardalo, contemplarlo, perché è un fiore che per colori, forma, semplicità e consistenza dei petali trovo ineguagliabile tanto da essere certo che i fiori del Paradiso non potranno che essere di plumeria".
Condividi questa tua passione con tuo fratello?
"Assolutamente no! Mio fratello non mi segue in questa coltivazione, lui ama le piante facili, i coleus ad esempio, ne rompe un ramo lo mette a radicare nell’acqua ed ha una nuova pianta; le plumerie sono difficili, capricciose ed hanno bisogno di molte attenzioni; in autunno ad esempio faccio il lavoraccio di ritirare tutti i vasi, tranne quelli delle piante più grosse, in un garage dove passano l’inverno in quiescenza sino alla primavera successiva. Poi curo molto la concimazione utilizzando inizialmente concimi azotati per favorire l’emissione delle foglie e poi nel corso dell’estate, effettuo una concimazione ogni 10 giorni mirata a favorire la fioritura"; (ecco perché i suoi fiori sono così grandi e colorati!).

"Proteggo le piante dal ragnetto rosso, le travaso periodicamente, le curo e coccolo tutto l’anno per godermi un’estate di bellezza".
E che le sue piante stiano in piena salute è reso evidente dal fatto che fruttificano; molte di esse portano, infatti, attaccati ai rami i duri baccelli che maturano tanto lentamente da stare anche due anni prima di aprirsi.
Hai mai provato a produrre da seme le tue plumerie?
"Si, ho provato ma ci vuole troppo tempo, non mi piace dovere aspettare anni con la sorpresa di vedere dopo un così lungo periodo un fiore dal colore o dalla forma magari non entusiasmanti. Preferisco comprare piante già grandi ed in fioritura in modo da godermi da subito il risultato finale".

Da dove ti viene questa amore per le plumerie e per i tropici in genere visto che coltivi anche mango e mi dici di essere ghiotto di papaya e di altra frutta tropicale?
Io sono nato a Inglewood in Australia e vi ho abitato fino all’età dei nove anni. Mio padre da giovane era emigrato in Australia a lavorare in una farm per la coltivazione della canna da zucchero; un lavoro durissimo con  distese e distese di canna che venivano tagliate manualmente dopo avere bruciato la coltivazione per eliminare il pericolo dei serpenti; era poi rientrato in Italia ed una volta sposato era ritornato per altri dieci anni in Australia lavorando il tabacco. Poi il ritorno in paese con tutta la  famiglia e  così ho dovuto anche io dire addio all'Australia anche se i profumi della mia terra d’origine mi sono rimasti dentro; penso ad esempio, all’odore del pane australiano che nel mio ricordo ha un aroma ed un profumo speciale. Sono ritornato in Australia due volte che ero già prete e la sensazione che ogni volta ho provato è stata sempre quella di ritornare a casa, tra persone di famiglia.

Nella nostalgia del ricordo di un luogo amato dell'infanzia sta dunque la passione di Giuseppe per le plumerie ed i sapori tropicali ed il suo pubblicarle in Gloria nel gruppo degli amici di gioventù non è certo  un modo per suscitare invidia e stupore (come sarebbe lecito fare visto l’incanto della sua collezione) ma  per condividere in modo affettuoso la bellezza di un fiore che per lui non ha niente di meno della Perfezione.
 
Foto di oggi  di Padre Giuseppe
 
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lunedì 11 settembre 2017

Leonardo Giammanco, curatore di Aizoaceae

 
Leonardo lo potete incontrare insieme alle sue piante in alcune delle più importanti manifestazioni del verde che si svolgono in Italia: Milis, Murabilia, Roma, Salerno e soprattutto in quelle che hanno luogo all’interno degli Orti botanici come Palermo, Napoli, Catania perché a Leo piace lavorare nei posti belli che il suo  lavoro gli  offre di frequentare.
Si sobbarca viaggi lunghissimi per spostarsi in tutta Italia dalla contea siciliana di Modica dove ha casa ed azienda facendo, con il suo furgone, il doppio di strada di un qualunque altro suo collega nordico ma lo fa di buon grado perché a lui non dispiace trascorrere i fine settimana in fiera, nell’intorno del suo banchetto ordinato di piccoli vasi di Aizoaceae ma anche di Cactaceae ed altre succulente, disposti in plateau di piante accuratamente cartellinate dai nomi spesso assonanti: Frithia, Fenestraria, Lapidaria, Monilaria ma anche Lithops, Gibbaeum e Conophytum dando consigli e scambiando informazioni con i molti appassionati che lo aspettano avendo avuta notizia del suo arrivo dal passaparola sui social. 
La sua specialità sono le Aizoaeceae una famiglia di succulente, un tempo classificate come Mesembriantemaceae, che provengono prevalentemente dal Sud dell’Africa e dal Madagascar.
Braunsia, Lithops, Conophytum, Frithia, Fenestraria, Tricodiadema Gibbaeum
Leo le ha scelte, tanti  anni fa, tra le  diverse specie succulente che da appassionato coltivava, per la loro capacità di adattarsi a condizioni climatiche estreme come terreni poveri, scarsità d’acqua, sole cocente, resistenza a predatori e così per imparare a coltivarle è andato a conoscerle nei luoghi d’origine viaggiando dal mare agli altipiani del  Sud Africa ed in Namibia per capirne ecologia e comportamento.
Sito immagine
A casa, nella serra di produzione del suo vivaio, ascoltando musica e circondandosi di cose belle e familiari, Leo si prende cura delle sue piante, molte delle quali nate da semine di venticinque, trent’anni fa (e che assolutamente no, non sono in vendita!) preoccupandosi per il troppo freddo di questo inverno o dell’implacabile sole di quest’estate, cercando di trovare la giusta alchimia nell’assemblare substrati di coltivazione poveri, quanto più simili a quelli delle zone di provenienza.
Aloinopsis peersii

Tricodiadema bulbosum

No vendita tutte!
Le sue cure hanno effetto perché dalle semine nascono in tante fiorendo a profusione in un periodo dell’anno, come l’inverno, povero di fioriture. .
Ci facciamo raccontare da Leo come è nato il suo interesse per questa particolare famiglia di succulente africane:
Leonardo, come è iniziata la tua storia di curatore di Aizoaceae
"Ho deciso trent’anni fa di fare coincidere la mia passione per le succulente con la mia professione a seguito di un momento di crisi del mio vecchio lavoro e mia personale. Mi chiedevo: che senso ha vivere una vita che non è quella a cui aspiri solo per le piccole sicurezze di una vita borghese? Nel 1985 quindi il grande passo, rinuncio a un lavoro statale e mi costruisco la prima serra di neanche 100 mq. Semine, taleaggi e grandi entusiasmi. Faccio pratica e coltivo di tutto. Nei primissimi anni '90 esplode il grande amore per le Aizoacee, famiglia nella quale mi sono specializzato, uno dei pochi in Italia. La mia è una azienda piccolissima, minima la definisco, attualmente poco più di mille mq di serra fredda dove l'unico operatore sono io. Io riproduco, io coltivo, io vendo. Azienda minima ma specializzazione massima nella coltivazione delle Aizoaceae.
Come tutti i grandi amori anche il mio verso le piante che coltivo ha una grande componente emotiva, insondabile, forse di arcaica e primitiva comunione, ma molto razionalmente di esse ammiro la capacità di vivere in ambienti quasi impossibili pur non disponendo di sistemi di difesa come spine e veleni, comuni in altre piante succulente. La loro bellezza di forme e colori, la capacità di fioriture straordinarie, la fantasiosa strategia nel sapersi sottrarre ai cocenti raggi solari estivi e ai predatori animali, la camaleontica possibilità mimetica, le rendono esempi insuperabili nel regno vegetale".

In che periodo e con che modalità queste piante svolgono il loro ciclo vitale?
La gran parte delle Aizoaceae vive in assolate pietraie, tra le rocce sferzate dalla sabbia spinta dal vento, luoghi desertici di una bellezza che solo l'Africa sa offrire; in condizioni climatiche così difficili nel periodo asciutto,  le piante si difendono sospendendo l’attività vegetativa; vanno in riposo ma sopravvivono per la presenza delle cosiddette forme di irrigazione indiretta: nebbia, rugiada e condensa: alcune specie, ad esempio, come i Conophytum vivono nelle spaccature delle rocce dove per brevi momenti della giornata si condensa acqua capace di dare in minimo apporto alle radici. Il loro ciclo di vita è pertanto prettamente invernale con una variabilità tra specie che dipende dalla regione geografica di provenienza; alcune riprendono a vegetare presto, da fine agosto, ma diciamo che da ottobre in poi con il massimo in gennaio la fioritura è al top con un ciclo vitale molto lungo che si protrae sino alla primavera; inoltre, a differenza di altre succulente che hanno fioriture assai brevi, tra le Aizoaceae ci sono specie che fioriscono  per oltre venti giorni di seguito in quanto il fiore rimane aperto solo poche ore al giorno in contemporanea con l’orario di visita dei pronubi, con un bel risparmio di energia e di efficienza riproduttiva.

Lo stesso meccanismo si ha per i semi, chiusi all’interno di capsule ermeticamente chiuse se asciutte; solo quando l’umidità è adeguata per durata e consistenza  le capsule si apriranno  distribuendo i semi tutto intorno alla pianta.

E come le ricrei queste condizioni naturali così estreme nella coltivazione in vaso?
"Cerco di usare dei substrati molto poveri, drenanti, molto arieggiati come pomice e quando riesco a trovarlo uso materiale pietroso facendo un mix di quarzo, granito, silice; raccomando sempre di non usare i terricci commerciali perché non rispettano le esigenze così diverse di specie assai eterogenee".

 Che consiglio si può dare a chi per la prima volta si vuole approcciare a queste piante.
"Io dico sempre che ci vogliono quattro cose per avere successo nella loro coltivazione: 1) cultura: sapere ogni essere vivente dove vive, come vive in che condizioni climatiche; 2) esperienza: devi avere osservato per anni come si sono comportate, che esigenze hanno; 3) sensibilità: devi sentire quello che ogni pianta chiede ed i messaggi che ti vengono lanciati; 4) per ultima un pizzico di intelligenza, che non guasta mai. Le Aizoaceae sono piante molto resistenti che non bisogna assillare con troppe attenzioni; io non mi stanco mai di ricordare ai miei clienti il rispetto del riposo estivo intervenendo con rade spruzzature e nulla più; non sono abituate a troppe cure e finirebbero per morirne".

 
Ma queste piante sono adatte esclusivamente alla coltivazione in vaso o possono essere coltivate anche in un giardino. 
 "Le Aizoaceae sono una famiglia formata da migliaia di specie, la maggior parte si prestano esclusivamente alla coltivazione in vaso come le Lithops ma ho un amico, giù in Sicilia che coltiva in un giardino in collina Chenidopsis bellissimi; altre specie come i Conophytum sono più delicate e dunque devi lavorarci molto per poterle inserire in un contesto giardino ma l’impresa non è impossibile".

Come proteggi le tue piante da cocciniglie ed altri agenti patogeni?
 
"Io sono stato in giro per migliaia di chilometri in Sud Africa su e giù, dal mare agli altipiani ad oltre 1600 metri di quota ed ho sempre incontrato in habitat cocciniglie su Aizoaceae tra loro in perfetto equilibrio ed io dunque,  non ho intenzione di intervenire avvelenando sia l'insetto che la pianta che, tra l’altro, se aiutata, riduce la sua capacità di autoregolarsi, quindi,  non solo non uso prodotti chimici ma non faccio neanche lotta biologia; io le cocciniglie non le combatto per niente, ci pensano gli uccellini, ci pensano gli antagonisti, ci pensa la stessa pianta. Chi compra da me corre il rischio di comprarsi pure dei parassiti però compra una pianta sana e capace di combattere".

Nonostante la particolare sensibilità che ti lega alle tue piante hai mai avuto insuccessi?
"Non si può iniziare un mestiere come il mio senza passione e il rispetto per la natura. Fondamentale lo studio,  la sensibilità, la dedizione e la capacità di non guardare solo al successo economico. Io non mi definisco un collezionista non avendone le smanie di possesso e le avidità del volere tutto ad ogni costo. D'altronde come è possibile collezionare e allo stesso tempo amare esseri viventi? Sono solo un amatore e come tale non miro ad avere le piante più grandi ed appariscenti ma che siano quanto più è possibile vicine alle loro condizioni in habitat. La mia carriera vivaistica è costellata di successi tecnici e commerciali ma non sono mancati e non mancano anche adesso piccoli e grandi fallimenti: debbo confessare che alcune specie, come ad esempio Muiria hortense e alcuni Conophytum continuano ad essere irraggiungibili anche per me".
 
Non c'è allora da disperare, se anche Leo, che le conosce bene ha dovuto registrare negli anni qualche insuccesso di coltivazione, anche chi si dovesse accostare per la prima volta a questa famiglia di succulente africane dovrà mettere in conto qualche difficoltà iniziale almeno sino a quando non imparerà, come ci ha insegnato  Leo, a conoscerle, rispettarle ed apprezzarle.

 
 

sabato 26 agosto 2017

Vivai Cuba ed il Giardino delle Piante Madri

Trichocereus terscheckii ibrido
Sono passati più di 2o anni dalla mia prima visita ai Vivai Cuba di Siracusa e del tempo trascorso non mi ero ben resa conto sino a quando, di ritorno da una recente visita al vivaio svolta in questi caldi giorni d’agosto, sono andata a ripescare alcune sbiadite diapositive del 1993, quando l’azienda era ancora gestita dall’Avvocato Palermo, appassionato collezionista e produttore di succulente ma soprattutto  di kentie e di palme che coltivava, sin dagli anni 60, con capacità e passione in una sua proprietà in contrada Cuba, nei pressi della spiaggia siracusana di Fontane Bianche.
Già da allora l’entusiasmo per le succulente aveva contagiato la figlia dell’avvocato, Mariolina, e a suo marito Pieter; entrambi aiutavano in vivaio e spesso, insieme al gruppo dirigente dall’associazione AIAS di Siracusa, organizzavano interessanti giornate di studio e di promozione della coltivazione dei cactus e delle succulente in Sicilia.
In anni più recenti ho poi avuto modo di incontrare Pietro, che dei tre figli di Mariolina è, per il momento, l’ unico che lavora in azienda ed è spesso in giro per mostre e fiere dove le produzioni dei vivai Cuba spiccano per dimensione, rarità e bellezza.
Oggi i Vivai Cuba si estendono su una superficie di 18 ettari tra coltivazioni in serra e pieno campo e gli anni che sono passati dalla mia prima visita si rendono evidenti non solo per i capelli grigi miei e di Mariolina ma soprattutto per la tipologia di piante che oggi è coltivata in vivaio: non più kentie che non hanno attualmente mercato; poche le palme, falcidiate dal punteruolo e bisognevoli di troppe cure colturali; tante, tantissime, invece, oltre 300 tra specie e varietà, le piante grasse e succulente in catalogo, ottenute da seme  e poi vendute, nelle dimensioni più piccole (vaso 12) tramite intermediari in tutta Europa o utilizzate dai garden designer per angoli di giardini di grande atmosfera come è stato fatto per l’angolo delle succulente nel giardino del Marchese di San Giuliano a Villasmundo.
E proprio per dare giusta collocazione ai grandi, annosi esemplari collezionati in tanti anni di attività, è stato realizzato in vivaio, su un’area estesa quasi due ettari, il “Giardino delle piante madri” un luogo che vuole essere memoria storica del lavoro svolto da questa famiglia di collezionisti e campo catalogo utile al lavoro degli architetti paesaggisti per capire potenzialità estetiche e habitus raggiunto dalle diverse specie in coltivazione.
 

Beucarnea recurvata
Trichocereus terscheckii
Pachicereus pringley, frutto
 

I lavori sono ancora in corso perché come racconta Mariolina “la nostra è un’azienda a conduzione familiare e siamo solo in tre a badare al vivaio aiutati da dieci, dodici operai. Il giardino vogliamo renderlo presto visitabile e per questo abbiamo già realizzato una tensostruttura che diventerà luogo di accoglienza al pubblico”. Nel giardino gli esemplari dei generi  Trichicereus, Pachicereus, Ferocactus, Orocereus,  CarnegiaMarshallocereus, Neocardenasia, Myrtillocactus, si integrano con agavi ed euphorbie, con  Adenium e Kalanchoe; molte le essenze arboree ed arbustive che nell’ambiente siciliano si sono adattate come nelle calde terre d’origine (Moringa drouhardi, Nolina, Uncarina grandidieri, Sapindus mukorossi, Ceiba).








“Ogni pianta del giardino, dice Mariolina, ha una sua storia da raccontare come l’ esemplare di Cassia fistula che occupa la parte centrale della pedana in legno dell’area conviviale; la pianta è stata ottenuta anni fa da un seme portato da un nostro lavorante di nazionalità turca che non ne sapeva il nome né la provenienza: mio marito l’ha accudita per anni riuscendo ad identificarla solo alla prima, solare fioritura.
"Le piante di Moringa poi sono diventate un poco il nostro segno distintivo; tredici anni fa ne abbiamo acquistato tre esemplari che si sono così bene adattati da fruttificare, dando semi con i quali abbiamo potuto riprodurre la specie. In vivaio coltiviamo sia Moringa drouhardii di portamento più ornamentale che Moringa oleifera una vera pianta mangiatutto di cui si consumano foglie, baccelli,  semi e anche le radici."  
"Il lavoro da fare è ancora tanto, dobbiamo cartellinare tutte le piante e completare le pertinenze del giardino badando contemporaneamente alle semine, alla coltivazione e alle vendite; il lavoro è senza fine ma alle volte abbiamo anche soddisfazioni che in parte ci ripagano dei sacrifici svolti: Echinocactus grusonii è una cactacea che coltiviamo in vivaio da oltre sessant’anni e ne abbiamo esemplari monumentali; ebbene, ne abbiamo avuto richiesta dal Messico che ne è la patria d’origine ma dove la specie in natura è in via d’estinzione".
Ho detto a mio marito Pieter che se la vendita andrà a buon fine sarà il coronamento di una vita dedicata a questo lavoro e soddisfatti, finalmente,  potremo andare in pensione".
 

martedì 6 settembre 2016

Plumeria, che passione!

Chiacchierata con Ianì Guarrera sui suoi ibridi di plumeria
Credo che non esista specie da fiore più volubile e capricciosa ma al contempo  più amata e coccolata da chi, nel nostro ambiente, ha la passione di coltivarla, della Plumeria rubra, specie a fioritura estiva diffusa in un’ ampia fascia climatica tropicale che va dall’America centro meridionale al Sud Est asiatico e che anche in alcune zone costiere della Sicilia e del Meridione d’Italia può essere coltivata con successo in vaso, ma anche in piena terra, approfittando del tiepido inverno mediterraneo.
 
Non discuto della capacità di adattamento e delle scarse esigenze colturali delle varietà di plumeria riconducibili al cosiddetto tipo “palermitano” dal fiore bianco e centro giallo e dal profumo fruttato, importata negli anni della Belle époque in Sicilia (se prima a Palermo o a Risposto è ancora oggetto di continue discussioni) e in questi territori perfettamente adattatasi, tanto da divenire pianta di tradizione da tenere in balcone o in giardino come nume tutelare da cui prelevare talee da regalare alle figlie che vanno spose.
Mi riferisco invece alla miriade di varietà ibride dai colori vellutati e cangianti, dai profumi conturbanti (e dai prezzi spesso esorbitanti) che negli ultimi dieci anni sono state prodotte a ritmi forsennati da Thailandia e Hawaii che della plumeria sono luoghi vocati e che di questo fiore ne hanno fatto un business i cui tentacoli hanno raggiunto pure noi. In Sicilia, infatti, diversi vivai si sono specializzati nella radicazione e commercializzazione delle talee di queste nuove varietà multicolor che vendono sul posto o spediscono online consentendo un facile reperimento di novità varietali a chi, avendone la possibilità climatica, vorrebbe possederle tutte, facendone collezione.
Tuttavia i capricci e i dispetti di queste varietà esotiche sono tali che farebbero spazientire anche un santo. Se mettiamo caso, acquisti una talea di 'Shooting star' in fiore, ammaliato dal suo colore, non è detto che la rivedrai fiorire l’anno dopo e probabilmente neanche nei prossimi due o tre anni a venire nonostante le cure invernali, le misture speciali che somministri come concimazione, lo studio delle ore di esposizione ed ogni altra precauzione; solo il caso, il capriccio o una particolare congiuntura astrale faranno si che un’estate all’improvviso la vedrai rifiorire ripagandoti per bellezza e profumo di tanta pazienza.
Per sapere se ho ragione a pensare che per coltivare plumerie ibride ci vuole proprio una grande passione, ho incontrato Ianì Guarrera che le plumerie le adora e coltiva insieme a tante altre specie (tillandsie, begonie, orchidee) e ne possiede una buona raccolta di piante in vaso a Mascali, un paese che si affaccia sullo Jonio a pochi chilometri da Riposto dove la plumeria isolana è diffusamente coltivata.

Nello stretto cortile davanti la casa dove vivono i suoi genitori, in estate si affastellano i vasi delle nuove e delle vecchie acquisizioni di Ianì che ci racconta come è nata la sua passione: “ Ho al momento un centinaio di nuove varietà ibride ma le prime plumerie in famiglia sono arrivate con mia madre che portò con se in questa casa da Riposto, all’età di 14 anni, due piante in vaso di plumeria tradizionale, la classica palermitana a cui si è aggiunta, anni dopo, una sua variante la “Palermo Princess" avuta in regalo da un'amica; sono oggi piante dal fusto oramai lignificato e contorto che vivono in pien’aria da oltre cinquant’anni e non si sono mai perse una stagione di fioritura. Cresciuta tra le plumerie, quando nei vivai ho visto arrivare le prime varietà ibride, mi sono innamorata dei colori e profumi dei loro fiori che in alcune varietà si protraggono per tutta l’estate".
Shooting star
Hai mai registrato problemi di mancata o ridotta fioritura delle tue plumerie?  
"La plumeria tradizionale è una specie adattabile nel nostro ambiente climatico ma queste varietà esotiche soprattutto se, per ragione di costo si comprano talee giovani, poco ramificate, hanno fioriture discontinue e difficilmente prevedibili. Ad esempio, tra le prime rosse che ho comprato c’è la varietà Gina, molto profumata e a crescita compatta che dopo la prima fioritura e fino ad ora, non mi è mai più rifiorita. Quest’anno, probabilmente a causa di un’estate non particolarmente calda  mi è fiorito solo il 30% delle piante della mia raccolta. Secondo me, influisce molto sulla fioritura l’andamento delle temperature estive che devono essere elevate anche di notte; quando, infatti, il tempo è molto caldo ed il sole è velato dall’umidità, le plumerie si sentono ai tropici e fioriscono in abbondanza soprattutto le varietà di origine asiatica. Le piante per fiorire devono, poi, essere in perfetta salute avendo a disposizione un buon terriccio di coltivazione (io uso un mix di perlite, terriccio specifico per piante da fiore e terra da giardino) ed una concimazione spostata sul fosforo e sul potassio piuttosto che sull’azoto che spinge la crescita vegetativa della pianta. Ma tutto si determina su base empirica, non ci sono studi scientifici in merito e non resta che provare e riprovare".
Come le accudisci?
"In genere ritiriamo i vasi in un luogo riparato a fine novembre, ma alcune piante vengono lasciate fuori proteggendo gli apici vegetativi con gusci d'uovo o con coppetti di carta o di tnt ; a tutte le piante non diamo più acqua fino al risveglio vegetativo che avviene, generalmente, in aprile (si vede dagli apici che cominciano a  diventare di colore verde-rossastro);  è questo il momento in cui porto i vasi fuori,  temperature permettendo, e comincio a dare acqua gradualmente, considerando che con le plumerie è meglio niente che tanta; quando le foglie nuove sono cresciute un paio di cm allora si incrementa la razione di acqua fino ad arrivare alla quasi quotidianità. Il concime lo distribuisco quando ci sono almeno due foglie grandi e ben aperte, poi proseguo con somministrazioni ogni 20 giorni. Nonostante le mie cure quest’anno non sono fiorite 'Aztec gold', 'Aussie pink' che è stata meravigliosa per due anni ma quest’estate non ha fatto neanche un fiore, forse perché in inverno non le ho riparato gli apici vegetativi e neanche la 'Pozzallo pink'; ma io anche in assenza di fiori mi consolo con il fogliame che ad esempio è bellissimo in alcune varietà come 'Abigail', 'Kao mongkon' ,' Dwarf siam yellow' dalla foglia arricciata  o la 'Gold marble' a foglia o variegata". 
"Le difficoltà non mi scoraggiano e quando posso incremento la mia raccolta scegliendo “a pelle” o per il colore (rosso, rosa, fucsia sono i colori che prediligo ma ho anche il giallo e le tricolor) o per il profumo (ho una talea di una tricolor molto rosata dai fiori bellissimi che è stata denominata “pesca” dal vivaista che me l’ha venduta che ne esprime perfettamente l’odore) o ancora per il portamento o per la forma delle foglie, la loro lucentezza o la particolare tomentosità dei fusti".

Come ti procuri le varietà che ti interessano?
"Ci sono in Sicilia molti vivaisti che si sono specializzati in plumerie ma il mercato è diventato così caotico che può succedere che una stessa varietà venga commercializzata in posti o in cataloghi diversi con nomi diversi, ad esempio la varietà venduta in vivaio come 'Red pendulat' viene chiamata anche ' Francesca 'o 'Pozzallo pink' o, ancora, la 'Shooting star'  è nota anche come 'Som raya'.
Red pendulat
Mi è successo poi che acquistando talee non ancora fiorite per cercare di risparmiare, al momento della prima fioritura ho avuto la sorpresa di ritrovarmi con varietà diverse da quella che pensavo di avere acquistato, per esempio ho molto desiderato una 'Som chanigka 'ma al momento della fioritura il tarocco che mi è stato rifilato non le assomigliava per niente e ancora, acquistando online una plumeria 'Lutea' mi è stata spedita una 'Jamesonii'; insomma una grande confusione".
Queste difficoltà, dimmi la verità, hanno messo un poco in crisi la tua passione per le plumerie?
"No, affatto,  perché a fronte di alcune oggettive difficoltà di fioritura ci sono state anche tante soddisfazioni, ho una pianta di Plumeria stenopetala che è la mia macchina da guerra che produce scapi fiorali  in continuazione. 
Ed ho avuto belle fioriture di 'Som garasin',  'Abigail', 'Moonlight', 'Shooting star', 'Wako', 'Sexy pink', 'Cerise', 'Etna', 'Red pendulant' , 'J105', 'Gold marble'. Mi posso perciò ritenere soddisfatta. Un cosa è certa, non sono disposta a spendere cifre da capogiro per possedere esemplari adulti, molto ramificati che hanno maggiore propensione a fiorire e non ho la frenesia del collezionista perché la mia passione per le plumerie non voglio che diventi una malattia".

"Ianì, non sarai ancora affetta da grave malattia ma, a giudicare da come racconti e descrivi le tue piante, i sintomi premonitori della sindrome che prende l’appassionato coltivatore, perso dietro le fioriture delle sue bizzose plumerie, mi sembrano già chiari ed evidenti".

Vivai specializzati: Sun Island nurcery; Chersoneso piantePlumeria Previti; Plumeria shop
Altri vivai: Torre Vivai; Piante tropicali di Massimo Sallemi.; Piante tropicali Fabio Maio;  Vivai Lo Porto
 
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