Visualizzazione post con etichetta Alberi per ambiente mediterraneo; specie resistente alla siccità. Mostra tutti i post
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martedì 22 aprile 2025

Chamelaucium uncinatum aka Geraldton wax

Sul finire dell’inverno, tra le prime specie arbustive fiorite che, sino a qualche anno fa, era possibile reperibile in vaso presso garden o reparti green dei centri per il bricolage, c’era un piccolo arbusto di origine australiana, Chamelaucium uncinatum, che si presentava di aspetto globoso con una moltitudine di fiori dai petali bianchi cerosi che ricoprivano come tante stelline luminose un cuscino compatto di foglie aghiformi di un verde scuro particolarmente intenso. La specie coltivata in diverse varietà orticole sia come pianta in vaso che come fronda da fiore recisa per la notevole resistenza dei suoi fiori, era prodotta, sin dagli anni '70 soprattutto in Israele e California ed era coltivata anche presso aziende produttrici in Sicilia, nella zona del messinese, che la vendevano come vaso a fioritura precoce sui mercati del nord Europa.
Anche allora la coltivazione a scopo ornamentale non era una assoluta novità perché in Italia, la specie era già stata coltivata presso la Stazione di Acclimatazione di Sanremo dai coniugi Calvino per testarla come pianta da fronda fiorita. La specie, chiamata in lingua inglese “Geraldton wax flowers” dal nome del paese di origine posto sulla costa occidentale australiana e per i suoi “fiori di cera”, oggi è praticamente scomparsa dall’ assortimento varietale vivaistico e solo grazie alla Lidl (ancora lei) sono riuscita a procuramene un vaso. 
Non è specie facile da coltivare perché nel tempo tende progressivamente a perdere compattezza e lucidità del fogliame e vivacchia svogliata sino a tracollare, nell’arco di poche stagioni, nonostante le indicazioni colturali la descrivano come specie facile da coltivare in pieno sole o mezz’ombra su terreno sabbioso e con scarse esigenze idriche.
Sarà la difficoltà a mantenere la pianta in salute il motivo della progressiva disaffezione del mercato o solo perché anche per i fiori si insegue la ricerca continua di nuove novità vegetali da usare e poi dopo poco dimenticare?
Generalità sulla specie
Chamelaucium uncinatum è specie che cresce spontanea nelle aree a boschi e  lungo le brughiere sabbiose delle zone costiere della Australia sud occidentale caratterizzate da un clima di tipo mediterraneo, su terreno tendenzialmente acido, dilavato, povero di sostanza organica. Del genere Chamelaucium, che appartiene alla famiglia delle Myrtaceae, fanno parte una trentina di specie ma poche di esse sono coltivate a scopo orticolo come  Chamelaucium uncinatum: si tratta di un piccolo arbusto (se coltivato in vaso) di forma arrotondata, con fusti sottili ben ramificati e fittamente ricoperti da un fogliame aghiforme leggermente carnoso e coriaceo, ricco di oli essenziali dal sentore di spezie e limone che lo rendono molto profumato se schiacciato o strofinato.
Tra la fine dell'inverno e l'inizio della primavera produce innumerevoli piccoli fiori di colore generalmente bianco o rosa e in alcune varietà anche porpora, formati da cinque minuscoli sepali, cinque grandi petali cerosi e 10 stami, prodotti su rami fioriferi che possono portare da 50 ai 500 boccioli.
Il fattore principale che influenza l'inizio della fioritura di Chamelaucium uncinatum è il fotoperiodo; la specie infatti è a fotoperiodo breve ed in genere sono necessarie quattro settimane di giorni corti per ottenere la piena fioritura; questa condizione accompagnata da adeguate temperature si verifica nella nostra area di coltivazione in autunno ed infatti è alla fine dell’inverno che la pianta precocemente, rispetto ad altre specie, fiorisce. Più sono numerosi i giorni a luce breve, cui la pianta è sottoposta, e più è elevato il numero di fiori prodotti per pianta perciò nella produzione in serra regolando artificialmente il ciclo di illuminazione è possibile programmare il momento della fioritura e la sua quantità . Detto questo, quale potrebbe essere il motivo principale della ineludibile morte delle piante in vaso che ho avuto  in passato? Propendo principalmente per il pH del terreno: Chamelaucium gradisce in natura terreno acido o neutro e sicuramente lo sarà stato il substrato utilizzato nei vivai di produzione per la sua propagazione, che, per inciso, avviene da talea di ramo non fiorifero ancora non lignificato,  ma l’acqua che esce dal mio rubinetto è molto calcarea e alla lunga la sua somministrazione alla pianta  potrebbe avere alterato il ph acido del terriccio iniziale facendolo aumentare.  Leggo inoltre su articoli scientifici  che Chamelaucium è specie  particolarmente sensibile ad una malattia fungina tipo ruggine indotta dal parassita Puccinia psidii che determina un rapido deterioramento delle piante; si sono rilevati in serra anche attacchi di muffa grigia (Botrytis cinearea) che ne hanno probabilmente scoraggiato la produzione. Che fare? Non resta che approfittare di una comparsa occasionale  di Chamaelaucium sul mercato, come è stato per me con l’offerta della Lidl, per  fare un nuovo tentativo di coltivazione questa volta cercando di acidificare con succo di limone l'acqua utilizzata per innaffiare; sarà una buona soluzione? Vedremo.

mercoledì 6 luglio 2011

Il carrubo: pane di San Giovanni

Lungo le coste calde ed assolate di molti paesi che si affacciano sul Mediterraneo vegeta una pianta che gli inglesi chiamano St John's bread, "pane di San Giovanni". E' il carrubo che già nella tradizione evangelica era conosciuto come pianta del deserto, produttrice di frutti dolci, buoni come il pane. Il carrubo è un grande albero che insieme all'olivastro, al terebinto e al lentisco, già in epoca fenicia ricopriva con fitte foreste sempreverdi le zone costiere e collinari dei paesi mediterranei. Di queste grandi foreste allo stato attuale è rimasto ben poco, ma il carrubo, in areali circoscritti è riuscito ad ambientarsi anche dove per la grande siccità e le forti temperature estive altre specie della macchia mediterranea sono andate scomparendo.


Botanicamente la specie appartiene alla famiglia delle Fabaceae e al genere Ceratonia che comprende la sola specie Ceratonia siliqua. E' un albero sempreverde di lento accrescimento, molto longevo che riesce a raggiungere in alcuni esemplari dimensioni maestose; le foglie sono composte e paripennate, formate da due a sei coppie di foglioline simmetriche e coriacee. La specie è originaria del Mediterraneo orientale e fu introdotta in Sicilia dai greci; furono gli arabi, però, che ne intensificarono la coltivazione diffondendola poi in Spagna e Marocco. Gli arabi chiamavano i semi del carrubo “carati” e ne avevano individuato la particolare caratteristica di avere sempre un peso costante utilizzandoli come unità di misura delle pietre preziose.

Semi di carrubo: "carati"
E' una pianta che vive facilmente allo stato selvatico ma la sua utilizzazione come pianta da frutto ne ha favorito la diffusione. In estate, infatti, sulle grandi piante maturano le carrube, legumi lunghi ed arcuati che assumono a maturità una colorazione marrone scuro. Sono frutti dal sapore dolce ed aromatico caratterizzati da un contenuto in zuccheri che in alcune varietà può superare il 50%. In Italia, il 70% della superficie coltivata a carrubo si trova in Sicilia, ed in coltura è presente anche in Sardegna, nelle Puglie e in alcune zone della Campania. L'utilizzazione industriale delle carrube era sino a quarant'anni fa assai varia; l'Italia nel 1956 ne produceva 700.000 quintali e parte della produzione era addirittura esportata in paesi come l'Inghilterra e l'Austria. La principale utilizzazione era la produzione di alcool dalla distillazione della polpa di carrube e a questo scopo già nel 1855 la società Florio aveva realizzato a Catania un impianto di distillazione. La restante parte di prodotto trovava impiego per l'alimentazione del bestiame e per la preparazione di un surrogato del cacao. Dagli embrioni dei semi inoltre si produce una farina gialla che per l'alto potere addensante trova ancora oggi impiego nell'industria alimentare e dolciaria. Col declinare dell'importanza economica della coltivazione molti agricoltori hanno nel tempo sostituito il carrubo con altre colture più remunerative come il mandorlo e la vite e la specie vegeta oramai in forma pressoché selvatica.
L’albero, tuttavia, in Sicilia, dalla morte dei giudici Falcone e Borsellino ha assunto una forte valenza simbolica ed è sempre più utilizzato nei parchi cittadini come pianta "testimone" del ricordo dei morti di mafia.


Fiori maschili riuniti in racemi


Fiori femminili
La fioritura del carrubo è dioica cioè i fiori hanno sessi separati; se nella forma selvatica i fiori maschili e femminili, riuniti in infiorescenze a racemo, si riscontrano talvolta su uno stesso individuo, nelle piante innestate si producono soltanto fiori femminili riuniti in infiorescenze a racemo che sbocciano direttamente dai rami adulti; ogni singolo fiore ha la particolarità di avere la forma di una piccola carruba.
Se, dunque, vogliamo che la pianta fruttifichi è necessario mettere a dimora piante dei due sessi. La fioritura inizia a fine estate e si protrae in inverno; il frutto che si sviluppa dalla fecondazione inizierà a crescere solamente in primavera e raggiungerà la piena maturazione solo a fine agosto. Le varietà più note sono le siciliane come: Latinissima a frutto grosso, Saccarata o femminedda a frutto altamente zuccherino o pugliesi come: Piccia luce, Amele o Sciovinesca, tutte ad elevata produzione ma con una spiccata tendenza a produrre ad anni alterni. Se viviamo in un clima caldo e siccitoso dove la temperatura non scende mai sotto lo zero e se abbiamo in giardino uno spiazzo pietroso, calcareo ed inospitale che desideriamo riparare dalla forte calura estiva, proviamo a coltivare quest'albero rustico e generoso. Per un poco di pazienza e per poche attenzioni saremo ricompensati da tanta dolcezza. http://www.viable-herbal.com/singles/herbs/s892.htm
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