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mercoledì 30 luglio 2025

Le stanze in fiore, un giardino dal forte carattere

 

A conclusione della visita di un giardino, quando a casa riordino le idee, rivedo gli appunti, riguardo le foto, riascolto le voci registrate, mi pongo sempre la domanda se il giardino che ho appena visto è riuscito a raccontarmi una storia e se questa mi ha interessato tanto da avere, a mia volta, voglia di raccontarla. A conclusione della visita del giardino “Le stanze in fiore”, ho da subito pensato che avrei avuto tanto da raccontare perché il giardino, che ho avuto modo di vedere in due visite successive distanti tre anni una dall’altra, rispecchia a pieno  il carattere e gli interessi poliedrici di Rossella Pezzino de Geronimo che ne è la proprietaria.
Un' artista,  fotografa, imprenditrice catanese, che lo ha progettato e realizzato per rivivere, come in un viaggio interiore, le tappe e gli stati d’animo che hanno caratterizzato gli ultimi venticinque anni della sua vita.
Il giardino, che contorna la villa padronale in stile neoclassico datata 1889, si trova a Canalicchio, un quartiere settentrionale di Catania ed occupa una superficie di sette ettari che si sviluppano lungo le pendici di Monte S. Paolillo, un edificio vulcanico del basso versante etneo, di origine piroclastica, abitato sin dall’età del Bronzo,  scampato alla cementificazione degli anni 80 ed oggi area verde a ridosso della Timpa Leucatia.
Zona ricca d’acqua, tanto da ospitare i ruderi di un antico acquedotto benedettino e geologicamente molto interessante per la presenza di resti di antiche bombe vulcaniche il cui reperimento, in buon numero, spiega il nome di via Pietra dell’Ova (uova di pietra) attribuito alla strada, oggi molto trafficata, che delimita la base del monte.
Il giardino è un paradiso vegetale che ospita oltre mille e cento specie ornamentali, per lo più di origine tropicale, che si sono ambientate in un luogo dove l’acqua, che viene giù a riciclo dall’alto della Timpa, salta in cascatelle, scorre in ruscelli, si ferma e riposa in laghetti e stagni, creando un microclima tropicale adatto per le molto piante esotiche presenti e che richiama  fauna selvatica (volpi sopra tutto) e uccelli stanziali e di transito (due aironi di passaggio, recentemente, si sono qui rifocillati mangiando un buon numero di carpe koi da un laghetto del giardino).
luoghi d'acqua
Come racconta il nome del giardino, questo si articola in stanze, aree tematiche concatenate disposte lungo un percorso che si snoda tra terrazze sorrette da antichi muretti a secco, la cui composizione vegetale esprime stati d’animo di introspezione o di apertura a sprazzi di speranza (l’acqua che simboleggia il mare, costante fonte di ispirazione) o racconta esperienze di viaggio (le stanze giapponesi, la serra vittoriana, l’erbario delle esperienze, il giardino cinese, l’ambiente mediterraneo) che hanno portato Rossella a creare un giardino informale, romantico, dove tutto sembra naturale ma nulla è casuale e dove ogni cosa cerca di replicare  le emozioni maturate in una vita condotta intensamente e talvolta (come dice lei stessa) in modo estremo.
La prima stanza che si incontra, lungo il percorso guidato dalla stessa Rossella, è stata progettata subito dopo l’acquisto della casa in un momento di gravi vicissitudini personali e familiari ed è perciò stata pensata e realizzata in forma circolare come un luogo chiuso, intimo, introspettivo con alte e fitte pareti perimetrali di bambù orientali dal fusto nero e dalla vegetazione bruna,  i cui culmi posti a stretto contatto creano una barriera con il mondo esterno ma anche un luogo intimo e molto musicale quando il vento fa sbattere tra loro i fusti flessuosi che risuonano come casse armoniche. 
Un percorso perimetrale consente di avere diverse visuali del luogo che ha l’aspetto di un jungla tropicale dove le palme si intrecciano con felci e specie dal grande fogliame come colocasia, farfugium, tetrapanax e dove l’aspidistra, qui usata come tappezzante, appare sporadicamente ravvivata dal colore dei caladium che punteggiano il cammino.
La seconda stanza fa intravedere il raggiungimento di una certa serenità interiore attraverso l’elemento equilibratore per eccellenza che è l’acqua che scorre incessante da un grande fontanile ricavato da un antico abbeveratoio di campagna, il cui zampillare copre i rumori del traffico vicino ed invita a percorrere il sentiero che porta allo stagno, costruito intorno ad alti alberi preesistenti, introducendovi tantissime specie di felci. Una bella sfida botanica a 200 metri sul livello del mare che ha dato però ottimi risultati,  visto che molte specie si sono così ben ambientate da avere colonizzato gli antichi muri a secco del giardino. 
Si arriva, quindi, percorrendo bassi gradini in basalto, bordati da cespi fioriti di Salvia brillantaisia, allo spazioso terrazzamento a prato, dalla visuale aperta, che contorna la casa, ospita una bella piscina ed è bordato da specie i cui fiori profumano le notti d’estate come: Gardenia thunbergia, Plumeria rubra, Murraja exotica
Il percorso nel giardino procede tra mille sorprese ed incanti vegetali (fioriture spettacolari di Erithyna bidwilli, Cassia fistula, Plumeria rubra in varietà.
Le tillandsie e le orchidee nella serra vittoriana, il ficus dalle radici aree colonnari, il profumo ed i colori delle tantissime specie rampicanti, tra tutte Mandevilla suaveolens e tantissime specie di clerodendron  sono alcuni dei tanti punti di interesse del giardino.
Seguendo il racconto del percorso emozionale che ha portato l’artista a progettare ogni singolo angolo del luogo,  si incontrano le rappresentazioni dei quattro elementi della natura: aria, acqua, terra e fuoco (raffigurato con ampie macchie di iresine dal fogliame fiammeggiante).
Il parco ospita numerose installazioni artistiche realizzate non solo dalla stessa Pezzino de Geronimo che, con i suoi lavori, ha partecipato ad esposizioni prestigiose, tra cui nel 2022 alla Biennale di Venezia, con una serie di tele dal titolo “Caos liquido”, ma anche da tanti amici artisti che ispirati dal luogo hanno donato opere scegliendone la giusta collocazione nel parco.
Il giardino ha annesso  un vivaio e produce ortaggi biologici che sono messi in vendita al pubblico; il parco botanico è luogo di incontri didattici con le scuole ma anche di eventi e cerimonie.
Per chi volesse approfondire la genesi del giardino, Rossella Pezzino de Geronimo ha raccontato in forma di romanzo la sua vita nel libro da poco edito da Calibano Editore dal titolo "Le stanze in fiore".
Leggendolo si comprende la forza d’animo e la caparbietà di questa donna che tra le tante, incredibili esperienze vissute, tre anni fa, all’età di 72 si è cimentata con successo nella traversata a nuoto dello stretto di Messina;  e non vi dico altro, non vi dico.

Le stanze in fiore, orari e contatti: qui




domenica 3 settembre 2023

Il Giardino botanico di Agrigento

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Agrigento e la sua Valle dei Templi sono una delle mete turistiche più gettonate della Sicilia sin dai tempi del Grand Tour; la pietra dorata dei templi dell’antica Akragas che guardano il mare ed il Museo Archeologico che ne racchiude i tesori bastano da soli a rendere memorabili alcuni giorni di vacanza sull’isola. 
Per gli appassionati del turismo botanico, tuttavia, Agrigento offre non molte opportunità; la meta più nota e frequentata è certamente il Giardino della Kolymbethra, gestito dal Fai all’interno della Valle dei Templi; un luogo magnifico dal punto di vista storico e paesaggistico che, tuttavia, può non dare piena soddisfazione  a chi si interessa di verde ornamentale.
La Kolymbethra era, infatti, un grande bacino di raccolta dell’acqua che a partire da V secolo A. C. è stato utilizzato come invaso e peschiera, alimentato da sorgenti le cui acque erano trasportate alla vasca attraverso canali ipogei scavati nella roccia, alcuni dei quali ancora in funzione e visitabili; oggi la vasca non è più riconoscibile ma nel canalone che la ospitava è stato realizzato un giardino che dal punto di vista botanico si adegua ai dettami previsti dal Piano del Parco Archeologico che indica, per l’intera area interessata, la realizzazione di coltivazioni agricole a carattere mediterraneo. Il giardino della Kolymbethra è pertanto una collezione di specie e varietà di agrumi e di piante agricole mediterranee come gelsi, noci, mandorli, pistacchi, melograni; un angolo di campagna mediterranea in un’area di elevata valenza storica e paesaggistica, di indubbia bellezza quando in primavera fiorisce la zagara che riempie il luogo di profumi e ronzii ma con tratti peculiari più da paesaggio agrario  che  da  giardino d'ornamento.
Il Giardino Botanico di Agrigento
Anche se ne avevo sentito parlare già da qualche anno non avevo ancora avuto modo di visitare un altro giardino della città di Agrigento: il Giardino Botanico  che, almeno nel significato del nome avrebbe dovuto avere le premesse per soddisfare la mia passione sia per i giardini che gli Orti Botanici. Questa estate ho avuto l'occasione di una visita  trovando anche in questo caso un luogo, come alla Kolimbethra, dove risulta  preponderante l'interesse storico e paesaggistico del giardino piuttosto che i caratteri del suo verde ornamentale. 
Il Giardino Botanico è, infatti,  un grande spazio verde, esteso oltre sette ettari, di proprietà della ex Provincia Regionale, diventata oggi Libero Consorzio Comunale di Agrigento, che si sviluppa nell’area occupata sino agli anni ‘80 dall’ex ospedale psichiatrico di città. Il giardino va a degradare in ampie terrazze partendo da una balza rocciosa che è limitrofa alla linea delle fortificazioni dell’antica città greca e dell’area dell’attuale parco archeologico. Negli ultimi anni l’intera superficie, da tempo dismessa,  è stata ripulita, recuperata ed aperta al pubblico; presenta alcuni edifici sede di uffici comunali, una rete di sentieri che ne consentono un’adeguata visione ed un’area giochi per i più piccoli.
Il verde, anche in questo giardino, è di tipo “mediterraneo” includendo sia specie autoctone come olivi e mandorli che specie naturalizzate come gli agrumi ed il fico d’india. Molte sono le specie succulente, tante sono le specie di agavi e numerose sono le palme e le Cycadaceae. Un giardino a bassa manutenzione dove, le piante, nella maggior parte dei casi, sono esemplari superstiti dell’area a verde che l’ospedale utilizzava come spazio agricolo per i propri degenti, piante eroiche che negli anni di abbandono hanno resistito al caldo e alle scarse disponibilità idriche adattandosi alla situazione. In passato era stata intrapresa una collaborazione con l’Università di Palermo per recuperare, integrandolo il patrimonio vegetale del giardino, ma se il recupero dell’area è avvenuto con successo soprattutto con lavori di messa in sicurezza del costone roccioso, l’integrazione del verde preesistente con nuove acquisizioni non sembra ancora del tutto completata.
La caratteristiche  che rendono questo giardino particolarmente suggestivo sono, ancora una volta ad Agrigento,  le prerogative storiche e geologiche che hanno segnato  l’alta parete rocciosa che delimita il confine più settentrionale del giardino. Le rocce che la compongono sono di natura calcarenitica con un’alternanza di morfologie che le danno movimento e colore e costituiscono la parte residua di un’antica cava sfruttata già ai tempi dei greci per l’edificazione della città. La particolare situazione geologica ed il tipo di roccia sedimentaria hanno permesso nei secoli di scavare all’interno della parete sia cunicoli (ipogei) atti al reperimento delle acque di falda con la creazione di pozzi e gallerie che vani a scopo abitativo dotati di porte e finestre.
Il luogo, nel 2025 quando Agrigento sarà dichiarata Capitale Italiana della Culturale verrà utilizzato come teatro di pietra dove svolgere rappresentazioni classiche mentre gli spazi ipogei saranno sede di attività espositive. Il Giardino Botanico è stato tra i più votati dagli agrigentini come Luogo del Cuore Fai negli anni trascorsi ed è sede di iniziative di divulgazione ambientale.
Apertura dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12 ( in realtà noi ci siamo rimasti fino alle 14,00); martedì 15,30-17,30.
Numeri per prenotazioni ed informazioni 0922-593813; 0922-593806

mercoledì 9 agosto 2023

Il giardino pensile della cantina Pietradolce

 

Il versante nord dell’Etna, quello che guarda i Nebrodi e la Valle del fiume Alcantara, è molto particolare da un punto di vista paesaggistico;  i crateri sommitali più attivi dell’Etna sono nascosti dal cratere centrale che fuma tranquillo senza parossismi ed ansie.

Le pendici del vulcano, in questo versante, sono molto boscate e poco attraversate da strade ed i paesi come Linguaglossa, Randazzo, Castiglione di Sicilia e Bronte sono distanziati tra loro, con poche abitazioni sparse nelle campagne. Il paesaggio agricolo, dai mille metri di quota in giù, fino alle balze del fiume Alcantara, è dominato dalla coltivazione del vigneto. 
Sarà per il terreno vulcanico sciolto e sabbioso e ricco di minerali ferrosi, sarà per l’esposizione ed il particolare microclima, per la qualità delle varietà locali (Nerello Marsalese, Nerello Cappuccio per il vino rosso e Carricante per il bianco) e per le tecniche di vinificazione ma il vino Etna Doc, dal colore rosso rubino e dal sapore intenso ed armonico, tutelato oggi da un Consorzio che comprende oltre 142 contrade etnee in 11 comuni, è un prodotto antico che soddisfa i palati moderni visto che è sempre più richiesto sul mercato nazionale ed estero con una produzione di tre milioni e mezzo di bottiglie per i primi sei mesi del 2023.
Tra le tante aziende che negli ultimi vent’anni sono andate ad aggiungersi ai produttori di più antica tradizione vi è la famiglia Faro, imprenditori del verde che nella Sicilia ionica, a Giarre, hanno realizzato sotto la guida del capostipite Venerando, un gruppo aziendale vivaistico per un totale di circa 600 ettari, con un catalogo di oltre 5000 tra specie e varietà, che propone e realizza grandi progetti di aree a verde in tutto il Mediterraneo e oltre. Mario e Michele Faro, che rappresentano la seconda generazione al comando dell’azienda, hanno impresso alle attività di famiglia una marcia in più, diversificando la produzione, espandendosi nel settore del turismo verde con la realizzazione del grande parco botanico Radicepura, luogo di eventi e di iniziative legate al paesaggio e di luoghi di charme immersi in una lussureggiante vegetazione tropicale come Donna Carmela e Don Ferdinando, per l’accoglienza di un turismo d’elite.
Grazie alla passione di Michele per l’enologia,  anche il vino è diventato business di famiglia.  A partire dal 2005 sono stati acquistati 11 ettari di vigneto a Solicchiata, frazione di Castiglione di Sicilia,  zona tra le più rinomate per la produzione del vino Etna Doc.
E’ stata poi realizzata, su progetto dell’architetto Viviana Haddad, la cantina Pietradolce, a ridosso dei vigneti di proprietà, la cui struttura, dalle linee moderne ed essenziali è perfettamente integrata nel territorio vulcanico circostante, ospitando al suo interno le più innovative tecniche di produzione enologica che si coniugano però con la tradizione di un’ antica sapienza contadina. 

In pochi anni la cantina ha raggiunto una produzione di circa 130 mila litri di vino suddiviso in cinque etichette di gran livello con due vini di altissima gamma ottenuti da viti pre fillossera, franche di piede, come il Barbagalli Etna rosso e il Sant’Andrea Bianco. La cantina ha ambienti di grande suggestione come la bottaia o il caveau dei vini, ospita installazioni di importanti artisti siciliani e del nord e dispone di una zona degustazione molto accogliente, che guarda da grandi vetrate i vigneti sottostanti, spaziando la vista fino alla valle dell’Alcantara.
A lato della sala ci si affaccia su un’area di soggiorno all’aperto contornata da un giardino a connotazione naturalistica che copre e mimetizza il tetto dei magazzini sottostanti.
E’ un giardino pensile, realizzato circa otto anni fa da Franco Livoti, che è il progettista del verde dei Grandi Vivai Faro, ed è stato pensato con l’idea di integrare il fabbricato della cantina nel paesaggio circostante utilizzando specie spontanee della vegetazione arborea ed arbustiva etnea che è possibile ritrovare all’interno delle cosiddette dagale, isole di vegetazione pioniera che si formano dentro ampi fronti lavici costituiti da materiale vulcanico incoerente.
Betula aetnensis è la specie più rappresentativa di questo giardino, la cui corteccia bianca che si sfalda ad anelli ripropone la presenza alle alte quote etnee di questa specie relitta di epoche climaticamente remote. Tra le specie arboree presenti vi sono aceri, frassini, corbezzoli, lecci in associazione con specie arbustive come ginestra (Spartium junceum), terebinto, Bupleurum fruticosum, Euphorbia ceratocarpa, Euphorbia dendroides, cisti, aromatiche come il rosmarino, presente in grandi macchie, fillirea, ruta; per il tocco di colore è stato usato il giallo dell’ elicriso e del papavero cornuto ( Glaucium flavum) ed il rosa del Dianthus rupestris; per il bianco argentato, le foglie di Teucrium fruticans e senecio.
La realizzazione di questo giardino ha comportato l’utilizzo di vasconi profondi un metro riempiti con terriccio e pomice dell’Etna per ridurne il peso; in alcuni punti, per aumentarne la profondità a beneficio di specie arboree di buono sviluppo come la betulla e per dare movimento alla composizione, si è ricorsi alla baulatura del suolo, con riporto di terreno incoerente, in modo da aumentare la profondità complessiva a circa due metri; essendo, poi,  il fabbricato addossato ad un terrapieno si è utilizzata questa zona per concentrarvi le specie arboree di maggiore sviluppo.
Betulle all'impianto (2015) e oggi

Il giardino pensile della cantina Pietradolce è una ben riuscita rappresentazione di un ecosistema naturale in cui passeggiare, prima di assaporare in armonia con il paesaggio circostante,  un buon calice di vino.

domenica 16 maggio 2021

Bulbine frutescens

Una specie adatta per i giardini con poca acqua

 

Fino a pochi giorni fa Bulbine frutescens era per me una pianta sconosciuta, consigliatami da un amico, architetto paesaggista salernitano, vista soltanto in foto; nell’aiuola adottata da Enrico, sul marciapiede davanti al suo studio, le bulbine formavano una macchia di colore arancione niente male partendo da piante, a suo dire, veramente frugali.

L’ho cercata senza successo presso siti online e vivai di zona e poi quando ne avevo perso anche la memoria mi si è parata davanti in tutta la sua gloria negli spazi a verde comuni di un agriturismo di Scicli. Macchie di un intenso arancione che sprigionavano allegria contro il bianco abbagliante di un muretto a secco.
Per saperne di più ho consultato testi e siti web e ho scoperto su Bulbine frutescens alcune curiosità: in latino, ad esempio, il nome botanico del Genere è fuorviante perché, al contrario di quanto farebbe pensare la denominazione "bulbine", non si tratta di una specie bulbosa ma di una succulenta a radice rizomatosa, affine alle aloe e agli hemerocallis essendo appartenente alla famiglia delle Xanthorrhoeaceae; il nome greco bulbine deriverebbe, invece, dalla presenza, nel Genere, di piante che hanno radici rizomatose o tuberi molto simili ad un bulbo; nei luoghi d’origine, in Sud Africa, la chiamano  “rankkopieva o balsamkopiva”,  per gli inglesi è pianta “coda di gatto o fiore serpente (cat's tail, snake flower ).
Si tratta di una specie perenne, con foglie inspessite e succulente,  che si comporta da tappezzante formando, nei luoghi d'origine,  cespi riuniti in colonie diffuse lungo le rive dei fiumi e le dune sabbiose delle aree costiere. La parte gradevole della pianta sono i fiori che nelle varietà orticole possono essere gialli, arancione o bianchi,  portati in grappoli allungati su sottili steli lunghi circa 30 cm; gli stami dei fiori sono piumati, come in tutte le specie del Genere e questo particolare ne consente un facile riconoscimento rispetto ad altre piante simili.
La fioritura comincia in primavera e dura sino all’inizio dell’estate poi, dopo la pausa estiva, si può avere anche una fioritura autunnale. Dai fiori si originano frutti a capsula contenente semi neri di forma ovale che trasportati dal vento favoriscono una facile riproduzione della specie che si propaga facilmente anche attraverso divisione del rizoma; basta, infatti, interrare una foglia staccata con parte del cespo basale per ottenere rapidamente nuove piante.
Le foglie di colore grigio verde, strette e semicilindriche mantengono un aspetto gradevole tutto l’anno; la base del cespo nel tempo tende a diventare legnosa e sviluppa radici aeree. Le varietà orticole sono usate nei giardini in fitti gruppi per realizzare bordure e giardini rocciosi in zona molto soleggiata ed in un clima anche particolarmente asciutto;  può essere coltivata  in vaso mantenendo un aspetto gradevole.
Sorprendenti le proprietà curative e medicinali della specie  che sono molto simili a quelle attribuite ad Aloe vera; le foglie, gli steli ed anche le radici contengono, infatti, un succo dalle elevate proprietà antibatteriche che usato in modo topico sulla pelle è in grado di curare eritemi, ustioni, vesciche, scottature solari. 

In Sicilia si può trovare qui

lunedì 24 febbraio 2020

Hatriplex halimus, sapore di sale

Le giornate cominciano a diventare tiepide in questo inverno a finire; sbircio tra i vasi in balcone e scopro il nasturzio in fiore e vedo che sono sul punto di aprirsi i rossi boccioli del gelsomino polyanthum, scambiato in autunno con un vaso di tabacco ornamentale agli incontri tra appassionati del verde che si tengono periodicamente al Vivaio Malvarosa.  Tutto procede speditamente verso il momento clou dell’anno (non è ancora tanto vicino ma già lo percepisco e pregusto) in cui fare il primo rapido bagno di mare per poi crogiolarmi al sole e una volta asciutta, assaporare sulle labbra il sapore di sale: momento perfetto da pregustare.
 
A me piace molto il sapore del sale, lo preferisco di gran lunga al dolce che è un gusto moderno tipico dell’uomo civilizzato mentre il sale ci viene da lontano; moneta di scambio di popoli isolani che dal mare estraevano il conservante naturale per cibi ed alimenti primitivi. Per questo motivo quando ho avuto modo di incontrare, tra le tante offerte di piante officinali prodotte dal vivaio Clagia di Mimmo Terlizzese, Atriplex halimus non me la sono lasciata scappare.
Chiamata anche  porcellana di mare, alimo o più comunemente, e qui siamo in tema, erba sale, Atriplex halimus è una specie arbustiva spontanea di non grandi dimensioni, molto ramificata e con rami frequentemente sarmentosi, che cresce spontanea nel Bacino del Mediterraneo lungo le aree costiere sia di sabbia che rocciose ma anche nei terreni salati dell’entroterra, resistendo bene agli spruzzi di acqua salata e agli elevati contenuti salini del suolo. 
Sito Immagine
La specie, che appartiene alla famiglia delle Chenopodiaceae, ha foglie grassocce, persistenti, picciolate e di colore verde grigio con fiori molto piccoli , insignificanti da un punto di vista ornamentale, ma questo è un dettaglio poco importate perché il suo pregio peculiare è nelle sue foglie che sanno di sale e non soltanto, come sembrerebbe naturale, quando la pianta cresce in prossimità del mare, ma anche in vaso, a casa, dove da oltre un anno è sul mio balcone e le cui foglie giovani mantengono il gusto salato in grado di insaporire anche la più sdolcinata delle verdure.  
Le foglie vecchie invece non hanno un sapore da ricordare perché contengono saponine e per questo la pianta era utilizzata per ottenere cenere per la produzione del sapone. La specie viene inoltre considerata un dissalatore naturale dei terreni tanto da essere utilizzata in progetti di recupero ambientale. I testi dicono che si moltiplica per divisione in autunno o primavera prelevando gruppi di germogli basali muniti di radici e piantandoli direttamente a dimora. Si possono fare anche talee nella tarda primavera prelevando la parte apicale dei germogli messi a radicare nella sabbia. Può essere potata drasticamente e sempre ributterà costituendo ottime siepi frangivento vista mare.

Il bello delle piante alofite che cioè, come l’Atriplex , sono amanti del sale, è che non sono poche e spesso sono anche esteticamente gradevoli tanto che è possibile con esse creare angoli suggestivi nei giardini in riva al mare. 
Ho avuto modo di vedere e fotografare nel corso della prima edizione del Festival del Giardinaggio Mediterraneo a Radicepura in Sicilia un giardino denominato Hortus salis di Alejandro O’Neill , un paesaggista nato in Uruguay che utilizza molte piante autoctone nella realizzazione dei suoi giardini.
 
L’elenco delle specie utilizzate per la realizzazione di questo spazio a verde era vario e numeroso annoverando: Tamarix gallica, Teucrium marum, Teucrium fruticans, Pistacia lentiscus, Stipa tenacissima, Artemisia arborescens, Rosmarinus officinalis, Santolina chamaecyparissus, Thymus x citriodorus , Vitex agnus castus, Genista aetnensis, Glaucium flavum, Jacobea maritima, Malva arborea, Matthiola sinuata, Myrtus communis, Phlomis fruticosa, Gaura lindheimeri White, Centaurea sphaerocephala, Euphorbia characias, Euphorbia rigida, Cytisus scoparsi, Cistus x pulverulentus, Helichrysum italicum sub sp. siculum , Thymbra capitata, Achillea maritima
  
 
Nel complesso una composizione gradevole e facile da copiare se si ha la possibilità di trovare il materiale vegetale necessario presso vivai specializzati (in Sicilia, tra gli altri, Piante Faro, Clagia e Iberis ).
Buon sale a tutti! 
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