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mercoledì 10 gennaio 2024

Araucaria bidwillii, l'albero delle vedove

 
A quale categoria apparterranno  le mogli vedove di mariti morti a causa dell'azione  infausta causata da questo albero ritenuto a torto o ragione un potenziale killer vegetale? Nel gruppo, fortunatamente molto ristretto, potrebbero rientrare le mogli di giardinieri alle prime armi o di ignari e sfortunati passanti o di uomini sbadati, frequentatori assidui di parchi storici, ubicati limitatamente però, solamente nelle aree mediterranee a clima mite; tutte le eventuali vittime dovrebbero, inoltre, essere accomunate, da una enorme dose di sfortuna: Eh si perché ce ne vuole veramente tanta per morire centrati in pieno da una delle grandi pigne del peso di 5-6 kg, in caduta libera dall’alto della chioma (anche 30 metri) di questa esotica araucaria australiana. Ma, andiamo per ordine analizzando passo dopo passo i diversi aspetti della vicenda.
Identikit del killer
Araucaria bidwilii è una grande conifera sempreverde di origine australiana che raggiunge in natura i 40 metri di altezza; ha un fusto cilindrico piuttosto robusto e una corteccia di un colore dal marrone scuro al nero che si sfalda in squame nelle piante adulte; la chioma è nei giovani esemplari di tipo colonnare per diventare a forma di cupola nelle piante adulte; i rami sono orizzontali, disposti in palchi e portano rametti lunghi e leggermente penduli, persistenti, attaccati ai rami anche da secchi. 
Le foglie sono lanceolate, lucide, coriacee e di colore verde scuro, con l’apice pungente e disposte a spirale, irregolarmente su due file laterali. Le foglie sono prive di nervatura mediana ma con numerose nervature parallele. La specie è monoica portando fiori maschili e femminili sulla stessa pianta. 
Le infiorescenze maschili sono cilindriche, lunghe e pendule di colore giallastro-rossiccio e compaiono in aprile maturando poi in settembre-ottobre; gli strobili femminili di forma ovato-globosa hanno dimensioni di 30x25 cm e maturano a distanza di circa due anni dall’avvenuta fecondazione.
All’interno sono presenti semi di forma oblunga, con apice troncato, lunghi 3-5 cm, eduli e per gusto e consistenza simili alle castagne; un alimento estremamente importante per le popolazioni native della zona d’origine che per questo consideravano la specie un albero sacro.
Araucaria bidwillii è nota con il nome comune di “pino bunya” dal luogo, il monte Bunya, sito tra le foreste subtropicali montane del Queensland, in Australia, in cui sono stati individuati i primi popolamenti spontanei; da un punto di vista sistematico Araucaria bidwillii è l'unica specie esistente nella sezione Bunya della famiglia delle Araucariaceae. Questo grande albero è stato descritto in natura per la prima volta intorno al 1837 dall’esploratore Andrew Petrie che, guidato da un gruppo di aborigeni fino alla catena montuosa Blackall, rimase talmente colpito da questo albero che ne fece uno schizzo raccogliendone alcuni campioni di legno. Nel 1843, John Bidwill, un botanico australiano di origine inglese che divenne il primo direttore dei Royal Botanic Gardens di Sydney, ne portò semi e piantine a Londra ed è per questo che al momento della descrizione sistematica della specie da parte di William Jackson Hooker si volle omaggiare Bidwill dando a questa Araucaria l’attributo specifico  "bidwillii". Dalla metà del diciannovesimo secolo in poi, Araucaria bidwillii,  è diventata un albero ornamentale presente in aree verdi a clima caldo umido in Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti (principalmente California) ed Europa meridionale (Portogallo e Italia). In Sicilia si trovano grandi esemplari risalenti alla fine dell’Ottocento; ne ho visto un esemplare monumentale a Palermo presso Villa Trabia, a Catania alla Villa Bellini, a Viagrande (Villa Manganelli) e a Riposto al Parco delle Kentie. 

Araucaria bidwillii, Parco Kentie Riposto
In tempi moderni è una specie quasi scomparsa dal mercato vivaistico nazionale nonostante sia una conifera esteticamente molto bella, a crescita vigorosa e relativamente rapida. Per spiegarne il motivo è necessario approfondire le informazioni che riguardano il come ed il perchè  l'albero possa essere ritenuto mortalmente pericoloso.
Arma del delitto
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Essendo Araucaria bidwillii una conifera, i semi sono contenuti all’interno di una pigna che come un grosso ananas ha sulla superficie esterna, prima verde poi di colore marrone, squame spiralate, legnose e sporgenti; le pigne contenenti i semi vengono prodotte tra dicembre e marzo a circa un anno e mezzo di distanza dalla comparsa dei coni polliniferi maschili e dall’avvenuta impollinazione. 
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Ogni pigna contiene 50-100 semi che sono racchiusi in un tegumento sottile, di color cuoio, resistente; il frutto pesa in media 5-6 kg e viene prodotto sui rami più alti della chioma; alla sopraggiunta maturazione la pigna si stacca e cade al suolo.
Deduzioni
Araucaria bidwillii,  specie definita con il termine comune  di  "albero delle vedove" , per meritare il titolo  sarebbe dovuta  comparire frequentemente in fatti di cronaca riguardanti casi di uomini colpiti mortalmente dalle sue grosse pigne in caduta libera. In realtà per quanto abbia cercato sul web ho reperito solo poche notizie riguardanti il caso di una anziana colpita ad una gamba a Sidney   e quello  di un uomo colpito in testa  a San Francisco mentre leggeva in un parco, riportandone un forte trauma che lo ha spinto  a richiedere un risarcimento milionario all’ente gestore.
Ed è proprio questo il motivo della scomparsa della specie dai listini di produzione vivaistica; per evitare di incorrere in eventuali contenziosi, le amministrazioni che gestiscono il verde pubblico evitano di piantare questa essenza arborea; troppi i fastidi per ottemperare alle norme di sicurezza  come la messa in opera di cartelli di allerta e la necessità, molto onerosa di  far rimuovere, da pompieri o ditte specializzate, i coni giunti a maturazione in cima agli alberi; troppo lavoro e costi eccessivi. 
Verdetto
In conclusione  posso affermare che, a mio giudizio,  il fatto non sussiste e che, pertanto,  per Araucaria bidwillii l’epiteto “ albero delle vedove” è assai poco pertinente in quanto il crimine  è del tutto inesistente.


sabato 17 agosto 2019

A Pozzallo una plumeria rosa shocking

Che in Sicilia il clima stia diventando tropicale lo si può capire non soltanto dal fatto di non riuscire più a vivere in estate senza stare incollati ad un climatizzatore ma anche per la vegetazione che cambia, assumendo caratteri di mondi climaticamente caldi e lontani. Se un tempo aranci e limoni profumavano le campagne lungo le coste siciliane oggi mango, annona, litchi e banani sono sempre più presenti nei nuovi impianti realizzati sull’isola ed anche nei giardini ibischi e bougainville sono oramai roba da clima padano.
Le nuove condizioni climatiche registrate sull'isola consentono, infatti, di coltivare all’aperto specie dai nomi esotici come tipuana, firmiana, stenocarpus, hovenia, sapindus, amelia o achetaria.
Per alcune specie esotiche l’acclimatazione in Sicilia non è cosa recente: prendiamo ad esempio la plumeria, coltivata come specie in vaso ed in piena terra dalla fine dell’Ottocento.
Grandi esemplari della varietà 'Palermitana' sono presenze abituali nei giardini a mare dell’isola ma le varietà a fiore rosso, rosa, giallo o arcobaleno, le cosiddette Pagoda tree dei templi orientali, coltivate in piena terra, sono state sino ad oggi un desiderio botanico inappagato, surrogato con la coltivazione di piante in vaso da proteggere con ogni riguardo dai rigori del tiepido inverno mediterraneo. 

JL Dane, Red Pagoda, Dragon Tears, Butterfly Gold, Gina
Ma ogni regola ha le sue eccezioni ed infatti a Pozzallo, un paese del ragusano affacciato sul mare, c’è un anziano esemplare di Plumeria rubra i cui fiori, di un intenso colore rosa shocking, richiamano numerosi estimatori per vedere ed annusare dal vivo questo magnifico albero di plumeria che tutti chiamano ‘Pozzallo pink’.


Si tratta di un esemplare di circa quarant’anni d’età accudito dalla famiglia Carbone che se lo guarda a vista; i fiori sono rossi nella tonalità del fucsia con un piccolo centro giallo; invecchiando sbiadiscono assumendo una colorazione rosata.
Foto di Antonio Butera
Il profumo è dolce e mielato e le foglie di non grandi dimensioni sono di un colore verde molto intenso. E’ una pianta estremamente fiorifera e questo carattere si mantiene anche nella numerosa progenie ottenuta da talee.

 
In un giardino poco più in là c’è la pianta madre che ha una decina d’anni in più; la progenitrice non è in buono stato di salute perché qualche hanno fa, mi racconta la signora Carbone, ebbe una brutta disavventura: un automezzo del comune che distribuiva antiparassitario per le strade, si trovò a sostare a lungo davanti l’aiuola che ospitava la pianta provocandone all’istante il completo disseccamento di tutte le foglie. A dimostrare tuttavia, la resistenza della cultivar, la pianta negli anni si è ripresa ed è di nuovo in fioritura anche se l’aspetto generale al momento non è particolarmente lussureggiante. 
Per capire da dove  sia arrivata la pianta madre presente a Pozzallo e di quale varietà di Plumeria rubra si tratta ho sentito vari amici esperti come Antonio Butera e Francesco Bufalino, entrambi collezionisti e Giampietro Petiet dei vivai Sun Island Nursery; la varietà sembrerebbe originaria del Bacino del Mediterraneo essendo presente con grandi esemplari in Israele ed in nord Africa ed in passato anche in Sicilia dove negli anni 60 erano presenti tre esemplari a Siracusa in prossimità di un ufficio coloniale che teneva i contatti con le colonie italiane in Africa; da ricordi di Bufalino, che sulla pianta di Pozzallo ha effettuato, in passato,  taleaggio per un vivaio di Siracusa, sembra che proprio a Siracusa la pianta di Pozzallo sia stata comprata. Come avviene spesso nel campo delle specie che hanno grande variabilità genetica, una stessa varietà sino a che non è  stata registrata, se propagata, viene spesso chiamata con nomi diversi ecco perché le piante ottenute da talee prelevate sulla pianta di Pozzallo sono state chiamate anche con i nomi di 'Red pendulant' e 'Francesca' ( l’ha chiamata così il collezionista Bufalino); su informazione di Petiet apprendo , inoltre , che della varietà ne è stata fatta la registrazione  con il nome ufficiale di  Carmel Tango anche  se nella lista aggiornata delle 503 cultivar registrate presso l'Associazione Americana della Plumeria (P S A)  questa varietà non compare e non è mai stata proposta; la denominazione 'Pozzallo pink'  ha dunque connotazione locale, circostritta alle due piante presenti nel paese siciliano. 

Nonostante il fascino esotico di questo esemplare arboreo di Plumeria rubra, tuttavia, a Pozzallo, c’è chi non ne capisce appieno il valore  monumentale se, come racconta la famiglia Carbone,  l’anno scorso, il Comune ha inviato un'ingiunzione per procedere al taglio di quella parte di chioma sporgente sulla strada per consentire una più facile manovra agli automezzi spazzatori del Servizio ecologia. Tagliare la chioma di un simile esemplare è pura follia e infatti i proprietari hanno fatto,  sino ad oggi,   resistenza passiva; hanno sfoltito un poco ma la pianta ha recuperato alla grande ed in questi giorni d’estate ha una vegetazione fitta ed una fioritura ridondante; per il resto un motociclo della famiglia sosta perennemente sotto la chioma a protezione del gioiello di famiglia.
Non venisse in mente a qualche solerte operatore ecologico del Comune di parcheggiare l’autocompattatore proprio li.
 
In catalogo in questo vivaio qui:
 
 

giovedì 25 agosto 2011

Koelreuteria paniculata: un albero “pioggia d’oro”

 
Premessa
La scelta di una specie arborea da mettere in giardino non è cosa da prendere alla leggera. La maggior parte delle piante appena comprate sono giovani fuscelli dell’età di uno o due anni che, se anche fossero di una sequoia o di un baobab, ci apparirebbero, al momento dell’acquisto teneri ed indifesi, inadeguati per lo spazio loro assegnato in base a quelle che dovranno essere le dimensioni future. Nel tentativo di conseguire un “pronto effetto” si tenderà, allora, a non prendere nella giusta considerazione il rispetto delle distanze minime prescritte; le diverse specie arboree verranno collocate con una densità di piantumazione troppa alta che comporterà un inevitabile sovraffollamento, da  diradare in seguito. 
Brachychiton


Il fu.. Brachychiton

Cosa ancor più grave, si sottovaluta, spesso, la necessità di mantenere una distanza minima adeguata tra il futuro tronco della specie arborea prescelta ed i muri perimetrali di confine o le stesse pareti della casa. Quante controversie civili hanno come oggetto del contendere alberi o arbusti ormai adulti che in un modo o nell’altro si sono addossati alla proprietà vicina. E che dire dei Ficus elastica decora o dei Ficus benjamina regalati alle nonne per Natale che, ingialliti dal caldo termosifonato dei nostri appartamenti, vengono, in primavera, posizionati nella piccola aiuola vicino la veranda di cucina.
Ci potevamo pensare prima?
Nel volgere di pochi anni, radici poderose si infileranno sotto il muro della casa alla ricerca di umidità svellendo mattonelle, sollevando pavimenti ed intasando pozzi neri.
La fine di queste povere piante è quella di essere oggetto di lunghe controversie legali per poi essere tagliate, sradicate, divelte con molto dispiacere per chi le ha piantumate e notevoli spese per chi non è stato previdente. Dunque, nella scelta della specie da mettere in giardino occorrerà per prima cosa avere ben chiara la dimensione che la pianta avrà da adulta. E decidere di conseguenza. E’ necessario poi, studiare il fabbisogno in clima e in suolo della specie: se attorno avete castagni, non è posto per Brachychiton; se viceversa siete a Lampedusa non provatevi a coltivare azalee. Da non sottovalutare poi, nella scelta della specie altre informazioni di grande importanza; ad esempio, sarà previdente sapere se la specie è allergenica (chi ha olivi, cipressi, tigli, ontani o pioppi ne sa qualcosa); se è
velenosa (oleandri, acokanthera); se attira le api o è tossica per i gatti; se produce frutti che piacciono agli uccelli (provateci a stare sotto?) o che cadono al suolo imbrattando il pavimento, la panchina o la macchina parcheggiata (Celtis australis, Ficus retusa); se ha spine sul tronco (Erythrina o Chorisia) e, dunque, non è adatta ai bambini.
Proviamo ora ad applicare quanto detto ad una specie arborea che di recente ho consigliato ad un’amica: Koelreuteria paniculata. La specie è un bell’albero di media grandezza (non supera in genere i dieci metri di altezza) di lento accrescimento con il tronco, a corteccia grigia, che spesso si contorce. Proviene dalla Cina e climaticamente è molto adattabile trovandosi a suo agio nelle città del Mediterraneo dov'è molto utilizzata nelle alberature stradali ma espande la sua presenza sino al sud della Francia. Le cronache botaniche dicono che è specie da pieno sole, molto rustica e poco esigente in fatto di suolo; sopporta molto bene le potature che consentiranno di contenerne lo sviluppo adattandola, se necessario, agli spazi stretti dei piccoli giardini. Ha chioma arrotondata ed un bel fogliame verde scuro di foglie imparipennate, caduche; d’estate produce piccoli fiori gialli riuniti in pannocchie apicali che le fanno meritare l’appellativo inglese di “ Golden rain tree”.
  
 
 
Dai fiori si originano frutti a capsula, trigoni con forma di lanterna cinese con all'interno un seme nero.
 
I frutti, prima di colore verde paglierino, poi marrone, persistono tutto l’inverno sulla pianta. Il nome del genere, così difficile da memorizzare, è stato attribuito in onore del botanico tedesco Joseph Koelreuter (1733-1806), professore di storia naturale a Karlsruhe, mentre il nome della specie si riferisce ai peduncoli filiformi cui sono attaccati fiori e frutti. La famiglia di appartenenza è quella delle Sapindaceae cui appartengono molte specie arboree (Sapindus mukorossi, Sapindus saponaria) note come “Alberi del sapone”. Anche i semi di Koelreuteria come quelli delle altre specie contengono saponina ed immersi in acqua producono un emulsione sgrassante. Alcuni siti, infine, indicano la specie come potenzialmente tossica per i gatti in quanto contiene sostanze blandamente irritanti, ma non tutti i gatti manifestano i sintomi. I vivaisti ne commercializzano anche la varietà "Fastigiata" a portamento colonnare. Ora, avendo saputo tutto ciò che c'era da sapere su Koelreuteria paniculata, potremo decidere, con cognizione di causa, di mettere a dimora....un Cedro del Libano.



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