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mercoledì 30 luglio 2025

Le stanze in fiore, un giardino dal forte carattere

 

A conclusione della visita di un giardino, quando a casa riordino le idee, rivedo gli appunti, riguardo le foto, riascolto le voci registrate, mi pongo sempre la domanda se il giardino che ho appena visto è riuscito a raccontarmi una storia e se questa mi ha interessato tanto da avere, a mia volta, voglia di raccontarla. A conclusione della visita del giardino “Le stanze in fiore”, ho da subito pensato che avrei avuto tanto da raccontare perché il giardino, che ho avuto modo di vedere in due visite successive distanti tre anni una dall’altra, rispecchia a pieno  il carattere e gli interessi poliedrici di Rossella Pezzino de Geronimo che ne è la proprietaria.
Un' artista,  fotografa, imprenditrice catanese, che lo ha progettato e realizzato per rivivere, come in un viaggio interiore, le tappe e gli stati d’animo che hanno caratterizzato gli ultimi venticinque anni della sua vita.
Il giardino, che contorna la villa padronale in stile neoclassico datata 1889, si trova a Canalicchio, un quartiere settentrionale di Catania ed occupa una superficie di sette ettari che si sviluppano lungo le pendici di Monte S. Paolillo, un edificio vulcanico del basso versante etneo, di origine piroclastica, abitato sin dall’età del Bronzo,  scampato alla cementificazione degli anni 80 ed oggi area verde a ridosso della Timpa Leucatia.
Zona ricca d’acqua, tanto da ospitare i ruderi di un antico acquedotto benedettino e geologicamente molto interessante per la presenza di resti di antiche bombe vulcaniche il cui reperimento, in buon numero, spiega il nome di via Pietra dell’Ova (uova di pietra) attribuito alla strada, oggi molto trafficata, che delimita la base del monte.
Il giardino è un paradiso vegetale che ospita oltre mille e cento specie ornamentali, per lo più di origine tropicale, che si sono ambientate in un luogo dove l’acqua, che viene giù a riciclo dall’alto della Timpa, salta in cascatelle, scorre in ruscelli, si ferma e riposa in laghetti e stagni, creando un microclima tropicale adatto per le molto piante esotiche presenti e che richiama  fauna selvatica (volpi sopra tutto) e uccelli stanziali e di transito (due aironi di passaggio, recentemente, si sono qui rifocillati mangiando un buon numero di carpe koi da un laghetto del giardino).
luoghi d'acqua
Come racconta il nome del giardino, questo si articola in stanze, aree tematiche concatenate disposte lungo un percorso che si snoda tra terrazze sorrette da antichi muretti a secco, la cui composizione vegetale esprime stati d’animo di introspezione o di apertura a sprazzi di speranza (l’acqua che simboleggia il mare, costante fonte di ispirazione) o racconta esperienze di viaggio (le stanze giapponesi, la serra vittoriana, l’erbario delle esperienze, il giardino cinese, l’ambiente mediterraneo) che hanno portato Rossella a creare un giardino informale, romantico, dove tutto sembra naturale ma nulla è casuale e dove ogni cosa cerca di replicare  le emozioni maturate in una vita condotta intensamente e talvolta (come dice lei stessa) in modo estremo.
La prima stanza che si incontra, lungo il percorso guidato dalla stessa Rossella, è stata progettata subito dopo l’acquisto della casa in un momento di gravi vicissitudini personali e familiari ed è perciò stata pensata e realizzata in forma circolare come un luogo chiuso, intimo, introspettivo con alte e fitte pareti perimetrali di bambù orientali dal fusto nero e dalla vegetazione bruna,  i cui culmi posti a stretto contatto creano una barriera con il mondo esterno ma anche un luogo intimo e molto musicale quando il vento fa sbattere tra loro i fusti flessuosi che risuonano come casse armoniche. 
Un percorso perimetrale consente di avere diverse visuali del luogo che ha l’aspetto di un jungla tropicale dove le palme si intrecciano con felci e specie dal grande fogliame come colocasia, farfugium, tetrapanax e dove l’aspidistra, qui usata come tappezzante, appare sporadicamente ravvivata dal colore dei caladium che punteggiano il cammino.
La seconda stanza fa intravedere il raggiungimento di una certa serenità interiore attraverso l’elemento equilibratore per eccellenza che è l’acqua che scorre incessante da un grande fontanile ricavato da un antico abbeveratoio di campagna, il cui zampillare copre i rumori del traffico vicino ed invita a percorrere il sentiero che porta allo stagno, costruito intorno ad alti alberi preesistenti, introducendovi tantissime specie di felci. Una bella sfida botanica a 200 metri sul livello del mare che ha dato però ottimi risultati,  visto che molte specie si sono così ben ambientate da avere colonizzato gli antichi muri a secco del giardino. 
Si arriva, quindi, percorrendo bassi gradini in basalto, bordati da cespi fioriti di Salvia brillantaisia, allo spazioso terrazzamento a prato, dalla visuale aperta, che contorna la casa, ospita una bella piscina ed è bordato da specie i cui fiori profumano le notti d’estate come: Gardenia thunbergia, Plumeria rubra, Murraja exotica
Il percorso nel giardino procede tra mille sorprese ed incanti vegetali (fioriture spettacolari di Erithyna bidwilli, Cassia fistula, Plumeria rubra in varietà.
Le tillandsie e le orchidee nella serra vittoriana, il ficus dalle radici aree colonnari, il profumo ed i colori delle tantissime specie rampicanti, tra tutte Mandevilla suaveolens e tantissime specie di clerodendron  sono alcuni dei tanti punti di interesse del giardino.
Seguendo il racconto del percorso emozionale che ha portato l’artista a progettare ogni singolo angolo del luogo,  si incontrano le rappresentazioni dei quattro elementi della natura: aria, acqua, terra e fuoco (raffigurato con ampie macchie di iresine dal fogliame fiammeggiante).
Il parco ospita numerose installazioni artistiche realizzate non solo dalla stessa Pezzino de Geronimo che, con i suoi lavori, ha partecipato ad esposizioni prestigiose, tra cui nel 2022 alla Biennale di Venezia, con una serie di tele dal titolo “Caos liquido”, ma anche da tanti amici artisti che ispirati dal luogo hanno donato opere scegliendone la giusta collocazione nel parco.
Il giardino ha annesso  un vivaio e produce ortaggi biologici che sono messi in vendita al pubblico; il parco botanico è luogo di incontri didattici con le scuole ma anche di eventi e cerimonie.
Per chi volesse approfondire la genesi del giardino, Rossella Pezzino de Geronimo ha raccontato in forma di romanzo la sua vita nel libro da poco edito da Calibano Editore dal titolo "Le stanze in fiore".
Leggendolo si comprende la forza d’animo e la caparbietà di questa donna che tra le tante, incredibili esperienze vissute, tre anni fa, all’età di 72 si è cimentata con successo nella traversata a nuoto dello stretto di Messina;  e non vi dico altro, non vi dico.

Le stanze in fiore, orari e contatti: qui




lunedì 19 maggio 2025

I nuovi giardini del Radicepura Garden Festival

Maggio 2025

 

Dimenticate le giornate uggiose del recente inverno, dopo una stagione di piogge inusuali per la Sicilia ed il Meridione tutto, è tempo di godersi l’arrivo del primo desiderato tepore in queste giornate luminose e terse che solo la primavera sa regalare. Per gli appassionati di giardini quelle di maggio sono settimane frenetiche in cui si susseguono ed accavallano mostre mercato, convegni, aperture di nuovi giardini, che a volere essere ingordi bisognerebbe sdoppiarsi o triplicarsi per vedere tutto ciò che di interessante si offre al pubblico. Questo fine settimana, da 16 al 18 maggio, ad esempio, in Sicilia, dove di verde se ne dovrebbe parlare spesso e non solo per due o tre settimane l’anno, si svolgono contemporaneamente: l’Infiorata di Noto, La Zagara all’Orto Botanico di Palermo e l’inaugurazione del Radicepura Garden Festival, vicino Giarre. Io ho scelto di vedere l’apertura del Radicepura Garden Festival, una manifestazione che si svolge a cadenza biennale, arrivata quest’anno alla sua quinta edizione. 

Parco di Radicepura

Il luogo dove si svolge il Festival, vicino Giarre, è il parco botanico di Radicepura, ideato e gestito dalla famiglia Faro proprietaria dei Grandi Vivai che esportano piante ornamentali in tutto il Bacino del Mediterraneo ed oltre. 

Mario Faro

All’interno del parco, dopo avere bandito un concorso di idee rivolto a progettisti del verde under 36, sono stati realizzati 10 giardini vincitori, capaci di interpretare al meglio il tema del concorso di quest’anno che è: “Chaos (and) order in the garden”. 

Antonio Perazzi

Una giuria guidata dall'architetto paesaggista Antonio Perazzi che è il direttore artistico delle ultime edizioni del Festival, ha scelto i progetti vincitori (tra oltre 1100 iscritti al concorso di questa edizione) ed ha invitato i relativi progettisti a Radicepura per procedere alla loro realizzazione all’interno del Parco, utilizzando il vasto assortimento vegetale che costituisce il catalogo delle piante in vaso prodotte dai Grandi Vivai Faro. Come in ogni edizione, un garden designer di vaglia internazionale  ha progettato e realizzato un suo giardino che rimane in forma permanente all’interno del Parco come hanno fatto in passato professionisti del calibro di Perazzi, Besson e Pejrone; quest’anno il giardino permanente si intitola:“A Postcard from Sicily” ed è della paesaggista inglese Sarah Eberle. 

I giardini premiati sono, in questa edizione, di respiro internazionale provenendo da professionisti arrivati in Sicilia da Italia, Francia, Hong Kong, India, Islanda, Spagna e Stati Uniti. 


Un comitato di esperti, a realizzazione avvenuta, ne ha valutato la corrispondenza con il progetto iniziale dando eventuali consigli operativi agli autori.
I giardini edizione 025
I giardini hanno bisogno
 di un loro tempo per strutturarsi e dunque vederli all’apertura del Festival può non rendere bene l’idea di quanto in realtà progettato. Io perciò, per non sbagliare, cerco di vederli più volte nel corso della stagione, privilegiando l’autunno per il giudizio finale. Tuttavia, tra i progetti che, in questa edizione, riescono da subito ad essere leggibili posso indicarne due: Patio, un’installazione realizzata da due fratelli di origine spagnola, Marta e Fernando Gamarro che si ispira ai cortili andalusi di piante in vaso, un luogo sociale dove le famiglie si riunisco al fresco della sera per stare assieme, chiacchierare e rilassarsi. 

Fernando Gamarro  (Patio) e   Monica Torrisi  (Mira)
Spiega Fernando, a proposito del suo progetto,  che il caos della vita in famiglia o il disagio della vita interiore di ognuno si quieta e trova ordine nella geometrica disposizione di vasi e piante disposte all’interno del patio. Un giardino andaluso che anche in Sicilia ha un equivalente nei cortili delle case terrane dei paesi, dove per tradizione venivano coltivate piante resilienti di facile mantenimento e propagazione, scambiate tra amiche e parenti per rinsaldare un legame familiare o di amicizia.
"Mira "di Monica Torrisi e Giada Straci
Il giardino Mira è stato progettato e realizzato da due paesaggiste siciliane che giocano in casa vivendo e lavorando alle pendici dell’Etna: Monica Torrisi e Giada Straci. Il loro progetto ha molto di costruito (e le maestranze dei Faro hanno fatto carte false  per riuscire a completare tutto in tempo per l’inaugurazione): un muro bianco con aperture che guardano e si affacciano su un ambiente la cui vegetazione si ispira a quella dell’Etna. Da un lato il caos e il disordine della biodiversità naturale, dall’altro l’ordine della linea costruita, lungo la quale si snoda un percorso di conoscenza; ogni finestra ha, infatti,  una didascalia di un frase senza tempo di letterati ed artisti come Ovidio, Pascoli, Guglielmo d’Aquitania.
Gli altri giardini  vincitori sono: Intricate Dance of Armonic Contrast del Team Koni Chan e Rose Tan di Hong Kong; The garden of the Mazari Palm di Nicholas Roth dagli Stati Uniti; Echoes di Claudio Bussei; Il Miracolo di Quasimodo dei fratelli Carlo Federico e Franco Enrico Serra; The Rambunctious garden del Team indiano formato da Parita Jani e Urvish Bhatt; il Giardino di terra del francese Vincent Dumay;  altri due progetti sono fuori concorso ma  invitati comunque al festival  dalla commissione esaminatrice  ed in particolare: Ignivomus hortus di Gudmurdur Bjornsso, architetto islandese e Living fence del team indiano formato da Asmita Raghuvansky a Amol Nimkar;  questi giardini, al momento,  devono ancora strutturarsi nella componente vegetale perciò per essi il giudizio rimane sospeso fino ad una prossima visita in corso di stagione.
Quello che posso dire, però, è che in questi giorni di apertura si è annusata una bella atmosfera a Radicepura; giovani progettisti impegnati nella realizzazione di una loro idea in un continuo scambio di impressioni  ed esperienze con gli altri premiati, insieme ad uno stuolo di giovani volontari  arrivati con Progetti Erasmus da tutta Europa per seguire ed aiutare nelle diverse fasi  la realizzazione dei giardini;  toccare con mano l'entusiasmo dei partecipanti per l'esperienza vissuta, per il contesto umano che li ha accolti, per il sole,  in un ambiente unico con vista sull'Etna, mi ha fatto sentire nostalgicamente rallegrata pensando al loro  futuro arrembante a confronto  con la mia voglia di entusiasmo che, per l'età,  tende a diventare progressivamente calante.
Orari e prezzi qui:

martedì 27 agosto 2024

Vento e acqua, un giardino di Paolo Pejrone

Immagine tratta dal libro di A. Perazzi, Vento e Acqua, un giardino di Paolo Pejrone per Radicepura

A più di un anno dalla sua installazione sono tornata a rivedere, al parco botanico di Radicepura, il giardino Vento ed acqua, tentativi di resilienza di Paolo Pejrone installato in occasione della quarta edizione della Biennale del Giardino Mediterraneo che si è svolta a Radicepura nel 2023,  sotto la direzione artistica di Antonio Perazzi. 

Radicepura per chi non lo sapesse è un grande parco botanico, a pochi chilometri da Taormina con vista sull’Etna e a ridosso del mare di Riposto, realizzato dalla famiglia Faro, proprietaria dei Grandi Vivai Faro, che ospita collezioni di piante esotiche e mediterranee e dove viene organizzata ogni due anni una Biennale del Paesaggio Mediterraneo. In occasione della manifestazione, nel parco che è esteso più di cinque ettari, vengono realizzati, utilizzando il vasto assortimento varietale dei Grandi Vivai Faro, i progetti di giovani paesaggisti che risultano, ad ogni edizione, vincitori del concorso internazionale di idee (Il Giardino delle Piante è stato il tema conduttore dell’ultima edizione). 
Radicepura è perciò non solo un grande parco botanico che ospita collezione di piante rare, insieme ad installazioni artistiche di autori contemporanei, ma è un luogo polifunzionale, sede di eventi la cui offerta al pubblico di appassionati si arricchisce ogni anno di nuove proposte come recentemente con Omaggio alla Kolymbethra, campo catalogo di varietà di agrumi o dalla prossima primavera, con una serra tropicale adibita a Casa delle farfalle; inoltre ogni due anni il Parco rinnova la collezione di giardini selezionati dalla Biennale che si aggiungono alle installazioni stabili realizzate al Festival da paesaggisti di fama internazionale come Andy Sturgeon (Layers) James Basson (Alfeo ed Aretusa) , Antonio Perazzi (Home ground), Francois Abelanét (Anamorphòse), Michel Péna (Tour d’y voir). Nell’edizione dello scorso anno la guest star chiamata da Perazzi a dare il suo contributo al Festival è stata Paolo Pejrone, architetto paesaggista piemontese, progettista da oltre cinquant’anni di tanti giardini in Italia ed Europa, autore di innumerevoli libri e saggi sul tema del giardino, che ha progettato e realizzato come Senior Design un’installazione dal titolo Area ed acqua, tentativi di resilienza.
Il giardino, disposto in un’area pianeggiante, un poco defilata nel parco, protetta sul versante che guarda il mare da un lungo filare di palme, ha una forma quadrata ed è chiuso da alti muri dipinti a calce che presentano aperture al centro di ogni lato per accedere al suo interno; qui lo spazio è occupato da basse vasche divise in settori, alcune con terra, altre con acqua , simili esteticamente a vecchie cisterne o ad abbeveratoi, poste simmetriche agli spigoli ed al centro del giardino.
Per le vasche di terra Pejrone ha scelto soprattutto piante da foglia: alcuni grandi platani, fitte macchie di Tetrapanax dalle grandi foglie, aralie, felci arboree, canne a foglia variegata, qualche rampicante come passiflora, jasminum e bignonia rosa.
Nelle vasche d’acqua invece sono state inserite specie utili come: menta acquatica, Iris pseudacorus , Nymphaea alba e papiri in grado di purificare l'acqua che le attraversa. 
Su un lato del giardino svetta una torretta che sorregge un’elica a vento. L’idea progettuale è semplice e potrebbe essere di ispirazione per giardini da realizzare in una terra assetata e riarsa come la Sicilia odierna.
L’acqua, raccolta in una vasca, viene sollevata da una pompa azionata dalle eliche della ventola e senza alcun dispendio energetico viene inviata ad irrigare le vasche del giardino che accolgono le piante da foglia; l’acqua percolando da qui viene convogliata alle vasche con le piante acquatiche dove papiri, ninfee e iris la filtrano e la purificano inviandola poi alla vasca centrale dove arriva chiara e tersa e rimessa in circolo. Un ecosistema artificiale autosufficiente che rende omaggio e si ispira ad ambienti naturali presenti in Sicilia come le Fonti e la Foce del fiume Ciane  che a causa dell’uomo e dei cambiamenti climatici sono divenuti fragili ed instabili.
Fonte e Foce del fiume Ciane
Quando ho chiesto a Martina, factotum della Fondazione Radicepura, di potere visitare il giardino di Pejrone al Parco botanico, in una giornata torrida di fine agosto di un’annata mai così siccitosa per la Sicilia, tale da decretare, ad esempio, la scomparsa di un lago mitologico come il Lago di Pergusa, ne sono stata amichevolmente sconsigliata: "No, dai, non ci andare; il parco al momento è chiuso al pubblico e bisognerà fare lavori di manutenzione e ripulitura del verde prima di riaprire".
Ma io il giardino lo volevo rivedere; all’apertura della Biennale l’anno scorso, l’installazione non aveva ancora un suo perché; si vedeva solo il muro e le piante non si erano ancora ben relazionate tra loro. Dovevo constatare di persona cosa fosse diventato il giardino. Percorro il lungo viale di acceso al parco e davanti l’installazione mi ritrovo in un’oasi di verde esuberante che trabocca dai muri esterni del giardino con piante di Jasminum grandiflorum che profumano l’aria e grandi foglie di Tetrapanax che svettano insieme alle canne variegate cresciute in un anno di molti metri; il luogo mi invita ad entrare esprimendo un senso di benessere e frescura che con questo caldo ritenevo impossibile.
All’interno vengo circondata dal verde in mille tonalità di foglia con pochi sprazzi del rosso vivo della passiflora che con andamento lianoso spunta a festoni tra la vegetazione.
La mancanza di manutenzione e di ripulitura del secco e del morto non mi appare affatto un difetto del giardino; l’associazione vegetale sembra naturale e ben armonizzata pur provenendo da un assemblato vegetale studiato a tavolino utilizzando piante di produzione vivaistica; le enormi foglie del tetrapanax, le lunghe fronde della felce arborea sono testimoni di una crescita eccezionale di un giardino che sta bene e si sa autoregolare, un campione ben riuscito di giardino resiliente da cui prendere spunto per la progettazione degli spazi verdi per le future, e ritengo purtroppo durature, emergenze climatiche isolane.
Mentre sono dentro ripenso alla presentazione del giardino che Antonio Perazzi ha scritto su un libercolo edito da Radicepura dal nome : Vento e Acqua, un giardino di Paolo Pejrone per Radicepura, dove si racconta di Paolo, del suo modo di lavorare , del suo essere giardiniere, del modo in cui ha pensato il giardino e con che motivazione lo abbia realizzato; suggestionata dal suo racconto tendo l’orecchio per ascoltare se oltre al fruscio del vento che fa correre veloce l’elica in cima alla torretta, riuscirò a sentire il gracidare delle rane; Pejrone, infatti, che sotto le vesti di un Senior design nasconde ancora i desideri ed i ricordi di un fanciullino avrebbe voluto che i Faro inserissero nelle vasche d’acqua uova di rane siciliane che avrebbero reso il giardino molto vicino ad un suo felice ricordo d’infanzia; di rane, in agosto non ve n'è traccia ed allora i casi sono due o i Faro che non le hanno volute o potute  trovare o le rane per il troppo caldo, se ne sono andate in un posto fresco a gracidare.


giovedì 2 maggio 2024

Il Giardino di Villa Tasca a Palermo

"Quod quaeris intus adest"
 dentro c'è tutto ciò che tu desideri
Chi va a Palermo e non passa da Monreale
parte sceccu e torna maiale
Un tipico nonsense palermitano per dire, a ragione, che è indispensabile andare a visitare Monreale ed il suo Duomo dopo avere esplorato Palermo; in realtà io, ieri, sono stata a Palermo e non sono andata a Monreale ma sono tornata a casa  non del tutto maiale perché mi sono fermata a Mezzo Monreale, oggi Corso Calatafimi, nel luogo dove ha sede il Parco di Villa Tasca, uno dei giardini storici più belli tra i tanti presenti a Palermo.
L’intera proprietà della famiglia Mastrogiovanni Tasca-Lanza estesa, oggi, otto ettari degli ottanta che caratterizzavano il possedimento in origine, pur essendo attualmente sovrastata e circondata da alti condomini rimane un importante polmone verde per questa zona della città che ne è priva e la cui fruizione può avvenire a diversi livelli: uno di interesse storico, culturale e scientifico che riguarda il giardino che attornia la dimora della Famiglia Tasca, un giardino che ha subito variazioni dalle sue origini seicentesche ad oggi ma  nel quale si è riusciti a mantenere  inalterati i canoni stilistici del giardino romantico realizzato dal Conte Lucio Tasca e da sua moglie Beatrice Lanza a partire dal 1855, con l’introduzione di specie esotiche tropicali e sub tropicali rare.
L’altro interesse è di tipo ludico, legato al relax ed al gioco all’aria aperta per le famiglie  palermitane che, a modico prezzo (ingresso giornaliero euro 4,50 ad adulto, con possibilità di abbonamento annuale a 15 euro; bambini gratis), possono usufruire di una grande area verde esterna al giardino storico, ubicata nella zona un tempo adibita a parco agricolo ed in seguito a vivaio, che oggi presenta ampi spazi a prato, giochi per i bambini, suppellettili di vario tipo a disposizione (tavoli, sedie, amache, sdraio , ombrelloni), servizio ristorazione e bar, il tutto tra la frescura di piante ornamentali (ceibe, melie, palme, lecci, platani, frassini) e piante di utilità come mandarini, gelsi bianchi, nespole del Giappone.
In un prossimo futuro, inoltre, secondo i progetti dell’attuale proprietario, Giuseppe Lanza e di sua moglie Luisa Mainardi, il Parco Villa Tasca si arricchirà di un labirinto, esteso 5000mq, di piante eduli molte delle quali proprie della tradizione culinaria siciliana.
Il giardino storico
Il Parco di Villa Tasca ha storicamente un notevole interesse perché presente nelle cronache e nei resoconti d’epoca sin dal 1580, anno della sua acquisizione da parte del Barone di Montefranco; il Parco ha mantenuto nei secoli il caratteri di luogo ameno essendo inizialmente una tenuta di caccia con annessa casina per divenire poi, alla fine del 700, una volta giunta in dote al Principe di Trabia e Duca di Camastra, un luogo agreste di svago e divertimento dove festeggiare, ad esempio, le corse di cavalli che avevano luogo lungo lo stradone di Mezzomonreale. 
La fisionomia che la villa ed il giardino avevano alla fine del 700 ci è stata tramandata da una pittura ad olio custodita all’interno della villa che ritrae la casina, il viale alberato di accesso ed un parterre all’italiana diviso in sei riquadri, con fontane a zampilli.
Di questa versione del giardino però non ne è rimasta traccia per i rimaneggiamenti effettuati a partire dalla prima metà dell’Ottocento da Giuseppe Lanza Branciforte principe di Trabia  che cambia destinazione alla proprietà riconvertendo il bosco in modo produttivo, inserendo piante di interesse agrario quali agrumeti, frutteti, vite con la produzione di ottimo vino e vivai di vite americana per contrastare il flagello della fillossera, sommacco, allevamento dei bachi da seta, api ed altre specie di utilità.
Anche il giardino cambia aspetto quando nel 1855 la villa passa in dote alla figlia Donna Beatrice che sposa Lucio Mastrogiovanni Tasca e Nicolosi che acquisirà alle nozze  dalla moglie, il titolo di conte D’Almerita. 
Si interviene eliminando il giardino formale all’italiana per fare spazio ad un giardino di acclimatazione di specie esotiche essendo Lucio Tasca il primo vice presidente della Società di Acclimatazione e Agricoltura del Consorzio Agrario delle Province Siciliane: araucarie, palme, yucche, dracene, cycas, bambù, strelitzie, euforbie, ed altre succulente vengono disposte, nello spazio antistante la villa, in aiuole ad andamento sinuoso che contornano un piccolo laghetto dando vita ad un giardino irregolare dove l’ interesse è dato dalla rarità delle singole specie acquisite come in un gioco al rialzo in continua competizione con l’Orto Botanico di Palermo. 
Completano il giardino elementi architettonici come collinette artificiali, sedili, vasche, statue e per gli esemplari da acclimatare più delicati viene costruita una serra in legno e vetro.
Nel 1870 il giardino si amplia con l’acquisizione di un terreno attiguo dove viene realizzato, secondo il gusto dell’epoca, un impianto di ispirazione romantica che comprende essenzialmente tre nuove zone: il lago dei cigni contornato da una vegetazione fitta e incombente di bambù nigra (Phyllostachys nigra) e per sottobosco monstera e chamaedoree.
Su una piccola isola vi era una colonna in marmo con una croce in cima circondata da cipressi ed un tempietto,  oggi al loro posto, sulla riva del lago campeggia un grande esemplare di Ficus macrophilla subsp. columnaris le cui radici aeree, riflettendosi sull’acqua, accentuano la drammaticità del luogo.

Francesco Lojacono, Giardino di Villa Tasca 1895-1905, olio su tela
Nel laghetto, dai bordi frastagliati e coperti di acanto,  nuotano ancora oggi dei cigni chiamati Tristano ed Isotta i cui nomi si tramandano di coppia in coppia a ricordare il soggiorno di Wagner in Villa nel periodo della sua permanenza a Palermo (1881-1882). 
Di fronte al lago si estendeva una zona pianeggiante fittamente coltivata alla cui estremità era disposto un tempietto ad ospitare il busto del fondatore del parco, Conte Lucio ed infine fu realizzata la cosiddetta collinetta esotica con in cima un gazebo in ghisa, giochi d’acqua e grottaglie usate nei giorni di grande caldo come stanze dello scirocco.
Oggi il giardino e la villa sono estremamente curati con gruppi scultorei di palme ed araucarie di grande effetto scenografico. Le araucarie in particolare sono esemplari secolari (Araucaria heterophilla; Araucaria columnaris), probabilmente tra i primi esemplari ad essere introdotti in Europa dal nord e dal sud America appena pochi anni dopo che in Inghilterra.
Imponenti i gruppi di Cycas revoluta femmina che si trovano nel giardino informale a cui fa da contraltare un esemplare di cycas maschio, posto solitario al centro di un’aiuola
Molto scenografici gli esemplari di Dracaena draco, Yucca, Euphorbia candelabrum sparsi nel parco. 
Rispetto ai ricordi di una mia visita al giardino di oltre trent’anni fa, quando lo spazio esterno alla Villa era occupato da un vivaio, oggi in ossequio al turismo cosmopolita,  visto che la villa viene affittata a danarosi committenti (soprattutto americani dopo la visione della seconda serie della dark comedy The White Lotus, girata in villa ), parte del laghetto presente nel giardino informale è stato trasformato in una scenografica piscina.
L’interno della villa, che è visitabile e presenta arredi originari della fine del Settecento con pitture agresti e pavimenti  maiolicati praticamente intatti, non ha l’aspetto di una villa- museo ma di una casa vissuta, con gradevoli composizioni di fiori e foglie su ogni tavolo delle diverse stanze e molte foto che raccontano il soggiorno in villa di tante personalità del passato.
La casa ha un aspetto vissuto, familiare perché gli attuali proprietari vi abitano ancora, essendosi riservati ad uso esclusivo l’ultimo piano, un tempo abitato dalla servitù.
Parco di Villa Tasca
Di come sia nata l’idea di realizzare un parco urbano nella vasta area che attornia il giardino storico lo raccontano direttamente le parole dell’attuale proprietario Giuseppe Tasca che è agronomo ed ha un progetto di fruizione del Parco che condivide pienamente  con la moglie Luisa.
 “ Mi sono laureato in Agraria pensando di dedicarmi alla produzione del vino nelle tenute vitivinicole di famiglia ma nel 2019 mio padre decide di dividere il patrimonio tra noi figli lasciando la cantina a mio fratello ed attribuendo a me la villa di famiglia. Ho cominciato a pensare insieme a mia moglie Luisa, quale poteva essere il senso attuale di villa Tasca, come farla rimanere antica e fascinosa senza trasformarla in una cosa vecchia, senza nessun legame con il presente; ci venne l’idea di farne un parco urbano utilizzando la parte esterna al giardino storico, con mio padre che ci diceva: "ma voi siete pazzi, qua ci assaliranno, ci sarà immondizia, ci saranno furti ed il costo di un abbonamento a 10 euro l’anno è ancora più da pazzi, noi non abbiamo mai venduto niente per così poco". 
Secondo noi, invece, non era più il momento di essere esclusivi rimanendo chiusi nel nostro mondo, dovevamo aprire il parco alla città mettendo semplici regole di fruizione per dare a tutte le persone che ci sarebbero venute a trovare un ambiente verde, curato, come tanti posti visti in giro per l' Europa ma che mancava a Palermo. Così, nell’estate del 2020, in pieno lockdown è partito il Progetto “Parco Villa Tasca” cercando di proporre un modello di comportamento  uomo -natura che fosse rispettoso dell’ambiente,  bilanciando la presenza umana con un aumento della biodiversità; dall’ultimo censimento faunistico abbiamo rilevato la presenza di 42 specie di uccelli stanziali ed addirittura 5 specie diverse di pipistrelli che indicano uno buono stato di salute dell’ambiente circostante. Abbiamo poi deciso di aprire anche la casa alle visite guidate ed affittare gli ambienti del piano nobile per soggiorni in villa. Non neghiamo di avere propositi ambiziosi: vogliamo diventare il giardino più visitato nel Sud Italia dopo la Reggia di Caserta anche se l’obiettivo appare al momento un poco ambizioso ma, a Palermo, per numero di visitatori  siamo già in competizione con l’Orto Botanico che per il  verde è un'Istituzione. Questo è un anno molto difficile, abbiamo molteplici spese e lavori in progress all’interno del parco legati all’esecuzione di un nostro progetto vincitore presentato al bando del Ministero della Cultura che consentirà di recuperare manufatti e sculture presenti nel parco, ripristinare la serra e creare il labirinto della biodiversità. Siamo di corsa e non possiamo fermarci perché abbiamo ancora molto da fare."
Visitando il parco e la villa non si potrà non condividere quanto scritto  dal Duca Branciforte sulle pietre del portale di ingresso:  Quod quaeris intus adest», dentro c'è tutto ciò che tu desideri, come dargli torto.

Visita guidata del parco e della Villa effettuata in data 27 aprile 2024
Bibliografia
  • Convegno internazionale Palermo 14-17 aprile 1984, Il Giardino come labirinto della storia
  • Luisa Mainardi, Un Angolo di Paradiso, Villa Tasca a Palermo, Il Giardino Fiorito n. 3 , 1991
  • L'Isola del sole, Architettura dei giardini in Sicilia, Electa,1994
  • Salvatore Requirez, Le Ville di Palermo Flaccovio editore,1996

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