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domenica 30 agosto 2020

Plumeria obtusa, reginetta dell'estate

Il profumo dei fiori è un ingrediente essenziale per comporre quell’alchimia speciale che fa di terrazze e giardini i luoghi privilegiati dove trascorrere al fresco le sere d’estate: gelsomini, cestrum, carissa, mandevilla, tabernaemontana, gardenia, murraja, tuberosa, plumerie sono tutte specie profumate, che è possibile coltivare in vaso o in piena terra nei giardini mediterranei, la cui presenza reputo indispensabile perché gli spazi verdi in estate diventino il luogo di relax a loro demandato.
Le plumerie in questo senso hanno un ruolo speciale perché la qualità del profumo che i fiori di ogni singola pianta sprigionano è un mix particolare di aromi esotici e fruttati che arrivando al naso rilassano la mente rendendo il caldo più tollerabile.
Tra tutte le plumerie che questa estate ho annusato girando per collezioni di appassionati e di vivai mi è rimasto indelebile il ricordo dell’impronta olfattiva del profumo dei fiori di Plumeria obtusa.
 
E’ questa una specie dai fiori bianchi che sino ad oggi ho colpevolmente snobbato impegnata a rincorrere le sfumature di colore ed il profumo delle varietà super colorate di Plumeria rubra che in questi anni hanno monopolizzato il mercato. 
Ma osservandone con attenzione il portamento aggraziato, le foglie carnose, i fiori di un bianco virginale e di una fragranza celestiale, ho preso l’insindacabile decisione di eleggere, per quest’anno, Plumeria obtusa reginetta dell’estate.
Per tributare il doveroso omaggio a questa specie che ho deciso di sponsorizzare, di seguito vi propongo una serie di informazioni per convincervi ad aggiungerla, se già non l’avete fatto, nella vostra personale collezione di fragranze estive floreali per i vostri spazi a verde .
Plumeria obtusa è una delle nove specie che, secondo la classificazione di The Plant List, appartengono al Genere Plumeria attribuito alla importante famiglia delle Apocynaceae; la specie, che viene spesso indicata con il nome comune di Albero pagoda o Frangipane bianco,  è originaria, come altre plumerie, delle isole dei Caraibi e di molti paesi dell’ America Centrale ed è ampiamente coltivata in regioni a clima tropicale sia in Africa orientale che in Asia, resistendo in pien'aria all’inverno delle zone climatiche USDA 10-12; per le aree poco al di sotto della zona 10, che in Italia si individuano lungo le aree costiere delle Isole e delle regioni più meridionali, la specie deve essere coltivata in vaso in modo da ritirarla al chiuso in inverno; in aree climaticamente più fredde può essere coltivata in serra.

https://www.alamy.it/foto-immagine-il-frangipani-tree-nome-scientifico-plumeria-obtusa-hoi-an-quang-nam-provincia-vietnam-115019313.html?pv=1&stamp=2&imageid=795AB175-2C61-4371-B840-DE92F0D48693&p=15241&n=0&orientation=0&pn=1&searchtype=0&IsFromSearch=1&srch=foo%3dbar%26st%3d0%26pn%3d1%26ps%3d100%26sortby%3d2%26resultview%3dsortbyPopular%26npgs%3d0%26qt%3dfrangipani%2520tree%26qt_raw%3dalbero%2520di%2520frangipane%26lic%3d3%26mr%3d0%26pr%3d0%26ot%3d0%26creative%3d%26ag%3d0%26hc%3d0%26pc%3d%26blackwhite%3d%26cutout%3d%26tbar%3d1%26et%3d0x000000000000000000000%26vp%3d0%26loc%3d0%26imgt%3d0%26dtfr%3d%26dtto%3d%26size%3d0xFF%26archive%3d1%26groupid%3d%26pseudoid%3d%26a%3d%26cdid%3d%26cdsrt%3d%26name%3d%26qn%3d%26apalib%3d%26apalic%3d%26lightbox%3d%26gname%3d%26gtype%3d%26xstx%3d0%26simid%3d%26saveQry%3d%26editorial%3d1%26nu%3d%26t%3d%26edoptin%3d%26customgeoip%3d%26cap%3d1%26cbstore%3d1%26vd%3d0%26lb%3d%26fi%3d2%26edrf%3d%26ispremium%3d1%26flip%3d0%26pl%3d
Sito Web
Nei paesi di origine la specie si presenta come un grande arbusto o un piccolo albero dalla chioma sempreverde di forma irregolare o arrotondata, mentre dove le temperature invernali sono fredde, la specie perde le foglie e lo sviluppo è molto più contenuto.
I rami della pianta sono molto numerosi e succulenti e talvolta, nelle piante adulte, presentano protuberanze a forma di pomello. 
 
Le foglie picciolate sono scure e coriacee, disposte in modo alternato e raggruppate all’estremità dei rami; hanno la punta arrotondata e numerose nervature secondarie parallele che corrono dalla mezzeria ai margini della foglia. Rispetto alle foglie di Plumeria rubra quelle della obtusa sono più piccole e larghe ed hanno apice smussato ed arrotondato (da cui l’epiteto specifico) ed il margine leggermente ondulato.
 
foglie di Plumeria rubra

Frequente, anche se in modo variabile, la presenza di una peluria leggera localizzata sul peduncolo e lungo la nervatura principale; sia le foglie che i rami se incise anche leggermente emettono, come in tutte le Apocynaceae, una sostanza lattiginosa irritante
I fiori hanno una corolla a cinque petali bianchi, obovati, cerosi, con centro giallo che si fondono alla base formando un breve tubo a forma di imbuto e sono portati in pannocchie ad ombrello che spuntano all’ascella delle foglie, su un picciolo lungo e spesso. Nei paesi tropicali la fioritura si verifica tutto l’anno, nel nostro ambiente è limitata ai mesi più caldi dell’estate. I fiori sono di breve durata ed emanano un profumo forte e intenso, particolarmente di notte, a richiamare le falene che dovrebbero impollinarli.
I frutti sono follicoli che rimangono verdi a lungo sulla pianta; quando finalmente diventano marroni si aprono spontaneamente liberando semi alati.
Plumeria obtusa nei paesi tropicali è molto apprezzata per la forma attraente e per la magnifica fioritura ed è spesso utilizzata in prossimità di luoghi di culto o di cimiteri in quanto secondo i malesi e gli indiani la caratteristica di fare cadere i suoi fiori bianchi al mattino rappresenterebbe un’offerta per i morti, tanto da essere chiamata Singapore graveyard flower tree   o Fiore del cimitero; perciò, così come da noi per i crisantemi, pur apprezzandola non molti in quei luoghi  sono propensi a tenerla nel giardino di casa.
Non sono molte le cultivar di Plumeria obtusa coltivate: quella comunemente chiamata Singapore è la specie tipo; della stessa c’è una variante rosa denominata “Singapore pink” . L'anno scorso tra le tante plumerie della collezione Bufalino ho fotografato una cultivar di obtusa dai fiori rosa pesca di estrema bellezza.
Ne esiste poi una variante riconosciuta da The Plant List che è Plumeria obtusa var. sericifolia che evidentemente, dato l'attributo specifico, è più pelosa.
Sono riuscita a convincervi?  Spero di si ma non importa, la decisione è presa:  Plumeria obtusa è quest'anno  la reginetta della mia estate.
 


lunedì 18 maggio 2020

Radicepura Garden Festival 2021

Pensando al Futuro
 
Che bello, in questo periodo di distanziamento sociale, sapere che c’è qualcuno che pensa già a programmare eventi, incontri, convegni culturali in un orizzonte temporale non immediato ma tale da farci ben sperare in un futuro ritorno alla normalità. Ed è, con uno sguardo speranzoso al futuro, che ho ricevuto con vero piacere  la comunicazione dell’avvio della fase organizzativa della Terza edizione del Radicepura Garden Festival che si terrà nella primavera del 2021 in Sicilia. 
Radicepura è un Parco Botanico che ha sede a Giarre, poco distante da Catania e da Taormina, in una posizione invidiabile che guarda l’Etna avendo il mare alle spalle; un parco esteso cinque ettari e con una vegetazione peculiare di quest’area siciliana dove le specie esotiche dalla crescita esuberante si mescolano alle essenze spontanee tipiche dell'ambiente mediterraneo. Il parco è sede delle attività della Fondazione omonima che fa capo alla Famiglia Faro che gestisce una delle più grandi aziende florovivaistiche che operano in tutto il Mediterraneo.
A Radicepura, all’interno di una super serra tecnologica che svolge il ruolo di struttura congressuale e nel parco botanico intorno, si organizzano eventi, convegni ed attività culturali ma anche workshop hobbistici e itinerari botanici in un contesto paesaggistico di grande interesse per chiunque sia appassionato del verde mediterraneo e dei giardini che ne sono espressione.
In questo luogo così particolare viene organizzato, e siamo già alla terza edizione, il Radicepura Garden Festival, un Evento internazionale di Garden Designer che con cadenza biennale, sotto la regia di una giuria presieduta dalla garden designer Sarah Eberle,  esamina i  progetti presentati, nell’ambito di un Concorso Internazionale, da giovani garden designer, architetti ed agronomi under 36 e li valuta in rapporto alla loro attinenza al tema ispiratore delle diverse edizioni e alla loro fattibilità.
Se il primo anno si parlava di Essenza Mediterranea per interpretare ed esaltare il clima e la vegetazione di questo felice angolo di Sicilia,   nella seconda edizione il filo conduttore guardava ai Giardini Produttivi e alla tante declinazioni possibili del termine.

Ogni progettista vincitore (erano dieci in ogni precedente edizione) a conclusione della selezione ha avuto modo di mettere in pratica la propria idea progettuale realizzando un’installazione in un’aria dedicata del parco, con l’assistenza dello staff organizzativo del Festival ed utilizzando esemplari vegetali scelti nel vasto assortimento vivaistico prodotto dai Vivai Faro.
In ogni edizione ai giardini dei progettisti junior si sono affiancate più estese  realizzazioni di progettisti senior, vere star del Garden Designer come James Basson, Michael Péna, Stefano Passerotti per la prima edizione e Antonio Perazzi e Andy Sturgeon per la seconda.
Ai giardini  veri e propri si sono affiancate, inoltre, Installazione stabili come Anamorphose di Francois Abélanet che con le sue nitide geometrie vegetali è diventata il simbolo del Festival.
Il Parco, aperto durante tutto l’anno con limitazioni di orario o parziali chiusure in base alla contingenza,  in occasione del Festival apre al pubblico  dal 25 aprile  per chiudere i battenti a fine ottobre promuovendo, nei mesi di apertura, una fitta programmazione di eventi artistici e botanici che rendono il periodo in questione elettrizzante per chiunque abbia la passione del verde ornamentale.
Trentamila presenze per la prima edizione e trentacinquemila per la seconda sono numeri che hanno decretato un vero successo per questa iniziativa che di edizione in edizione si fa più bella e ricca di proposte.
 
Il Concorso 2021 si baserà sul tema “Giardini per il Futuro” per declinare quella che potrà essere la sostenibilità e la funzione del giardino nei prossimi anni. E’ già stato indetto il concorso di idee per selezionare sette nuovi giardini presentati da singoli progettisti under 36 o da team multidisciplinari, all’interno dei quali un tutor potrà avere un’età superiore a quella richiesta e a tal proposito, tra le sette da selezionare, una installazione sarà riservata ad un progetto presentato da  professionisti over 36. I giardini potranno avere qualunque forma ma le dimensioni dovranno essere comprese tra un minimo di 30 mq e un massimo di 50 mq e dovranno essere fruibili dai visitatori. Il Budget di spesa a disposizione per ogni istallazione è di 10.000€ suddiviso in 5.000€ in materiali di realizzazione e 5.000€ in piante. Sarà possibile includere degli sponsor per la realizzazione del giardino. La partecipazione al Concorso è gratuita e la scadenza del bando è fissata per il 30 novembre 2020.

 
Bando del Concorso qui :


Io già pregusto una nuova futura stagione felice, esente da coronavirus e intensa per le innumerevoli iniziative che saranno correlate al Festival che di certo mi faranno dimenticare l' angosciante  reclusione di questa triste primavera.
 

martedì 28 maggio 2019

Andy Sturgeon dal Chelsea a Radicepura

Presentazione dei giardini M&G Investiment e Layers
Ha da pochi giorni  chiuso i battenti (dal 21 al 25 maggio) il Chelsea Flower Show, l’appuntamento annuale del giardinaggio inglese, di maggior prestigio a livello mondiale, che ha luogo a Londra nei giardini del Royal Hospital Chelsea. Una manifestazione più che centenaria che ha grande rilevanza culturale, mondana e mediatica e dove è possibile vedere installazioni temporanee di giardini destinati a fare tendenza nel campo della progettazione del paesaggio. Tra le tante medaglie d’oro che vengono assegnate nei giorni della manifestazione dagli esperti della Royal Horticultural Society la più prestigiosa è quella relativa al miglior progetto dello Show (Best Show Garden Award) riservato a giardini di grandi dimensioni (oltre 200 metri quadri), il cui allestimento, molto costoso, è necessariamente sponsorizzato da un ente finanziatore. Quest’anno e per la sua decima volta, a vincere l’autorevole riconoscimento è stato Andy Sturgeon con il suo giardino sponsorizzato da M&G Investiment che è anche sponsor dell’intera manifestazione.
A pochissimi giorni di distanza dalla sua vittoria al Chelsea, Sturgeon è sceso in Sicilia, a Giarre, dove è in corso (dal 27 aprile al 27 ottobre) la seconda edizione del Radicepura Garden Festival che ospita una sua installazione denominata Layers, per supervisionare la definitiva composizione vegetale dell’opera.
E stato perciò di notevole interesse potere partecipare all’incontro con  Andy Sturgeon organizzato da Radicepura, per la presentazione dei due progetti di Londra e di Giarre.
Il progetto londinese non ha un suo nome se non quello dello sponsor (The M&G Garden) che lo ha finanziato ma dal suo racconto è stato evidente che Sturgeon ha voluto mettere in scena la grande capacità delle piante di rigenerare, da vere specie pioniere, un ambiente inospitale come solo le lave recenti, siano esse hawaiane (quelle delle sue foto) o, nel nostro caso etnee, possono rappresentare. 
 
E’ stato ricreato così un ambiente boschivo incastonato tra rocce affioranti e piattaforme di roccia e terra da attraversare facendo un percorso in lieve salita fiancheggiato da acque correnti che scendono fino ad una vasca di raccolta.
Colpisce dalle foto e dai disegni mostrati la bellezza di questo ambiente così naturale dove l’effetto estetico è dato dalle molteplici sfumature di verde delle tantissime specie spontanee e da giardino utilizzate per l’impianto. Orchidee spontanee, dai colori tenui spuntano tra gli equiseti e le felci a ricreare un bosco dove  è possibile rilassarsi perdendosi ad osservare ogni singola pianta ed ogni evanescente fioritura. Il progetto ha richiesto più di un anno di lavoro ed il maggiore impegno artistico è stato riservato alla realizzazione della struttura portante del giardino, fatta da rocce affioranti di pietra lavica disposte su tre livelli.  Su come realizzare le rocce, l’ispirazione è venuta a Sturgeon in Australia, osservando dei legni di barche spiaggiati, consunti dal mare; per dare forma al progetto sono stati utilizzati pannelli di legno lavorati a scalpello dallo scultore Johnny Woodford, amico di Andy, poi bruciati con una tecnica usata in Giappone in grado di rendere il legno nero e molto resistente.
Il nero dei manufatti così ottenuti aveva anche lo scopo di costituire un fondale ideale per esaltare la visione del colore e della tessitura delle piante tra essi frapposte. Per la componente vegetale Sturgeon non è entrato nel merito della scelta delle diverse specie ma ha spiegato come la vegetazione dovesse seguire la sequenza tipica di una successione primaria con alghe, felci, piante erbacee, arbustive e arboree, privilegiando, nella scelta, la spontaneità del portamento ed il colore del fogliame; gli esemplari arborei, ad esempio sono stati scelti tra quelli multicaule come nelle piante nate in natura da una ceppaia e sono state utilizzate molte specie tipiche dei terreni boschivi della Cornovaglia. Un risultato che appare eccellente anche solo osservando le foto ed i bozzetti proposti da Sturgeon nel corso dell'incontro. 
Sito immagine
Per quanto riguarda Layers, l’installazione realizzata da Andy Sturgeon per il Radicepura Garden Festival, la sua progettazione parte da presupposti diversi rispetto al Chelsea la cui durata è stata solo di una settimana contro i sei mesi previsti in Sicilia.
La struttura del progetto, racconta Sturgeon, nasce dal pensiero divertente di una cipolla che esplode in aria con i suoi diversi strati (layers) in espansione che cadono al suolo e cominciano a disfarsi nel processo di umificazione che arricchirà il terreno di sostanze nutritive disponibili per la produzione di nuove piante.
Per rappresentare l’idea, sono stati realizzati dei grandi pannelli in legno di andamento sinuoso che presentano colorazioni diverse, dal viola al marrone, ad indicare la loro progressiva decomposizione.  

All’interno della struttura avvolgente il giardino presenta un carattere prettamente ornamentale con specie molto fiorite ed una vasca d’acqua.


 

All’esterno degli strati, invece, la composizione vegetale vuole rappresentare un giardino produttivo in ossequio al tema del Festival,  disponendo le piante a sesto ordinato e prediligendo specie edibili come olivo, corbezzolo, palma nana, fico d’india.
Il percorso realizzato all’interno di queste sinuosità è in pendenza per ricordarci la vicinanza dell’Etna, richiamata anche da alcune piante di araucaria messe al margine esterno del giardino a ricordare le fitte pinete etnee.
All’interno alcune sedute in pietra lavica sono state anche loro realizzate a strati per rimandare al tema ispiratore del giardino.  
A differenza del  giardino The M&G Garden del Chelsea Flower Show la cui durata dell’impianto si è limitata a pochi giorni, qui a Radicepura Garden Festival l’evoluzione del giardino potrà svilupparsi nell’arco di molti mesi e sarà, dunque  l'estate a decretare se anche Layers  riuscirà a meritare il premio simbolico di una nuova medaglia d’oro. 
Alcune immagini del testo sono tratte dai seguenti siti: https://www.andysturgeon.com/; https://www.radicepurafestival.com/

martedì 12 luglio 2016

Il giardino di Vera

Tra le tante definizioni di giardino che mi è capitato di leggere ed annotare ce n’è una che mi pare descriva bene il giardino che vi voglio raccontare; si tratta dall’incipit del libro di Umberto Pasti “Giardini e no”: “Un giardino è un luogo dove l’uomo coltiva alberi, cespugli, fiori ed ortaggi per suo uso e diletto. Il giardino somiglia a colui che lo ha ideato”. Ed infatti visitando il giardino di Vera che è anche un poco orto, un poco roseto ma pure frutteto e vigneto, si colgono molti aspetti del carattere di chi lo ha realizzato: razionalità, tecnica, ordine, da un canto ma, al contempo, un’impronta romantica e sognatrice dall'altro, in una miscela di competenze ed emozioni che derivano dall’essere, Vera, un agronomo che conosce ed applica le più innovative tecniche di coltivazione, sperimentate nei campi della Facoltà di Agraria presso cui lavora e che trasferisce alle produzioni agricole che realizza sul suo piccolo fazzoletto di terra;  ma anche collezionista competente di ortensie e di rose, giardiniera curiosa di provare e sperimentare arbusti da fiore comprati in giro per vivai o di ripescare vecchie specie ornamentali un tempo diffuse nei giardini siciliani padronali.
Nel giardino convivono perciò, in un felice connubio, il pragmatismo della tecnica agricola ed il sentire romantico di chi ha sognato i paesaggi inglesi sui libri della Austen; ha letto tutto della Sackville-West e immagina di poter trasformare il suo buen retiro siciliano in un cottage garden all’inglese. Con grande difficoltà e perseveranza, aggiungo io, perché il giardino di Vera è assai lontano dalle brume inglesi  trovandosi in Sicilia nel comune di Linguaglossa, paese pedemontano alle falde dell’Etna, famoso sia per le fitte pinete un tempo sfruttate economicamente per l’estrazione della resina, che per il vino Etna DOC ottenuto da vigneti autoctoni (Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio) impiantati sui terreni vulcanici. E’ un luogo di dolce campagna alla periferia del paese dove le macchie spontanee di roverella e ginestra fanno da confine agli sparsi coltivi, con l’Etna, sullo sfondo che modula una inquietante colonna sonora  fatta di ininterrotti boati e borbottii.
Vera come è cominciata la storia del tuo giardino?
“Dopo avere ricevuto in regalo dai miei genitori questo vigneto, impiantato da mio nonno, io e mio marito abbiamo dovuto lavorare sodo per recuperare le piante in abbandono e i danni provocati da incendi che avevano colpito la proprietà partendo dalla boscaglia intorno. Fedele al motto che “la campagna deve dare frutto” ho cominciato a piantare tutto quello che dalle nostre parti è uso coltivare per il consumo familiare, avendo come limite la superficie che è poco più di un ettaro e la scarsa disponibilità idrica che ci fa penare in estate nonostante la presenza di un pozzo ed una condotta idrica di servizio; abbiamo impiantato olivi, un piccolo vigneto, fichi d’india, noccioli, alberi da frutto ed un piccolo orto.
Il fondo non è servito da corrente elettrica per cui, pur avendo riattato una casetta per tenere gli attrezzi da lavoro e per riposare, godendoci i tramonti sull’Etna, appena fa buio ce ne torniamo a casa che dista solo dieci minuti di strada in macchina”. 
"Mio marito, che è in pensione viene tutti i giorni e si dedica all’orto ed al frutteto mentre io, che ogni giorno faccio la spola Linguaglossa - Catania per il mio lavoro all’Università, trascorro qui, tutto il mio tempo libero nel fine settimana".
Adotti tecniche di coltivazione particolari?“La mia prima regola di coltivazione è cercare di ridurre gli input esterni, facendo interventi mirati; i primi anni non volevo neanche sfalciare l’erba ma con le graminacee il rischio di incendio è troppo alto; non lavoriamo il terreno ma passiamo una sola volta  la falciatrice dopo che le specie spontanee sono andate a fiore lasciando però i residui al suolo con un effetto pacciamante. Al posto del prato abbiamo fatto crescere il trifoglio ed in primavera è tutto un ronzare di api che fanno incessantemente la spola”. Ed in effetti camminare tra le balze dei muretti a secco che degradano vero il boschetto di roverelle è, da Vera, un’esperienza sensoriale per il profumo che si sprigiona ad ogni passo calpestando piante spontanee di nepetella e di menta selvatica.
Mi racconti del tuo interesse per le ortensie e le rose? 
"La mia passione per le ortensie precede quella per le rose che è sopraggiunta in un secondo momento; ho cominciato a coltivare le ortensie in vaso comprando le varietà che più mi piacevano da vivai specializzati come Borgioli o Anna Peyron; d’inverno le tenevo al sole nel cortile di casa per spostarle all’ombra in estate; poi cinque anni fa, quando abbiamo cominciato a sistemare la campagna, le ho messe in piena terra cercando per loro un posto che fosse ombreggiato, ma non troppo, lungo il confine a ridosso del bosco".
"Amo le ortensie è ne ho tante varietà sia di Hydrangea macrophylla (Hanabi, Otaksa’, Izu no hana; Ayesha , Green Shadow, Etoile Violette, Jogasaki) che di Hydrangea paniculata (Annabelle) e di Hydrangea quercifolia (Snowflake). Il problema colturale delle ortensie è che vogliono molta acqua; ho previsto per loro un impianto di irrigazione a goccia ma a dirla tutta cerco di abituarle alla parsimonia".
"In inverno tolgo tutti i fiori e le accorcio un bel po’ e siccome mi dispiace buttare via i rametti, ne faccio talee che distribuisco in vari angoli della campagna".


Come sei arrivata a coltivare rose?
"Appassionata di ortensie, alle rose non avevo mai pensato anche perché io coltivavo in vaso e le rose non sono adatte a questo tipo di coltivazione. Quando cinque anni fa ho potuto disporre della campagna ho cominciato a fare i primi esperimenti partendo con due ibridi di Rosa wichuraiana, 'Albertine' ed 'Aloha' e ho continuato sino ad oggi a provare scegliendo soprattutto tra le rose botaniche ed antiche che hanno una sola fioritura primaverile ed i fiori profumati o anche tra le rose moderne, rifiorenti, ma con i fiori dal carattere antico".




"Ho distribuito rose lungo le recinzioni e sul muro della casa, vicino al pozzo, nell’aiuola ad archi , nella pianura sotto il ciliegio o nel giardino dei susini, in testa al vigneto o ai lati dell’ingresso principale provando più di una dozzina di specie (R. weichuraiana, R. bracteata, R. Noisette, R. alba, R. gallica, R moschata, Rose Bourbons, R. Portland, R. damascena, R. banksiaea, R. cinese, R. sericea pteracantha, R. rugosa, R. roxburghii ‘plena’ e molti ibridi di rose moderne per un totale di oltre ottanta varietà".

Hai qualche vivaio di riferimento?
"Ho fatto tante prove perché nel nostro clima non tutte le specie e le diverse varietà che sono dichiarate potenzialmente adatte hanno avuto una buona riuscita. Ho comprato rose da Mondorose ('Albertine', 'Aloha', 'Belle Vichyssoise', 'Costance Spry', 'Canary bird') da Rosebacche ('Aimée Vibert', 'Duchesse d’Angoulême') da Novaspina, ('Compassion', 'Irene Frain Masirfa', 'Parc de Maupassant', 'Vertigo' ) da Nino Sanremo ('Great Maiden’s Blush 'o Cuisse de Nimphe; R. banksiae 'Purezza'), dal vivaio La Campanella e tra i vivai stranieri ho acquistato da Meilland e dal catalogo di David Austin". 
Quali sono le tue rose preferite?
"Scelgo sempre rose che abbiano tonalità del bianco, del rosato o per contro, del rosso accesso mentre non ho neanche una rosa gialla. Le rose antiche sono le mie preferite perché anche se effettuano una sola fioritura questa è sempre molto abbondante e per profumo e forma del fiore trovo queste rose insuperabili.
Tra le rose che mi hanno dato maggiore soddisfazione: 'Costance spry', una rosa moderna di David Austen che non è rifiorente ma fa una fioritura eccezionale per abbondanza di fiori dal profumo non molto intenso; forma un grande arbusto, con un vigore terribile; è una rosa bella che ricaccia sempre dal basso e che sto guidando a ricoprire un archetto essendo una rosa climber i cui rami si possono piegare; è una rosa sicuramente adatta al nostro clima.

'Albéric Barbier' è un ibrido di Rosa wichuraiana che ho messo a ricoprire un muro a secco lungo il confine ad est; ha un bel fogliame lucido che si stende sul pietrame in modo lussureggiante. I fiori, che si aprono in boccioli appuntiti di colore giallo chiaro, sono doppi, un poco quartati e ricordano le gardenie, con un profumo dolce ma lieve.
'Purezza', un ibrido di Rosa banksiae che sto facendo arrampicare sul pergolato davanti al pozzo; ha mazzi di fiori stradoppi di un bianco puro, senza spine come è caratteristica delle rose banksiae; la bellezza dei fiori si fa perdonare l’assenza di profumo. 'Mme Isaac Pereire' del gruppo delle Rose Bourbons, è tra le rose più profumate che esistono ed è anche coltivata per ottenerne l'essenza; l ‘ho sistemata nella pianura vicino ad un albero di fico che le fa mezz’ombra; ha grandi fiori, pesanti di un colore che va dal cremisi chiaro brillante, al rosso lampone".
"Pierre de Ronsard',  una moderna che ha il fiore dalla forma antica di un delicato color rosa tenue".
"Di altre, invece, da cui mi aspettavo mirabilie ho avuto al momento solo delusioni come 'Mme Alfred Carriére' che è tre anni che l’ho messa a dimora ma non è cresciuta gran che o 'Mayor of Casterbridge' di Austin che viene descritta come rosa profumatissima che sviluppa in pochi mesi rami fino a tre metri di lunghezza ma che da me ha fatto una crescita ed una fioritura meschina".
Come immagini il tuo giardino tra qualche anno?
"Non vedo l’ora di vedere crescere tutte le piante che in questi anni ho messo a dimora; comincerò così a fare ordine selezionando solo le specie e le varietà che si sono meglio ambientate nel nostro clima dove l’estate tutto si ferma. Ma ho ancora tanti progetti e tanti acquisti da fare per la prossima stagione  perché ho molte ortensie e rose da provare ma anche arbusti da fiore, fruttiferi, ortive.."
 
Non mi resta che aspettare la primavera  per vedere le novità programmate da Vera  ma questo luogo, un poco campagna ed un poco giardino è così gradevole in ogni stagione che, trascorsa  l'estate, non mi farò   mancare di certo  l'occasione per un nuovo ritorno.


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