sabato 22 ottobre 2011

Mandragora: ricordi d’autunno



 
Quando ero ragazzina abitavo a Enna, una piccola cittadina siciliana, capoluogo di provincia che, climaticamente parlando è decisamente fuori posto nel contesto regionale. Essendo piazzata sul cocuzzolo di una montagna alta mille metri, esattamente al centro della Sicilia, Enna ha sempre la testa tra le nuvole con la conseguenza di essere immersa periodicamente, e d’inverno anche per intere settimane, dentro fitti banchi di nebbia. Nebbia in Sicilia, direte voi? Esattamente, e nel passato quando ancora non si parlava di riscaldamento globale del pianeta anche tanta neve. Con l’arrivo delle prime piogge autunnali ogni pomeriggio, con papà e gli zii, si andava a funghi nelle campagne vicine: prataioli, funghi di ferla (Pleurotus eryngii  var. ferulae) e funghi panicaldi (Pleurotus eryngii). Si lasciava la macchina ai margini di pascoli sferzati dal vento o di vigneti e frutteti in abbandono e si perlustravano quelli che consideravamo i nostri personali campi di raccolta.

Se era il momento giusto, era facile trovare prataioli a distesa tanto da potere decidere, in presenza di tanta abbondanza, di prendere solo i boccioli, funghetti ancora sotto terra che facevano presagire la loro presenza da un leggero accenno di terra smossa.
Tra i fiori spontanei che segnavano l’autunno raccoglievamo crochi e, nelle aree boscate, ciclamini che , poi, in piccoli mazzetti portavo alla maestra per giustificare il mancato svolgimento, per quel pomeriggio, dei compiti di scuola.

C’era, tra gli altri, un fiore autunnale, di colore pervinca che non riuscivo a raccogliere perché praticamente dotato di un peduncolo corto, corto. Anni dopo, studiando sui libri di botanica, ho scoperto trattarsi di mandragora un grazioso fiore con un tenebroso passato fatto di magiche pozioni e oscuri presagi.
Mandragora autumnalis è specie erbacea acaule composta da una rosetta di foglie carnose, un po’ gibbosette, che sembrano partire direttamente dalla radice e con al centro una grumo di fiori violetto; all’inizio dell’estate le foglie ingialliscono e cadono per ricomparire  con l'arrivo delle piogge autunnali, un modo come un altro di estivare negli ambienti caldi mediterranei. Come tutte le solanaceae questa specie è ricca di alcaloidi ed in modo particolare la radice che ha la caratteristica di biforcarsi, nell’accrescimento primaverile, assumendo sembianze vagamente femminili tanto da essere considerata, nei manuali di alchimia medievale, specie antropomorfa. Ad essa si attribuiva un alto potere afrodisiaco e dunque, (Macchiavelli docet) la radice era ritenuta rimedio infallibile alla sterilità. Poteri ipnotici, di trance ed estatici e non sò quale altra attribuzione magica venivano riconosciuti
 (  e vengono ancora oggi, guardate qua!!) alla mandragora e alla sua radice. E pensare che per me ragazzina la mandragora era solo un fiore pervinca che, dispettoso, non potevo raccogliere per il mazzetto della mia maestra. Beata ignoranza!

3 commenti:

  1. ....ohhh!! Sono anni che la cerco e non l'ho mai trovata!! Solo vista nei libri e al cinema...

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  2. Conoscevo la mandragora per il film "Harry Potter", pensavo fosse una pianta inventata dalla Rouling, invece scopro che esiste davvero che la scrittrice si è ispirata alle alchimie medioevali...Beata ignoranza!!! Ciao Marcella

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  3. Ehi ragazzi! felice di stupirvi.

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