giovedì 6 ottobre 2011

Phytolacca dioica: un gigante giovinetto

Mia suocera era solita raccontare che una volta, quando mio marito era piccolo e abitavano in Toscana, nella sala d’aspetto del loro medico di famiglia erano in attesa della visita in compagnia di una famiglia contadina che abitava su in montagna. Avevano portato dal dottore un bambino di uno, due anni le cui dimensioni rispetto all’età, erano decisamene fuori misura. Un bambinone con polsi e caviglie da adulto. Al medico che lo visitava e chiedeva stranito: “ma cosa date da mangiare a questo bambino?”; “o niente di particolare, signor dottore, mangia solo castagnaccio!” Il racconto di mia suocera mi torna in mente pensando alla Phytolacca dioica, un grande albero presente negli spazi a verde delle città meridionali le cui dimensioni, da vero gigante vegetale che può raggiungere i venti metri d’altezza nell’arco di non più di quindici anni, non sono indizio di vetustà.
Botanicamente la specie è, infatti, considerata alla stregua di un’erba gigante perché il suo legno non sviluppa cerchi cambiali e dunque la pianta ha un’età indefinibile.

Ramo privo di anelli di accrescimento

Questo grande albero è originario della pampas Argentina dov’è noto con il nome di “Ombu”; la specie si è tuttavia bene acclimatata in ambiente mediterraneo, in aree dove le temperature non scendono mai al di sotto dello zero. Resistente alla salsedine si nota spesso nei viali a ridosso del mare. Si presenta come un grande albero semideciduo dalla chioma espansa che può estendersi per oltre dieci metri di larghezza.
Le foglie sono di un verde intenso, lanceolate e fanno una fresca e fitta ombra, di grande sollievo nelle calde giornate meridionali. L’aspetto più caratteristico che fa riconoscere facilmente la specie è la parte basale del tronco, di norma ingrossata e con le radici che corrono in superficie attorcigliandosi, sovrapponendosi ed emettendo polloni.











  
Fiori maschili










La specie, come dice il termine specifico, è dioica cioè con fiori maschili e femminili portati su piante diverse; i fiori sono piccoli e giallastri e riuniti in grappoli pendenti. I frutti (l’albero che li porta è sicuramente una femmina) sono bacche, brune a maturità, che danno il nome al genere; con esse infatti si produceva una lacca colorante bruno giallastra. Il tessuto spugnoso del fusto, inoltre, è resistente al fuoco; l’albero perciò non brucia. E' specie molto rustica che si accontenta di terreni poveri. Non piantate per nessun motivo quest'albero esuberante a meno di cinque metri da un muro perimetrale o in una piccola aiuola tutto attorno pavimentata perchè, per dispetto, il bambinone vi disasserà il muro e vi farà saltare tutte le mattonelle del pavimento. E  non dite, poi, che non vi avevo avvertiti.

P.S. Danilo Trontelj Bitetti riferisce che la specie fu portata in Europa dall'Argentina alla fine dell'ottocento  dal Principe Odescalchi che era un appassionato di piante. Piantò i primi esemplari nella sua tenuta di Palo Laziale e sono ancora li a fare bella mostra di se..

8 commenti:

  1. Eheh... si vede che è una pianta che ispira strane storie! Mi ha fatto piacere leggere la tua storia della Phytolacca, un albero di cui l'amico Renato ha scritto molto... l'unica cosa che non ha mai scritto è come l'abbiamo battezzata amichevolmente la prima volta che l'abbiamo incontrata.... L'albero dello sputo. Ma mi sembra che continuerò a mantenere segreta almeno l'origine di questo bizzarro nomignolo ;)

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  2. “Albero dello sputo”, il sopranome mi ispira storie di cospirazioni infantili: “Giura che non lo dirai a nessuno e sputa tre volte per terra! Ciao e grazie per i tuoi interventi che mi fanno sentire in compagnia.

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  3. Da me, dove le temperature invernali son molto rigide, muore la parte aerea per ripartire dalla radice. E' infestantissimo e nasce ovunque portato dagli uccelli che son ghiotti dei loro semi neri.
    Riuscire a debellarlo è un'impresa. Dovrebbero vetarne la coltivazione come fanno con l'alianto!

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    1. Hai ragione Nicola la phytolacca non è pianta da giardino; vuole spazio, ricaccia, si espande, niente di meglio per aree pubbliche da riempire d'ombra o scarpate o aree verdi prospicienti il mare

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  4. NOI NE ABBIAMO UNA CHE ABBIAMO ADOTTATA, NON SAPEVAMO IL NOME...PERO' CI SIAMO INNAMORATI DALLA SUA MAESTOSITA' E BELLEZZA. QUESTA PIANTA VIVE AI CONFINI TARRITORIALI TRA NAPOLI/MARANO DI NAPOLI E MUGNANO.DOPO VARIE RICERCHE SIAMO VENUTI A CAPO DEL SUO NOME E DELLA GRANDE SOMIGLIANZA CON UNA GEMELLA CHE PURTROPPO ERA MALATA ED E' STATA ABBATTUTA CON SOMMO DISPIACERE DEGLI ABITANTI DI SORRENTO CHE ADDIRITTURA NE HANNO FATTO LA VEGLIA CON LUMINI, CERI E CANDELE INTONANDO CANTI ANTICHI NAPOLETANI. NOI...INVECE UNO SPARUTO GRUPPO DI SEI PERSONE CI SIAMO ACCOLLATI L'ONERE E L'ONORE DI CURARLA, LIBERARLA DALL'IMMONDIZIA, RECINTARLA E POTARLA PER QUELLO CHE C'ERA POSSIBILE. A DICEMBRE DELL'ANNO SCORSO, AI SUOI PIEDI VI ABBIAMO COLLOCATO UN PRESEPE CON SAGOME DI LEGNO DIPINTE, LUMINARIE E LED.VISTO LO SCALPORE E L'INTERESSE SUSCITATO, ABBIAMO PROSEGUITO...AD ALLESTILA ANCHE A PASQUA CON FIGURE PASQUALI E SIMBOLI ( UOVA...COLORATE, CONIGLIETTI, OCHE, AGNELLI E FIGURE UMANE), NOSTRA INTENZIONE ERA ANCHE QUELLA DI ORGANIZZARE LA FESTA DELLA CILIEGIA AI SUOI PIEDI, MA PER MANCANZA DI TEMPOE FONDI, SI E' SOPRASSEDUTO. ALTRA INIZIATIVA SARA' QUELLA DI SETTEMBRE.... "scambio di libri scolastici e donazione di libri e romanzi per indigenti e non !". IL COMUNE DI NAPOLI CI AUTORIZZO' AD INTRAPRENDERE TALE INIZIATIVA, PRIMA CHE SI RIINSEDIASSE IL NUOVO SINDACO " GIGGINO DE MAGISTRIS...PER I SUOI SOSTENITORI. L'UOMO. I MAGISTRATO, IL SINDACO.

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    1. L'albero come centro di aggregazione: bello, complimenti; la Phytolacca ve ne sarà grata

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    2. Bellissima storia, grazie.
      Marie

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    3. Grazie Marie di avermi lasciato un segno del tuo passaggio!

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