lunedì 27 maggio 2013

Grevillea robusta, un albero di strada

 E' arrivato il suo momento e la specie è tutta in fiore
 
Gli spazi a verde delle calde città meridionali indossano oramai da qualche giorno la livrea giallo dorata delle infiorescenze di Grevillea robusta, una proteacea arborea proveniente dalle regioni costiere australiane del Queensland e del New South Wales, scoperta ed identificata nella prima metà dell’ottocento da Allan Cunningham.
La grevillea è un albero di bell’aspetto, dal tronco diritto, poco ramificato, che si riveste di una chioma sempreverde o parzialmente decidua, fatta di fronde simili a foglie di felce, composte da foglioline leggere, finemente lobate; il colore del fogliame è verde intenso superiormente e colore argento sulla pagina inferiore che è ricoperta da una peluria setosa. 
 
La fioritura della grevillea è squillante, strombazzata e di certo non passa inosservata per la grande quantità di densi racemi di infiorescenze giallo aranciate che si producono all’inizio dell’estate su corti rametti. I singoli fiori, tipici delle proteaceae, presentano strutture fiorali saldate a formare dei tubuli ricurvi contenenti, variamente modificati, organi femminili (stilo e stigma) e maschili (stami ed antere); il meccanismo di crescita dei diversi componenti del fiore e la successiva impollinazione risulta nelle Proteaceae altamente specializzato sfruttando per la fecondazione l’azione di insetti impollinatori attirati dall’abbondante quantità di nettare prodotto da apposite ghiandole che rendono l’infiorescenza appiccicosa.
Ai fiori seguono corti baccelli deiscenti, maturi a fine inverno e contenenti semi alati. La specie a partire dal secolo scorso è stata introdotta, con successo, in tutte le regioni a clima tropicale, subtropicale e temperato del globo per la sua notevole adattabilità a condizioni diverse di clima e di suolo. La specie, al pari dell’eucalipto, è stata molto utilizzata in Asia ed in Africa come essenza forestale; da essa si produce, infatti, un legno rosa pallido o marrone molto simili al legno di rovere (che giustifica il nomignolo inglese di Silk-oak), ritenuto di pregio per le doti di resistenza, colore e lavorabilità e particolarmente adatto per lavori di ebanisteria, parquet ed infissi; nello Sri Lanka si segnala l’utilizzazione della specie come ombreggiante per le piantagioni di tè. Nelle regioni a clima temperato, invece, l’uso della specie, è prettamente ornamentale sia come pianta da fogliame per interno, nei paesi a clima nordico che, in piena aria, nelle città mediterranee poste sul mare, dove singoli esemplari o gruppi di piante vengono frequentemente coltivati dove ci sia spazio sufficiente ad ospitare una specie che nelle migliori condizioni può raggiungere e superare i 20 metri d’altezza.
Da noi, in Sicilia, Grevillea robusta è un albero di strada; siccome è frugale ed adattabile, tutti gli slarghi stradali spartitraffico sono suoi: meriterebbe di più ma la specie non è molto amata da chi ha giardini: le foglie che rinnovandosi coprono il prato, le antere appiccicose che, cadendo sulle macchine, formano macchie vischiose e nerastre, le api che arrivano a frotte attirate dal nettare sono tutte peccati veniali che però nel complesso, ahimè,  fanno preferire altre specie. 

mercoledì 22 maggio 2013

Carica papaya o albero dei meloni

Tipi da Orto
Ho visto per la prima volta esemplari di papaya dentro una serra dell’Orto Botanico di Palermo; tra le maglie della recinzione grandi arbusti simili ad “alberi della cuccagna” portavano appesi in cima, grossi frutti ammassati alla base della corona di foglie; una specie esotica perfetta per essere inserita nella rubrica “Tipi da Orto”.

Descrizione dei caratteri della papaya presso l'Orto Botanico di Palermo
Tuttavia, recentemente, durante una visita al vivaio Gli Aromi di Scicli, di alberi di papaya, sotto la grande area coperta dove si accolgono gli ospiti, ce ne erano più d' uno e tutti in fruttificazione.
Varietà  di papaya Rio e Santo Domingo di appena un anno d'impianto
La specie, in Sicilia, è uscita, da tempo, dallo stretto recinto dell’Orto per esplorare nuovi orizzonti. Nell’isola molti vivaisti specializzati in piante tropicali la coltivano, riparandola, sotto serra nei mesi invernali; la specie si è così ben ambientata da portare regolarmente a maturazione i suoi grossi frutti.
Caratteri della specie


Carica papaya L,  originaria dell’America centrale dov’è conosciuta come “Melone dei Caraibi” , è specie che viene coltivata in tutte le regioni a clima tropicale;  appartiene alla famiglia delle Caricaceae e si presenta con un aspetto molto simile ad una palma, con fusto erbaceo poliennale di consistenza carnosa con cicatrici triangolari evidenti, generalmente non ramificato che in pochi anni può raggiungere anche 7,8 metri d’altezza. In cima al fusto si apre un ciuffo di grandi foglie palmate, profondamente lobate sorrette da lunghi piccioli. E’ un albero dioico con piante a sessi separati; i fiori sono riuniti in infiorescenze poste all’ascella delle foglie e sono caratterizzati da una complessa biologia: sono presenti infatti piante a fiori maschili di colore verdastro, piante femminili a fiore bianco crema e piante a fiori ermafroditi che producono frutti partenocarpici più piccoli ed allungati. Le diverse combinazioni di fioritura possono osservarsi sulla stessa pianta in tempi diversi. 
Il frutto è una grossa bacca di colore giallo-arancio a maturità, dalla polpa gialla, aromatica, succosa e dolce che forma al suo interno una cavità contenente numerosi semi neri; ogni bacca può raggiungere anche i cinque chili di peso.
La papaya è considerato uno dei frutti più pregiati tra quelli tropicali anche in virtù del contenuto in papaina, enzima proteolitico stimolante della digestione ed azione simile alla pepsina presente in tutti gli organi della pianta. Questa attività proteolitica era già conosciuta alle popolazioni precolombiane indie dell’America centrale e del Brasile che avevano notato come avvolgendo carne nelle grandi foglie della papaia questa diventava più tenera. Oggi questo lattice, estratto incidendo i frutti verdi sulla pianta, viene utilizzato nell’industria della birra, per la frollatura della carne ed in medicina per curare disturbi digestivi.
 

sabato 18 maggio 2013

Thunbergia grandiflora, un rampicante dai fiori blu

L'esperto risponde
Thunbergia grandiflora
Domanda
Abito in una palazzina di recente costruzione e con gli altri condomini desideriamo ricoprire la recinzione che delimita il cortile condominiale con una specie rampicante che sia decorativa, di rapida crescita e molto adattabile in modo da non richiedere frequenti interventi del giardiniere. Abito in Sicilia in prossimità del mare e le temperature in estate sono molto elevate. Che specie ci consiglia?
Risposta
Tra le tante soluzioni che potrebbero fare al caso vostro scelgo Thunbergia grandiflora, una specie che mi sta particolarmente a cuore in quanto robusta, elegante, versatile. Questo rampicante di origine asiatica (India orientale), della famiglia delle Acanthaceae, è una specie a fusto volubile capace di attorcigliarsi intorno ad un sostegno arrivando in natura ad altezze superiori ai venti metri.
La specie è dotata di un robusto apparato radicale tuberoso con radice fittonante che penetra in profondità nel terreno ma che si adatta anche alla coltivazione in vaso. La vegetazione è costituita da foglie opposte di forma variabile da triangolare ad ovale, a margini generalmente dentato e superficie ruvida. La tendenza della specie è di crescere sino in cima ad un supporto per poi ricadere, formando su di esso una coltre verde; la specie è dunque ideale per ricoprire cancellate, reti, pergolati, pali antiestetici o ancora muretti a sbalzo. La vegetazione sempreverde assicura una copertura perenne che si estende con rapidità grazie a lunghi polloni radicali. In alcuni paesi tropicali (Australia, America) per questa sua esuberanza è considerata specie invasiva conoscendo come unico ostacolo alla sua diffusione il freddo a cui la specie non resiste. Nelle nostre regioni a clima mite la specie si trova bene e dalla primavera, prima timidamente, poi con entusiasmo comincia a fiorire producendo infiorescenze ascellari o terminali formate da grandi fiori ad imbuto di colore bianco con corolla esterna composta da cinque grandi petali di un bellissimo blu lavanda uno dei quali, più grande, presenta striature e gola gialla. La fioritura prosegue tutta l’estate sino al primo fresco autunnale.

In natura si riproduce facilmente per seme tramite frutti a capsula deiescenti che a maturità si aprono di scatto lanciando il contenuto a grande distanza dalla pianta; in coltivazione la specie si può riprodurre, oltre che per seme, anche per talea e per parti di radice radicata. Come norme di coltivazione occorre darle adeguato nutrimento distribuendo in inverno concime organico e complesso e somministrando generose innaffiature estive. 
Se proprio dovessi trovare un difetto alla thunbergia direi che i suoi grandi fiori, pur  così eleganti, hanno una bellezza un poco algida, alla Grace Kelly; sarà perchè mancano di  profumo o più probabilmente perchè, sono proprio incontentabile.
 

mercoledì 15 maggio 2013

Quiz botanico "maggio 013"

Cinque indizi per una specie

C’è nel mondo chi mi ama considerandomi aromatica e fragrante e c’è, invece, chi non mi può sopportare trovandomi saponosa e nauseante.

Sono il cuore di palline d’argento poste a decoro di torte d’antan

Se prendi medicine mi dovresti ringraziare perché ti rendo meno sgradevole l 'amaro calice

Tenetemi vicino e terrò a distanza le fameliche tigri

Con zeolite e clorella facciamo un bel gruppo capace di togliere di mezzo chi è troppo pesante

SOLUZIONE 

sabato 11 maggio 2013

Bauhinia variegata, un piccolo albero "tutto in fiore"

Tra gli alberi di piccola dimensione attualmente in fioritura nei giardini pubblici o nei piccoli spazi privati delle calde città meridionali, Bauhinia variegata è specie capace di esprimere, in questo periodo di inizio primavera, una delle più lunghe, eclatanti e spettacolari fioriture. Gli alberi di bauhinia infatti, sono in questo momento “tutti in fiore” ricoperti da una moltitudine impressionante di racemi di grandi fiori  che hanno un gradiente di colore che varia dal rosa al magenta sino all’indaco e che fanno ben meritare alla specie l’appellativo attribuito dagli americani di “albero delle orchidee”. 
Bauhinia variegata è un piccolo albero o arbusto deciduo, di origine asiatica, caratterizzato da un corto tronco sormontato da una grande chioma globosa. Come molte specie appartenenti alle Fabaceae anche questa leguminosa ha rami giovani con andamento a zig zag che portano foglie, che compaiono subito dopo i fiori, molto simili a quelle del nostro Cercis siliquastrum, dalla forma rotondeggiante, settate e divise in due lobi con punte largamente arrotondate e nervature evidenti, molto simili nella forma alle impronte delle zampe di una capra o, più romanticamente, di un cammello. Alla particolare simmetria dei due lobi fogliari si deve la nomenclatura del genere Bauhinia dedicata da Linneo ai  gemelli  fratelli  Bauhin, botanici e naturalisti svizzeri.
Rispetto ad altre specie appartenenti al genere, le foglie di Bauhinia variegata sono solo leggermente settate all’estremità ed i fiori sono più grandi con fasci di stami sporgenti e ricurvi verso l’alto.

Alla fioritura, che si protrae a lungo, segue la produzione di lunghi baccelli deiscenti contenenti da 10 a 15 semi piatti, di forma lenticolare. In questa fase vegetativa la specie perde parte del suo fascino per le foglie che tendono a seccare al margine e per i lunghi legumi di colore marrone a maturità che, aperti, pendono in gran numero dalla chioma. I semi sono di facile germinabilità soprattutto se tenuti a mollo o scarificati prima di essere posti a dimora; con questo facile sistema io ogni anno ne produco qualche piantina in vaso. Riproducendosi per seme la specie presenta grande variabilità genetica: alcuni esemplari sono bassotti, altri di buon sviluppo; alcuni fioriscono precocemente altri non prima dei quattro -cinque anni. Alcuni sono un’esplosione violenta di colore altri fioriscono solo in cima ai rami. La specie è tipica delle regioni tropicali e sub tropicali ma si è bene adattata all’ambiente mediterraneo in aree dove non si verificano gelate (Sicilia, Riviera amalfitana, Liguria, Sud della Francia). A Palermo sono spettacolari gli esemplari di Bauhinia variegata di Piazza Magione ed anche a Catania la specie fa bella mostra di se, in questo momento,  in alcuni giardini cittadini (Istituto Ardizzone Gioeni).



giovedì 9 maggio 2013

Il contadino ed il pero

Storiella popolare siciliana tramandata oralmente da mia madre
C’era una volta un contadino che possedeva una bella pianta di pero. Ogni anno al primo tepore di primavera il pero si ricopriva di una enorme massa di fiori che faceva pregustare al contadino un buon raccolto. In estate, tuttavia, la delusione era sempre cocente perché il pero non fruttificava. Un anno dopo l’altro era sempre la stessa storia: il pero fioriva ma si ostinava a non produrre neanche un frutto tanto che il contadino, indispettito, decise di tagliare l’albero per ricavarne legna da vendere al mercato. L’intera partita di legname fu acquistata da un falegname che aveva avuto commissionato, dalla parroco del paese, un crocifisso che, una volta ultimato, venne esposto con grande festa sull’altare della chiesa. Dopo breve tempo cominciò a spargersi la voce che il crocifisso facesse miracoli; una domenica dopo l’altra e poi anche ogni giorno della settimana una folla sempre più numerosa di fedeli si radunava a pregare davanti alla chiesa. Il contadino venuto a conoscenza della cosa decise di andare a vedere e giunto davanti all'altare, tra la moltitudine di fedeli,  così pensò:
 
Ora che sei Cristu prisenti
io piru ti sacciu e tu piru mi senti
piri un facisti e miraculi vo fari?
 

 traduzione per i non siciliani

Ora che sei diventato un Cristo, qui presente,
Io pero  ti conosco e tu pero mi senti
pere non ne hai fatto e miracoli vuoi fare?



domenica 5 maggio 2013

Paeonia in Sicilia, mascula è!


E’ una cosa che non riesco proprio a digerire e che in fondo mi fa indispettire del perché la peonia spontanea dei nostri boschi, così romantica, delicata e rara, la specie che sono andata in questi giorni a ritrovare per poterla fotografare, costatando con soddisfazione che la consistenza della popolazione sui Nebrodi, in Sicilia, è ancora rilevante, sia stata definita prima da Linneo e poi anche da Miller, botanico scozzese, Paeonia mascula.
Che avrà a che fare con i maschi questa deliziosa erbacea, regina dei boschi che in primavera punteggia di rosso o di rosato il rado sottobosco di querce? Scartabello sui libri e scopro informazioni ancora più indisponenti; la peonia che si ritrova nei boschi siciliani non solo  è “Paeonia mascula”, ma, addirittura, viene  classificata come Paeonia mascula subsp. mascula, avvalorando il più trito cliché isolano. Nella mia ricerca del perché la peonia spontanea sia maschio, scopro e me ne consolo, che agli albori della botanica, accanto al maschio, c’era anche una peonia femmina. Nel Dizionario overo Trattato Universale delle droghe semplici scritta in francese dal signor Lemery del 1737 così è scritto a pag 253:
 
Peonia è una pianta di cui v’ha due spezie principali, l’una chiamata Peonia maschio e l’altra Peonia femmina. La prima.. getta fusti all’altezza di due o tre piedi, un poco rossicci, divisi in alcuni rami; le sue foglie sono larghe, composte di molte altre foglie quasi simili a quelle del Noce ma più larghe e più grosse, verdi brune rilucenti ricoperte sulla schiena d’un poco di lana.. Nascono i suoi fiori nelle cime dei fusti, grandi, con molte foglie disposte in rosa di colore qualche volta porporino, qualche volta incarnato, sostenuti da un calice con cinque foglie. Passato questo fiore gli succede un frutto composto da molti cornetti bianchi lanuginosi rilucenti, capovolti i quali si aprono maturando e lasciano vedere dei semi grossi quasi rotondi rossi sul principio indi neri. Le sue radici sono formate da navoni grossi come il pollice e alle volte più grosse. La Peonia femmina è divisa in due specie, la prima è chiamata Peonia communis vel feminina. I suoi fusti crescono alti ma non diventano grossi; le sue foglie sono tagliate di colore verde smorto di sopra bianchiccie e un poco vellutate di sotto; i suoi fiori sono simili a quelli della Peonia maschio ma meno grandi, di colore rosso. Succedono loro altresì de’ frutti ripieni di semi come nell’altra specie; le su radici sono dei bernoccoli o navoni attaccati a fibre, come nell’Asfodelo. La seconda specie di Peonia femmina è chiamata Peonia femina altera Tournef. Ella assomiglia tanto alla Peonia maschio quanto alla femmina; le sue foglie sono simili a quelle della Peonia maschio ma sono più lunghe e più strette; i suoi fiori sono composti di sette o nove gran foglie disposte in rosa come nelle spezie precedenti di colore rosso carico....
La peonia, dunque, specie erbacea perenne a foglia caduca con radici tuberose e fiori solitari portati in cima al fusto erbaceo, era considerata sino al XVIII secolo un’erba medicinale molto comune della quale era prevalentemente utilizzata la radice rizomatosa per ottenere medicamenti antispasmodici utili contro epilessia, convulsioni, spasmi intestinali, disturbi mestruali e post parto. Si riteneva, in genere, che la peonia maschio, caratterizzata da una colorazione rossastra degli steli fiorali e da maggiore sviluppo vegetativo, con grosse radici rizomatose, fosse molto più efficace, dal punto di vista medico, rispetto al cosiddetto tipo femminile.
Tale distinzione botanica scompare con Linneo che individua le diversità dei tipi come semplici caratteri varietali di una stessa entità botanica, scegliendo l'entità  maschile come specie tipo. La sistematica moderna della specie è complessa e individua come specie di maggiore diffusione in Italia Paeonia officinalis, con numerose sottospecie; in Sicilia invece, mi duole doverlo ammettere, l’unica specie di peonia spontanea presente nei boschi dell’isola..., mascula è.

 

giovedì 2 maggio 2013

Cruciverba botanico" maggio 013"

Orizzontale: 1: Genere appartenente alla famiglia delle Ranunculaceae  il cui nome significa: ”pianta volubile”, viticcio”;  alcune specie sono molto utilizzate come rampicanti da fiore; 8: pianta mangereccia nota sin dall’antichità i cui caratteristi frutti sono chiamati “bubbolini”  9: Frutti secchi deiscenti tipici delle crucifere; 11: tipo di innesto che si pratica eseguendo un taglio della corteccia all’interno del quale, in modo opportuno, si inseriscono una o più gemme; 12: Conium maculatum; 13:fiori di colore rosa; 14; xilema secondario per i...francesi; 15: Rapporto tra l’area della struttura vegetale e quella del suolo su cui essa insiste; 16: Attributo specifico di pianta chiamata dalle popolazioni del Centro America  “caigua”;   18: Acronimo di ormone vegetale noto con il nome di gibberellina; Verticale: 1: Iniziali denominazione latina di "Basilisco dentellato"; 2: Il ...cuore del genere Xolisma; 3: si dice di un’infiorescenza (cima) i cui fiori sono inseriti a spirale; 4: pianta erbacea spontanea molto ricercata dalle api, da cui il nome; 5: una delle spezie più antiche dal gusto tendenzialmente dolce, con aroma di semi di finocchio e retrogusto di menta; 6: distillato messicano ottenuto da una specie di agave; 7: quella vegetale è la parte solida dell’olio di cotone; 10: iniziali della specie nota agli inglesi come ”Rock elm”; 13: ibridatore inglese della fucsia che ha ottenuto la varietà  Celia Smedley”; 14: Baikiaea plurijuga Harms; 17: acronimo inglese di rodenticida o insetticida in polvere che agisce per contatto.
Scarica in formato PDF
 
 
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...