giovedì 12 settembre 2013

Chinotto, un agrume dal gusto amaricante

Il chinotto è un agrume di origine cinese, di contenute dimensioni, caratterizzato dal possedere  un aspetto raccolto ed un poco arruffato; le piccole foglie lanceolate, infatti, alterne e coriacee, simili a quelle del mirto, sono disposte, sui rametti privi di spine, sovrapposte ed appressate a causa degli internodi dei rami molto ravvicinati. La specie, un tempo veniva considerata botanicamente una variante dell’arancio amaro e per questo era denominata Citrus aurantium sub var myrtifolia; oggi la varietà ha assunto il rango di specie a se stante per cui il chinotto ha denominazione botanica Citrus myrtifolia. I fiori di zagara sono bianchi, molto profumati e raccolti a mazzetti; i frutti sono piccoli, di forma tondeggiante riuniti in grappoli sulla parte terminale dei rami dove rimangono persistenti a lungo, anche per oltre un anno; prima sono di colore verde brillante poi a maturità hanno un colore arancione intenso ed un sapore amaro che non consente di mangiarli tal quali. 
I frutti di chinotto vengono, infatti, per tradizione trasformati in confetture, canditi, sciroppi e bevande dal particolare gusto amaricante. Negli ultimi anni il chinotto ha trovato una certa diffusione come agrume ornamentale coltivato in vaso.

Riportano le cronache che l’introduzione del chinotto in Italia dall’Oriente risale al 1500 ad opera di un navigatore savonese che introdusse la specie in un tratto molto circoscritto della Riviera di Ponente, tra Varazze e Finale, con al centro la città di Savona. In quest’area le condizioni di suolo e clima si rivelarono ideali per la coltivazione del chinotto divenendone da allora coltura tradizionale.
Sito reperimento foto
La coltivazione della specie si è poi diffusa anche al sud con epicentro di interesse in Calabria dove il chinotto è particolarmente coltivato per l’estrazione degli oli essenziali utilizzati in profumeria. 
E’ soprattutto nel XIX secolo che il chinotto fa il suo ingresso nella tradizione dolciaria savonese; sulla base di una ricetta francese rivisitata e corretta viene, infatti, messa a punto una lunga e laboriosa lavorazione di canditura dei frutti di chinotto che venivano conservati sotto sciroppo e serviti, poi,  spolverati da un velo di zucchero, immersi nel liquore maraschino. Una prelibatezza molto amata nel società di fine ottocento il cui consumo si protrasse sino agli anni Venti.   
 
I frutti canditi di chinotto costituiscono una tradizione dolciaria non più in voga  ed è per questo che in tempi recenti il chinotto di Savona è stato inserito tra i presidi Slow Food d’ Italia; inoltre la coltivazione del chinotto in terra savonese è promossa e salvaguardata da un’associazione di liberi buonguastai chiamata “Arciconfraternita del chinotto”.


E’ nella buccia del frutto del chinotto che sta il segreto del suo aroma essendo ricca di elementi aromatici e digestivi. Il processo di canditura rende il piccolo frutto molto morbido internamente mantenendo però una consistenza soda della buccia che oppone resistenza al morso;  da qui il detto savonese “Pelle dura, cuore tenero”.
 

A partire dagli anni 50,  il consumo di una bevanda gassata di colore scuro ottenuta utilizzando il succo del chinotto ha avuto in Italia una grande diffusione. La prima ditta che iniziò la produzione commerciale del chinotto in bottiglia fu la Pietro Neri seguita poi da altre aziende come la San Pellegrino. Una bibita dissetante e digestiva molto simile al chinotto è il kinnie diffusa nell’isola di Malta.
 
Così come avviene per altri agrumi, dalla distillazione  della scorza dei frutti di chinotto, che poi verranno sottoposti a canditura,  si ottiene  un olio essenziale  il cui profumo  ricorda l'arancio ma con un fondo più amaro; l'essenza viene utilizzata come base per la creazione di profumi aromatici come ad esempio “Chinotto in fiore” un omaggio del profumiere di origine savonese Marco Abaton alla sua città ; un profumo, dice la pubblicità, dalle “note di testa fresche, verdi ed agrumate che lasciano spazio ad un cuore rotondo e balsamico”.


Generale Marcello Prestinari (PR) per errore scambiata con la Chinotto
La vera Chinotto
 
Il 28 marzo 1941, al largo di capo Gallo, in Sicilia, sbattendo su una sbarramento di mine inglesi, colò a picco il cacciatorpediniere italiano “Generale Antonio Chinotto”, unità navale della Regia Marina intitolata al generale che nel 1916, sul Carso, diede grande prova di valore nelle ultime battaglie sul fronte Giulia.

 

6 commenti:

  1. che bello leggere dei frutti dei nostri territori qua da te! adoro il Chinotto, e Marco Abaton sta portando avanti un bel progetto di tutela e riscoperta di questo antico frutto! I marinai genovesi caricavano a bordo grandi quantità di chinotto candito, ricchissimo in vitamina C, era antidoto per lo scorbuto!
    saluti dalla Liguria
    simonetta

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La LIguria del chinotto, con i suoi terrazzamenti e la sua tradizione agricola mi sembra molto vicina al paesaggio di tratti di costa meridionale. Ciao Simonetta e grazie

      Elimina
  2. I chinotti canditi proprio non li conoscevo! Io ho una pianta piccolissima in vaso, ora la guarderò in un'altra prospettiva!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Al primo frutto, zac! cimentati con la canditura.

      Elimina
  3. Però la nave in foto non è il Chinotto (sigla CH), bensì il gemello Generale Marcello Prestinari (PR). Mi si perdoni la pignoleria da appassionato navale.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ha ragione, grazie per la precisazione che mi ha consentito di correggere un errore!

      Elimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...