martedì 5 agosto 2014

Un'anziana plumeria di famiglia

Storia di una plumeria arborea coltivata da oltre 60 anni in un piccolo giardino di città
Il posto è uno dei più caotici della città; uno snodo infernale interessato di recente da lavori di riassetto viario, definiti epocali, che stanno mettendo a dura prova la pazienza dei residenti e delle poche attività commerciali presenti in zona. Un posto che si attraversa in macchina, a passo d’uomo nelle ore di punta, stando imbottigliati in un budello di strada che porta diritto verso uno stop, tra palazzi anonimi e niente da guardare se si fa eccezione per un sexy shop. 
Nonostante la voglia che ho, come tutti, di arrivare in fondo alla strada, spero sempre di dover rallentare al momento cruciale per riuscire a sbirciare attraverso il cancello di un piccolo giardino che, a dispetto del caos infernale che vi regna intorno, rende questa zona della città speciale per chi come me ama le piante. 
Il giardino è pertinenza di una casa padronale dei primi anni del novecento, l’unica rimasta delle molte ville di campagna che sino alla metà del secolo scorso cingevano di orti e agrumeti la periferia della città. Un piccolo spazio intercluso, tra le mura dell’ abitazione e dei palazzi vicini, che ospita, tra un enorme cereus ed altri arbusti d’antan (calicanto, eriobotrya, un susino selvatico ed un arbusto di acokanthera che recentemente è passato a miglior vita ), un albero di plumeria; il più grande, annoso, profumato esemplare che si possa rintracciare in tutto il versante meridionale dell’Etna.
Una pianta veramente degna di attenzione essendo alta più di otto metri con un tronco formato da tre robuste ramificazioni che partono direttamente dal suolo formando una chioma ampia di rami intrecciati che da maggio ad ottobre si ricopre prima di foglie ovali, verde lucido e poi di grandi fiori carnosi e profumati che emanano un indefinibile sentore tropicale, con note di mandorle amare; un profumo che cangia con il fare del giorno e delle stagioni e che pervade, per ogni dove, la terrazza di casa ed il giardino.
 
Questa plumeria è un esemplare singolare per diversi motivi: botanici e diciamo così, “affettivi”. Plumeria rubra forma acutifolia è, infatti, una specie di origine tropicale che viene coltivata diffusamente in tutti le aree esotiche del mondo ma che trova ospitalità anche nel Mediterraneo in alcune zone costiere dove non si registrano minime termiche invernali sotto le zero. La Sicilia è una di queste aree dove la plumeria può essere coltivata in piena terra ma solo in situazioni termiche localmente particolari come quelle che si registrano lungo la costa che fa capo a Palermo o lungo lo Ionio, nel tratto di mare che da Messina scende giù, fino a Riposto. Aree climaticamente miti dove non si verificano forti escursioni termiche che nella plumeria bruciano irrimediabilmente gli apici vegetativi della pianta portandola a morte. Esattamente la situazione climatica che si verifica, invece, a Catania dove la vicinanza del vulcano Etna ed il mare provoca sbalzi di temperatura tra il giorno e la notte molto accentuati. Ecco perché nella mia zona le plumerie hanno vita difficile e possono essere coltivate solo in vaso in modo da essere adeguatamente riparate in inverno. Il microclima creatosi in questo piccolo giardino di città, invece, si è rivelato ideale per questo esemplare di plumeria che posto al riparo tra le alte mura di casa e con la vista aperta verso il sole, si è fatto albero che è arrivato a fruttificare, crescendo assieme a quattro generazioni di una famiglia che da sessant’anni lo custodisce e cura.
La storia di questa pianta comincia agli inizi degli anni cinquanta, arrivata in casa come talea radicata da coltivare in vaso, regalo di un parente alla nonna degli attuali proprietari; è un’antica varietà di plumeria riferibile al tipo della cosiddetta “palermitana” ma dai fiori molto grandi, dai petali appuntiti bianchi a centro giallo molto ben definito ed un profumo lieve ma cangiante.
Nel 1957, dopo vari rinvasi, la pianta viene interrata in un angolo del giardino con mille attenzioni perché non abbia a subire traumi da trapianto. La pianta in piena terra comincia a crescere in modo vigoroso tanto da richiedere nel tempo interventi di consolidamento volti a sostenere i fragili rami sempre troppo carichi di foglie e di fiori; prima si opera con tutori di legno, poi, con tiranti d’acciaio, più recentemente, a cura di una ditta specializzata, con cavi in propilene specifici per consolidamenti dinamici. 
Oggi la plumeria è costantemente monitorata e seguita come una parente anziana della quale si spiano e si temono i primi segni di senescenza: qualche seccume di troppo, fragilità dei rami. Nel corso degli anni la pianta è stata riprodotta più volte mediante talea (raramente per margotta), quando si desiderava estendere a persone care l’amicizia per la plumeria di famiglia. Solo eccezionalmente sono stati recisi interi grappoli di fiori, soprattutto per evitare l 'emorragia del lattice che ne trasuda da ogni taglio o ferita; ma il primo ottobre del 1965 tuttavia, di fiori di plumeria se ne raccolsero tanti, portati al fioraio per comporne un cuscino che fosse di compagnia all’ultimo viaggio della nonna.
I ricordi legati a questa pianta d’eccezione mi sono stati raccontati con ritrosia e pudore da chi si è assunto il compito di riservare alla plumeria di famiglia attenzioni ed affetto.

Ed anche io che non le sono custode provo per questa plumeria una particolare affezione per quei momenti di gradita distrazione passati a sbirciare, da fuori, il giardino  mentre in macchina, imbottigliata nel traffico, procedo a rilento verso lo stop.
 
File in formato PDF
 

6 commenti:

  1. Che bella storia, a me piacciono i retroscena di tutto: persone, case, oggetti, auto, piante... Tifo anch'io per la nonna-plumeria!

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    1. Olà, Marta; un ringraziamento affettuoso per i tuoi commenti che mi mettono sempre di buon umore!

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  2. Marcella, mi ripeto come Marta... che bella storia! E che spettacolo di pianta chissà ce non riesca a vederla quando a novembre sarò nella tua bella città, so che per allora ci vedremo e io sono così contenta!!! Ho un debole per le plumerie, soprattutto per il profumo e per la tradizione che le vuole in vaso su ogni terrazzo siciliano, almeno così mi è stato raccontato.

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    1. Simonetta, spero di riuscire non solo ad incontrarti ma anche di avere tempo per farti girare i miei “luoghi verdi del cuore”

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  3. Risposte
    1. Santi, grazie di essere passato a trovarmi...

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