giovedì 6 novembre 2014

Giardini da vivere di Luigina Giordani

Quindi progetti verdi raccolti in un libro edito da Paysage
Non sono mai stata particolarmente interessata alla lettura delle riviste di architettura, quelle che hanno lucide pagine di carta patinata zeppe di immagini tecnicamente perfette dove la luce, le ombre, i contrasti sono sempre al top e dove la visuale degli ambienti immortalati è sempre tale da dilatare gli spazi, rendendo bella, condivisibile, desiderabile ogni singola ambientazione descritta.
Luoghi distanti dalla mia portata dove tutto è lineare, ordinato, essenziale, dove non c’è polvere, disordine e niente che minimamente ricordi l’irredimibile confusione delle mie stanze.
Diverso è, invece, il discorso per le riviste che descrivono giardini dove il solo guardare quegli spazi verdi così ben pensati, disegnati e poi anche realizzati da professionisti chiamati all’inglese Garden Designer mi fa scoppiare il cuore di una rassegnata ed un poco invidiosa melanconia.
 
Quando mi sono laureata, trent’anni fa, in Scienze Agrarie pensavo di avere acquisito  competenze, abilità e conoscenze sufficienti per lanciarmi nella progettazione del verde. Studiati a memoria tutti i libri di Alessandro Chiusoli mi buttai a capofitto nella realizzazione dei primi lavoretti. Dovetti constatare, tuttavia, che la progettazione non è un’attività che mi riesce bene. E’ vero che un agronomo ha competenza sulle piante ma non è detto che sappia organizzare gli spazi, pianificare il costruito, conoscere ed utilizzare al meglio i diversi materiali o che abbia la capacità di pensare il giardino che sarà non come un assemblato di piante in salute ma come una scenografica composizione capace di replicare in modo artistico la natura.
Progettare non era nelle mie corde e vi ho, quindi, rinunciato continuando però ad ammirare ed a invidiare chi è capace di farlo, di creare, cioè, un mix speciale tra l’ambiente costruito e la componente vegetale.

Mi trovo in questi giorni a sfogliare il libro “Giardini da Vivere” di Luigina Giordani e il sentimento di invidia  che avevo rimosso ricompare.
Luigina Giordani, nome poco noto al grande pubblico ma dal prestigioso curriculum professionale, è titolare dello studio di Landescape e Garden Designer Giardini Giordani, da lei fondato a Tolentino (MC), nelle Marche, che ha al suo attivo, in oltre venti anni di attività, la realizzazione di oltre duecento progetti di giardini, orti, terrazzi, aree verdi aziendali distribuiti su tutto il territorio nazionale. Laureata in Scienze Agrarie a Perugia come “miglior laureato in Scienze Agrarie dell’anno accademico 1977/78, la Giordani prosegue gli studi a Torino perfezionandosi in Architettura del Paesaggio e nella progettazione di Parchi, Giardini e Aree Verdi e acquisendo il titolo di Paesaggista presso l’Università degli studi di Torino. Collabora negli anni con diverse case editrici per editoriali e reportage ed è docente in corsi di specializzazione inerenti la “Progettazione e gestione degli Spazi verdi”.

Per rendere giusto riconoscimento alla sua decennale attività  Paysage, editore della Rivista internazionale di architettura del paesaggio e disegno urbano, nell’ambito del progetto Giardino italiano, ha avviato la pubblicazione di una collana di monografie dedicate a garden designer pubblicando come primo titolo il libro “Giardini da Vivere” che raccoglie quindici progetti fotografati e raccontati da Luigina Giordani.


Un libro bellissimo dove i diversi lavori descritti, tutti di committenza privata ma alcuni dei quali ad uso pubblico (Hotel, B&B, ville, terrazze) hanno nomi suadenti ed evocativi come: fantasie verdi in un colorato arabesco; tra cielo e mare; verde sinfonia; ordine e incanto; il bello secondo natura; un giardino dal cuore mediterraneo e sono descritti con parole e foto che mostrano contesti perfettamente inseriti nel paesaggio mediterraneo da cui traggono spunto ed ispirazione, ricreando con la scelta dei materiali, delle associazioni vegetali, dei volumi e dei colori una speciale sensazione di ariosa ed assolata tranquillità.
Bello leggere le descrizioni a corredo delle foto da cui prendere nota delle specie più frequentemente usate, scelte prevalentemente tra gli arbusti e gli alberi della flora mediterranea come lavande, cisti, mirti, agnocasto, olivi, mescolati ad arbusti da fiore come  Gaura, buddleie, rose inglesi, Agapanthus, Echium,  Solanum jasminoides, Perovskia, Salvia jamensis, Hemerocallis che vengono talvolta accostati a poche specie esotiche come Clerodendrum, Acca sellowiana, Escallonia.
Sono tanti gli spunti progettuali che è possibile trasporre alla propria dimensione casalinga perché facili  da realizzare utilizzando materiali naturali capaci di rendere speciale un’aiuola di casa, un angolo anonimo del proprio terrazzo, un vano grigio di un alloggio ascensore.


A far capire che il libro è un po' speciale vi è, poi, la prefazione scritta da Mimma Pallavicini, penna sferzante del giornalismo verde che da oltre trent’anni organizza mostre, consiglia vivai, descrive giardini predicando sempre il rigore, la competenza botanica, la serietà professionale. Se Mimma così scrive di Luigina Giordani :”.. da professionista, toglie, aggiunge, media, interpreta e alla fine tutto deve apparire in perfetto equilibrio, senza prevaricazioni sul preesistente o esibizione di virtuosismi. Non a caso la specializzazione paesaggistica di Luigina Giordani viene dopo studi di agronomia e non di architettura. Ovvero: tra natura e cultura, prima la natura". Ed ancora: " Apprezzo che affronti la progettazione scartando a priori qualsiasi sentimentalismo come se non avesse mai visto una bordura mista inglese traboccante di colori, un angolo arredato shabby chic, un giardino ottocentesco di viole e mughetti. Lei, misurata ed elegante, distribuisce fiori con molta gioia ed altrettanta parsimonia, crea prospettive e cannocchiali visivi mai esangui…." non resta altro da fare che subito il libro andare a comprare e una volta a casa, lentamente, cominciarlo a sfogliare.


 
 

1 commento:

  1. Non conoscevo questa signora. Sai che di recente ho parlato con qualcuno delle riviste per interni, quelle super patinate, e ho scoperto che... vabbè, ce l'eravamo intagliata tutti... chi viene pubblicato paga per esserlo. Capisco la crisi dell'editoria, capisco i costi dei fotografi ecc. che le riviste sostengono, ma lo trovo un mondo sempre più rivolto ai ricchissimi. Chi può permetterselo viene stampato. Meno male che ci siamo noi blogger che diamo spazio a tutti, gratis!

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