venerdì 13 febbraio 2015

Floricoltura Italiana, storie, uomini, aziende

Un libro di Arturo Croci e Giovanni Serra
Viva la vita! E’ questo il motto con cui Arturo Croci, editore, giornalista e grande esperto di florovivaismo e giardinaggio, fondatore della rivista Flortecnica e consulente di importanti manifestazioni del verde come Flormat, Orticolario, Sun, è solito concludere ogni suo intervento; e ne ha tutte le ragioni visto che per ben due volte è stato sul punto di doverla salutare, la vita, a causa di gravi problemi di salute, superati con molta fortuna e tanta bonomia.

 
Fatto sta che, oggi, ogni sua iniziativa, sia essa la scelta di un nuovo titolo per la sua casa editrice Ace International o la consulenza per una mostra del verde o la pubblicazione di un suo libro, è sempre intrapresa sotto la spinta di un incontenibile entusiasmo, di un pensiero propositivo che trasmette agli interlocutori voglia di fare, desiderio di approfondire, di superare di slancio ogni ostacolo. Succede così anche a chi legge il suo ultimo lavoro, edito da Mursia, dal titolo: Floricoltura italiana, storie, uomini, aziende, scritto a quattro mani con Giovanni Serra, ordinario di Floricoltura alla Scuola Sant’Anna di Pisa e accademico dei Georgofili. Nel libro si racconta il passato, si descrive il presente e si immagina il futuro di un settore produttivo come il florovivaismo di cui Croci e Serra sono stati sino ad oggi studiosi ed interpreti.
Il florovivaismo in Italia, è un importante comparto dell’agricoltura italiana la cui produzione è stata pari, nel biennio 2012/2013,  a 2,6 miliardi di euro, conferendo all’ Italia una posizione dominante nell’ambito dell’UE. Gli anni che viviamo tuttavia sono anni di forte stagnazione che hanno fatto registrare una riduzione della produzione di fiori e piante pari all’8% rispetto al biennio precedente a motivo di una contrazione dei consumi domestici e delle ridotte attività delle amministrazioni che gestiscono il verde pubblico.
 
Solo due personalità come Arturo Croci e Giovanni Serra che hanno vissuto gli anni d’oro del florovivaismo italiano e ne conoscono i punti di forza ma anche di debolezza potevano scrivere oggi, un libro sul florovivaismo italiano  che non fosse un de profundis di un settore in forte crisi. Nel libro si ripercorre la storia  della floricoltura italiana a partire dalla metà dell’Ottocento sino ai nostri giorni, si raccontano e ricordano, a chi li ha conosciuti, gli uomini e le aziende che hanno fatto apprezzare la produzione italiana nel mondo partendo, in ordine alfabetico,  da Acerbo Giacomo, Ministro dell’Agricoltura intorno al 1930 per finire a Weijl Max, padre della moderna floricoltura israeliana, passando per nomi di tanti imprenditori, alcuni dei quali non ci sono più  come, tra quelli da me conosciuti perché siciliani, Petiet Jan, nato in Olanda ma siciliano di adozione, uno dei pionieri della floricoltura dell’isola e Continella Ignazio promotore indiscusso dell’agrumicoltura ornamentale e del florovivaismo siciliano.
Nel libro si elencano, poi,  parole e concetti chiave, si ricordano gli scritti più rilevanti, le manifestazioni, gli eventi, le cronache, i premi.
Di che utilità può essere rinvangare il passato quando ci si barcamena oggi con la crisi? La ricetta dei due autori è semplice: rivivere il passato può essere un modo per trovare azioni propositive per il futuro puntando su: formazione, associazione, informazione, che sono campi d'intervento su cui, nel florovivaismo, c’è ancora molto da lavorare.

Il libro, stampato quasi per scommessa in mille copie nel mese di novembre 2014, è già in ristampa ed Arturo Croci, instancabile, gira l’Italia per promuoverne la lettura. In Sicilia è già stato a Marsala, dove è insignito del titolo di cittadino benemerito, ed a Milazzo, ospite di Milazzoflora e di Natale Torre.



Ma "Floricoltura italiana" non è solo un libro  per gli addetti ai lavori, chiunque sia stato almeno una volta nella propria vita ad un’edizione dell’Euroflora o al Flormat dei tempi migliori, rileggendo date e luoghi proverà una nostalgico piacere nel sentirsi partecipe di quello che è stato un pezzo di storia del florovivaismo italiano.  E dunque, che dire:  Viva la vita!

 

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