lunedì 11 settembre 2017

Leonardo Giammanco, curatore di Aizoaceae

 
Leonardo lo potete incontrare insieme alle sue piante in alcune delle più importanti manifestazioni del verde che si svolgono in Italia: Milis, Murabilia, Roma, Salerno e soprattutto in quelle che hanno luogo all’interno degli Orti botanici come Palermo, Napoli, Catania perché a Leo piace lavorare nei posti belli che il suo  lavoro gli  offre di frequentare.
Si sobbarca viaggi lunghissimi per spostarsi in tutta Italia dalla contea siciliana di Modica dove ha casa ed azienda facendo, con il suo furgone, il doppio di strada di un qualunque altro suo collega nordico ma lo fa di buon grado perché a lui non dispiace trascorrere i fine settimana in fiera, nell’intorno del suo banchetto ordinato di piccoli vasi di Aizoaceae ma anche di Cactaceae ed altre succulente, disposti in plateau di piante accuratamente cartellinate dai nomi spesso assonanti: Frithia, Fenestraria, Lapidaria, Monilaria ma anche Lithops, Gibbaeum e Conophytum dando consigli e scambiando informazioni con i molti appassionati che lo aspettano avendo avuta notizia del suo arrivo dal passaparola sui social. 
La sua specialità sono le Aizoaeceae una famiglia di succulente, un tempo classificate come Mesembriantemaceae, che provengono prevalentemente dal Sud dell’Africa e dal Madagascar.
Braunsia, Lithops, Conophytum, Frithia, Fenestraria, Tricodiadema Gibbaeum
Leo le ha scelte, tanti  anni fa, tra le  diverse specie succulente che da appassionato coltivava, per la loro capacità di adattarsi a condizioni climatiche estreme come terreni poveri, scarsità d’acqua, sole cocente, resistenza a predatori e così per imparare a coltivarle è andato a conoscerle nei luoghi d’origine viaggiando dal mare agli altipiani del  Sud Africa ed in Namibia per capirne ecologia e comportamento.
Sito immagine
A casa, nella serra di produzione del suo vivaio, ascoltando musica e circondandosi di cose belle e familiari, Leo si prende cura delle sue piante, molte delle quali nate da semine di venticinque, trent’anni fa (e che assolutamente no, non sono in vendita!) preoccupandosi per il troppo freddo di questo inverno o dell’implacabile sole di quest’estate, cercando di trovare la giusta alchimia nell’assemblare substrati di coltivazione poveri, quanto più simili a quelli delle zone di provenienza.
Aloinopsis peersii

Tricodiadema bulbosum

No vendita tutte!
Le sue cure hanno effetto perché dalle semine nascono in tante fiorendo a profusione in un periodo dell’anno, come l’inverno, povero di fioriture. .
Ci facciamo raccontare da Leo come è nato il suo interesse per questa particolare famiglia di succulente africane:
Leonardo, come è iniziata la tua storia di curatore di Aizoaceae
"Ho deciso trent’anni fa di fare coincidere la mia passione per le succulente con la mia professione a seguito di un momento di crisi del mio vecchio lavoro e mia personale. Mi chiedevo: che senso ha vivere una vita che non è quella a cui aspiri solo per le piccole sicurezze di una vita borghese? Nel 1985 quindi il grande passo, rinuncio a un lavoro statale e mi costruisco la prima serra di neanche 100 mq. Semine, taleaggi e grandi entusiasmi. Faccio pratica e coltivo di tutto. Nei primissimi anni '90 esplode il grande amore per le Aizoacee, famiglia nella quale mi sono specializzato, uno dei pochi in Italia. La mia è una azienda piccolissima, minima la definisco, attualmente poco più di mille mq di serra fredda dove l'unico operatore sono io. Io riproduco, io coltivo, io vendo. Azienda minima ma specializzazione massima nella coltivazione delle Aizoaceae.
Come tutti i grandi amori anche il mio verso le piante che coltivo ha una grande componente emotiva, insondabile, forse di arcaica e primitiva comunione, ma molto razionalmente di esse ammiro la capacità di vivere in ambienti quasi impossibili pur non disponendo di sistemi di difesa come spine e veleni, comuni in altre piante succulente. La loro bellezza di forme e colori, la capacità di fioriture straordinarie, la fantasiosa strategia nel sapersi sottrarre ai cocenti raggi solari estivi e ai predatori animali, la camaleontica possibilità mimetica, le rendono esempi insuperabili nel regno vegetale".

In che periodo e con che modalità queste piante svolgono il loro ciclo vitale?
La gran parte delle Aizoaceae vive in assolate pietraie, tra le rocce sferzate dalla sabbia spinta dal vento, luoghi desertici di una bellezza che solo l'Africa sa offrire; in condizioni climatiche così difficili nel periodo asciutto,  le piante si difendono sospendendo l’attività vegetativa; vanno in riposo ma sopravvivono per la presenza delle cosiddette forme di irrigazione indiretta: nebbia, rugiada e condensa: alcune specie, ad esempio, come i Conophytum vivono nelle spaccature delle rocce dove per brevi momenti della giornata si condensa acqua capace di dare in minimo apporto alle radici. Il loro ciclo di vita è pertanto prettamente invernale con una variabilità tra specie che dipende dalla regione geografica di provenienza; alcune riprendono a vegetare presto, da fine agosto, ma diciamo che da ottobre in poi con il massimo in gennaio la fioritura è al top con un ciclo vitale molto lungo che si protrae sino alla primavera; inoltre, a differenza di altre succulente che hanno fioriture assai brevi, tra le Aizoaceae ci sono specie che fioriscono  per oltre venti giorni di seguito in quanto il fiore rimane aperto solo poche ore al giorno in contemporanea con l’orario di visita dei pronubi, con un bel risparmio di energia e di efficienza riproduttiva.

Lo stesso meccanismo si ha per i semi, chiusi all’interno di capsule ermeticamente chiuse se asciutte; solo quando l’umidità è adeguata per durata e consistenza  le capsule si apriranno  distribuendo i semi tutto intorno alla pianta.

E come le ricrei queste condizioni naturali così estreme nella coltivazione in vaso?
"Cerco di usare dei substrati molto poveri, drenanti, molto arieggiati come pomice e quando riesco a trovarlo uso materiale pietroso facendo un mix di quarzo, granito, silice; raccomando sempre di non usare i terricci commerciali perché non rispettano le esigenze così diverse di specie assai eterogenee".

 Che consiglio si può dare a chi per la prima volta si vuole approcciare a queste piante.
"Io dico sempre che ci vogliono quattro cose per avere successo nella loro coltivazione: 1) cultura: sapere ogni essere vivente dove vive, come vive in che condizioni climatiche; 2) esperienza: devi avere osservato per anni come si sono comportate, che esigenze hanno; 3) sensibilità: devi sentire quello che ogni pianta chiede ed i messaggi che ti vengono lanciati; 4) per ultima un pizzico di intelligenza, che non guasta mai. Le Aizoaceae sono piante molto resistenti che non bisogna assillare con troppe attenzioni; io non mi stanco mai di ricordare ai miei clienti il rispetto del riposo estivo intervenendo con rade spruzzature e nulla più; non sono abituate a troppe cure e finirebbero per morirne".

 
Ma queste piante sono adatte esclusivamente alla coltivazione in vaso o possono essere coltivate anche in un giardino. 
 "Le Aizoaceae sono una famiglia formata da migliaia di specie, la maggior parte si prestano esclusivamente alla coltivazione in vaso come le Lithops ma ho un amico, giù in Sicilia che coltiva in un giardino in collina Chenidopsis bellissimi; altre specie come i Conophytum sono più delicate e dunque devi lavorarci molto per poterle inserire in un contesto giardino ma l’impresa non è impossibile".

Come proteggi le tue piante da cocciniglie ed altri agenti patogeni?
 
"Io sono stato in giro per migliaia di chilometri in Sud Africa su e giù, dal mare agli altipiani ad oltre 1600 metri di quota ed ho sempre incontrato in habitat cocciniglie su Aizoaceae tra loro in perfetto equilibrio ed io dunque,  non ho intenzione di intervenire avvelenando sia l'insetto che la pianta che, tra l’altro, se aiutata, riduce la sua capacità di autoregolarsi, quindi,  non solo non uso prodotti chimici ma non faccio neanche lotta biologia; io le cocciniglie non le combatto per niente, ci pensano gli uccellini, ci pensano gli antagonisti, ci pensa la stessa pianta. Chi compra da me corre il rischio di comprarsi pure dei parassiti però compra una pianta sana e capace di combattere".

Nonostante la particolare sensibilità che ti lega alle tue piante hai mai avuto insuccessi?
"Non si può iniziare un mestiere come il mio senza passione e il rispetto per la natura. Fondamentale lo studio,  la sensibilità, la dedizione e la capacità di non guardare solo al successo economico. Io non mi definisco un collezionista non avendone le smanie di possesso e le avidità del volere tutto ad ogni costo. D'altronde come è possibile collezionare e allo stesso tempo amare esseri viventi? Sono solo un amatore e come tale non miro ad avere le piante più grandi ed appariscenti ma che siano quanto più è possibile vicine alle loro condizioni in habitat. La mia carriera vivaistica è costellata di successi tecnici e commerciali ma non sono mancati e non mancano anche adesso piccoli e grandi fallimenti: debbo confessare che alcune specie, come ad esempio Muiria hortense e alcuni Conophytum continuano ad essere irraggiungibili anche per me".
 
Non c'è allora da disperare, se anche Leo, che le conosce bene ha dovuto registrare negli anni qualche insuccesso di coltivazione, anche chi si dovesse accostare per la prima volta a questa famiglia di succulente africane dovrà mettere in conto qualche difficoltà iniziale almeno sino a quando non imparerà, come ci ha insegnato  Leo, a conoscerle, rispettarle ed apprezzarle.

 
 

mercoledì 30 agosto 2017

Moringa oleifera, un albero mangiatutto

Di moringa non ne avevo mai sentito parlare prima di fare visita, quest’estate, ai Vivai Cuba di Siracusa, dove piante di questo Genere della famiglia delle Moringaceae, originario del nord dell’India ma diffuso dalle Filippine, passando per l’Africa tropicale sino all’America del sud, accolgono il visitatore già dal viale d’accesso all’azienda, ritrovandotele poi un po’ dovunque, sia in vaso che in piena terra, coltivate nel giardino e nelle serre insieme alle piante grasse e succulente che rappresentano la produzione distintiva di questo vivaio siciliano.
Moringa drouhardii
La moringa è arrivata in azienda circa tredici anni fa quando furono importati tre esemplari in vaso che si adattarono tanto bene al clima siculo tropicale da crescere e fruttificare consentendo un progressivo incremento del numero di esemplari prodotti e commercializzati.  Sono due le specie di moringa coltivate oggi in vivaio: Moringa drouhardii e Moringa oleifera; mentre la prima ha doti più spiccatamente ornamentali con un tronco liscio che in carenza d’acqua può assumere la classica configurazione a bottiglia, la seconda, Moringa oleifera, è un vero albero mangiatutto, considerata una delle specie vegetali più ricche di sostanze nutritive al mondo perché contenente ben 92 nutrienti e 40 antiossidanti; per questo la specie è tradizionalmente utilizzata a scopo alimentare ma anche fitoterapico e cosmetico in una vasta area del mondo a clima tropicale e sub tropicale. Anche in vivaio ne fanno buon consumo utilizzandola per ottime zuppe di legumi  e rifornendo la comunità indiana della zona che ne fa richiesta.
Moringa oleifera è un albero sempreverde a crescita molto veloce che può raggiungere i dieci metri d’altezza; ha un tronco liscio assai poco ramificato e una chioma ad ombrello dal fogliame leggero  simile a Schinus molle o a Parkinsonia  aculeata formata da foglie composte che crescono all’estremità dei rami; le foglie hanno una colorazione più chiara sulla pagina inferiore.
I fiori portati in pannocchie ascellari hanno petali bianchi macchiati di giallo alla base, sono profumati ed attirano api a frotte.
Api su fiori di Moringa drouhardii
I frutti sono lunghi baccelli a sezione triangolare che contengono da 12 a 35 semi rotondi di colore marrone, all'interno dei quali c'è una mandorla molto oleosa; il legno del tronco è spugnoso e morbido, non adatto a lavori di falegnameria; le radici tuberose sono anch'esse commestibili e tendono ad espandersi  notevolmente.
Nei luoghi d’origine la coltivazione della moringa presenta un notevole interesse economico: le foglie sono utilizzate nell’alimentazione umana e del bestiame in quanto presentano un elevato contenuto in sostanze proteiche in quantità ritenuta addirittura superiore a quella del latte e con un’elevata presenza di aminoacidi essenziali che l’organismo umano non è in grado di sintetizzare; le foglie vengono consumate nelle minestre, lessate come gli spinaci o nella preparazione di tisane; i germogli più teneri possono essere consumati crudi in insalata.

I semi, anch’essi altamente proteici, privati con la bollitura dell’involucro esterno, amaro, hanno un gusto piccante di rafano; vengono consumati come legumi o possono essere tostati come le noccioline; ma è l’estrazione dell’olio, che contengono in quantità superiore al 40%, il loro uso principale sia in campo alimentare ma anche industriale e cosmetico; l’olio di moringa non irrancidisce, si presenta privo di odore, di colore limpido e di sapore dolce; è eccellente per le insalate;  i baccelli ancora verdi sono cucinati allo stesso modo dei fagiolini.
Ma non finisce qui perché ai semi di moringa è stata riconosciuta la capacità di depurare acque o liquidi torbidi per flocculazione: infatti dopo la spremitura il residuo solido continua ad avere un alto contenuto proteico capace di neutralizzare colloidi di fango e sporcizia presenti in liquidi torbidi; 100 grammi di macinato di seme è capace di purificare un litro di liquido con particelle solide in sospensione.

Sito immagine
Per queste innumerevoli ed incredibili proprietà ed essendo specie che ben si adatta alla coltivazione in ambiente caldo asciutto e su terreni sabbiosi la moringa è entrata a fare parte di progetti mirati di espansione della sua coltivazione in Centro Africa ad opera della FAO e di altre organizzazioni umanitarie. Anche a Cuba la coltivazione della Moringa oleifera ha avuto negli ultimi anni grande impulso grazie al diretto interessamento di Fidel Castro che conquistato dalle proprietà alimentari e terapeutiche di questa pianta tuttofare ne autorizzò a partire dal 2012 un programma intensivo di coltivazione.
Se lo ha fatto il Leader Maximo a Cuba ed in Sicilia la moringa vien bene che aspettiamo a buttarci pure noi nella coltivazione di questo albero che tutti dicono essere così miracoloso?
 
 

sabato 26 agosto 2017

I Vivai Cuba ed il Giardino delle Piante Madri

Trichocereus terscheckii ibrido
Sono passati più di 2o anni dalla mia prima visita ai Vivai Cuba di Siracusa e del tempo trascorso non mi ero ben resa conto sino a quando, di ritorno da una recente visita al vivaio svolta in questi caldi giorni d’agosto, sono andata a ripescare alcune sbiadite diapositive del 1993, quando l’azienda era ancora gestita dall’Avvocato Palermo, appassionato collezionista e produttore di succulente ma soprattutto  di kentie e di palme che coltivava, sin dagli anni 60, con capacità e passione in una sua proprietà in contrada Cuba, nei pressi della spiaggia siracusana di Fontane Bianche.
Già da allora l’entusiasmo per le succulente aveva contagiato la figlia dell’avvocato, Mariolina, e a suo marito Pieter; entrambi aiutavano in vivaio e spesso, insieme al gruppo dirigente dall’associazione AIAS di Siracusa, organizzavano interessanti giornate di studio e di promozione della coltivazione dei cactus e delle succulente in Sicilia.
In anni più recenti ho poi avuto modo di incontrare Pietro, che dei tre figli di Mariolina è, per il momento, l’ unico che lavora in azienda ed è spesso in giro per mostre e fiere dove le produzioni dei vivai Cuba spiccano per dimensione, rarità e bellezza.
Oggi i Vivai Cuba si estendono su una superficie di 18 ettari tra coltivazioni in serra e pieno campo e gli anni che sono passati dalla mia prima visita si rendono evidenti non solo per i capelli grigi miei e di Mariolina ma soprattutto per la tipologia di piante che oggi è coltivata in vivaio: non più kentie che non hanno attualmente mercato; poche le palme, falcidiate dal punteruolo e bisognevoli di troppe cure colturali; tante, tantissime, invece, oltre 300 tra specie e varietà, le piante grasse e succulente in catalogo, ottenute da seme  e poi vendute, nelle dimensioni più piccole (vaso 12) tramite intermediari in tutta Europa o utilizzate dai garden designer per angoli di giardini di grande atmosfera come è stato fatto per l’angolo delle succulente nel giardino del Marchese di San Giuliano a Villasmundo.
E proprio per dare giusta collocazione ai grandi, annosi esemplari collezionati in tanti anni di attività, è stato realizzato in vivaio, su un’area estesa quasi due ettari, il “Giardino delle piante madri” un luogo che vuole essere memoria storica del lavoro svolto da questa famiglia di collezionisti e campo catalogo utile al lavoro degli architetti paesaggisti per capire potenzialità estetiche e habitus raggiunto dalle diverse specie in coltivazione.
 

Beucarnea recurvata
Trichocereus terscheckii
Pachicereus pringley, frutto
 
I lavori sono ancora in corso perché come racconta Mariolina “la nostra è un’azienda a conduzione familiare e siamo solo in tre a badare al vivaio aiutati da dieci, dodici operai. Il giardino vogliamo renderlo presto visitabile e per questo abbiamo già realizzato una tensostruttura che diventerà luogo di accoglienza al pubblico”. Nel giardino gli esemplari dei generi  Trichicereus, Pachicereus, Ferocactus, Orocereus,  CarnegiaMarshallocereus, Neocardenasia, Myrtillocactus, si integrano con agavi ed euphorbie, con  Adenium e Kalanchoe; molte le essenze arboree ed arbustive che nell’ambiente siciliano si sono adattate come nelle calde terre d’origine (Moringa drouhardi, Nolina, Uncarina grandidieri, Sapindus mukorossi, Ceiba).








“Ogni pianta del giardino, dice Mariolina, ha una sua storia da raccontare come l’ esemplare di Cassia fistula che occupa la parte centrale della pedana in legno dell’area conviviale; la pianta è stata ottenuta anni fa da un seme portato da un nostro lavorante di nazionalità turca che non ne sapeva il nome né la provenienza: mio marito l’ha accudita per anni riuscendo ad identificarla solo alla prima, solare fioritura.
"Le piante di Moringa poi sono diventate un poco il nostro segno distintivo; tredici anni fa ne abbiamo acquistato tre esemplari che si sono così bene adattati da fruttificare, dando semi con i quali abbiamo potuto riprodurre la specie. In vivaio coltiviamo sia Moringa drouhardii di portamento più ornamentale che Moringa oleifera una vera pianta mangiatutto di cui si consumano foglie, baccelli,  semi e anche le radici."  
"Il lavoro da fare è ancora tanto, dobbiamo cartellinare tutte le piante e completare le pertinenze del giardino badando contemporaneamente alle semine, alla coltivazione e alle vendite; il lavoro è senza fine ma alle volte abbiamo anche soddisfazioni che in parte ci ripagano dei sacrifici svolti: Echinocactus grusonii è una cactacea che coltiviamo in vivaio da oltre sessant’anni e ne abbiamo esemplari monumentali; ebbene, ne abbiamo avuto richiesta dal Messico che ne è la patria d’origine ma dove la specie in natura è in via d’estinzione".
Ho detto a mio marito Pieter che se la vendita andrà a buon fine sarà il coronamento di una vita dedicata a questo lavoro e soddisfatti, finalmente,  potremo andare in pensione".
 

lunedì 14 agosto 2017

Cyphostemma laza: un esemplare fuori dal comune

 Una visita al vivaio di Natale Torre
Ogni estate con Daniela* andiamo a trovare Natale Torre nella sua casa-vivaio di Milazzo; dopo anni di devoto pellegrinaggio penso di potere dire che conosciamo abbastanza bene questo grande parco divertimenti per botanofili dove ogni volta mi perdo beata a fotografare incredibili fioriture esotiche e tropicali di specie che vi prolificano felicemente in pien’aria ed in serra, affannandomi a registrare, per poterle con calma riascoltare, le incredibili storie di usi, tradizioni, curiosità botaniche che Natale di ogni pianta sa così bene raccontare.
Senza parlare della grande quantità di frutta esotica che vado mangiando raccogliendola direttamente sulle piante: litchi, casimiroa, macadamia, syzygium  che Natale coltiva e colleziona da oltre trent’anni.
Quest’anno però la visita si annuncia speciale perché Natale ci dice al telefono: “Venite, venite, ho una pianta assai particolare da farvi vedere” e per dirlo Natale che di specie fuori dal comune è un esperto vuol dire che la visita non si può rimandare . E così in una giornata di caldo africano dopo una rimpatriata iniziale in cui Daniela e Natale si scambiano informazioni su libri, convegni ed amici comuni andiamo a vedere una parte remota dell’azienda, per me inesplorata, dove in una serra è cresciuto, tra le giovani piante in vaso di fruttiferi tropicali, un esemplare davvero inusuale di Cyphostemma laza.
Cyphostemma laza chiamata Elephant-foot o Grape Tree è una specie caudiciforme che proviene dal sud del mondo essendo endemica dell’isola del Madagascar; un tempo inserita nel genere Cissus oggi appartiene alla famiglia delle VitaceaeIl genere Cyphostemma annovera oltre 300 specie di piccoli arbusti o alberi dall’aspetto caratteristico per la presenza di un fusto legnoso succulento chiamato caudex o caudice che si presenta tozzo, ingrossato a forma di bottiglia e dall’aspetto carnoso, con foglie disposte a corona al suo apice; nei periodi piovosi il fusto si imbibisce d’acqua che verrà poi utilizzata dalla pianta nei periodi asciutti. Il fusto è ricoperto da un’epidermide che ogni anno si stacca sfogliandosi in seguito all’accrescimento dei tessuti sottostanti; il nuovo tessuto che si forma è verde per la presenza di clorofilla consentendo alla pianta di fotosintetizzare anche in assenza di foglie.

Cyphostemma juttae
Al genere appartengono alcune specie molto apprezzate dai collezionisti di succulente caudiformi, come Cyphostemma juttae, che anche nella coltivazione in vaso riesce a sviluppare fusti ingrossati di oltre un metro di diametro. 
Sito immagine
La nostra specie, Cyphostemma laza ha, in natura, un portamento arboreo con un caudice conico che si sviluppa fino ai quattro metri di altezza prolungandosi in due, tre rami lianosi che possono allungarsi di parecchi metri.
I rami giovani sono  pubescenti ed hanno una caratteristica crescita a zig-zag; i rami più anziani sono invece di colore grigio-marrone, fortemente lenticellati; 
l’epidermide corticale, sottile come fogli di papiro, si desquama parzialmente con la crescita del tessuto sottostante; le foglie, composte e imparipennate sono sottili e leggermente succulente, di colore verde chiaro; nei luoghi d’origine cadono con l’arrivo della stagione secca mentre in coltivazione la caduta coincide con l’inverno.
I fiori si presentano piccoli, di forma cilindrica e di colore verde giallo; i frutti sono bacche rotondeggianti rossastre con un grosso seme ovoidale al centro.
Basta fare una rapida ricerca su Google Immagini per capire che la maggior parte degli esemplari di Cyphostemma laza fotografati in rete sono per lo più coltivati in vaso raggiungendo dimensioni miniaturizzate rispetto alla crescita in natura. L’esemplare che abbiamo di fronte, a confronto, è un gigante.
Natale ci racconta di averne ricevuto da un collezionista quasi trent’anni fa una piccola piantina in vaso che per più anni è stata rinvasata sino ad essere lasciata e quasi dimenticata nella serra fredda dei fruttiferi; con il tempo le radici hanno sfondato il vaso e negli ultimi anni la sua crescita è stata sbalorditiva conformando un caudice bipartito alto oltre i tre metri che produce in cima lunghe liane che hanno trovato nella travatura della serra un appoggio naturale dove allungarsi, creando festoni tentacolari: un angolo di serra alla Indiana Jones.
La pianta fruttifica regolarmente ed i frutti anche se succulenti sono ritenuti in letteratura velenosi. Natale ne ha cominciato la propagazione per seme ottenendo in due anni piante dal caudice già caratteristicamente ingrossato; la specie nonostante sia africana sembra non soffrire il freddo visto che le piantine così ottenute sono state lasciate fuori tutto l’inverno senza subire danni.
Visto per come la pianta si è adattata al nostro ambiente Natale ne ha anche ipotizzato una possibile utilizzazione per la copertura di pergolati al posto della più banale vite americana. Che dire, anche questa volta la visita al vivaio di Natale Torre ci ha fatto conoscere una pianta speciale e da quel giorno sto sempre a spiare se anche nel mio balcone si saprà ambientare quel piccolo esemplare di Cyphostemma laza che Natale mi ha voluto regalare.

* Daniela Romano è mia amica e sodale dai tempi dell'Università;  oggi è Professore Associato di Orticoltura e Floricoltura al Dipartimento di Agricoltura Alimentazione e Ambiente dell'Università agli Studi di Catania.

 

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...