martedì 7 novembre 2017

I cachi di Misilmeri

C’è in Sicilia, alle porte di Palermo, sui monti che guardano verso il mare di Bagheria, estreme propaggini di quel che rimane della Conca d’Oro, un paese che si chiama Misilmeri la cui economia, come in molti altri paesi siciliani, si basa sull’agricoltura ed in questo particolare caso sulla coltivazione dei cachi. 
I cachi di Misilmeri hanno una certa notorietà tra gli estimatori dei prodotti agroalimentari tradizionali siciliani e da prodotto di nicchia a diffusione locale si è passati in questi ultimi anni, grazie all' incremento delle superfici coltivate ed ad una migliore organizzazione dell’offerta, ad un consumo del prodotto sia in altre aree della Sicilia che oltre lo Stretto. 
Che hanno di particolare i cachi di questo paese? Sono frutti  dalla pezzatura medio piccola e forma leggermente schiacciata prodotti da una tradizionale cultivar locale denominata Farmacista honorati  di solito innestata su Diospyrus virginiana.
Il colore della buccia è arancio brillante con una superficie liscia e lucida che tende a rompersi facilmente quando il frutto è maturo; la polpa è molto deliquescente alla maturazione, il sapore è dolce e leggermente vanigliato, senza semi. I frutti sono del tipo astringenti alla raccolta anche se impollinati e dunque per essere consumati vengono raccolti verdi per poi farli ammezzire all’interno di appositi cassoni riscaldati. 
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Al di la del gusto e della genuinità del prodotto, la coltivazione dei cachi a Misilmeri ha una storia antica da raccontare le cui origini si possono fare risalire alla fine del XVII secolo.
Era infatti l’anno 1692 quando
Giuseppe del Bosco Sandoval principe di Cattolica e duca di Misilmeri, ultimo esponente della casata che nel 1540 aveva comprato la Baronia di Misilmeri con il permesso di farvi sorgere un paese, diede incarico al frate Francesco Cupani di realizzare nel suo feudo di Misilmeri in contrada Giardino grande un Orto botanico dove coltivare erbe e piante rare per alleviare le malattie della popolazione di Misilmeri ma che al contempo fosse dotato di fontane, statue, sedili, vasche ed anche di uno zoo.

 
Francesco Cupani, originario del paese di Mirto, nel Messinese, era molto conosciuto negli ambienti scientifici europei dell’epoca per i suoi studi sulla flora siciliana e per essere allievo del monaco naturalista palermitano Paolo Boccone, pioniere della botanica in Sicilia. L’Orto botanico oltre ad un numero svariato di piante siciliane che il Cupani con l’aiuto di altri botanici dell’epoca cercò in tutta l’isola, contava anche molte specie esotiche ottenute tramite le numerose corrispondenze che il Cupani intratteneva con i più importanti studiosi di botanica dell’epoca.
Le piante coltivate nel’Orto furono elencate in un catalogo che nel 1696 Cupani pubblicò con il titolo di Hortus Catholicus, un testo considerato rivoluzionario all’epoca perché alcune specie venivano indicate con una denominazione binomia che anticipava di anni la nomenclatura linneana; per alcune specie inoltre era anche riportata la denominazione dialettale.
Notevole impulso diede il  lavoro del Cupani all’agricoltura siciliana, occupandosi di viticoltura e favorendo la diffusione di alberi da frutto sino ad allora poco conosciuti come alcune varietà di mandorlo ed il susino.
Ed i cachi?  La specie denominata Diospyros kaki è originaria di paesi d'Oriente come Cina, Corea e Giappone. La prima presenza di diospiro in Italia si desume da alcune citazioni su testi fiorentini di Gherardo Cibo e Francesco Petrollini della fine del Cinquecento ed il Cupani nel suo catalogo ne descrive tre specie (Lotus arbor).
Dell’Hortus catholicus a Misilmeri non è rimasta traccia; con la morte del principe che avvenne senza eredi e con l’apertura nel 1779 dell’Orto Botanico di Palermo, vasi, statue, suppellettili e piante furono trasferite a questa Istituzione. E’ rimasta tuttavia, in paese, la tradizione di coltivare i cachi che dunque non sono solo frutti tradizionali di stagione ma l’epilogo di una importante pagina di storia botanica siciliana. 
 
 

giovedì 26 ottobre 2017

Che pianta è questa?: Maclura pomifera

 
Domanda:
Durante una escursione ad un’antica masseria siciliana nel territorio di Monterosso Almo, mi sono imbattuto in un albero dai frutti assai strani; saprebbe dirmi di che pianta si tratta?
Risposta:
Non è molto frequente incontrare questo piccolo albero dalla chioma aperta ed  irregolare nei parchi o nei giardini mediterranei ma se si ha la ventura di osservarlo quando è in fruttificazione lo si può riconosce facilmente perché i suoi frutti sono quanto di più strano si possa immaginare: pomi di colore verde acido, grossi come palle da tennis ed altrettanto tenaci, dalla superficie corrugata simile a certi labirinti di Keith Haring dove le linee si inseguono in un sinuoso movimento artistico.
 
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Maclura pomifera è specie appartenente alla famiglia delle Moraceae così come il gelso. E’ un albero a crescita molto rapida che in letteratura viene indicato come di media grandezza con corteccia grigio aranciata; la specie è originaria del Nord America dove è conosciuta come Spino o Moro degli Osagi o anche Horse apple.
La pianta ha rami che portano spine ascellari lunghe e robuste ed un legno estremamente duro e resistente con il quale le popolazioni indigene costruivano archi da caccia; oggi è usato per pali da recinzione, traversine per la ferrovia o oggetti decorativi. E’ un albero a foglia caduca molto ornamentale in autunno per il colore giallo limone delle foglie cadenti che sono semplici, appuntite ed alterne; in estate il fogliame è di un bel colore verde lucente sulla pagina superiore, più scuro sul retro. 
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Per quanto riguarda la fioritura la specie è dioica cioè con piante che portano fiori di un solo sesso; è ovvio che le piante che fruttificano sono quelle con fiori femminili e nei paraggi deve essere presente anche una pianta con fiori maschili anche se gli individui femminili possono produrre frutti sterili da fiori non impollinati. 
Lo strano frutto che si produce è botanicamente un sincarpo cioè l’unione di più drupe derivanti da un solo fiore o più fiori saldati insieme e si presenta di consistenza legnosa con una polpa che, tagliata, trasuda un lattice appiccicoso che ingiallisce all’aria; il frutto contiene pochi semi difficili da estrarre e non è commestibile;  pare inoltre che in America gli attribuiscano proprietà insettifughe, usandolo, tagliato,  contro le mosche. Per la riproduzione è possibile interrare tutto il frutto sperando che da esso si abbia la germinazione di qualche seme.
La specie è stata introdotta in Europa alla fine dell’Ottocento come specie succedanea al gelso per la produzione della seta ma la sua utilizzazione e conseguente diffusione è stata sporadica ed è un peccato perché questo albero ha un aspetto molto aggraziato, cresce rapidamente e, se potato, per le sue robuste  spine, può essere utilizzato per realizzare siepi difensive; ne esistono tuttavia anche varietà inermi. 

 

lunedì 16 ottobre 2017

Radicepura Garden Festival, ultimo atto

Sono già passati sei mesi dal giorno dell’inaugurazione del Radicepura Garden Festival, la prima edizione del più importante evento dedicato al Garden Designer e all’Architettura del Paesaggio in ambito Mediterraneo, fortemente voluto ed organizzato nel breve spazio di due anni dalla famiglia Faro che gestisce, con la seconda generazioni, i Grandi Vivai di famiglia che hanno sede a Giarre, in Sicilia.
Con l’approssimarsi della manifestazione conclusiva che avrà luogo il 21 ottobre vorrei consigliare, a chi non è ancora andato,  di approfittare di questi ultimi giorni per visitare il parco dove ha sede il Festival, unico nel suo genere in terra meridionale.
Non conosco il numero di visitatori paganti che hanno visitato la mostra in questi mesi di apertura ma ritengo, sperando di sbagliarmi,  che il Festival sia stato un grande evento da noi siciliani un poco snobbato; ho infatti visitato il parco di Radicepura diverse volte ed ho partecipato a numerose iniziative ma il pubblico pagante è sempre stato numericamente non adeguato all’ importanza delle iniziative proposte;  forse il costo del biglietto non esattamente popolare o forse colpa delle temperature bollenti di questa estate; in effetti  in luglio  bisognava essere molto motivati per decidere di partecipare sotto l'implacabile sole siciliano  alle “Chiacchierate in Giardino” con gli esperti  ma, spiace dirlo, anche se era in corso un vero nubifragio, eravamo veramente troppo pochi ad ascoltare l’interessantissima relazione del vivaista Natale Torre sui fruttiferi tropicali che è possibile coltivare in Sicilia.

Il pubblico, invece, ha partecipato in buon numero agli appuntamenti serali con Drop, l'aperitivo in musica, organizzati nei fine settimana. Complice il calar della sera, zanzare permettendo, la visita dei giardini al tramonto con apericena musicale è stata un'iniziativa, come ho avuto modo di sperimentare, di assoluta gradevolezza.
 
Ora che siamo in chiusura posso dirlo che mi sono molto divertita a girovagare tra le 14 installazioni del Garden Festival realizzate sulla base dei  progetti vincitori di un concorso d’idee per giovani designer sul tema della “Ispirazione mediterranea”, a cui sono state affiancate sia installazioni di affermati garden designer internazionali come Michel Péna, Stefano Passerotti, James Basson e Kemelia Bin Zaal che opere di artisti di Land Art come François Abélanet , Alfio Bonanno ed Emilio Isgrò (la sua realizzazione : “Il Sogno di Empedocle”, sarà inaugurata il 21 ottobre, nel giorno della chiusura). 
Dall’osservazione delle piante in vaso utilizzate per le diverse installazioni, tutte provenienti dai Vivai Faro, ho potuto constare come sia possibile armonizzare in giardino le specie spontanee tipiche dell’ambiente mediterraneo con altre di provenienza esotica.
Sono state usate, infatti, nella realizzazione dei giardini presenti al Festival, moltissime specie spontanee tipiche del clima mediterraneo che oggi vengono prodotte con tecniche  vivaistiche per standard e quantità; vederne l’effetto estetico all’interno di un giardino,  riuscendo a seguirne l'evoluzione nel corso della stagione estiva che è il punto dolente di qualsiasi discorso di giardinaggio in area mediterranea, è stata un'esperienza molto istruttiva.
Il giallo di Jacobaea marittima ubsp. Sicula, Euphorbia dendroides, Bupleurum fruticosum Pellenis maritima, Glaucium flavum, Santolina chamaecyparissus, Phlomis fruticosa, Spartium junceum hanno reso elettrizzante la tarda primavera; la torrida estate è trascorsa all’insegna dei toni cupi dei Teucrium, delle aromatiche come timo, rosmarino, lavandula con mirto, carrubi e lentischi. 
 
L’autunno è arrivato con un onda in movimento di sinuose graminacee come Stipa tenacissima, Pennisetum setaceum, Festuca glauca.
E' un vero peccato che l'esperienza si concluda; giorno 21 ottobre ci sarà il gran finale, con la partecipazione di alcuni progettisti ed i componenti della giuria; un evento, almeno questo, a cui bisognerebbe non mancare.

 

sabato 7 ottobre 2017

Soluzione Cruciverba botanico settembre 2017


Orizzontale:  1: Genere cui appartiene il mais; 4:  Contiene le spore nei funghi Attinomiceti;  7:  Genere di piante descritte da Linneo cui appartengono gli olmi; 8:  Abbreviazione standard genere Orchida Epibrassavola;  10: prima parte del nome latino di importante genere di  piante arboree che attesta la supposta qualità dei frutti di guarire le malattie dei cavalli; 12: Il Genere del melo cotogno; 13: Iris narcissiflora;  15: sigla di identificazione di emulsione per concia semi;  17: Genere di piante fiorite della famiglia delle Malvaceae chiamata in danese glansmalva; 19: Piante d’appartamento  della famiglia delle Commelinaceae  dal fogliame verde scuro sulla  pagina superiore e violaceo su quella inferiore;  21:  Orticola Comense; 22: Abelmoschus esculentus; 23:  prefisso derivante dal greco col significato di “sotto”;  Verticale: 1: prodotto ottenuto dalla lavorazione di  Saccharum officinarum ; 2: Encephalartos longiflorus;  3: carboidrato di riserva delle piante;  4: nello specifico lo à Ecballium elaterium; 5: nome specifico della cipolla; 6: derivato dal latino con il significato di “succo” presente nel nome di alcune specie della famiglia delle Apiaceae  ed in una particolare antica terapia medica; 11; nome comune di un albero appartenente ad un  genere molto diffuso di conifere; 14: primo stadio di insetti soggetti a metamorfosi; 16: abbreviazione standard dell’autore botanico contemporaneo  Shin Ho Kang; 17: la… fine di  Abelia nordmaniana pygmaea 18: Denominazione di origine protetta; 20: prime due lettere del termine greco che sta per “legume”.
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sabato 30 settembre 2017

Cruciverba botanico settembre 2017


Orizzontale:  1: Genere cui appartiene il mais; 4:  Contiene le spore nei funghi Attinomiceti;  7:  Genere di piante descritte da Linneo cui appartengono gli olmi; 8:  Abbreviazione standard genere Orchid Epibrassavola;  10: Prima parte del nome latino di importante genere di  piante arboree che attesta la supposta qualità dei frutti di guarire le malattie dei cavalli; 12: Il Genere del melo cotogno; 13: Iris narcissiflora;  15: Sigla di identificazione di emulsione per concia semi;  17: Genere di piante fiorite della famiglia delle Malvaceae chiamata in danese glansmalva; 19: Piante d’appartamento  della famiglia delle Commelinaceae  dal fogliame verde scuro sulla  pagina superiore e violaceo su quella inferiore;  21:  Orticola Comense; 22: Abelmoschus esculentus; 23: Prefisso derivante dal greco col significato di “sotto”;  Verticale: 1: Prodotto ottenuto dalla lavorazione di  Saccharum officinarum ; 2: Encephalartos longiflorus;  3: Carboidrato di riserva delle piante;  4: Nello specifico lo à Ecballium elaterium; 5: Nome specifico della cipolla; 6: Derivato dal latino con il significato di “succo” presente nel nome di alcune specie della famiglia delle Apiaceae  ed in una particolare antica terapia medica; 11; Nome comune di un albero appartenente ad un  genere molto diffuso di conifere; 14: Primo stadio di insetti soggetti a metamorfosi; 16: Abbreviazione standard dell’autore botanico contemporaneo  Shin Ho Kang; 17: La… fine di  Abelia nordmaniana pygmaea 18: Denominazione di origine protetta; 20: Prime due lettere del termine greco che sta per “legume”.


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Soluzione


lunedì 11 settembre 2017

Leonardo Giammanco, curatore di Aizoaceae

 
Leonardo lo potete incontrare insieme alle sue piante in alcune delle più importanti manifestazioni del verde che si svolgono in Italia: Milis, Murabilia, Roma, Salerno e soprattutto in quelle che hanno luogo all’interno degli Orti botanici come Palermo, Napoli, Catania perché a Leo piace lavorare nei posti belli che il suo  lavoro gli  offre di frequentare.
Si sobbarca viaggi lunghissimi per spostarsi in tutta Italia dalla contea siciliana di Modica dove ha casa ed azienda facendo, con il suo furgone, il doppio di strada di un qualunque altro suo collega nordico ma lo fa di buon grado perché a lui non dispiace trascorrere i fine settimana in fiera, nell’intorno del suo banchetto ordinato di piccoli vasi di Aizoaceae ma anche di Cactaceae ed altre succulente, disposti in plateau di piante accuratamente cartellinate dai nomi spesso assonanti: Frithia, Fenestraria, Lapidaria, Monilaria ma anche Lithops, Gibbaeum e Conophytum dando consigli e scambiando informazioni con i molti appassionati che lo aspettano avendo avuta notizia del suo arrivo dal passaparola sui social. 
La sua specialità sono le Aizoaeceae una famiglia di succulente, un tempo classificate come Mesembriantemaceae, che provengono prevalentemente dal Sud dell’Africa e dal Madagascar.
Braunsia, Lithops, Conophytum, Frithia, Fenestraria, Tricodiadema Gibbaeum
Leo le ha scelte, tanti  anni fa, tra le  diverse specie succulente che da appassionato coltivava, per la loro capacità di adattarsi a condizioni climatiche estreme come terreni poveri, scarsità d’acqua, sole cocente, resistenza a predatori e così per imparare a coltivarle è andato a conoscerle nei luoghi d’origine viaggiando dal mare agli altipiani del  Sud Africa ed in Namibia per capirne ecologia e comportamento.
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A casa, nella serra di produzione del suo vivaio, ascoltando musica e circondandosi di cose belle e familiari, Leo si prende cura delle sue piante, molte delle quali nate da semine di venticinque, trent’anni fa (e che assolutamente no, non sono in vendita!) preoccupandosi per il troppo freddo di questo inverno o dell’implacabile sole di quest’estate, cercando di trovare la giusta alchimia nell’assemblare substrati di coltivazione poveri, quanto più simili a quelli delle zone di provenienza.
Aloinopsis peersii

Tricodiadema bulbosum

No vendita tutte!
Le sue cure hanno effetto perché dalle semine nascono in tante fiorendo a profusione in un periodo dell’anno, come l’inverno, povero di fioriture. .
Ci facciamo raccontare da Leo come è nato il suo interesse per questa particolare famiglia di succulente africane:
Leonardo, come è iniziata la tua storia di curatore di Aizoaceae
"Ho deciso trent’anni fa di fare coincidere la mia passione per le succulente con la mia professione a seguito di un momento di crisi del mio vecchio lavoro e mia personale. Mi chiedevo: che senso ha vivere una vita che non è quella a cui aspiri solo per le piccole sicurezze di una vita borghese? Nel 1985 quindi il grande passo, rinuncio a un lavoro statale e mi costruisco la prima serra di neanche 100 mq. Semine, taleaggi e grandi entusiasmi. Faccio pratica e coltivo di tutto. Nei primissimi anni '90 esplode il grande amore per le Aizoacee, famiglia nella quale mi sono specializzato, uno dei pochi in Italia. La mia è una azienda piccolissima, minima la definisco, attualmente poco più di mille mq di serra fredda dove l'unico operatore sono io. Io riproduco, io coltivo, io vendo. Azienda minima ma specializzazione massima nella coltivazione delle Aizoaceae.
Come tutti i grandi amori anche il mio verso le piante che coltivo ha una grande componente emotiva, insondabile, forse di arcaica e primitiva comunione, ma molto razionalmente di esse ammiro la capacità di vivere in ambienti quasi impossibili pur non disponendo di sistemi di difesa come spine e veleni, comuni in altre piante succulente. La loro bellezza di forme e colori, la capacità di fioriture straordinarie, la fantasiosa strategia nel sapersi sottrarre ai cocenti raggi solari estivi e ai predatori animali, la camaleontica possibilità mimetica, le rendono esempi insuperabili nel regno vegetale".

In che periodo e con che modalità queste piante svolgono il loro ciclo vitale?
La gran parte delle Aizoaceae vive in assolate pietraie, tra le rocce sferzate dalla sabbia spinta dal vento, luoghi desertici di una bellezza che solo l'Africa sa offrire; in condizioni climatiche così difficili nel periodo asciutto,  le piante si difendono sospendendo l’attività vegetativa; vanno in riposo ma sopravvivono per la presenza delle cosiddette forme di irrigazione indiretta: nebbia, rugiada e condensa: alcune specie, ad esempio, come i Conophytum vivono nelle spaccature delle rocce dove per brevi momenti della giornata si condensa acqua capace di dare in minimo apporto alle radici. Il loro ciclo di vita è pertanto prettamente invernale con una variabilità tra specie che dipende dalla regione geografica di provenienza; alcune riprendono a vegetare presto, da fine agosto, ma diciamo che da ottobre in poi con il massimo in gennaio la fioritura è al top con un ciclo vitale molto lungo che si protrae sino alla primavera; inoltre, a differenza di altre succulente che hanno fioriture assai brevi, tra le Aizoaceae ci sono specie che fioriscono  per oltre venti giorni di seguito in quanto il fiore rimane aperto solo poche ore al giorno in contemporanea con l’orario di visita dei pronubi, con un bel risparmio di energia e di efficienza riproduttiva.

Lo stesso meccanismo si ha per i semi, chiusi all’interno di capsule ermeticamente chiuse se asciutte; solo quando l’umidità è adeguata per durata e consistenza  le capsule si apriranno  distribuendo i semi tutto intorno alla pianta.

E come le ricrei queste condizioni naturali così estreme nella coltivazione in vaso?
"Cerco di usare dei substrati molto poveri, drenanti, molto arieggiati come pomice e quando riesco a trovarlo uso materiale pietroso facendo un mix di quarzo, granito, silice; raccomando sempre di non usare i terricci commerciali perché non rispettano le esigenze così diverse di specie assai eterogenee".

 Che consiglio si può dare a chi per la prima volta si vuole approcciare a queste piante.
"Io dico sempre che ci vogliono quattro cose per avere successo nella loro coltivazione: 1) cultura: sapere ogni essere vivente dove vive, come vive in che condizioni climatiche; 2) esperienza: devi avere osservato per anni come si sono comportate, che esigenze hanno; 3) sensibilità: devi sentire quello che ogni pianta chiede ed i messaggi che ti vengono lanciati; 4) per ultima un pizzico di intelligenza, che non guasta mai. Le Aizoaceae sono piante molto resistenti che non bisogna assillare con troppe attenzioni; io non mi stanco mai di ricordare ai miei clienti il rispetto del riposo estivo intervenendo con rade spruzzature e nulla più; non sono abituate a troppe cure e finirebbero per morirne".

 
Ma queste piante sono adatte esclusivamente alla coltivazione in vaso o possono essere coltivate anche in un giardino. 
 "Le Aizoaceae sono una famiglia formata da migliaia di specie, la maggior parte si prestano esclusivamente alla coltivazione in vaso come le Lithops ma ho un amico, giù in Sicilia che coltiva in un giardino in collina Chenidopsis bellissimi; altre specie come i Conophytum sono più delicate e dunque devi lavorarci molto per poterle inserire in un contesto giardino ma l’impresa non è impossibile".

Come proteggi le tue piante da cocciniglie ed altri agenti patogeni?
 
"Io sono stato in giro per migliaia di chilometri in Sud Africa su e giù, dal mare agli altipiani ad oltre 1600 metri di quota ed ho sempre incontrato in habitat cocciniglie su Aizoaceae tra loro in perfetto equilibrio ed io dunque,  non ho intenzione di intervenire avvelenando sia l'insetto che la pianta che, tra l’altro, se aiutata, riduce la sua capacità di autoregolarsi, quindi,  non solo non uso prodotti chimici ma non faccio neanche lotta biologia; io le cocciniglie non le combatto per niente, ci pensano gli uccellini, ci pensano gli antagonisti, ci pensa la stessa pianta. Chi compra da me corre il rischio di comprarsi pure dei parassiti però compra una pianta sana e capace di combattere".

Nonostante la particolare sensibilità che ti lega alle tue piante hai mai avuto insuccessi?
"Non si può iniziare un mestiere come il mio senza passione e il rispetto per la natura. Fondamentale lo studio,  la sensibilità, la dedizione e la capacità di non guardare solo al successo economico. Io non mi definisco un collezionista non avendone le smanie di possesso e le avidità del volere tutto ad ogni costo. D'altronde come è possibile collezionare e allo stesso tempo amare esseri viventi? Sono solo un amatore e come tale non miro ad avere le piante più grandi ed appariscenti ma che siano quanto più è possibile vicine alle loro condizioni in habitat. La mia carriera vivaistica è costellata di successi tecnici e commerciali ma non sono mancati e non mancano anche adesso piccoli e grandi fallimenti: debbo confessare che alcune specie, come ad esempio Muiria hortense e alcuni Conophytum continuano ad essere irraggiungibili anche per me".
 
Non c'è allora da disperare, se anche Leo, che le conosce bene ha dovuto registrare negli anni qualche insuccesso di coltivazione, anche chi si dovesse accostare per la prima volta a questa famiglia di succulente africane dovrà mettere in conto qualche difficoltà iniziale almeno sino a quando non imparerà, come ci ha insegnato  Leo, a conoscerle, rispettarle ed apprezzarle.

 
 

mercoledì 30 agosto 2017

Moringa oleifera, un albero mangiatutto

Di moringa non ne avevo mai sentito parlare prima di fare visita, quest’estate, ai Vivai Cuba di Siracusa, dove piante di questo Genere della famiglia delle Moringaceae, originario del nord dell’India ma diffuso dalle Filippine, passando per l’Africa tropicale sino all’America del sud, accolgono il visitatore già dal viale d’accesso all’azienda, ritrovandotele poi un po’ dovunque, sia in vaso che in piena terra, coltivate nel giardino e nelle serre insieme alle piante grasse e succulente che rappresentano la produzione distintiva di questo vivaio siciliano.
Moringa drouhardii
La moringa è arrivata in azienda circa tredici anni fa quando furono importati tre esemplari in vaso che si adattarono tanto bene al clima siculo tropicale da crescere e fruttificare consentendo un progressivo incremento del numero di esemplari prodotti e commercializzati.  Sono due le specie di moringa coltivate oggi in vivaio: Moringa drouhardii e Moringa oleifera; mentre la prima ha doti più spiccatamente ornamentali con un tronco liscio che in carenza d’acqua può assumere la classica configurazione a bottiglia, la seconda, Moringa oleifera, è un vero albero mangiatutto, considerata una delle specie vegetali più ricche di sostanze nutritive al mondo perché contenente ben 92 nutrienti e 40 antiossidanti; per questo la specie è tradizionalmente utilizzata a scopo alimentare ma anche fitoterapico e cosmetico in una vasta area del mondo a clima tropicale e sub tropicale. Anche in vivaio ne fanno buon consumo utilizzandola per ottime zuppe di legumi  e rifornendo la comunità indiana della zona che ne fa richiesta.
Moringa oleifera è un albero sempreverde a crescita molto veloce che può raggiungere i dieci metri d’altezza; ha un tronco liscio assai poco ramificato e una chioma ad ombrello dal fogliame leggero  simile a Schinus molle o a Parkinsonia  aculeata formata da foglie composte che crescono all’estremità dei rami; le foglie hanno una colorazione più chiara sulla pagina inferiore.
I fiori portati in pannocchie ascellari hanno petali bianchi macchiati di giallo alla base, sono profumati ed attirano api a frotte.
Api su fiori di Moringa drouhardii
I frutti sono lunghi baccelli a sezione triangolare che contengono da 12 a 35 semi rotondi di colore marrone, all'interno dei quali c'è una mandorla molto oleosa; il legno del tronco è spugnoso e morbido, non adatto a lavori di falegnameria; le radici tuberose sono anch'esse commestibili e tendono ad espandersi  notevolmente.
Nei luoghi d’origine la coltivazione della moringa presenta un notevole interesse economico: le foglie sono utilizzate nell’alimentazione umana e del bestiame in quanto presentano un elevato contenuto in sostanze proteiche in quantità ritenuta addirittura superiore a quella del latte e con un’elevata presenza di aminoacidi essenziali che l’organismo umano non è in grado di sintetizzare; le foglie vengono consumate nelle minestre, lessate come gli spinaci o nella preparazione di tisane; i germogli più teneri possono essere consumati crudi in insalata.

I semi, anch’essi altamente proteici, privati con la bollitura dell’involucro esterno, amaro, hanno un gusto piccante di rafano; vengono consumati come legumi o possono essere tostati come le noccioline; ma è l’estrazione dell’olio, che contengono in quantità superiore al 40%, il loro uso principale sia in campo alimentare ma anche industriale e cosmetico; l’olio di moringa non irrancidisce, si presenta privo di odore, di colore limpido e di sapore dolce; è eccellente per le insalate;  i baccelli ancora verdi sono cucinati allo stesso modo dei fagiolini.
Ma non finisce qui perché ai semi di moringa è stata riconosciuta la capacità di depurare acque o liquidi torbidi per flocculazione: infatti dopo la spremitura il residuo solido continua ad avere un alto contenuto proteico capace di neutralizzare colloidi di fango e sporcizia presenti in liquidi torbidi; 100 grammi di macinato di seme è capace di purificare un litro di liquido con particelle solide in sospensione.

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Per queste innumerevoli ed incredibili proprietà ed essendo specie che ben si adatta alla coltivazione in ambiente caldo asciutto e su terreni sabbiosi la moringa è entrata a fare parte di progetti mirati di espansione della sua coltivazione in Centro Africa ad opera della FAO e di altre organizzazioni umanitarie. Anche a Cuba la coltivazione della Moringa oleifera ha avuto negli ultimi anni grande impulso grazie al diretto interessamento di Fidel Castro che conquistato dalle proprietà alimentari e terapeutiche di questa pianta tuttofare ne autorizzò a partire dal 2012 un programma intensivo di coltivazione.
Se lo ha fatto il Leader Maximo a Cuba ed in Sicilia la moringa vien bene che aspettiamo a buttarci pure noi nella coltivazione di questo albero che tutti dicono essere così miracoloso?
 
 
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