sabato 18 marzo 2017

Violacciocca, il fiore di San Giuseppe

La violacciocca, insieme a primule e pansé,  è tra le annuali da fiore che per prime fanno la loro comparsa sui bancali di vivai e fioristi in questi giorni di marzo quando la primavera, secondo calendario, non è ancora arrivata, ma le giornate cominciano a farsi tiepide, il sole scalda e i ragazzi mi arrivano a scuola già in maniche corte incuranti dell’artrosi che avranno da grandi.
Tra i tanti fiori che a man bassa comincio a comprare per rimpiazzare i molti vasi di piante che l’umidità invernale mi ha fatto morire, la violacciocca non deve mai mancare perché ne adoro il profumo che sul far della sera riempie il balcone di promesse di una incipiente primavera. Non sono di certo particolarmente originale ad affermare di apprezzare il profumo della violacciocca, perché la specie, di origine mediterranea, era già conosciuta al tempo di Plinio che ne sottolineava la piacevolezza del profumo che attira le api, spingendosi lontano, in un miscuglio di sentori che, come ho letto da qualche parte unisce “.. il giglio al miele”. 
Proprio per la precocità della fioritura la violacciocca è considerata in molti paesi siciliani il fiore di San Giuseppe ed è per questo chiamata “balicu” , con termine derivato dal latino “balicum” che vuol dire bastone a ricordare il bastone fiorito del Santo.
Tra le feste più suggestive a lui dedicate c’è a Scicli la “Cavalcata di San Giuseppe “ dove cavalli e violacciocca si dividono gli onori della festa. Alla vigilia, infatti, gruppi di cavalieri vestiti con eleganti costumi contadini (pantaloni e gilet di velluto nero, camicia bianca ricamata, fascia multicolore intessuta ai fianchi, fazzoletto rosso al collo) sfilano in corteo a cavallo sino alla chiesa di San Giuseppe.
I cavalli che sfilano hanno gualdrappe elegantemente decorate ma alcuni di essi scompaiono sotto vistose bardature interamente realizzate utilizzando milioni di corolle di violacciocca disposte a formare scene della Sacra famiglia e di altri simboli sacri. 


Un’incredibile perizia artistica ed artigianale che è una festa per gli occhi e per il naso.


Note colturali
Da un punto di vista sistematico con il termine violacciocca vengono indicati diversi generi botanici come Matthiola, Hesperis ed Erysimum appartenenti alla famiglia delle Brassicaceae; le violacciocche più comunemente utilizzate come piante da fiore in vaso o come fiore reciso appartengono al genere Matthiola, che comprende una cinquantina di specie erbacee annuali e perenni alcune delle quali originarie dell’ambiente mediterraneo.

Sito immagine
La violacciocca rossa detta anche violacciocca quarantina, è la specie Matthiola incana (sin.Cheiranthus incanus) che vegeta allo stato spontaneo su rupi inaccessibili ed anfratti. 
Si presenta come pianta eretta, biennale o perenne, con foglie intere, lanceolate, spesso formanti una rosetta alla base dello stelo principale con foglie disposte a spirale. Lo stelo e le foglie sono di colore grigiastro per la presenza di una densa peluria.
Al genere Erysimum invece appartiene la violacciocca gialla, ( Erysimum cheiri) che è frequente nei giardini come specie da roccaglia, con fiori il cui colore varia dal giallo chiaro al giallo-bronzo giungendo fino al bruno; la sostanza colorante estratta dai suoi fiori gialli è utilizzata per fare delle tinture. 
 
Negli ultimi secoli la coltivazione della violacciocca si è estesa dal Mediterraneo in gran parte d’Europa e da essa sono state ottenute, con un intenso lavoro di miglioramento genetico, varietà a fiori doppi che sono in genere privi di pistillo e spesso presentano stami sterili.
Le moderne selezioni di violacciocche, largamente derivate da Matthiola incana e anche dalla specie Matthiola sinuata, sono oggi disponibili in un enorme varietà di forme, da quelle nane, di circa 20 cm, ai tipi Column che raggiungono un metro di altezza. I colori dei fiori variano dal rosa pastello chiaro, al blu scuro e carminio,  con sfumature di giallo, rame e oro. 
Il singolo fiore della spiga presenta 4 sepali, 4 petali, 6 stami e un ovario supero bilobato che in seguito forma un baccello compresso o siliqua; i fiori doppi, invece, non formano né stami né ovario e presentano l’asse del fiore che tende ad essere più allungato.
Silique di violacciocca a fiore semplice
Per la semina si utilizzano delle seminiere e si cerca di coprire solo leggermente i semi; la germinazione richiede da 7 a 14 giorni. In seguito si effettua il trapianto in contenitori alveolati da 6-7 cm; è anche possibile passare direttamente dalla seminiera alla piena terra.
Questa fase colturale assume inoltre una notevole importanza per la selezione dei tipi a fiori doppi che molte cultivar producono in una percentuale variabile tra il 50 ed il 60%; tale carattere è geneticamente connesso con la produzione, a basse temperature (10°C), di foglie di colore verde chiaro, cioè le giovani piante che porteranno il fiore doppio hanno un colore marcatamente più chiaro rispetto a quelle a fiore semplice.
Con questi tipi chiamati “Hansen”, dal nome del vivaio danese che per primo li ha introdotti, è possibile selezionare il 100% di piante con fiore doppio.
Io, al momento in balcone, ho piante di violacciocca a fiore semplice, ottenute da seme prodotto l'anno scorso; piante a fiore semplici e doppio da poco acquistate in vivaio  e ancora ne comprerò perché, a dirla tutta,  del profumo di violacciocca non mi stanco mai.
 
Bibliografia: M. Paternò, La coltivazione della violacciocca in serra fredda in ambiente mediterraneo, Università degli Studi di Catania, Facoltà di Agraria, 2006/2007
 

2 commenti:

  1. Τι θαυμάσια γιορτή! Τι υπέροχες ανθισμένες συνθέσεις!
    Πολλά φιλιά!

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    1. Una festa molto "profumata"; ciao Magda

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