sabato 25 febbraio 2012

Cruciverba botanico febbraio 012


Orizzontale 1: specie del genere Cerastium sinonimo di Cerastium glomeratum; 7: genere di alberi ed arbusti provenienti dall’Asia appartenente alla stessa famiglia della Camelia, descritto per la prima volta da Thunberg nel 1783; 8: specie del genere Stellaria detta "Centocchio dei rivi"; 9: bevanda etiope leggermente alcolica ottenuta con miele messo a fermentare con foglie e corteccia di arbusti della famiglia delle Ramnaceae; 11: specie del genere Carduus nota come musk thistle, chardon penché, cardo rosso; 15: Genere di piante tropicali il cui nome sin dal 1678 fu attribuito per la somiglianza del fiore con l’organo sessuale femminile; 17: Western bluegrass, sinonimo di Poa secunda; 18: prima parte del nome di cultivar di Camellia reticulata … zhu cha; Verticali 1: Victoria amazonica; 2: genere della famiglia delle Brassicaceae a cui appartengono due sole specie erbacee (aura e grandis) presenti in un’areale circoscritto del sud dell’America; 3: genere di piante parassite diffuse in tutte le regioni tropicali e temperate, dannose per patata, leguminose, labiate, che emettono austori filiformi che si introducono nei tessuti dell’ospite traendone alimento; 4: prima parte del nome composto di varietà (… Zuru) di Rhodohypoxis ; 5: specie di alga d’acqua dolce presente esclusivamente in Europa appartenente al genere Nitella; 6: al centro …. del genere Suaeda; 8: Iniziali di insigne botanico palermitano amico di Vincenzo Tineo e Filippo Parlatore che fu direttore dell’Orto Botanico di Palermo dal 1856 alla sua morte (1892); 10: Abbreviazione standard del genere di orchidee epifite Acampe; 12: Hemerocallis “Etruscan …” (RHS); 13: Varietà di Cucumis melo dedicata al più lungo fiume della terra; 14: Salix acuminata auctorum; 16: varietà di Hemerocallis ( … Mauna) dedicata al vulcano attivo più grande del mondo.

Soluzione

Precedenti puntate
Dicembre 011; Achania; Abutua; Abronia; Abroma; Tricolore; Aberia; Abevillea; Abatia; Cruciverba di Pasqua;

mercoledì 22 febbraio 2012

Fiori di mandorlo, presagio di primavera

Quando in febbraio il freddo e il cattivo tempo fanno sembrare così lontano l'arrivo della primavera, nelle campagne in riposo delle regioni del sud fiorisce il mandorlo. La fioritura, intensa e breve, precede la comparsa delle foglie ed i fiori delicati sono in grado di resistere anche a temperature di pochi gradi al di sotto dello zero.
Per questa capacità di fiorire con grande anticipo, le antiche popolazioni ebraiche della Siria e della Mesopotamia chiamavano il mandorlo saked, vigilante, attento percettore dei primi segnali di primavera. Il mandorlo (Amygdalus communis) è una drupacea appartenente alla famiglia delle Rosaceae e da tempi antichissimi costituisce una delle più tipiche specie arboree da frutto coltivate nel bacino del Mediterraneo. E' un bell'albero di medio sviluppo che può raggiungere i cento anni d'età.

Le foglie sono caduche, di forma lanceolata e presentano il margine finemente seghettato. I fiori sono delicati e di breve durata e, in base alla varietà, possono essere di colore bianco, rosato o rosa.  La specie è coltivata per i semi che sono portati dalla pianta all'interno di un frutto, detto botanicamente drupa, caratterizzato da un epicarpo, il cosiddetto mallo, di consistenza carnosa e di colore verde.
Il guscio può avere diversa consistenza ed in base a questo carattere è possibile distinguere varietà a guscio tenero o premice, a guscio semi duro e a guscio duro. Dentro il guscio i semi, singoli o talvolta gemellati, sono ricoperti da una membrana che a maturità è di colore marrone.  
dolci di frutta "Martorana" (Sito di reperimento)
L'utilizzazione principale delle mandorle è in pasticceria per preparare torroni, panforti, confetti e tante altre specialità dolci come il marzapane ed in Sicilia la “frutta Martorana” nonché bibite dissetanti a base di sciroppo o latte di mandorla. La specie è inoltre apprezzata sin dall’antichità per le notevoli qualità curative attribuite alle mandorle. Il seme è infatti ricco di sostanze oleaginose che estratte mediante spremitura vengono utilizzate in farmacologia e per la preparazione di profumi, oli idratanti, creme ammorbidenti. In passato erano soprattutto apprezzate le qualità terapeutiche delle varietà di mandorlo amaro, oggi utilizzate prevalentemente come portainnesto (Amygdalus communis sottospecie amara). Il gusto amaro dei frutti di queste mandorle o ermelline è dovuto alla presenza di amigdalina, un glucoside facilmente trasformabile in acido cianidrico che, estratto con la spremitura, conferisce all'olio un effetto tonico ed anestetico ma che, in elevate quantità (il corrispondente di 70 mandorle amare), ha un effetto letale per l’uomo. Si riteneva, inoltre, che le mandorle avessero proprietà emollienti, diuretiche e purgative e che bastasse mangiare sette mandorle amare prima di bere per evitare l'ubriacatura.
Mandorlo selvatico
Note colturali
Nei terreni aridi e poco fertili è preferibile la semina a dimora per evitare eccessivi traumi di attecchimento. Oltre che sul mandorlo amaro, che conferisce alla pianta notevoli doti di rusticità, l'innesto può essere realizzato anche su albicocco e pesco che inducono una fruttificazione abbondante e precoce ma di breve durata e su susino, in terreni umidi ed argillosi. E' certamente più facile acquistare piante già innestate  scegliendo tra le varietà da frutto tradizionali come  le siciliane "Pizzuta d'Avola" a guscio duro e "Fascianeddu" a guscio semi duro, o le ottime varietà pugliesi come "Tuono" e "Genco" entrambe di elevata produttività e scarsa tendenza a produrre semi doppi o, ancora, le varietà più moderne come "Ferragnes" di origine francese caratterizzata da fioritura tardiva, "Jordanolo" e "Supernova". Se non siamo interessati ai frutti ma desideriamo avere una fioritura di grande spettacolo possiamo scegliere alcune varietà del cosiddetto mandorlo da fiore, una specie denominata Prunus glandulosa nella varietà Alboplena   che si presenta come un piccolo alberello a fiori doppi bianco candido. Comunque sia, se vogliamo essere tra i primi a sapere che la primavera è alle porte mettiamo in giardino un mandorlo e  aspettiamo fiduciosi l'arrivo dell' atteso presagio.
Pubblicazione di  grande interesse su coltura e cultura, folclore e storia, tradizioni ed usi del mandorlo

sabato 18 febbraio 2012

Quiz botanico febbraio 012

Cinque indizi per una specie

1
Il mio nome vuol dire spinoso, ma, con le cactacaee non siamo parenti

2
Fu Callimaco, per primo, ad accorgersi della mia eleganza
3
Se di letteratura italiana sei un intenditore cercami  tra le Myriciae di Giovanni Pascoli;   incomincio con questi versi:
"Fiore di carta rigido, dentato
i petali di fini aghi, che snello
sorgi dal cespo….
4
I miei frutti in estate crepitano, lanciando i semi per ogni dove
5
In Canada nella regione dell’Ontario, in prossimità del Cedar Lake, una piccola isola ed un lago si chiamano come me.


Soluzione

martedì 14 febbraio 2012

Una passeggiata tra gli orti di Adrano

Racconto per immagini

Sull’Etna è caduta molta neve ed oggi è una giornata fredda..


.. "Professoressa, andiamo a vedere la mia campagna? Mio padre ha l’ orto giù al fiume Simeto, proprio vicino alle arcate dell’acquedotto Biscari."..


Questa parte del territorio di Adrano che digrada dolcemente verso il fiume è paesaggisticamente molto gradevole ed Antonio ci tiene a farci vedere la sua proprietà; non resta che andare.

L'antico acquedotto che costeggia l’orto di Antonio è stato edificato dal nobile catanese Ignazio Paternò Castello, principe di Biscari, tra il 1765 ed il 1777 per portare acqua, da una sorgente presente in territorio di Adrano, a certi possedimenti che il Principe aveva al di la del fiume, attraverso un ponte. Vi si coltivava il riso ed era necessario trasportare una grande quantità d’acqua.
Ancora oggi l'antico acquedotto trasporta acqua per irrigare gli orti di Adrano
Il posto è di grande suggestione..
..e non riesco a concentrarmi sui discorsi tecnici del padre di Antonio che ci mostra gli effetti disastrosi arrecati sugli ortaggi da una recente grandinata
Tra le pietre di un rudere di casa troviamo i primi asparagi selvatici 

.. ed un mandorlo è già quasi sfiorito.

Sento nell'aria che presto sarà primavera


sabato 11 febbraio 2012

Chasmanthe floribunda: un gladiolo africano

Quando, ritornando in macchina da scuola, mi immetto sulla circonvallazione di città, mentalmente mi preparo alla battaglia. Ho un bel dirmi: Marcella, stai calma, non rispondere alle provocazioni, vai per la tua strada, ricordati che tieni famiglia, che sei una persona mite e che in fondo, che ti importa dei comportamenti incivili degli altri utenti della strada? Che ti costa: transeat, non ti curar di loro ma guarda e passa, vai oltre.
Ogni buon proposito si va a fare benedire quando arrivo alla prima rotatoria che dovrebbe regolare e frenare il grande afflusso di macchine in ingresso in città. I catanesi sono nuovi alle rotatorie, le hanno realizzate da poco per sostituire gli snervanti semafori che facevano della “Circonvallazione” un martirio. Ma essendo novellini le rotatorie non le sanno usare. La norma vorrebbe che chi si immette, dopo avere dato la precedenza a chi è già in rotatoria, cominci pure lui a ruotare sino al raggiungimento della sua direzione di uscita, ma non è così; il catanese dentro la rotatoria rettifica, accorcia, strataglia facendo diventare quadro ciò che quadro non è; li vedi arrivare sparati, provenire dalla tua sinistra decisi a tagliarti la strada pretendendo di passarti davanti seguendo percorsi di linee secanti. E’ necessario fare a sportellate per passare, vigendo la legge della giungla. A dispetto dei buoni propositi, forte della mia macchina vecchiotta e furgonata, affronto la strada con piglio deciso. Supero all’arma bianca la prima rotonda e con il nervosismo alle stelle penso che di rotonde ne ho altre tre da superare prima di poter baciare il suolo, arrivata a casa. Ho bisogno di rilassarmi, di allontanare pensieri di guerra e comincio a ripetere un nome che in questi giorni ho in testa: Chasmante floribunda; a voce alta, con lentezza, comincio a scandire il suono delle diverse sillabe: cas man-te pausa, respiro, flooo-ri-buuun-daa; lentamente recito il mantra rilassante che sorprendentemente ha un effetto benefico; prego, signora che fumi, telefoni e senza mani vuoi superarmi a destra, passa pure; caaas-maaan-te, pausa, respiro, flooo-ri-buuun-daa; accomodati giovinastro in moto che fai zig, zag tra le macchine, senza casco; e passa pure tu, vegliardo prepotente che alla tua età come ti fanno ancora circolare proprio non si sa; caaas-maaan-te, pausa, respiro, respiro, flooo-ri-buuun-daaa e anche per oggi, incolume, sono arrivata a casa.

Chasmanthe floribunda


Il nome di questa bulbosa sud africana mi è rimasto in testa perché ne è cominciata la fioritura; l’ho vista in fiore, in questi giorni freddi di febbraio, nei miei punti strategici di osservazione che sono per lo più giardini incolti, angoli di strada, vecchie recinzioni arrugginite. E’ una specie, infatti, che ama la libertà fuggendo alle cure ed attenzione dei giardini che hanno un padrone per vivere allo stato selvatico come nel ricordo ancestrale della sua terra d’origine: l’Africa.


Gladiolo selvatico o giglio cobra viene chiamata la specie per le bellissime infiorescenze di fiori tubulari di colore rosso arancione portate “a bandiera” su steli giganti molto simili al gladiolo, con lunghe foglie disposte a ventaglio, che possono raggiungere e, talvolta, superare il metro e mezzo d’altezza. La specie, partendo da radici tuberose, forma grandi cespi di colore verde chiaro che non amano essere spostati.


Con l’arrivo dell’estate le foglie seccano e la pianta sparisce dalla circolazione per riprendere l’attività vegetativa alle prime piogge d’autunno. Quando l’ho conosciuta si chiamava Tritonia crocata ma il revisionismo botanico imperante l’ha ribattezzata Chasmanthe floribunda della famiglia delle Iridaceae.
Io nel cambio ci ho guadagnato; vuoi mettere il suono apotropaico di ca-sma-nte pausa, respiro, flooo-ri-buuun-daa con Tri-to-nia pausa cro-ca-ta; quest’ultimo non ha per niente un suono scaccia guai.

Se vuoi approfondire: Crocosmia and Chasmanthe

mercoledì 8 febbraio 2012

Aloe arborescens: in inverno un giardino rosso shocking


In queste giornate di freddo polare rimango interdetta ad ascoltare le notizie di disagi stradali, partite sospese, treni bloccati e morti assiderati provenienti da un mondo ghiacciato che appare lontano a chi, come me, in una fresca mattina di sole siciliano, si appresta a fotografare una delle più decorative specie da fiore dell’inverno mediterraneo.
Aloe arborescens è un rustica specie succulenta a portamento arbustivo, dalle caratteristiche foglie carnose disposte a rosetta, capace di rendere speciali angoli rocciosi di giardini di strada, spazi residuali di autostazioni di periferia o giardini minimali di anonime aree condominiali con un’abbondante, esotica, esuberante fioritura invernale di fiori tubulosi rosso arancio, riuniti in grandi, ramificate, infiorescenze a racemo. L’effetto scioccante di questa fioritura non sta tanto nel rosso esotico dei fiori ma nella temerarietà di questa specie africana che si intesta a fiorire nel cuore dell’inverno mentre tutto attorno imperversa il mal tempo.

Inquadramento botanico
Il genere Aloe appartiene alla famiglia delle Aloaceae (in passato si parlava di Liliaceae) comprendente quasi trecento specie provenienti dalle regioni asciutte dell’ Africa ma ormai diffuse in tutte le regioni a clima sub tropicale; le diverse specie sono caratterizzate dal possedere grosse foglie succulente spesso spinescenti , disposte a rosetta, dal centro delle quali parte uno scapo fiorale che porta una densa infiorescenza a racemo di fiori arancio, gialli o crema, molto nettariferi e impollinati, ai tropici, dagli uccelli. La forma vegetativa può essere molto varia perché le diverse specie si ibridano facilmente, possiamo perciò ritrovare sia piccole specie da vaso o da roccaglia che arbusti di grande sviluppo che, ancora, specie a portamento arboreo. 


Aloe capitata

Aloe bainesii
Nelle aloe le foglie carnose crescono dal centro della rosetta verso l’esterno e rompendosi presentano una polpa molle e gelatinosa da cui fuoriesce un succo di sapore amaro; etimologicamente, infatti, la parola Aloe deriva dal greco als-alos che vuol dire “sale” in quanto il succo amaro ricorda il sapore dell’acqua di mare. La maggior parte delle specie trovano impiego in giardino come piante ornamentali adatte a valorizzare suoli di limitata fertilità e scarsa disponibilità idrica, ma l’uso per cui le aloe sono note sin dall’antichità è principalmente cosmetico e medicinale; il succo estratto dalle foglie contiene, infatti, una sostanza chiamata “aloina” nota per le sue proprietà balsamiche, cicatrizzanti ed antibatteriche. Gli egizi, ad esempio utilizzavano l’aloe nel processo di imbalsamazione e greci e romani la usavano per curare sia le ferite gravi che i semplici eczemi della pelle. La linfa mucillaginosa delle foglie di aloe appena spezzate, infatti, se applicata su ustioni ha notevoli proprietà lenitive e cicatrizzanti. La polpa o il succo, se ingeriti, presentano, invece, proprietà lassative e curative delle malattie del fegato.

La specie

Aloe arborescens chiamata dagli inglesi “Candelabra aloe”, è una specie molto ramificata formando grandi macchie a cespuglio. Le foglie, carnose, disposte a rosetta all’apice dei rami hanno la parte apicale che porta dentature sporgenti. I fiori tubulari di colore rosso sono disposti in vistosi racemi che possono spuntare multipli da ogni rosetta. Molte fonti sostengono che, da un punto di vista medico, le proprietà curative del succo di Aloe arborescens non sono inferiori a quelle più rinomate dell’Aloe vera.
Considerando la notevole adattabilità della specie alle caratteristiche del terreno possiamo coltivare Aloe arborescens sia in vaso che in giardino ma, sia chiaro, va bene che fiorisce d'inverno ma dove imperversa la  neve, proprio no.

lunedì 6 febbraio 2012

In verità, anche in Sicilia nevica!



Voglio essere sincera. Anche in Sicilia nevica! Basta fare un'ora di strada e da Catania ti ritrovi sull'Etna, in questi giorni, come tutta Italia, fortemente innevata; e tra le dune del deserto vulcanico si fa sci nordico nel cuore del Mediterraneo.
Etna: Intraleo-Monte Palestra
 
Pino laricio "vista mare"

E se l'Etna viene a noia, si può sempre andare a sciare sui Nebrodi

domenica 5 febbraio 2012

Ma che ci posso fare se qui non nevica!

Sotto titolo
 Fioriture invernali


Mi sento esclusa, reietta, emarginata; sono fuori dal tunnel della festa nazionale della “grande neve” a cui partecipa il mio paese. Scuole chiuse in ogni dove, gente che scia al Colosseo, laguna  di Venezia ghiacciata, blog di giardinaggio che rimandano, dai rispettivi giardini, immagini da “grande nord”. Ma che ci posso fare se qui da noi non nevica! In Sicilia, a Catania, tutta al più, piove! Guardo i giardini o le strade d’intorno e sprazzi di luce vegetale mi ricordano che vivo al sud dove i mandorli selvatici già punteggiano di fiori le campagne ancora un poco torpide, insieme al giallo di Acacia dealbata.

Acacia delbata
Euphorbia dendroides, in grandi cuscini, è già in frenetica attività riproduttiva sfruttando il periodo più fresco dell’anno prima di cominciare il lungo letargo estivo; nei prati acetosella e calendula fanno la festa di api, bombi e moscerini ed, in città, se angoli di strada sono ancora illuminati dal giallo elettrico di Senecio angulatus, già Pyrostegia venusta dilaga ricoprendo d’ arancio muretti e recinzioni.
Euphorbia dendroides

Pyrostegia venusta


Calendula ed acetosella

 Nei giardini rocciosi è in fiore Aloe arborea a cui fa da contrappunto il rosso lacca di Euphorbia miliiViburnum tinus e Aeonium arboreum completano il quadro degli arbusti già fioriti. Tra le bulbose, Chasmanthe floribunda è già ai nastri di partenza e Buddleja madagascariensis fiorisce a profusione.

Aloe arborescens

Euphorbia milii

Chasmanthe floribunda
Aeonium arboreum

 
Alla prossima “festa nazionale della neve” o mi fate partecipare o festeggiate senza farmelo sapere!
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