domenica 29 luglio 2012

Cruciverba botanico luglio 012


Orizzontale: 1: Genere di piante erbacee da fiore oggi denominato Clarkia; 6: Cultivar di Rhododendron che ha nome “….Cavadini”; 7: "albero della cera" del nord America, noto come Bayberry; 9: in botanica, endocarpo legnoso o osseo dei frutti, in particolare delle drupe; 12: denominazione inglese della specie arborea Markhamia lutea originaria dell’Africa ed appartenente alla famiglia delle Bignoniaceae; 13: Iniziali di farmacista e botanico francese (1794-1873); emigrato in America aprì nel 1825 una farmacia a Philadelphia e negli anni riuscì a mettere insieme un erbario costituito da oltre diecimila specie; 14: Baccaurea angulata; 15: dicesi di organi inseriti sul fusto; 18: succo condensato ottenuto incidendo capsule immature di Papaver somniferum; 19: Olivicoltori Toscani; 20: Abbreviazione standard dell’autore di “Iconographie descriptive des cactées (1841-1847); 21: abbreviazione del nome del genere Cattleia (RHS); Verticale: 1:acquavite aromatizzata con bacche di Juniperus; 2: genere di piante appartenente alla famiglia delle Boraginaceae utilizzate spesso nei giardini rocciosi a cui appartiene la specie definita “Viperina elvetica” ; 3: caduco; 4: nell’orto, efficace metodo di lotta contro lumache e limacce; 5: abbreviazione genere Orchid , Amesilabium = (Amesiella x Platanthera); 8: Genere di alberi le cui noci, che contengono alte quantità di caffeina, sono utilizzate dagli aborigeni dell’Africa occidentale come masticatorio; 10: genere di alberi della famiglia delle Sapotaceae i cui frutti contengono oli e grassi vegetali dai quali si ottiene il “burro di Fulwa”; 11: Olinia aequipetala; 13: di parassita che vive sulla superficie esterna del corpo dell’ospite come afidi e coccidi; 14:termine presente in parole scientifiche composte che deriva dal greco e che significa “che vive” “essere vivente”, “vita”; 16: Labichea punctata lanceolata; 17: nome bengalese di Azadirachta indica, albero sempreverde dai cui semi e frutti si ricava un pregiato olio rosso;


Cruciverba in PDF


Soluzione

mercoledì 25 luglio 2012

Malvaviscus il parente introverso dell'Hibiscus

Se dovessi rispondere alla domanda: quale è il fiore che più di ogni altro esprime, nei giardini mediterranei che si affacciano sul mare, l’esuberanza tropicale dell’estate, non avrei nessuna esitazione a rispondere: l’ibisco. Hibiscus rosa sinesis è infatti l’arbusto i cui grandi fiori sono l’emblema della sensualità, della disinibizione, della sfrontatezza botanica; ingredienti tipici di un’estate vissuta alla grande. 
Hibiscus rosa sinensis Lady Cilento *
Da quando Hibiscus rosa sinensis è stato introdotto in Europa, nel 1732, dalle Indie occidentali sono stati ottenuti un numero elevatissimo di ibridi i cui colori variano dal rosso, colore originario della specie, al bianco, al giallo, all'arancio, al violetto e all'indaco con molte sfumature intermedie e combinazioni cromatiche.
Hibiscus rosa sinensis Molly Cummings *
Un fiore, dalla grande corolla a cinque petali, che fa del colore il suo punto di forza in quanto privo di profumo; d’altra parte, in natura, sono i colibrì, piccoli uccelli tropicali ad essere incaricati dell’impollinazione e pertanto il richiamo, più che olfattivo deve essere gioco forza quello di un cromatismo sbandierato. Grandi fiori effimeri che durano un solo giorno sostituiti a cascata da altri fiori che si aprono in successione. E’ dell’ ibisco il fiore che le ragazze di Tahiti, secondo tradizione, portano tra i capelli, rispettivamente sopra l'orecchio destro per indicare disponibilità agli incontri o a sinistra per evidenziare un impegno già preso.
Wikipedia

Danzatrici di Tamurè
Non mi spiego come un simile archetipo di spavalda bellezza vegetale possa essere parente stretto del Malvaviscus, il più timido degli arbusti tropicali a fioritura estiva. Malvaviscus arboreus è, infatti, anch’esso un arbusto sempreverde appartenente alla famiglia delle Malvaceae e pur provenendo dai paesi del Sud e centro America si è bene ambientato nei giardini posti lungo le coste mediterranee. Il nome botanico è una contrazione tra i nomi dei generi Malva ed Hibiscus ed in effetti si tratta di un arbusto che ha  alcuni caratteri botanici della malva ed è molto simile all’ibisco dal quale ha preso sia le foglie alterne di forma allungata e margine dentato che i fiori di colore rosso scarlatto molto simili a quelli della varietà rossa dell’ibisco.
Da cosa arguisco, allora, il carattere riservato del tipo botanico? Facile, dal fatto che i grandi fiori a cinque petali del malvavisco non ne vogliono sapere di aprirsi; rimangono chiusi con i petali avvolti, stretti attorno all’asse staminale come la tela ripiegata di un ombrello da viaggio. Solo gli stami, di colore rosso lacca, saldati tra loro, fuoriescono dalla corolla avvoltolata; per il resto: “chiuso, closed, zu, fermé” come sui finestrini dei treni della mia infanzia. Negli umani non volersi mettere in mostra è sintomo di riservatezza, timidezza, insicurezza nei propri mezzi, così immagino che sia anche per il Malvaviscus, il parente introverso dell’ibisco. Ma le qualità botaniche ci sono e tutte di pregio in giardino; i fiori, ad esempio, durano più giorni e l’arbusto ne produce in grande quantità e per un periodo assai lungo. Ne ho fotografati esemplari in fiore anche nei mesi invernali, in piante poste in posizione riparata. La specie è rustica ed ha uno sviluppo molto rapido anche in pieno sole come un bell’esemplare fiorito da un mese nel giardinetto sabbioso del lido.
Ora che arrivano i giorni più caldi dell’anno il giardiniere rumeno lo pota lasciando qualche rametto in fioritura; con le cime semi legnose produce talee che radicano con una certa facilità. Nei paesi d’origine il malvavisco viene spesso utilizzato per realizzare siepi o gruppi decorativi e la stessa cosa potrebbe farsi da noi.
Se poi mi chiederete quale delle due specie preferisco, vi dirò che adoro i  tipi di "carattere  riservato".

* Le foto degli ibischi contrassegnate da * sono di Giuseppe Patanè

Dove trovare gli ibischi: Sun Island nursery
Dove trovare il malvaviscus : Noaro vivaio
ed ancora:vivaio Tropicamente

sabato 21 luglio 2012

Quiz botanico luglio 012

Cinque indizi per una specie
Genere
Specie
1

Sono “colei che dilania”, un mostro marino che ha dodici piedi tutti anteriori, sei lunghissimi colli con altrettante teste e nelle bocche un triplice giro di denti!

2

 
Archimede mi teneva appesa sull’architrave della porta per tenere lontani i guai

 3

Ho viaggiato dall’Africa per mare su una nave chiamata Perù

4
Mi chiamo Guglielmo ma tutti mi conoscono come Willwoosh

 5

Sono un francobollo italiano della "serie turismo" emesso il 30 marzo del 1979 del valore di 220 lire



martedì 17 luglio 2012

Nerium oleander: nato libero

Nel panorama vegetale degli arbusti da fiore adatti all’ambiente mediterraneo l’oleandro ha sempre avuto il ruolo di pianta tutto fare, adattabile ad ogni situazione difficile, marginale, residuale tanto da non prevedere per essa nessuna cura colturale. E’ l’arbusto simbolo del verde pubblico di quei comuni con un bilancio all’osso; lo si incontra nelle aiuole spartitraffico, nel verde usa e getta dei grill autostradali; nei parcheggi aeroportuali o lungo i vialetti tristi delle aree cimiteriali.

La totale assenza di manutenzione (nel capitolato dei lavori pubblici per l’oleandro non si sprecano voci di spesa che contemplino irrigazioni, concimazioni, trattamenti antiparassitari) ha, tuttavia, un’eccezione nel taglio a raso, regolarmente praticato dagli addetti alle strade, alla fine dell’inverno, su vigorosi cespugli multicolori ridotti a dei miseri monconi, perché, troppo cresciuti; fonte di intralcio, di impiccio e di fastidio per l’utente della strada cittadino che non vede al di la dell’incrocio. Nonostante il degrado dell’ambiente che gli sta intorno l’oleandro fiorisce fregandosene del contesto: una profusione di fiori grandi semplici ma anche doppi dal colore coniugato in tutte le sfumature che vanno dal bianco al rosso. Facile da riprodurre: ogni estate quando andiamo al mare dai grandi cespugli in fiore che crescono sulla sabbia a ridosso della cabina, mio padre prende rametti terminali, li mette in acqua in una vecchia bottiglia di plastica tagliata e dopo un mese di ammollo sono già belli e radicati, pronti per essere messi in vaso.
 L’oleandro è, infatti, uno dei pochi arbusti da fiore che si adatta con grande facilità sia alla coltivazione in vaso, su terrazze assolate sferzate dal vento di mare, che alla coltivazione in piena terra dove, secondo l’estro del momento, potrà essere mantenuto a cespuglio (la forma più abituale) o, più elegantemente, potrà essere allevato ad alberello. 

Un arbusto "come tu mi vuoi".

Ma ci sono posti, in Sicilia e nel Mediterraneo dove l’oleandro vive e cresce come più gli piace, nato libero sulle sabbie o tra le rocce dei corsi d’acqua naturali che caratterizzano le cave del siracusano (Cavagrande del Cassibile, Anapo, Pantalica) o le fiumare del messinese o il Simeto; ambienti naturali, oggi preservati, dove l’oleandro vive spontaneo rappresentando l’elemento di maggiore stabilità delle formazioni ripariali su substrati ciottolosi.



Nerium oleander,"Forre laviche del Fiume Simeto"
I fiori, semplici ed esclusivamente di colore rosa, prodotti a piacimento per l’intera estate da arbusti contorti nati tra fessure di roccia, sono l’esempio più evidente di come sia bello nascere e vivere liberi.

sabato 14 luglio 2012

Anagrammi botanici d'estate

Sito immagine

E’ tempo d’estate e oziando sotto l’ombrellone è tradizione fare enigmistica.
 Propongo perciò cinque anagrammi botanici di specie annuali da fiore.
Per anagrammare il nome scientifico delle specie ho utilizzato un simpatico programma free reperito girovagando sul web.


paragrafando citrullo



agavi anziane


allontanaste pace


Cina ci danna

burla sei leoni

Soluzione


mercoledì 11 luglio 2012

Parkinsonia aculeata: un piccolo albero dalla chioma dorata


Molte piante esotiche da fiore non usuali che oggi si ritrovano in parchi e giardini catanesi sono state introdotte, in città, a partire dagli anni settanta, dal Cav. Ettore Paternò del Toscano, gentiluomo di vecchio stampo, profondo conoscitore della flora esotica e tropicale, soprattutto palme, di cui amava circondarsi nell’ immenso parco giardino della sua casa alle pendici dell’Etna. Per supportare la sua grande passione e competenza per le specie esotiche riconvertì a poco a poco gli agrumeti di famiglia in vivai dove, partendo da semi che reperiva in tutto il mondo cominciò a produrre generi di palme allora poco diffusi come Erythea, Cocos, Caryota, Arcantophoenix, Jubaea, Raphys ed altre essenze tropicali come ficus, yucche, dasylirion, dioon , zamia, opuntie, cycas, furcrea. 
In un lontano giorno d’agosto dell’anno 1993, Guglielmo Betto, anche lui profondo conoscitore ed intenditore di palme, che veniva ogni estate con la famiglia in vacanza a Siracusa, dov’era nato, volle conoscerlo. Ricordo una magnifica giornata trascorsa in religioso ascolto a sentirli parlare di un mondo botanico fantastico fatto di colori e profumi tropicali pregustando l'ombra di un enorme Ficus magnolioides che lo stesso Cavaliere aveva messo a dimora in gioventù nella tenuta di San Giorgio, sede del suo vivaio. Molte delle più belle sistemazioni a verde realizzate negli ultimi trent’anni, a Catania, si devono al Cav. Paternò, alla sua visione dei giardini come rappresentazione scenografica della natura, perfetta commistione tra flora locale e piante provenienti da paesi lontani che, in Sicilia, hanno dimostrato di sapersi ambientare come fossero a casa propria. 
Tra le specie da fiore che più amava e che inseriva sempre nei suoi giardini quasi a firma del suo operato vi è un piccolo albero proveniente dall’America tropicale denominato Parkinsonia aculeata.



Così il Cav. descriveva la specie nel libro “Luci ed ombre nei giardini siciliani” scritto a quattro mani con la moglie Maria Antonietta nel 1995.
“” Parkinsponia aculeata è un piccolo albero di forma estremamente aggraziata, dal tronco spinoso, molto ramificato, e dalla chioma morbida e leggera formata da lunghi rachidi che reggono numerosissime foglioline lunghe e sottili di un bel verde tenero. Non supera generalmente i 4/5 metri d’altezza ed ha un’abbondante fioritura che dura da maggio a luglio con fiorellini gialli dal centro rosso. Di crescita decisamente rapida si adatta a tutti i terreni compresi quelli con abbondante calcare e anche a tutti i climi purché la temperatura non scenda al di sotto dello 0°. Merita la massima diffusione perché è preziosa per risaltare piacevolmente con il suo colore chiaro contro piante dal fogliame scuro “”

Parkinsonia aculeata è una pianta che a me piace molto; la chioma leggera, composta da verdi ramoscelli pendenti, ha l’aspetto di un etereo piumaggio che avvolge il tronco breve, soffuso del giallo ed arancio dei fiori, prodotti in estate in quantità e per un lungo periodo e che richiamano a frotte api ed insetti attirati da un lieve profumo di miele.


La specie è, come dice il termine specifico “ aculeata”; da ogni nodo di rametti partono 2 o 4 foglie e sempre una spina solida e robusta che ne giustifica il nome inglese di “spina di Gerusalemme”. Come tutte le Fabaceae la specie produce lunghi baccelli marrone chiaro, appiattiti che restano a lungo appesi alla pianta. E’ un piccolo albero molto resistente alla siccità e alla salinità del terreno e dunque dovrebbe trovare ampia diffusione lungo le strade che costeggiano il mare. Inoltre ha un tronco elastico che si inclina fortemente sotto l’azione del vento ma che, al cessare di questo, riprende la posizione naturale. Il Cavaliere Ettore Paternò è morto pochi anni or sono ma, a testimonianza della sua passione, rimane la sua casa ed il suo parco, inserito a buon diritto tra i Grandi Giardini Italiani, visitabile su prenotazione.
Rimangono soprattutto le sue creazioni, i suoi giardini che io vado periodicamente a rivedere; in questa stagione la Parkinsonia è in fiore ed io ne annuso spesso il profumo: sono convinta che, al Cavaliere, la cosa farebbe molto piacere.


articolo interessante

domenica 8 luglio 2012

Soluzione Cruciverba botanico giugno 012

Orizzontale: 1: organo fiorale con funzione vessillare composto dai petali; 7: Genere botanico di cetriolo e melone; 8:  Vino DOCG prodotto in numerosi comuni della provincia di Verona dai vitigni: Corvina veronese, Corvinone, Rondinella; 9: Iniziali della specie botanica nota ai tedeschi come Chinesischer Salat; 10: foglia tipica della famiglia delle Coniferae; 12: Genere di piante appartenenti alle Asteraceae che comprende erbacee perenni dai vistosi fiori gialli; 14: botanico italiano autore dell’ opera monumentale  FloraNapolitana che nel 1810 fu direttore dell’Orto botanico di Napoli; 15: In botanica infiorescenza ad asse corto che porta i fiori su peduncoli tanto più lunghi quanto più in basso sono inseriti in modo da assumere superficie piana; 17: Abbreviazione standar del genere di orchidee Isadendrum Isaoara ; 18: Genere di erbacee annuali appartenenti alla famiglia delle Gentianaceae diffuso in Nuova Zelanda edAustralia dedicato ad un farmacista, olandese del 1700, socio della Royal  Society, che creò una grande collezionebotanica venduta nel 1716 allo Zar Pietro il Grande. Verticali: 1 Ombrellifera erbacea i cui frutti, sono utilizzati come condimento e  per la preparazione di un’acquavite tedesca; i semi, seccati, aromatizzano il pane;2:nome con cui è conosciuta Oxalis tuberosae la sua radice, un tubero commestibile; 3: fabbricati di campagna; 4: caso in cui il polline dell’androceo può fecondare l’ovario dello stesso fiore (autofertile); 5:  Fibra tessile, nota sin dall’antichità,  ricavata dal libro di pianta erbacea a fiori azzurri; 6: Lactuca sativa Etna; 7: involucro esterno del  fiore costituito dai sepali; 11: Agave titanota; 13: sono così chiamati in alcune piante insettivore gli ascidi aventi  forma  cilindrico-rigonfia; 14:frutto costituito da numerose piccole drupe riunite a formare una drupa composta; 16: Botanical Society of Edinburgh;

mercoledì 4 luglio 2012

Chamaerops humilis, una palma spontanea del Mediterraneo

Tratto da: L' Orto Botanico di Palermo, Dharba Editrice, Palermo


Chamaerops humilis, detta anche “Palma di San Pietro” o “palma nana” è l’unica palma che cresce spontanea lungo le coste della zona centrale ed occidentale del Mediterraneo sia sul versante africano che su quello europeo. Allo stato spontaneo lo sviluppo della specie è sempre in forma di cespuglio, con una crescita molto lenta ed un'altezza dello stipite  che al massimo raggiunge i due metri, negli esemplari più imponenti. Il nome del genere Chamaerops, proprio per questo, in greco vuole dire “ basso cespuglio o ancora palma “gettata per terra”.
Chamaerops humilis alla Riserva dello Zingaro  (Tp)
La specie ha un fusto normalmente eretto talvolta contorto, senza ramificazioni e quando le ramificazioni sono presenti partono sempre dalla base. Le foglie riunite in ciuffo nella parte terminale degli stipiti sono palmate, persistenti e portate da un picciolo lungo circa 70 cm, legnoso ed armato di spine ad uncino sui lati esterni. La lamina (larga fino a 45 cm.) è divisa in segmenti lineari che le conferiscono l’aspetto di un ventaglio. Le foglie sono state utilizzate tradizionalmente dalle popolazioni contadine mediterranee per realizzare semplici manufatti ma particolarmente per produrre il “crine vegetale”, prodotto largamente utilizzato come materiale da imbottitura, il famoso doum delle popolazioni arabe. in Sicilia, sino agli inizi del 1900 la lavorazione delle foglie di palma alimentava una tradizionale economia contadina; con le foglie della palmetta si realizzavano, infatti, borse, funi, cappelli, ventagli, canestri e soprattutto scope: ogni scopa era formata da più fascetti le cui basi formavano la superficie spazzante. La scopa era completa dopo avere subito la cardatura ed il pareggiamento delle foglie. Le scope ancora oggi sono tradizionalmente prodotte in diverse dimensioni ottenendo così scope vere e proprie che utilizzano più di 800 lacinie (strisce), ci sono poi gli scopini formati da un solo fascetto utilizzati in Sicilia da pittori ed imbianchini come pennellesse e quelli di medie dimensioni (scupazzi) utilizzati dai fornai per pulire i forni dalla farina bruciata.
Sito di reperimento
Le fibre delle Chamaerops sono resistenti al fuoco e ciò garantisce in natura il ricaccio, alle base delle palmette, in aree interessate da incendi.
Chamaerops humilis a Vendicari (Sr)
I fiori a pannocchia sono protetti da spate coriacee colore giallo oro, prodotte alla base delle foglie, e possono essere unisessuali o ermafroditi su piante diverse e sulla stessa pianta. Chamaerops humilis è, infatti, una specie che può subire delle metamorfosi sessuali durante la sua vita; accade infatti, che un esemplare nato come dioico cioè con fiori o solo maschili o solo femminili acquisisca nel corso degli anni i fiori dell’altro sesso. Questo fenomeno impressionò moltissimo Goethe che nel corso del suo Viaggio in Italia nel 1786 ebbe modo di vedere all’Orto botanico di Padova un esemplare di Chamaerops humilis piantato nel 1585 e ne rimase tanto impressionato da formulare, al suo ritorno in patria, la sua intuizione evolutiva nel saggio: La metamorfosi delle piante (1790).
I frutti sono drupe globose eduli e di colore giallo rossastro ma non sono l’unica parte edule della palma. Come scriveva anche Cicerone, un tempo in Sicilia, prima dell'introduzione del frumento, i suoi germogli, il cosiddetto cuore, costituito dall’apice vegetativo posto alla sommità della palma da dove poi si diramano le foglie, veniva mangiato cotto o crudo in insalata (questa usanza persiste ancora in Algeria) e le parti sotterranee venivano mangiate come tali o ridotte in farina.

Come raffigurazione pittorica la palma nana si trova rappresentata nei vasi greci, in bassorilievi di epoca romana e in molti quadri di soggetti religiosi; più recentemente lo stemma araldico del comune di Menfi in provincia di Agrigento è raffigurato da un’aquila romana ad ali aperte ripartita in quattro riquadri in uno dei quali campeggia, su sfondo dorato, una pianta di palma nana.
 

Note colturali
Chamaerops humilis, oltre a ritrovarsi in forma spontanea in alcune aree costiere delle regioni più meridionali, è utilizzata sia diffusamente come specie da giardino adatta a nascondere muri, ornare pendii, formare siepi suggestive o anche, sempre più spesso, come pianta sempreverde in vaso, per il mercato del nord Europa. Oltre che per seme la specie si può riprodurre utilizzando i germogli prodotti alla base della pianta con almeno due o tre foglie.  E’ specie che presenta grande variabilità genetica e dunque sono molte le varietà classificate. Da qualche anno in Sicilia è stata selezionata, da un esemplare spontaneo, la varietà Vulcano, di portamento molto compatto, con steli fogliari corti e foglie  più piccole e glauche. La varietà sembra avere maggiore resistenza al freddo e nel complesso ha i requisiti commerciali per essere apprezzata come pianta in vaso negli ambienti climatici non strettamente mediterranei.
Vivai Faro (Ct)

lunedì 2 luglio 2012

Ficus religiosa: un albero che soffre il caldo


Domanda
Nel condominio dove abito, a Catania, c’è molto verde e le singole palazzine sono circondate da alberi ed arbusti fioriti che ne rendono molto gradevole il soggiorno. Vi abito da poco tempo e mi sono particolarmente affezionata ad un grande albero posto in prossimità della mia palazzina sotto il quale parcheggio la macchina, al fresco. Dall’inizio dell’estate, tuttavia, ho dovuto constatare con dispiacere che il grande albero sta perdendo tutte le foglie che diventano gialle e cadono al suolo creando un tappeto dai colori autunnali. E’ una malattia e, se lo è, come si può curare? Allego foto dell’albero prima e dopo la comparsa del sintomo.


Risposta
La specie d’albero che le sta tanto a cuore è un ficus non molto diffuso nei nostri giardini dove è invece frequente incontrare Ficus elastica var. decora, Ficus magnoliodes, Ficus retusa o ancora Ficus benjamina. La specie in oggetto è invece Ficus religiosa, un bell’albero di medio-grande sviluppo originario delle Indie orientali e dell’isola dello Sri Lanka dove è conosciuto come “Albero delle pagode”. E' molto suscettibile al freddo e dunque può essere coltivato solo in aree esenti da gelo e con esposizione soleggiata. Le foglie della specie, molto caratteristiche, hanno la forma a cuore (cordate), nervatura centrale ben evidente ed un apice molto allungato;  i rami eretti, angolosi non portano radici avventizie come altri ficus ma il tronco è spesso ramificato sin dalla base, con una corteccia di colore grigio marrone nei rami giovani, grigiastra nelle grandi branche principali. Si riproduce facilmente per talea.

La specie ha una grande importanza religiosa nei paesi d’origine e viene spesso messa a dimora vicino ai templi buddisti in quanto la tradizione vuole che proprio sotto un Ficus religiosa Buddha ebbe le sue illuminazioni nel 528 a.C.

Per quanto riguarda i sintomi di ingiallimento fogliare non c’è da preoccuparsi; non si tratta infatti di un fenomeno patologico; semplicemente la specie si comporta da spogliante ma anzicchè temere il freddo si fa prendere dal panico da caldo e perde le foglie che diventano gialle e cadono al suolo proprio all’inizio  della stagione  estiva.
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